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giovedì 10 agosto 2017

COMUNIONE E LIBERAZIONE

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L'origine di Comunione e Liberazione risale al 1954, quando Don Giussani decise di lasciare il magistero presso il seminario di Venegono per insegnare religione cattolica al liceo classico Giovanni Berchet di Milano. In seguito ai quotidiani incontri con gli studenti don Giussani divenne assistente di Azione Cattolica per il ramo di Gioventù Studentesca (GS) che in pochi anni si diffuse all'interno e oltre la diocesi di Milano. La prima comunità fuori Milano ebbe inizio nel '60 a Catania, seguirono Rimini, Rovereto, Trento, Chiavari e Forlì dove GS, come ricorda don Giussani, compì la "prima storica uscita nel settembre del '61 in Campigna", dal gruppo di Forlì ebbe inizio la comunità di Sansepolcro nel '64 prima in Toscana.

Gioventù Studentesca era inserita nell'Azione Cattolica ma la differenza nel metodo ne provocò, attraverso gli anni, il distacco e la crisi. Nel periodo del '68 molti aderenti abbandonarono il movimento ma altri, più fedeli a don Giussani, si organizzarono in Comunione e Liberazione. Il nome deriva da un volantino diffuso da alcuni universitari nel 1969 e rimanda al contrasto col mondo culturale del tempo: mentre la cultura dichiarava che la rivoluzione era il cammino della liberazione dell'uomo, gli aderenti al movimento affermavano che tale cammino è possibile solo nella comunione cristiana, da cui la liberazione; la salvezza è Gesù Cristo e la liberazione della vita e dell'uomo, qui e nell'aldilà, è legata continuamente all'incontro con Lui.

Don Giussani affermava di non aver mai realmente inteso fondare un movimento. In relazione ad una lettera di papa Giovanni Paolo II, aveva affermato a proposito di Comunione e Liberazione: "Non solo non ho mai inteso "fondare" niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l'urgenza di proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta."

Il desiderio di proseguire l'esperienza del movimento in una forma più stabile, da parte degli ex studenti che avevano incontrato don Giussani attraverso la scuola e l'università, si condensò nei primi anni settanta nella Fraternità di Comunione e Liberazione, riconosciuta l'11 febbraio 1982 dalla Chiesa cattolica quale associazione laicale di diritto pontificio. La Fraternità di Comunione e Liberazione si incontra annualmente per gli esercizi spirituali a Rimini.

La presenza di CL nel mondo della scuola ha ancora il nome di Gioventù Studentesca. La sigla CLU (Comunione e Liberazione - Universitari) definisce invece informalmente l'intera presenza di CL nelle università indipendentemente dalle varie forme di associazionismo. Anche il CLU si incontra annualmente per gli esercizi spirituali a Rimini.

Del movimento fanno parte anche esperienze di vita consacrata quali ad esempio i Memores Domini, la Fraternità San Giuseppe e la Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, le Suore di carità dell'Assunzione, oltre a numerose vocazioni nell'ambito di famiglie religiose già esistenti (carmelitani, benedettini, francescani, trappisti, etc).

Dopo la morte di don Giussani, avvenuta il 22 febbraio 2005, la guida del movimento è passata al sacerdote spagnolo don Julián Carrón. Nel 2014 la Diaconia Centrale di Comunione e Liberazione ha rinnovato a Julián Carrón il mandato di Presidente della Fraternità per un sessennio.

Fin dalle sue origini come Gioventù Studentesca, la vita del movimento di Comunione e Liberazione è centrata sulla preghiera svolta nella liturgia. L'esperienza di vita proposta all'interno di CL valorizza i tre aspetti che don Giussani indicava come fondanti l'esperienza cristiana: cultura, carità e missione.

Un'attività tipica del movimento è la catechesi detta scuola di comunità generalmente sui testi di don Giussani o del Magistero organizzata dalle singole comunità e aperta a tutti.

Fin dai primi tempi di Gioventù Studentesca, don Giussani aveva stabilito come scopo primario l'educazione alla maturità cristiana e la collaborazione alla missione della Chiesa in ogni aspetto della vita. La scuola di comunità intende essere in primo luogo un metodo per verificare la presenza di Cristo nella propria vita, approfondendo il rapporto fede-ragione e di come la ragione umana possa approcciarsi al mistero di Dio e dell'Incarnazione, aiutando chi vi partecipa a prendere coscienza di come possa nascere dalla comunione con Cristo attraverso la Chiesa un'umanità nuova.

Ogni comunità comincia il raduno con una preghiera o un canto; c'è quindi una lettura di un testo di don Giussani. Segue una breve discussione, confrontando quanto letto con la propria esperienza personale, e si conclude con un canto, una preghiera e gli avvisi, ritenuti le "gambe su cui può camminare la comunità".

Don Giussani ha sempre utilizzato per sé e per il movimento semplicemente le preghiere e la liturgia della Chiesa, senza aggiunte o modifiche (all'eccezione dell'Angelus che viene recitato in forma abbreviata con un solo Ave Maria). Nella Messa si utilizzano spesso canti della tradizione della Chiesa (gregoriani, laude medievali, polifonici, etc.). Le celebrazioni eucaristiche, aperte a tutti, sono ridotte all'essenziale: senza "segni" (cioè senza applausi, senza arredi sacri particolari, etc.), senza "monizioni" (né interventi spontanei), secondo quanto permette il Messale Romano.

Don Giussani ha sempre promosso la liturgia delle Ore, che è recitata quasi sempre in gruppo ed in recto tono. Agli inizi degli anni settanta fu compilata una versione semplificata del breviario ambrosiano, racchiusa in un ciclo di una sola "settimana" anziché quattro, che è in uso ancora oggi; i consacrati (Memores Domini, etc.) utilizzano invece il breviario della Chiesa cattolica.

Sulla scia della devozione mariana di don Giussani, la recita del rosario è frequente, e sono raccomandati in modo particolare anche l'Angelus, il Regina Coeli, il Memorare, la preghiera di san Bernardo (presente nel canto XXXIII della Divina Commedia) e l'invocazione allo Spirito (Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam).

La passione di don Giussani per la musica ed il canto sono un aspetto essenziale del movimento; secondo don Giussani il canto è "l'espressione più alta del cuore dell'uomo", "la carità più grande di tutte perché il canto rende vicino e visibile il mistero". Giussani stesso racconta che fin «dalla prima Messa di GS, la prima in assoluto» insegnò ai suoi ragazzi i classici della devotio moderna, a cui seguiranno poi canti solisti, popolari o polifonici del Cinquecento e del Seicento. Inizialmente circoscritti all'ambito della sola liturgia, i cori di CL si sono poi formati anche su altri generi (dagli spirituals ai canti degli alpini, dai canti brasiliani al Laudario di Cortona, dai canti gregoriani e ambrosiani ai canti tradizionali spagnoli, irlandesi, sudamericani).

Già nei primissimi tempi dell'insegnamento al Berchet don Giussani faceva ascoltare in classe, nelle sue lezioni di religione, dischi di Beethoven, Chopin, Brahms, e altri: l'ascolto e il commento di musica e canti è rimasto poi come uno dei fattori fondamentali della vita del movimento. Negli ultimi anni della sua vita don Giussani ha fondato e diretto la collana di CD Spirto gentil con i pezzi che riteneva meglio eseguiti, non solo di musica classica (tra cui Beethoven, Haydn, Mozart, Rachmaninov, Pergolesi) ma anche canti e musiche di altre tradizioni (ad esempio laudari medievali, canti popolari russi, canti popolari napoletani, canti baschi).

Non per questo CL rinnega la canzone moderna in quanto tale: anzi, il movimento ha accolto anche compositori, come il cantautore Claudio Chieffo, che don Giussani chiamava semplicemente "il poeta".

L'attenzione alla musica è tale che negli esercizi spirituali, ad eccezione dei momenti degli incontri, c'è sempre l'esecuzione di un canto o di un pezzo di musica classica.

La preoccupazione di don Giussani di presentare la lettura di alcuni testi di personalità cristiane e non cristiane che potessero favorire una migliore comprensione dell'esperienza cristiana cominciò con la proposta del "libro del mese" che continua ancora oggi sotto forma di una collana della BUR, denominata I libri dello spirito cristiano. La proposta sull'ascolto della musica è invece nella collana di CD denominata Spirto gentil. In CL si presta grandissima attenzione all'arte, intesa come una delle espressioni più alte dell'uomo.

Gli aderenti al movimento sono educati alla carità attraverso la "caritativa". Questo impegno settimanale affonda le sue radici nell'abitudine dei primi giessini di riversarsi nel fine settimana nella povera Bassa Milanese per fare compagnia ai bambini, giocare con loro e fare catechismo. La caritativa non è intesa come volontariato o come gesto di solidarietà, ma come strumento di educazione del cuore alla gratuità. Attualmente le forme sono le più disparate: per esempio, dedicare un'ora della settimana a fare compagnia ai carcerati, ai malati, a fare doposcuola ai bambini, ecc.

Tutto il movimento di CL è missionario, nel senso che si propone di portare ad ogni uomo la persona viva di Gesù. L'attenzione alla realtà missionaria propriamente detta è grandissima e affonda le sue radici negli anni sessanta, quando alcuni giessini milanesi partirono per il Brasile (paese cui il movimento sarebbe sempre stato legato) come missionari. Si tratta certamente dell'unico esempio missionario studentesco nella storia della Chiesa. In realtà quasi tutti i ragazzi di GS partiti dopo il '68 passarono nelle file dei movimenti marxisti, abbandonando il movimento, ad eccezione di don Pigi Bernareggi e di Rosetta Brambilla, ancora attualmente in Brasile.

Nell'insegnamento di don Giussani, la fede ha a che fare con ogni aspetto della vita, da cui la nascita in seno al movimento di circoli culturali, opere educative, cooperative di lavoro, attraverso cui Comunione e Liberazione si è diffusa assai più che per il tradizionale ambiente delle parrocchie. Al movimento è legata, ad esempio, l'associazione Compagnia delle Opere, nata nel 1986 e che riunisce migliaia tra imprenditori ed opere di carattere assistenziale ed educative. Una critica relativamente diffusa in ambienti laici verso questa associazione è che essa rappresenterebbe una struttura "tentacolare" volta a trasmettere l'influenza e il potere di CL nella vita economica italiana; i sostenitori del movimento affermano al contrario che la Compagnia ha lo scopo di concretizzare nel mondo l'insegnamento di don Giussani.

Il movimento è presente in circa settanta paesi in tutto il mondo.

Dal 1980 ogni anno, in una settimana della seconda metà di agosto, si svolge a Rimini il Meeting per l'amicizia fra i popoli, manifestazione in cui tramite incontri, eventi, mostre e dibattiti con esponenti del mondo della cultura, della politica, dell'industria e della finanza (sia italiani che stranieri), è evidenziato il coinvolgimento di CL con le più varie realtà religiose, politiche e sociali. Nel 1981 nasce a Milano il Centro Culturale San Carlo dietro un invito rivolto direttamente a don Giussani (oggi CMC Centro Culturale di Milano), per dare vita a un luogo di incontro e cultura, dove potesse emergere il contributo che la ragione può portare all'esperienza della fede, attraverso la condivisione e il dialogo tra diverse esperienze di vita. Da lì nascono, negli stessi anni e in diverse città numerosi Centri Culturali che si riuniscono nell'Associazione Italiana Centri Culturali. A Milano aderirono subito numerosi intellettuali, tra cui Giovanni Testori ed oggi docenti, professionisti, scrittori, come Luca Doninelli, Silvano Petrosino, Giulio Sapelli, Salvatore Carrubba.



Dall'ambiente di CL è nata la fondazione Banco Alimentare, una ONLUS per la raccolta e la redistribuzione delle eccedenze alimentari (a cui si è poi aggiunto il Banco Farmaceutico) e l'AVSI (Associazione dei Volontari per il Servizio Internazionale).

Ancora da CL nasce nel 1982 il Sindacato delle Famiglie (SIDEF), per la promozione dei diritti delle famiglie ed il riconoscimento della loro soggettività sociale, ipotizzando che l'Italia sia uno dei paesi europei che più penalizza le esigenze delle famiglie.

Da CL sono nati anche numerose altre iniziative dei più diversi àmbiti: Club Papillon, Teatro de Gli Incamminati, Consorzio Pan (progetti asili nido), Famiglie per Accoglienza, Associazione Cilla, Euresis, Teatro Elsinor, Federazione Opere Educative, Arcipelago Musica, ecc. L'associazione di fedeli Russia cristiana, d'altra parte, pur con posizioni vicine a CL e annoverando tra i propri aderenti molti ciellini, ha avuto genesi ed evoluzione propria e gode tuttora di una propria fisionomia non direttamente dipendente da CL.

Il movimento di Comunione e Liberazione è presente tra i giovani nelle scuole e nelle Università. Alcuni aderenti al movimento di Comunione e Liberazione partecipano attivamente alla politica universitaria mediante liste universitarie, così come alla politica locale, nazionale ed europea. Questo per seguire l'insegnamento della Chiesa di portare Cristo in tutti gli ambienti della società.

La presenza di CL nelle università inizia a partire dalla fine degli anni sessanta con la sigla informale CLU (Comunione e Liberazione - Universitari) ancora oggi utilizzata per indicare tutti i gruppi universitari ispirati a CL. Tale presenza è stata spesso però vista, soprattutto negli anni 70, solo come un elemento politico, tanto che Giussani stesso, nel febbraio 1976, richiamò i suoi sottolineando che «CL in università è un fatto politico più che un fatto ecclesiale, e questo ci strozza» e indicando un nuovo modo di stare in Università più aderente al messaggio cristiano.

La storia delle liste universitarie nate da aderenti a Comunione e Liberazione ha conosciuto negli anni successi ed insuccessi legati soprattutto al radicamento di CL sul territorio e nelle singole Università e attualmente fa riferimento a sigle come Student Office, Obiettivo Studenti, Lista Aperta per il Diritto allo Studio, Ateneo Studenti, Universitas o ListOne riunite in una federazione nata negli anni novanta e denominata Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (CLDS).

Negli atenei italiani il movimento di CL ha fatto sentire la sua voce con nette prese di posizione, dimostrazioni, volantinaggi, manifestazioni durante incontri pubblici su alcuni temi scottanti della politica italiana ed europea, esprimendosi contro l'aborto, l'utilizzo delle cellule staminali embrionali e a sostegno della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, opponendosi al divorzio e al riconoscimento legale di coppie omosessuali e sostenendo la parità dei diritti tra scuole statali e private e per l'insegnamento della religione cattolica. Recentemente, anche negli atenei, CL ha preso posizione per quanto riguarda l'inserimento nel testo della Costituzione Europea del riferimento alle radici cristiane. Nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2008, ovvero nei momenti di tensione tra governo da una parte e studenti, ricercatori e professori dall'altra, a causa della legge 133 (che prevedeva tagli orizzontali nell'ambito dell'università pubblica, della ricerca e del settore lavorativo universitario) il movimento di CL ha assunto una posizione generalmente poco critica rispetto alla situazione, assumendo posizioni in parte favorevoli al decreto, in parte contrarie; gli esponenti di CL si sono generalmente astenuti dalle manifestazioni di piazza.

Nell'ultimo decennio diversi studenti provenienti dall'esperienza di CL hanno aderito a partiti, buona parte a Forza Italia, militando nelle sue file e presentando candidati nelle sue liste. Per esempio, a Milano, Lorenzo "Lollo" Malagola, studente di Comunione e Liberazione e rappresentante degli studenti in seno al CNSU, è stato eletto nel 2006 come consigliere comunale nelle liste di Forza Italia, seguendo le orme di Carlo Masseroli, che è stato assessore all'urbanistica del comune di Milano, passando dagli organi universitari fino ai banchi del consiglio comunale.

La posizione delle liste vicine al movimento di CL per quanto riguarda la riforma Moratti sullo stato giuridico della docenza e la struttura dei corsi di laurea è stata di un sostanziale appoggio al Ministro (sia pure con alcuni distinguo), in opposizione ad alcuni settori del mondo accademico (all'interno della CRUI, tra i professori, parte della conferenza dei ricercatori e dei dottorandi) e della sinistra studentesca all'epoca maggioranza in seno al CNSU.

Un altro aspetto rilevante della presenza di CL in Università è rappresentato dalle iniziative cooperative. Nel 1977 alcuni studenti di CL fondarono infatti la Cooperativa Universitaria Studio e Lavoro (CUSL) per offrire servizi di fotocopisteria, libri, materiale di cancelleria, convenzioni con negozi, oltre a gestire con i propri proventi iniziative legate al diritto allo studio con borse e facilitazioni.

Alla fine degli anni settanta le cooperative del Movimento Studentesco (di tradizione comunista) erano le uniche realtà organizzate ad usufruire degli spazi universitari per offrire servizi agli studenti e la CUSL, che per diversi anni aveva operato con "banchetti volanti", acquisì la prima sede stabile solo nell'agosto del 1982, con l'occupazione, la pulizia e l'allestimento in uno scantinato abbandonato del Politecnico di Milano.

Sempre alla sfera di CL appartiene l'associazione culturale Universitas University, con base a Milano e che raccoglie un ampio numero di docenti universitari facenti parte del movimento. Tra i documenti degni di nota si trova la difesa degli estensori della "Lettera ad una professoressa" firmata da 18 docenti dell'Università degli Studi di Milano.

La rivista ufficiale del movimento è il mensile Tracce, pubblicato in undici lingue, tra cui il russo ed il giapponese.

All'esperienza di CL si rifaceva il settimanale Il Sabato (pubblicato tra il 1978 ed il 1993).

Fino agli anni ottanta la casa editrice dei testi legati al movimento è la Jaca Book (che prende nome da una pianta sudamericana, la jaca nota come "pianta del pane"); dalla fine degli anni ottanta i libri di Giussani e di altri autori legati a CL vengono pubblicati da diverse case editrici (principalmente Marietti editore e RCS MediaGroup).

La nascita del movimento viene tipicamente indicata come l'ottobre del 1954, cioè coincidente con l'inizio dell'insegnamento di don Giussani nel liceo Berchet di Milano; il movimento è stato a lungo nell'alveo dell'Azione Cattolica: solo nei primi anni settanta CL diverrà completamente autonoma dall'Azione Cattolica.

Già durante la seconda metà degli anni cinquanta il cardinale di Milano Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) riportò a don Giussani le osservazioni di alcuni preti milanesi secondo i quali GS, contrariamente ai metodi dell'Azione Cattolica in cui era inserita, aveva abolito la tradizionale divisione tra associazioni maschili e femminili ed aveva privilegiato l'apostolato d'ambiente rispetto a quello della parrocchia. Montini però concluse: «io non capisco le sue idee e i suoi metodi, ma vedo i frutti e le dico: vada avanti così».

Agli inizi degli anni sessanta, il vescovo di Crema riportava alcune critiche tra cui «GS non è un movimento della Chiesa, ma di un uomo, destinato a scomparire con lui»; mons. Franco Costa, assistente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), chiese inutilmente a Montini il drastico ridimensionamento di GS o dello stesso don Giussani. Le pressioni di Azione Cattolica e FUCI continuarono, finché nel 1965 GS fu finalmente inserita esplicitamente come movimento d'ambiente nelle strutture di AC (avendo come presidente l'allora studente Luigi Negri, oggi vescovo), ed il quarantatreenne Giussani fu inviato "in esilio" negli USA dal cardinale di Milano Giovanni Colombo per studiare teologia protestante. Giussani fu costretto a rientrare dopo appena cinque mesi per un intervento chirurgico alla cistifellea, e fu quindi incaricato di insegnare "introduzione alla teologia" all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (cattedra che tenne fino al 1990). Nel frattempo l'allora studente Angelo Scola (futuro patriarca di Venezia e arcivescovo di Milano), veniva chiamato alla presidenza della FUCI milanese.

Nel numero di luglio del 1966 della Rivista Diocesana Milanese il cardinale Colombo annunciò di aver stabilito che i vertici di GS fossero i vicepresidenti di Azione Cattolica, e che i ragazzi avviati in GS proseguissero la loro formazione nella FUCI. Nello stesso anno Giuseppe Lazzati chiedeva le dimissioni di tutta la presidenza della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica) in quanto troppo legati a GS.

Nel febbraio 1966 vengono denunciati da GS gli autori dell'inchiesta pubblicata da "La zanzara", giornale studentesco del Liceo Parini di Milano, intitolata "Che cosa pensano le ragazze d'oggi", un dibattito sulla condizione femminile e sulla posizione della donna nella nostra società, condotta criticando la famiglia tradizionale e la morale sessuale in termini forti per quell'epoca. GS ribatté con un volantino firmato "Pariniani Cattolici", che pur accusando "la gravità dell'offesa recata alla sensibilità e al costume morale comune", era intitolato Protestiamo! Valori fondamentali della nostra tradizione sono la libertà e la democrazia. Il caso de la zanzara rimbalzò sulle cronache nazionali, dividendo il paese. Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano costituirono il "partito della colpevolezza", mentre la sinistra e i cattolici progressisti intervennero in difesa degli studenti. Ne nacque un caso simbolo nella società italiana (seguito anche da Le Monde e dal New York Times), presentato come una questione di sesso tra studenti e rapidamente ripresa dalla stampa di sinistra e dai consiglieri comunali comunisti. Un gruppo di genitori firmò un telegramma di solidarietà al preside della scuola, mentre altri genitori denunciarono alla magistratura gli autori dell'inchiesta, che vennero assolti, così come il preside del Liceo dall'accusa di stampa oscena e corruzione di minorenni.

I rappresentanti di GS presentarono le proprie ragioni il 24 marzo successivo, in una sede del PIME, dove furono raccolte 4.500 firme a sostegno della posizione di GS, inviate ai giornali ed alle autorità di Milano.

Il 17 novembre 1967 esplose il Sessantotto italiano, proprio con un'occupazione all'Università Cattolica milanese, a cui parteciparono anche molti aderenti di GS, AC, FUCI, addirittura passando in alcuni casi a Lotta Continua e al Movimento Studentesco di Mario Capanna: la crisi che il Sessantotto accese in tutto il mondo cattolico cambiò profondamente la fisionomia di tutte le aggregazioni della Chiesa in Italia.

Nonostante la tensione con l'Azione Cattolica, fino ai primissimi anni settanta ai vertici dell'AC vi erano ancora giovani provenienti da GS. Per esempio, nel giugno 1970 Massimo Camisasca venne eletto vicepresidente per il Settore giovani dell'Azione Cattolica della diocesi di Milano, carica che avrebbe mantenuto fino al 1972.

Il 18 giugno 1971 la presidenza nazionale della FUCI emise un comunicato in cui diceva: «Preso atto che CL ha una sua organizzazione e un suo discorso su scala nazionale  è risultato più realistico considerare la FUCI e CL come due realtà distinte»; nell'ottobre successivo il cardinale Colombo andò anche oltre, affermando che «i gruppi di CL non sono un'alternativa all'AC ma sono solo un libero e legittimo movimento di apostolato». Queste prese di posizione portarono in meno di un anno al distacco definitivo di CL da AC, un distacco certamente non voluto da Giussani che fino all'ultimo dichiarò al cardinale Colombo di non aver mai voluto creare una struttura accanto ad altre strutture, ma solo sviluppare la propria opera all'interno delle strutture ecclesiastiche esistenti.

Dal rapporto epistolare tra il cardinale Colombo e Giussani emergerà poi la necessità di dotare CL di una qualche forma statutaria.

Negli anni immediatamente successivi al 1968, un periodo in cui tutte le associazioni ecclesiastiche erano in crisi, presso alcuni ambienti si vedeva con perplessità l'espansione di un movimento che faceva capo non ai vescovi ma ad un sacerdote. Il vescovo Franco Costa, incaricato dalla CEI di tracciare un documento su CL, formulò un'accusa di «integrismo» che a causa dell'importanza dell'estensore rimase a lungo come etichetta di CL.

Nel documento di Costa, l'accusa di «integrismo» coesisteva con un'accusa diametralmente opposta (quella di essere un movimento carismatico) a causa della rapida diffusione di CL in tutta Italia. Giussani ha sempre spiegato tale diffusione nei termini di propagazione di un'amicizia cristiana.

Un primo informale incoraggiamento pontificio al movimento di Comunione e Liberazione venne il 23 marzo 1975 da parte di papa Paolo VI. Dopo un incontro in piazza san Pietro, in cui erano presenti diciottomila ciellini, Paolo VI fermò Giussani per dirgli «questa è la strada: vada avanti così! Coraggio, coraggio, lei e i suoi giovani, perché questa è la strada buona», ripetendo lo stesso incoraggiamento di vent'anni prima.

Paolo VI incaricò esplicitamente l'allora segretario della CEI mons. Enrico Bartoletti di seguire CL. Con Bartoletti sembrò che il riconoscimento fosse vicino, ma la sua morte improvvisa nel marzo 1976 riportò tutto in alto mare per altri quattro anni.

Papa Paolo VI, nell'udienza del 28 dicembre 1977, disse agli universitari di CL presenti: «siamo molto attenti all'affermazione che andate diffondendo del vostro programma, del vostro stile di vita, dell'adesione giovanile e nuova, rinnovata e rinnovatrice, agli ideali cristiani e sociali che vi dà l'ambiente cattolico in Italia», ricordando anche il loro «fondatore» don Giussani. Pochi anni dopo, CL avrebbe ottenuto il riconoscimento pontificio.

Con un decreto dell'11 luglio 1980, infatti, l'abate di Montecassino, Martino Matronola, conferì la personalità giuridica all'associazione laicale denominata "Comunione e liberazione" ed eresse la Fraternità di Comunione e Liberazione, invitando gli altri Ordinari diocesani a che venisse "accolta, aiutata e incoraggiata". Nel novembre successivo il cardinale Ugo Poletti la riconobbe a Roma, e prima della fine dell'anno fu riconosciuta anche a Catania ed in numerose altre diocesi italiane. Il 30 gennaio 1982 una nota del Pontificio Consiglio per i Laici considerò l'approvazione pontificia della Fraternità un fatto compiuto, «anche perché il Santo Padre ha manifestato la sua augusta mens, favorevole alla concessione della personalità giuridica pontificia»; il decreto pontificio di papa Giovanni Paolo II seguì poco meno di due settimane dopo, l'11 febbraio 1982. Come presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione fu nominato don Luigi Giussani.

L'11 febbraio 2002 lo stesso Giovanni Paolo II scrisse a Giussani una lettera per i vent'anni di riconoscimento pontificio, in cui affermò che CL «ha voluto e vuole indicare» all'uomo di oggi «non una strada, ma la strada», e tale strada «è Cristo».

Il 24 marzo 2007 papa Benedetto XVI ha voluto ricevere in udienza in Piazza S.Pietro l'intera comunità di CL in occasione del venticinquesimo anniversario della Fraternità. Agli oltre centomila presenti ha ricordato le parole del predecessore e rinnovato la stima e la benedizione nel cammino verso Cristo.

Secondo l'insegnamento di don Giussani, la fede cristiana ha la forza di dare forma ad ogni aspetto della vita, con ogni espressione umana (religiosa, artistica, politica, etc). Proprio perché CL è un movimento ecclesiale e di carattere educativo su tutta la realtà (così come Giussani ha sempre voluto), i giudizi e l'attività dei singoli, partendo dalla propria esperienza di fede, si sono in vari casi rivolti anche alla sfera politica (per esempio sulla questione dell'aborto). Le prese di posizione e i giudizi sui temi di attualità sono stati al centro di diverse polemiche soprattutto per il dichiarato carattere cristiano che li contraddistingueva.

Un episodio particolarmente significativo avvenne durante un'assemblea alla Cattolica nel 1973, quando il coro di CL cantò La ballata del potere di Claudio Chieffo. Il giornalista Walter Tobagi riporta che nel momento in cui il coro intonò la strofa «forza compagni: rovesciamo tutto e costruiamo un mondo meno brutto», i ragazzi del Movimento Studentesco, che erano rimasti un po' stupiti e un po' ridacchiosi di fronte alla scena cominciarono ad applaudire. Ma l'applauso si trasformò in una fischiata quando il coro arrivò all'ultima strofa: «Ora tu dimmi, come può sperare un uomo, se ha in mano tutto, ma non ha il perdono?».

Le prime timide apparizioni "politiche" di aderenti a CL risalgono all'inizio degli anni settanta, generalmente in appoggio alla Democrazia Cristiana, visto ancora come il "partito cattolico". La prima vera battaglia politica fu il referendum sul divorzio del 12 maggio 1974, in cui il fronte cattolico si presentava diviso: per esempio le Associazioni Cristiane Lavoratori (ACLI) furono favorevoli al divorzio, l'Azione Cattolica non prese una posizione ufficiale, altre formazioni ecclesiali – fra cui CL – si dichiararono contro fin dall'inizio. CL organizzò manifestazioni ed incontri pubblici per promuovere le ragioni del "sì" alla consultazione, ma il referendum fu vinto dai "no"; ciò portò ad una lunga riflessione all'interno di CL sull'efficacia delle manifestazioni e degli incontri.

Un anno dopo, il 29 maggio 1975, nacque il Movimento Popolare ad opera di Roberto Formigoni ed altri membri di CL. Alle amministrative del 15-16 giugno 1975 la formazione guadagnò cinque eletti al comune di Milano, e diversi altri nel resto dell'Italia. Il 27 giugno 1975 il primo comunicato stampa di CL sulle elezioni affermava: «nonostante il calo percentuale della DC, un nuovo movimento cattolico è nato». Il movimento fu denominato Movimento Popolare, senza l'aggettivo "cattolico", perché non si voleva scomodare un riferimento così impegnativo alla Chiesa cattolica.

Nel Movimento Popolare confluirono molti dalla CISL, dalla DC, dalle ACLI, dall'Azione Cattolica e da altri ambienti, ma la stampa continuò a considerare il Movimento Popolare come l'espressione politica di CL. Giussani stesso, nel febbraio del 1976, ebbe ancora a lamentarsi che nelle università CL veniva considerata «un fatto politico più che un fatto ecclesiale»; nel maggio successivo Giussani e Formigoni scrissero ufficialmente a tutti i responsabili di CL che «il soggetto pubblico promotore di tutte le iniziative in campagna elettorale deve essere il Movimento Popolare, non CL; ciò al fine di evitare gravi equivoci sulla natura ecclesiale del nostro movimento. Non esistono candidati di CL, né nelle liste DC, né in alcuna altra lista. Esistono nella lista DC dei candidati che liberamente condividono l'esperienza di CL». I responsabili del Movimento Popolare affermarono che «alla radice del nostro modo di fare politica c'è un atteggiamento religioso», ma all'iniziale sostegno dato alla DC si affiancò gradualmente una polemica sul metodo democristiano, in particolare sul tema dell'aborto.

Altre attività del Movimento Popolare riguardarono l'attività a favore dei boat people (in particolare i profughi che fuggirono dal Vietnam del Sud in guerra) e della Polonia di Solidarność. I due anni d'oro del Movimento Popolare furono il 1984 ed il 1985.

Con Tangentopoli e la messa in crisi della DC e della Prima Repubblica, il Movimento Popolare si sciolse il 2 dicembre 1993.

I giudizi politici (l'appoggio alla Democrazia Cristiana, le prese di posizione sul divorzio, etc) fecero guadagnare a CL prima e al Movimento Popolare poi l'antipatia di movimenti politici sia di destra che di sinistra.

Dal 16 marzo 1973 L'espresso pubblicò una serie di articoli evidenziando la consistenza numerica di CL e qualificandola come «gli extraparlamentari della DC»: CL guadagnava così l'attenzione della stampa e degli ambienti della scuola e dell'università. Dal febbraio del 1974 si registrarono a Milano le prime aggressioni agli aderenti di CL sia nella scuola (nello stesso liceo Berchet e all'ITIS Molinari) che all'università (alla Statale) da parte di organizzazioni sia di sinistra (come Avanguardia Operaia e Movimento Studentesco) che di destra (come FUAN e Avanguardia Nazionale).

In vista del referendum sul divorzio (maggio 1974), a causa della posizione dichiaratamente contraria al divorzio da parte dei ciellini, le organizzazioni ostili a CL la definirono «CL organizzazione giovanile della DC», «organizzazione squadristica di CL», «gruppo reazionario clerico-fascista al soldo di DC e padronato»; aumentarono le aggressioni tese ad impedire assemblee e volantinaggi di CL, stavolta anche in altre regioni d'Italia. Nel giugno successivo gli universitari ciellini vengono aggrediti da esponenti del Movimento Studentesco durante una funzione religiosa nella chiesa della Statale di Milano; nei volantinaggi del Movimento Studentesco si chiedeva sempre di «togliere agibilità politica a CL» poiché «CL non ha il diritto di parlare in università». Nel dicembre successivo il manifesto afferma che sarebbero presenti in CL «alcuni squadristi di Ordine Nuovo», dando al Movimento Studentesco il pretesto per ulteriori aggressioni nonostante la smentita di Roberto Formigoni. CL si troverà contro perfino gruppi di ispirazione cristiana come Gioventù ACLIsta e Cristiani per il Socialismo. Un discreto numero di studenti e professori ciellini finirà all'ospedale a seguito delle aggressioni. «È una colpa sociale essere cristiani», commenterà amaramente il cardinale Ugo Poletti sulle pagine de L'Osservatore Romano.

Un volantino delle Brigate Rosse nel dicembre 1975 indica CL come uno strumento della «campagna clerico-fascista scatenata dal Vaticano contro il pericolo comunista» e i ciellini come «provocatori di professione al soldo dell'imperialismo». Ancora nel 1975 Il Messaggero pubblica una notizia intitolata: «Picchiati studenti integralisti di Comunione e Liberazione». Il 14 febbraio 1976 appare contemporaneamente su La Stampa e il manifesto la notizia che CL sarebbe «un'organizzazione politica creata dalla CIA e foraggiata con due miliardi di lire». Nonostante le smentite e la pubblicazione dei dati sull'autofinanziamento di CL e la querela ai due giornali, la notizia viene amplificata dalla stampa e le aggressioni si moltiplicano: già nello stesso febbraio ci furono diversi attacchi con bombe Molotov contro sedi di CL, con lo slogan «le sedi di CL si chiudono col fuoco», devastazioni o distruzioni di locali usati da ciellini, auto, proprietà, aggressioni con spranghe e mazze (il 17 giugno 1979 La Stampa e Il manifesto smentiranno quelle che erano state definite 'assurde calunnie'). Un attentato con bombe Molotov devasterà anche la sede della Jaca Book, una casa editrice che annoverava tra i suoi fondatori alcuni giovani di CL.

Nel luglio 1977 le Brigate Rosse gambizzano Mario Perlini, in quanto «segretario regionale dell'organizzazione di Comunione e Liberazione» (volantino BR del 14 luglio 1977), il 23 ottobre 1977 gambizzano Carlo Arienti, in quanto «uomo di punta di Comunione e Liberazione».

I più noti esponenti politici italiani direttamente legati a CL sono l'ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, l'ex vicepresidente del Parlamento Europeo Mario Mauro, il fondatore dell'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà Maurizio Lupi e, in passato l'ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione.

Con lo scioglimento del Movimento Popolare e la dissoluzione della Democrazia Cristiana, l'attenzione politica degli aderenti al movimento si è, nella maggior parte dei casi, spostata ad alcune componenti della Casa delle Libertà; vi sono state diverse eccezioni, come ad esempio il sostegno di parte del movimento a Democrazia Europea nelle elezioni politiche 2001, e a esponenti di centro-sinistra soprattutto in occasione di elezioni amministrative (per esempio in Campania e Toscana).

Dopo le esplicite prese di posizione in occasione dei referendum sull'aborto e sul divorzio (sui quali il mondo cattolico si era presentato frammentato e diviso), in occasione dei referendum abrogativi del 2005 in materia di procreazione medicalmente assistita l'intero movimento si è compattato attorno alla campagna per l'astensione, che ha visto impegnato la stragrande maggioranza del mondo cattolico italiano; CL si è sempre espressa negativamente sull'uso delle cellule staminali embrionali a scopo di ricerca.

Per le elezioni politiche del 2013 alcuni membri di CL, tra i quali Giorgio Vittadini (fondatore della Compagnia delle Opere) e l'imprenditore Graziano Debellini (leader del movimento ciellino veneto ed ex-presidente della Compagnia delle Opere ), hanno manifestato il loro appoggio per il premier uscente Mario Monti a scapito di Silvio Berlusconi.

Le critiche espresse nei confronti di CL si possono riassumere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell'ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa cattolica, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti della Chiesa.

Storicamente, le critiche riguardanti la politica sono venute da destra e da sinistra, con una forte predominanza da quest'ultima a causa della massiccia presenza di liste collegate alla sinistra nelle università (per esempio il Movimento Studentesco, detentore negli anni settanta della maggioranza dei consensi nelle università milanesi, fu il più prolifico di critiche ed attacchi a CL).

Fino a tutti gli anni settanta negli ambienti di GS prima e di CL poi si era utilizzato un linguaggio e uno stile prossimo a quello della sinistra (cfr. ad esempio tra i canti di CL, o tra le pubblicazioni della Jaca Book, o lo stesso termine «liberazione» del nome «Comunione e liberazione», in antitesi agli slogan comunisti dell'epoca). Ciò non poteva che portare a critiche da parte di ambienti di estrema sinistra, storicamente ostili a CL e che hanno sempre criticato tale movimento ecclesiale in termini di politica e di economia, per esempio contestando una presunta "economia parallela" (nella Compagnia delle Opere) capace di portare la sua influenza nel mondo politico italiano.

Nel 2003 scoppiò uno scandalo, legato all'ambiente cooperativo vicino a Comunione e Liberazione. Vennero inquisiti diversi dirigenti e fornitori della società cooperativa di ristorazione "La Cascina" con l'accusa di truffa aggravata, frode in pubbliche forniture, falso ideologico, turbativa d'asta, somministrazione di sostanze alimentari in modo pericoloso per la salute pubblica. Il procedimento si è poi concluso con il proscioglimento degli indagati. La cooperativa, attiva dal 1978, è ancora oggi uno dei leader nazionali nel settore della ristorazione collettiva e si occupa di gestire mense universitarie, scolastiche, ospedaliere e dal 2002 anche la buvette del Senato; la cooperativa si occupa anche della gestione dei buoni pasto Break Time.

Una critica poco visibile è quella rivolta agli esponenti di CL che hanno raggiunto posizioni di rilievo nella società: essa ha ad oggetto l'osservazione che tutti i collaboratori sarebbero scelti tra gli esponenti di CL secondo un'usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l'occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica.

Un esempio è quello della regione Lombardia, ove, dal momento in cui è divenuto presidente, Formigoni si è circondato nel suo incarico, e quindi in posti di lavoro nell'Ente pubblico, di un gran numero di simpatizzanti e persone interne al movimento, escludendo di fatto gli oppositori.

Un appunto spesso mosso a CL, fin dai primissimi anni del Concilio Vaticano II, è che in CL «non si parla del Concilio». A questa obiezione già all'epoca rispose don Giussani: «Non ne parlavamo, lo vivevamo». Lo stile di CL, che le gerarchie ecclesiastiche indicheranno inizialmente come «movimento di apostolato d'ambiente», per giunta propagatosi attraverso un sacerdote anziché nell'ambito organizzativo dei vescovi, non poteva incontrare immediatamente il gradimento di quanti erano convinti della necessità dell'istituzionalizzazione di ogni movimento cattolico entro il sistema delle parrocchie (in realtà, ciò è storicamente avvenuto solo per l'Azione Cattolica). Giussani stesso ebbe a lamentarsi col cardinale Colombo di sentirsi «emarginato», dichiarando di non aver mai voluto creare una nuova struttura da affiancare alle altre esistenti nelle parrocchie. Solo con il riconoscimento pontificio (e con l'emergere di numerose altre aggregazioni ecclesiali, così come auspicato dal Concilio Vaticano II), si ridurrà questo genere di polemiche.

Come altri movimenti ecclesiali di rapida e grande diffusione, Comunione e Liberazione è stata accusata più o meno velatamente di proselitismo, anche da parte di alcune associazioni cattoliche tradizionali, con particolare riferimento agli ambienti della scuola e dell'università. Da tale accusa CL si difende ricordando la diffusione del movimento attraverso rapporti di amicizia piuttosto che con "discorsi o progetti organizzativi": secondo l'insegnamento di don Giussani, «non si costruisce una realtà nuova con dei discorsi o dei progetti organizzativi, ma vivendo gesti di umanità nuova nel presente» (intervento ad Assago del 1976).

Sempre all'interno della Chiesa, CL fu accusata di modernismo dalle ali più tradizionali e di tradizionalismo da quelle più progressiste. Tali critiche non sono mai state accolte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Da ambienti esterni a Comunione e Liberazione provengono critiche di tipo "religioso": c'è per esempio chi ha parlato di una sorta di "americanizzazione" di CL che porterebbe ad un cristianesimo «degenerante per la cultura occidentale»; in questo movimento, infatti, gli Stati Uniti d'America sarebbero visti come un «punto di partenza per rilanciare l'evangelizzazione del mondo». Don Giussani aveva in più occasioni parlato di «svuotare lo Stivale» (cioè diffondere fuori dell'Italia il movimento, in obbedienza alle indicazioni missionarie del papa).

Poiché, secondo gli aderenti, l'impostazione della cultura di CL è la testimonianza dell'incontro cristiano in ogni ambito della vita (scuola, lavoro, impegno sociale e impegno politico), critiche a CL sono giunte anche da questi ambiti. Alcune critiche fanno riferimento alla massiccia presenza di CL negli ambienti scolastici, in particolare, i licei classici. Sono note le polemiche circa la presenza nelle scuole di insegnanti di religione facenti riferimento al movimento e che organizzerebbero le lezioni in classe sullo schema di quanto avviene per la scuola di comunità (preghiere, testi, metodi facenti riferimento alla figura di don Giussani). A ciò si aggiungono accuse di «comunicazione della celebrazione di una Messa» e di «domande strutturate sulla base dei due discorsi del papa» nei confronti di professori e studenti non appartenenti al movimento, in seno all'ambiente scolastico.

Ulteriori critiche a CL sono sorte a seguito di particolari prese di posizione in campo sociale e culturale. CL è stata accusata di revisionismo storico per quanto riguarda il Risorgimento italiano (al Meeting di Rimini, infatti, sono stati presentati negli ultimi anni testi di diversi autori con un punto di vista critico sul Risorgimento).

Nell’omelia per i funerali di Giussani l’allora cardinale Ratzinger, che poche settimane dopo sarebbe stato eletto Papa, nell’affollatissimo duomo di Milano ricordò che nel 1968, quando Cl esisteva già da 14 anni, “la tentazione grande di quel momento era di trasformare il cristianesimo in un moralismo, il moralismo in una politica, di sostituire il credere con il fare”. E Ratzinger spiegò che così facendo “si cade nei particolarismi, si perdono soprattutto i criteri e gli orientamenti, e alla fine non si costruisce, ma si divide”. Eppure la commistione tra il movimento e la politica è sempre stata presente e anche molto evidente, basta rivedere le sfilate di ministri, deputati e senatori agli annuali meeting di Rimini con esponenti di punta nel governo di Enrico Letta, Mario Mauro e Maurizio Lupi, di cui solo quest’ultimo confermato dal premier Matteo Renzi.

Per Ratzinger, che divenuto Papa, e anche da emerito, vivrà insieme a quattro laiche consacrate di Cl, le Memores Domini, “monsignor Giussani, nella forza della fede, ha attraversato imperterrito queste valli oscure e naturalmente, con la novità che portava con sé, aveva anche difficoltà di collocazione all’interno della Chiesa”. Sarà forse proprio per questo che il cardinale di Milano, Angelo Scola, alla vigilia del conclave del 2013, in cui era in pole position, aveva “preso le distanze da Cl”, come affermato da monsignor Luigi Bettazzi, il vescovo che profetizzò le dimissioni di Benedetto XVI. Ora i seguaci di don Giussani attendono fiduciosi la benedizione di Papa Francesco. Dagli archivi di Cl è stato rispolverato un testo in cui l’allora cardinale Bergoglio affermava: “Da molti anni gli scritti di monsignor Giussani hanno ispirato la mia riflessione, mi hanno aiutato a pregare e mi hanno insegnato a essere un cristiano migliore”.

Un movimento ecclesiale, cioè un gruppo organizzato di cristiani che testimoniano la presenza di Cristo nel mondo. Ma è anche una potenza politica ed economica. Ha il suo centro in Lombardia, dove funzionava il più potente e pervasivo apparato politico-imprenditoriale esistente in Italia: quello dell’area ciellina di Roberto Formigoni. «Un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, non esiste in alcun punto del Paese», scrisse Eugenio Scalfari. «Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone». Le attività imprenditoriali sono coordinate dalla Compagnia delle Opere, associazione che riunisce in tutta Italia 35 mila aziende e più di mille organizzazioni non profit. Giro d’affari complessivo: 70 miliardi l’anno. Slogan: “Un criterio ideale, un’amicizia operativa”.

La galassia di società controllate dalla Regione è il motore di appalti e incarichi sottratti al controllo del consiglio regionale. Infrastrutture Lombarde è la spa creata per realizzare le nuove infrastrutture, ospedali, strade, tutto sotto il comando del presidente. Da Infrastrutture Lombarde viene Guido Della Frera, dal 1994 dirigente di Forza Italia, poi consigliere comunale a Milano e assessore. Ex braccio destro di Formigoni, dal 2004 si è concentrato sulle proprie attività imprenditoriali. Diventa azionista del Polo geriatrico riabilitativo di Cinisello Balsamo: solo cinque mesi dopo ottiene dalla Regione l’accreditamento. Da allora è stata una marcia trionfale: grazie agli accreditamenti garantiti, ha costruito un gruppo (il Gdf Group spa) da 25 milioni di euro di fatturato, con società che vanno dal settore sanitario (degenza, day hospital, emodialisi, radiologia e altro ancora) a quello residenziale e turistico-alberghiero.
Il gruppo ciellino controlla il settore fieristico, importante per Milano
La sanità è poi il settore più ricco tra quelli controllati dalla Regione. E il più militarmente occupato: bisogna essere di area Cl per fare carriera, per ottenere incarichi, direzioni generali, posti da primario.

Ed è possibile che questo sia legato alla Chiesa Cattolica? Sembrerebbe assurdo, eppure è così. Si chiama “Comunione e Liberazione”, è un movimento cattolico che esiste da 50 anni.
Definizioni di terroristi o meno, le critiche cominciarono ad aumentare dopo il 1986, anno della fondazione da parte di un gruppo consistente di ciellini della già citata Compagnia delle Opere (CdO), associazione nazionale non confessionale, ma ispirata alle dottrine cristiane, che nel tempo ha radunato circa 36.000 imprese con CDO-COMPLETO_colore40 sedi in Italia e 16 all’estero.

L’associazione a detta del suo presidente Bernhard Scholz (consulente di direzione e docente per la formazione manageriale) ha lo scopo di “ affrontare le sfide economiche, sociali e culturali in modo costruttivo e innovativo” dando particolare importanza al “senso di responsabilità e al desiderio di contribuire al bene comune presenti in ogni persona”. Ciò dovrebbe avvenire tramite iniziative in ambito profit e no-profit che mettano insieme numerosi imprenditori in un clima sereno di fruttuosa collaborazione per lo sviluppo.

Tuttavia a creare qualche sospetto sulla CdO è la natura del suo fatturato, circa 70 miliardi di euro, e la possibilità per i suoi membri – attraverso il pagamento di una quota di iscrizione – di godere di una rete di relazioni (che permette loro di  farsi amici i maggiori imprenditori del paese) e di alcune convenzioni bancarie, accordi speciali con istituti di credito che offrono ai soci un accesso al credito facilitato (ad esempio l’accordo tra CdO Veneto e Banco Popolare).

Il sospetto che l’organizzazione vada al di là di fini etici presupposti, costituendo un gruppo chiuso di potere ed opportunità, c’è. Ma la stessa perplessità si allarga, per alcuni, all’intera CL, munita anche di un proprio giornale (Tracce), pubblicato in undici lingue, e caratterizzato da un meeting annuale a Rimini che vede la ciclica sfilata di ministri e personalità politiche rilevanti (nel 2013 ci andò anche il premier Letta). In queste riunioni, inoltre, ci sono anche una serie di banchi con scopi prettamente commerciali, poco aderenti allo spirito teorico di CL. L’aria che si respira così, per alcuni critici, sembra essere quella di una sorta di “setta” (com’è sostenuto in questa testimonianza) .

Nulla di certo, è chiaro, ma le critiche sono confluite anche in due inchieste del giornalista Ferruccio Pinotti (che negli anni ha scritto per quotidiani e settimanali come il Sole24 ore, Il Corriere della Sera e L’espresso, oltre ad aver lavorato a New York per la CNN) e dell’attore, documentarista e giornalista Saverio Tommasi, intitolate rispettivamente: “La lobby di Dio” e “Gesù era ricco. Contro Comunione e Liberazione”.

Il primo definisce CL “più potente dell’Opus Dei e più efficiente della massoneria” e ricostruisce i suoi rapporti con la politica riscoprendo un’incredibile vicinanza non solo di esponenti di centro-destra come Lupi, Formigoni, Tremonti e Berlusconi, ma anche di centro-sinistra come Letta, Bersani e Renzi (incredibile a dirsi, ma i tre hanno qualcosa in comune oltre al PD). Inoltre parla del controllo ciellino sull’organizzazione dell' Expo 2015 a Milano. Infine, anche grazie alla testimonianza di un fuoriuscito dal movimento e quella di una psicoterapeuta che ha lavorato con i suoi membri, Pinotti definisce CL come “una lobby di potere che estende i suoi tentacoli dall’economia alla finanza, dalla politica alla società civile fino all’informazione e ai grandi direttori dei giornali”.

Il secondo, invece, come mostra in modo evidente il titolo scelto, mette in evidenza la distanza tra l’etica cristiana e CL sostenendo poi una tesi simile a Pinotti. Comunione e Liberazione sarebbe una lobby con esponenti in posti chiave della società italiana, a partire dai luoghi di formazione di pensiero come le università.

E pensare che alcuni critici non sono mancati nemmeno nelle file della Chiesa. Il primo fu il vescovo Franco Costa, che nel 1968 in un documentò sul movimento lo accusò di “integralismo” riconoscendone però “il carisma”. Tuttavia, a partire da Paolo VI, tutti i papi hanno incoraggiato CL, riconoscendogli ufficialmente nel 1980 la sua “personalità giuridica”. Tra i pontefici che incoraggiarono di più il movimento, troviamo papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (quest’ultimo anche da diretto esponente).

Grandi sostenitori e grandi critici. Una dialettica aspra, dalla difficile risoluzione, nella quale, però, si pongono delle evidenze incontrovertibili: gli scandali che hanno colpito molti esponenti di CL.

Il primo è lo scandalo de “La Cascina”, una cooperativa di Roma, legata sia a Comunione e Liberazione che alla Compagnia delle opere, che tra il 1999 e il 2003 confezionò cibi scaduti, avariati e putrefatti per le mense degli ospedali e delle scuole baresi in cui venivano serviti malati di fibrosi cistica, tumore, leucemia e molto altro.

Il secondo è riconducibile all’inchiesta “Why Not” dell’ex magistrato Luigi De Magistris, dove vennero intercettati Papa Ratzinger e altri ciellini e fu denunciato un sistema di legami e “favori” che coinvolgeva CL e CdO soprattutto in Calabria.

Il terzo è conosciuto con il nome di “Oil for food” (scoppiato nel 2012), un programma umanitario internazionale per garantire cibo e medicine alla popolazione irachena, che fu violato tramite tangenti per ottenere appalti e petrolio. Nello scandalo finirono Roberto Formigoni, il suo responsabile elettorale Alberto Perego, il suo segretario Fabrizio Rota e l’ex sindaco di Chiavari Marco Mazarino de Petro. Tutti e 4 sono ciellini e i primi 3 addirittura fanno parte dei “Memores Domini”, il cosiddetto “Gruppo adulto” del movimento (uomini e donne che fanno voto di “castità”, “povertà” e “obbedienza” vivendo in case comuni sotto il controllo di un sacerdote).

Il quarto e il quinto riguardano invece rispettivamente l’accusa di appropriazione illecita di fondi nazionali ed europei da parte di 10 vertici dellla CdO del Nord-Est (sempre nel 2012) e quella di abuso su minori da parte di uno dei membri di CL, Monsignor Mauro Inzoli (il presunto “confessore” di Formigoni), chiamato “il prete in Mercedes” per i lussi che si concedeva e gli incontri politicamente rilevanti che aveva.

Ecco che allora la “questione CL” non riguarda solo eventuali critiche di “massoneria” in astratto contro la rivendicazione della purezza del progetto religioso. Di mezzo c’è una “questione etica” rilevante, una questione pratica ed evidente: i membri di CL o vicini ad esso coinvolti nelle bufere citate sono tanti. Troppi davvero per impedire che le critiche emergano.
Chissà se è vero che Giussani pensò che il movimento gli era sfuggito di mano, come sostengono alcuni.
Per la serie predicare bene ma razzolare come si vuole....





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sabato 1 ottobre 2016

PREGIUDIZI

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È più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo.
Albert Einstein

Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la validità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette. Senza quindi alcuna riflessione.

Ciò non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio, ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. Solo così è possibile instaurare un dialogo tra religioni diverse nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni: i punti di incontro non vanno trovati a scapito delle irrinunciabili e manifeste incompatibilità, e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell'altro.

Nel linguaggio della psicologia sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente sono atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo e si formano nelle relazioni intergruppo. Il pregiudizio può essere analizzato da un punto di vista antropologico perché nasce dal comune modo di approcciarsi verso la realtà. Fa parte quindi del senso comune, che è quella forma di pensiero e di ragionamento che appartiene a una cultura e ne plasma la produzione culturale in modo inconsapevole.

Si può dire anche che i pregiudizi sono culturali nel senso che variano da cultura a cultura. Ad esempio gli europei hanno determinati pregiudizi nei confronti delle qualità fisiche e psicologiche delle etnie di pelle nera. Molte tribù africane, all'opposto, pensano che gli europei siano portatori di stregoneria nella loro terra. Inoltre vi sono basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo. Ad esempio, un pregiudizio può portare al razzismo, perché si ha paura dell'altro, dell'altra cultura, specie quando la si conosce poco. Dunque l'ignoranza in un determinato campo porta al pregiudizio.

In sociolinguistica il termine pregiudizio assume che l'uso di una certa variante linguistica o di una certa varietà di lingua ci consente di esprimere una valutazione su altri aspetti della personalità dell'individuo con cui stiamo dialogando. Queste maniere differenti di dire la stessa cosa possono assumere un grande significato sociale.

Nella filosofia della scienza il termine "pregiudizio" ha a che fare con quei fattori psicologici che alterano gli esperimenti di verifica delle ipotesi.
All'interno delle scienze sociali, Walter Lippmann, intorno al 1920, promosse il termine stereotipo nei suoi scritti relativi al pregiudizio.

Alla base di atteggiamenti non basati sull'esperienza diretta vi sono spesso stereotipi e pregiudizi.

Per la psicologia sociale uno stereotipo corrisponde a una credenza o a un insieme di credenze in base a cui un gruppo di individui attribuisce determinate caratteristiche a un altro gruppo di persone.

Gli stereotipi assomigliano molto dunque a degli schemi mentali e quando per valutare o prevedere il comportamento di una persona ricorriamo a degli stereotipi, questo tipo di ragionamento ricorda molto quanto detto a proposito delle euristiche: utilizzando uno stereotipo per valutare una persona noi non facciamo altro che utilizzare come scorciatoia mentale l'ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria.

D'altra parte uno stereotipo non si basa su una conoscenza di tipo scientifico, ma piuttosto rispecchia una valutazione che spesso si rivela rigida e non corretta dell'altro, in quanto attraverso gli stereotipi si tende in genere ad attribuire in maniera indistinta determinate caratteristiche a un'intera categoria di persone, trascurando cioè tutte le possibili differenze che potrebbero invece essere rilevate tra i diversi componenti di tale categoria. Occorre tuttavia ricordare che non necessariamente tutti gli stereotipi sono negativi: ad esempio, lo stereotipo che gli anziani hanno i capelli bianchi non ha una connotazione negativa, e se utilizzato tenendo conto che possono anche esistere eccezioni, può anche rivelarsi un'utile strategia cognitiva. In effetti se considerati come delle generalizzazioni che possono rivelarsi approssimative, gli stereotipi dimostrano di potersi rivelare, così come gli schemi mentali, delle valide strategie mentali.

Può essere utile riflettere sul come e sul perché tendiamo a creare degli stereotipi, anche se spesso essi si rivelano nient'altro che concezioni errate. In parte molti dei nostri stereotipi sono mutuati culturalmente (come quelli legati alla differenza uomini/donne, oppure relativamente al carattere o ai difetti di certe popolazioni), e ci spingeranno ad etichettare certi atteggiamenti in maniera diversa a seconda dell'attore coinvolto per rimanere coerenti con lo stereotipo di base. Gli studi sulla memoria hanno anche dimostrato come tendiamo a ricordare meglio e con più precisione episodi che confermano le nostre credenze e a dimenticare o sfumare quelli che le contraddicono; inoltre, dal punto di vista cognitivo, le persone tendono a dare un peso maggiore alle prove che confermano le proprie ipotesi piuttosto che a quelle che le contraddicono.

Similare alla connotazione più negativa di uno stereotipo, in psicologia un pregiudizio è un'opinione preconcetta concepita non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni. Il significato di pregiudizio è cambiato nel tempo: si è passati dal significato di giudizio precedente a quello di giudizio prematuro e infine di giudizio immotivato, di idea positiva o negativa degli altri senza una ragione sufficiente (il pregiudizio è in tal senso generalmente negativo). Bisogna anche distinguere il concetto errato dal pregiudizio: un pensiero infatti diventa pregiudizio solo quando resta irreversibile anche alla luce di nuove conoscenze.



Spesso il nutrire pregiudizi relativamente a determinate categorie di persone porta a modificare il nostro comportamento sulla base delle nostre credenze, con la conseguenza di creare condizioni tali per cui ipotesi formulate sulla base di pregiudizi si verificano (profezie che si autoavverano). Naturalmente questi comportamenti porteranno poi al rafforzamento degli stereotipi stessi.

Eliminare i pregiudizi non è un'impresa facile, in quanto sono determinati da una serie di concause che hanno le loro radici nel sociale e possono quindi vantare una forte influenza sugli individui. Favorire contatti tra gruppi diversi, migliorare la conoscenza delle persone che per qualche motivo vengono percepite come “diverse” può servire a ridurre i pregiudizi, ma naturalmente occorre che le persone siano effettivamente disposte a rivedere le proprie convinzioni.

Nel manuale di psicologia sociale di Kenneth J. Gergen e Mary M. Gergen, il pregiudizio viene considerato un atteggiamento e quando questo atteggiamento si traduce in un comportamento specifico si può parlare di discriminazione.
Uno dei risultati dei meccanismi di discriminazione è che le persone contro cui essa è diretta possono sperimentare un abbassamento dell’autostima, ovvero un senso di inferiorità. Chi è vittima della discriminazione può anche sviluppare una volontà di fallire, può voler evitare, cioè, la possibilità di aver successo in una competizione.
Secondo le ricerche e gli studi più aggiornati, il pregiudizio viene acquisito durante l’infanzia o in qualsiasi periodo della vita, e il fatto che cresca o diminuisca col tempo dipende da circostanze storiche. Le esperienze fatte nei primi anni di vita possono essere responsabili di buona parte dei pregiudizi che si trovano negli individui adulti. Ma i pregiudizi possono insorgere in qualunque momento dell’arco di una vita. Buona parte di questi si forma, quando un adulto viene punito da un altro in qualche modo. Quando la gente rimprovera ingiustamente gli altri delle proprie difficoltà, si crea il fenomeno del capo espiatorio. Anche la competizione fra i gruppi può svolgere un ruolo fondamentale nella manifestazione dei pregiudizi e della discriminazione. Inoltre le differenze fra le persone alimentano ancor di più i pregiudizi e una delle ragioni è quella che le persone giudicate diverse rappresentano una minaccia alla propria autostima. Per quando riguarda la persistenza dei pregiudizi sono tre i fattori presi in considerazione: i valori comuni, la consapevolezza dell’appartenenza al gruppo e i giudizi sociali (le etichette).
Il sociologo olandese Van Dijk diffonde la tesi che il discorso e la comunicazione costituiscono una modalità di fondamentale importanza nella riproduzione sociale del pregiudizio.  Poiché nelle moderne democrazie capitalistiche la classe al potere ha un continuo bisogno di legittimazione e di approvazione, l’ideologia, secondo il sociologo olandese, rappresenta quello strumento che permette di riprodurre i processi di persuasione e di creare un saldo consenso intorno alle decisioni. L’ideologia razzista come manifestazione esplicita del pregiudizio etnico risulta essere una diretta emanazione delle élite al potere. Sono proprio queste élite, infatti, a detenere sia il potere materiale che il potere simbolico, una sorta di controllo mentale esercitato per lo più attraverso il discorso. Queste élite simboliche, come le definisce il sociologo Van Dijk, sono anche le artefici del consenso etnico dominante; esse non comprendono solamente la classe economicamente o politicamente più forte ed influente, ma inglobano rappresentanti del mondo accademico, dell’editoria, della cultura ecc. E’ per questo che Van Dijk afferma che “al di là dei rapporti di classe, la riproduzione del potere razzista coincide con la riproduzione del potere del gruppo bianco nel suo insieme”.
Così in tutti i paesi dove il gruppo bianco riveste una posizione di potere, il pregiudizio ed il razzismo sembrano essere confezionati, o come afferma Van Dijk preformulati, dalle classi dominanti per mantenere in una posizione marginale le classi subalterne, sia bianche sia di colore.

L’educazione è considerata un sistema fondamentale di controllo dei pregiudizi. L’educazione può trasmettere informazioni sui gruppi sociali, sul retroterra storico dei problemi attuali, etc. Grazie ad una maggior esposizione a questo tipo di informazioni si dovrebbe sviluppare una maggiore accettazione degli altri. Infine il risveglio delle coscienze ovvero l’aumento del grado di consapevolezza sociale di certi problemi può essere un rimedio al pregiudizio. Le ricerche mostrano che i partecipanti al processo chiamato “risveglio delle coscienze” sviluppano spesso un comportamento attivo verso il mondo accompagnato ad un alto grado di impegno nella realizzazione dei propri progetti e ad una rivalutazione dell’autonomia e dell’indipendenza.
Il pregiudizio appare oggi radicato nei livelli più nascosti della vita sociale, nel privato; viene in un certo senso dato per scontato attraverso l’esaltazione dell’appartenenza etnica, religiosa, culturale e perfino geografica.



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giovedì 7 luglio 2016

STUPRI DI GRUPPO

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Quando una ragazza viene stuprata da un gruppo di coetanei in Francia si utilizza il termine tournante che, letteralmente, significa "far girare". Espressione forse brutale per designare uno stupro, ma anche molto efficace. Visto che ciò che accade quando un branco di maschi violentano a turno una ragazza è proprio questo: la si fa "girare" tra amici come se fosse una sigaretta o una lattina di birra.

La si condivide e ce la si spartisce come se si trattasse di un semplice oggetto; la si utilizza e la si butta via come se fosse solo una cosa che appartiene a tutti e che quindi, di fatto, non appartiene a nessuno. Che problema c'è mai, sembrano pensare questi ragazzi convinti di non far altro che divertirsi tra compagni, nel "servirsi" di una donna-oggetto? Chi lo dice che una ragazza che viene "fatta girare" soffre? "Che c'è di male?", 

La filosofa statunitense Susan Brison, raccontando la violenza sessuale di cui lei stessa era stata vittima da giovane, definisce lo stupro come un "assassinio senza cadavere". Una violenza devastante che distrugge ogni riferimento logico e da cui è estremamente difficile riprendersi anche dopo molti anni; anche quando le tracce esterne sono ormai quasi del tutto scomparse. Quando si viene violentate, spiega Susan Brison, l'abisso della disintegrazione interna resta talvolta per sempre. Esattamente come restano la paura e la sensazione di impotenza, la difficoltà di incollare i cocci di un'integrità sbriciolata e l'impossibilità di raccontare agli altri quello che si è veramente vissuto. Ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questo "pezzo di vita" all'interno di una narrazione coerente. E, per poterlo veramente fare, c'è bisogno che qualcuno ascolti, anche quando i ricordi sembrano incongrui; che qualcuno accompagni, senza domandare nulla. Anche perché l'umiliazione subita viene spesso rinforzata dal sentimento di impunità di quegli aggressori che faticano a rendersi conto della gravità del proprio gesto.

Se l'uomo, "per natura", penetra, perché la donna dovrebbe soffrire nell'essere penetrata? Se l'uomo, "per natura", è predatore, perché la donna si dovrebbe rifiutare di essere trattata come una preda? Tanto più che, quando ci si ritrova in gruppo, sembra evidente seguire il movimento collettivo e comportarsi come gli altri: se lo fai tu, allora lo posso fare anch'io; se lo facciamo tutti, non c'è niente di male. E poi non si tratta, in fondo, di una semplice ragazzata? Non è un solo un gioco? Perché non ci si dovrebbe poter divertire almeno quando si è giovani?

E allora, ancora una volta, si spalanca il capitolo della prevenzione e della decostruzione degli stereotipi di genere, dell'educazione all'affettività e della cultura del rispetto. Gli stupri continueranno ad esserci non solo finché non sarà chiaro a tutti che il corpo della donna non è a disposizione di chiunque e che ogni atto sessuale si giustifica e si fonda sempre e solo sul reciproco consenso, ma anche fino a quando ci sarà chi continuerà a banalizzare questi episodi di violenza estrema parlando di "ragazzate" o di "momenti di debolezza", come purtroppo accade ancora oggi, giustificando così l'ingiustificabile.

Una violenza e una brutalità che non rispettano la persona che si ha di fronte, riducendola a mero oggetto. Un dominio e una prevaricazione che possono cessare solo a patto che si capisca che nessuno è a disposizione di nessuno e che ogni azione che si compie ha delle conseguenze sulla vita degli altri. Soprattutto quando si parla della violenza sessuale perpetrata su una ragazza che si "fa girare" tra amici come se si trattasse di una sigaretta o di una lattina di birra pensando che non si stia facendo niente di male. Dimenticando (o non avendo mai imparato) che le frontiere del corpo sono le frontiere dell'io. E che l'io è sempre inviolabile. A meno di non cancellarne per sempre l'irriducibile umanità.

Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma può applicare misure cautelari alternative. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, dando un'interpretazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010.

In base a tale valutazione, la Cassazione ha annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere - ritenendo che fosse l'unica misura cautelare applicabile - per due giovani (difesi dagli avvocati Lucio Marziale, Nicola Ottaviani ed Eduardo Rotondi) accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del Frusinate ed ha rinviato il fascicolo allo stesso giudice perché faccia una nuova valutazione, tenendo conto dell'interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale.

A partire dal 2009, con l'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale nata sulla base di un diffuso allarme sociale legato alla recrudescenza di episodi di aggressioni alle donne, non era consentito al giudice (salvo che non vi fossero esigenze cautelari) di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza.

Investita della vicenda, la Corte Costituzionale, nell'estate del 2010, ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere "nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure".

Le vittime degli stupri non sono mai donne appariscenti, con gonne e tacchi, sicure di sé, che camminano a testa alta. Anzi, sono sempre "prede" deboli, timide, quello che meno danno nell’occhio, in quanto lo scopo di uno stupratore non è quello di eiaculare ma di seminare il panico, impaurire e dominare. Fosse così semplice, invece di rischiare il carcere, spenderebbe 20 euro in un salone di massaggi.

La sua malsana eccitazione sta nel sentire la vittima sottomessa piangere, implorare e soffrire. Non è noto nessun caso in cui una donna scosciata viene attaccata e mentre lei dice: “Oh sì, facciamolo qua, non vedo l’ora”, lo stupratore la accontenta. Ci fu un terribile caso di pedofilia in cui un noto pedofilo europeo venne castrato e lui stesso dichiarò: "Mi avete solo tolto lo strumento e fatto in modo che io non possa più rifarlo, ma il pensiero c’è, in quanto nasce tutto dalla testa e non dall’organo sessuale".

Da non tralasciare il fatto che non c’è donna al mondo che si vesta in base al desiderio di esser stuprata, perciò la loro responsabilità nel caso di omicidi, stupri e violenze sessuali è discutibile. Il sacerdote consiglia alle donne di essere meno arroganti, non sentirsi così indipendenti e di farsi un esame di coscienza per i propri abiti succinti con i quali "se la vanno a cercare" perché secondo lui è quello il problema, non il fatto che "di colpo sono impazziti tutti".

Queste idee sbagliate così pubblicamente esposte non faranno altro che scoraggiare le vittime dal denunciare, in quanto si incolperanno per l’accaduto. 

Dal regolamento del 2010 - ancora in vigore - della polizia municipale che ordina alle donne di tenere pulite le case, al sindaco che vuole pagare l’avvocato agli stupratori, l’elenco dei maschilismi italiani è davvero troppo lungo. Il più celebre caso è la sentenza che annullò la condanna per stupro a un 45enne poiché la vittima, una ragazza di appena 18 anni, indossava i jeans e dunque secondo la corte non avrebbe potuto toglierli senza il suo consenso. Era il 1999 e solo da appena 3 anni lo stupro era passato da reato contro la morale a reato contro la persona.

Nel 2006 un altro ragionamento sessista: stuprare una donna non più vergine porta a una condanna più lieve, poiché secondo i giudici il trauma è meno violento. E’ invece recentissima la decisione della Cassazione di evitare il carcere preventivo ai colpevoli di stupro di gruppo. Nel 2007 il sindaco di Montalto di Castro voleva attingere alle casse del Comune per la difesa di 8 ragazzi che avevano ammesso di aver stuprato una 15enne. Il paesino si è schierato quasi interamente con gli stupratori sostenendo che "tanto la ragazza era una poco di buono".

Nel 2011 Alemanno fece distribuire volantini con scritto "Evita di vestirti in modo vistoso", una richiesta sessista che implica che l’uomo per natura non riesca a trattenersi e starebbe quindi al genere femminile premunirsi, nonostante siamo nel terzo millennio. Nello stesso anno, però, un partito politico attaccò i suoi manifesti raffiguranti un paio di gambe femminili e una gonna svolazzante con scritto "Cambia il vento". Che la politica sia incoerente si sa, ma che la religione dia la colpa degli stupri alle donne e poi negli ospedali rifiuti di somministrare loro anche la pillola del giorno dopo… .


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mercoledì 6 luglio 2016

LA PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA

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La provincia di Monza e della Brianza è una provincia istituita l'11 giugno 2004, e divenuta operativa nel giugno 2009 con l'elezione del primo consiglio provinciale. La provincia di Monza e della Brianza è nata dallo scorporo di una porzione di territorio della allora provincia di Milano (ora Città Metropolitana).

Capoluogo della provincia è Monza, già residenza estiva del regno longobardo all'epoca di Teodolinda e Agilulfo e la popolazione complessiva dei 55 comuni inglobati è di oltre 858.000 abitanti. Con un'estensione di 405,49 km² è la terza provincia più piccola d'Italia, preceduta solo da quella di Prato e da quella di Trieste, ma la seconda, dopo la città metropolitana di Napoli, come densità di popolazione e la ventunesima su 110 come popolazione.

La superficie urbanizzata della provincia di Monza e della Brianza è più alta rispetto alla media delle province italiane: l'indice medio di consumo di suolo, calcolato come rapporto tra superficie urbanizzata e superficie totale, supera infatti il 53%, la più alta percentuale fra le province lombarde. I comuni più urbanizzati sono Lissone, Vedano al Lambro e Bovisio Masciago, che arrivano anche a superare l'80% di indice di consumo di suolo.

La provincia di Monza e della Brianza confina a nord con la provincia di Lecco e con la provincia di Como, a ovest con la provincia di Varese, a est con la provincia di Bergamo e con la città metropolitana di Milano, con cui confina anche a sud.

La provincia di Monza e della Brianza sorge nell'alta pianura lombarda occidentale, al margine meridionale della Brianza. Il suo territorio è attraversato principalmente dal fiume Lambro nel capoluogo, dal Seveso, dall'Adda e dal torrente Molgora nei comuni circostanti.

La provincia di Monza e della Brianza ha assunto proprio questa denominazione ufficiale, anziché quella di provincia di Monza o di Monza-Brianza, perché risulta essere una provincia composta. Infatti è costituita:da Monza e da una parte del monzese storico;
dai comuni della bassa Brianza, "quella ex milanese", cioè la maggioranza relativa dell'intero territorio della Brianza.
La nuova provincia è schematicamente suddivisibile in diverse zone:
Monza, terza città della Lombardia per numero di abitanti, e parte del monzese storico.
Bassa Brianza occidentale, corrispondente in parte alla valle del fiume Seveso;
Bassa Brianza centrale nord e sud, corrispondente in parte alla valle del fiume Lambro;
Bassa Brianza orientale, corrispondente in parte alla valle del torrente Molgora.

Sono compresi nella zona della bassa Brianza occidentale i comuni di Barlassina, Bovisio-Masciago, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cogliate, Lazzate, Lentate sul Seveso, Limbiate, Meda, Misinto, Seveso e Varedo.

Sono compresi nella zona della bassa Brianza centrale nord i comuni di Albiate, Besana in Brianza, Briosco, Carate Brianza, Correzzana, Giussano, Renate, Triuggio, Veduggio con Colzano e Verano Brianza.

Sono compresi nella zona della bassa Brianza centrale sud i comuni di Biassono, Desio, Lesmo, Lissone, Macherio, Muggiò, Nova Milanese, Sovico e Vedano al Lambro.

Il comune di Seregno, confinante fra l'altro con i comuni di Lissone e Desio, è appartenente alla bassa Brianza centrale sud, anche se alcuni lo attribuiscono alla bassa Brianza occidentale ed altri ancora alla bassa Brianza centrale nord.

Sono compresi nella zona della bassa Brianza orientale i comuni di Agrate Brianza, Aicurzio, Arcore, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Busnago, Camparada, Caponago, Carnate, Cavenago di Brianza, Concorezzo, Cornate d'Adda, Mezzago, Ornago, Roncello, Ronco Briantino, Sulbiate, Usmate Velate e Vimercate.

La provincia di Monza e della Brianza ha indetto nell'anno 2011 un concorso artistico di idee per la realizzazione del proprio stemma. Nella seduta del Consiglio Provinciale di giovedì 13 ottobre 2011, con 22 preferenze su 29, è stato scelto il progetto presentato dal designer Lucio Brugiatelli. L'elemento simbolico rappresenta uno stemma araldico, il concept fa riferimento al significato di Brianza che deriva dal termine celtico «brig» (colle) e dalla conformazione della zona, ricca di fiumi. Il simbolo celtico di base è il Triscele, inscritto in uno scudetto, ed è stato scelto proprio per la forma geometrica che rappresenta in modo iconografico il territorio diviso dal percorso di fiumi. La giunta provinciale dal febbraio 2012, in seguito all'aggiornamento dello Statuto dell'Ente ed agli affinamenti tecnico-grafici necessari, ha ufficialmente utilizzato tale stemma.

Il vecchio logo identificativo adottato dalla provincia di Monza e della Brianza rappresentava un quadrato, come una finestra aperta sul territorio. Un simbolo aperto che ricorda le infrastrutture, la linearità della produzione industriale, il senso dell'ordine, della dinamicità della produttività. Il simbolo riassume in sé le principali radici identitarie che caratterizzano la Brianza: dal tema del paesaggio, al valore dell'associazionismo e del volontariato, fino al “saper fare” espresso dal mondo imprenditoriale.

Le principali parlate locali sono raggruppabili nel dialetto brianzolo (cui sono apparentati il dialetto di Monza o münsciasch ed i dialetti del monzese storico). Il dialetto brianzolo fa parte del ramo occidentale dei dialetti della lingua lombarda.

Nella giurisdizione ecclesiastica della Chiesa cattolica, il territorio della nuova provincia fa parte dell'arcidiocesi di Milano. Questa segue lo specifico rito ambrosiano, a cui aderisce anche la zona della Brianza, storicamente più legata a Milano. Mentre i comuni del "monzese storico": Monza, Brugherio, Villasanta ma anche Cornate d'Adda, Busnago e Roncello, in considerazione di vicende storiche complesse ed una spiccata volontà di autonomia e diversità nei confronti di Milano, seguono invece il rito romano. Le chiese e cappelle del Parco di Monza sono suddivise tra i due riti seguendo il tracciato di viale Cavriga, che unisce le due porte principali del Parco, quella di Monza e quella di Villasanta, a nord seguendo il rito ambrosiano e a sud quello romano: ciò è dovuto al fatto che solo la zona a sud del viale faceva originariamente parte del territorio comunale monzese, mentre la parte a nord vi fu aggiunta distaccandola dai comuni contigui su decreto di Napoleone in occasione della creazione del parco.

Il 3 ottobre 2009, con solenne celebrazione nel Duomo di Monza presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, all'epoca arcivescovo di Milano, il decano mons. Silvano Provasi ha annunciato il pronunciamento positivo della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti circa l'istanza di proclamazione del beato Luigi Talamoni quale patrono della nuova provincia di Monza e della Brianza.

Le più importanti arterie extraurbane sono la ex strada statale 35 dei Giovi e la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga (Valsassina).

La ex SS35, il cui tratto brianzolo è comunemente noto come superstrada Milano-Meda, ora di competenza regionale e provinciale, attraversa la provincia da nord a sud, per collegare Milano con Como.

Anche la SS36 attraversa la provincia da nord a sud, nella sua parte centrale, collegando Milano con Monza, Lecco e Sondrio. Il suo tratto urbano era congestionato dal traffico extraurbano dei lavoratori pendolari, mentre oggi è fluido grazie al tunnel urbano sotterraneo che attraversa la zona occidentale di Monza.

La mancanza di una arteria principale che attraversi la provincia trasversalmente, da est a ovest, più a nord rispetto all'autostrada A4, congestiona inevitabilmente il traffico urbano dei comuni brianzoli.

La provincia di Monza e della Brianza momentaneamente è attraversata da 4 tratte autostradali che a breve diventeranno 5:
Autostrada A4 Italia.svg Autostrada A4 Milano-Venezia;
Autostrada A51 Italia.svg Tangenziale Est di Milano (A51);
Autostrada A52 Italia.svg Tangenziale Nord di Milano (A52);
Autostrada A58 Italia.svg Tangenziale est esterna di Milano (A58) in zona di Agrate Brianza, Caponago;
Autostrada A36 Italia.svg Autostrada Pedemontana Lombarda (A36) in zona occidentale vicinanze SS35 (in progettazione).

La provincia è attraversata da importanti tratte ferroviarie:
la ferrovia Milano-Asso con la diramazione per la Stazione di Camnago-Lentate, che l'attraversa da nord a sud nella sua parte occidentale;
la ferrovia Chiasso-Milano, che l'attraversa obliquamente da nord-ovest fino a Monza, al centro, collegando il capoluogo alle stazioni di Milano e Como e alla Svizzera;
la ferrovia Monza-Molteno-Lecco, che attraversa la provincia da nord a sud nella sua parte centrale, permettendo i collegamenti tra il capoluogo e le provincie di Como e Lecco;
la ferrovia Lecco-Milano, anch'essa diretta verso nord a partire da Monza, fino alla stazione di Lecco;
la ferrovia Novara-Seregno, che attraversa trasversalmente la parte occidentale della provincia, collegandola a Saronno;
la ferrovia Seregno-Bergamo, che l'attraverso trasversalmente e verso est, collegando anche il capoluogo a Bergamo.
Nel capoluogo è presente l'importante stazione di Monza, principale nodo di scambio tra le linee provinciali, oltre ad un altro scalo ferroviario, denominato Monza Sobborghi, posta sulla linea per Molteno. Altre importanti stazioni della provincia sono:
Camnago-Lentate,
Carnate-Usmate,
Cesano Maderno,
Seregno,
Seveso.
Le reti ferroviarie brianzole sono gestite sia da Ferrovienord che Rete Ferroviaria Italiana, e i treni regionali e suburbani sono gestiti da Trenord.

In particolare, coinvolgono la provincia di Monza le linee S2, S4, S7, S8, S9 e S11.
È in fase di costruzione la stazione di Monza Bettola della Linea Rossa M1 della metropolitana milanese, situata a pochissimi metri dal capoluogo brianzolo ma comunque sul territorio di Cinisello Balsamo e quindi fuori dalla provincia monzese.

La provincia di Monza e Brianza è collegata, tramite il sistema delle tangenziali milanesi, agli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa e tramite l'Autostrada A4 all'aeroporto di Orio al Serio.

Sul territorio provinciale esistono anche due elisuperfici:
Elisuperficie dell'Ospedale San Gerardo, utilizzata per il trasporto sanitario;
Elisuperficie di Lissone, l'unica attrezzata per gli atterraggi di emergenza.

La provincia di Monza e della Brianza, è sede di circoscrizione giudiziaria, con sede principale nel capoluogo.
A Monza, in piazza Garibaldi, nel Palazzo di Giustizia, trovano sede i Tribunali civile e penale e la Procura della Repubblica, mentre ulteriori uffici decentrati si trovano in via Vittorio Emanuele II, in via Borgazzi sono presenti gli uffici del Giudice di Pace.
In viale Campania, si trovano gli uffici amministrativi della sede distaccata della Procura monzese.
A Desio, è rimasta aperta fino al 2013, per sopperire agli scarsi spazi presenti a Monza, una sede distaccata del Tribunale, chiusa a partire dallo scorso 2014, dopo il riassetto delle sedi giudiziarie e la soppressione di alcune delle sedi decentrate.

La storia e la cultura della provincia di Monza e Brianza, sono ben raccontate nei numerosi musei sparsi sul territorio:
Museo del Duomo: si trova in una serie di ambienti sotterranei all'interno del Duomo. La raccolta comprende gran parte dei tesori risalenti all'epoca della regina Teodolinda, tra cui la Chioccia con i pulcini, la Croce di Agilulfo e la famosa Corona Ferrea utilizzata per incoronare Napoleone e i Re d'Italia.
Musei civici di Monza: le raccolte dei Musei civici di Monza sono attualmente collocate nei depositi della Villa Reale di Monza, in attesa di essere trasferite nella sede definitiva. Nelle raccolte sono confluite le opere della Pinacoteca Civica e del Museo dell'Arengario;
Museo etnologico di Monza e Brianza: all'interno di Villa Reale (Monza), è in attesa di essere ricomposto dopo il restauro della reggia;
Mulino Colombo;
Museo d'Arte Contemporanea: vi ha sede la pinacoteca civica inaugurata nel novembre del 2000. Frutto di una reinterpretazione del razionalismo già presente a Lissone e in Brianza, l'edificio mantiene e valorizza la parte più significativa dell'insediamento originario: all'avancorpo preesistente, riportato al suo passato splendore e svuotato per formare un unico volume destinato ad atrio d'ingresso, viene ad aggiungersi la nuova struttura architettonica retrostante. Il museo si articola su tre livelli fuori terra e un piano interrato e ospita la raccolta derivante dalle edizioni del Premio Lissone (1946-1967), oltre che ad una ricca collezione dell'artista Gino Meloni;
Museo degli attrezzi artigianali: all'interno di palazzo Vittorio Veneto, custodisce gelosamente al suo interno una collezione di antichi strumenti artigianali appartenuti agli aritigani lissonesi, per la realizzazione delle componenti del mobile e dell'arredamento;
Museo del ciclismo Ugo Agostoni, inaugurato in occasione della 69esima edizione della Coppa Agostoni;
Museo Civico "Carlo Verri", presso il Palazzo dei Verri, oggi anche sede municipale, vi è una ricca collezione storica di attrezzi, strumenti e opere del territorio;
Museo del territorio vimercatese, insediato nella Villa Sottocasa, presenta in modo interattivo documenti e reperti relativi al territorio del Vimercatese, collocato tra Monza e Trezzo sull'Adda.


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