Visualizzazione post con etichetta esterno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esterno. Mostra tutti i post

domenica 7 giugno 2015

LA CHIESA DI SAN PIETRO A ABBIATEGRASSO

.


La chiesa di San Pietro con annessa cappella della Madonna, battistero e locali deposito, e a destra dell'abside, dall'alto campanile barocco. I muri perimetrali sono in laterizio a mattoni pieni a vista nella chiesa e intonacati esternamente nel campanile. Le strutture orizzontali nella chiesa sono costituite da volte e cupole in muratura e da solai in laterocemento, mentre nel campanile vi sono alcuni solai in legno e altri in laterocemento. La copertura della chiesa è mista a falde e a padiglione con colmi differenziati e manto in coppi di laterizio; il cupolone è coperto da tetto a pianta circolare con forma a cono in lastre di rame. Elemento caratteristico del campanile è la copertura a bulbo in rame.

Costruita negli anni 1753/1763 su disegno dell'architetto Francesco Croce l'esterno si presenta in mattoni a vista,alla fine del 1800 la cupola fu intonacata e nel 1927 furono posti i portali in cemento ai quattro ingressi.

L'attuale chiesa fu costruita sull'area di una precedente e di epoca medievale, la quale a sua volta aveva rimpiazzato, molto probabilmente, una piccola cappella che era servita per il culto cristiano durante il periodo longobardo. Lo rivela la stessa denominazione di S. Pietro Apostolo, che insieme a S. Andrea di Casterno, S. Giovanni Battista di Robecco, S. Michele di Besate tutti Santi venerati in modo speciale dai Longobardi, sono un sicuro riferimento a quel popolo.

Anticamente l'assistenza religiosa della popolazione con il culto domenicale era assicurato da un canonico dell'antica chiesa plebana di Corbetta dedicata al martire Vittore, presso la quale esisteva l'unico fonte battesimale, finché nel 1340 divenne rettoria autonoma pur facendo parte della pieve di Corbetta.

Questa situazione. è durata fino al 1578 quando, in seguito alla Visita Pastorale di S. Carlo Borromeo, la porzione di abitato entro la fossa viscontea venne stralciata dalla parrocchia di S. Pietro ed eretta in parrocchia autonoma destinando come sede della cura d'anime la chiesa di S. Maria Nuova fatta costruire dalla confraternita della Misericordia nel 1365, elevandola in pari tempo a prepositurale staccandola dalla pieve di Corbetta.

Il provvedimento si era reso necessario per il fatto che, da quando si era costruita S. Maria Nuova, la popolazione conveniva tutta a quella chiesa, trascurando completamente S. Pietro. San Carlo, con quel provvedimento, richiamò fortemente la presenza dell'antica primitiva sede parrocchiale, destinando ad essa la cura d'anime del sobborgo e le numerosissime cascine della vallata del Ticino.

Un altro smembramento subì la parrocchia di S. Pietro alla morte del parroco don Ottavio Paronzini nel 1942 quando tutta la parte sud della città venne assegnata a S. Maria Nuova. Un'ulteriore riduzione della Parrocchia di San Pietro avvenne nel 1972 in seguito alla formazione della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù comprendente il rione della Riva con la chiesa sussidiaria di S. Rocco e una parte della Parrocchia di S. Maria.

L'interno dell'edificio, a croce greca, è in stile barocco abbastanza sobrio, comprende tre navate con quattro pilastri che sorreggono la cupola centrale, mentre sopra il presbiterio e nella parte alta della controfacciata e agli angoli delle navate laterali la copertura è formata da cupolette abbassate,o tazze,che conferiscono all'insieme un senso di leggerezza e di armonia.

Nel 1889, dopo un radicale restauro conservativo, la chiesa venne decorata e affrescata: sono ben 22 gli affreschi eseguiti dal pittore Davide Beghè di Milano, allievo del Valtorta che aveva affrescato in precedenza la chiesa di S. Maria Nuova. Le decorazioni, specie nei sottoarchi, molto delicate, quasi color pastello, conferiscono a tutto l'ambiente una visione piacevole e riposante, le pareti ai lati del presbiterio hanno due affreschi del pittore Fumagalli di Lecco eseguiti nel 1935.

Alle pareti sono appesi grandi quadri che raffigurano episodi della vita di S. Pietro. Si tratta di dipinti ad olio su tela del secolo XVII e quindi trasferiti dalla vecchia chiesa. Vi si possono ammirare anche quadri del pittore Guido Bertuzzi di Milano e in particolare i 14 quadri della Via Crucis. Si tratta di una interpretazione in chiave moderna, come è nello stile del pittore, ma che non mancano di suscitare ammirazione e devota contemplazione.

Gli altari sono tre: quello maggiore costruito in marmo nel 1805 su disegno del cavalier Giudici di Milano, eseguito dal marmorino Davide Argenti di Viggiù e gli ornati sono del ramaro Galletti di Milano. Nel 1983 il presbiterio fu adeguato alle nuove norme liturgiche, e l'altare, insieme a tutta la chiesa, fu consacrato  il 30 ottobre 1994 dall'Arcivescovo di Milano Cardinale Carlo Maria Martini.

Al fondo della navata di destra c'è l'altare della Madonna della Neve. Si tratta di una ancona di legno. pregevole che racchiude il dipinto raffigurante il miracolo della caduta della neve a Roma il 5 di agosto del IV secolo.

Questo avrebbe dato origine alla costruzione di S. Maria Maggiore in Roma. La pala in oggetto è olio su tela con la firma e la data dell'autore: Giambattista Discepoli, detto "lo zoppo di Lugano", 1645.

Al fondo della navata di sinistra c'è un altare in marmo, opera dei marmorini di Viggiù. La pala, olio su tela, raffigurante la Madonna con i santi Sebastiano e Carlo è firmata con Fr. Bernardino e datata 1628.

Entrando in chiesa subito a sinistra si trova la cella con la statua lignea del santo Patrono, opera della Val Gardena del 1950 circa.

Le vetrate dell'abside, della cupola e del battistero furono realizzate dalla ditta Taragni di Bergamo su disegno del pittore Trento Longaretti negli anni '70.

Il pavimento marmoreo, con il sottostante impianto di riscaldamento, fu voluto dal Parroco Ercole Tettamanzi nel 1963.

Un ultimo sguardo all'organo a canne. Questo strumento è situato nella controfacciata sopra l'ingresso principale, costruito nel 1821 è opera 391 dei famosi organari Fratelli Serassi di Bergamo. Venne restaurato nel 1996 dalla ditta Mascioni di Cuvio.
Il Battistero venne ricavato nel 1975 da un precedente ripostiglio delle sedie che era stato trasformato in altare del S. Cuore. L'attuale Battistero si compone di una vasca a forma di sarcofago raffigurante il sepolcro da cui esce il Cristo risorto, che dà origine al popolo dei salvati.

Il mosaico della volta raffigura il paradiso, al quale sono destinati i battezzati. Il disegno e le sculture in bronzo sono del prof. Giovanni Magenti. A lui si deve anche il porta-cero pasquale. Vi è collocata anche la penitenzieria e vi si possono ammirare quadri del pittore Bertuzzi.

Accanto alla chiesa l'architetto Croce ha progettato anche l'oratorio della Confraternita. Originariamente indipendente, con accesso proprio, dalla vecchia strada per Robecco, adesso comunica con l'aula ecclesiale ed è stato trasformate in cappella delle devozioni.





LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/le-citta-della-pianura-padana_7.html



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



giovedì 14 maggio 2015

LA VILLA MIRABELLINO DI MONZA

.


La Villa Mirabellino è una residenza nobiliare edificata nel XVIII secolo e rimasta inclusa nel Parco di Monza; la sua costruzione si deve al cardinale Angelo Maria Durini che la fece erigere nel 1776 dall'architetto Giulio Galliori per alloggiarvi gli invitati al suo cenacolo letterario. La Villa sorge sul declivio che fronteggia la più antica Villa Mirabello. I due edifici sono collegati tra loro con un viale di carpini.

La Villa Mirabellino era anche detta Villa Amalia, dal nome della consorte del Viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais, Augusta Amalia di Baviera che amava soggiornarvi.

Villa Mirabellino è stata edificata nel 1776 dall'architetto Giulio Galliori su committenza del cardinale Angelo Maria Durini, uno degli artefici del suo splendore. La rese, infatti, nella seconda metà del 1700, luogo di cultura e di incontri mondani; ad essa decise di affiancare una nuova villa di rappresentanza, per il soggiorno degli ospiti, su una collinetta, non lontana da villa Mirabello, in una posizione scenografica che ha consentito una sorta di "contrappunto architettonico" della stessa, cui era collegata da un viale di carpini oggi conservato solo in parte. Villa Mirabellino venne lasciata in eredità ai Trivulzio; fu in seguito usata da personaggi delle famiglie imperiali francesi e austriache. Nel 1805 venne acquistata da Eugenio de Beauharnais, vicerè d'Italia e principe di Venezia, che la donò alla moglie Augusta Amalia di Baviera, con il cui nome fu "ribattezzata". All'epoca della restaurazione, subì le prime modifiche; nel 1838, venne trasformata anche nell'aspetto esterno dall'architetto Giacomo Tazzini, che cancellò le linee barocchette della facciata, adattandola al gusto dell'epoca. Le modifiche interessarono soprattutto le facciate del corpo principale: a est fu eliminato il frontone rococò ed aggiunto un porticato a colonne (di recupero, provenienti dalla canonica del Duomo di Milano); a ovest il porticato a tre arcate venne trasformato in veranda (la terrazza preceduta da gradinata è stata invece aggiunta in tempi recenti, post 1949).
Il complesso fu inglobato nel Parco della Villa Reale, realizzato tra il 1805 e il 1808 su progetto di Canonica.
Nel 1919 l'insieme di parco e edifici passò dalla Corona al Regio Demanio; villa Mirabellino, con annesso giardino, venne consegnata al 1920 all'Opera nazionale pro Orfani e Infanti di guerra, come sede dell'Istituto Principessa Maria di Savoia. Il suo uso nel 1942 venne in seguito dato, in concessione gratuita (legge 675/1943), ai Comuni di Milano e Monza. L'amministrazione milanese vi insediò, alcuni anni dopo, una colonia elioterapica che risultò talmente invasiva da cancellarne quasi totalmente la spazialità interna originaria, lasciando inalterati solo i prospetti ed il giardino.
Oggi la villa è l'unica proprietà demaniale all'interno del parco; la Soprintendenza per i Beni architettonici di Milano, nel 1996, ne aveva proposto un utilizzo compatibile sia con la struttura, radicalmente manomessa dagli interventi effettuati nella metà del '900, che con il parco: la sezione di Botanica del Museo civico di Storia naturale del Comune di Milano. La proposta venne inserita, nel dicembre 1996, all'interno del piano degli interventi da realizzare nel biennio 1997-1998, tuttavia il progetto non venne attuato per una questione legata alla concessione d'uso, che il comune di Milano avrebbe voluto superiore ai diciannove anni previsti dalle vigenti normative. La collezione, che si voleva portare a Monza, era stata concepita e realizzata dal viceré Ranieri d'Asburgo, grande conoscitore di botanica, nel Parco della Villa Reale, trasferita in seguito in varie sedi, per la dismissione del complesso intorno agli anni Venti. La destinazione d'uso compatibile individuata e non attuata avrebbe rinsaldato i legami storico-culturali tra la collezione ed il luogo nel quale si era formata. Anche del giardino, adornato da piante locali ed esotiche, oggi non resta nulla.

Purtroppo oggi la villa Mirabellino è in uno stato di conservazione non ottimale.

La residenza, progettata dall'architetto Giulio Galliori per volere del cardinale Angelo Maria Durini, completa lo scenario paesaggistico di Villa Mirabello, con la quale era collegata mediante un viale di Carpini foggiati a globo, ripristinato recentemente al fine di recuperare l'impianto residenziale originario.
Caratterizzata da pianta a "U", la Villa concepita come dependance adibita a feste e intrattenimenti colti per gli ospiti della famiglia Durini, presenta un corpo centrale rialzato con ali laterali articolate ad angolo netto attorno a un cortile. La facciata, che necessita oggi di un intervento di recupero strutturale e dei paramenti murari, era originariamente completata da una scalinata semicircolare, ora non più esistente.

Impianto a U con articolazione volumetrica di tipo gerarchico, per cui su di un corpo centrale prominente a due piani si innestano due ali laterali, anch'esse a due piani, ma più basse. Mentre l'esterno conserva caratteristiche neoclassiche sia dal punto di vista stilistico che materico (pietra e muratura intonacata) l'interno è stato del tutto modificato nel corso del Novecento con interventi di scarsa qualità architettonica che rendono irriconoscibile la spazialità interna, sia dal punto di vista distributivo che decorativo. La copertura dell'edificio è a falde coperte in coppi con struttura interna a capriate lignee. Gli unici ambienti in cui permangono tracce storiche sono tre saloni situati al piano terra nel settore orientale dove sono visibili resti di affresco e soffitti voltati. Gli ambienti rimanenti presentano tetto piano, pareti in laterizio, infissi, pavimenti e due scale angolari, che connettono il piano terra con il primo piano, di fattura moderna e di scarso pregio.

La villa è posta in posizione panoramica e scenografica, in cima al declivio che dal settore occidentale del Parco di Monza scende, con una serie di terrazzamenti, sino al Lambro. L'edificio copre un'area di 1355 mq presenta pianta ad U con ali ribassate aperte verso ovest. Il corpo centrale a due piani emerge in altezza, rispetto ai corpi laterali ad un piano e alle ali, anch'esse più basse nonostante siano a due livelli.
All'esterno la villa si presenta come una costruzione tipicamente neoclassica. La facciata ad est è rivolta verso la valle del Lambro, il giardino in discesa collega l'edificio, attraverso un viale il cui tracciato è parzialmente perso, con Villa Mirabello. Tale facciata è caratterizzata da un pronao, con due pilastri laterali e due colonne doriche centrali, sporgente e rialzato rispetto al terreno concluso da un terrazzo a balcone. Il pronao, che termina con un timpano, all'interno del quale è inserita una finta lunetta, costituiva un portico colonnato poi accecato, come mostra chiaramente l'analisi delle murature interne da cui emergono ancora i resti delle colonne. Rimangono dell'ambiente originario la volta a crociera a tutto sesto, affrescata a motivi floreali e geometrici e tracce degli affreschi parietali. Il fronte ovest della villa, prospiciente la corte d'ingresso, è invece contraddistinto da un porticato a bugnato liscio a tre arcate, ora trasformato in veranda chiusa da vetrate. Mentre l'esterno conserva linee neoclassiche, gli interni ed il giardino si presentano molto trasformati; abbandonati all'incuria non consentono di intravedere la struttura originaria. Anche l'esterno, in muratura intonacata e pietra, è gravemente degradato con pezzi di intonaco mancante o deteriorato. Sulla testata dell'ala settentrionale un portale segnala l'ingresso alla cappella gentilizia dei Durini, non più esistente.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/le-citta-della-pianura-padana-monza.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/



Post più popolari