Visualizzazione post con etichetta dipendenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dipendenza. Mostra tutti i post

giovedì 1 ottobre 2015

IL TABAGISMO

.



La pratica, a livello rituale, era comune tra i Nativi Americani sia del Nord sia del Sudamerica e fu in seguito introdotto anche nel resto del mondo per via commerciale dopo l'esplorazione delle Americhe da parte degli Europei. Il consumo di tabacco, mediante l'uso di pipe o sigari era diffuso tra diverse popolazioni del continente americano. Nelle opere scultoree e pittoriche Maya sono frequentemente raffigurate scene relative all'uso di tabacco. I Maya fumavano il tabacco o lo masticavano unendolo alla calce (l'ambiente basico rende disponibile più rapidamente gli alcaloidi dei vegetali).

Veniva utilizzato anche per scopi medici e terapeutici e, dal momento che si credeva avesse poteri magici, era impiegato durante le divinazioni e nella produzione di talismani. Si usava bruciare del tabacco anche in occasione dei sacrifici agli dei. Quando Cristoforo Colombo sbarcò in America, annotò con cura nel suo diario di bordo l'abitudine dei nativi di aspirare fumo da un cartoccio di foglie di mais (cicàr) contenente delle foglie secche (tabacà). Sembra che il primo vero fumatore europeo fosse Rodrigo de Jerez, imprigionato dall'Inquisizione Spagnola dopo che i suoi familiari lo denunciarono spaventati per aver visto del fumo uscirgli dalle narici e dalla bocca.

Nel 1498 Cristoforo Colombo diede il nome Tobago a un'isola caraibica proprio perché questa pianta vi cresceva in maniera rigogliosa. Nel XVI secolo il tabacco divenne popolare tra i marinai e venne introdotto anche nel Regno Unito e in Spagna, dapprima come pianta ornamentale e, solo in seguito, da fumo. Nel 1604 re Giacomo I d'Inghilterra scrisse e fece pubblicare la sua "invettiva contro il tabacco", in cui descriveva per la prima volta e con cura i presunti danni che il tabacco poteva arrecare alla salute.

Nel 1610 ne fu vietata la coltivazione in Cina, pena la decapitazione. Durante la Guerra dei Trent'Anni i Lanzichenecchi diffusero il tabacco ovunque in Europa e nel 1630 la Svezia e l'Austria erano le nazioni con più fumatori, mentre in Svizzera vigeva il divieto di consumarlo. All'inizio dell'800 il sigaro divenne popolare in Inghilterra, ma fu più tardi soppiantato dalla più economica sigaretta, così come avvenne nel resto d'Europa.

Socialmente il fumo ha rappresentato in passato il simbolo di una vita piena di lusso e di fasti. I media hanno spesso ritratto belle donne e attori carismatici mentre fumavano, aumentandone così il fascino, fenomeno che si è scoperto essere non solamente casuale, ma pubblicità indiretta, con alcuni divi del cinema pagati dalle aziende del tabacco. Le razioni militari assegnate in diverse nazioni ai soldati arruolati per combattere nella Prima guerra mondiale comprendevano una quantità quotidiana di sigarette.

Durante gli anni Trenta, il regime Nazista, ritenendo che le spese da sostenere per le cure da patologie da fumo fossero inutili e gravose per il governo, rivolse la sua attenzione al tabacco, concludendo che rappresentasse la causa più importante di cancro ai polmoni: il cancro fu dichiarato «il primo nemico dello stato» e il III Reich sviluppò un'aggressiva campagna contro il fumo. Inoltre l'abitudine era considerata negativa per il cittadino ideale della Germania hitleriana: il tabacco fu definito «reliquia di uno stile di vita liberale» e «masturbazione polmonare». La fortissima campagna anti-fumo giunse anche a proibire in alcune località l'acquisto di sigarette da parte delle donne, con l'intento di scoraggiarne l'uso durante la gravidanza.

La propaganda gridava: «La donna tedesca non fuma!» Vennero istituiti severi controlli, assieme a restrizioni sulla pubblicità e divieti in molti luoghi di lavoro, negli uffici governativi, negli ospedali e in seguito anche su tutti i treni e autobus nelle città. Anche negli Stati Uniti il biologo Raymond Pearl aveva dimostrato gli effetti negativi del fumo di tabacco già nel 1938. Dagli anni cinquanta in poi le comunità mediche e i governi hanno condotto campagne per sensibilizzare l'opinione pubblica, evidenziando gli effetti negativi di questa abitudine. Negli anni Sessanta furono introdotte sul mercato sigarette dotate di filtro e immessi in commercio dei tipi di sigarette con un minor contenuto di nicotina, ma quest'ultima iniziativa non incontrava il favore dei consumatori e stentò parecchio a riscuotere successo. Nel 1964, a seguito di studi che confermavano la possibile dannosità del consumo di sigarette vennero introdotte leggi che richiedevano la presenza di etichette di avviso sulla loro pericolosità sui prodotti a base di tabacco e ponevano limitazioni alla possibilità di pubblicizzarli.



Dagli anni sessanta fino a oggi si è constatato un calo di diffusione del fumo fra i maschi adulti, con il contemporaneo aumento dell'uso di tabacco fra le donne e i giovani. Un altro dato di rilievo epidemiologico riguarda il fatto che l'abitudine al fumo compaia in età sempre più precoce, con prevalenza delle ragazze sui giovani maschi. Nel periodo adolescenziale il giovane viene spinto naturalmente a ricercare un ruolo che gli consenta un'affermazione all'interno del gruppo in cui desidera far parte. Diventa facile, per una mente ingenua e sprovveduta, pensare che la sigaretta possa veicolare un messaggio alla società, al gruppo dei coetanei e anche a se stessi per confermare il proprio ingresso nel mondo degli adulti.

L'illusione dei ragazzi è che sia possibile soddisfare due necessità importanti ma contraddittorie come: la necessità di autonomia e di ribellione nei confronti dei grandi e il bisogno d'identificarsi con gli adulti e di sentirsi già tali. Anche se sembrano superate le immagini dell'uomo fumatore "macho" e della donna fumatrice sofisticata, resta il fatto che lo spirito di emulazione è sempre molto intenso, e quindi se in famiglia un genitore o un fratello più grande fumano, diventa molto più probabile che il giovane si avvicini alla sigaretta.

Da non sottovalutare l'immagine pubblicitaria o cinematografica, in ogni caso totalmente falsa e ingannevole, che eleva la sigaretta a complemento dell'uomo sano, sportivo e disinvolto e della donna affascinante ed elegante. L'inganno è che sia possibile nascondere dietro a una sigaretta l'immagine che si ha realmente di sé.

Con il termine "tabagismo" si indica una sindrome tossica dovuta all'uso costante e prolungato di tabacco, in prevalenza di tabacco da fumo (sigarette e sigari), in percentuale nettamente minore di tabacco da pipa, da fiuto e da masticare.

Il tabacco contiene nicotina, un alcaloide tossico, e varie sostanze cancerogene, cui si aggiungono nella fase gassosa composti parimenti tossici quali ossido d'azoto e monossido di carbonio. I danni più importanti prodotti dal fumo di tabacco sono quelli a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare. Per quanto riguarda il primo, gli studi compiuti in vari Paesi hanno ormai dimostrato inequivocabilmente la stretta correlazione tra il fumo e il cancro del polmone; l'incidenza di questa neoplasia è leggermente inferiore nei fumatori di sigari e pipa (probabilmente perché molti non inspirano il fumo), i quali presentano però un maggior rischio di sviluppare una neoplasia della cavità orale e delle vie aeree superiori; chi fiuta o mastica tabacco è esposto soprattutto al rischio di cancro della cavità orale. Associate al fumo sono inoltre malattie respiratorie quali la bronchite cronica e l'enfisema. Gli effetti dannosi del fumo sull'apparato cardiovascolare si manifestano nella coronaropatia, il rischio di sviluppare la quale, in un giovane che fumi 20 sigarette al giorno, è tre volte superiore rispetto a un non fumatore; nella compromissione del funzionamento delle arterie cerebrali (ictus) e di quelle degli arti inferiori (vasculopatia periferica).



Anche le forme di anomalo sviluppo cellulare (displasia) o di neoplasia a carico di stomaco, pancreas, colon, rene e vescica vengono associate al fumo.

Molti autori considerano il tabagismo una vera e propria tossicodipendenza; va comunque rilevato che smettere bruscamente di fumare può provocare in chi lo fa da anni qualche reazione secondaria (ipotensione, lieve stato depressivo).

In gravidanza il fumo va evitato nel modo più assoluto, in quanto ha effetti molto dannosi sia sul decorso della gravidanza stessa, sia sulle condizioni della prole nel periodo neonatale. Tra le fumatrici è stato infatti riscontrato un maggior numero di aborti, di gravidanze extrauterine, di parti prematuri, di neonati con peso inferiore alla norma. Non sono inoltre esclusi effetti negativi anche sullo sviluppo successivo della prole.

Nel 1990 l'Environmental Protection Agency ha incluso il fumo inalato passivamente tra gli agenti con riconosciuto effetto cancerogeno, mentre nel 1991 l'American Hearth Association lo ha dichiarato causa di patologie cardiache e vascolari. La questione è comunque dibattuta e non mancano pareri a favore dell'innocuità del fumo passivo.

Nonostante il tabagismo sia stato identificato come fattore di rischio nell'insorgenza di numerose malattie, sono stati osservati, nei fumatori, alcuni effetti benefici marginali. L'incongruenza risiede nel fatto che i benefici sono da considerarsi in relazione ai rischi e alle patologie derivate dal fumo, quindi il fumo in sé non dovrebbe essere considerato una pratica salutare e benefica. Esistono voci critiche, come quella di William Whitby, che ritengono che il fumo abbia soprattutto effetti benefici e di prevenzione contro alcune malattie, e, nonostante la differente evidenza scientifica come il comprovato effetto cancerogeno, nessun effetto negativo per la salute.

Sono stati osservati vari tipi di paradossi del fumo, ovvero casi in cui il fumo sembra avere benefici specifici; per esempio, recenti studi indicano che i fumatori hanno bisogno di meno rivascolarizzazioni dopo una prima angioplastica percutanea delle coronarie. In verità è noto che il monossido di carbonio presente nel fumo di tabacco altera l'aggregabilità dei globuli rossi e ritarda la cicatrizzazione delle ferite, mentre la nicotina, con le sue proprietà di costrizione vasale, contribuisce alla riduzione della vascolarizzazione. Inoltre il fumo interferisce con lo sviluppo del sarcoma di Kaposi, cancro al seno tra portatrici sane del gene BRCA, preeclampsia e disturbi atopici come l'asma.

Un tentativo di spiegazione è stato avanzato ipotizzando che la nicotina potesse agire come fosse un anti infiammatorio che interferisce con il processo della malattia. La nicotina è un alcaloide dotato di elevata tossicità; in ogni caso è preferibile la somministrazione di nicotina all'assunzione dell'insieme di sostanze cancerogene presenti nel fumo di sigaretta, primi tra tutti il polonio 210 e gli idrocarburi policiclici aromatici. Pare inoltre che il rischio di malattia di Parkinson e di malattia di Alzheimer sia maggiore nei non fumatori, rispetto ai fumatori. Altri studi, al contrario, indicano che il fumo raddoppi il rischio di sviluppare l'Alzheimer. Alcune recenti ricerche evidenziano che i benefici che i soggetti dipendenti attribuiscono alla nicotina derivano dal sollievo dei sintomi astinenziali (peggioramenti dell'umore, stress, rabbia) indotti dalla sostanza stessa.



Combattere il tabagismo è complesso per le complicazioni dovute alla crisi d'astinenza da nicotina e alle difficoltà psicologiche che si incontrano nell'abbandonare il vizio. In alcuni casi, dopo aver smesso di fumare, si può riscontrare un leggero aumento di peso che però viene riassorbito per tornare nella norma nei mesi successivi. Nel 2011 la Commissione Europea ha lanciato una campagna gratuita e un programma sensibilizzare i cittadini e per combattere il tabagismo in tutti e 27 i paesi membri dell'Unione Europea chiamata "Gli ex fumatori sono irresistibili". Il programma online prevede diversi strumenti interattivi per guidare un fumatore attraverso il processo che lo porta a smettere di fumare.

Sempre di più anche in Italia si è diffuso l’uso della sigaretta elettronica, come alternativa alla sigaretta tradizionale. Quindi anche se questa metodologia non prevede direttamente il consumo di tabacco, per completezza di trattazione, è opportuno citare la sua esistenza. La sigaretta elettronica è un apparecchio elettronico dotato di un vaporizzatore e di un liquido che viene vaporizzato dalla stessa. Benché esistano liquidi privi di nicotina, generalmente il liquido fumato nella sigaretta elettronica contiene questa sostanza, in percentuale selezionabile dal fumatore.

Per questo motivo anche i fumatori di sigarette elettroniche, quando fumano liquidi contenenti nicotina, sono soggetti agli effetti di dipendenza. La sigaretta elettronica non essendo basata su fenomeni di combustione, non determina però l’inalazione di tutte quelle sostanze cancerogene che si sprigionano nella combustione del tabacco e della carta. Il mondo scientifico ha adottato fino a ora un atteggiamento cauto sugli effetti delle sigarette elettroniche. Esistono comunque studi rassicuranti, recentemente i Cardiologi Europei hanno dichiarato che la sigaretta elettronica non arreca danni al cuore. Esiste poi uno studio condotto dall'Università degli Studi di Catania che non esclude che la sigaretta elettronica possa essere di aiuto a chi vuole smettere di fumare. Rispetto ad altri metodi infatti permette di mantenere la gestualità delle sigarette tradizionali oltre a evitare crisi di astinenza. Non essendoci un pronunciamento chiaro del mondo scientifico, i legislatori hanno preferito mantenere una linea di cautela.

Con Ordinanza del Ministro della Salute del 4 agosto 2011 (G.U. Serie Generale n. 232 del 5 ottobre 2011) è stato disposto il divieto di vendita a soggetti minori di anni 16 di sigarette elettroniche contenenti nicotina. Il 28 settembre 2012 (G.U. Serie Generale, n. 248 del 23 ottobre 2012) il ministro Balduzzi ha prorogato il divieto di fumo per i minori di anni 16. Il limite di età è stato innalzato a 18 anni con l'ordinanza del 2 aprile 2013. Questo atteggiamento è opposto a quello che è stato assunto per esempio dai legislatori svizzeri, che hanno ritenuto la sigarette elettronica un valido strumento per combattere il tabagismo.

I liquidi per sigarette elettroniche più recenti contengono ancora una sostanza rilevata dalla nordamerican FDA nordamericana, in un'analisi effettuata su due marche leader: le nitrosammine. A Panama la distribuzione di sigarette elettroniche è stata proibita da giugno 2009, sulla base degli studi della FDA che confermavano la presenza di Glicol dietilenico (successivamente sostituito con il propilene glicol), responsabile della morte di centinaia di panamensi tra il 2006 e il 2009. Anche in Uruguay ne è stata proibita la vendita dal novembre del 2009 per decreto del presidente Tabaré Vázquez.


FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



martedì 15 settembre 2015

TOSSICODIPENDENZA E COSTI SOCIALI



La tossicodipendenza viene intesa come sistema comportamentale che si instaura in seguito all'uso cronico e compulsivo di sostanze (droghe illegali o legali come l'alcol, o farmaci a prescrizione medica). In particolare, secondo Koob e le Moal, la dipendenza da sostanze viene definita come disturbo cronico recidivante caratterizzato da:
compulsione alla ricerca e all'assunzione della sostanza.
perdita di controllo nel limitare l'assunzione della sostanza stessa.
comparsa di uno stato emozionale negativo (caratterizzato da disforia, irritabilità, ansia...) quando l'accesso alla sostanza è precluso.
La dipendenza da sostanze è un problema sociale e sanitario molto diffuso con conseguenze dirette e indirette sull'ordine pubblico e sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato. Gli effetti negativi sulla salute possono essere diretti e derivare quindi dagli effetti farmacologici della droga e dalla via di somministrazione (per esempio fumata o iniettata utilizzando aghi non sterili) e/o indiretti cioè conseguenti all'utilizzo delle sostanze da abuso come cancro, cirrosi epatica, epatite B e C, AIDS e depressione. Le fasce di popolazione più vulnerabili al fenomeno sono i giovani adolescenti, probabilmente a causa della maggior vulnerabilità dei circuiti neurali ancora in fase di sviluppo accompagnata da una maggior facilità nell'aver accesso (a differenza dei soggetti meno giovani) all'acquisto delle sostanze d'abuso.



Un danno talmente elevato, 31 miliardi di euro nel 2010 (784 euro annui per ciascun abitante tra i 15 e 64 anni, circa il 2% del Pil italiano), nel quale i costi sociali vengono suddivisi in tre macro categorie: costi del singolo individuo, costi della collettività e costi esterni.

Più nel dettaglio, abbiamo: costi derivanti dall’acquisto, quindi dal consumo, di sostanze stupefacenti, che nel 2010 ammontano a ben 22 miliardi di euro; costi per l’applicazione della legge, ovvero relativi agli interventi delle forze dell’ordine, ai Nuclei operativi tossicodipendenze delle prefetture, più spese processuali o costi per la detenzione, per un importo complessivo di 2 miliardi di euro; costi socio sanitari, di competenza delle Regioni e delle Province autonome, dipendenti dai finanziamenti erogati dagli enti per aiutare le strutture socio-sanitarie a fronteggiare il problema della tossicodipendenza, 1,7 miliardi di euro; e, infine, ciò che è più negli interessi di uno Stato capitalista, i costi derivanti dalle spese non rimborsate, ovvero il mancato pagamento delle imposte, a causa dell’improduttività lavorativa del soggetto, 4,7 miliardi di euro. Dove la perdita di produttività è calcolata sui dati forniti dai servizi di assistenza, i quali valutano la potenzialità dell’individuo di inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro, tenendo presente l’attuale tasso di occupazione e una retribuzione media nei settori industriali e agricoli.

Il danno, per lo Stato, equivale quindi a una perdita in termini di soggetti consumatori, e a una perdita di soggetti produttori di tasse, utili a coprire le altre voci di spesa, da quelle legali a quelle socio-sanitarie..

Ma, sull’altro lato del bilancio, quali sarebbero i benefici, o meglio, i ricavi di questa chiave di lettura capitalistica del problema tossicodipendenza?
Innanzitutto la ricchezza derivante dalle attività correlate quali: reddito del personale che opera nel settore sanitario e nelle forze dell’ordine; poi i risparmi dovuti al mancato acquisto delle sostanze stupefacenti da parte dei soggetti in trattamento socio-riabilitativo; infine il reddito dei soggetti riabilitati, circa il 70% degli individui sottoposti a cura, reinseriti nel mercato del lavoro (quindi nel mondo del precariato e della disoccupazione...).
Dal 2010, inoltre, il Dpa ha attivato 109 progetti di cura, prevenzione, riabilitazione e reinserimento dei tossicodipendenti per un totale di 42 milioni di euro, affidati a enti e organizzazioni qualificate. Si tratta di Comuni, università, Asl, Rete ferroviaria italiana, Regioni, Province, Croce Rossa, istituti di ricerca privati, fondazioni ecc., con cui il Dpa ha stipulato accordi e convenzioni.

Tramite un accordo Stato-Regioni stipulato il 18 maggio 2011, si è operato quindi con l’obiettivo di favorire l’uscita dal carcere dei tossicodipendenti con l’affidamento in prova, oltre a voler quantificare il fenomeno della tossicodipendenza negli istituti penitenziari e monitorare l’applicazione dell’affidamento in prova. Un nuovo impulso alla prevenzione, che coinvolge sia le istituzioni pubbliche sia quelle private (come aziende sanitarie, direzioni scolastiche, prefetture ecc.).
Ne è un esempio il progetto dedicato a carcere e droga, per il rafforzamento di percorsi alternativi al carcere, sia per tossicodipendenti sia per alcol dipendenti, che nel 2011 il Dpa ha affidato alla Formez PA, associazione di diritto privato “in house alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che esercita il controllo e la vigilanza attraverso il Dipartimento della funzione pubblica” , a cui possono aderire enti pubblici, Regioni, Province e Comuni.

Non c’è da stupirsi se ci sono progetti e finanziamenti, nazionali ed europei, ma i costi del ‘capitale umano’ rimangono nell’ordine dei 31 miliardi di euro, e se questi costi pensati per un’economia di Stato finiscono col gravare solo su quei soggetti divenuti ‘improduttivi’.

Il recupero del tossicodipendente inizia con una lunga permanenza nelle comunità terapeutiche.
Vista l’importanza che i centri di recupero hanno per tutto il sistema di reinserimento, nel 2009, a seguito della Conferenza nazionale per le politiche antidroga, il Dpa ha istituito un progetto denominato Comunitalia, con l’obiettivo di monitorare i dati relativi alle comunità terapeutiche, riguardanti: informazioni anagrafiche e strutturali, volume e tipo di attività, informazioni economiche sul fatturato e i relativi crediti.

Il fatturato delle comunità ha la tendenza a diminuire in modo graduale e inesorabile, passando dai 207 milioni di euro del 2009 ai 120 milioni del 2010, con una proiezione presunta sui dati del primo semestre 2011 di soli 41 milioni. Diminuzione affiancata dall’aumento proporzionale dei crediti vantanti nei confronti di Regioni, Province autonome e aziende sanitarie.



Si è quindi avuto il bisogno di creare una rete informativa, quella appunto del progetto Comunitalia, che servirà a diffondere criteri standard nazionali e norme univoche per la definizione delle rette, così da “poter ottenere un idoneo riconoscimento delle prestazioni erogate su cui istituire un sistema condiviso e permanente di recupero crediti”.
È chiaro tuttavia che un tale importante calo di fatturato non può certo dipendere solo dal ritardo nei pagamenti da parte degli enti pubblici, per quanto questo credito inevaso continui ad aumentare nel tempo. In precedenza abbiamo già parlato della difficoltà, del detenuto, di ricorrere all’art. 94 del Dpr 309/1990, che disciplina il trasferimento dal carcere ai centri di recupero e ai servizi territoriali. Il dato preoccupante è l’aumento del tempo intercorso tra l’uso delle sostanze stupefacenti e la richiesta di primo trattamento. La latenza passa dai 5,5 anni del 2009 agli 8,9 anni del 2011; dato che si può leggere guardando anche la differenza tra i trattamenti socio-sanitari erogati dai Sert rispetto al numero dei tossicodipendenti con bisogno di cure. Nel 2009 sono stati eseguiti 160 mila trattamenti su 393 mila soggetti con bisogno di cure (ovvero solo il 40,8%), nel 2011 appena 186 mila su 520 mila (il 35,7%).

La motivazione va ricercata nella legge 49/2006- la Fini-Giovanardi – secondo la quale “il provvedimento sanzionatorio non viene sospeso, come previsto in precedenza, ma viene comunque sempre applicato e, solo successivamente la persona segnalata è invitata a intraprendere un percorso terapeutico”.
Trattare la tossicodipendenza come fosse criminalità, dunque, fa sì che le persone segnalate perdano la motivazione per iniziare un percorso di recupero e reinserimento.
Tuttavia, secondo le conclusioni della relazione del Dpa, non si può accettare la legalizzazione delle droghe perché si incrementerebbe la loro disponibilità e accessibilità sul mercato, facendo di conseguenza aumentare i consumatori e le persone vulnerabili che ne farebbero uso. Ma la riflessione del Dpa dovrebbe focalizzarsi non tanto sulla legalizzazione delle droghe e il relativo traffico, quanto sulla depenalizzazione dell’uso personale, che non era considerato reato fino al 2006. Quello che bisognerebbe fare, quindi, e che ancora non è stato fatto, nonostante i 109 progetti del Dpa e i milioni di finanziamenti nazionali ed europei, è migliorare la rete dei servizi per la riabilitazione e il reinserimento sociale/lavorativo. Smettere di criminalizzare la tossicodipendenza e cominciare a trattarla come un problema sociale e sanitario, curabile attraverso una serie di interventi.

La tossicodipendenza è considerata una malattia grave perché, tra l’altro, tende alla cronicità, in molti casi produce situazioni di invalidità e può portare a morte in giovane età, per effetto diretto di una serie di patologie correlate che non è sempre facile prevenire o curare. Ogni Azienda Sanitaria è dotata di un Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.) ed esistono anche molte Comunità Terapeutiche che possono accogliere i tossicodipendenti in cura, a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quindi, apparentemente, per chi è tossicodipendente viene fornito tutto quanto è necessario per la cura ed anche … di più, visto che tutte le azioni cliniche connesse alla tossicodipendenza sono esenti da ticket.
.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



venerdì 28 agosto 2015

L'ALCOLISMO

.


L'uso smodato di alcol ha una lunga storia. Fonti bibliche, egiziane e babilonesi riportano storie di abuso e di dipendenza da esso. In alcune antiche civiltà l'alcol era adorato mentre in altre il suo abuso veniva condannato. L'uso eccessivo di alcol e l'ubriachezza sono stati riconosciuti come causa di problemi sociali già a partire da migliaia di anni fa. Tuttavia, la definizione di alcolismo cronico e le sue conseguenze negative mediche, non sono state stabilite fino al XVIII secolo. Nel 1647, un monaco greco di nome Agapios, per primo documentò che l'abuso cronico di alcol è associato a tossicità a livello del sistema nervoso e ad una vasta gamma di altri disturbi medici, come convulsioni, paralisi ed emorragie interne.

Nel 1920 gli effetti dell'abuso di alcol e ubriachezza cronica hanno portato in America al proibizionismo, che però fu applicato soltanto per un breve periodo. Nel 2005 i costi annuali sostenuti dall'economia statunitense a causa della dipendenza e dall'abuso di alcol, sono stati stimati in circa 220 miliardi di dollari all'anno, più del cancro e dell'obesità.

I governi di molti paesi sono chiamati ad affrontare i problemi di salute pubblica derivati dall'utilizzo di sostanze. Tra i pazienti che si sottopongono ai trattamenti medici nei casi di dipendenza e/o abuso, la maggior parte di essi sono legati all'alcol. Nel 2001, nel Regno Unito, il numero di "bevitori dipendenti", è stato calcolato in oltre 2,8 milioni di individui. Circa il 12% degli americani adulti ha sperimentato un problema di dipendenza da alcol per almeno una volta nella sua vita. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa 140 milioni di persone nel mondo soffrano di dipendenza da alcol. Negli Stati Uniti e in Europa occidentale, dal 10 al 20 per cento degli uomini e dal 5 al 10 per cento delle donne, in un momento della loro vita, raggiungono i criteri medici per essere considerati alcolisti.

All'interno della comunità medica e scientifica vi è un ampio consenso nel considerare l'alcolismo come uno stato di malattia. Per esempio, l'American Medical Association considera l'alcol una droga e afferma che "la tossicodipendenza è una malattia cronica recidivante del cervello caratterizzata dalla ricerca compulsiva di droga e nel suo utilizzo nonostante le conseguenze spesso devastanti. È il risultato di una complessa interazione di vulnerabilità biologica, dell'esposizione ambientale e di fattori di sviluppo (ad esempio, lo stadio di maturazione del cervello)".


L'alcolismo ha una maggiore prevalenza tra gli uomini, anche se negli ultimi decenni, la percentuale di alcolisti di sesso femminile è aumentata. Le evidenze suggeriscono che per il 50%-60% degli uomini e delle donne, l'alcolismo ha cause genetiche, lasciando il 40%-50% alle influenze ambientali. La maggior parte degli alcolisti sviluppa la dipendenza durante l'adolescenza o in età adulta.

Difficoltà motorie, di eloquio, tempi di reazione rallentati, compromissione della memoria: sono tutti evidenti effetti dell’alcol sul cervello.
Alcuni di questi deficit sono già rilevabili dopo uno o due bicchieri, e si risolvono rapidamente non appena si interrompe l’uso di alcol. Tuttavia, in alcuni soggetti che bevono molto e per lungo tempo, tali deficit possono permanere anche una volta raggiunta la sobrietà.
In che modo influisca esattamente l’alcol sul cervello, e se sia  possibile annullare gli effetti derivanti dell’uso, sono argomenti sui quali la ricerca odierna si sta concentrando.
Ciò che sappiamo oggi con certezza è che l'uso di alcol può avere effetti di ampia portata sul cervello, che vanno dal semplice vuoto di memoria a una condizione permanente di debilitazione, che richiede un trattamento di custodia permanente, come dimostrano i numerosi studi sull’impatto dell’alcol sulla guida.
Diversi sono i fattori che influenzano l'impatto dell'alcol sul cervello, tra questi:
la quantità e le modalità di assunzione di alcol;
l'età di inizio e la durata di assunzione;
l'età, il livello di scolarità, il sesso, l'assetto genetico o l'eventuale storia familiare di alcolismo di un  individuo;
l'eventuale presenza di esposizione prenatale all'alcol;
la condizione di salute generale.

L'alcol può determinare deficit di memoria rilevabili dopo soli pochi bicchieri e il grado di deficit aumenta in modo direttamente proporzionale alla quantità di alcol assunta.
Grandi quantità di alcol, specie se consumate rapidamente e a stomaco vuoto, possono provocare perdita di coscienza o incapacità di ricordare dettagli di eventi, o addirittura eventi interi, intercorsi in un determinato lasso di tempo.
La perdita di coscienza è molto più comune tra i cosiddetti “bevitori sociali” e dovrebbe essere considerata come una potenziale conseguenza di intossicazione acuta, a prescindere dall’età e dall’eventuale dipendenza clinica dall’alcol del consumatore.
La sperimentano sia uomini che donne, nonostante i primi assumano quantità molto più significative di alcol rispetto alle donne. Ciò indica che, a dispetto della quantità di alcol assunta, gli individui di sesso femminile risultano a maggior rischio dei soggetti di sesso maschile, per le differenti modalità di metabolizzazione della sostanza. Le femmine inoltre, potrebbero essere più sensibili dei maschi a forme più lievi di deficit di memoria alcol-indotti, pur  assumono le stesse quantità di alcol dei maschi.

Le donne sono più vulnerabili degli uomini alle numerose conseguenze mediche dell'uso di alcol, quali ad es. la cirrosi, la cardiomiopatia (danno al muscolo cardiaco), la neuropatia periferica (danno al sistema nervoso).
Due studi, condotti con tecniche di visualizzazione attraverso tomografia computerizzata, hanno messo a confronto  il rimpicciolimento del cervello, comune indicatore del danno cerebrale, di uomini e donne ed hanno riportato in entrambi i sessi un significativo ridimensionamento cerebrale rispetto ai soggetti del gruppo di controllo, con problemi di apprendimento e di memoria simili in entrambi i sessi. L'unica differenza riscontrata è stata che le donne alcoliste hanno riferito di aver bevuto fortemente per un periodo di tempo equivalente a circa la metà di quello degli uomini.Ciò significa che il cervello delle donne, al pari degli altri organi, è più vulnerabile, rispetto agli uomini, ai danni causati dall'alcol. Altri studi a riguardo invece, non sono giunti a conclusioni definitive. Sono necessari quindi maggiori studi sull'argomento ma, secondo numerose evidenze scientifiche, pare che le donbne siano particolarmente vulnerabili agli effetti dell'alcol su numerosi organi principali.

Coloro che bevono grandi quantità di alcol da lungo tempo corrono il rischio di sviluppare gravi e permanenti cambiamenti cerebrali. I danni possono essere il risultato degli effetti diretti dell'alcol sul cervello o del risultato indiretto di un cattivo stato di salute generale o da una grave patologia al fegato.
Una deficienza di tiamina per esempio, si verifica comunemente in soggetti affetti da alcolismo e deriva da una cattiva alimentazione generale. La tiamina, nota anche come vit. B1, e presente in alimenti quali la carne, i cereali, le noci, i legumi  e la soia, è un elemento essenziale necessario a tutti i tessuti, cervello compreso. Fino all'80% degli alcolisti presenta una deficienza di tiamina e alcune di queste persone svilupperanno gravi disturbi mentali quali la sindrome di Wernicke-Korsakoff (WKS). Si tratta di una patologia costituita da due diverse sindromi, una grave condizione chiamata encefalopatia di Wernicke ed una condizione debilitante nota come psicosi di Korsakoff. I sintomi dell'encefalopatia di Wernicke comprendono: confusone, paralisi dei nervi oculari e difficoltà di coordinazione dei muscoli. I pazienti con encefalopatia di wernicke potrebbero avere difficoltà a trovare la via d'uscita all'interno di una stanza o essere addirittura incapaci di deambulare. Circa l'80-90% dei soggetti alcolisti con encefalopatia di Wernicke sviluppano anche psicosi di Korsakoffm, una sindrome cronica e debilitante caratterizzata da persistenti problemi di apprendimento e di memoria. I pazienti affetti da questa sindrome sono smemorati e ed hanno difficoltà a deambulare e a coordinare i movimenti. Oltre a  non riuscire  a ricordare vecchie informazioni, hanno difficoltà anche ad acquisirne di nuove.

L'assunzione di alcol in forti quantità e per lunghi periodi di tempo può danneggiare il fegato, l'organo principalmente responsabile della metabolizzazione dell'alcol. Molte persone tuttavia, potrebbero non essere al corrente della loro disfunzione al fegato, di avere ad es. la cirrosi derivante dall'abuso di alcol, e ciò potrebbe causare danni al cervello con un conseguente disturbo cerebrale potenzialmente mortale noto come encefalopatia epatica.
L'encefalopatia epatica può causare cambiamenti del sonno, dell'umore e della personalità, condizioni psichiatriche quali l'ansia e la depressione, gravi effetti a livello cognitivo quale ad es. una minore capacità attentiva; nei casi più gravi può portare a coma potenzialmente mortale.
Nuove e sofisticate tecniche di visualizzazione hanno consentito ai ricercatori di studiare specifiche aree cerebrali di pazienti con patologie al fegato derivanti da uso alcolico importante, fornendo loro una più chiara comprensione di come si sviluppa l'encefalopatia epatica. Questi studi hanno confermato che almeno due sostanze tossiche, l'ammoniaca e il manganese, giocherebbero un ruolo cruciale nello sviluppo di questa patolgia. Le cellule del fegato danneggiate dall'alcol fanno sì che eccessive quantità di queste sostanze dannose entrino nell'organismo, danneggiando così le cellule cerebrali.
I ricercatori che studiano gli effetti dell'uso di alcol sul cervello si avvalgono del supporto di  tecnologie avanzate quali la visualizzazione attraverso risonanza magnetica (MRI), la visualizzazione del tensore di diffusione (DTI), la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la mappatura elettrofisiologica del cervello. Questi strumenti forniscono preziose informazioni sugli effetti dell'alcol sulla struttura e sul funzionamento cerebrale.
L'assunzione di alcol in forti quantità e per lunghi periodi può provocare il rimpicciolimento del cervello e una deficienze di fibre (materia bianca) che trasportano le informazioni tra le cellule nervose (materia grigia). La MRI e il DTI vengono utilizzate insieme per valutare il cervello dei pazienti nel momento in cui interrompono l'assunzione cronica di alcol e successivamente dopo lunghi periodi di sobrietà, per monitorare possibili ricadute.
La formazione ed il recupero della memoria sono fortemente influenzati da fattori quali l'attenzione e la motivazione. Studi condotti con MRI stanno aiutando i ricercatori a determinare in che modo la memoria e l'attenzione migliorino con l'astinenza a lungo termine di alcol, e quali cambiamenti si verificano quando un paziente riprende  a bere nuovamente. l'obiettivo di questi studi è quello di determinare quali effetti alcol-indotti sul cervello sono permanenti e quali possono essere annullati con l'astinenza.




La visualizzazione con la PET consente ora ai ricercatori di vedere i danni del cervello derivanti da una forte assunzione di alcol. Questa "istantanea" delle funzioni cerebrali consente di analizzare gli effetti dell'alcol sui vari sistemi di comunicazione delle cellule nervose, così come sul metabolismo delle cellule cerebrali e sul flusso sanguigno all'interno del cervello. Questi studi hanno rilevato dei deficit nelle persone affette da alcolismo, in modo particolare nei lobi frontali  che sono responsabili delle numerose funzioni associate all'apprendimento e alla memoria, così come nel cervelletto, che controlla il movimento e la coordinazione. La  PET è uno strumento promettente per monitorare gli effetti del trattamento dell'alcolismo e l'astinenza su parti danneggiate del cervello e può aiutare a sviluppare nuovi farmaci per correggere i deficit chimici riscontrati nel cervello delle persone alcoldipendenti.
Un altro strumento, l'elettroencefalografo (EEG), registra i segnali elettrici del cervello. Piccoli elettrodi vengono collocati sul cuoio capelluto per rilevare questa attività elettrica, che poi viene amplificata e raffigurata attraverso grafici come onde cerebrali, ossia oscillazioni neurali. Queste onde cerebrali mostrano l'attività del cervello in tempo reale.

I soggetti alcoldipendenti non sono tutti uguali. Si hanno diversi livelli di compromissione, e la malattia ha diverse origini  a seconda degli individui. Allo stato attuale, non è stata ancora  individuata  alcuna variabile responsabile da sola dei deficit cerebrali presenti nelle persone affette da alcoldipendenza. Riuscire a capire ciò che rende alcuni  alcoldipendenti vulnerabili ai danni cerebrali e altri no è ancora oggetto di studio.
La buona notizia è che la maggior parte dei soggetti alcol-dipendenti con deficit cognitivi mostrano almeno alcuni miglioramenti nella struttura e nel funzionamento cerebrale dopo un anno di astinenza, anche se per alcuni è necessario più tempo.
Per aiutare i pazienti ad interrompere l'assunzione di alcol e per guarire dai deficit cerebrali alcol correlati è necessario prendere in considerazione vari metodi trattamento adattandoli al singolo individuo.
Le avanzate tecnologie avranno un ruolo importante nello sviluppo di queste terapie. Tecniche di visualizzazione del cervello possono essere utilizzate per monitorare il corso e il successo dei trattamenti poichè la visualizzazione è in grado di rilevare i cambiamenti strutturali, funzionali e biochimici dei pazienti nel tempo. Sono in fase di sviluppo poi anche nuovi  promettenti farmaci per prevenire gli effetti dannosi dell'alcol e per promuovere la ricrescita di  cellule cerebrali in sostituzione di quelle danneggiate dall'alcol.



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



Post più popolari

Elenco blog AMICI