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venerdì 6 maggio 2016

I CARABINIERI



Vittorio Emanuele I di Savoia, durante un soggiorno a Cagliari all'inizio del XIX secolo, pensò alla creazione di un nuovo corpo militare così, dopo il suo rientro a Torino, nel 1808 venne creato il Corpo dei Moschettieri di Sardegna; i primi effettivi furono scelti fra quelli dell'Armata Sarda che si erano distinti nella repressione del brigantaggio in Sardegna e che più si erano distinti per buona condotta e saviezza e che sapessero anche leggere e scrivere.

Con le Regie Patenti del 13 luglio 1814, integrate con altre emanate il 15 ottobre 1816, il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I di Savoia istituì i Corpo dei Reali Carabinieri, un corpo armato che, sul modello della Gendarmerie nationale francese, aveva compiti sia civili (ordine pubblico e polizia giudiziaria) che militari (difesa della Patria e polizia militare). Gli ufficiali furono scelti per la gran parte dall'Arma di cavalleria, la più prestigiosa dell'esercito sabaudo e vennero considerati un corpo d'elite; dal punto di vista militare si trattava invece di un corpo di fanteria leggera, così detto dall'arma d'ordinanza adottata, la carabina. Il primo comandante in capo del Corpo fu il Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea, nominato il 13 agosto 1814.

Il 23 aprile 1815, quindi appena 9 mesi dopo la loro istituzione, perì in servizio il primo di una lunga lista di Carabinieri: Giovanni Boccaccio fu ucciso a Vernante (Cuneo) (Il luogo indicato non esiste, poiché Vernate si trova in Lombardia, in provincia di Milano. Probabilmente si tratta di Vernante, che è realmente in provincia di Cuneo) con un colpo di fucile da un pericoloso fuorilegge evaso dal carcere di Cuneo, Stefano Rosso, detto "il Sardo". Il 25 giugno 1815 con decreto del dal re Carlo Alberto di Savoia vennero adottati i colori del pennacchio (lo scarlatto e il turchino).

In questo progetto si prevedevano molteplici compiti che, in un italiano un po' più moderno del testo originale, suonano così: «Si farà ogni giorno da due carabinieri d’ogni Brigata a cavallo un giro di pattuglia sulle strade principali, quelle di traversa, sulle strade vicinali, nei comuni, casali, cascine ed altri luoghi del distretto di ciascuna Brigata... I Marescialli e Brigadieri marceranno coi Carabinieri per i suddetti giri di pattuglia, anche per i compiti di servizio sia ordinario che straordinario... I Carabinieri arresteranno i malviventi di qualunque specie anche se semplicemente sospetti, colti in flagrante contro i quali la voce dei cittadini richiederà la loro azione».

I casi straordinari d'intervento dei costituendi carabinieri comprendevano anche: furti con scasso, commessi da bande di malviventi, incendi ed assassini; rapine a corrieri governativi, diligenze cariche di munizioni o soldi dello Stato; rapimenti; repressione dello spionaggio; repressione del contrabbando e dell'accaparramento di granaglie e viveri; lotta ai falsari. Il progetto prevedeva la formazione di una sorta di Ministero degli Interni, detto “Buon Governo", con la funzione di sovrintendere all’apparato di polizia, di cui i carabinieri sono la forza militare a disposizione.

Tutto questo lavoro di preparazione culminò con la promulgazione delle Regie Patenti del 13 luglio 1814, che segnarono la nascita dei Carabinieri. Le patenti costituivano un atto ufficiale con il quale si dava formalmente il via a progetti di particolare rilievo per lo Stato e si stabilivano compiti e competenze per il progetto in questione.

Il preambolo dello storico documento, che ci siamo preoccupati di aggiornare nel frasario. esprime in modo sufficientemente chiaro e intelligibile le circostanze della nascita del Corpo dei Carabinieri Reali.

«Per ristabilire ed assicurare il buon ordine, e la pubblica tranquillità, che le passate disgustose vicende hanno non poco turbata a danno dei buoni e fedeli Nostri sudditi, abbiamo riconosciuto che sia necessario mettere in atto tutti quei mezzi, che possono essere confacenti per scoprire e sottoporre al rigore della Legge i malviventi ed i male intenzionati, e per prevenire le perniciose conseguenze, che da simili soggetti, sempre odiosi alla Società, possono derivare a danno dei privati cittadini, e dello Stato. Abbiamo già a questo fine dato le Nostre disposizioni per stabilire una direzione generale di Buon Governo, specialmente incaricata di vigilare al mantenimento della sicurezza pubblica e privata, e di affrontare quei disordini, che potrebbero turbarla. E per avere i mezzi più pronti ed adatti allo scopo prefisso con una forza ben distribuita.

Abbiamo pure ordinato la formazione (che si sta compiendo) di un Corpo di militari, distinti per buona condotta e saggezza, chiamati col nome di Corpo dei Carabinieri Reali. Essi avranno le speciali prerogative, attribuzioni, ed incombenze finalizzate allo scopo di contribuire sempre più alla maggiore prosperità dello Stato, che non può essere disgiunta dalla protezione e difesa dei buoni e fedeli Sudditi nostri, e dalla punizione dei colpevoli». Tra gli articoli che segneranno profondamente la natura dell'istituzione per i secoli successivi vanno anche citati

l'articolo 6: «Le deposizioni dei Nostri carabinieri Reali avranno la stessa forza delle deposizioni dei testimoni»;
l'articolo 11: «I carabinieri Reali non potranno essere distolti dalle Autorità Civili o Militari dall'esercizio delle loro funzioni, salvo in circostanze di urgente necessità, nel qual caso dovrà essere inviata al Comandante del Posto una motivata richiesta scritta, cui lo stesso Comandante dovrà aderire»;
l'articolo 12: «Il Corpo dei Carabinieri Reali sarà considerato nell'Armata il primo fra gli altri, dopo le Guardie del Corpo».
Quello che si configura nelle Regie Patenti del 13 luglio 1814 é dunque un corpo di élite, con ampie competenze in materia di ordine pubblico, la cui funzione di protezione della stabilità interna è considerata talmente importante da venir solo dopo la salvaguardia della persona del sovrano stesso. Questa posizione di preminenza dell'Arma verrà riconfermata in tutti i regimi successivi, fatta eccezione per quello fascista che istituì (ma senza troppo successo, va precisato) un contraltare nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN).

Nei primi dell'agosto 1814 veniva emanato l'apposito "Regolamento per l'istituzione del Corpo", in cui sono fissati e specificati molti ruoli già delineati negli studi preparatori di giugno.

Sempre in quei giorni (3 agosto) una Lettera Patente nomina Presidente Capo di Buon Governo il Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea, il quale è contemporaneamente Governatore della città, cittadella e provincia di Torino. In quanto Presidente del Buon Governo, il Thaon di Revel è da considerare anche il primo comandante generale del corpo. Sei giorni dopo, insieme alla nomina del "Signor Conte Provana di Bussolino, colonnello comandante d'esso Corpo" con l'incarico di procedere alla formazione del medesimo ed all'assegnazione degli incarichi, la Determinazione sovrana (9 agosto) stabilisce l’articolazione del Corpo in carabinieri a cavallo e carabinieri a piedi, nonché i lineamenti generali della divisa.
La forza con cui i carabinieri cominciano ad operare é di 27 ufficiali e 776 tra sottufficiali e truppa (che allora venivano chiamati Bass'uffiziali e bassa forza). Più precisamente gli ufficiali comprendono: un colonnello con il suo aiutante maggiore, quattro capitani, dieci luogotenenti (attuali tenenti), dieci sottotenenti ed un quartiermastro. Quest'ultimo aveva funzioni logistico-amministrative e si occupava, fra le altre cose, di vitto, casermaggio e assegni. I sottufficiali erano: quattro marescialli d'alloggio a piedi e tredici a cavallo, cinquantuno brigadieri a piedi e sessantanove a Cavallo ed infine 277 carabinieri a piedi e 367 a cavallo. Il maggiore costo della forza montata rispetto a quella appiedata era compensato dalla superiore mobilità e dal maggiore raggio di azione e controllo. Non dobbiamo dimenticare che un uomo a piedi non supera una velocità media di cinque chilometri orari.
Il Corpo venne articolato in Divisioni (corrispondenti agli attuali gruppi territoriali), una per provincia e comandata da un capitano. Ne furono previste dodici, ma quelle costituite immediatamente furono soltanto sei: Torino, Savoia, Cuneo, Alessandria, Nizza e Novara. Ogni divisione aveva sotto di sé una serie di Luogotenenze, guidate da un luogotenente o da un sottotenente. Queste coordinavano l'ultimo anello ordinativo della catena, le Stazioni, che erano capillarmente distribuite su tutto il territorio e comandate da marescialli o brigadieri.

L'obiettivo di costituire una prima linea di difesa territoriale e di coprire sistematicamente il territorio per il controllo della criminalità fu considerato di primaria importanza ed è rimasto praticamente lo stesso fino ai nostri tempi.

Come per tutti i corpi scelti, e in particolar modo per quelli addetti alla sicurezza interna, si pose il problema molto delicato dei criteri di reclutamento.

Da un lato il problema veniva risolto dando accesso quasi esclusivo a chi avesse prestato servizio per quattro anni in altri corpi. Diversamente da quanto avviene oggi (accesso per concorso diretto e reclutamenti annuali con la leva), quella disposizione garantiva la presenza di persone che fossero già pienamente formate alla disciplina ed alla vita militare. La validità di questo concetto è stata ripresa nel corso di questi ultimi due anni da diverse proposte che mirano a restringere nuovamente il reclutamento di tutti i corpi di polizia solo ai volontari a ferma biennale nei corpi militari.

Due ulteriori filtri per l'aspirante carabiniere di allora erano rappresentati dal requisito di statura pari a non meno di 39 oncie (circa un metro e settantacinque) e da quello di saper leggere e scrivere. In un'epoca nella quale l'analfabetismo toccava valori normali almeno dell'80 per cento e la statura media risentiva di una dieta povera di proteine e lipidi, si trattava di requisiti davvero molto severi. Non meno importanti erano naturalmente le caratteristiche politiche del personale reclutato. Molti elementi della precedente Gendarmeria erano stati esonerati dal servizio di quel corpo perché ritenuti fedeli alla monarchia sabauda o perché sospettati di liberalismo dall'occhiuta polizia politica napoleonica. Proprio questi costituirono un nucleo fedele di appartenenti alla neonata istituzione. Altrettanto attenta era la scelta degli ufficiali, anche se si fece particolare attenzione alla loro competenza acquisita nelle armate napoleoniche.

Così la Determinazione sovrana del 9 agosto 1814 fissava con precisione l'armamento nel suo undicesimo articolo: «L'armamento per gli individui del Corpo dei Carabinieri Reali deve consistere in una carabina per quelli a cavallo, ed un fucile per quelli a piedi della qualità la più leggera. Avrà ognuno di essi individui una sciabola, col cinturone a tracolla ... ; ed inoltre per quelli. a cavallo due pistole di fonda». Con il successivo "Regolamento per gli uniformi" (8 novembre) l'armamento fu ulteriormente specificato.
E’ anche facile comprendere che con queste armi era necessario un addestramento meccanico, quasi ossessivo, per tirare con celerità e freddezza sotto il fuoco nemico, e soprattutto che, dopo un po' di fucilate, l'arma risolutiva restava quella bianca, baionetta o sciabola.

Le pistole funzionavano con lo stesso principio, ma non venivano portate sulla persona, bensì agganciate alla sella nella fonda, da cui derivò l'attuale fondina.
Severi erano i regolamenti per il taglio dei capelli e per quel che riguardava barba e baffi. Non si trattava, come potrebbe sembrare, soltanto di una fissazione più o meno tipicamente militare per l'uniformità (la stessa uniforme ha proprio questo significato), ma una preoccupazione di carattere igienico e politico.

Il taglio corto dei capelli si rivelava indispensabile per ragioni estetiche e di disciplina, ma anche e soprattutto per il controllo e l'eliminazione dei pidocchi, una piaga diffusissima in tempi nei quali i livelli di igiene erano molto bassi e non esistevano pesticidi o shampoo efficaci.

Invece capelli e basette lunghi, insieme ai baffi ed al pizzetto, avevano connotati indiscutibilmente rivoluzionari. Non è un caso che tanti patrioti del Risorgimento avessero capelli lunghi e portassero la barba. Chiunque poi ricordi il '68 saprà che anche allora si poteva agevolmente distinguere a colpo d'occhio l'affiliazione politica di uno studente semplicemente dall'insieme del suo abbigliamento.

Il nuovo corpo fu impegnato sul campo per la prima volta nella battaglia di Grenoble, durante l'ultima campagna militare contro Napoleone Bonaparte. Il 6 luglio 1815 un loro squadrone di cavalleria caricò le truppe francesi per il possesso di una piazzaforte alla periferia di Grenoble, mettendole in rotta e contribuendo in modo decisivo alla vittoria.

In quella battaglia si distinse Gerolamo Cavasola, ed il valore dei carabinieri fu dichiarato "maggiore di ogni elogio". Durante quello steso scontro il carabiniere Alessi che per alcuni giorni era stato fatto prigioniero, e riuscito a fuggire fu proposto per la medeglia d'argento.

Nella seconda metà del XIX secolo il Regno di Sardegna giocò un ruolo di primo piano nell'unità d'Italia; durante il Risorgimento tra gli episodi più famosi che videro l'impegno del Corpo ci fu l'invasione della Savoia del 3 febbraio 1834 da parte di un gruppo di fuoriusciti italiani finanziati da Giuseppe Mazzini reduci dei moti del 1821. Questi catturarono il carabiniere a cavallo Giovanni Battista Scapaccino e poi lo uccisero perché si rifiutò di unirsi a loro con il gesto simbolico di gridare "Viva la Repubblica!", preferendo tener fede fino in fondo al giuramento fatto al Re. Alla sua memoria fu conferita una medaglia d'oro al valor militare, la prima in assoluto ad essere registrata sull'albo d'onore dell'Armata Sarda.

In quegli anni le guerre si susseguirono alle guerre e per le riconosciute prove di fedeltà ed efficienza già dimostrate, i Carabinieri furono scelti per assicurare la protezione del Re sui campi di battaglia. Proprio nello svolgimento di questo delicatissimo compito, il 30 maggio 1848 a Pastrengo, durante la prima guerra d'indipendenza, i carabinieri diedero prova di coraggio con la famosa carica: quando il maggiore Alessandro Negri di Sanfront, comandante dei tre squadroni a cavallo di scorta, si accorse che gli austriaci si stavano pericolosamente avvicinando alla postazione occupata dal Re, ordinò una carica (a cui partecipò il re stesso), respingendoli. Questo episodio contribuì in modo determinante alla vittoria finale. La guerra fu persa, ma la successiva partecipazione alla guerra di Crimea riuscì a dare un peso internazionale al Regno di Sardegna. Si combatté, poi, la seconda guerra d'indipendenza, seguita dall'annessione dei piccoli regni in cui l'Italia settentrionale era divisa e dalla spedizione dei Mille e la conquista del centro-sud.



In tutte queste vicende i carabinieri furono sempre protagonisti in qualità di soldati, svolgendo compiti di scorta, di polizia militare, di intelligence, combattendo in prima linea ed adempiendo diversi compiti, tra cui gli arresti di Garibaldi nel 1867.

Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, durante il processo di unificazione, onde evitare l'impressione di un'occupazione si attuò un'accorta politica dei piccoli passi: man mano che un nuovo Stato cadeva vi si istituiva un Corpo di carabinieri locale arruolando una parte dei tutori dell'ordine che già vi operavano, come ad esempio Corpo di carabinieri della Toscana.

Nel 1861 l'unità politica era largamente conseguita (Veneto e Stato della Chiesa a parte), e si riunificò anche formalmente la struttura militare e di pubblica sicurezza: il 4 maggio quando l'Armata Sarda divenne Regio Esercito, i diversi corpi di carabinieri confluirono nell'Arma dei Carabinieri Reali che ne divenne la Prima Arma.

In quegli anni i carabinieri si trovarono impegnati soprattutto nel contrastare i briganti, un fenomeno a metà tra il malavitoso e la lotta contro le nuove istituzioni, particolarmente diffuso nei territori che erano stati del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e della stessa Sardegna. Tra le altre spicca la figura del capitano dei carabinieri Chiaffredo Bergia che per i suoi successi, raggiunti con operazioni solitarie svolte per lo più sotto copertura, si meritò una croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia, una medaglia d'oro, tre d'argento e due di bronzo al valor militare, 15 encomi ed innumerevoli menzioni solenni.

Nonostante lo smacco della terza guerra di indipendenza italiana, si riuscì a completare anche la l'unificazione con l'annessione del Veneto (1866) e Roma con il Lazio (1870) con i carabinieri accanto ai Bersaglieri durante la Breccia di Porta Pia.

Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale l'Arma continuò a dividersi tra compiti militari e civili, in patria ed anche all'estero. Nel 1872 in Eritrea si svolse la loro prima missione fuori dai confini durante la sfortunata avventura coloniale italiana. Proprio nella Colonia eritrea vennero costituiti nel 1888 gli zaptié, i carabinieri indigeni, poi reclutati in tutte le colonie italiane. Di quegli anni è anche la prima missione di peace-keeping (Creta, 1897). In Italia si distinsero soprattutto per il soccorso alle vittime del terremoto che colpì lo stretto di Messina nel 1908: in quell'occasione l'Arma fu definitivamente appellata Benemerita, aggettivo associato a loro per primo dal deputato Soldi già nel 1864.

Tra gli altri eventi da ricordare di questo periodo ci sono:

l'istituzione della Banda dell'Arma dei Carabinieri Reali (1862)
l'istituzione dei Carabinieri Guardie del Re (1870) poi Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica (meglio noti come corazzieri)
la fondazione dei primi giornali che trattavano la vita dell'Arma:
Il Carabiniere (1873)
Il Monitore dei Carabinieri Reali (1887)
L'Album del Carabiniere Reale (1887)
la nascita, il 1º marzo 1886, dell'Associazione di mutuo soccorso dei carabinieri reali, antenata dell'odierna Associazione nazionale carabinieri.

L'Italia arrivò alla prima guerra mondiale formalmente schierata con la Triplice alleanza ma la promessa di riconoscimenti territoriali da parte della Triplice intesa, dopo un periodo di neutralità, indussero un deciso cambio di fronte.

I carabinieri furono protagonisti di atti di valore e sacrificio (quanto tragicamente inutile) quali l'assalto alla quota 240 del monte Podgora del 19 luglio 1915 ed il mantenimento della posizione in inferiorità numerica ed in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Più che come corpo combattente però i carabinieri furono utilizzati nel loro ruolo di polizia militare durante tutto il conflitto. Durante tulle le operazioni belliche furono impiegati nelle fucilazioni costringendo i soldati delle trincee allo scoperto nei molte volte inutili assalti comandati dal generale Cadorna che costarono centinai di migliai di morti ai soldati italiani. Per scagionarsi Luigi Cadorna (il comandante supremo) non esitò a diffondere un disonorante comunicato che attribuiva la disfatta alla viltà dei soldati, ordinandone la decimazione sul campo, la cui esecuzione ricadde a volte nuovamente sulle spalle dei carabinieri.

Alla fine i Carabinieri morti furono 1423 e 5245 quelli feriti. Anche per onorarli, il 5 giugno 1920 fu concessa alla bandiera dell'Arma la sua prima medaglia d'oro al valor militare.

I primi anni del dopoguerra furono caratterizzati da un'accesa contrapposizione politica, fra la sinistra che sognava la Rivoluzione russa dell'ottobre 1917 e il fascismo nascente, registrando numerosi caduti.

Per far fronte ai tumulti, i carabinieri costituiscono nel 1921 i battaglioni mobili, reparti specializzati per affrontare situazioni in cui l'ordine pubblico è minacciato da folle di dimostranti; in altre occasioni i comandanti delle singole caserme dei carabinieri si opposero alle violenze squadriste come avvenne a Cittadella nel Veneto o alle violenze delle Guardie rosse comuniste come nella riconquista di Empoli dove collaborarono con i fascisti.

Salito al potere Mussolini, questi cercò di mettere in ombra il ruolo dell'Arma dei Carabinieri (dei quali poco si fidava a causa della loro fedeltà al potere monarchico) istituendo una Milizia volontaria per la sicurezza nazionale ed infiltrando lo stesso Corpo degli agenti di pubblica sicurezza. Impose, inoltre, lo scioglimento dei Battaglioni mobili (1923) e, nel tempo, una diversa distribuzione delle competenze: accrescendo la consistenza di milizia e polizia nelle città, relegò sempre più i carabinieri nelle zone rurali.

All'interno dei confini nazionali questi furono anche gli anni della guerra alla mafia siciliana combattuta al fianco di Cesare Mori ("il prefetto di ferro"), dei successi contro i banditi sardi e calabresi e soprattutto è coniato lo stemma araldico (1936).

Il 6 giugno 1937 venne inaugurato e aperto al pubblico il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri " depositario privilegiato dei cimeli, documenti e ricordi che testimoniano l'azione svolta dall'Arma in pace e in guerra". La solenne cerimonia si tenne nella palazzina, di piazza del Risorgimento nel rione Prati a Roma, che fino a quel momento aveva ospitato, a partire dal 1906, la Scuola Allievi Ufficiali dei Carabinieri.

Fuori dai confini l'Italia, con l'appoggio della Germania di Hitler ma contro la Società delle Nazioni, si lanciò nella conquista di un "posto al sole" occupando Eritrea, Abissinia e Somalia (la cosiddetta Africa Orientale Italiana), seguita dall'annessione dell'Abissinia con la guerra d'Etiopia dove caddero in combattimento 208 carabinieri (distinguendosi soprattutto nella seconda battaglia dell'Ogaden del 1936). In tutti questi teatri i carabinieri prima parteciparono ai combattimenti e poi furono incaricati di estendere nei nuovi possedimenti la loro struttura territoriale per garantire la sicurezza e la convivenza pacifica.
Per il valore dimostrato alla bandiera dell'Arma dei Carabinieri fu concessa la prima croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia.

Merita di essere ricordata anche una nuova missione all'estero nel 1935 per garantire la regolarità del referendum sull'Autodeterminazione della Saar.

In seguito alla dichiarazione di guerra del giugno 1940 di Mussolini a Francia e Inghilterra, i carabinieri combatterono su vari fronti: Africa Orientale e Settentrionale, Balcani, Grecia, Russia. Tra i tanti episodi si ricordano soprattutto le battaglie:
di Culqualber in Abissinia (21 novembre 1941) dove il 1º Gruppo Mobilitato dei Carabinieri, senza munizioni e senza rifornimenti da mesi, si immolò quasi interamente combattendo all'arma bianca contro gli inglesi che alla fine gli tributarono l'onore delle armi.
di Eluet El Asel (19 dicembre 1941) dove 400 paracadutisti dei carabinieri appiedati fermarono l'avanzata inglese dando il tempo al grosso dell'armata italo-tedesca di ritirarsi in buon ordine.
Numerosi furono anche gli atti di coraggio dei singoli come quello del carabiniere Giuseppe Plado Mosca che ad Arbusow (Russia Bianca), trascinò con il suo esempio i soldati italiani prostrati dal freddo e dalla fame fino a rompere l'accerchiamento delle truppe russe (22 dicembre 1942), riprendendo la loro disperata ritirata.

Quando Mussolini rassegnò le sue dimissioni nelle mani del Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 1943 dopo essere stato messo in minoranza nella seduta del Gran consiglio del fascismo della notte precedente, uscendo dal Quirinale trovò alcuni carabinieri ad attenderlo per arrestarlo. Furono i carabinieri a tenere in arresto Mussolini sul Gran Sasso fino alla sua liberazione ad opera di paracadutisti tedeschi.

Il Comando generale dell'Arma, prevedendo i tempi difficili che si stavano avvicinando, già il 10 luglio avevano emanato una direttiva che, richiamando il Diritto Bellico Internazionale, ricordava che in qualsiasi circostanza i carabinieri della territoriale devono espletare i loro compiti istituzionali rimanendo al loro posto a fianco della popolazione civile ed assicurare la protezione degli impianti industriali e di pubblica utilità e i carabinieri assegnati alle unità delle forze armate devono seguirne la sorte.
Arrivò l'8 settembre 1943 e l'armistizio con gli Alleati a cui seguirono momenti di grande confusione di cui seppero far tesoro i tedeschi che, meglio organizzati, armati e soprattutto informati, in pochi giorni catturarono e deportarono migliaia di carabinieri italiani, in particolare si ricorda la deportazione del 7 ottobre 1943 di circa 2500 Carabinieri stanziati a Roma che, senza ordini ed abbandonati a sé stessi, non sapevano cosa fare. A Cefalonia la Divisione Acqui fu quasi annientata, le sei divisioni destinate alla difesa di Roma si dissolsero e gli unici a mantenere le loro posizioni furono il Battaglione Allievi Carabinieri ed i Granatieri di Sardegna.

Nei territori controllati dalla RSI I carabinieri nel dicembre 1943 furono inquadrati all'interno della Guardia nazionale repubblicana. Nonostante il clima confuso i carabinieri per la maggior parte rimasero al loro posto. Alcuni di essi, dietro la veste istituzionale, erano anche partigiani e fiancheggiavano o capeggiavano intere formazioni, e contribuirono alla Resistenza (La sola Banda Caruso all'inizio del 1944 ne raccoglieva ben 5.766). Gli esempi del loro spirito di abnegazione sono innumerevoli: Salvo D'Acquisto e Giotto Ciardi, i carabinieri delle stazioni di Fiesole e di San Benedetto del Tronto, i 12 Carabinieri del presidio di Bretto di Sotto.

Alla fine della guerra tra i carabinieri si contarono 4.618 caduti, 15.124 feriti e 578 dispersi. Di questi 2.735 perirono durante la Resistenza e la Lotta di Liberazione ed altri 6.521 restarono feriti. Per il contributo dato alla Resistenza, il 2 giugno 1984 alla bandiera dell'Arma dei Carabinieri è stata concessa la terza medaglia d'oro al valor militare.

Finita la guerra i carabinieri soffrivano profondi problemi di organizzazioni, dovuti anche alle difficoltà indotte dalla ricompattazione dopo lo smembramento del periodo 1943-1945 da cui avevano difficoltà ad uscire. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 cambiarono denominazione da "Carabinieri Reali" a "Arma dei Carabinieri".

Dopo aver affrontato gli scontri di piazza dell'immediato dopoguerra ed il terrorismo separatista alto atesino e il banditismo siciliano, negli anni sessanta è nominato comandante generale il generale Giovanni De Lorenzo che avviò piani di riorganizzazione dell'Arma, al fine di renderla più adeguata a fronteggiare le minacce del terrorismo eversivo e della criminalità organizzata.

La fine della guerra portò strascichi di odio che, per via delle tante armi ancora in circolazione, facilmente si trasformava in efferata violenza. Nella loro lotta quotidiana per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici, nel 1946 ben 101 carabinieri furono uccisi in servizio ed altri 757 furono feriti.
Per fronteggiare la difficile situazione, i carabinieri ricostituirono i loro Battaglioni mobili composti da 9.000 uomini. In ossequio ai risultati del referendum del 2 giugno, il 13 successivo re Umberto II lascia l'Italia non prima di aver sciolto i Carabinieri Reali dal particolare giuramento di fedeltà che li legava alla sua persona.
L'Esercito Regio rinasce nell'Esercito italiano e l'Arma dei Carabinieri Reali venne rinominata "Arma dei Carabinieri", la prima arma del nuovo esercito.

L'8 dicembre del 1949 è un'altra data simbolica per i carabinieri: papa Pio XII, su richiesta del monsignor Carlo Alberto di Cavallerleone (ordinario militare), proclama la Madonna Virgo Fidelis patrona dei carabinieri e fissa al 21 novembre la ricorrenza (anniversario della battaglia di Culquaber).

Quelli erano anche gli anni del terrorismo promosso dal separatismo alto atesino del Comitato per la liberazione del Sudtirolo e del banditismo siciliano di Salvatore Giuliano. I carabinieri risposero a questa sfida formando la Compagnia speciale antiterrorismo a Nord e partecipando, insieme alla Polizia, al Corpo forze repressione banditismo del colonnello dell'Arma Ugo Luca sull'isola.

In entrambi i casi vi furono svariati attentati contro le caserme e le pattuglie dei carabinieri. Nel 1950 fu costituito il Gruppo Carabinieri Somalia nel corso dell'amministrazione fiduciaria italiana del paese africano. Appartenente alla Legione CC di Napoli, restò fino al 1960.

Nel 1962 Giovanni De Lorenzo è nominato comandante generale dell'Arma.
Assunto il comando dell'Arma, presiedette la prima riunione dello stato maggiore confrontandosi con una variegata compagine di ufficiali che, anche nelle uniformi descrivevano le condizioni di confusione nella quale comandi, strutture e procedure dei carabinieri si trovavano da dopo la disfatta bellica, facendo fatica a riorganizzarsi: la guerra persa, nonostante fossero passatati quasi 20 anni, sortiva ancora effetti di non poca gravità, sia nelle esigenze di ricostruzione e riorganizzazione, sia nelle ambascie economiche, che costringevano lo Stato a fare affidamento sui prestiti americani.

Cominciò, così, con l'uniformazione delle uniformi e la richiesta allo staff dello stato maggiore di indicare le ortodosse uniformi ordinarie per ufficiali, sottufficiali e truppa. Proseguì snellendo la burocrazia e l'amministrazione e curò particolarmente la formazione destinando i suoi migliori ufficiali, per periodi più o meno lunghi, alle scuole così che fossero, usando una sua espressione, più preparate a prepararli.

Approfittando della recrudescenza della criminalità nelle città, rinegoziò l'accordo Carcaterra che destinava i Carabinieri alle zone rurali e la Polizia alle aree metropolitane, creò le gazzelle, intuì l'importanza dell'uso degli elicotteri non solo per assolvere compiti militari ma anche di ordine pubblico (soprattutto il contrasto al brigantaggio) e pensò anche ad un numero unico di pronto intervento che non riuscì a realizzare solo per problemi tecnici.
Si presentava nel cuore della notte nelle stazioni periferiche per vedere come veniva interpretato il principio del sempre in servizio, concedeva inattese licenze premio ai meritevoli ma comminava anche dolorose punizioni.
Dettò anche le specifiche tecniche per i fornitori allo scopo di adeguare e rinnovare l'armamento in uso.

Non trascurò neppure la componente militare, con la creazione di una divisione militare, ottenuta dalla riorganizzazione dell'XI brigata meccanizzata che venne armata con 130 carri M47 ed una flotta di autoblindo ed altri veicoli corazzati minori. Volle anche la ricostituzione del battaglione carabinieri paracadutisti.

La fine degli anni sessanta videro i vertici dell'Arma dei Carabinieri al centro dell'inchiesta relativa al cosiddetto Piano Solo.

A partire dalla fine degli anni sessanta e soprattutto settanta, l'Arma è impegnata nella repressione dal terrorismo. Per contrastarlo adeguatamente il corpo rinnovò la sua struttura organizzativa e così nacque il nucleo speciale antiterrorismo (22 maggio 1974).

Il carabiniere più noto fra quelli impegnati nel contrasto al terrorismo eversivo di quegli anni è certamente Carlo Alberto Dalla Chiesa che ebbe, tra l'altro, il merito di intuire che per combattere i terroristi occorreva conoscerne i metodi ed adeguare le tecniche di contrasto. Si cominciò con la creazione del nucleo speciale antiterrorismo dei carabinieri con sede a Torino e da lui diretto che ben presto ampliò il suo raggio di azione prima sul Piemonte e poi sulla Liguria. Con pazienti attività di indagine, infiltrando carabinieri nei gruppi fiancheggiatori e simpatizzanti (centri sociali, università, collettivi, ecc.) e dopo aver ottenuto il pentimento di Patrizio Peci, in pochi mesi azzerò GAP e NAP e scompaginò l'organigramma brigatista arrestandone anche i capi storici (Renato Curcio ed Alberto Franceschini) già nel settembre 1974.

Felice Maritano, classe 1919, aveva combattuto in Africa e, come tanti altri carabinieri, anche nella Guerra di Liberazione meritandosi numerose decorazioni. Nel 1974 chiese di entrare a far parte dal gruppo che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa stava costituendo. In considerazione della sua grande esperienza la sua richiesta fu soddisfatta diventandone subito una delle figure chiave contribuendo in modo determinante alle indagini che portarono alla cattura di Curcio e Franceschini. Studiando il materiale rinvenuto nel loro covo si riuscì a scoprirne un altro a Robbiano di Mediglia che trovarono vuoto ma non abbandonato, così Maritano si offre per partecipare alla sua sorveglianza per catturare i tre terroristi che si era capito lo frequentassero.

Dopo giorni di appostamenti i brigatisti finalmente si presentano separatamente: alle 13:00 del 14 luglio 1974 è arrestato il terrorista Bassi, alle 21:30 anche Bertolazzi. Entrambi sono bloccati prima di poter impugare le pistole con il colpo in canna che portavano addosso. All'appello mancava solo Ognibene che arriva alle 03:30 del mattino dopo. In qualche modo si accorge della trappola e scappa per le scale inseguito dai militari, che gli intimano di fermarsi. Per tutta risposta Ognibene esplode alcuni colpi di pistola che colpiscono Maritano, il quale continua l'inseguimento sorpassando un altro dei carabinieri e risponde al fuoco.
Ognibene, ferito, stramazza al suolo. Maritano gli si accascia accanto non prima di aver esortato i due colleghi che sopraggiungono di occuparsi del terrorista. Ognibene si salverà. Maritanò morì durante il trasporto in ospedale lasciando la moglie e quattro figli. Il suo fu un funerale blindato, presenti le massime autorità delle Istituzioni con i muri della chiesa e delle strade vicine sporcate da scritte ingiuriose e minacciose.

L'allora tenente Umberto Rocca nel giugno 1975 era comandante in sede vacante della compagnia di Acqui Terme. Il 5 del mese stava perlustrando le colline di Melazzo insieme al maresciallo Rosario Cattafi ed agli appuntati Giovanni D'Alfonso e Pietro Barberis. Cercavano il covo dove era tenuto sequestato Vittorio Vallarino Gancia, figlio del proprietario della nota casa vinicola, rapito il giorno prima da un commando di cinque brigatisti rossi guidato da Margherita Cagol con lo scopo di estorcere denaro alla sua facoltosa famiglia per finanziare l'organizzazione. Controllando un casolare isolato sulle colline di Arzello, i carabinieri alle 11:30 sono accolti dal lancio di una bomba a mano. Rocca, investito in pieno dalla deflagrazione, perderà un braccio e un occhio; schegge ferirono anche Cattafi. Nonostante le gravissime ferite, Rocca rifiutò di essere soccorso dagli altri carabinieri ordinando loro di proseguire l'azione. Nel successivo conflitto a fuoco perirono il D'Alfonso, raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco (morirà dopo alcuni giorni di agonia), e Margherita "Mara" Cagol (compagna di Renato Curcio), mortalmente ferita dopo aver tentato di fuggire insieme ad un altro brigatista. Nel casolare i carabinieri trovarono poi Gancia incolume. A Umberto Rocca, oggi Generale, sarà assegnata una Medaglia d'Oro al Valor Militare che, unitamente a quella assegnata nel 1999 al Luogotenente Marco Coira, sono le uniche due assegnate ancora in vita nel dopoguerra.

Il 31 dicembre 1980, a Roma, viene assassinato dai brigatisti Enrico Galvaligi, generale dell'arma e responsabile dell'ufficio coordinamento delle carceri, come rappresaglia per l'azione delle forze speciali che avevano sedato la rivolta nel carcere speciali di Trani.

Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata sempre i Carabinieri arrestarono prima Luciano Liggio primo capo dei "corleonesi", poi Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, e poi anche Totò Riina, capo indiscusso di cosa nostra siciliana. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa venne nominato nel 1982 Prefetto di Palermo per contribuire alla lotta al fenomeno mafioso.

Menzione va fatta anche per il reparto del ROS denominato CRIMOR - Unità Militare Combattente, impiegato dal 1992 al 1997 nella ricerca e la cattura di primari latitanti italiani.

Nel secondo dopoguerra, così come già prima, i Carabinieri sono sempre stati in prima linea nel soccorso delle popolazioni civili vittime di catastrofi naturali meritandosi importanti riconoscimenti:

1951: alluvione del Polesine (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
1956: il tragico inverno che flaggello l'Italia (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
1963: disastro del Vajont (medaglia d'argento al valor civile)
1966: alluvione di Firenze (medaglia d'oro al valor civile)
1976: terremoto del Friuli (medaglia d'oro al valor dell'esercito)
1980: terremoto dell'Irpinia (medaglia d'oro al valor dell'esercito)
1994: alluvione del Piemonte dell'Emilia-Romagna (medaglia d'oro al valor civile)
senza dimenticare tutte le catastrofi naturali minori che troppo spesso colpiscono l'Italia e vedono i Carabinieri della territoriale tra i primi soccorritori ed un sicuro punto di riferimento nell'organizzazione degli aiuti.

Nel dopoguerra, ed in special modo negli ultimi anni, i Carabinieri sono stati chiamati frequentemente a partecipare a missioni operative all'estero rinnovando una tradizione che risale al lontano 1855, distinguendosi sempre per la loro capacità di assolvere compiti sia militari che di polizia.

Particolarmente significativo è il contributo assicurato dall'Arma con i Reggimenti MSU (Multinational Specialized Unit) operanti nei Balcani nell'ambito delle missioni NATO, la cui origine risiede nella necessità di colmare il security gap, ovvero l'area grigia tra la missione militare e le forze di polizia civile che spesso non sono in grado o non intendono intervenire in operazioni di ordine pubblico.

A partire dal 1982 sono stati in Libano, Somalia, Bosnia, Kosovo, Cambogia, Timor Est, Mozambico, Afghanistan ed Iraq, solo per citare la missioni più importanti.

Oggi i carabinieri impegnati all'estero sono ben oltre mille.

Anche in questo tipo di attività il debito di sangue pagato è stato notevole.

Fino all'anno 2000 l'Arma era parte integrante dell'Esercito Italiano con il rango di "arma" (definita «prima arma dell'Esercito»); attraverso l'art. 1 della legge delega 31 marzo 2000, n. 78 i Carabinieri vengono elevati a forza armata autonoma con rango di forza Armata, nell'ambito del Ministero della difesa.

Ciò permise anche all'Arma dei Carabinieri di avere come Comandante generale un Ufficiale generale proveniente dai suoi ranghi. Il primo comandante generale, proveniente dalle sue stesse fila, è stato nel 2004 il generale di corpo d'armata Luciano Gottardo. In precedenza il comandante generale dell'Arma era tratto da Ufficiali Generali in possesso di peculiari caratteristiche provenienti dall'Esercito.

Nel suo continuo processo di adeguamento per contrastare la criminalità che estende il suo operato in campi sempre nuovi, l'Arma dei Carabinieri nel corso degli anni ha creato nuclei specializzati nei diversi tipi di reato, tra i quali:

15 ottobre 1962: Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente
1º giugno 1965: Servizio aereo carabinieri
3 maggio 1969: Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale
18 ottobre 1977: Gruppo di intervento speciale
1º maggio 1982: Comando carabinieri Banca d'Italia
19 ottobre 1992: Comando carabinieri antifalsificazione monetaria
5 dicembre 1994: Comando carabinieri politiche agricole
1º ottobre 1997: Comando carabinieri per la tutela del lavoro.


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mercoledì 16 marzo 2016

DACHAU

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Filo spinato carico di morte
è teso intorno al nostro mondo.
Sopra, un cielo senza pietà
manda gelo e raggi roventi.
Lontani da noi son tutti gli amici,
lontana è casa, lontane le donne
quando muti marciamo al lavoro,
a migliaia sul far del giorno.

Ma abbiamo imparato la parola d’ordine di Dachau
e l’abbiamo rispettata rigorosamente.
Sii un uomo, compagno,
rimani un uomo, compagno.
Fa’ tutto il lavoro, sgobba, compagno,
poiché il lavoro, il lavoro rende liberi.

Arbeit macht frei!

Con addosso la canna dei fucili
noi viviamo notte e giorno.
La vita qui è per noi una lezione
più dura di quel che mai pensavamo.
Nessuno più conta giorni e settimane,
molti più nemmeno gli anni.
E poi tanti sono distrutti e hanno perso il loro aspetto.

Arbeit match frei!

Ma abbiamo imparato la parola d'ordine di Dachau
e l’abbiamo rispettata rigorosamente.
Sii un uomo, compagno,
rimani un uomo, compagno.
Fa’ tutto il lavoro, sgobba, compagno,
poiché il lavoro, il lavoro rende liberi.

Arbeit macht frei!

Porta via la pietra, tira la carriola,
nessun carico ti sia troppo peso.
Quel che eri in giorni lontani
oggi non lo sei più da tempo.
Pianta la vanga nel terreno.
seppelliscici dentro la pena,
diverrai nel tuo sudore
anche tu pietra ed acciaio.

Arbeit macht frei!

Ma abbiamo imparato la parola d’ordine di Dachau
e l’abbiamo rispettata rigorosamente.
Sii un uomo, compagno,
rimani un uomo, compagno.
Fa' tutto il lavoro, sgobba, compagno,
poiché il lavoro, il lavoro rende liberi.

Arbeit macht frei!

Una sola volta chiamerà la sirena
all'ultimo appello di conta.
Fuori dunque, dove siamo,
compagno, tu sei presente.
La libertà ci sorriderà serena,
si va avanti con nuovo coraggio.
E il lavoro che facciamo,
questo lavoro, diventa buono.

Arbeit macht frei!
Testo della Canzone di Dachau (Arbeit macht frei)

A circa 15 km a nord-ovest di Monaco si trova Dachau che vanta una storia millenaria strettamente legata ai conti di Dachau e dalla metà del 1500 ai Wittelsbach che trasformarono l'antico castello dei conti in una residenza estiva che dalla collina domina l'abitato.

Il 21 marzo del 1933 inizia per la città il periodo più buio e drammatico di tutta la sua lunga esistenza: nel "Münchner Neuesten Nachrichten" apparve con una freddezza agghiacciante questa notizia firmata da Heinrich Himmler, Presidente della Polizia della città di Monaco:

Mercoledì 22 marzo 1933 verrà aperto nelle vicinanze di Dachau il primo campo di concentramento. Abbiamo preso questa decisione senza badare a considerazioni meschine, ma nella certezza di agire per la tranquillità del popolo e secondo il suo desiderio.

La prima costruzione del campo era una fabbrica di munizioni, costruita durante la prima guerra mondiale e ampliate nel '37-'38, periodo in cui furono costruite le nuove baracche, l'economato e i vecchi capannoni per le munizioni vennero trasformati in officine.

Dachau servì da modello a tutti i lager nazisti eretti successivamente; fu la scuola dell'omicidio delle SS che esportarono negli altri lager "Lo spirito di Dachau", il "terrore senza pietà".

Il lager di Dachau, insieme a quello di Auschwitz, è, nell'immaginario collettivo, il simbolo dei campi di sterminio nazisti.

Nel 1933 inizia così per la città di Dachau un lungo periodo buio e drammatico, a causa di questo nefasto avvenimento, al quale il nome della cittadina rimarrà per sempre legato.

« Il campo di concentramento di Dachau fu l'unico ad esistere per tutti i 12 anni del regime nazista. Nei primi anni della dittatura fu il più grande ed il più noto dei campi di concentramento, ed il suo nome divenne ben presto sinonimo di paura e di terrore in tutta la Germania.»

Il 21 marzo 1933, Heinrich Himmler, a Monaco di Baviera, in una conferenza stampa, annunciò la creazione di un campo di concentramento a Dachau. Dachau fu, in assoluto, il primo campo di concentramento di quello che sarebbe diventato "l'universo concentrazionario nazista", una gigantesca rete che nel 1945 arrivò a contare circa 20.000 lager, costruiti prima in Germania e poi in tutti i territori d'Europa caduti sotto l'occupazione tedesca; Dachau divenne pertanto il prototipo e il modello d'ispirazione per i campi successivi. Fu la scuola dell'assassinio per le SS, un vero e proprio banco di prova per ogni tipo di violenza.

Originariamente venne destinato agli oppositori politici di Hitler, a chi non si adeguò subito all'ideologia nazista. Gl'internati venivano rieducati tramite il lavoro duro e l'indottrinamento. Nei primi mesi di funzionamento il lager, a parte qualche episodio di violenza e la rigida disciplina, aveva ancora un volto un po' umano, che nulla lasciava presagire la mostruosità degli sviluppi futuri. I prigionieri erano prevalentemente sottoposti a lavori pesanti al fine di "punire" in loro il sentimento antinazista. Altro sistema era "rieducarli" al nazismo facendoli accedere a materiali vari di propaganda, presenziare a riunioni, veri e propri corsi, dibattiti e ascoltare dalla radio gli eventuali discorsi di Hitler, che i prigionieri udivano anche arrampicati sulle vecchie strutture del lager. Estenuanti marce erano effettuate inoltre, tra gli edifici e baracche del campo su cui erano state dipinte, a monito, enormi scritte della nascente dottrina nazionalsocialista.

Si prometteva la liberazione per coloro che si fossero riabilitati e in effetti a Natale del 1933, fatto più unico che raro, vennero graziati 600 prigionieri che, felici, poterono tornare a casa.

Solo in seguito divenne un campo di concentramento destinato, oltre che agli oppositori politici, anche ad ebrei e a minoranze "sgradite", come testimoni di Geova, omosessuali, emigranti, zingari e prigionieri polacchi, russi e così via.

L'organizzazione, la disposizione delle varie baracche e dei servizi, così come il programma di sviluppo e di ampliamento, vennero elaborate da uno dei primi comandanti del campo, Theodor Eicke, e tale modello poi venne sistematicamente utilizzato anche negli altri campi.

Eicke destinò il centro di comando e gli altri servizi per la gestione, come i quartieri per le guardie, l'amministrazione e l'armeria, in un'area ben protetta del campo. La sua gestione e l'esperienza accumulata a Dachau, gli valsero la nomina a "Ispettore dei campi di concentramento" (Inspekteur des Konzentrationslagerwesens).

Già il 22 marzo vi furono internati circa 150 detenuti. Nei primi giorni, sotto la sorveglianza della polizia bavarese e, dall'11 aprile, anche delle SS. Il 23 marzo si registrarono i primi omicidi e le prime vittime furono i prigionieri Benario Rudolf, Ernst Goldmann e Arthur Kahn. Nel mese di maggio, Hans Beimler, che sino al momento del suo arresto era stato membro del Reichstag, riuscì ad evadere e fuggire all'estero, dove rese pubbliche le informazioni riguardanti quello che lui definì il campo di omicidio a Dachau.
Ai primi di giugno, le SS assunsero il controllo completo ed alla fine dello stesso mese venne nominato comandante del campo Theodor Eicke. Eicke isolò completamente la struttura dagli estranei e neppure ai vigili del fuoco fu permesso entrare nei locali per verificare il rispetto delle norme di sicurezza antincendio.

Il Campo di concentramento di Dachau divenne da questo momento una zona al di fuori della legge.

Il regime divenne sempre più forte, grazie alla polizia politica ed alla magistratura. I sindacati invece, sempre più deboli, i partiti politici sciolti e la democrazia di fatto abolita. Radio e cinema furono messi sotto controllo. Ogni opposizione veniva ridotta al silenzio. Si diffusero sul territorio molte piccole strutture per raccogliere ed imprigionare i dissidenti, del tutto soggetti alla volontà dei politici nazisti locali.
Il 16 luglio 1933 venne pubblicato sulla rivista Münchner Illustrierte Presse un articolo di propaganda nazista con il titolo La verità su Dachau, che riportava una serie d'immagini sul lager, che avrebbe dovuto dissipare le voci emergenti sulle condizioni di vita drammatiche del campo. Furono mostrate fotografie dell'appello del mattino, della giornata tipo, con prigionieri lindi e pinti, sorridenti, in forma e ben trattati; foto che mostravano i loro abbondanti pasti, comprensivi di surrogato di caffè, pane, stufato e anche il pranzo della domenica, con minestra ed un pezzo di carne di maiale con insalata di patate. La realtà era assai diversa.

Venne aperta una biblioteca interna, contenente, ad esempio il Mein Kampf di Adolf Hitler per agevolare il programma di rieducazione. All'inizio di ottobre però venne emanato il regolamento definitivo del campo, che sostituì quello provvisorio preparato dal primo comandante Hilmar Wäckerle; questo nuovo programma, molto più rigido e spietato, fu l'inizio del terrore. Alla fine del 1933, dopo il rilascio delle circa 600 persone per la grazia di Natale, il campo conteneva quasi 5.000 prigionieri.

Durante il 1934 Himmler aumentò sempre più il suo potere e contemporaneamente i giochi politici estromisero le formazioni delle SA. Il loro capo, Ernst Röhm, cadde in disgrazia e numerosi appartenenti a quella formazione finirono nel campo di Dachau. Sempre nel corso del 1934 vennero chiusi vari campi non organizzati in modo adeguato e, di conseguenza, quello di Dachau, aumentò la sua importanza per tutta l'area della Baviera.

Con l'anno 1935 aumentò il numero degli internati. Arrivarono al campo non solo gli oppositori politici ma anche criminali comuni, zingari, ebrei, testimoni di Geova e omosessuali. Nel 1936 la polizia bavarese incominciò ad arrestare e a deportare i "parassiti dello Stato" (mendicanti, vagabondi, zingari, nullafacenti, sfruttatori di prostitute, bevitori abituali, autori gravi di infrazioni stradali e persone dal temperamento sociale psicopatico), classificati nel lager sotto il termine di "Asociali", oltre ai malati mentali. Un giro di vite si ebbe in occasione delle Olimpiadi di Berlino, dello stesso anno.

Nel 1936 s'iniziarono lavori per la costruzione di nuovi edifici che porteranno il lager di Dachau a diventare uno smisurato complesso tra i più grandi dell'universo concentrazionario nazista.

Moltissimi detenuti di Dachau, scelti tra i più pratici ed alacri, furono inviati in altri luoghi per cominciare a costruire altri nuovi campi di concentramento che divennero con il tempo anche loro, tristemente famosi.

Gli anni successivi furono un periodo di transizione, col terrore ormai instaurato nel campo. Fu usata la tortura per punire anche le più lievi mancanze disciplinari; una tortura molto usata era quella di appendere i prigionieri per le mani legate dietro la schiena senza che i piedi toccassero terra: le braccia si slogavano tra atroci dolori. Stessa punizione anche per chi non si toglieva il berretto davanti a una SS o non riusciva a stare in piedi sull'attenti davanti a loro.

Se a Dachau un prigioniero veniva trovato con un mozzicone di sigaretta, anche nascosto in tasca, riceveva dalle 25 alle 50 frustate. Altra punizione era "La scatola": era un casotto delle dimensioni di una cabina del telefono, fatta in modo che il detenuto non potesse stare in piedi, né seduto né tanto meno sdraiarsi; vi venivano stipati dentro fino a 4 detenuti che venivano lasciati lì dentro per tre giorni e tre notti, senza mangiare, bere o servizi igienici. Dopodiché li aspettavano 16 ore ininterrotte di lavori forzati.

Dagli archivi della Wilhelmstrasse, Documento 215, si parla di altri due famigerati Kommandos di Dachau, Il Moor-express e le "Piantagioni".

Un'altra tortura psicofisica ideata dalle SS a Dachau era il Moor Express (Espresso della palude), pesantissimi carri a cui venivano aggiogati come animali da soma i prigionieri, obbligati a trascinarli di corsa per trasportare anche minimi carichi da una parte all'altra del lager, per otto-dieci ore al giorno.

Le "Piantagioni" erano dei veri e propri bagni penali. Vi erano destinati specialmente ecclesiastici ed ebrei che vi lavorano a mani nude con ogni tempo. La terra fu strappata alla palude al costo di centinaia di vite umane e vi si coltivavano soprattutto piante medicinali.

Vi era anche il Commando della Cava, che come in tutti i campi è sconsigliabile: solo nell'inverno del 1942 vi muorirono di sfinimento trecento religiosi.

S'introdusse un nuovo sistema d'identificazione dei gruppi di prigionieri e, nel 1937, si ampliò notevolmente l'area del campo, con lavori che proseguirono per tutto il 1938. Vennero costruite baracche di legno, un bunker, una fattoria con cucina e altri edifici.

Nel bunker vi erano piccole celle dove avvenivano segregazioni e torture varie. Nel campo c'erano poi il piazzale dell'appello, dove ogni giorno, alla mattina e alla sera, si svolgeva l'appello generale dei detenuti, la cantina-bar, dove si potevano comprare sigarette e ogni tanto anche alimentari come marmellata di rape, pasta di avena e cetrioli. I detenuti avevano accesso anche al paradossale "museo del campo", dove venivano conservate figure in gesso dei prigionieri caratterizzati da particolari menomazioni fisiche o tare ereditarie (in ossequio certamente al pregiudizio razziale nazista). A volte, in questo museo, come fosse uno specie di zoo umano, vi venivano addirittura mostrati e anche percossi pubblicamente detenuti importanti, come il vescovo Kozal, politici, artisti, nobili, tra i quali i duchi di Hohenberg, figli dell'Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, assassinato a Sarajevo nel 1914.

Le prigioni di Dachau erano un lunghissimo edificio stretto e dotato di numerose piccole celle. Lì erano rinchiusi quelli che i deportati chiamavano NN, la sigla Nacht und Nebel, notte e nebbia. Non avevano il permesso di vedere nessuno e non venivano mai portati fuori all'aria aperta; furono condannati all'isolamento totale per anni e alla facile possibilità di impazzire. Il venerdì prima della domenica in cui fu liberato il campo dagli americani, 8.000 prigionieri furono condotti dalle SS sui "Treni della morte", e tra essi vi erano i reclusi delle celle d'isolamento; di loro non si è mai saputo più nulla.

Il 1º aprile 1938 arrivarono al campo i primi prigionieri provenienti dall'Austria da poco annessa, senza alcun combattimento, con l'Anschluss.

Nell'agosto dello stesso anno venne scritta, clandestinamente, la Canzone di Dachau, una marcia con testo di Jura Soyfer con un ritornello che ripeteva più volte: Arbeit macht frei. Jura Soyfer era un ebreo di origine ucraina trasferitosi a Vienna, arrestato e deportato a Dachau, dove scrisse la canzone, in collaborazione con il compositore viennese Herbert Zipper. Questa drammatica canzone esorta i compagni di prigionia a non lasciarsi sopraffare e abbrutire dal lavoro disumano e bestiale di Dachau ma di reagire allo slogan Arbeit macht frei, trascendendolo anche con sofferenza e stoicismo in modo da riconquistare la dignità umana lesa dalla violenza nazista, di resistere con tutta la forza della disperazione e dell'orgoglio fino all'ultimo appello, quando si apriranno le porte del lager verso l'immancabile libertà. Dachaulied divenne l'inno di resistenza antinazista e regalò una speranza a milioni di condannati a morte durante l'Olocausto.

Nel frattempo le ispezioni internazionali che si fecero al campo lasciarono soddisfatti gli ispettori. Il 19 agosto Guillaume Favre, membro del Comitato internazionale della Croce Rossa, scrisse un commento molto favorevole, ignorando ciò che realmente avveniva dentro le recinzioni. Nel mese di ottobre arrivarono i primi prigionieri dai Sudeti, in maggioranza ebrei. Poi diversi di questi vennero rilasciati, ma invitati ad espatriare, lasciando i loro beni, nei luoghi di origine, che vennero comprati a poco prezzo dai tedeschi.
Nel corso del 1939, prima dello scoppiò della seconda guerra mondiale, le persecuzioni contro gli ebrei divennero ancora più forti e vennero emanate leggi per espropriarli delle loro proprietà. Poi, in occasione dell'anniversario dell'Anschluss, vennero rilasciati molti austriaci. La guerra ormai era alle porte.

Il primo settembre 1939, con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, scoppiò la seconda guerra mondiale. Cominciarono così ad arrivare al campo, in un numero sempre maggiore, prigionieri provenienti dai paesi occupati. Questi vennero impiegati sia nell'industria bellica, per la produzione di armi, sia nelle altre attività industriali e anche nelle cave od ovunque servisse manodopera a basso costo.
Le nuove normative in tema di eutanasia emanate da Hitler ridussero il numero di prigionieri in cattivo stato di salute, poiché vennero semplicemente uccisi.
Tra il 27 settembre 1939 e 18 febbraio 1940 molti prigionieri vennero trasferiti in altri campi, come Buchenwald, Mauthausen e Flossenbürg.
Con l'inizio del 1940 il controllo del campo passò alla sezione delle SS che curava gli armamenti e si aprirono fucine, falegnamerie e sellerie. Da ricordare che è l'anno dell'uscita del film di Charlie Chaplin, Il grande dittatore, dove si parla dei campi di concentramento.

Sempre nel 1940, di fronte al forte aumento del numero dei morti, si rese necessaria la costruzione di un crematorio in un'area alberata adiacente all'estremità del campo. In un capannone di legno, camuffato come una casa stile bavarese, fu installato un forno crematorio J.A. Topf und Söhne, a doppia muffola, di modello identico a quello che la stessa ditta installò a Gusen di Mauthausen. Il capannone (come tuttora si vede) aveva sul davanti una grande porta a due ante che accedeva immediatamente al forno crematorio; i cadaveri venivano raccolti con carri che facevano il giro del campo e il caricamento dei cadaveri nei forni avveniva in un orario indicato dalle sette di sera alle sette di mattina, affinché la notte nascondesse le operazioni di cremazione.

Molti furono i religiosi rinchiusi a Dachau, ripartiti principalmente nel Blocco 26 e, in misura minore, nel 28. Nel gennaio 1941, su ordine di Himmler, nel Blocco 26, denominato appunto il "Blocco dei preti", venne costruita una cappella provvisoria. Ciò per accordi avuti con il Vaticano, accordi che prevedevano un trattamento migliore per i sacerdoti reclusi e anche di evitare la cremazione per quelli che vi fossero eventualmente deceduti. Un sacerdote venne autorizzato a celebrare la Messa ogni giorno, sotto la supervisione di una SS. A partire dal mese di aprile a tutto il clero cattolico vennero concesse, grazie a finanziamenti del Vaticano, razioni di cibo migliore. Il privilegio tuttavia portò ad una reazione degli altri detenuti e, per evitare disordini, nel mese di settembre tale privilegio venne annullato.



Sempre nel 1941 venne creata in infermeria una stazione sperimentale, che iniziò le attività con un trattamento omeopatico su 114 pazienti affetti da tubercolosi. Kapo in infermeria, per tutti i 6 anni della guerra, fu il detenuto Josef Heiden.
Dal 1º giugno fu istituito il Registro dei Decessi all'interno del Campo. Fino ad allora, il numero totale dei decessi in base al registro del comune di Dachau era di 3486 persone. Da ottobre 1941 arrivarono migliaia di prigionieri di guerra sovietici. Durante la guerra contro l'Unione Sovietica vennero reclusi a Dachau ragazzi tra i 12 e i 15 anni e perfino di 7 anni; cosa sia avvenuto di loro non si seppe mai.

Nel 1941 la Germania è vincitrice su tutti i fronti; l'esaltazione paranoide di Hitler è al massimo. Egli vede concretizzarsi il suo ideale di un nuovo potere mondiale nazista. Promette persino "Mille anni di felicità al popolo tedesco". La vittoria sembra vicina e nel nuovo ordine nazista non c'è posto per gli "indesiderabili", siano essi Ebrei, Polacchi, Russi ecc., che si possono ribellare al padrone tedesco, zingari, oppositori, asociali o di "vita indegna". Hitler ordina che i nemici del Reich siano eliminati senza pietà, "in un sol colpo" e una volta per sempre. Himmler le chiama "Grandiose azioni previste" ed esegue. Di conseguenza a ciò i campi in mano alle SS diventarono praticamente tutti campi di sterminio, da attuarsi soprattutto con il lavoro, mentre le Einsatzgruppen furono utilizzate come unità mobili di sterminio. Dall'espropriazione coatta dei beni di milioni e milioni di Ebrei, slavi, zingari e deportati di ogni nazionalità, si ricavarono migliaia di tonnellate d'oro, platino, argento, di altri metalli, oggetti e pietre preziose, valute nazionali e straniere, Titoli del Tesoro e Azioni per miliardi di marchi, beni mobili e immobili, opere d'arte, oceani di suppellettili, come masserizie, oggetti personali, calzature, pellicce pregiate ecc., il lavoro a costo zero di milioni di lavoratori schiavi e la pulizia etnica di immensi territori destinati all'annessione tedesca. Più si deportava, più si uccideva e più guadagnava. Ancora oggi si stenta a calcolare l'immenso tesoro sottratto.

A Dachau le SS iniziarono, prima nel cortile del bunker, poi a Hebertshausen, ad esercitarsi al tiro sparando sui prigionieri di guerra sovietici. Le vittime divennero subito migliaia. Il campo si trasformò quindi da campo di lavoro a vero e proprio campo di sterminio. Circa 30.000 persone vennero uccise, in gran parte da quel momento in avanti. Altre migliaia morirono di fame e di stenti a causa delle condizioni infernali di vita nel campo.

La stragrande maggioranza dei decessi tra gli internati a Dachau avvenne negli anni 1942-45. In conseguenza del numero crescente di morti e di uccisioni, l'unico forno crematorio a doppia muffola, installato in un capannone di legno nel 1940 dalla J.A. Topf und Söhne, non fu più in grado di far fronte al compito d'incenerire tale massa di vittime.

Nel 1942 si rese quindi necessario iniziare la costruzione di un nuovo grande crematorio in muratura, denominato sinistramente Baracke X, che venne edificato accanto al primo. Esso fu dotato di un'ampia camera a gas e di una vasta sala d'incenerimento con quattro forni "Reform" (modello TII), installati dalla ditta Heinrich KORI GmbH di Berlino e realizzati con doppie porte per ridurre l'esplosione di calore quando venivano aperti.

Si deve notare che i forni di Dachau, come quelli di altri lager nazisti, non furono "forni crematori" nel senso più stretto del termine; un forno crematorio è progettato per cremare un corpo alla volta, seguendo un preciso ciclo di riscaldamento, d'incenerimento, di raffreddamento e di recupero delle ceneri.
Un forno che crema, invece, corpi in modo continuo è più esattamente chiamato "inceneritore". In questo caso le cremazioni sono effettuate senza periodo di raffreddamento e di recupero delle ceneri, dove nuovi corpi sono gettati nel forno senza aspettare la fine della cremazione precedente. Questo consentiva un risparmio sul combustibile e sul ricambio dei mattoni refrattari e ciò portava il costo di gestione di un "inceneritore" notevolmente inferiore a quello di un "crematorio", con un'efficienza di cremazione assai più elevata. La stessa ditta costruttrice, nelle sue istruzioni per l'uso ottimale dei forni crematori, conferma: «Nel forno crematorio a doppia muffola, riscaldato a coke, possono essere cremati dai 50 ai 100 cadaveri al giorno. Inoltre, ove l'Azienda lo richieda, le cremazioni possono essere effettuate incessantemente giorno e notte, senza che ciò ne risulti di sovraccarico per il forno. I mattoni refrattari durano di più se nel forno è mantenuta costante una temperatura uniforme.» Si stima che a pieno regime ci volessero circa 10-15 minuti per cremare un corpo. Neanche questa drammatica capacità distruttiva dei crematori era sufficiente a smaltire i corpi delle vittime, tanto che si doveva ricorrere anche allo scavo di fosse comuni. Inspiegabilmente il primo forno a sinistra dei quattro, quello sul lato della camera a gas, per ordine dei nazisti, veniva usato solo per gli Ebrei anche se dopo le ceneri venivano mischiate con quelle degli altri forni.

Inizialmente si effettuava anche il recupero delle ceneri, vendute poi dentro a urne alle famiglie delle vittime che ne facevano richiesta. Le ceneri erano mischiate e non corrispondevano mai al nominativo segnato. Poi con il tempo questo bieco commercio non poté più essere effettuato e cessò e le ceneri vennero gettate in una profonda buca scavata nel terreno adiacente e da questa raccolte per essere adoperate come concime per i campi o altri usi. Una lapide lì posta ne commemora il punto.

Nel nuovo crematorio furono installate anche quattro piccole e basse camerette parallele, indiscutibilmente destinate alla fumigazione e la sterilizzazione con gas di coperte e biancheria da letto per la disinfestazione da pidocchi e altri insetti, ma soprattutto per poter riciclare gli abiti tolti ai morti prima di essere cremati o quelli delle eventuali vittime dell'annessa camera a gas. Per scopi di sterminio venne invece costruita infatti la grande camera a gas camuffata da "Sala doccia", in tedesco Brausebad, come ancora oggi si legge sul cartello all'ingresso. Il vasto locale è dotato di porte ermetiche con spioncino e numerosi soffioni d'acqua finti incassati nel soffitto. Due sportelli esterni in ferro, con maniglia per l'immissione dei cristalli del gas Zyklon B nella camera, confermano le sue finalità omicide. Secondo i produttori del gas, assai notevole è la differenza di quantità di gas usata per lo sterminio degli insetti e quello di esseri umani: 0,3 grammi per metro cubo per uccidere esseri umani e ben 10 grammi per metro cubo per gli insetti; queste basse concentrazioni di acido cianidrico rendevano relativamente facile e poco costosa l'eliminazione di grandi numeri di vittime. Questa camera a gas è una delle poche, assieme a quelle di Sachsenhausen e Majdanek, che non è stata distrutta all'arrivo delle truppe di liberazione, com'è successo invece ad Auschwitz-Birkenau ed in altri campi di sterminio, in particolare in quelli liberati dall'esercito sovietico.

Per completezza di informazione occorre ricordare che l'effettivo utilizzo della camera a gas di Dachau è oggi fonte di discussione e di indagine storica.

Per alcuni, come il giornalista Martin Broszat, non ci sono dubbi in merito.
La notizia è confermata dalla testimonianza di un deportato italiano, Enrico Vanzini.
La scrittrice e giornalista americana Martha Gellhorn, considerata una delle più grandi corrispondenti di guerra del XX secolo, nella sua visita a Dachau subito dopo la liberazione raccolse a caldo, tra le altre, anche questa testimonianza di ex-prigionieri e reduci del Sonderkommando di Dachau: «In febbraio e marzo scorso (1945), duemila uomini sono stati assassinati nella camera a gas perché, nonostante la prostrazione che impediva loro di lavorare, non avevano la grazia di morire da soli; quindi doveva pensarci qualcun altro. La camera a gas era quella che faceva parte del crematorio.» Da quanto è narrato in queste testimonianze si ha conferma che la camera a gas di Dachau era in funzione. Le indagini della giornalista americana si trovano anche su Oldmagazinearticles.
Un aspetto a favore di questa tesi è che i prigionieri da eliminare non potevano essere più inviati ad altri centri di sterminio poiché già dal gennaio del '45 questi erano stati tutti smantellati. Da questa data e fino ad aprile '45, alla liberazione del campo, ciò fa supporre quindi che almeno in questi ultimi mesi la camera a gas sia stata operativa.

Un altro metodo utilizzato nel campo per sopprimere i prigionieri non più adatti al lavoro fu anche quello delle iniezioni letali, in particolare a partire dal 1942.

Il 22 febbraio iniziarono sperimentazioni su vasta scala ed i medici vennero incaricati di testare gli effetti sull'organismo umano della permanenza ad alta quota e della caduta improvvisa da una grande altezza. Tali studi servirono per i piloti della Luftwaffe e venne appositamente costruita una camera a vuoto tra il Blocco 5 e le baracche adiacenti. La serie di prove nella seconda metà di maggio 1942 costò la vita a circa 200 detenuti. Tra i medici coinvolti in tali esperimenti occorre ricordare Wilhelm Beiglböck, che fu giudicato e condannato nel processo di Norimberga, al termine del conflitto mondiale. Quasi contemporaneamente Claus Schilling iniziò i suoi primi esperimenti per lo studio di farmaci contro la malaria e le malattie tropicali. 1100 prigionieri vennero infettati e utilizzati come cavie. Nel mese di giugno venne istituita una stazione di ricerca biochimica, sotto la direzione di Heinrich Schütz.

Malgrado le uccisioni e le sperimentazioni, le condizioni di vita nel campo divennero più accettabili per quella parte dei prigionieri che erano utilizzati come forza lavoro. Contemporaneamente le nuove disposizioni di Himmler fecero affluire ai vari campi un numero sempre maggiore di ebrei. Alla fine del 1942 si ebbe un'epidemia di tifo, trasmessa dai pidocchi per le scarse condizioni igieniche. Il campo venne messo in quarantena e, a causa di questo problema, le SS non entrarono per alcuni mesi nel campo, sino al 15 marzo 1943, con vantaggi per gli internati. Tuttavia subito dopo, per gli atti di sabotaggio, si registrarono le esecuzioni di un numero compreso tra gli 800 ed i 1.000 prigionieri.

Precedentemente, e cioè dal 2 gennaio 1942, aveva avuto inizio il trasporto di prigionieri disabili e improduttivi da Dachau verso il Castello di Hartheim, centro dell'eutanasia nazista denominata Aktion T4, presso Linz in Austria, per essere eliminati con il gas. Più esattamente i deportati selezionati per essere soppressi seguivano l' Aktion 14F13, l'azione più segreta e proprio specifica per l'uccisione dei prigionieri dei campi di concentramento, fossero essi malati, invalidi, fisicamente esauriti e comunque inabili al lavoro. I nazisti, colossali imprenditori di manodopera schiava, li consideravano bocche inutili da sfamare, letteralmente "zavorra umana" (ballastexistenzen) da far sparire. Nella logica criminale nazista, qualunque prigioniero considerato un "peso morto", cioè inutile e costoso all'economia del Reich, doveva essere condannato a morte immediata; prima lo si eliminava e più si risparmiava.

Il centro di sterminio di Hartheim, avviato il 1º settembre 1939, era chiamato in modo sarcastico il "Sanatorio di Dachau", per coprirne le reali finalità omicide. Nel primo anno ci furono 32 spedizioni, per un totale di circa 3.000 deportati uccisi. In questo castello giunsero trasporti da vari lager, tra cui Dachau e Mauthausen/Gusen per un totale di circa 8066 vittime riconosciute. Si stima che in questo Castello vi furono assassinate circa 30.000 persone. In particolare le vittime di Dachau ad Hartheim, nel periodo 1942-44, furono 3166.

Nel 1944, i campi di concentramento ad est, per lo spostamento del fronte, vennero evacuati. In febbraio, nel cortile del crematorio, le SS fucilarono 31 ufficiali sovietici. Il giorno 11 maggio venne creato un bordello nel campo, con sei donne arrivate da Ravensbrück, con lo scopo di premiare il lavoro straordinario tra i detenuti e incrementarlo ulteriormente. Verso la fine dell'anno tuttavia venne chiuso. Il 6 luglio arrivarono detenuti dal campo di Compiègne. Di questi 2521 prigionieri, 984 erano già morti. Contemporaneamente negli uffici delle SS arrivò, attraverso la radio, la notizia dello sbarco alleato in Normandia. Continuarono anche gli esperimenti medici, ad esempio per l'utilizzo di acqua di mare da bere. Vennero coinvolti 44 detenuti sinti e rom.

Nell'agosto del 1944 venne aperto un campo femminile all'interno di Dachau: il primo convoglio di donne proveniva da Auschwitz-Birkenau. Solo diciannove donne guardie servirono a Dachau, molte delle quali fino alla liberazione del campo, e in totale solo sessantatré prestarono servizio nei vari sottocampi del complesso di Dachau.

Nell'autunno del 1944 il campo era sovraffollato: le camerate previste per 52 persone ospitavano 300-500 persone. Vennero uccisi altri 92 ufficiali sovietici nel cortile del crematorio. In novembre ancora una volta si ebbe un'epidemia di tifo. I tassi di mortalità aumentarono: 403 morti in ottobre, 997 in novembre e 1915 in dicembre. Il 17 dicembre il diacono Karl Leisner venne segretamente ordinato sacerdote dal vescovo francese Gabriel Piguet (Karl Leisner venne beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1996). Oltre a tutto questo il campo fu teatro di numerosi esperimenti su detenuti; cavie umane nel gergo del lager chiamate Versuchskaninchen. Questi esperimenti, mortali il più delle volte, vennero eseguiti allo scopo di trovare rimedi per i problemi dei soldati dell'esercito nazista impegnati su fronti diversi, come in caso di congelamento in acqua o alta pressione in volo, problemi di tubercolosi e altre malattie di cui si studiavano nuovi farmaci. A questo scopo migliaia di detenuti fecero da cavie anche per esperimenti inutili ed empirici, come quello di far bere acqua salata o di congelare un ebreo in acqua fredda per poi cercare di rianimarlo; fu tentata persino la rianimazione con il calore animale usando prostitute del campo; ciò poteva servire per un aviatore tedesco in seguito di un atterraggio col paracadute e svenimento per il freddo. Si sono trovate lettere di medici nazisti che ammettevano di aver annegate nell'acqua le cavie umane ancora svenute. Per sperimentare i nuovi farmaci fu inoculata la malaria, batteri del tetano, della gangrena, del tifo petecchiale, della tubercolosi e della peste, fortemente settici. Si tentarono esperimenti di sterilizzazione su ebrei con Raggi X e con sostanze acide inalate nelle donne ebree nelle parti intime. Furono amputati arti, teste, organi e ricavati scheletri per le università tedesche. Esperimenti criminali che lasciarono per sempre nei corpi delle poche cavie sopravvissute orribili mutilazioni.

Con l'inizio del 1945 arrivarono sempre più numerosi i prigionieri da altri campi, che erano stati evacuati per l'avvicinamento del fronte. Il sovraffollamento biblico ed epidemie endemiche come la febbre tifoide, fecero salire ancora il numero dei decessi: 2903 morti in gennaio, 3991 in febbraio e 3534 in marzo. Morirono pure molti medici ed infermieri contagiati. Agli inizi di aprile, con gli Alleati ormai vicini, le SS cominciarono a bruciare i documenti, e l'avvicendamento al comando divenne più rapido.
A metà di aprile del 1945, i sottocampi di Kaufering, Augusta e Monaco vennero abbandonati, le guardie delle SS vennero trasferite tutte a Dachau, e alcune di loro fornirono ai prigionieri diverse pistole poco prima della liberazione del campo, nella speranza di aver salva la vita nel dopoguerra.

Occorre ora fare un piccolo passo indietro e tornare al settembre del 1944. I successi degli Alleati, che avanzavano sempre più profondamente nei territori precedentemente occupati dai nazisti, crearono nel campo un clima fervente di attesa per la liberazione e di angoscia nei loro aguzzini.
Un gruppo di prigionieri impiegati in infermeria diede vita all'I.P.C.(Comitato Internazionale dei Prigionieri), che all'inizio comprendeva un internato di origine albanese, uno di origine polacca, uno belga ed uno canadese di lingua inglese. Questi quattro, Kuci, Malczewski, Haulot e O'Leary iniziarono a contattare anche altri rappresentanti di diverse nazionalità. L'I.P.C. divenne subito un punto di riferimento per tutti i detenuti e incominciò ad organizzare una sorta di resistenza interna, per ridurre al massimo le conseguenze sui detenuti delle pessime condizioni nelle quali versava il campo a causa del sovraffollamento.

Gli ultimi giorni di attività del campo videro ancora l'arrivo di nuovi detenuti, ad esempio da Buchenwald, stremati e spesso morti durante i trasferimenti. Il 28 aprile il nuovo comandante Max Ulich, che voleva evitare inutili perdite contro le forze degli Stati Uniti, organizzò la resa. Nella città di Dachau si ebbe una rivolta, che coinvolse anche prigionieri. Dalla radio giungevano ancora ordini di resistere, ma ormai non era più possibile evitare la capitolazione.

Le Marce della morte furono una forma di sterminio tardiva ma volutamente pianificata. Gli ordini di Himmler erano di eliminare tutti quelli che non erano in grado di proseguire; il 14 aprile 1945 aveva emanato l'ordinanza per il massacro totale dei prigionieri; nessun deportato doveva cadere vivo nelle mani degli alleati. I superstiti furono caricati a migliaia su diverse navi minate tedesche come il Cap Arcona e il Deutschland per essere affondati nel Mar Baltico e a migliaia vi muoiono, ironia della sorte, per i bombardamenti degli alleati, convinti di colare a picco navi naziste.

Un deportato proveniente da Hersbruck raccontò la sua lunga marcia della morte attraverso la Germania, per arrivare infine a Dachau. L'ultimo tratto venne percorso su un vagone ferroviario, insieme ad altri compagni ormai stremati, ed all'arrivo alla piccola stazione del campo tutti i compagni erano ormai morti e solo lui poté scendere «Di cento che eravamo stati fatti salire su quel carro, solo io riuscii a scendere, gli altri erano tutti morti durante la nottata.»

L'ultimo leader dei prigionieri del campo fu Oskar Müller (un anti-fascista), che divenne in seguito Ministro del Lavoro del Land tedesco dell'Assia. Secondo i racconti di Padre Johannes Maria Lenz, Müller inviò due prigionieri per informare l'esercito americano che il campo doveva essere liberato, dato che i nazisti si stavano preparando ad uccidere tutti i prigionieri ancora in vita.

Dachau venne utilizzato come campo centrale per i prigionieri di religione cristiana: secondo i resoconti della Chiesa Romana poco meno di 3.000 religiosi, diaconi, sacerdoti e vescovi vennero imprigionati. Tra gl'internati cristiani, figure particolarmente importanti furono Karl Leisner, già ricordato, e Martin Niemöller (teologo protestante e leader della resistenza anti-nazista). In totale, più di 200.000 prigionieri provenienti da 30 diversi paesi vennero internati a Dachau.

Domenica 29 aprile 1945, il giorno prima che Hitler si suicidasse, le Divisioni 42^ e 45^ della Fanteria USA entrarono nel campo di Dachau. I pochi uomini delle Allgemeine SS ancora rimasti all'interno del campo, offrirono poca resistenza. Il campo di concentramento di Dachau fu il penultimo dei grandi campi ad essere liberato, sei giorni prima di Mauthausen, liberato il 5 maggio 1945. Al suo interno rimanevano ancora 32.335 prigionieri.

Il primo carrarmato americano entrando a Dachau sparò due cannonate demolendo una torretta; con altre due aprì una breccia nel muro opposto al cancello facendo comparire per la prima volta ai prigionieri le dieci ville degli ufficiali nazisti.

Ma già una furiosa battaglia infuriava fuori dal lager tra SS e americani, che durò dalla mattina di domenica 29 aprile fino alle cinque del pomeriggio; gli americani da fuori del lager avvertivano i prigionieri con megafoni in tutte le lingue di rifugiarsi nelle baracche per evitare pallottole vaganti.

Ecco come il tenente colonnello Walter Fellenz della Settima Armata americana descrisse il saluto dei 32.000 prigionieri superstiti all'arrivo degli americani a Dachau:

"A diverse centinaia di metri all'interno del cancello principale, abbiamo trovato il campo di concentramento. Davanti a noi, dietro un recinto elettrificato di filo spinato, c'era una massa di uomini, donne e bambini plaudenti, mezzi matti, che salutavano e gridavano di gioia – i loro liberatori erano arrivati! Il rumore assordante del saluto era di là della comprensione! Ogni individuo degli oltre 32.000 che poteva emettere un suono lo faceva, applaudiva e urlava parole di giubilo. I nostri cuori piangevano vedendo le lacrime di felicità cadere dalle loro guance."

Gli americani vengono guidati da alcuni prigionieri russi nel bunker sotterraneo dove si effettuavano esperimenti ed interventi chirurgici su cavie umane; qui trovano venti donne e dieci guardie delle SS che lì si erano nascosti sperando di farla franca; li arrestano immediatamente. Osservano gli strumenti e la sala operatoria dove si asportavano, tra l'altro, organi da individui sani per essere inviati alle università tedesche. Vi è un montacarichi che serviva per portare in superficie i cadaveri mutilati delle vittime pronti per essere messi su carri tirati a mano ed avviati ai forni crematori; testimoni dicono agli allibiti americani che le cavie umane venivano operate anche in vivisezione senza anestesia. Gli americani giravano per il campo ripetendo in continuazione:"Orrendo!"

Le truppe americane, dopo aver liberato Dachau, marciarono verso Monaco di Baviera, a pochi chilometri di distanza, ed entrarono in città il giorno successivo. I sottocampi vennero liberati lo stesso giorno, compreso il campo di Kaufering/Landsberg, dove era rinchiuso Viktor Frankl. Anche i trasporti di prigionieri, che erano nelle vicinanze di Monaco di Baviera, vennero raggiunti e liberati come il capoluogo, il 30 aprile. Tra i prigionieri liberati in questa occasione è da ricordare Max Mannheimer, che si trovava in un convoglio nei pressi di Seeshaupt.

La liberazione di Dachau e la scoperta degli orrori che vi avvenivano, lasciò sgomenta l'opinione pubblica del britannica e statunitense, non solo perché era il secondo campo di concentramento ad essere liberato dagli Alleati occidentali, ma anche, e soprattutto, perché fu il primo sito ad Ovest, nel quale si venne pienamente a conoscenza del reale dramma dei lager nazisti. Gli americani trovarono oltre 32.000 prigionieri in condizioni pietose e altri 1.600 ormai in fin di vita in 20 baracche del campo, che contenevano circa 250 persone ciascuna. I soldati americani scoprirono inoltre 39 vagoni ferroviari contenenti un altro centinaio di corpi di prigionieri morti ammassati.

Oltre a ciò i detenuti continuavano a morire come mosche; vi erano corpi in avanzato stato di decomposizione e si rischiavano gravi epidemie oltre a quelle già presenti. Gli americani fecero riaccendere i forni e in quattro giorni fecero cremare 741 corpi, ma non bastava. Tra i soldati statunitensi vi era anche il futuro scrittore J.D. Salinger, che anni dopo dirà alla figlia "È impossibile non sentire più l'odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva."

Si rese subito necessario scavare vaste e profonde fosse comuni e con le ruspe gettarvi dentro cadaveri in numero impressionante.

Vi erano soldati americani avvezzi alle più crude atrocità della guerra ma che qui, a Dachau, piangevano nel vedere quegli scheletri viventi in "pigiama" a strisce, sporchi, laceri, traballanti fantasmi ancora in piedi, dagli enormi occhi assenti, che venivano piano piano loro incontro e che provavano a sorridere o a parlare; molti cadevano a terra, un guizzo e spiravano; musulmani (muselmann) li chiamano nel gergo dei lager, perché stremati, cadevano spesso in ginocchio con le braccia in avanti a terra e il capo chino come nella tipica posa dei musulmani che pregano.

Morivano anche detenuti che al momento, con gli aiuti, avevano potuto finalmente mangiare a sazietà; il loro stomaco si era troppo ristretto e letteralmente scoppiava per il tanto cibo. Nel campo prigionieri affamati erano arrivati persino a cibarsi di topi e vi furono anche diversi episodi di cannibalismo su cadaveri.

Bisognava disinfettare il campo dai pidocchi e altri parassiti e gli americani usarono il DDT ancora sconosciuto in Europa. Nonostante le cure, i morti si contavano a migliaia nei giorni successivi alla liberazione e in quello spaventoso maggio del 1945.

Dal luglio 1945 il campo venne utilizzato come prigione per graduati e ufficiali SS, ed al suo interno si tennero pure le sedute del tribunale militare per il processo che riguardò i crimini commessi a Dachau, e questo fino al 1948. In seguito venne usato come ricovero per i profughi tedeschi.

Il 16 ottobre 1946 i forni crematori di Dachau vennero riaccesi per l'ultima volta: vennero cremati i 12 cadaveri dei gerarchi nazisti condannati all'impiccagione per sentenza del Processo di Norimberga. Si ripeté la tecnica di inserimento dei corpi nei forni ma stavolta a finirci dentro furono gli stessi apostoli del Nazismo, condannati per crimini contro l'umanità: Hermann Göring, von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Jodl, Seyß-Inquart e gli altri, passarono anche loro per il famigerato camino e le loro ceneri vennero poi gettate nel rio Conwentz.

Dachau inizialmente, su ordine del comando americano, fu messo in quarantena, a causa dell'epidemia di tifo presente nel sito. Questa, unita alla malnutrizione che aveva indebolito i prigionieri, decimò i sopravvissuti, provocando oltre 2.000 decessi. Il campo, durante questa emergenza, servì come rifugio per i detenuti e per le persone senza fissa dimora ed ex-malati. Venne annunciata in quei giorni la costituzione di un Comitato internazionale degli internati. Dal mese di luglio le autorità militari statunitensi utilizzarono il campo di Dachau per i criminali di guerra, arrivando anche a 30.000 prigionieri.

Circa tre anni e mezzo dopo la liberazione, nel mese di settembre 1948, l'esercito americano consegnò il sito alle autorità bavaresi: da quel momento Dachau venne utilizzato come campo profughi.

Nel corso della giornata della liberazione, il 29 aprile, per cause che furono in seguito oggetto di indagine militare, decine (se non centinaia) di guardie delle Waffen-SS, che si erano già arrese, vennero giustiziate in vari momenti dai soldati americani e dai prigionieri appena liberati. Questo tragico episodio, alla conclusione dei 12 anni di vita del campo, è noto come massacro di Dachau. Pare accertato che, dopo la resa del campo, diversi soldati americani, inorriditi per le condizioni dei prigionieri, avessero iniziato ad uccidere sommariamente una ad una, tutte le guardie del campo. Alcune fonti parlano di sole 35 guardie naziste fucilate e di altre 515 arrestate o fuggite. Gli americani inoltre, non si opposero al giustizialismo dei detenuti verso i loro ex-aguzzini; lo ritennero un loro diritto. Vi furono cacce al nazista e diverse esecuzioni e linciaggi. Vennero saccheggiate le ville degli ufficiali nazisti fuori dal campo e poi gli americani, per impedire disordini gravi, imposero ai prigionieri il ritorno nel lager, naturalmente debitamente sfamati ed assistiti. Poi fecero sfilare nel campo obbligatoriamente, la popolazione di Dachau affinché vedessero con i loro occhi gli orrori del campo.

La cittadina, alla fine della guerra, divenne sede di uno dei tribunali militari costituiti dagli Alleati con il compito di giudicare crimini e criminali nazisti. Il tribunale fu insediato alla fine del 1945, nell'ex lager, e dal 15 novembre al 13 dicembre ebbero luogo le sedute principali del processo di Dachau, contro il comandante del campo e altri 39 membri del personale. Le prove portarono alla condanna a morte per impiccagione di 36 dei 40 imputati.

Nel maggio 1946 vennero eseguite 28 delle condanne a morte delle 36 comminate. Anche altrove si svolsero processi simili e gli imputati erano per lo più i membri delle SS che avevano prestato servizio ad Auschwitz ed ai sottocampi di Dachau.

Tali processi si celebrarono sino all'anno 1948 presso il sito del campo. Oggetto dei processi i presunti crimini di guerra, come l'Olocausto. Furono oggetto di indagine anche gli esperimenti medici sui detenuti. Frederick Hoffman, un prete cattolico ceco, ex internato nel campo, tra i primi a testimoniare, raccontò, presentando documentazioni personali, che 324 preti cattolici, a seguito di sperimentazioni sulla malaria, morirono durante la loro detenzione. Tuttavia la guerra fredda, che sarebbe iniziata di lì a poco, ridusse la portata di questi processi. Nel 1949 la competenza passò alla neonata RFT, molti delitti caddero in prescrizione, con la sola eccezione dell'omicidio premeditato.

Dopo la guerra il campo ospitò, come detenuti, un gran numero di funzionari e appartenenti alle SS, arrestati dagli Alleati (si arrivò al numero di 25.000). Tuttavia, a partire dal 1946, poiché tali prigionieri potevano contare su un'alimentazione migliore della popolazione civile locale, molti di loro vennero rimessi in libertà.

Quando i prigionieri arrivavano al campo erano picchiati con 25 bastonate di benvenuto ed alcuni di loro non sopravvivevano; le guardie poi dicevano esplicitamente loro che non avevano diritti, né onore né difesa.
Poi insultati, rasati, e privati di tutti i loro averi entravano nel campo. Le SS potevano uccidere chiunque. Le punizioni includevano quella di essere appesi per le mani dietro la schiena a ganci per ore, abbastanza in alto da non toccare terra con le punte dei piedi; essere frustati su cavalletti, battuti con fruste di cuoio bagnato ed essere messi in isolamento per giorni in stanze troppo piccole per potersi sdraiare.

Il campo dei prigionieri era formato da 34 baracche disposte su due file separate da un lungo viale alberato; 15 di esse erano suddivise ciascuna in 4 camerate (Stuben), ognuna con un vano soggiorno e un dormitorio; ogni due camerate vi era un lavatoio e una serie di gabinetti. I posti letto per camerata erano per 52 deportati, per un totale, quindi, di 208 a baracca. In periodi di maggior affollamento si arrivò ad ospitare fino a 1600 detenuti a baracca, con condizioni igieniche indescrivibili, tanto che scoppiavano violente epidemie. 5 baracche delle 34, erano adibite ad area ospedaliera (Krankenbau), poi divenute 13, una baracca era adibita a zona di lavoro e la prima a sinistra a spaccio, in realtà sempre sprovvisto. Le prime due baracche a destra erano adibite ad infermeria e una parte della seconda fungeva da obitorio. L'infermeria fu tristemente nota a causa dei raccapriccianti esperimenti su cavie umane effettuati dal dott. Rascher e dal prof. Schilling su inermi deportati che vi perirono a migliaia.

I deportati "indisciplinati" o "incorregibili", erano destinati a detenzione particolarmente dura, venivano rinchiusi nelle baracche di punizione, denominate strafblocke. Sono da segnalare la baracca n. 26, la "baracca dei preti", che era destinata ai religiosi detenuti, e quella definita di "disinfezione", staccata dal corpo centrale, tuttora visibile. Oggi sono rimaste poche baracche (le altre sono state distrutte); all'interno sono state fedelmente ricostruite, per i visitatori.

Alle delegazioni tedesche e straniere in visita al campo veniva mostrata solo parte del campo stesso, perché si voleva che se ne ricavasse l'impressione di un luogo ordinato, efficiente e moderno, e che gli internati apparissero come appartenenti ad una razza "inferiore". Gli internati poi erano soggetti a lavori forzati, per la normale manutenzione prima e per il rifacimento del campo stesso a partire dal 1937.

Nel corso degli anni le condizioni di vita peggiorarono sensibilmente. Pur non essendo ufficialmente un campo di sterminio, ma semplicemente di lavoro, il numero di morti fu impressionante. Con l'introduzione delle disposizioni sull'eutanasia alcune baracche del campo, la 29 e la 30, divennero le anticamere della morte, con detenuti in cattive condizioni di vita e destinati alla soppressione ed al forno crematorio.

Nell'ottobre 1933 venne emanato il regolamento del campo di concentramento di Dachau. Questo conteneva ordini di servizio per le SS addette alla sorveglianza e brutali sanzioni per i detenuti. Tale regolamento, messo a punto da Theodor Eicke, doveva spezzare la personalità degli internati e impedire ogni tentativo di fuga, e prevedeva pene corporali ed esecuzioni.

Per il personale di sorveglianza:
Chi dovesse lasciar fuggire un detenuto verrà arrestato e consegnato alla polizia bavarese con l'accusa di liberazione per negligenza di un detenuto.
Se un detenuto tenta la fuga si deve sparare senza preavviso. Se una guardia, nell'esecuzione dei suoi doveri, dovesse uccidere un detenuto che tenta di fuggire, non ne subirà conseguenze penali.
Se dovesse ammutinarsi un reparto di detenuti, tutte le guardie presenti dovranno aprire il fuoco sui rivoltosi, senza colpi di avvertimento.
Per i detenuti:
punto 6 - Chi assuma un atteggiamento ironico nei confronti delle SS, chi ometta intenzionalmente il saluto regolamentare o chi rifiuti di sottomettersi alla disciplina, verrà punito con otto giorni di arresto e con venticinque bastonate all'inizio ed alla fine di tale periodo.
punto 12 - Chi aggredisce una guardia, chi rifiuta di lavorare, chi istighi alla rivolta, chi lascia una colonna o il posto di lavoro, chi durante queste attività scrive, sobilla o tiene discorsi viene passato per le armi sul posto o successivamente impiccato.

Verso gli ultimi mesi del 1919, in conseguenza della fine della prima guerra mondiale, la fabbrica di polvere da sparo della cittadina di Dachau cadde in abbandono e venne chiusa. Questa fabbrica rappresentava la colonna portante dell'economia locale e in ripercussione di ciò, per anni, la popolazione locale subì la disoccupazione e la miseria. L'apertura di un campo quindi, sul sito della vecchia fabbrica in disuso, riportò la speranza di una rinascita della zona, che tuttavia non si realizzò nelle forme sperate. Inizialmente la struttura si limitò al campo principale, situato in prossimità della ferrovia, e solo in seguito venne gradualmente ampliato.

Il campo fu suddiviso nel tempo in varie aree, tra le quali:

Zona alloggi per i prigionieri, 34 grandi baracche divise in due file da un lungo viale alberato, incluse in un recinto rettangolare di 600 per 300 metri di lato
Alloggiamenti SS
Il Bunker con le prigioni
Depositi e rimesse per veicoli
Zone agricole con fattoria
Campo di tiro
Zona dei forni crematori, area alberata a forma di trapezio rettangolo adiacente per il lato obliquo all'estremità esterna destra del campo in cui si trovano, un capannone di legno dipinto come una casa tipica di villaggio di campagna bavarese, contenente un forno crematorio doppio e un grande edificio in muratura all'interno del quale vi sono quattro forni con annessa camera a gas e camerette per la fumigazione dei tessuti da disinfettare
Cimitero.

Il campo principale, completato il 21 marzo 1933, venne visto nei primi anni come una risorsa economica importante.

I prigionieri vennero impiegati, in seguito, per incarichi di lavoro anche fuori del campo, e questo coinvolse sia singoli individui che migliaia di prigionieri, a seconda delle esigenze. Talvolta gli interventi esterni, se i detenuti avevano anche un posto dove stare, fecero sorgere strutture secondarie, i sottocampi. Al comando di questi, se le dimensioni lo permettevano, vennero chiamati anche prigionieri con incarico di funzionari.

Il sindaco di Dachau, Lambert Friedrich, in un suo memorandum del 1936, scriveva: «Gli affari, l'artigianato e l'industria hanno fatto registrare un forte rilancio grazie alla intensa attività nel settore delle costruzioni, specialmente nei due campi delle SS (K.L.D e II SS Deutschland)».

In seguito, nel 1937, il comando del campo chiese un regolare collegamento con mezzi pubblici tra Dachau ed il campo di concentramento: ciò per permettere, principalmente, alle guardie del campo di potersi spostare in città. In una sua lettera, il nuovo sindaco, Hans Cramer, rispose positivamente, adducendo motivazioni economiche. La nuova linea di autobus richiesta fu inaugurata il 22 novembre 1937. La popolazione locale fu coinvolta solo parzialmente nella vita del campo, ad esempio quando si assisteva alle marce delle colonne dei prigionieri diretti ai luoghi di lavoro.

Nel 1955 gli ex prigionieri sopravvissuti del Lager di Dachau, che avevano costituito il Comité International de Dachau, decisero di erigere un monumento a ricordo dell'immane tragedia che in quel luogo si era consumata. Il Memorial è stato realizzato in dieci anni di lavori e, nel maggio 1965, 20 anni dopo la liberazione, fu aperto il primo grande Memorial di un Lager sul territorio della Repubblica federale tedesca. Un paio di baracche sono state ricostruite, per mostrare al visitatore le condizioni di vita nel campo ed una è visitabile anche con i suoi interni in legno ed i servizi. Le baracche originarie erano state in gran parte abbattute e le poche ancora in piedi, al momento della ricostruzione, erano in condizioni pietose. Delle altre 32 baracche che costituivano il campo sono rimaste le indicazioni delle fondamenta in cemento. Il Memorial, ricostruito nel 2003, è stato integrato con diversi documenti e reperti forniti da ex-internati. Il Memorial comprende inoltre quattro cappelle in rappresentanza delle varie religioni professate dai prigionieri.

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre del 2014 il cancello è stato rubato. L'episodio ha attirato subito l'attenzione internazionale e ripete la grave profanazione che era già accaduta ad Auschwitz con il furto della medesima scritta, "Arbeit Macht Frei".


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