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giovedì 27 agosto 2015

I PENTITI DEL TATOO

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Le vacanze hanno regalato il tempo per guardarsi e farsi guardare. Basta con quel segno che ricorda un amore finito, basta con quella traccia di colore sbiadita fatta tanto tempo fa, basta con quei profili aggressivi sul bicipite echi di un’adolescenza turbolenta. Un milione e mezzo gli italiani tatuati, tra loro cresce la voglia di cancellare.
Tanto da aver ormai generato due movimenti opposti e paralleli: da una parte, tra i giovanissimi, cresce la moda della pelle disegnata (tra il 2009 e il 2013 un aumento del 442%) dall’altra, sale il numero dei pentiti. Quattro su dieci, tra l’autunno e l’inverno, chiederebbero ai dermatologi di intervenire con il laser o ai tatuatori di modificare il disegno da “dimenticare”. Una sovrapposizione di mode, ricordi e nostalgie. Si chiama “cover up”. Felice compromesso per dimenticare senza cancellare.



"L’ultima tecnica è il Picolaser, chiamato così perché lavora in picosecondi. Parliamo di tempi davvero molto brevi, che in circa 3 sedute elimina il tatuaggio. È un laser molto costoso per ora presente negli Stati Uniti e a Londra. Alla Clinica San Raffaele di Milano impieghiamo il laser Qswitch, che rimuove i tatuaggi ma anche le macchie sulla pelle. Non tutti i laser sono uguali, per questo consiglio quando si sceglie di eliminare il tatuaggio di valutare quale laser verrà usato. Nel nostro caso, essendo un laser di classe 4 non può essere usato da personale paramedico, ma solo dal medico abilitato e questo è garanzia di professionalità."

Per i tempi dipende dalla grandezza, ma non solo: se è fatto in modo amatoriale, un po’ come ai vecchi tempi (c’è chi prova anche con ago e inchiostro), servono circa 4 sedute perché l’inchiostro è meno profondo, quando è fatto da un tatuatore professionista, i colori sono più profondi e necessitano di più tempo.

Il colore è una variabile importante, con quelli blu e neri si ottiene un risultato migliore. Con il pigmento rosso si possono ottenere buoni risultati mentre i più difficili sono giallo e verde. Si consiglio sempre a chi desidera fare un tatuaggio di verificare anche il tipo di pigmento usato. Se ha una componente ferrosa, può avere una controindicazione al momento della rimozione. In questo caso, infatti, il calore del laser invece di eliminarlo, darà l’effetto contrario, rischiando di aumentare il colore.

Si anestetizza la zona con una crema e si procede con la seduta laser. Appena terminata si passa il ghiaccio. Per circa una settimana è possibile avere rossore e gonfiore che però diminuirà nel giro di qualche giorno, e può essere attenuato con l’uso di una crema lenitiva. Si verifica inoltre un effetto chiamato pop corn, ossia la zona risulta più chiara. Una differenza cromatica che va via nelle settimane successive. È solo dopo questo tempo che si fa una seconda seduta. Il processo di rimozione, infatti, può durare diversi mesi.
La zona deve essere riparata per almeno un mese, dopo l’uso del laser. In ogni caso va protetta dai raggi solari, anche dopo come del resto la pelle.
Alcuni laser possono lasciare una cicatrice, il Qswitch non ha effetti di questo tipo perché l’energia dei laser è molto forte e deve essere rilasciata in tempi brevissimi. Il laser emette impulsi inferiori al millesimo di secondo. Prima di rimuovere il tatuaggio, è bene fare una visita specialistica preliminare.



Più del 40% degli italiani che hanno un tatuaggio vorrebbero tornare indietro e non rifarlo più. Aumentano insomma i pentiti del tattoo che si rivolgono ai chirurghi plastici per eliminare il disegno sulla pelle Un´operazione oggi possibile con l´uso dei laser di nuova generazione, ma che comunque "resta complessa", spiega Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all´ospedale San Filippo Neri di Roma, sottolineando che le richieste per eliminare i tattoo cominciano con il primo sole primaverile.

In realtà, le stagioni più adatte per rimuovere un tatuaggio sono l´autunno e l´inverno: "Sia perché i raggi del sole vanno evitati dopo il trattamento, sia perché sono necessarie molte sedute, distanziate di qualche settimana, per ottenere il risultato desiderato", dice l´esperto.

"Negli ultimi anni si registra un evidente aumento di richieste per eliminare i tatuaggi. Perché è cresciuto il numero di persone tatuate (si stima che siano circa 8 milioni gli europei con almeno un disegno sulla pelle), ma anche perché si ritiene che sia un´operazione più facile che in passato".

"Un tempo", spiega Valeriani, "erano necessari trattamenti aggressivi, come dermoabrasione, crioterapia, asportazione chirurgica. Interventi che comportavano cicatrici più o meno visibili, comunque permanenti". Oggi, invece, "ci sono laser molto sofisticati, i cosiddetti Q-Switchet, con la possibilità di dare un impulso di qualche microsecondo: si interviene con un´altissima energia su piccolissime particelle del tatuaggio che vengono vaporizzate. Queste vengono eliminate attraverso la pelle stessa o frammentate in maniera che i macrofagi, le nostre cellule-spazzino incaricate di eliminare i piccoli corpi estranei, riescano a spazzarle via".

"È importante che ci sia un esperto a cancellare il tatuaggio", dice ancora il chirurgo, "perché nell´uso del laser deve essere scelta la giusta lunghezza d´onda per cancellare quel determinato colore. Altrimenti non si ottiene il risultato. Gli strumenti più nuovi hanno lunghezze d´onda in grado di trattare meglio i disegni colorati".

Con il laser, inoltre, si eliminano anche i tatuaggi cosmetici, di contorno labbra e occhi, che non piacciono più o che si vogliono ritoccare in maniera diversa.

L´operazione elimina-tatuaggio, comunque resta complessa e decisamente costosa. "Sono necessarie più sedute", precisa Valeriani, "e ciascuna costa dai 200 ai 300 euro".



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/02/tatuaggi-origini-e-tradizioni.html





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mercoledì 4 marzo 2015

MILANO & CRIMINI : MARCO BARBONE

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Marco Barbone (Milano, 1958) è un ex terrorista italiano, ex-leader dell'organizzazione terroristica di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo, assassino di Walter Tobagi.

Figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice Sansoni, frequenta tra il 1971 e il 1976 il Liceo classico Giovanni Berchet di Milano dove è tra i fondatori del Collettivo Politico Berchet legato all'area dell'Autonomia Operaia. Nel 1974 partecipa ad un lancio di sassi, dalle finestre del liceo, verso la chiesa che si trova di fronte alla scuola, evento per il quale subisce la sua prima denuncia penale.

Nel 1976 si iscrive alla facoltà di Lettere alla Statale di Milano e contemporaneamente inizia alcune saltuarie attività lavorative come fotografo free lance e collaboratore di piccole agenzie pubblicitarie.

Dopo il 1977 Barbone si avvicina ai gruppi eversivi fino alla fondazione della Brigata XXVIII marzo nel quale assume il nome di battaglia di Enrico. Il gruppo era formato da persone provenienti da varie esperienze nella lotta armata, in formazioni come le Brigate Comuniste, le Unità Comuniste Combattenti e le Formazioni Comuniste Combattenti.

Il crimine più grave commesso dal gruppo fu l'uccisione del giornalista Walter Tobagi, assassinato a Milano il 28 maggio 1980 a seguito di un attentato pianificato come esecuzione. Barbone, quando Tobagi si accascia ferito per terra, gli infligge il "colpo di grazia".

Nell'ottobre del 1980 Barbone fu arrestato e la sua collaborazione con le forze dell'ordine portò all'arresto dei membri del gruppo. Il processo ebbe luogo a Milano dal 1º marzo al 28 novembre 1983, per una serie di reati: oltre all'omicidio Tobagi vede il gruppo imputato di partecipazione a corteo non autorizzato, banda armata, esproprio proletario (cioè rapina), apologia di reato. Il procedimento vide una sostanziale chiusura alle richieste di approfondimento delle parti civili, sia sulle precise circostanze degli avvenimenti che sui motivi del pentimento di Barbone.

Grazie all'applicazione della legge sui pentiti, che prevedeva forti sconti di pena per chi collaborasse alle indagini, su richiesta del pm Armando Spataro Barbone fu condannato a 8 anni e 6 mesi, ma contemporaneamente scarcerato, in quanto ammesso al beneficio della libertà condizionata.

Al di là della verità processuale, non fu mai definitivamente chiarito il ruolo avuto nell'omicidio dalla fidanzata di Barbone, Caterina Rosenzweig, ex allieva universitaria di Walter Tobagi e che fu processata ma assolta per insufficienza di prove, a differenza di altri componenti dell'organizzazione che ebbero ruoli marginali ma condanne attorno ai trent'anni di carcere. Ciò generò notevole risentimento nell'area della contestazione, presente al processo, perché fu interpretato come una contropartita eccessiva rispetto ad un pentimento interpretato come "di comodo".

Negli anni successivi Barbone si è convertito al cattolicesimo e ha aderito a Comunione e Liberazione.

Sulla vicenda di Marco Barbone si è soffermato il libro di Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore. La figlia del giornalista assassinato conclude ricordando che Barbone, dopo una modesta carcerazione, si è convertito al cattolicesimo ed è entrato in Comunione e Liberazione, è responsabile comunicazione della Compagnia delle Opere.

Attualmente collabora con il settimanale Tempi del quotidiano Il Giornale.


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