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giovedì 25 agosto 2016

I SOLDI DELLE BENEFICENZE

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Quante volte ci è capitato di essere fermati da volontari che offrono oggetti per i quali chiedono offerte, che propongono l'adesione o donazioni ad Associazioni?

Solo il 5 per mille, scelto nel 2007 dal 61 per cento degli italiani, vale quasi trecento milioni di euro; e solo le grandi campagne di solidarietà, che spesso passano con messaggi martellanti attraverso la televisione, raccolgono 100-150 milioni di euro l'anno. Ma quei 400-450 milioni di euro sono solo una parte di una torta molto più grande. I soldi che circolano sono molti, molti di più. E non sempre la carità è trasparente.

Prima di fare una donazione sarebbe bene porsi la domanda: "In che percentuale i fondi donati ai poveri arrivano veramente a destinazione e quanto invece viene utilizzato in pubblicità sui giornali e Tv, quanto per le spese di gestione e per raccogliere quei fondi?". Continueremmo a fidarci di una Associazione se sapessimo che su una donazione di 100 euro solo 20 o 30 finiscono ai bambini per i quali vengono raccolti?
Alla luce di tutto questo è troppo allora chiedere un po' di campanilismo nella solidarietà?

Se fosse quotata, l' "economia del bene" peserebbe come sei aziende della stazza di Eni alla Borsa di Milano. Si calcola infatti che nel mondo l' insieme di attività che appartengono al Terzo settore (organizzazioni non governative, onlus, fondazioni, enti caritativi, enti umanitari, cooperative) valgano annualmente 400 miliardi di dollari. Sul pianeta sono operative circa 50mila organizzazioni non governative (ong), che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti.
Secondo il rapporto delle Nazioni unite, il numero dei volontari è pari a 140 milioni di persone, più del doppio della popolazione italiana. Da dove arrivano i soldi? I finanziamenti possono provenire da enti pubblici o da privati, cioè dalle nostre donazioni.

Anche in Italia, il Terzo settore è lievitato negli ultimi quarant'anni. Negli anni Sessanta le ong italiane (che rappresentano solo una piccola fetta del Terzo settore) non arrivavano a una ventina. Oggi quelle riconosciute ufficialmente sono 248, si interessano di 3.000 progetti in 84 Paesi del mondo, occupano 5.500 persone e gestiscono 350 milioni di euro l' anno.



La domanda più importante è: dove finiscono i soldi dei donatori? Molto se ne va per le spese di mantenimento e promozione delle organizzazioni. Qualche esempio: su un totale di circa 7 milioni di euro, la sezione italiana di Amnesty International ne spende circa un terzo per promuovere l'associazione e mantenerla in vita. Per salvaguardare oceani, balene e foreste, nel 2011 Greenpeace Italia ha utilizzato 2 milioni 349.000 euro, meno di quanto spenda per pubblicizzarsi e cercare nuovi iscritti (cosa del resto essenziale ad ogni organizzazione): 2 milioni 482.000 euro. A queste associazioni va però reso il merito di rendere pubblici propri bilanci, cosa che accade più di rado nel no-profit tutto italiano (da noi nessuna legge obbliga le ong a pubblicarli). Non mancano esempi virtuosi. Chiaro, semplice e tutto on-line. Ci sono poi gli scandali internazionali: "Il 66 per cento di tutte le donazioni che sono state fatte nel mondo - denuncia Evel Fanfan, presidente di Aumohd, organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa dei diritti umani della popolazione di Haiti - non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle ong. Alcune hanno comprato fuoristrada da 40-50.000 dollari e il 20 per cento delle donazioni è andato in stipendi del personale delle organizzazioni." C' è poi l' ossimoro dell' emergenza perenne: nella regione del Sahel (Sahara) dal 1973 a oggi sono stati investiti in aiuti diretti e indiretti oltre 300 miliardi di dollari, eppure nel 2012 c' erano ancora 18 milioni di persone bisognose di aiuto. Il problema? Esiste una sproporzione tra fondi dedicati all'emergenza rispetto a quelli destinati allo sviluppo, il che spinge alcune associazioni ad abbandonare quest' ultimo per l'emergenza, che "rende" molto di più. La cooperazione è nata per generare sviluppo, ma da quando sono stati chiusi i rubinetti per i progetti tantissime ong si sono buttate sull'emergenza, alcune addirittura sono nate ex novo per questo. L' emergenza frutta maggiormente e ha tempi di approvazione più rapidi. Passa pochissimo da quando si presenta un progetto a quando si riceve la risposta, perché se c' è un' urgenza la risposta non può arrivare dopo un anno. Invece da quando un progetto di cooperazione viene presentato a quando è approvato trascorre un lungo periodo.



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mercoledì 18 marzo 2015

GLI SCOMPARSI MADONNARI

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L'arte, come indicato da varie descrizioni che si trovano in testi e lettere, fu presente in tutta l'Europa fin dal XVI secolo. Dato il materiale impiegato, dopo qualche giorno il disegno sbiadisce fino a che con la prima pioggia svanisce. Questo è anche il motivo per cui solo di recente è stato possibile iniziare ad averne una documentazione visiva.
La tradizione dei madonnari nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale si stava perdendo. Lo scarno numero di questi artisti era diminuito fino a quando alcuni di loro cercarono un posto dove riunirsi per dare luogo ad un evento annuale. Uno dei primi incontri avvenne nel 1972, grazie al contributo del comune di Curtatone, il 15 agosto sul sagrato del Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Grazie, nei pressi di Mantova; erano in 10. Da più di vent'anni nella località dove si tiene l'Incontro Nazionale dei Madonnari, è sorta l'"Associazione Madonnari d'Italia" con una trentina di aderenti.
La riscoperta di quest'arte antica nel corso degli anni successivi ha visto nascere altre manifestazioni sia in Italia che all'estero. Pur conservando lo spirito tradizionale, a questi semplici artisti si sono aggiunti anche pittori qualificati, artisti di varie tendenze e semplici appassionati che, con produzioni a volte discutibili, elaborano madonne e altri temi sacri. Non di rado, questi artisti sono molto abili nella loro tecnica, decisamente particolare e inusuale, riuscendo a creare delle vere opere d'arte, anche se effimere.

I madonnari sono artisti di strada, così chiamati dalle immagini, soprattutto sacre e principalmente Madonne, che sono soliti disegnare per strada.

Il termine è di probabile origine centro-italiana.

Il madonnaro è un artista ambulante nomade che si sposta da un paese all'altro in occasione di sagre e feste popolari. Esegue i suoi disegni con gesso, gessetti o altro materiale povero, su strade, marciapiedi, cemento, selciato di centri urbani e che trae il proprio sostentamento grazie alle offerte del pubblico quali oboli o elemosine.

Madonnari patrimonio immateriale dell’umanità: il riconoscimento Unesco sarà chiesto per tutelare un’arte antica e una tradizione di cultura popolare che ha in Italia le sue radici, e alle Grazie la consacrazione con il concorso che prese il via nel 1973, ma che ormai viene copiata e amata un po’ in tutto il mondo. Tanto che in California un importante concorso di artisti americani viene definito “italian street painters” ovvero street painters al modo dei madonnari. Ma proprio quel concorso californiano, amatissimo dai madonnari statunitensi e che ha dato impulso all’economia locale, a un certo punto si è interrotto per qualche anno poichè i promotori , invecchiati, si erano stancati. Sembrava impossibile agli artisti, che pure non si scoraggiano se la pioggia cancella già la prima notte il duro lavoro di venti ore. «Può succedere!» commentano. Ma perdere un’occasione per disegnare, stare gomito a gomito, ritrovarsi fra persone che si sentono vive e realizzate se esprimono qualcosa che hanno dentro - pensieri e immagini - quello no, pesa molto più del maltempo. I madonnari vogliono disegnare sulla strada per la gente, anche quella che non va alle mostre.Si mettono a nudo, e non è facile. C’è chi passa e dice: che brutto! Altri: è meraviglioso!.

C’è chi dei gessetti sull’asfalto ha fatto la propria ragione di vita (e di lavoro), e chi vi dedica i fine settimana. La passione è la stessa, anche se un’esistenza completamente libertaria non è da tutti. Sta comunque tornando a contagiare molti giovani.

«Voi sporcate!» li offendono alcuni vigili. Con un passaporto mondiale dell’Usceo per i madonnari sarebbe più semplice ottenere il semplice diritto di disegnare per terra, rispettando regole di buon senso e rispetto, ma superando pregiudizi e chiusure immotivate.

"Il vicesindaco ci lasci in piazza Duomo. Nelle altre piazze della città non possiamo sopravvivere". Presidio dei madonnari e ritrattisti davanti a palazzo Marino "contro la decisione del Comune di spostarci dalla nostra piazza Duomo per dividerci per la città". Una quindicina, fra madonnari e ritrattisti, si sono riuniti in piazza della Scala con pastelli, cavalletti e tele.
"Da qualche mese il Comune ha deciso di fare 'ripulisti' di noi in piazza Duomo - spiega il rappresentante dei ritrattisti italiani e stranieri' - negandoci l'autorizzazione a continuare la nostra attività sotto la Madonnina. Siamo in 25, e il permesso a stare in piazza Duomo è stato concesso solo a due. Tutti gli altri, siamo stati sparpagliati per Milano, in zone in cui è impossibile per noi sopravvivere con il nostro lavoro. E c'è pure chi ha fatto domanda a maggio e ha avuto risposta che riceverà il permesso nel 2009: fa il madonnaro da una vita, da 45, 50 anni, come può campare?".

Di 800 euro l'anno il costo per il permesso: "Per noi è una cifra non irrilevante - spiegano - e chiediamo al vicesindaco che ci lasci dove siamo sempre stati, e ci permetta di vivere continuando a fare i ritratti".


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/02/milano-citta-dell-expo-conosciamola.html



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