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lunedì 2 marzo 2015

BIBLIOTECHE MILANESI : VENERANDA AMBROSIANA

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« ...questa biblioteca ambrosiana che Federigo ideò con sì animosa lautezza ed eresse, con tanto dispendio, dai fondamenti. »
(Promessi Sposi, Cap. XXII - Alessandro Manzoni)

La Biblioteca Ambrosiana è una biblioteca situata nel comune di Milano.

Federico Borromeo (1564-1631), cardinale arcivescovo di Milano, durante i soggiorni a Roma tra il 1585 e il 1595 e dal 1597 al 1601, maturò l’idea di un’istituzione culturale di alto livello artistico, letterario e scientifico, « per un servizio universale » a gloria di Dio e per la promozione integrale dei valori umanistici. Rientrato a Milano inviò emissari a raccogliere manoscritti e stampati da ogni parte del mondo e pose mano alla costruzione dell’Ambrosiana, affidandone l'edificazione a Lelio Buzzi e Francesco Maria Richini nel 1603, e nel 1611 a Fabio Mangone, che aggiunse all’edificio della Biblioteca anche i due saloni per l’Accademia e le raccolte d’arte. Tra il 1826 e il 1836 Giacomo Moraglia sull’area della preesistente chiesa di S. Maria della Rosa realizzò il cortile neoclassico e rovesciò l’ingresso sul lato nord, incorporando anche l’aula rinascimentale della Confraternita del Pio Istituto di Santa Corona. Nel 1923 il cortile neoclassico fu trasformato nella Sala di lettura attuale, e nel 1928 fu annesso all’Ambrosiana l’edificio appartenente agli Oblati fondati da san Carlo Borromeo, con la chiesa di S. Maria Maddalena al Santo Sepolcro di origini millenarie, antecedente la prima Crociata. Dopo i bombardamenti del 1943 i lavori di ripristino furono affidati a Luigi Caccia Dominioni. Dal 1990 al 1997 sono stati eseguiti lavori di restauro e ristrutturazione realizzando un ammodernamento completo di quasi tutti gli ambienti, grazie al contributo di Cariplo, poi Intesa-Bci.

Il cardinale Federico Borromeo affidò nel 1604 l’attività scientifica e culturale dell’Ambrosiana a un Collegio di Dottori, presieduto da un Prefetto che, secondo le Norme promulgate nel 1998 dall'arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, è nominato dall’Arcivescovo. Il Collegio dei Dottori e la Biblioteca Ambrosiana ebbero sorte felice, sostenuti da sapienti norme stabilite dal fondatore, che ne assicurò la continuità istituendo anche una Congregazione di Conservatori e dotandola di adeguate risorse. I Dottori erano originariamente previsti fino a un numero di dodici ecclesiastici, affiancati da quattro Dottori laici. Motori della ricerca, dell’insegnamento e dello studio dovevano essere i membri di tre Collegi che avrebbero dovuto svolgere un’azione coordinata: dei Dottori, dei Professori e degli Alunni. Era così tracciata la missione e l’identità dall’Ambrosiana quale centro letterario, scientifico e artistico di eccellenza a carattere interdisciplinare e universitario, secondo il motto tuttora vigente Singuli singula. Dal 2008 è stata costituita la Fondazione Cardinal Federico Borromeo, per offrire sostegno finanziario alle sempre più numerose attività culturali dell’Ambrosiana, ora ampliate e potenziate.

Con l’apertura al pubblico della Biblioteca Ambrosiana, l'8 dicembre 1609, nasceva quella che nel 1623 Galileo Galilei scrivendo al cardinale Federico definì «l'eroica et immortal libreria ». Il patrimonio originario comprendeva circa 30.000 stampati e 8.000 manoscritti, acquistati da ogni parte del mondo, fino dalle lontane terre d'Arabia, Cina, Russia, Indie e Giappone, tra i più preziosi della storia della cultura e della scienza sia occidentale sia orientale. Possiamo ricordare tra questi l'Ilias picta del V secolo, già appartenuta a Gian Vincenzo Pinelli, il Virgilio di Francesco Petrarca, il كتاب لاحيوان Kitāb al-Hayawān miniato di Amr b. Bahr al-Giāhiz, la mappa cinese《萬國全圖》 di Giulio Aleni. La fama dell'Ambrosiana le attirava altre eccezionali donazioni, come i codici di Leonardo offerti da Galeazzo Arconati nel 1637, e il meraviglioso Museo di Manfredo Settala. Le donazioni continuarono nei secoli, consentendo nel 1909 l'acquisizione dei 1600 codici arabi del fondo Caprotti, fino a quelle più recenti dell'indologo Enrico Fasana, dell'Istituto italo-cinese Vittorino Colombo e di altre istituzioni culturali italiane e straniere. Dal 2009 è iniziata, nella Sala Federiciana dell'Ambrosiana e nella Sacrestia Monumentale del Bramante presso Santa Maria delle Grazie, la serie di Mostre che - culminando nel 2015, anno dell'Expo mondiale in Milano - espongono progressivamente nella sua integralità il capolavoro del genio di Leonardo da Vinci, con gli oltre 2000 suoi disegni raccolti nei 1119 fogli del Codice Atlantico.


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domenica 1 marzo 2015

MUSEI MILANESI : LA PINACOTECA AMBROSIANA

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La Pinacoteca Ambrosiana è un museo di Milano.

Venne fondata da Federico Borromeo nel 1618 nei pressi della Biblioteca Ambrosiana, istituita già nel 1609. L'istituzione nacque per assicurare una formazione culturale gratuita a chiunque avesse qualità artistiche o intellettuali. Alla Pinacoteca fu infatti affiancata, fin dal 1621, un'accademia di pittura e scultura, con calchi in gesso del Laocoonte e della Pietà di Michelangelo provenienti dalla raccolta di Leone Leoni. Il primo docente di pittura fu il Cerano; unico allievo di una certa importanza fu Daniele Crespi.

Una "Seconda Accademia Ambrosiana", riformata in senso classicista su impulso del pittore Antonio Busca e dallo scultore Dionigi Bussola, fu attiva tra il 1668 e la fine del Settecento.

Nella Pinacoteca si possono trovare oggi opere, provenienti dalla collezione di Federico Borromeo (nei quattro corridoi che circondano la sala di lettura della Biblioteca) e da numerosi lasciti successivi, tra cui dipinti di Leonardo, Botticelli, Bramantino, Bergognone, Bernardino Luini, Tiziano, Jacopo Bassano, Moretto, Caravaggio, Morazzone, Daniele Crespi, Andrea Appiani, Francesco Hayez.

Interessante dal punto di vista storico è la produzione di copie da dipinti celebri, promossa da Federico Borromeo per scopi didattici e documentativi, come la replica dell'Ultima Cena di Leonardo, che già nel XVII secolo era in condizioni assai precarie.

Le sale 1, 4, 5, 6 e 7 contengono la collezione dei dipinti donati nel 1618 da Federico Borromeo. Si tratta del nucleo originario della pinacoteca, per questo si è scelto di evidenziarlo in sale dedicate, ispirandosi nell'allestimento al Musaeum pubblicato dal cardinale a Milano nel 1625, dove è descritta la prima sistemazione della raccolta.

Le sale presentano dipinti leonardeschi e veneti del Cinquecento (sale 1 e 4), il cartone della Scuola di Atene di Raffaello, il Canestro di frutta di Caravaggio e dipinti del Cinquecento italiano (sala 5), lombardi contemporanei (sala 6) e fiamminghi contemporanei (sala 7).

Le altre sale ospitano dipinti ottenuti con altri lasciti. Un importante nucleo riguarda il XV secolo e ancora più consistente è quello del secolo XVI. La sala 2 è dedicata ai pittori soprattutto fiorentini, lombardi e veneti, tra cui anche il Ritratto di musico di Leonardo, la 3 ai lombardi, la 10 ai veneti, la 11 soprattutto ai toscani, la 12 ai bresciani e i veneti, la sala 29 a Bernardino Luini.

A partire dalla sala 8 (della Medusa), si entra negli spazi aggiunti nel 1928, già annessi della basilica di San Sepolcro, che vennero allestiti nel 1929-1931 sotto la direzione di Alessandro Minali.

La sala della Medusa, che prende il nome dalla fontana di Giannino Castiglioni, e quella successiva (9, delle Colonne), conservano dipinti e le raccolte di oggettistica.

La sala 13 è detta di Niccolò da Bologna, dal nome del miniatore trecentesco (autore del Codice ambrosiano B 42 Inf.) che ha ispirato i rilievi di due lunette, opera rispettivamente di Domenico Buffa e Rodolfo Castagnini con pitture di Archimede Albertazzi, ed ospita opere fiamminghe e italiane del tardo Cinquecento e del Seicento, tra cui spicca il nome di Guido Reni.

L'allestimento delle successive sale, sempre relativo ai lavori degli anni trenta, ricrea un ambiente signorile milanese di fine Sette-inizi Ottocento. Nella sala 14 si trova un ballatoio con una finta biblioteca e cento stemmi di famiglie nobili lombarde, opera di Archimede Albertazzi, restaurati da Francesco Manzoni dopo i danni bellici. La vetrata è di Domenico Buffa e raffigura Sant'Ambrogio. Le sale 15 e 16 sono dedicate al Seicento lombardo, la 17 al Sei e Settecento.

La sala 18 ospita le opere più importanti della collezione donata dal conte Giovanni Edoardo De Pecis nel 1827 e accresciuta nel 1828 e nel 1830 dai lasciti di sua sorella Maria, vedova Paravicini. Comprende dipinti italiani e fiamminghi e una ricca raccolta di bronzetti neoclassici.

La sala 21 è composta da tre ambienti in successione aperti sulla sala della Medusa e quella delle Colonne, ospitanti un gruppo di dipinti fiamminghi e tedeschi dei secoli XV, XVI e XVII secolo, in larga parte dalla Collezione De Pecis. Sul finestrone centrale, rivolto verso l'aula di lettura della Biblioteca, si trova la vetrata dantesca di Giuseppe Bertini, già nell'attuale sala Borromeo (già sala Stocchetti) e qui posta dal 1929.

La sala 19 presenta una selezione degli oltre duecento dipinti ottocenteschi e dei primi anni del Novecento della galleria, fino alla guerra modniale interamente esposti nel percorso. Si tratta soprattutto di opere di artisti attivi a Milano, con nomi dei migliori maestri quali Andrea Appiani, Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Adriano Gajoni. La sala 20 è occupata dal peristilio.

La sala 22 è il lungo corridoio decorato da sculture e affreschi, secondo l'allestimento del 1966. Spiccano le opere del Bambaia, provenienti dal Monumento funebre a Gaston de Foix e da un'altra tomba, e quattro affreschi dalla chiesa di Santa Maria della Rosa, demolita nel 1831 per ampliare gli spazi dell'Ambrosiana. I reperti lapidei, antichi, medievali e rinascimentali, sono stati selezionati dal portico del Cortile degli Spiriti Magni.

La sala 23 ospita il Museo Settala, ovvero la collezione di Manfredo Settala (1600-1680) donata all'Ambrosiana con acquisto definitivo nel 1751. Si tratta di una raccolta scientifica di gusto enciclopedico, con animali esotici imbalsamati, scheletri di uccelli e pesci rari, conchiglie, crostacei, coralli, cristalli, pietre dure, fossili, strumenti scientifici, orologi, astrolabi, reperti di civiltà precolombiane e altri oggetti. A ciò vanno aggiunti arredi, dipinti, libri e manoscritti che costituiscono una vera e propria Wunderkammer. Di tale raccolta è oggi esposta solo la quadreria.


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