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giovedì 19 marzo 2015

IL PARCO REGIONALE DEL SERIO

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Il Parco del Serio è un parco naturale che si sviluppa da Seriate lungo il fiume Serio fino alla sua foce nell'Adda.

La sua istituzione risale al 1973 quando le province interessate espressero la loro volontà di tutelare l'ambiente fluviale seriano. Questa proposta si concretizzò nel 1985 con la costituzione del Parco regionale.

Il corso del fiume segue un andamento nord-sud e presenta caratteristiche diverse a seconda dei tratti. Nella zona più a nord infatti il fiume è suddiviso in vari rami che vengono continuamente modificati a causa delle piene; questa zona è caratterizzata da una notevole permeabilità che spesso provoca l'infiltrazione delle acque nel sottosuolo. Nella parte più meridionale del corso del fiume si può notare la presenza di ambienti umidi che presentano spesso caratteristiche di grande interesse naturalistico.

La morfologia del fiume Serio che attraversa il parco coprendone circa 7.750 ettari, varia da nord a sud. A nord,in alta pianura, il fiume presenta un alveo molto ampio con diversi rami delimitati da banchi alluvionali; poiché questi depositi alluvionali sono permeabili, le acque penetrano completamente nel sottosuolo, dando luogo ai caratteristici fontanili, tra i quali è degna di nota la Fontana del Campino.Un mare poco profondo sostituiva ,durante il Pliocene, l’alta pianura che si è quindi formata successivamente grazie ai materiali depositati dai fiumi.

A sud, il fiume presenta un unico alveo stretto ed inciso (valle a cassetta), perché i depositi sono costituiti da argilla e limo, poco permeabili. Sopravvivono ancora in questa zona ambienti umidi come le lanche e le morte.
I materiali dei fiumi e dei ghiacciai hanno creato un importante tipo di deposito,ilCeppo, che per la sua compattezza è in grado di resistere all’erosione e di dare quindi origine alle forre.
Le rocce intrusive, come graniti e dioriti, le rocce effusive(porfidi quarziferi), le rocce metamorfiche come gneiss e quarziti, le rocce sedimentarie (arenacee tipiche dei rilievi prealpini), costituiscono il luogo di provenienza dei materiali.
Il territorio del fiume Serio presenta una rada vegetazione boschiva, con prevalenza di robinia e di altre specie esotiche che hanno sostituito la flora originaria,mutando profondamente il paesaggio botanico del fiume.

Tra le cento specie di alberi e arbusti presenti, si ricordano gli aceri, i salici, i pioppi e le querce; il biancospino, il sambuco e la rosa selvatica.
Le erbacee come il mughetto, la rosa di natale e il bucaneve,  sono la testimonianza dell’antico patrimonio boschivo
La vegetazione palustre (giunchi e tife) è scarsa.

Tra i prati troviamo un'avifauna del tutto particolare con specie rare come l'occhiocotto, il succiacapre, la bigia padovana, l'ortolano. Ai lati del fiume rare risorgive, i fontanili, arricchiscono la campagna con le loro acque ancora limpide e ci parlano della storia di questo territorio. Più a sud, all'altezza di Mozzanica, l'alveo si stringe e gli ambienti di maggior interesse sono i piccoli boschi umidi che crescono sulle rive delle lanche ai lati del fiume, tra le quali ricordiamo le due che costituiscono la Riserva Naturale della Palata Menasciutto nei comuni di Ricengo e Pianengo.

La fauna del parco presenta ancora significative presenze, nonostante si possa notare un notevole deterioramento dell'ambiente naturale.

È comunque da annoverare la presenza di una trentina di specie acquatiche che vanno dai temoli alle trote marmorate, dai tritoni ai rospi, dalle salamandre alle raganelle.

Tra i mammiferi sono presenti ricci, talpe, lepri e conigli selvatici, donnole, tassi, faine e volpi, queste ultime segnalate in forte aumento.

Tra i rettili sono molto diffusi il ramarro, le lucertole, il biacco, le bisce dal collare e le vipere comuni.

La fauna ittica ,presente in ben trenta specie, si diversifica a seconda del regime idrologico: acque poco profonde e fondo ciottoloso a nord, acque più profonde con corrente più lenta nella parte centrale e a sud.
Sono numerose e in aumento anche le specie di uccelli, sebbene il degrado ambientale sia inarrestabile; tra questi ricordiamo il pendolino e la pavoncella, simbolo del parco.
Rischiano invece di scomparire gli anfibi come rospi, salamandre, la rana di Lataste, e i rettili.
Gli invertebrati sono rappresentati da libellule e farfalle, mentre i mammiferi, poco numerosi, vedono un significativo incremento della volpe e una modesta diffusione di conigli,lepri,ricci e talpe; più rari ghiro,moscardino, faina e tasso.


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LA RISERVA REGIONALE PALATA MENASCIUTTO

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La Riserva regionale Palata Menasciutto si trova a cavallo del fiume Serio, tra i comuni di Pianengo e Ricengo e mira a preservare l'ambiente tipicamente ripariale creatosi attorno a due rami morti del fiume. Il termine di "palata" deriva dall'usanza di sbarrare il fiume con pali di legno al fine di derivare un corso d'acqua per usi irrigui. Oggi lo sbarramento è in cemento e da esso è derivata la Roggia Menasciutto, da cui il nome alla riserva.
Dalla sua istituzione ad oggi sono stati avviati numerosi piani di recupero, come i rimboschimenti ed il recupero di un lago di cava, oggi noto come "Lago dei Riflessi".

La vegetazione spontanea è piuttosto ricca e comprende: il salice, la canna, la tifa, alcune macchie di carice, di mestolaccia, di giunco e di sparganio.

Tra gli alberi d'alto dusto vanno ricordati: il salice eleagno, l'ontano bianco, coltivazioni di pioppo industriale inselvatichite. Vi sono anche specie assai rare quali la madreselva pelosa, la ginestrella e l'orchidea militare.

Ad una vegetazione ricca corrisponde una faunta piuttosto varia, specie per quanto riguarda l'avifauna. Tra le specie nidificanti vanno ricordate: la gallinella d'acqua, il picchio verde e il martin pescatore. La Riserva è luogo di sosta per specie migranti, quali le anatre e gli aironi.

Lungo la stretta strada campestre che da Ricengo conduce alla Riserva sorge la Cappella dei Morti del Serio: si tratta di una piccola costruzione ricostruita nel 1855 su una cappella più antica, per commemorare le spoglie dei caduti della battaglia del 18 ottobre 1705 tra l'esercito del Principe Eugenio di Savoia e le forze del maresciallo di Vendôme.



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lunedì 16 marzo 2015

IL PARCO AGRICOLO SUD MILANO

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Il Parco agricolo Sud Milano è un parco regionale della Lombardia che comprende un'estesa area a semicerchio tra Milano e il confine sud della sua provincia, interessando il territorio di sessantuno comuni. I parchi di "cintura" di Milano rientrano nel territorio del parco sud e ne condividono i vincoli. Il parco è per l'area milanese il corrispondente del Parco naturale La Mandria per l'area torinese, ed il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo per quella genovese, cioè tutte riserve naturali metropolitane di "cintura".

Istituito il 23 aprile 1990, la gestione è stata affidata direttamente alla provincia di Milano, nasce con lo scopo di proteggere e valorizzare l'economia agricola del Sud Milano e di tutelare ambiente e paesaggio, mettendo così a disposizione di milioni di cittadini un enorme polmone verde e un grande patrimonio di natura, storia e cultura.

Vi si possono trovare i tratti caratteristici della Pianura Padana: un'agricoltura intensiva che risale alle prime bonifiche del medioevo e una grande ricchezza d'acqua (è infatti attraversato dall'Adda e dal Lambro, oltre a corsi d'acqua minori come la Vettabbia, il Ticinello, il Lambro meridionale, il colatore Addetta, la Muzza e i Navigli Grande e Pavese) che ha portato all'istituzione - nelle zone di fontanile - di aree protette (le Sorgenti della Muzzetta di Rodano e Settala, il Fontanile nuovo di Bareggio).
La superficie coltivata è la più estesa, ma l'ambiente naturale è connotato dalla presenza di aree boscate (Cusago, Riazzolo, Corbetta, Carengione), parchi (dell'Addetta, dell'Idroscalo, di Trenno, di Trenzanesio) ed oasi naturalistiche (Lacchiarella).

Nel parco ci sono più di 1400 aziende agricole, la cui attività principale è l'allevamento di bovini e suini; la coltura più diffusa e è quella dei cereali (43%), seguono il riso (22%) ed il prato (16%). Sono presenti inoltre colture di girasole e soia, orti e vivai. Nel parco sono state censite 41 marcite, messe sotto salvaguardia.

L'attività agricola nel corso dei secoli ha portato all'antropizzazione del territorio.

Sono presenti abbazie come quelle di Chiaravalle, di Mirasole e di Viboldone.

Sono presenti alcuni castelli come quelli di Binasco, Cusago, Melegnano, Cassino Scanasio, Locate, Peschiera, Buccinasco e Macconago.

Inoltre si segnalano gli antichi complessi agricoli fortificati di Carpiano, Fagnano, Gudo Visconti, Tolcinasco, Settala, Coazzano oltre ad antichi cascinali (cascine Bazzanella, Gudo Gambaredo, Santa Brera, Villambrera).

La fauna è per lo più concentrata nelle zone naturali del parco (boschi, fontanili). È stata rilevata la presenza di alcuni mammiferi come il ghiro, il tasso, la faina, la volpe, il coniglio selvatico, la donnola e la lepre. Tra gli uccelli si possono osservare l'airone cinerino, il picchio, la garzetta, il cuculo, la cinciallegra, il migliarino di palude, l'averla piccola, la nitticora, l'airone bianco maggiore, l'airone rosso, la cicogna bianca, il germano reale, lo svasso maggiore, il tuffetto comune, il cormorano, il gabbiano comune, la gallinella d'acqua, la folaga, l'airone guardabuoi, il martin pescatore e il piccione. Tra i rettili la lucertola muraiola, il ramarro. Tra gli anfibi il tritone crestato.

Nel vasto reticolo di rogge, fontanili e Navigli sono presenti le seguenti specie ittiche: alborella, barbo comune, cagnetta, carpa, cavedano, cobite comune, cobite mascherato, ghiozzo padano, gobione, luccio, persico reale, pigo, savetta, scardola, tinca, triotto, vairone. Tra gli alloctoni abramide, cobite di stagno orientale, gambusia, persico sole, pseudorasbora, rodeo.

All'interno del parco è stata constatata la presenza di specie alloctone come la nutria, il silvilago orientale, il gambero rosso della Louisiana, la tartaruga palustre americana e il tarlo asiatico.

La vegetazione è dislocata lungo i corsi d'acqua. Sono presenti il pioppo bianco, il pioppo nero, il salice, l'olmo, il carpino bianco, il gelso, la farnia, l'acero campestre, il biancospino, il sanguinello e il prugnolo.

All'interno del parco è stata constatata la presenza di specie alloctone come la robinia pseudoacacia, l'ailanto e l'ambrosia.

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IL PARCO REGIONALE DELLA VALLE DEL LAMBRO

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Il parco regionale della Valle del Lambro è un'area naturale protetta della Lombardia istituita nel 1983. È in gestione a un consorzio costituito da 35 comuni delle province di Como, Lecco e Monza e della Brianza.

Il Parco comprende un territorio che si estende da nord a sud per circa 25 km; occupa una superficie di 4.080,93 ettari nella Valle del Lambro ed ha un'altitudine che varia da 167 a 376 m s.l.m. Include numerose aree urbane, ma soprattutto zone boschive che affiorano lungo il Lambro.

A nord del Parco regionale si trovano due laghi compresi per tutta la loro superficie all'interno parco: il lago di Alserio e il lago di Pusiano, nel quale il Lambro, prima si getta col nome di Lambrone, poi esce e continua il suo percorso fino ad incontrare il Po presso Orio Litta.

La parte sud del parco è compresa nel Parco di Monza.

L'avifauna del parco è molto varia, troviamo rapaci quali il gufo, la civetta, i falchi e le poiane, e piccoli uccelli come pettirossi, fringuelli, cardellini.

Sono anche presenti rettili e anfibi: rane, rospi, salamandre, orbettini, ramarri, natrici, biacchi e bisce.

Tra i mammiferi vi sono le volpi, lo scoiattolo, il tasso, le donnole, i ricci, i topi e altri roditori.

L'ambiente del parco è caratterizzato da ambienti floreali differenti tra loro, accomunati dalla forte impronta lasciata dall'uomo nelle sue svariate attività. Rilevanti sono i boschi di Robinia, carpini, farnie, ontani e frassini.


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giovedì 12 marzo 2015

PARCO REGIONALE CAMPO DEI FIORI

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Il Parco regionale Campo dei Fiori è un'area protetta italiana sita nella provincia di Varese, in Lombardia. Istituito nel 1984 con la legge regionale n.17 del 19.03.84, si estende essenzialmente sui territori occupati dal Massiccio del Campo dei Fiori e dal Massiccio del monte Martica. Il Parco è delimitato a Nord e a Nord-Ovest della Valcuvia, ad Est dalla Valganna e a Sud dalla città di Varese e dalla strada statale che conduce a Laveno-Mombello. I due massicci sono separati dalla Val di Rasa che unisce la Valcuvia alla Valle dell'Olona.

Il Parco è gestito dall'Ente Parco Regionale Campo dei Fiori che ha la propria sede a Brinzio.

Il Massiccio del Campo dei fiori fa parte della catena delle Prealpi Varesine. I rilievi che lo costituiscono sono formati in gran parte da rocce calcaree che hanno permesso lo sviluppo di fenomeni carsici: in tutto il parco si contano 130 grotte, con un'estensione totale delle relative gallerie di 30 km. Presenta due facce differenti: il lato settentrionale è costituito da aspri pendii e pareti verticali mentre il lato meridionale da pendii più morbidi ricoperti da foreste di latifoglie.

I pendii sono dominati da boschi di latifoglie: fino a 600 m prevalgono i castagni, con frassino, tigli e acero montano nei valloni più umidi. Sulla parte sommitale del Massiccio del Campo dei Fiori vengono sostituiti dal faggio, mentre i versanti aridi del Monte Martica sono dominati da betulle e dal pino silvestre. Nella parte nord-occidentale si trovano ancora numerose selve castanili, testimonianze della popolazione contadina che un tempo occupò il massiccio. Gli spazi aperti sono dominati dall'ambiente rupicolo e dai prati aridi su substrato calcareo, impreziositi da primule orecchia d'orso e da decine di specie di Orchidee selvatiche, come vesparia, moscaria e Gentiana pneumonanthe.

I boschi della Riserva ospitano due tra i più maestosi ungulati, il cervo ed il Capriolo, oltre a decine di altre specie come il Cinghiale, in rapida via di espansione, la Volpe rossa, la Lepre, la Faina, il Tasso e lo Scoiattolo rosso. Diversi sono anche i rapaci presenti: alcuni stanziali come il Nibbio bruno, il Falco pecchiaiolo, la Poiana, lo Sparviero, l'Astore ed il Falco pellegrino, altri in migrazione, Biancone e Falco di palude. Di notevole importanza è la presenza di un gran numero di varietà di chirotteri, tanto che la Cee ha finanziato un programma di conservazione. Tra gli invertebrati è presente il Duvalius ghidinii, un coleottero endemico della parte sommitale del massiccio.

Storicamente, il Campo dei Fiori è "la montagna dei varesini ": per via della vicinanza al centro di Varese e dell'estrema rapidità con cui se ne possono raggiungere i crinali, è una delle località di turismo più popolari del territorio. Da fine 1800 fino agli anni 1950 si saliva alla montagna con una rete di tramvia e funicolare; per i turisti più facoltosi era a disposizione il Grand Hotel Campo dei Fiori, monumentale struttura in stile liberty opera dell'architetto Giuseppe Sommaruga. Con la diffusione dell'automobile, l'attenzione turistica si è spostata sulle montagne alpine, facendo perdere fascino ed importanza al Campo dei Fiori (che subì anche la chiusura di buona parte delle strutture ricettive). Per rilanciarne l'immagine, valorizzandone le notevoli ricchezze naturalistiche, storiche ed architettoniche, l'amministrazione regionale lombarda, d'accordo con le autonomie locali, decise verso la fine degli anni 1970 di proteggere tutta l'area includendola in un Parco Naturale Regionale. Il progetto si concretizzò nel 1984.

Il Parco ha da allora notevolmente esteso il suo territorio ed ampliato le sue finalità, rivelandosi uno strumento formidabile per la promozione turistica e la salvaguardia del suo territorio. La sede del Consorzio di gestione, all'inizio posta a Luvinate, fu poi trasferita a Brinzio, l'unico comune a quel tempo totalmente incluso nel territorio del Parco.

Nel territorio coperto dal Parco si trovano importanti complessi storico-architettonici, tra cui spiccano il Sacro Monte di Varese (importante santuario dedicato alla Madonna nera, dichiarato Patrimonio dell'Umanità UNESCO) ed un notevole insieme di edifici in stile liberty di grande pregio, tra i quali svetta per maestosità il Grand Hotel Campo dei Fiori (con annesso Ristorante Belvedere). Da menzionare è altresì la vetta delle "Tre Croci", una delle più alte del massiccio, che trae il suo nome dall'altare ivi posto nel 1600, e da allora più volte rinnovato, a memoria del sacrificio di Gesù Cristo sul Golgota.

Sulla vetta più alta del Massiccio, la Punta Paradiso (1226 m), è stata costruita nel 1956 la "Cittadella di Scienze della Natura Salvatore Furia" che attualmente comprende l'Osservatorio Astronomico "G.V. Schiaparelli", il Centro Geofisico Prealpino, con le stazioni meteorologiche e l'Osservatorio Sismologico, il Parco "L. e M. Zambeletti" e il Giardino Botanico "R.Tomaselli". La Cittadella nasce come centro di divulgazione scientifica, gestito da volontari.


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lunedì 23 febbraio 2015

IL PALAZZO PIU' ALTO DELLA CITTA' : IL PIRELLONE

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Il Grattacielo Pirelli o Palazzo Pirelli, chiamato comunemente Pirellone, è l'edificio di Milano dove ha sede il Consiglio regionale della Lombardia. Si innalza all'angolo sud-ovest di piazza Duca d'Aosta, dove si trova anche la stazione Centrale. Ha detenuto il record di edificio più alto dell'Unione europea dal 1958 al 1966, anno di costruzione della South Tower di Bruxelles.

Fu costruito tra il 1956 e il 1961 su progetto di Gio Ponti, Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi e Egidio Dell'Orto; Gio Ponti diresse anche tutte le fasi costruttive. L'aspetto strutturale venne curato da Giuseppe Valtolina, in collaborazione con i consulenti Pier Luigi Nervi, Arturo Danusso, Piero Locatelli e Guglielmo Meardi. La realizzazione venne affidata all'impresa della Bonomi in collaborazione con Comolli e Silce. È un'opera architettonica importante, propria del razionalismo italiano; con i suoi 127 metri di altezza, distribuiti su 31 piani (altri 2 piani sono sotterranei) è uno degli edifici in calcestruzzo armato più alti al mondo.

Originariamente il palazzo fu costruito per ospitare gli uffici della celebre azienda italiana di pneumatici Pirelli: nell'area su cui sorge esistevano degli stabilimenti del gruppo, distrutti dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. Nel 1978 il grattacielo venne acquistato dalla Regione Lombardia, per farne la propria sede principale dopo una ristrutturazione ad opera dell'architetto Bob Noorda.

Peculiare la scelta progettuale dei materiali: l'intera struttura portante è in calcestruzzo armato, materiale raramente preferito all'acciaio per edifici di considerevole altezza. Gli elementi verticali dell'ossatura sono quattro piloni, visibili anche dall'esterno poiché percorrono a coppie l'altezza delle facciate. Sono pilastri rastremati: alla base sono larghi 2 metri, che diventano 50 cm in sommità. Travi orizzontali, colleganti i pilastri, fungono da basi per i solai dei piani.

L'ingresso che per molto tempo è rimasto l'accesso principale, si trova in piazza Duca d'Aosta: è rialzato rispetto al piano della piazza tramite una struttura detta "collina", che contiene al suo interno uno spazio adibito ad auditorium. Oggi si accede alla sede della Regione dal retro dell'edificio.

La superficie del grattacielo è di 1.900 m², la sua pianta è lunga 75,5 metri e larga 20,5 metri. Si stima che per la sua costruzione siano stati usati 30.000 m³ di calcestruzzo e l'edificio complessivamente pesi 70.000 tonnellate ed abbia per un volume di 125.324 m³.

Il Grattacielo Pirelli è uno dei più celebri simboli di Milano ed è stato per quasi 50 anni l'edificio più alto della città, superato nel 2010 dal Palazzo Lombardia alto 161 m, la nuova sede della Regione Lombardia, che sorge poco lontano, e nel 2011 dalla Torre Cesar Pelli A, alta 231 metri. Resta in ogni caso nel novero delle costruzioni più alte d'Italia.

Il design del grattacielo sarebbe stato inoltre d'ispirazione per la costruzione del Pan Am Building (oggi MetLife Building) a New York, della torre del Banco Atlantico di Barcellona e il grattacielo della Lonza Group di Basilea.

L'ultimo piano (32º) del grattacielo, raggiungibile tramite scale dal 31º piano (l'ultimo a cui arrivano gli ascensori), è aperto al pubblico in alcune giornate speciali, funge da belvedere con ampia vista panoramica sulla città e può ospitare mostre temporanee come spazio multifunzionale.

Oggi il grattacielo, con i suoi 710 scalini è inserito nelle corse "run up", in cui gli atleti gareggiano salendo di corsa fino all'ultimo piano del grattacielo lungo le scale.

La facciata del Pirellone, squarciata subito dopo l'incidente del 2002.
Il 18 aprile 2002 un aereo da turismo pilotato dall'italo-svizzero Luigi Fasulo, 67 anni, si schiantò contro il 26º piano del palazzo, danneggiando gravemente la struttura esterna e sventrando due piani. La collisione causò tre vittime: il pilota e due donne, dipendenti della Regione Lombardia. Oggi il 26º piano ospita il "Luogo della memoria" dedicato alle due donne morte, Anna Maria Rapetti e Alessandra Santonocito.

L'edificio, dopo un completo restauro conservativo delle facciate esterne in facciata continua e degli spazi interni, la rimozione delle antenne radio e l'installazione di luci stroboscopiche, è stato riaperto e da fine maggio 2005 è tornato ad ospitare il Consiglio regionale; la Giunta regionale invece si è trasferita nel 2011 a Palazzo Lombardia.

La tradizione vuole che nessun edificio a Milano possa essere più alto della Madonnina del Duomo, tradizione che divenne negli anni trenta anche legge comunale, salvo deroghe. Quando fu realizzato l'edificio e quindi violata la tradizione, si decise di porvi in sommità, in segno di rispetto, una piccola replica della statua che sovrasta i marmi di Candoglia del Duomo.

Dietro la tradizione ci sono tuttavia problemi tecnici e strutturali: pochi metri sotto la superficie della città c'è la falda freatica ed inoltre, poiché anticamente la pianura Padana era un mare, è assente una base rocciosa in profondità. L'aumento della popolazione nell'ultimo secolo e il conseguente aumento dell'estrazione dell'acqua ha abbassato la superficie della falda, aumentando i rischi di compattazione differenziale del sottosuolo. Di conseguenza una costruzione molto alta e molto pesante potrebbe non essere sopportata dal terreno in modo egualitario col rischio di cedere. Si poté superare questo limite solo con particolari e modernissime tecnologie per le fondazioni dell'edificio: tuttora l'intero palazzo è costantemente monitorato tramite dispositivi nei sotterranei.

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