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giovedì 9 aprile 2015

IL GARDA E LO SPORT : IL SURF

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Spinti dall’Ora (da 5 a 12 m/s) o dal Peler (fino a 15 m/s), il windsurf nell’Alto Garda è adatto sia ai principianti, sia agli esperti. Riva del Garda, ma soprattutto Torbole sul Garda sono tra le località più famose per "scendere il vento" anche grazie alla qualità dei servizi offerti: scuole e noleggi di altissimo livello consentono di divertirsi in tutta sicurezza. Questi luoghi ospitano da anni grandi eventi internazionali che attirano surfisti da ogni parte d’Europa.
Il surf è uno sport acquatico che consiste nel "cavalcare" le onde utilizzando una tavola da surf (o surfboard). La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell'onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete.

Le tavole hanno misure che variano non solo in base all'altezza e al peso dell'atleta, ma anche in base allo stile ed alla dimensione dell'onda. Per surfare le onde più grandi si usa una tavola gun, molto lunga e appuntita a prua e anche a poppa, dato che a volte l'onda è talmente alta e ripida, che l'unico contatto che si ha con la parete dell'onda stessa rimane solo la punta posteriore e la monopinna del gun.

La maggioranza delle tavole da surf moderne sono realizzate a partire da schiuma speciale di poliuretano resistente ai raggi UVA (con uno o più listelli longitudinali di legno, o stringers), fibra di vetro (fiberglass) e resina di poliestere. Le più moderne tecnologie consentono la creazione di tavole in resina epossidica. Questo materiale rende le tavole più forti e leggere rispetto a quelle tradizionali in resina poliestere e fibra di vetro (quest'ultima è unicamente una matrice di supporto che viene impregnata di resina).

Lo stile di surfing più classico e fluido è detto longboard, che si pratica con tavole molto lunghe e con la prua arrotondata, secondo uno stile che si perde nelle origini stesse di questo sport. È molto diffuso nel mondo e ha delle competizioni dedicate.

Il surf è inserito nel programma dei giochi mondiali, manifestazione che racchiude sport non inclusi tra i giochi olimpici. Nella pratica agonistica, come in tutti gli sport, è vietato l'utilizzo di sostanze dopanti.

La prima fonte storica è contenuta nel diario di bordo del capitano James Cook (scopritore delle Hawaii durante il suo terzo viaggio nel Pacifico): descrive le imprese dei polinesiani, che a cavallo delle onde a bordo di surf di legno rudimentali venivano descritte come persone che provavano un'immensa gioia nel farsi trasportare dalle onde. Le prime rudimentali tavole erano solitamente costruite legando assieme tre tronchi cavi piegati verso l'alto sulla prua. L'esploratore James Edward scriveva nel 1835 trovandosi nella Guinea che "potevamo osservare dei ragazzi che nuotavano nel mare, con delle tavole leggere al di sotto della pancia. Aspettavano un'onda e poi si lasciavano trascinare a riva ergendosi su di essa come fosse una nuvola. Si diceva tuttavia che degli squali di tanto in tanto sbalzassero da dietro gli scogli e li inghiottissero". Bandito nell'epoca delle colonizzazioni dei missionari calvinisti, a causa delle nudità esposte dai polinesiani dell'epoca, il surf venne ripreso con interesse tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Un basilare contributo alla diffusione del surf dalle Hawaii verso il resto del mondo venne dall'hawaiano Duke Kahanamoku il quale, futuro campione di nuoto scoperto da un talent-scout, vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Stoccolma e a quelle di Anversa del 1920, nel corso dei suoi viaggi agonistici portò il surf sulle coste statunitensi ed australiane. La massima diffusione del surf da onda si è avuta negli anni sessanta e settanta, quando le onde venivano surfate su tavole piuttosto grosse (longboard). Una svolta significativa è stata data dall'invenzione dello shortboard (tavoletta), di misura più piccola e con tre pinne (thruster). Dalla metà degli anni ottanta ai giorni attuali la tecnica si è evoluta particolarmente in fatto di velocità e alla ricerca di manovree aeree (aerials). Uno dei personaggi più celebri del surf da onda a livello mondiale è stato Greg Noll, "Da bull", che divenne famoso a cavallo tra gli anni '50 e '60.

Il surfista che ha vinto più titoli e competizioni in assoluto è Kelly Slater, che nel 2011 ha firmato per l'undicesima volta la vittoria del campionato mondiale professionisti all'età di 39 anni.

Il principale strumento con il quale si affrontano le onde sono le tavole originariamente in legno, utilizzato fino all'introduzione di materiali che uniscono robustezza e leggerezza come le schiume di poliuretano unite alla fibra di vetro e resina epossidica, usate e sviluppate alla fine degli anni Cinquanta da Hobie Alter. Le tavole si dividono in due grandi categorie, le longboards e le shortboards. Le stesse possono avere varianti in base ai gusti e le esigenze del surfista, come la forma della poppa, il numero di pinne posteriori e il tipo di onda che si vuole affrontare. Le longboards sono tavole lunghe e spesse, con dimensioni che vanno dagli 8 piedi ai 12 piedi, mentre le shortboards sono tavole corte fra i 6 e i 7 piedi, veloci e maneggevoli, adatte alle onde potenti (ma non quelle giganti), e hanno una prua molto appuntita. Ci sono anche tavole ibride, adatte a chi muove i primi passi nel mondo del surf, che rappresentano un buon compromesso tra le longboard e le shortboard (malibù e mini malibù), e hanno lunghezze tra i 7 e gli 8 piedi.

L'abbigliamento utilizzato nella pratica del surf varia in base a fattori come temperatura dell'acqua, stagione nella quale si affronta il mare, latitudine alla quale ci si trova e in base al tipo di fondale che caratterizza lo spot. Nelle acque fredde si utilizza una muta, che varia in spessore e in forma a seconda della stagione e dalla temperatura dell'acqua, mentre in acque calde vengono utilizzati dei pantaloncini corti con la gamba che arriva fino al ginocchio, oltre ad una leggera maglia a maniche corte in tessuto sintetico.

La muta da surf deve possedere caratteristiche molto diverse rispetto alle mute subacquee tradizionali. Deve avere proprietà fortemente elastiche, in modo da permettere un agile movimento di gambe e braccia, impedire un eccessivo ricambio d'acqua frequente ed avere cuciture resistenti e ben protette, in modo da impedire abrasioni alla pelle dovute al continuo sfregamento durante la nuotata. Le mute possono essere trovate sia con chiusura posteriore che con chiusura anteriore.In particolari condizioni di basse temperature, di solito si utilizza anche una leggera maglia in tessuto sintetico da indossare sotto la muta.

I pantaloncini della tenuta estiva sono invece realizzati con un particolare tipo di materiale che non aderisce alla pelle anche quando bagnato. In questo modo si ha il duplice effetto di permettere il movimento libero delle gambe e di proteggere la parte interna del ginocchio, che altrimenti si graffierebbe per il continuo sfregare sulla tavola dovuto alla posizione seduta che si assume quando si attende l'onda. La maglia sintetica, inoltre, impedisce di graffiarsi il petto quando si nuota con il ventre sulla tavola, oltre a costituire un metodo di identificazione per i giudici di un contest, che così riconoscono l'atleta in acqua dal colore della maglia.

Altra parte importante dell'abbigliamento sono i calzari, che si utilizzano solo in condizioni particolari, come temperatura dell'acqua molto bassa o fondale ricco di ricci di mare. Anche i calzari da surf sono molto diversi dalla loro controparte utilizzata in ambito subacqueo. Sono leggeri e molto flessibili, con uno strato di gomma sulla suola che permette di far aderire il piede alla tavola, e inoltre hanno un incavo che separa l'alluce dalle altre dita del piede, permettendo una maggiore sensibilità nelle manovre.

La pratica del surf viene regolamentata in base a comportamenti ben precisi, sia che si tratti di free surfing non agonistico, sia che ci si accinga a disputare una gara. Il mancato rispetto delle regole in una gara porta ad una decurtazione di punti dal computo totale della valutazione, oltre che possibili sanzioni disciplinari che consistono in una squalifica o nel pagamento di una multa, mentre nel free surfing queste mancanze hanno portato in alcuni casi a liti o incidenti anche con infortuni.

Il surfista che si trova nella posizione più vicina al punto in cui l'onda frange, ha la precedenza su tutti gli altri che si trovano nella direzione in cui si sviluppa l'onda. Ciò significa anche che una volta che l'atleta è in piedi sulla tavola, ha diritto a surfarla per tutta la sua durata senza che gli altri surfers presenti in acqua debbano ostacolarlo. È la regola che viene infranta più spesso, soprattutto da chi muove i primi passi nel surf, in quanto non abituato a guardarsi intorno prima di intraprendere un'onda, ed è anche la più pericolosa, se non rispettata, in quanto c'è pericolo di collisione nel punto in cui il movimento dell'atleta è più rischioso, perché si sta alzando sulla tavola.
Gli atleti che risalgono verso la formazione non devono in alcun modo ostacolare i surfisti impegnati in un'onda, è quindi opportuno aggirare il punto in cui l'onda frange per non arrecare pericolo per se stessi e per gli altri. In questo caso è importante fare buon uso delle 2 tecniche duck-dive e tutle-roll, in modo da risalire nel punto in cui non c'è più la parete dell'onda utile per surfare.



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mercoledì 8 aprile 2015

IL GARDA E LO SPORT : IL KITESURF

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L'uso di aquiloni per trainare oggetti o persone è una pratica che risale al 1200, in Cina. In occidente, tra il 1820 e il 1830, George Pocock, un insegnante inglese con la passione per le invenzioni, usò un aquilone a 4 cavi di sua progettazione per farsi trainare a bordo di una carrozza nelle campagne di Bristol.

Nel 1901 Samuel Franklin Cowdery attraversò lo stretto della Manica a bordo di un oggetto a metà strada tra una mongolfiera e un aquilone.

Bisognerà però aspettare gli anni 70 per poter individuare qualcosa di più simile a quello che oggi intendiamo come kitesurf.

Nel 1978, Ian Day, a bordo del suo catamarano Tornado, toccava già i 40 km/h trainato da un aquilone.

Nel corso degli anni '80 l'aquilonismo da trazione cominciò ad essere applicato agli sci, allo skate, alle canoe, a qualsiasi cosa rotolasse o scivolasse su terra o in acqua. Nuovi sport, come il buggying e il kitesailing, videro la luce negli anni '90 grazie al contributo e alle ricerche di molti, tra cui il neozelandese Peter Lynn. Nel 1982 il francese Rolad Le Bail, modificando il rig di un windsurf, brevettò "BirdSail", che permetteva salti più alti e più lunghi; mentre nei primi anni '90 i fratelli Corey e Bill Roeseler di Seattle brevettarono il Kiteski, un grande aquilone acrobatico a delta a 2 cavi, fornito di barra con avvolgicavo a molla che ne permetteva il recupero e il rilancio dall'acqua.

Nel 1995 Jimmy Lewis, famoso shaper hawaiiano, inizia a sperimentare le prime tavole bidirezionali da Kite surf ,assieme ad uno dei pionieri del Kite, Lou Wainman, consacrandosi nel 1999 come il primo ad aver sviluppato in maniera concreta il primo bidirezionale funzionale.

Ma fu grazie ai fratelli francesi Bruno e Dominique Legaignoux, dopo una lunga ricerca cominciata nei primi anni '80 e culminata con il brevetto del WInd Powered Inflatable Kite Aircraft (WI.P.I.K.A.) che l'aquilonismo da trazione in acqua divenne sul finire degli anni '90 più sicuro, praticabile ed accessibile.

Il kitesurfing è uno sport acquatico, nato nel 1999 come variante del surf; consiste nel farsi trainare da un aquilone, che usa il vento come propulsore e che viene manovrato attraverso una “barra di controllo”, collegata al kite da sottili cavi (quattro o cinque) di dyneema o spectra detti "linee", lunghi tra i 22 e i 27 m.

Il kitesurf si pratica con una tavola ai piedi con la quale si "plana" sull'acqua.

In condizioni di vento debole si usano aquiloni di dimensioni più grandi di quelli usati con vento forte. Con le condizioni ideali è possibile praticare lo sport in maniera sicura, planando semplicemente (freeriding), compiendo svariate evoluzioni o tricks (freestyle). È possibile usare il kite sia sulle onde (wavestyle) che su acqua piatta (wakestyle) a seconda della caratteristiche dello spot, cioè in gergo il luogo ventoso utilizzato.

Le diverse tipologie di stili richiedono corrispondenti tipi di tavola: per cavalcare grandi onde si utilizzano tavole simili a surf, con una punta (monodirezionali) per compiere acrobazie aeree si usano tavole bidirezionali che si prestano ad essere utilizzate con maggiore efficacia se l'acqua è per niente o poco mossa.

Le condizioni di vento ideali per i principianti del kitesurf sono comprese tra i 12 e i 24 nodi.

A differenza del windsurf, il kitesurf si può praticare con venti ritenuti "deboli" permettendo trick, velocità ed accelerazioni.

Il Kitesurf è da ottobre 2008, ufficializzato da ISAF, il mezzo mosso dal vento più veloce del pianeta, con oltre 55kts di velocità media su 500m di percorso; il kitesurf è anche il mezzo più veloce in ogni andatura dal lasco alla bolina.

Si ritiene che ci siano ancora ampi margini di evoluzione in ambito tecnico, con possibile ulteriore aumento delle velocità e limiti raggiungibili.

Rispetto al windsurf, disciplina quest'ultima decisamente più difficile e faticosa, la caratteristica che ha agevolato l'espansione del kitesurf negli ultimi anni in maniera così massiccia, oltre alla praticità dell'attrezzatura, è proprio la facilità e rapidità con cui si può imparare a planare ed, in seguito, a compiere salti ed evoluzioni aeree. Tali caratteristiche hanno fortemente ampliato il numero dei praticanti, in quanto lì dove il windsurf richiede notevoli doti tecniche e atletiche, il kitesurf ha permesso, anche ad una platea di soggetti meno preparati in tal senso, di cimentarsi in condizioni meteomarine impegnative.

Un buon corso di mediamente 12/14 ore fornisce le basi per un inizio della pratica sicura ed autonoma.

Seguire un corso non è obbligatorio ma assolutamente consigliato per non rischiare inutilmente. Il kitesurf infatti è uno sport definito estremo e, benché i moderni materiali abbiano esteso la sicurezza, le insidie sono numerose, anche e soprattutto per gli altri.

Per minimizzare il pericolo è opportuno frequentare un corso che copra almeno questi punti:

(a terra)
teoria del volo, conoscenza dei venti (a terra)
uso di tutti i sistemi di sicurezza (a terra)
cenni di meteorologia
decollo ed atterraggio
(in acqua)
self-rescue
ridecollo dell'ala
bodydrag
bodydrag di bolina
water-start
Occorre notare che la comunità internazionale ha da diversi anni bandito l'uso del leash alla tavola (una sorta di cordone che vincola al kiter la tavola) e che è una delle principali cause di traumi ed incidenti anche indossando il casco; per tale ragione si consiglia di evitare assolutamente ogni tipo di uso. Piuttosto è fondamentale imparare a recuperare la tavola con la tecnica di cui sopra (bodydrag di bolina)

Molti club, circoli e stabilimenti balneari chiedono di esibire un'attestazione delle proprie capacità di conduzione di un kitesurf, in genere una tessera rilasciata al termine di un corso; in Italia i circuiti più diffusi sono: International Kiteboarding Organization (IKO), Federazione Italiana Vela (FIV), oltre alle certificazioni di alcuni EPS (Enti di Promozione Sportiva) come Alleanza Sportiva Italiana (ASI), Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN), Centro Sportivo Italiano (CSI), Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) ed altri.

Per iniziare a praticare questo sport sono necessarie le seguenti attrezzature:
aquilone o ala completo di barra e linee e leash di sicurezza del kite (attenzione non è il leash della tavola);
tavola da kitesurf;
trapezio con coltellino taglialinee;
attrezzatura di sicurezza (giubbotto protettivo e/o galleggiante, casco, muta o lycra a seconda del clima e temperatura).

La scelta dell'attrezzatura dipende da due variabili: dal peso del kiter (chi guida l'aquilone) e dalla situazione ventosa dello spot usato (cioè della zona di pratica). Il concetto base è questo: meno vento c'è più deve essere grande l'ala per sollevare lo stesso peso, questo incide quasi in analoga maniera anche sulle dimensioni della tavola.

Un rider di 90 kg avrà bisogno di un'ala più grande e di una tavola più larga per planare (così si chiama il surfare col kite) nelle stesse condizioni di vento di un rider di 70 kg.

Benché una singola combinazione ala/tavola ci consentirà di uscire nel nostro spot nella maggior parte delle condizioni, bisogna notare che non esiste un'attrezzatura per tutte le situazioni di vento e mare.

Per questo motivo le misure delle ali normalmente sin commercio vanno dai 4mq ai 17mq. Le misure più usate sono le ali da 7 a 12mq.

Alcune differenze di dimensioni ci sono anche tra tavole lightwind (più larghe e lunghe) e le tavole per vento più forte (più strette e corte, simili alle tavole da wakeboard).

Le linee che collegano il kiter all'ala hanno lunghezze comprese tra dai 22 ai 27m, a seconda dell'utilizzo, ma in situazioni di vento particolarmente forte o per imparare si può usare un set di cavi più corti dello standard (da 5m a 15m).

Trattandosi di uno sport relativamente nuovo i prodotti si evolvono continuamente a un ritmo che assomiglia più a quello dei componenti informatici che a quello degli attrezzi sportivi.

Le ali e le tavole vengono differenziate non solo per dimensioni ma anche per anno di produzione, ed a volte bastano pochi mesi di distanza per rendere obsoleto un progetto.

Una sigla utilizzata per identificare alcune caratteristiche tecniche è "ABC DEF d 'yy", dove "ABC" è la casa produttrice, "DEF" è il modello del kite, "d" è la dimensione in metri quadri del kite; "'yy" è l'anno di produzione (es.: "Best Waroo 9m 2009").

Allo stato attuale le ali riportano la metratura reale del kite "disteso e sgonfio" e sul terreno.

La forma (detto anche lo shape) del kite ne determina la effettiva superficie realmente esposta al vento, condizionandone la relativa potenza sviluppata.

Per esempio un kite di 10mq, dalla forma (shape) molto arcuata ("C shape") quando è in volo, avrà una minora superficie esposta al vento quando viene mosso rispetto ad un kite di 10m ma più piatto ("Brigliato/SLE/Flat") a causa della sua maggiore superficie esposta
Gli aquiloni sin dal 2006 si differenziano nelle seguenti categorie:

SLE (di cui una particolare tipologia è anche i Bow-Kite)
Sono kite con la LeadingEdge (LE) supportata da un sistema di briglie che ne mantengono una forma più piatta, massimizzando la superficie esposta.

Sono dei kite (gonfiabili o no) caratterizzati da una LeadingEdge (LE) non piana, cioè in un SLE/BOW non esiste un piano passante per tutta la LE.

Sono Kite che permettono un range di utilizzo molto più ampio dei C-Kite rispetto alla stessa misura.

Per esempio, tipicamente, un C-Kite 12 m2 può essere usato da 15 a 20 nodi, alcuni Bow/SLE possono essere utilizzati da 12 fino a 26-28 nodi.

Offrono una potenza specifica dell'ordine del 30/35% maggiore. Sono in grado di assorbire raffiche sostenute di vento grazie al sistema di brigliatura che ne consente una grande variazione dell'angolo di attacco ed un ingegnoso sistema di carrucole. In pratica sventano di più.

Attualmente quasi tutti questi tipo di kite sono pilotati da un sistema di 4 linee. Gli SLE possono o no presentare sistemi di carrucole per le back lines ciò ne influenza la risposta (il feedback) al rider: in genere più immediata in quelli senza carrucole.

Erano i classici aquiloni gonfiabili fino all'avvento degli SLE. La struttura principale (LeadingEdge e Struts) sono mantenute rigide grazie a delle camera gonfiate a pressione (aria) detti bladders.

Essendo galleggianti ne è facile il rilancio dall'acqua. Sono pilotati da un sistema di 4 o 5 linee/cavi.

Oggi coprono la nicchia dei kiters avanzati (freestyler) in quanto, essendo meno potenti se tenuti fermi e con meno inerzia alla rotazione, risultano più facili per questa disciplina. Di contro potendo raggiungere maggiori velocità di rotazione possono dare una più spinta più esplosiva per alcuni tipi di manovre.

Oramai estinti erano dei mix erano degli ibridi tra C-Kite nei quali vengono innestati i concetti chiave degli SLE.

Comparsi dal 2007 perché i progettisti hanno cercato di coniugare i pregi dei C-kite (risposta veloce ai comandi, ovvero elevata turning speed) con quelli dei Bow-kite (elevato depower).

Oggi, a causa della molteplice offerta di shape negli SLE è difficile tracciare una reale netta distinzione tra SLE ed il vecchio concetto di kite ibridi.

I foil sono aquiloni che non hanno bisogno di essere gonfiati con una pompa, le loro camere si auto-gonfiano volando e mantengono la forma al kite, sono più lenti dei gonfiabili ma molto stabili. Si trovano in versione supportata/brigliata (SLE) o a 4/5 linee dirette. Quelli marini, possono essere usati sia in acqua che sulla neve o sulla terra (Landboarding). Nella versione con brigliatura possiedono prestazioni in vento leggero ottime a prezzo di una lentezza di conduzione. Sono poco diffusi a causa dei costi elevati nella versione brigliata.

Gli SLE in breve sono caratterizzati da una maggiore sicurezza. In pratica consentono di ridurre drasticamente, ma non certo annullare, l'azione di trazione del kite.

Questo ne ha proiettato il successo negli ultimi tempi, soprattutto per l'utilizzatore "freerider" e per gli appassionati di "wave", che possono surfare con la spinta dell'onda annullando quasi totalmente la trazione del kite.

La forma (detto anche lo shape) del kite ne determina la effettiva superficie realmente esposta al vento, condizionandone la relativa potenza sviluppata.

Per esempio un kite di 10mq, dalla forma (shape) molto arcuata ("C shape") quando è in volo, avrà una minora superficie esposta al vento quando viene mosso rispetto ad un kite di 10m ma più piatto ("Brigliato/SLE/Flat") a causa della sua maggiore superficie esposta

Ultimamente per le manovre di freestyle, sono usabili specifici SLE (meno piatti) o ancora i classici C-kite, essenzialmente per due motivi: minore potenza, maggiore costanza della trazione e maggiore velocità di manovra (turning speed).

Ci sono principalmente due scuole di pensiero nel concepire la forma di una tavola per fare kitesurfing. La prima scuola di pensiero deriva direttamente dai kitesurfer che provengono dal wakeboard o dallo snowboard. Queste tipo di tavole da kitesurf sono dette tavole bidirezionali o tavole kitesurf twintip (doppia punta) . Si tratta normalmente di tavole molto sottili, che galleggiano appena sulla superficie del mare e fanno uso di straps o di attacchi veri e propri per i piede del kitesurfer. Queste tavole sono perfette per i salti e per figure esotiche e spettacolari in aria con vento forte. Non si tratta di tavole molto adatte per venti leggeri, diciamo meno di dieci nodi, a meno che non si utilizzi un kite molto grande. Infatti si tratta di tavole che per poterci sostenere fuori dall’acqua hanno bisogno di buone velocità perché da sole galleggiano appena.

Si tratta di tavole lunghe poco più di un metro, circa da 110 cm a 170 cm, e larghe da 33 cm a 45 cm. Chi usa queste tavole non ha bisogno di spostare i piedi, di cambiare i piedi nelle straps della tavola perché semplicemente si inverte direzione passando quindi da un’andatura normale ad una in switch, grazie appunto al fatto che si tratta di tavole simmetriche con un doppio nose una doppia punta che permette di andare in entrambe le direzioni.
Si passa quindi da un’andatura sui talloni ad una sulle punte.

Grazie alla maggior facilità concessa da queste tavole kitesurf il miglior controllo e leggerezza nel jumping, nei salti le tavole bidirezionali hanno quasi dominato il mercato delle tavole da kitesurf e sono quelle che più facilmente vi verranno consigliate e proposte in un negozio di kitesurf quando vi presentate per comprare tutta l’attrezzatura

La seconda scuola di pensiero relativa alla scelta della tavola per fare kitesurfing appartiene dai praticanti di kitesurf che provengono dal surf da onda o dal windsurfing.
Le tavole direzionali per fare kitesurf sono leggermente più sottili di una normale tavola da surf da onda, con i bordi più vivi e con due o tre straps tipo tavola da windsurf.
Le tavole direzionali sono lunghe tra i 140 cm e i 230 cm per una larghezza dai 35 cm ai 50 cm. Si tratta di tavole perfette per la velocità e per fare kitesurfing in condizioni di vento debole.
Mentre non sono male per fare salti e figure di freestyle, in condizioni di vento forte a causa della loro larghezza e peso sono più difficili da controllare rispetto alle twintip.
Con le tavole direzionali i kitesurfer quando cambiano andatura cambiano anche la posizione dei piedi come nelle virate o strambate del windsurf

Non è frequente vedere kitesurfer che usano tavole direzionali, solo pochi dei praticanti di kitesurf moderni utilizzano queste tavole direzionali. Di solito i fautori di queste tavole le usano in condizioni di vento leggero per passare però in caso di vento forte preferiscono usare un tipo di tavola direzionale detta “Mutant”. La tavola Mutant è un tavola direzionale più piccola con solo due straps ed è un tavola che ha la capacità di poter essere surfata a marcia indietro.

Tutte i tipi di tavole da kitesurf possono fare uso di pinnette o essere tavole senza pinnette (finless). Anche se le pinnette possono aiutare molto per le andature di bolina, cioè per risalire il vento, la funzione principale delle pinnette nel kitesurf è quella di far andare la tavola diritta.
In realtà, sopratutto nelle twintip, è il bordo sopravento a funzionare da pinnetta fornendo resistenza allo scarroccio e permettendo di risalire il vento in bolina.

Il trapezio non è altro che una fascia che viene posta all’altezza del bacino e serve per “agganciare” il kiter alla vela tramite il chicken loop della barra.
E’ formato dal fascione, nella parte posteriore (soprattutto il modello per principianti) ha una maniglia che viene utilizzata per assistere il kiter.
Sempre nella parte posteriore troviamo i ganci per attaccare il leash di sicurezza della vela fatti ad anello oppure da una corda o tubetto di plastica che passa da fianco a fianco, in modo che il leash scorra su di esso per agevolarne il passaggio in certe manovre tipo handle-pass o rotazioni.
Quasi tutti i trapezi hanno un coltellino per tagliare le linee in caso di emergenza.
Nella parte anteriore c’è il gancio in acciaio rivolto verso il basso che serve per agganciare la vela al rider tramite il chicken-loop della barra.
Esistono principalmente 2 tipi di trapezi.
Il modello a seggiolino a differenza di quello a fascia, ha dei cosciali, formati da delle bretelle o del tessuto che servono a fasciare anche i glutei del rider di modo che rimanga basso.
E’ il preferito dai principianti in quanto all’inizio si tende a tenere l’aquilone allo zenit, cioè alle ore 0, facendo questo i trapezio solitamente tende a salire e forzare sullo sterno dando fastidio.
Con questo tipo di trapezio invece i cosciali lo tengono basso, nella stessa posizione di partenza.
Quello a fascia è il modello più utilizzato perchè rispetto a quello a seggiolino, perchè  lascia le gambe libere agevolando i movimenti, rendendo così più piacevole l’esecuzione dei vari trick.

I punti del Lago di Garda dove si può praticare il kitesurf sono Campione sulla sponda bresciana nel comune di Tremosine sul Garda e Navene sulla sponda veronese nel comune di Malcesine (mentre nelle provincie del Trentino è vietato fare kitesurf per una ordinanza locale).


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