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martedì 19 maggio 2015

I PAESI DELLA BRIANZA : INVERIGO

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Inverigo è un comune italiano della provincia di Como in Lombardia.

Inverigo si trova nella Brianza comasca occidentale, lungo il fiume Lambro. Lo sviluppo urbano è avvenuto in modo concentrico attorno alle residenze degli antichi signori delle frazioni che compongono il comune. Parte del territorio comunale fa parte del Parco Regionale della Valle del Lambro.

Il comune ha anche delle frazioni: Villa Romanò, Romanò Brianza, Cremnago, S. Maria, La Fornacetta e Guiano.

L’origine del nome “Inverigo” è incerta: alcuni la derivano da “in ver ibo” andrò verso la primavera, o da “in vere vicus” villaggio posto in primavera, altri lo deducono da “in aprico” ad indicare un colle solatio e ridente sul quale sorge il piccolo borgo o, ancora “Imbericus” cioè villaggio (vicus) della pioggia (imber) che corrisponderebbe ad uno stato lacustre della zona seguito a quello glaciale.

Infatti secondo i geologi, lo sperone su cui sorge Inverigo segna il limite estremo dell’immenso ghiacciaio preistorico le cui acque, assieme al fiume Lambro, formarono un lago e, ancora oggi, nell’argilla delle fornaci di Inverigo e dintorni si rinvengono fossili di pesci e impronte di vegetazione subacquea. Un’antica grafia del nome, registrato da Goffredo Bussero riporta la parola celtica “aigue” a significare acqua. Se così fosse, i primi a dare il nome al luogo sarebbero stati i celti.

La storia del Medioevo ignora Inverigo il quale doveva essere un piccolo villaggio: sulla fine del XVI contava 358 anime e soltanto 250 anni dopo poteva contare 894 abitanti.
La storia di Inverigo è legata al feudo di Mariano, capopieve fino al 1476. In seguito passò ai Visconti e agli Sforza che nel secolo XV vennero in possesso di tutta la pieve di Mariano. Il feudo di Mariano comprendeva: Inverigo, Carugo, Olgelasca, Birone, Paina, Cassina, Brugazzo, Incasate, Romanò, Guiano, Cassina Ristorta, Brenna, Villa Romanò, Guarda, Cremnago, Cassina Gatti, Cabiate e Arosio. La pieve di Mariano nel 1538 fu venduta dai procuratori dell’imperatore Carlo V al conte Giovanni Giussani il cui figlio la vendette al conte Marliani Ercole. Rimase a questa famiglia sino al 1683 quando il feudo della pieve passò al marchese questore Flaminio Crivelli.

La famiglia Crivelli fu una delle più antiche del patriziato milanese e di probabile origine longobarda. Il feudo dei Crivelli divenne il più vasto del nostro territorio.
Inverigo è terra antichissima come ne fanno fede Romanò e Villa Romanò (vicus romanorum) i nomi dei borghi che, col decreto legge del 25 marzo 1929 assieme a Cremnago, vennero aggregati al Comune di Inverigo.

LA Villa Crivelli è un complesso di corpi secenteschi uniti da un portico neoclassico di L. Pollak. La Villa si compone di tre corti chiuse: la corte del Castrum, la corte del fattore e la corte nobile. La struttura della Villa Crivelli, situata in posizione dominante sulla collina che guarda la valle del Lambro mostra l’impronta di successive sovrapposizioni al nucleo originario. Dalla villa si stende un giardino che, da stampe ottocentesche, doveva essere in parte alla francese ed in parte all’italiana.
Il Santuario di S. Maria della Noce, di armoniose proporzioni, è attribuito a Teobaldo Pellegrini. Il portone del Santuario è un pregevolissimo lavoro di intaglio. All’interno “pala di S. Carlo” del Morazzone (1618) Di notevole valore sono anche le tele: “Assunzione della Vergine” (XVI sec.), attribuita a Domenico Caresana e la “Visitazione della Vergine a S. Elisabetta” di F. Crivelli (XV sec.) mentre “Gesù con la cananea”, attribuita alla scuola dei Carracci, è collocata sopra il portale d’ingresso.
Altre due tele sono: “San Girolamo” e “Gesù nell’orto degli Ulivi” di di Antonio ampi. Interessanti sono anche le acqueforti della Via Crucis.
Sul piazzale sorgono i portici dell’antico mercato della seta.

La Rotonda, villa neoclassica del Cagnola è una delle meraviglie della Brianza. Sorge sulla sommità della collina di Inverigo ed è l’edificio più imponente di Inverigo. Circondata da cipressi e pini italici la grande villa si erge austera nel paesaggio brianteo. L’edificio presenta un corpo a pianta centrale sormontato da una grandiosa cupola emisferica sulla cui sommità vi è un terrazzo belvedere. La facciata nord presenta un portico con architrave, fiancheggiato da due ali di gigantesche colonne. Sul fronte Sud, su un sistema di terrazze degradanti si inseriscono gigantesche cariatidi che sono attribuite allo scultore Pompeo Marchesi. Il parco, articolato in un grande spazio è ricco di conifere al alto fusto, di cedri del Libano e di pini marittimi.

A Pomelasca, la Villa Sormani sorge su una amena collinetta al punto di convergenza fra i Comuni di Lurago d’Erba e Lambrugo. Restaurata a cura dell’architetto Carlo Amati (autore della facciata del Duomo di Milano), con la guida dell’abate don Ferdinando Sormani, perdette il suo carattere secentesco e assunse le linee architettoniche dello stile neoclassico che tuttora conserva. Due sono gli edifici religiosi: la cappella di famiglia al piano terra della villa e una chiesetta in stile neoromanico costruita nel 1952 su progetto dell’Arch. Ambrogio Anoni esternamente al complesso. Sul retro della villa vi è un parco paesistico con varie e pregevoli specie botaniche come cedri, faggi, sequoie giganti, tigli, palme.

A Cremnago spicca la settecentesca Villa Perego posta su un’altura in posizione dominante, attorno si stende il centro di Cremnago, ora frazione di Inverigo. Il complesso padronale è stato costruito fra il 1738/1745 dall’architetto milanese Pier Giuseppe Merlo mentre i rustici e la terrazza sono stati realizzati da Simone Cantoni alla fine del settecento (1793/1798). Le serre sono attribuite al Piermarini e la piccola cappella dedicata all’Imacolata sembra essere un’architettura barocca. Ancora oggi il complesso è di proprietà della famiglia Perego, eredi degli antichi proprietari.
A Romanò Brianza Villa Gallarati oggi villa Mezzanotte è una realizzazione secentesca attribuita all’arch. Francesco Maria Ricchino. L’edificio, sito nel cuore di Villa Romanò, frazione di Inverigo, comprende una parte padronale con dei rustici. Il giardino ha impianto prospettico monumentale, tutto chiuso da un alto muro di recinzione, ed è organizzato in modo simmetrico rispetto ad un asse mediano che, proseguendo all’esterno, segna il viale di accesso alla villa e il collegamento della stessa con il roccolo. Ha arredi in pietra, statue, vasi con agrumi. Il Roccolo, non più utilizzato per la caccia, mantiene intatti i due percorsi interni. In questa villa viene conservata un’anfora vinaria di epoca romana, scoperta in loco.
Lungo il viale dei Cipressi c'è una lapide incisa in latino e murata al principio del viale che da Villa Crivelli scende a S. Maria della Noce porta la data di settembre 1664. Nel settecento il viale fu ulteriormente allungato, ma dalla parte opposta. Salendo la scalinata ci si trova davanti la statua di Ercole, di età non ben definita, popolarmente chiamata “il Gigante”. In totale quasi due chilometri di viale costeggiato da cipressi. In seguito il viale fu prolungato in direzione della Rotonda.
Sono forse questi i cipressi che hanno ispirato Ugo Foscolo. Il poeta transitò da Inverigo per dirigersi ad Erba dove viveva Teresa Mariani Bignami una delle ispiratrice del poemetto “Le Grazie”. La tradizione vuole che Ugo Foscolo sostasse a meditare sul sasso, cinto di edere, del giardino della Rotonda.

Monumenti e luoghi d'interesse:
Chiesa all'interno della tenuta di Pomelasca
Castello Crivelli
Chiesa di Sant'Ambrogio
Chiesa di San Lorenzo
Chiesa di San Biagio
Santuario di S. Maria della Noce e la relativa piazza del mercato
Villa Perego; tra il 1794 e il 1796 l'architetto Simone Cantoni ristrutturò le sue pertinenze
Villa Mezzanotte; dimora di Paolo Mezzanotte, architetto del Palazzo delle Borse di Milano
Tenuta di Pomelasca
Orrido di Inverigo, situato all'interno dell'ex Area Victory
Chiesa del Navello (Oratorio di S.Andrea al Navello, con storico altare e preziosi affreschi), situata all'interno dell'ex Area Victory
Viale Monumentale dei cipressi dagli Obelischi alle statue, di prossima fruibilità pubblica situato all'interno dell'ex Area Victory
Monumento ai caduti edificato nel 1936

A Inverigo è esistita tra il 1977 e il maggio 1983 una delle prime emittenti radiofoniche della Brianza: Radio Nevada International FM 102,9 e 104,4 MHz. Questa ultima frequenza veniva esercitata attraverso un ripetitore da 250 W posizionato in collina. Il trasmettitore, acquistato dalle forze armate americane di stanza a Monte Penice, permetteva a Radio Nevada International di raggiungere le zone sud di Milano.

Stazione molto seguita al tempo, soprattutto tra i giovani, aveva tratto il curioso nome da un pacchetto di gomme da masticare presente sul tavolo della riunione dei soci al momento della fondazione. Fu invece il pittore Emilio Alberti a ideare e dipingere il tricheco quale logo della radio. Un'altra curiosità relativa a questa emittente consisteva nella sede: inizialmente posizionata a Carugo, successivamente traslocò presso il Bar da Teresina a Cremnago di Inverigo, in Via Sabotino n. 23, dove per gli ultimi anni R.N.I. ebbe sede. Qui erano stati ricavati due locali dedicati alla stazione da dove le trasmissioni avvenivano 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Gli avventori del locale pubblico, quindi, potevano assistere alle trasmissioni della radio in diretta dal locale.

Nel maggio del 2013 viene presentato "Radio Nevada International (ovvero l'Italia al tempo delle radio libere)". Esattamente dopo trent'anni dalla chiusura della radio, grazie al supporto dell'associazione culturale inverighese "Il Muretto Culturale" e all'appoggio dell'amministrazione locale, viene sviluppato un documentario sulla storia di Radio Nevada International, nel quale vengono ricostruite con accuratezza le vicende uniche e divertenti di questa particolare emittente, grazie alla testimonianza della gran parte dei protagonisti di allora, oltre all'inserimento dei jingles originali trasmessi da Radio Nevada International e di alcune foto d'epoca. Il documentario è stato prodotto dall'associazione sopra citata con la collaborazione di Alioscia Mazzetto di Radio Deejay e Donnie de Moitiè in collaborazione con Davide Rizzi e Valentina Peretti. Il documentario vede inoltre la speciale partecipazione di Leo Valli, noto attore, che mosse i primi passi proprio come imitatore e speaker a Radio Nevada International.



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lunedì 16 marzo 2015

IL LAGO DI PUSIANO

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Il lago di Pusiano, o Eupili, è un lago situato tra le province di Como e Lecco, in Brianza, Lombardia.

In suo onore il più illustre figlio (Giuseppe Parini) pubblicò il suo primo libro di poesie (di tono arcade), con lo pseudonimo di Ripano Eupilino.

Il lago Pusiano ha una lunghezza massima di 2.700 metri, una larghezza di 2.400 metri, un perimetro di circa 11 chilometri, una superficie minima (in tempi di magra) di 5.250.000 metri quadrati che raggiunge i 6.720.000 metri quadrati nei periodi di piena. Il volume dell’acqua è di 81 milioni di metri cubi.

Alimentato dal fiume Lambro, che prende il nome di Lambrone nel tratto immediatamente a monte del lago. Dal 1811 il lago è regolato allo sbocco verso la valle del Lambro attraverso una diga, Cavo Diotti, ora gestita dal Parco regionale della Valle del Lambro. Sulle sponde di questo specchio d'acqua si trovano i comuni di Pusiano, Eupilio, Erba e Merone in provincia di Como, di Cesana Brianza, Bosisio Parini e Rogeno in provincia di Lecco. Poco distante da Pusiano, in territorio interamente lecchese vi è un altro specchio d'acqua poco più esteso denominato Lago di Annone, dal comune di Annone di Brianza.

Nel lago è situata la piccola Isola dei Cipressi, di proprietà privata.

Le radici del lago “Eupili” affondano nella preistoria, per risalire dai romani fino ai tempi moderni con le ville settecentesche, luoghi di “delizie” per numerosi artisti come Parini, Monti, Porta, Manzoni, Stendhal e Segantini. In suo onore il più illustre figlio, Giuseppe Parini, pubblicò il suo primo libro di poesie (di tono arcade), con lo pseudonimo di Ripano Eupilino.

Il primo a parlarne è però, nel 70 d.C., Caio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, che nel suo “Naturalis historia” fa riferimento ai principali laghi lombardi accennando a quello di “Eupili”. Una citazione da cui è possibile desumere il fatto che, nei secoli passati, l’estensione del bacino lacustre dovesse essere di molto maggiore dell’attuale.

Del lago Pusiano si scrive per la prima volta in via ufficiale in un documento risalente al 1314, nel quale si regolarizza la spartizione del bacino mediante rogito: i 2/3 divengono competenza dell’arcivescovo di Milano e della sua mensa per i bisognosi, 1/3 rimane della collegiata di San Giovanni Battista di Monza.

Numerosi cambi di proprietà hanno caratterizzato il Lago nel corso dei secoli, nel 1483 l’arcivescovo di Milano concede l’affitto del Lago ad una famiglia privata chiedendo però in cambio un canone in denaro e imponendo l’obbligo di fornire un determinato quantitativo di pesce alla mensa arcivescovile in tempo di Quaresima.

Di particolare rilievo per lo sviluppo del lago l’arrivo, nel 1550, della famiglia Carpani che nonostante ricorsi, querele e battaglie legali ne rimarrà proprietaria dal 1588 al 1765 quando un nuovo cambio di proprietà anticiperà l’arrivo dei Francesi. Per appannaggio imperiale, il bacino divenne patrimonio napoleonico.

Qui soleva trascorrere le proprie vacanze Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d’Italia Napoleonico, da cui l’attuale denominazione del palazzo situato a Pusiano. La leggenda narra che questo Palazzo fosse preferito ad altri perché qui era possibile raggiungere la camera da letto senza scendere da cavallo; ciò era dovuto alla reale necessità di evitare le fucilate di eventuali attentatori: tanto rapido l’ingresso, meno tempo per prendere la mira.

La storia racconta anche che nel 1816 il meccanico Locatelli eseguì il primo esperimento del “naviglio inaufragabile”, con ogni probabilità una barca dotata di particolari strumentazioni tecniche che la rendevano particolarmente resistente in caso di piogge o temporali. Della prova non restano però informazioni tramandate in forma scritta.

È invece certo che, nel 1820, sul lago Pusiano si vide il primo battello a vapore d’Italia, esperimento che gli Austriaci, nuovi dominatori dell’epoca, fecero presto tramontare sospettando che dietro quell’agire vi fosse un covo di carbonari.

Risale al 1870 il nuovo passaggio di proprietà del lago al Comune di Bosisio, fino all’avvento della società “Proprietari Lago Pusiano e annessi” che rilevò la proprietà del Lago e delle relative dipendenze. Così sino al 1922 quando le acque italiane divennero di proprietà demaniale come da decreto governativo emanato da Benito Mussolini, nel 1928 furono quindi attribuiti ai proprietari i Diritti di “Pesca, navigazione, far ghiaccio, taglio lische e piante acquatiche”.

Al lago Pusiano si lega anche la storia di Angela e Teresa Isacchi, due veggenti che nella seconda metà del XIX Secolo divennero meta di pellegrinaggi non solo dalla Lombardia, ma dall’Italia intera e dai nobili europei in transito. Secondo la leggenda, alcune delle loro meditazioni, frutto di colloqui diretti con la Beata Vergine Maria, furono riportati su libri particolarmente diffusi fino all’inizio del ‘900. La storia racconta che predissero la caduta dell’Impero Austro-ungarico e la fine del potere temporale della Chiesa, fatti entrambi verificatisi a distanza di poco tempo.

Letteratura e mitologia si sono intrecciate da sempre attorno al lago Pusiano come dimostra la leggenda più nota, conosciuta al pubblico come “San Giorgio e il Drago”. Leggenda che trova riscontro nei Bestiari medievali (Liber Notitie Sanctorum Medionalii) e riporta ai tempi antichi, con l’esistenza a Pusiano di un raccapricciante drago che da Erba imperversava fino alla Valassina, appestando l’aria col suo fiato pestifero.

Non passava giorno senza che facesse strage di armenti fino a quando il popolo decise di placare le sue ire e la sua ingordigia con un drammatico tributo. Vennero così estratti a sorte giovani dei villaggi circostanti il Lago affinché il drago trovasse piena soddisfazione. Un giorno, fra le vittime prescelte vi fu la bella principessa Cleodolinda di Morchiuso: il sacrificio fu scongiurato all’ultimo istante quando in soccorso della nobile fanciulla giunse cavalcando l’ardimentoso San Giorgio che con docili fiori di sambuco ammansì la belva, salvò la principessa e decapitò il drago. La testa del mostro alato rotolò sanguinolenta in una capitolante discesa fino al Lago di Pusiano e le sue acque voracemente agguantarono il capo draconico. La leggenda vuole che ancora oggi le acque del Lago Pusiano custodiscano fiere la testa mozzata del drago famelico che da mangiatore di uomini divenne il pasto delle acque sottostanti.

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