Visualizzazione post con etichetta salumi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salumi. Mostra tutti i post

lunedì 8 giugno 2015

LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : RHO



Rho insieme a Milano ospita EXPO.

Risale all’anno 846 il più antico documento giunto fino a noi, in cui compare la dicitura “vico Raudo”. Vico: gruppo di case in aperta campagna; e Raudo: derivante, probabilmente, dalla forma latina Rhaudum, di incerto significato, forse con riferimento ad un rozzo castello ivi esistente. Dopo il XVI secolo, abbandonando la forma latina per quella volgare, si alternano le forme Rhodo, Rode, Ro, Rò, Rho; dal 1932 si scelse la forma con l’h divenuta ufficiale, anche per distinguerla dal nome di un altro comune italiano omonimo in provincia di Ferrara.

L’area di Rho fu abitata fin dai tempi più antichi e ciò è dimostrato dal fatto che durante gli scavi per la costruzione di edifici o strade sono venuti alla luce numerosi reperti archeologici relativi all'età romana. Anche ora la rete stradale del centro storico permette di riconoscere un’organizzazione del territorio inequivocabilmente riferibile alla centuriazione romana: le principali direttrici in direzione Nord-Sud ed Est-Ovest, corrispondenti al cardo (Via Madonna con Corso Garibaldi) e al decumano (Via Matteotti con Porta Ronca), si incrociano nel cuore dell’attuale piazza S. Vittore.

Nel 1004 l’imperatore Enrico II conferì a Rho il titolo di Borgo. In epoca comunale, Rho partecipò strettamente alla vita politica della città di Milano. Nel Milanese, il declino del regime comunale e il progressivo affermarsi delle signorie fu caratterizzato dalle lotte tra le famiglie rivali dei Torriani e dei Visconti. Anche la città di Rho ne fu coinvolta in diverse occasioni.

Attorno al 1300 risale l'origine del primo Ospedale esistente in Rho, questo è confermato da un documento conservato all'Archivio dell'Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1481 i beni dell'Ospedale furono acquistati dai frati Agostiniani del luogo Pio di Santa Maria del Pasquerio di Rho.

Nel 1305 si ha notizia che un certo Cressone Crivelli con i suoi soldati tentò di impadronirsi di Rho e Nerviano: la reazione della popolazione fu tale da costringerlo a desistere dall'impresa.

Nel 1313 Rho venne assediata dai Milanesi e i suoi abitanti furono uccisi o fatti prigionieri.

In un documento di convocazione del 1406 si legge dell'esistenza di una "Universitas nobilium dicti loci de Raude". L'abbondanza di acqua e la fertilità dei campi che circondavano il borgo fecero sì che nell'alto Medioevo si stabilissero a Rho molte famiglie nobili ed anche ricche, le quali costruirono castelli e ville sontuose come il Palazzo e il Castello Visconti, tuttora esistenti,  realizzati dal ramo di Brignano della nobile famiglia con signoria in Milano.

Nel 1500 fu eretto il Convento dei frati Agostiniani, seguito nei primi anni del seicento da quello dei Cappuccini, distrutti entrambi durante l'invasione napoleonica.

Nel 1511 le piccole forze rhodensi furono sopraffatte e il borgo venne saccheggiato e distrutto dai Lanzichenecchi sotto il comando di Matteo Schinner.

Seguì la dominazione spagnola particolarmente nefasta per tutto il Ducato di Milano, a cui si accompagnò la peste del 1570.
Nel frattempo, anno 1538, Carlo V aveva concesso a Francesco Girami il feudo di Rho che tenne appena un anno passandolo subito ai Visconti di Brignano poi Marchesi di Borgoratto.

Nel 1583 avvenne il miracolo delle lacrime di sangue della Beata Vergine, a seguito del quale venne eretto il Santuario dell'Addolorata

Dopo la caduta degli Sforza, Rho fu saccheggiata e distrutta dai Lanzichenecchi di Matteo Schinner. Seguì la dominazione spagnola e la peste del 1570. Una decisa ripresa avvenne durante l’episcopato di Carlo Borromeo, connessa anche a un fatto prodigioso che determinò la fondazione del Santuario della Madonna Addolorata, nel 1584.
Il declino economico dello Stato Milanese, sotto la dominazione spagnola, fu aggravato dalla peste del 1630, alla cui memoria fu innalzata la cosiddetta “croce della peste” situata nell’attuale piazza San Vittore. In questo periodo la nobiltà milanese tornò agli investimenti terrieri; conseguenza di questa tendenza fu l’edificazione nei secoli XVII e XVIII di numerose ville e complessi rurali.
Fino agli inizi del Novecento la maggior parte della popolazione era legata alla coltivazione della terra. In seguito l’economia agricola lascia il posto a quella industriale. In questo periodo Rho diventa capo mandamento di 10 comuni limitrofi.
Nel 1858 viene inaugurata la stazione ferroviaria sulla linea Milano-Magenta e nel 1880 la linea tramviaria Milano-Rho-Gallarate.

Grazie all'abbondanza di acqua e di terre feritili nel XV secolo molti nobili milanesi si trasferirono a Rho, costruendo sontuosi palazzi, in gran parte oggi distrutti. La nobile frequentazione è tale che era stata costituita una Universitas nobilium dicti loci de Raude. Fra il Cinquecento ed il Seicento furono costruiti anche due conventi: degli Agostiniani e dei Cappuccini (sulla strada che conduce a Lucernate), entrambi distrutti nell'invasione napoleonica.

Nel 1928 un Regio Decreto assegnò a Rho la frazione di Passirana Milanese, in precedenza facente parte del borgo di Lainate e nel 1932 Rho ottenne il titolo di città.

Il 10 ottobre 1956 nella frazione di Terrazzano due balordi sequestrarono un centinaio di alunni e tre maestre della locale scuola elementare. Durante il blitz della polizia, avvenuto sei ore dopo, morì sotto i colpi degli stessi agenti il civile Sante Zennaro che aveva raggiunto il luogo tentando eroicamente di salvare i bambini.

All'inizio del XXI secolo, in un'area per nove decimi all'interno del territorio rhodense e per il resto in quello Pero, è stato edificato il nuovo polo espositivo della Fiera di Milano. Inaugurato nel 2005, il complesso progettato dall'architetto Massimiliano Fuksas è costituito da otto padiglioni che mettono a disposizione un totale di 345.000 metri quadrati lordi espositivi coperti e sessantamila all'aperto. In quest'area e in una adiacente si svolge la manifestazione Expo 2015.

Rho spicca nella regione per esser stata una delle città a rappresentare meglio la rivoluzione industriale lombarda. Numerosi sono state le industrie e fabbriche di grandi dimensioni fondate nel territorio rhodense; alcune sono ancora funzionanti, altre sono ormai dismesse e alcune di queste sono riconosciute come monumenti di Archeologia industriale.

La popolazione di Rho, fino alla fine del Ottocento era assorbita completamente dall'agricoltura che dava lavoro all'80% della popolazione. I primi cambiamenti si ebbero nel 1870 quando la prima grande industria sorse nel rhodense: il Sacchettificio Goglio. Posto di fronte al Santuario, il sacchettificio aprì i battenti con 45 dipendenti per poi arrivare ad averne 500. Nel secondo dopoguerra fallì e gli edifici furono smantellati. Oggi a suo ricordo rimane una via dedicata al suo fondatore: Paolo Goglio.

Proprio di fronte al sacchettificio nel 1878 iniziò la sua attività il Salumificio Citterio. Famoso a livello locale, nel 1932 cominciò l'esportazione, affermandosi come uno dei leader nazionali nella produzione di salumi e oggi è ancora in attività. Nonostante si sia incredibilmente esteso è ancora possibile vedere il primo edificio storico, oggi completamente ricoperto di vite canadese. La facciata spesso appare nelle pubblicità televisive.

Nel 1904 apre i battenti il Cotonificio Muggiani, una delle più importanti realtà della filatura di cotone lombarda, che arrivò a dar lavoro a 1200 operai. Nel 1910 il cotonificio fu assorbito dalla società Unione Manifatture che possedeva diversi opifici. I numerosi macchinari furono spenti nel 1963. L'edificio principale della filatura è stato recentemente ristrutturato ed è un monumento di archeologia industriale.

Nel 1905 venne fondata la Tintoria Bonecchi, che raggiunse un notevole sviluppo nel 1932 con macchinari moderni ed efficienti per l'epoca. Aprì uno stabilimento anche in Bulgaria, risultando una delle prime aziende ad esternalizzare in Paesi a basso costo della manodopera. Sempre nell'ambito della manifattura un importante sviluppo lo diede la Chatillon, una grande fabbrica posta dietro la stazione che produceva seta artificiale. La struttura è stata recentemente demolita.

Nella prima decade del 1900 aprono i battenti le industrie chimiche come la Italica e la Chimica Bianchi. Della prima sono ancora visibili l'acquedotto e una parte degli edifici storici, essendo tuttora funzionante. È stata invece recentemente demolita del tutto la Chimica Bianchi che dal 1907 produceva coloranti organici e sintetici, per essere poi assorbita dalla Montedison. La Bianchi è ricordata tristemente per le molte morti dovute alla mancanza di misure di sicurezza nella manipolazione di prodotti chimici, come l'amianto. Oggi nell'area che ospitava l'industria sono sorte decine di capannoni che ospitano il quartiere artigianale rhodense.

Nel 1907 nasce la Ditta Ing. V. Fachini, ben nota in tutta Italia per la perfezione delle sue costruzioni meccaniche ed elettromeccaniche. Ancora oggi vi si costruiscono riduttori e motoriduttori. Nel 1910 il signor Edoardo Goglio e il signor Bonecchi decisero di fondare la Bogophane. Nel 1932 raggiunse la massima produzione con circa 70 operai. Nel 1971 venne chiusa dal momento che aveva scarichi altamente tossici. In seguito la produzione è ripresa e l'azienda realizza cellophane.

Nel 1948 la società Condor inizia la costruzione della Raffineria di Rho che apre i battenti nel 1953 raffinando il greggio che arrivava da Genova via oleodotto. La proprietà passò alla Shell nel 1959 e all'Agip nel 1974. Negli anni ottanta la necessità di mordenizzare alcune strutture e le sempre più pressanti accuse di inquinamento spinsero alla chiusura della raffineria, che si formalizza nel 1992.
Agli inizi del XXI secolo la struttura industriale viene smantellata e bonificata e nel 2004, esattamente 1000 anni dopo che Enrico II istituì il mercato, il 31 marzo 2004, viene inaugurato il Nuovo Polo fieristico di Milano, il più grande al mondo, per 10/11 sul territorio rhodense.




LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/la-pianura-padana-in-lombardia.html



.

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



lunedì 18 maggio 2015

I PAESI DELLA BRIANZA : CASTENOVO

.


Casatenovo è un comune italiano della provincia di Lecco, in Lombardia. È il secondo comune più importante del Meratese per popolazione e il primo per estensione.
Il Comune di Casatenovo è posto nell'estremità sud occidentale della provincia di Lecco, nell'area del Meratese, e occupa una superficie di 12,7 km². Confina ad Ovest e a Sud con i comuni di Besana in Brianza, Correzzana, Camparada e Usmate Velate (Provincia di Monza e della Brianza) e a est con i comuni di Monticello Brianza e Lomagna (Provincia di Lecco). Casatenovo è posto nel cuore della Brianza, il territorio presenta ancora delle parti boscate, ma solo lungo i pendii più scoscesi e lungo i corsi d'acqua (Pegorino, Lavandaia e Nava, che costituiscono il sistema idrografico principale e le rogge Molgorana e La Folgora che costituiscono il sistema idrografico secondario). Il Territorio è sito in posizione pressoché equidistante tra Monza e Lecco ed è servito dalla viabilità principale della Strada provinciale 51 della Santa, intermedia tra la Statale 36 e la nuova Valassina, dalla Strada Provinciale 54, che collega le direttrici principali sopra dette in senso est-ovest a nord del centro di Casatenovo, la Strada Provinciale 55, che connette il centro con Usmate ed i collegamenti con Lomagna e la Tangenziale Est di Milano. Il territorio non è interessato da linee ferroviarie. L'altimetria varia da un massimo di circa 375 m ad in minimo di 250 m. Il Patrimonio edilizio di origine storica è notevole e diffuso sia negli abitati che nelle zone agricole, in Casatenovo vi sono infatti ben 20 cascine isolate di particolare pregio, oltre a diverse ville e dimore nobiliari di notevole interesse dal punto di vista storico-architettonico. Casatenovo ha ed un'organizzazione urbana policentrica, ricca di aree ad alto contenuto ambientale e paesaggistico.

Le prime notizie storiche relative ad un "Casale (cioè Casate) Nuovo" si possono far risalire ai tempi di Carlo il Calvo - nipote di Carlo Magno - erede di quel Ludovico il Pio che sottrasse ai Longobardi il predominio sull'Italia e che reintegrò il culto cristiano nelle Terre lombarde sconvolte prima dai Franchi, poi dalle eresie e dalle apostasie barbariche. Ed è in questo tormentato periodo di restaurazione cristiana, con l'insediamento a Monza di una sovrana cattolica, che sorsero e si moltiplicarono nelle terre milanesi le "Pievi", vale a dire le chiese presbiteriali, ove si amministrava la potestà arcivescovile e la cura evangelica del popolo di Dio.

È all'anno 867, infatti, che si può fare riferimento come data di prima menzione di Casatenovo, benché i primi riferimenti documentali d'archivio, sulla presenza d'un nucleo abitato, non siano anteriori all'anno 1110. Il nucleo abitato doveva presumibilmente ascendere alla fine del secolo 10 - inizi dell'11º quando - al tempo degli Ottoni prima e delle guerre Lotariane poi - il castello esistente fu potenziato ed ampliato dalla nobile famiglia dei Casati, in lotta contro l'ormai decadente primato locale dell'aristocrazia Franca. Ma è solo verso l'ultimo scorcio del XIII secolo - al termine delle intricate vicende che contrassegnarono le lotte tra gli Svevi, dal Barbarossa a Ottone IV, contro i Signori locali - che il nome di "Casate Novo" (insieme a quelli di Casate Vegio, Galgiana, Vallis Aperta, etc.) si afferma come precisa realtà comunale, seppure ancora unita alla pieve di Missaglia.

Da questo momento la Casate medievale, vera e propria Corte fortificata, sarà coinvolta in tutte le travagliate vicende che interessarono la Lombardia: dalle lotte tra guelfi e ghibellini, a quelle tra i Visconti - astro nascente dell'aristocrazia italica - e la Serenissima Repubblica di Venezia. Fu punto nevralgico dello scacchiere fortificato alto-lombardo, come già risultava dai lontani tempi di Ariberto, a conferma d'un'antica pergamena ora conservata nell'Archivio del conte del Duomo di Milano, corroborata da un atto testamentario del conte Beato di Casate ai nipoti Marzio e Filippo Casati, risalente all'anno 1270. Fu dunque Casate, per tutto il tempo medievale, una grande fortificazione, a cui si aggregarono, col passar degli anni, varie cascine (tra le quali originariamente quella di Rancate) ove presero dominio alcuni signorotti locali, specie dopo l'infeudazione del 1538. Ma già dal 1450 si potevano contare quelle di Casate Veteri (oltreché, ovviamente, Novo), Cassina de' Brangiis, con quelle unite di Rogorea e Columbarino, Valle Aperta, Rimoldo, Galzana, ecc. Il feudo passò - dopo le tragiche vicende legate al dominio visconteo - nelle mani di Gerolamo Brebbia, già tesoriere generale dello Stato di Milano ed è sempre a questo periodo che si debbono gli stanziamenti di nobili famiglie nei palazzi di Rimoldo (i Parravicini) di Galgiana (i d'Adda) di Giovenigo (i Toscani). La comunità locale continuò tuttavia a frazionarsi fino a raggiungere, verso la metà del Cinquecento, anche i nuclei di Cascina Bracchi (in parte già de' Bragiis) e di Campofiorenzo; anche a seguito del passaggio del castello dai Casati agli Sforza e finalmente ai conti Lurani nel 1587.

È quindi nel 1692 che Casate Vecchio si distaccò da Casate Nuovo e quest'ultima fu assegnata definitivamente al marchese don Giulio Casati, uomo ribaldo e violento e noto come "bandito" che, prima personalmente, poi attraverso i suoi discendenti la detenne - anche se in forme giuridiche diverse da quelle feudali - fino a tutto il Settecento.

Resta da dire infine dei due rilevanti monasteri di Santa Margherita e dei Santi Pietro e Paolo, un tempo esistenti tra Casate Vecchio e Nuovo. Entrambi appartenenti all'ordine delle monache Benedettine furono soppressi e distrutti durante il sacco sforzesco del 1451. Sempre del 1451 è l'unificazione - voluta con una bolla del 5 ottobre da Papa Niccolò V - della Chiesa di San Margherita, con quella di Santa Giustina e la nomina a parroco del sacerdote Giacomo del Torgio, che provvide alla riedificazione dei templi, facendoli abbellire con interessanti affreschi.

A partire poi dalla fine del Settecento e dagli inizi dell'Ottocento, si ebbe un considerevole sviluppo del nucleo comunale, specie con la erezione od il rifacimento di notevoli ville patrizie: quali la Casati-Facchi (già Greppi-Bressi), la Casati-Greppi di Bussero, la Casati-Marocco-Viganò, la Castelbarco-Vismara, la Garavaglia-Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Vismara, la Lurani-Cernuschi, nonché la cascina Bracchi-Casati.

Dal secolo XIX Casatenovo entra nella grande vicenda dello sviluppo industriale e commerciale, tipico dell'area briantea, affermandosi - grazie anche all'intraprendenza di dinamiche dinastie imprenditoriali - soprattutto nel settore dei prodotti agro-alimentari - e collocandosi a buon diritto tra i Comuni più ricchi dell'area lombarda.

Durante la seconda guerra mondiale, nella frazione di Valaperta si compì un eccidio di quattro partigiani da parte delle Brigate Nere, comandate da Giuseppe Gaidoni ed Emilio Formigoni (padre di Roberto Formigoni).

Sebbene le origini della Chiesa Parrocchiale di San Giorgio risalgano al XIII secolo, l'aspetto attuale deriva da un radicale rifacimento a cui fu sottoposta nel 1635. L'edificio, con pianta a croce, si caratterizza nel suo complesso per un gusto barocco, da cui si allontana lo stile neoclassico della facciata, realizzato all'inizio del XIX secolo, durante interventi di restauro affidati all'architetto Carlo Amati.

La Chiesina di Santa Margherita edificata sulle rovine di un antico monastero, presenta un impianto tipicamente medievale con la navata che si conclude in un'abside semicircolare. La riedificazione della struttura data al 1462, come indicato da un'iscrizione conservata nella chiesa. I pregevoli affreschi che la decorano risalgono al 1463 ma la loro attribuzione rimane a tutt'oggi incerta. I dipinti, restaurati nel 1986, appartengono alla produzione artistica lombarda di età tardo gotica. La parte centrale dell'abside si compone di una "mandorla" mistica che raffigura l'incoronazione della Vergine, attorniata da schiere di angeli; la parte inferiore rappresenta gli Apostoli che assistono adoranti alla scena. Lo zoccolo è affrescato da immagini monocrome che rappresentano i mesi dell'anno.

Le prime notizie certe relative all'esistenza della Chiesina di Santa Giustina datano al 1062, mentre il campanile risale al periodo romanico, sebbene sia stato rimaneggiato nel XVI secolo. In origine questa chiesa, voluta dalla nobile famiglia Casati, sorgeva forse all'interno delle mura del castello. Tuttavia, dell'impianto originario non si è conservato quasi nulla a seguito di un cattivo restauro realizzato nel 1643, il quale fu responsabile della cancellazione della maggior parte degli affreschi. Ulteriori interventi furono effettuati nel XIX secolo con il rifacimento della facciata frontale. All'interno è custodito un notevole ciclo di affreschi in buone condizioni che decora la parete di fondo e ritrae la Vergine in trono con il Bambino e un angelo, circondata dai Santi Bernardino e Francesco e dai Santi Sebastiano e Rocco. Non ben conservati sono invece gli affreschi nella cappella sinistra, risalenti al secondo decennio del Cinquecento e raffiguranti i Padri della Chiesa e l'Eterno.

II nome di questa residenza patrizia deriva da quello dei suoi primi proprietari, i Casati, che qui abitarono per tutto il XVIII secolo, e da quello della famiglia Facchi, che entrò in possesso della villa nel 1881, inaugurando importanti lavori di restauro. Dell'impianto originario, collocato ai margini del nucleo storico di Casatenovo, si sono conservate sia la pianta a "U" sia la facciata rivolta al paese, inalterata nella distribuzione regolare delle finestre e negli angoli a bugnato. Nel corso del tempo la villa si è ampliata grazie alla costruzione del corpo della portineria con scuderie annesse e del portico laterale a sud. Furono, inoltre, restaurati gli affreschi che abbelliscono le stanze della villa. Dal 1989, una parte dell'edificio ospita la Biblioteca Comunale.

Poco distante da Villa Facchi, la Villa Casati-Greppi fu costruita nel 1775 da un nuovo ramo marchionale della famiglia Casati, il cui ultimo erede, Francesco Casati, la elesse quale residenza invernale. Alla sua scomparsa, i suoi beni vennero ereditati dall'Ospedale Maggiore di Milano, che vendette poi la villa al conte Giuseppe Greppi in Bussero. La struttura, molto più imponente di Villa Facchi e omogenea nella fattura, si presenta in perfetto stile neoclassico. Alla villa si accede tramite un monumentale ingresso dorico a tre archi, preceduto da uno splendido viale alberato. Degna di nota la chiesetta consacrata ai Santi Carlo e Francesca, eretta a fianco dell'atrio. L'edificio, a pianta rettangolare, conserva affreschi dell'Alberta che decorano la volta, il busto di Giuseppe Greppi, una pala d'altare raffigurante la Vergine e i Santi Patroni, opera di Giuseppe Dotti e il monumento dedicato a Francesco Casati.

In località Galgiana, sorge la Villa D'Adda-Mariani, la cui edificazione sembra risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando il banchiere Rinaldo D'Adda di Olginate, capostipite dei marchesi di Pandino, acquistò alcuni immobili presso questa frazione. Nel 1963 l'edificio fu donato in parte all'istituto milanese dei sordomuti e in parte all'Amministrazione Comunale. Attualmente ospita la Civica Scuola di Musica e l'auditorium “Graziella Fumagalli”. II complesso si compone di due corpi di dimensioni diverse, posti uno di fronte all'altro ai lati del cortile d'onore. Essi furono entrambi rimaneggiati agli inizi del XVIII secolo per volontà del marchese Benedetto. Allo stesso periodo risalgono i giardini all'italiana presso la corte e prospicienti la villa. Una cancellata in barocchetto costituisce l'ingresso alla struttura.

La Villa Lattuada fu eretta nel 1858, su progetto di Antonio Tagliaferri e di casati per volere della famiglia Lattuada, la villa sorge in località San Giacomo. L'edificio, la cui architettura richiama quella delle cattedrali gotiche, presenta una forma quadrangolare, arricchita da due torri elevate sul versante occidentale. Di stile barocco, invece, il portico sul fronte della villa.

Molto probabilmente Villa Lurani-Cernuschi è stata costruita sul medesimo luogo dove sorgeva l'antico castello duecentesco, rimaneggiato dalla famiglia Casati. Nel 1587, gli allora proprietari del castello, gli Sforza, lo cedettero alla famiglia Lurani. Dell'antica struttura non rimane alcuna traccia, dal momento che nel corso dei secoli la villa è stata sottoposta a numerosi rifacimenti, il più importante dei quali realizzato sul finire del XVIII secolo. Attualmente le linee architettoniche della villa richiamano i canoni neoclassici, mentre la torre che spicca dal blocco principale, aggiunta alla fine dell'Ottocento, rivela un gusto neo-gotico. Un giardino paesaggistico circonda la villa su tre lati.

La Cascina Rancate, forse di proprietà dei De Casate, risale al 1380 e nel 1634 fu acquistato dai Simonetta, che resero pubblico l'oratorio dedicato a Sant'Antonio da Padova, affiancato alla torre. La pala che raffigurava la Vergine con il Patrono all'interno della chiesa è stata trafugata nei primi anni ottanta. II complesso della cascina, racchiuso in una corte rettangolare, presenta un nucleo padronale di fattura cinquecentesca, con tracce di merlatura e una torre edificata sul lato meridionale.

La frazione di Cassina de' Bracchi dista circa 3,5 km dal centro del paese ed è una delle più piccole di Casatenovo.

Cassina de' Bracchi è nota perché ospita sul suo territorio la chiesa di Sant'Anna, sorta negli anni cinquanta, e l'omonima statua, datata 1909. Nel mese di luglio, in occasione della festa del paese, gli abitanti erano soliti organizzare la settimana paesana, una sette giorni di festa in onore della patrona. L'ultima edizione risale al luglio 1984 Poi ripresa nel 2009 dai ragazzi locali. La frazione fa parte, con Galgiana, della Comunità Pastorale Maria Regina di tutti i Santi di Casatenovo.

Dal punto di vista dello sviluppo economico il paese è stato fortemente segnato dalla presenza del Salumificio Vismara, attualmente facente parte del Gruppo Ferrarini, la cui prospettiva di rilocalizzazione sul territorio ha come corollario una probabile forte influenza anche sui futuri sviluppi economici di Casatenovo. La ricollocazione della Vismara ha infatti tra i suoi obiettivi anche la creazione delle condizioni favorevoli all'insediamento di altri rami d'azienda e possibilmente di nuove attività ad alto valore aggiunto. La presenza in paese dell'azienda lattiero-casearia Galbusera, che già dispone di un insediamento produttivo in Casatenovo (nella frazione di Rimoldo) e ne ha programmato la realizzazione di un altro, e di Mangimi Brianza importante azienda produttrice di alimenti zootecnici, fa di Casatenovo e del Casatese un potenziale distretto dell'industria agro-alimentare. Ovviamente il sistema economico di Casatenovo consta anche di un insieme di altre attività produttive, di natura prevalentemente artigianale, e di attività di natura commerciale e agricola. Per quanto concerne le attività commerciali va evidenziata la presenza di 2 importanti centri commerciali e la presenza di tre attività di commercio al dettaglio di medie dimensioni. Altra caratteristica di Casatenovo è la presenza di bar, pub e ristoranti con ampi bacini d'utenza prevalentemente sovracomunali.




LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/05/una-vasta-zona-della-lombardia-la.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://www.mundimago.org/



Post più popolari

Elenco blog AMICI