Visualizzazione post con etichetta intelvi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intelvi. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2015

SAN FEDELE INTELVI E LA SUA VALLE



San Fedele Intelvi è un comune della provincia di Como ed è il centro principale della Val d'Intelvi.

Nel suo territorio è compresa la cima del Monte Generoso che condivide col comune svizzero di Rovio.

Importante centro di villeggiatura, S. Fedele domina l'intera vallata grazie alla sua posizione su di una sella che fa da spartiacque alle due parti della valle, sboccando sul Lario e sul Ceresio.

La frequentazione preistorica del sito di San Fedele è attestata dalla diffusione dei massi cupelliformi in località Orimento.

La necropoli, scavata dal 1980 al 1992, ha restituito materiali litici e soprattutto un’ascia di bronzo ad alette terminali probabilmente del VIII sec. a.C.; numerose le tombe romane rinvenute in paese e ad Erbonne.

Nel secolo XII il borgo si impegna nella costruzione di una chiesa romanica di cui resta tuttora la facciata e di un castello che diede il nome alla località tuttora esistente presso il palazzo comunale sede dell’A.S.L. e del locale Ufficio Postale.

Questo palazzo costruito sui resti del castello appartenne già ai Brentano, poi ai Conti Monticelli, quindi ai Marchesi Passalacqua ed infine alla famiglia Somaini.

Il paese seguì le vicende della Valle Intelvi sotto la giurisdizione di del Comune di Como ( sec. XII) e nel XIII secolo divenne feudo dei Camuzzi.

Passato ai Visconti nel 1416 ed ancora nel 1451 fu ceduto ai Rusconi. Sotto gli spagnoli fu concesso ai Marliani nel 1583 e sotto gli austriaci ai Riva-Andreotti (1713) divenendo anche capoluogo del Distretto della Valle.

Dopo il dominio napoleonico, fu sede delle autorità commissariale e pretoriale e capoluogo del distretto di San Fedele.

Nel 1805 l’intera Valle Intelvi, meno Argegno, Pigra e Claino, costituivano il Distretto Cantone Terzo del Dipartimento del Lario. Le sedi del Commissariato distrettuale, allora istituito, e della Pretura giudiziaria furono stabilite dapprima a San Fedele e solo in seguito trasferite a Castiglione Intelvi: Anche la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio Abate fu staccata dalla Pievana di Castiglione nell’anno 1677.

Il paese partecipò attivamente al movimento di insurrezione della Valle Intelvi nel periodo risorgimentale. Nel 1833 il commissario Piccinini scopre l’organizzazione della Giovine Italia e viene in possesso di documenti compromettenti per i patrioti antiaustriaci i quali, dopo averlo inutilmente pregato di non denunciarli, lo uccidono proditoriamente, mentre chiude l’Ufficio Commissariale di San Fedele. Nel 1848 in paese sono fatti prigionieri i sessanta soldati austriaci che presidiavano la Valle. La grande gloria di San Fedele è il patriota Andrea Brenta, che fu l’eroe dell’insurrezione intelvese nel 1848.
Centro agricolo, commerciale e turistico, San Fedele Intelvi è situato in bella posizione al centro della Valle, sullo spartiacque tra il versante del Lario ed il versante del Ceresio. E’ circondato da una magnifica corona di monti, tra cui spiccano il “ M. Pizzo della Croce o Crocione” ed il “ Sasso Gordona”.

Il territorio comunale si protende a sud-ovest fino al confine italo - svizzero sul Monte Generoso, includendola testata della Val di Muggio, dove si trova la frazione di Erbonne.

L’economia a carattere agricolo della prima metà del secolo scorso, si è trasformata via via in un’economia a carattere prettamente turistico e commerciale.

Il turismo, molto intenso nei mesi estivi e favorito da una buona attrezzatura alberghiera, costituisce, col frontalierato verso la vicina Svizzera, la principale fonte di reddito degli abitanti del Comune.

Due sono le frazioni che sono comprese nel territorio comunale: Orimento ed Erbonne.

La piccola frazione di Orimento, a 12 Km dal centro del paese, a 1300 m. s.m., è raggiungibile attraverso la strada che da Casasco conduce alla località “Bolla”, oppure dalla strada che dal paese, dalla località “Rimessa/ ex postiglione” sale verso la località “Alpe Grande”.

La piccola frazione di Erbonne, situata nella conca alle falde del Monte Pizzo della Croce ( Crocione), lungo il tratto iniziale della Val di Muggio, si sviluppa su un terrazzo naturale in roccia, che addolcisce in quel tratto la forte pendenza dei versanti della valle. Oltre alla favorevole condizione data dalle rocce, non è da sottovalutare la sua posizione strategica dal punto di vista della viabilità, lungo il percorso che porta all’altopiano della Valle Intelvi dalla Piana di Chiasso, attraverso la Val di Muggio e la vicina frazione svizzera del piccolo abitato di Scudelatte, attraverso un sentiero, si raggiunge il Passo di Orimento. Erbonne è raggiungibile anche da una comoda strada che transita per Casasco ed il “Pian delle Alpi”,

Altra zona di interesse turistico è l’Alpe Grande, a 1200 m.s.m., sulla strada che da Casasco conduce ad Orimento: vi esistono un quagliodromo ed un attrezzato ristorante tipico.

Il 23 giugno 2002 è stato inaugurato “Il Piccolo Museo della Guardia di Finanza e del Contrabbando” a Erbonne.
L’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia Sezione “Alceo Salvini” ha voluto restituire alla Valle Intelvi una testimonianza viva di un suo momento di storia importante, ristrutturando la “casermetta” della Guardia di Finanza chiusa nel novembre 1977. I Finanzieri hanno qui espletato il servizio anticontrabbando 24 ore su 24, dal 1947. La struttura è rimasta in stato di abbandono sino all’anno 2001. E’ proprietà demaniale ed è stata trasformata dall’ ANFI in un piccolo museo che raccoglie, grazie anche alla collaborazione dei contrabbandieri di allora, della Guardia di Confine Svizzera, dei privati e dei finanzieri che qui hanno prestato servizio, i cimeli e gli oggetti che hanno contrassegnato un’epoca così importante e significativa per questa zona.
Il Museo è stato denominato “Burlanda e Sfrusaduu” in omaggio alla Valle Intelvi, essendo così chiamati nel dialetto locale i finanzieri e i contrabbandieri.
I lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti dai finanzieri in congedo: Pietro Vitelli, Guido D’Orazio, Ulderico Battista, Angelo Serra e Gabriele Lombardo.
Poiché il Museo è di dimensioni ridotte (m 4x4), è possibile visionarlo dall’esterno grazie a una vetrata posta di fronte alla porta di ingresso e a tre finestrini laterali.

Grande scelta di escursioni anche per gli amanti della mountain bike, che trovano a San Fedele e in Valle Intelvi itinerari idonei a tutte le difficoltà. Un percorso vita ben organizzato collega, per le vie boschive, San Fedele e il vicino paese di Laino. La presenza di maneggi permette di provare l’emozione di qualche ora a cavallo.

La piscina comunitaria, situata in centro paese dispone di due vasche e di un’attrezzata palestra. In estate è possibile praticare l’attività di Tiro a Volo in località Alpe Grande.

Nelle vicinanze, piste da sci e un campo da golf permettono, agli appassionati, di pratica questi sport.

Molto interessante è una breve passeggiata tra le vie del paese, dove si possono scorgere antichi lavatoi e tipiche case del nucleo abitativo storico.

Anche l’arte ha avuto molta importanza in Valle Intelvi grazie alla presenza dei Magistri Intelvesi, le cui opere si possono ammirare in molti luoghi della Valle.

A San Fedele sono presenti le chiese di San Rocco, nell’omonima località, di S. Liberata e Faustina, di Fatima e quella parrocchiale, dedicata a S. Antonio Abate, con un importante portale romanico.
La Chiesa di S. Antonio ripetutamente ampliata e modificata, presenta, dell'originaria struttura romanica, la facciata a capanna (XII secolo) con portale a colonnine strombate, reggenti archi a tutto sesto e capitelli ornati con motivi floreali.
All'interno: ricca decorazione a stucco del Sei-Settecento; affreschi in teca del XVI secolo; paliotti settecenteschi in scagliola.
Anche nelle frazioni di Erbonne (chiesa di S. Giuseppe) e Orimento si trovano due chiesette.

La festa patronale del paese è il 17 gennaio, giorno di S. Antonio Abate, mentre il 17 agosto ha luogo la caratteristica fiera di S. Rocco che attira in paese migliaia di visitatori; il mercato si svolge il secondo e ultimo mercoledì di ogni mese.

Stretta tra il Lago di Como e quello di Lugano, la valle d'Intelvi è tranquilla, accessibile, servitissima. Una valle dalla vocazione turistica storica, meta di chi cerca il relax più assoluto e la fuga dalla frenesia quotidiana. La città è appena girato l'angolo, così come la vicinissima Svizzera.

Una valle di media montagna, terra di un alpinismo rilassato e non estremo, la Valle di Intelvi è lunga circa quindici chilometri. Una valle aperta ed accogliente che insegue il corso del torrente Telo con la sua caratteristica forma ad Y rovesciata. Una terra serena e posata, patria di artisti che hanno lasciato il loro segno visibile durante l'età del Rinascimento e del Barocco.

D'estate una delle principali attrazioni della valle è rappresentata dalle belle vie e passeggiate che da Lanzo risalgono verso la cima del Monte Generoso, con la sua piattaforma panoramica che regala paesaggi eccezionali sulle prealpi svizzere e il lago di Lugano. Altro must della valle è la cima del Monte Scighignola. Poco più di 1300 metri di altitudine per una cima che si raggiunge anche in automobile, giustamente soprannominata balcone d'Italia per la sua posizione favorevole che propone la cornice invidiabile dei 4000 italiani e delle cime svizzere. Dal Monterosa al gruppo del Finsteraarhorn, fino al Cervino e, nelle giornate più belle, al Monviso.

Sorella minore delle grandi valli lombarde, senza vette e ghiacciai, la Val d'Intelvi è perfetta per i cicloamatori e i cicloturisti, che nei weekend la raggiungono dalle città vicine per affrontare le sue belle strade di media montagna. Magari con qualche sosta nei luoghi culturali ed artistici che animano i paesi della valle. Su tutti il percorso pedonale di Scaria, frazione di Lanzo d'Intelvi, che porta a visitare le chiese di S Nazario e Celso e S. Pancrazio in località Ramponio. Splendidi esempi di architettura rinascimentale del Nord Italia, immerse nella natura e magistralmente affrescate.

La cucina della valle è quella del vicino lago, senza dimenticarsi i frutti dei monti. Polenta e Missoltini (agoni essiccati e in carpione) imperdibile, come anche i formaggi di alpeggio. L'occasione è buona anche per portarsi a casa una buona dose dell'olio d'oliva lariano, un vero prodotto di nicchia.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/le-prealpi-comasche.html




.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



martedì 5 maggio 2015

LE CITTA' DEL LAGO DI LUGANO : LANZO D' INTELVI

.



Lanzo d'Intelvi è un comune italiano della provincia di Como in Lombardia.

La non spettacolare e pur antichissima storia della Valle d’Intelvi inizia con le tracce dei Cacciatori/Raccoglitori del Mesolitico recente (6000 a.C.) rinvenute nel paese di Erbonne.

Alla Protostoria appartengono invece i misteriosi Massi Cupelliformi; questi grossi ed enigmatici sassi con bacinetti scavati nel granito hanno forme varie e sono posti in molteplici facce del masso; fanno discutere storici ed archeologi da molto tempo.

I resti del castelliere del Caslè, probabilmente legati a etnia celtica, sono databili intorno al 1000 a .C.; del successivo periodo gallo romano sono le tombe di Schignano, Erbonne e Pellio Superiore (I sec a. C.). In epoca romana la Valle fu posta sotto il Municipium di Como.

Subì in seguito l’invasione Longobarda, di questa epoca sono gli orecchini d’oro, a cestello, di fabbricazione romanico bizantina rinvenuti a Laino (loc. San Vittore). Durante l’età Comunale, sorsero i primi comuni rustici, cui seguirono governi tirannici e nefasti, con dispotici feudatari quali i Rusca, i Vittani, i Mariani e i Riva Andreotti fino ad arrivare all’epoca di Maria Teresa.

Particolari sofferenze, con stanziamento di numerose truppe straniere, compresi i cosacchi, furono subite dai valligiani come ripercussione della sanguinosa guerra dei trent’anni (1618-1648).

Nell’800 si svolgono fatti storici rilevanti e chiaramente documentati: “L’insurrezione della Valle d’Intelvi” capitanata da Andrea Brenta e ispirata da Giuseppe Mazzini, che soggiornò lungamente a Lanzo.

Una lapide sotto il paese di Dizzasco ricorda ancora le “Termopili Intelvesi”, dove quattrocento austriaci furono eroicamente fermati dai rivoltosi. La rivolta fu sedata e in seguito Andrea Brenta fucilato a Camerlata l’11 Aprile 1849.

Il “comune de Lanzio” figura nella “Determinatio stratarum et pontium …” annessa agli Statuti di Como del 1335, tra i comuni cui spetta la manutenzione di ”… totam stratam de Valmare a … loco de Aronio usque in plano de Lanzio” (Statuti di Como 1335, Determinatio stratarum). Il “comune de Lancio” apparteneva nel 1335 alla pieve d’Intelvi (Statuti di Como 1335, Determinatio mensurarum) che già la ripartizione territoriale del 1240 attribuiva al quartiere di Porta San Lorenzo e Coloniola della città di Como (Ripartizione pievi comasche, 1240). La terra di Lanzo, sempre appartenente alla pieve d’Intelvi, compare negli atti delle visite pastorali del vescovo Ninguarda del 1593 composta da 50 fuochi per un totale di 300 abitanti (Lazzati 1986). Il comune era compreso nel feudo della Valle Intelvi di cui seguì le vicende passando dalle mani della famiglia Rusca, investita del feudo dal 1451 al 1570, della famiglia Marliani, dal 1583 al 1713, ed infine della famiglia Riva Andreotti (Casanova 1904). Dalle risposte ai 45 quesiti della giunta del censimento del 1751 emerge che il comune, che contava 302 abitanti, era infeudato al conte Melchiorre Riva Andreotti al quale veniva versato da tutta la valle un censo annuale, di cui lire 35.4.6 a carico di Lanzo. Il comune non disponeva di un consiglio generale ma partecipava con propri rappresentanti al consiglio generale di valle. Aveva invece un consiglio particolare costituito da tutti i capi di famiglia oltre che dal sindaco, dal console e dal cancelliere. L’amministrazione del patrimonio pubblico e la custodia delle pubbliche scritture, che venivano conservate in una apposita cassa nella casa del sindaco, era demandata allo stesso sindaco e al cancelliere, eletti periodicamente dai capi di famiglia a maggioranza dei voti e che percepivano un salario annuale. L’elezione del console avveniva invece a rotazione ogni mese. Per l’esazione dei tributi ed il pagamento delle spese il comune si avvaleva di un esattore eletto con scrittura privata. Egli doveva prestare idonea “sigurtà”. Lanzo era sottoposto alla giurisdizione del podestà di valle per i servizi del quale pagava una quota di lire 26.10.6 e al quale il console non prestava alcun giuramento (Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3029). Sia nel “Compartimento territoriale specificante le cassine” del 1751 (Compartimento Ducato di Milano, 1751) che nell’“Indice delle pievi e comunità dello Stato di Milano” (Indice pievi Stato di Milano, 1753) il comune di Lanzo era sempre inserito nella Vall’Intelvi. Nel nuovo compartimento territoriale dello Stato di Milano (editto 10 giugno 1757), pubblicato dopo la “Riforma al governo della città e contado di Como” (editto 19 giugno 1756), il comune di Lanzo venne inserito nel compartimento della Valle Intelvi. Nel 1771 il comune contava 325 abitanti (Statistica anime Lombardia, 1771). Con la successiva suddivisione della Lombardia austriaca in province (editto 26 settembre 1786 c), il comune di Lanzo venne confermato facente parte della Valle Intelvi ed inserito nella Provincia di Como. In forza del nuovo compartimento territoriale per l’anno 1791, la Vall’Intelvi, di cui faceva parte il comune di Lanzo, venne inclusa nel V distretto censuario della provincia di Como (Compartimento Lombardia, 1791). A seguito della suddivisione del territorio in dipartimenti, prevista dalla costituzione della Repubblica Cisalpina dell’8 luglio 1797 (Costituzione 20 messidoro anno V), con legge del 27 marzo 1798 il comune di Lanzo venne inserito nel dipartimento del Lario, distretto di Porlezza (legge 7 germinale anno VI). Con successiva legge del 26 settembre 1798 il comune venne trasportato nel dipartimento dell’Olona, distretto XXIV di Porlezza (legge 5 vendemmiale anno VII). Nel gennaio del 1799 contava 385 abitanti (determinazione 20 nevoso anno VII). Secondo quanto disposto dalla legge 13 maggio 1801, il comune, inserito nel distretto primo di Como, tornò a far parte del ricostituito dipartimento del Lario (legge 23 fiorile anno IX). Con la riorganizzazione del dipartimento, avviata a seguito della legge di riordino delle autorità amministrative (legge 24 luglio 1802) e resa definitivamente esecutiva durante il Regno d’Italia, Lanzo venne in un primo tempo inserito nel distretto V ex comasco di San Fedele Vall’Intelvi (Quadro distretti dipartimento del Lario, 1802), classificato comune di III classe (Elenco comuni dipartimento del Lario, 1803), e successivamente collocato nel distretto I di Como, Cantone III di San Fedele. Il comune nel 1805 contava 420 abitanti (decreto 8 giugno 1805 a). Il successivo intervento di concentrazione disposto per i comuni di II e III classe (decreto 14 luglio 1807), vide l’aggregazione del comune di Lanzo al comune di Scaria, che fu inserito nel distretto I di Como, Cantone III di San Fedele. Prima della aggregazione il comune contava 413 abitanti (decreto 4 novembre 1809 b). Tale aggregazione venne confermata con la successiva compartimentazione del 1812 (decreto 30 luglio 1812). Con l’attivazione dei comuni della provincia di Como, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816), il ricostituito comune di Lanzo venne inserito nel distretto V di San Fedele. Il comune, dotato di consiglio comunale, fu confermato nel distretto V di San Fedele in forza del successivo compartimento delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844). Col compartimento territoriale della Lombardia (notificazione 23 giugno 1853), il comune di Lanzo venne inserito nella provincia di Como, distretto IX di San Fedele. La popolazione era costituita da 655 abitanti. In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Lanzo d’Intelvi con 641 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento VI di Castiglione, circondario I di Como, provincia di Como. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 648 abitanti (Censimento 1861). Sino al 1862 il comune mantenne la denominazione di Lanzo e successivamente a tale data assunse la denominazione di Lanzo d’Intelvi (R.D. 14 dicembre 1862, n. 1059). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 588 (Censimento 1871); abitanti 748 (Censimento 1881); abitanti 887 (Censimento 1901); abitanti 1.025 (Censimento 1911); abitanti 1.021 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Como della provincia di Como. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Nel 1928 al comune di Lanzo d’Intelvi venne aggregato il soppresso comune di Scaria (R.D. 18 marzo 1928, n. 660). Popolazione residente nel comune: abitanti 1.462 (Censimento 1931); abitanti 1.434 (Censimento 1936). Nel 1936 al comune di Lanzo d’Intelvi venne aggregata una zona di territorio, staccata dai comuni di Ramponio Verna e Valsolda. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Lanzo d’Intelvi veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 1.460 (Censimento 1951); abitanti 1.459 (Censimento 1961); abitanti 1.499 (Censimento 1971). Nel 1971 il comune di Lanzo d’Intelvi aveva una superficie di ettari 1.000.

Il mistero dei massi cupelliferi avvolge l’Alta Valle e ne sono presenti numerosi, sparsi sul territorio di Lanzo e dei paesi limitrofi.
Al fine di una facile identificazione ricordiamo quelli di: “Pian d’Orano”, “Verceia” e quello contenuto all’interno del Golf Club.
Sono presenze importanti ed enigmatiche.
Testimonianze di un misterioso passato databile a periodi preistorici e protostorici: sono i massi erratici recanti scolpite, dalla mano dell’uomo e con strumenti rudimentali di pietra, delle fossette o bacinetti (cupelle) spesso tra loro comunicanti attraverso piccoli canali.
L’origine ed il significato di tali manufatti è da tempo oggetto di un appassionato  dibattito tra esperti.
Massi analoghi sono presenti in India ed in altre aree Europee.
Interessanti sono pure le “Tombe” di probabile epoca romano-barbarica dette “Massi Avelli”  visitabili nei pressi del cimitero di Scaria; da non perdere la  visione dell’ascia di pietra preistorica esposta al Museo Diocesano d’Arte Sacra.

Il giacimento di Osteno fu casualmente scoperto nel 1954 ad opera di un collezionista privato, il quale informò della scoperta il Museo di Milano.
Dopo una prima campagna di ricerca, gli scavi furono interrotti e ripresero dopo il 1960.
Ora il giacimento viene regolarmente scavato dai paleontologi del museo milanese.
Sul giacimento è posto il vincolo di tutela, per salvaguardare questo importante patrimonio dagli scavi abusivi.

Emersa dai fondali di un ramo della Tetide durante il terziario, la Val d’Intelvi fu erosa e scavata da immensi ghiacciai che vi depositarono una copertura morenica e massi erratici.
Il grande ghiacciaio lariano lasciò la Valle diecimila anni fa nell’attuale conformazione morfologica, divisa in due tronchi: quello del Ceresio da Osteno a Lanzo e quello del Lario da Argegno a San Fedele.

Ciascun tronco è percorso da un torrente e ambedue portano enigmaticamente lo stesso nome: Telo. E’ forse questa l’origine del nome, cioè “In Teluis”, ma altri storici la vedono in “Inter lacus” (tra il Ceresio e il Lario).
Lanzo con la frazione Scaria (un tempo comune autonomo), è l’ultimo paese della Valle e si estende in una dolce conca denominata “La Conca di Smeraldo”, molto boscosa, è circondata da monti imponenti e pittoreschi quali: Orimento (1391), Greggio (1165), Sighignola (1302), Caslè (1034), Generoso (1701) e Galbiga (1698).

La parrocchiale di S. Maria nel centro dell'abitato di Scaria introduce in una delle chiese più belle della Val d'Intelvi, un ambiente in cui architettura, scultura e pittura si fondono in una perfetta armonia. La chiesa di origine rinascimentale, come ci ricorda il campanile, è opera di un totale rinnovamento voluto dai fratelli Diego Francesco e Carlo Innocenzo Carloni. Discendenti da una famiglia di artisti essi eseguirono i lavori di ristrutturazione e restauro per circa 50 anni. La chiesa di S. Maria ha un'unica navata fiancheggiata da quattro cappelle che termina con un presbiterio ricco di affreschi dedicato alla Vergine. Una fastosa e scenografica macchina decorativa tardobarocca.

Fuori paese la chiesa dei Santi Nazaro e Celso d'antichissima origine nella frazione di Scaria conserva una decorazione pittorica cinquecentesca. L'abside è abbellita da una "Madonna in trono" verso la quale confluisce una schiera di santi e d'apostoli, affreschi di Giovanni Andrea De Magistris e di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia Sul lato meridionale all'esterno affreschi seicenteschi ornano la parete verso il cimitero dove erano sepolti i fratelli Carloni, illustri figli di Scaria.
Lanzo d'Intelvi, la vista su Lugano e la Valsolda, la chiesa dei Santi Nazaro e Celso, sono mirabilmente descritti nella prima parte del romanzo "Il Mistero del Poeta" (1888) di Antonio Fogazzaro.
Fino agli anni settanta era in funzione la Funicolare di Lanzo d'Intelvi che la univa alla frazione Santa Margherita di Valsolda.
Il territorio di Lanzo conserva anche antiche tradizioni, le tradizioni è quanto di meglio si possa tramandare. Fra queste la Festa della Madonna Nera. Dopo le pestilenze preservate dalla Madonna Nera (1469) il Papa Paolo II fece erigere santuari lauretani ovunque. Dopo la metà del Cinquecento a Lanzo si costruì una cappella lauretana, ampliata nel 1673 ad opera dell'architetto lanzese Pietro Spazzi ed elevata a Santuario con decreto del vescovo di Como Monsignor Alessandro Macchi il 23 agosto del 1942, l'edificio ripropone la santa casa della Madonna e fu eletto luogo di ritrovo per i lanzesi emigrati. La statua viene esposta l'ultimo sabato di gennaio e la domenica viene portata in processione a spalla dagli alpini del gruppo di Lanzo. La festa con addobbi, ceri accesi, falò, l'incanto dei canestri regala lo spettacolo finale di giorni dedicati alla fede, alle tradizioni e ai ricordi.
La buona viabilità e la diffusione delle automobili facilitano i contatti: un tempo questa era terra d’agricoltura difficile! Il fieno per gli animali,  le castagne e poco più; abitata da boscaioli e intagliatori di pietra “Picapreda” che hanno lasciato tradizioni che si ritrovano ancor oggi  vive più che mai.
I festeggiamenti in onore della Beata Vergine di Loreto, l’ultimo fine settimana di gennaio, è l’appuntamento più importante che si svolge sul territorio. Tre giorni di celebrazioni con processione solenne, bande musicali e vendite all’incanto, richiamano a Lanzo concittadini e villeggianti anche da luoghi lontani.
 
Il Palio delle contrade “Chempura”, ”Nisciuree”, “Piandurs” e “Sanazee”  vede la popolazione sfilare in abiti medievali, sfidarsi in competizioni di vario genere.
Le caratteristiche: “Festa dei Cuurt” a Scaria e “Lanz cume serum” a Lanzo, nei mesi estivi, ripropongono nelle suggestive corti le arti ed i mestieri d’un tempo.
In valle, non  si può non ricordare, lo storico e famosissimo “Carnevale di Schignano” con i caratteristici personaggi “dei Belli e dei Brutti”, che si rincorrono festosi, avvolti in storici costumi tipici con maschere intagliate.

Gli sport praticabili a Lanzo e Scaria sono numerosi, sorretti da efficienti strutture ed organismi sportivi e si possono praticare tutto l'anno secondo la tipologia.

Durante la stagione invernale lo Sci trova casa in Valle d’Intelvi grazie alle piste del monte Sighignola ove è possibile praticare sci alpino.
D’estate vi si svolgono manifestazioni di Sci d’erba di livello internazionale.
Non mancano in loco  i maneggi, è possibile praticare equitazione.

Nell’anello omologato di 5  km, con possibili varianti segnalate, si pratica lo sci di fondo.
La mountain bike trova sulle mulattiere della linea Cadorna (fortificazioni effettuate dall’esercito italiano in concomitanza con il I^ Conflitto Mondiale) il suo habitat naturale.

Si possono effettuare passeggiate ed escursioni lungo i sentieri contrassegnati,  si snodano sulle pendici dei monti circostanti; la flora di queste cime è caratterizzata dalla convivenza di elementi di origine alpina e mediterranea,non è insolito incontrare cervi, caprioli, camosci e cinghiali che si sono ormai ristabiliti sul territorio.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/i-laghi-lombardi-il-lago-di-lugano.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



Post più popolari

Elenco blog AMICI