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venerdì 12 febbraio 2016

IL CYBERBULLISMO

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Il termine cyberbullying è stato coniato dall'insegnante canadese Bill Belsey. I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment ("cybermolestia") che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. Tuttavia nell'uso corrente cyberbullying viene utilizzato indifferentemente per entrambi. Come il bullismo nella vita reale, il cyberbullismo può a volte costituire una violazione del Codice civile e del Codice penale e, per quanto riguarda l'ordinamento italiano, del Codice della Privacy (D.Lgs 196 del 2003).

Oggi il 34% del bullismo è online, in chat, quest'ultimo viene definito cyberbullismo. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico. In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19, anni è stato minacciato da un bullo via e-mail o sms. In Italia, secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 un quinto dei ragazzi ha trovato in Internet informazioni false sul proprio conto: “raramente” (12,9%), “qualche volta” (5,6%) o “spesso” (1,5%). Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti “raramente”, “qualche volta” o “spesso” dal 4,3% del campione; analoga percentuale (4,7%) si registra anche per le situazioni di esclusione intenzionale da gruppi on-line.

Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l'uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:

Anonimato del molestatore: in realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia pur sempre delle tracce. Per la vittima, però, è difficile risalire da sola al proprio molestatore; inoltre, a fronte dell'anonimato del cyberbullo, spiacevoli cose sul conto della vittima (spesse volte descritta in modo manifesto, altre in modo solo apparentemente non riconducibile alla sua identità) possono essere inoltrate a un ampio numero di persone.
Difficile reperibilità: se il cyberbullismo avviene via SMS, messaggistica istantanea o mail, o in un forum online privato, ad esempio, è più difficile reperirlo e rimediarvi.
Indebolimento delle remore etiche: le due caratteristiche precedenti, abbinate con la possibilità di essere "un'altra persona" online (a guisa di un gioco di ruolo), possono indebolire le remore etiche: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale.
Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo (WhatsApp, Facebook, Twitter, blogs, etc.)
Come nel bullismo tradizionale, però, il prevaricatore vuole prendere di mira chi è ritenuto "diverso", solitamente per aspetto estetico, timidezza, orientamento sessuale o politico, abbigliamento ritenuto non convenzionale e così via. Gli esiti di tali molestie sono, com'è possibile immaginarsi a fronte di tale stigma, l'erosione di qualsivoglia volontà di aggregazione ed il conseguente isolamento, implicando esso a sua volta danni psicologici non indifferenti, come la depressione o, nei casi peggiori, ideazioni e intenzioni suicidarie. Spesso i molestatori, soprattutto se giovani, non si rendono effettivamente conto di quanto ciò possa nuocere all'altrui persona.

Il cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all'oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. Pertanto può essere necessario molto tempo prima che un caso venga alla luce.

Il cyberbullismo è mobbing in Internet, infatti, per designarlo si usano anche i termini cybermobbing e internet mobbing. Viene messo in atto mediante l'uso dei media digitali e consiste nell'invio ripetuto di messaggi offensivi tramite sms, in chat o su facebook per molestare una persona per un lungo periodo.



Gli autori, i cosiddetti «bulli» o il cosiddetto «branco», sono spesso persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nel quartiere o in un'associazione. Offendono, minacciano o ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro, le diffamano, le mettono alla gogna e diffondono dicerie sul loro conto. Chi ne è vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione.

Il confine tra un comportamento che resta scherzoso e uno che è percepito come offensivo non è così netto. Il cyberbullismo inizia laddove un individuo si sente importunato, molestato e offeso. Raramente i giovani si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni nel momento in cui mettono in rete immagini offensive o le inviano agli amici; spesso lo fanno solo per scherzo. Tuttavia, può trattarsi anche di atti mirati a rovinare una persona.

Le vittime, gli autori e gli spettatori di atti di bullismo in rete hanno spesso remore a parlare. Di conseguenza per i familiari e gli insegnanti è difficile riconoscere il problema. Nonostante gli indizi del cyberbullismo non siano facilmente riconoscibili, vi sono alcuni segnali rivelatori. Non è sempre possibile distinguere chiaramente tra autori e vittime, perché molti giovani rimasti vittime del mobbing lo hanno praticato anche in prima persona.

Il cybermobbing è molto meno frequente del mobbing. Lo rivela uno studio compiuto nel 2012 da EU Kids online, un'iniziativa della Commissione europea: secondo questo studio, il 15 percento dei giovani svizzeri intervistati ha già subito atti di mobbing, il 5 percento ha subito atti di cybermobbing. Il dato allarmante è che i genitori non ne sanno niente. Il rischio di rimanere vittima del cybermobbing aumenta con l'età e le femmine ne sono interessate più frequentemente dei maschi; le reti sociali sono tra i luoghi in cui accade più spesso.

Nell'ambito dello studio JAMES 2014 circa 1200 giovani svizzeri sono stati intervistati sulle loro esperienze. Il 22 per cento ha rivelato di essere già stato vittima di un'aggressione in una chat o su facebook. Al 12 per cento dei giovani è già capitato che in Internet sono stati diffusi contenuti offensivi o notizie false su di loro, al 28 per cento che vi sono state pubblicate foto senza il loro consenso. Affinché si possa parlare di mobbing, occorre tuttavia che questi atti vengano ripetuti più volte.

Spesso i messaggi offensivi si diffondono molto rapidamente fra un bacino di utenti molto vasto. Di conseguenza, le vittime non si sentono più al sicuro da nessuna parte, poiché le vessazioni le raggiungono via Internet persino nelle proprie mura. È inoltre difficile cancellare le offese, che quindi, una volta pubblicate in rete, possono essere rilette e riguardate ripetutamente. Per la vittima è dura dimenticare e superare le violenze subite. Il cybermobbing contribuisce in questo modo a rafforzare la sofferenza della vittima.

Come il bullismo nella vita reale, il cyberbullismo può a volte costituire una violazione del Codice civile e/o del Codice penale.

Tipi di cyberbullismo:

Flaming : messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.

"Cyber-stalking" : molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose mirate a incutere paura.

Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.

Denigrazione : "sparlare" di qualcuno per danneggiare la sua reputazione, via e-mail, messaggistica instantanea, ecc.

Sostituzione di persona: farsi passare per un'altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.

Rivelazioni : pubblicare informazioni private e/o imbarazzanti su un'altra persona.

Inganno : ottenere la fiducia di qualcuno con l'inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.

Esclusione : escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.

Molti cyber-bulli agiscono in maniera aggressiva e violenta perché desiderano avere visibilità e fanno di tutto perchè il loro atto venga conosciuto e reso pubblico. La maggior parte dei bulli della Rete infatti, agisce da bullo proprio per attrarre su di sè le attenzioni dei mezzi di informazioni, per ricevere cioè dal mondo esterno tutte quelle attenzioni che non ricevono quotidianamente all'interno della loro famiglia o all'interno del loro gruppo di amici. Più il comportamento violento del bullo viene conosciuto, e più che il bullo ottiene ciò che desidera. Il cyber-bullo agisce non tanto per esercitare una violenza su qualcuno, bensì per attrarre su di sé tutte le attenzioni possibili: con la metodologia del file-sharing oggigiorno è sempre più facile che un video o una notizia venga a conoscenza di tutto il popolo della Rete. Lo sviluppo di siti per la condivisione di file, come quelli video, ha infatti dato un contributo notevole a rinforzare il fenomeno del cyber-bullying. Evitare che tali siti diffondino i video di bullismo sarebbe certamente un passo importante per contrastare il fenomeno.

Fra i vari tipi di cyberbullismo il più diffuso è il flaming. Il nome flaming esprime uno stato di aggressività durante l'interazione con altri utenti del web . La Rete dà infatti la possibilità di inserirsi in nuove situazioni ed ambienti, in cui ogni utente tende a ritagliare un proprio spazio. Con il passare del tempo, l'attaccamento dell'utente al proprio spazio diviene sempre maggiore; spesso si cerca di intensificare la propria presenza nell'ambiente, postando più messaggi (in un forum) o chattando per ore. Ne consegue che per alcuni individui il fatto stesso di trovarsi in quel luogo diventa un vero e proprio bisogno. Quando un altro utente o una situazione particolare mette in discussione lo status acquisito dall'utente, questo si sente minacciato personalmente. La reazione è aggressiva, e a seconda dei casi l'utente decide di abbandonare lo spazio definitivamente (qualora abbia uno spazio alternativo dove poter andare), oppure attua il flaming (qualora ritenga necessario rimanere nel "suo territorio" dove si è faticosamente creato uno status). Ancora più grave ed insidioso per il forum è quando il flame è uno o più degli stessi moderatori, specialmente anziani, che arrivano a ritenere quello spazio come di loro proprietà. La loro azione diviene dura, chiusa ed ostile; tendono a rendere difficoltoso l'esprimersi e l'inserirsi di figure preparate o semplicemente potenzialmente coinvolgenti gli utenti. Tendono ad esasperare conflittualmente i rapporti interni tra moderatore ed l'Admin al punto di mettere in discussione il Forum stesso inducendo o provocando fratture e lacerazioni. Quando non isolati o allontanati in tempo possono portare all'implosione del Forum.



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domenica 10 gennaio 2016

RIFLESSOLOGIA

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Per riflessologia si intende una pratica di medicina alternativa consistente nella stimolazione, tramite un particolare massaggio o tocco, di zone del corpo chiamate punti riflessi.

Per zona riflessa si intende un punto della superficie corporea su cui, secondo le teorie dei riflessologi, si proietterebbe un determinato organo collocato anatomicamente, lontano da tale punto. Agendo su questi punti si avrebbe la possibilità di condizionare positivamente l’organo corrispondente; per questo motivo la riflessologia rientra nel settore delle medicine complementari ed è considerata una tecnica olistica di guarigione. I fautori di questa pratica sostengono che si possano curare anche particolari stati d'animo (stress, ansia, ecc.) attraverso il massaggio. Le teorie riflessologiche non hanno riscontro nelle conoscenze dell'anatomia e della fisiologia moderna e non si hanno finora conferme sperimentali attendibili, condotte secondo il metodo scientifico.

Le aree più comunemente usate in questa terapia sono i piedi (riflessologia plantare) e le mani (riflessologia palmare). Esistono varie teorie riflessologiche secondo cui su tutto il corpo si troverebbero zone riflesse come ad esempio le orecchie (auricoloterapia) e gli occhi (iridologia); ma anche sul volto, sulla testa, sulla schiena, sulle gambe, sull’addome e sulla lingua; anche i denti possono essere usati per fare diagnosi. Alcune di queste mappe sono completamente diverse e incompatibili tra di loro.

Chi esercita la riflessologia prende il nome di riflessologo.

Il dottor Harry Bond Bressier fu il primo a compiere ricerche storiche sulla riflessologia, risalendo a sporadiche notizie in ogni tempo ed in ogni luogo. È quindi sbagliato pensare che la riflessologia sia una tecnica proveniente esclusivamente dall’oriente, essendo sempre esistita in tutto il mondo.

All’Oriente si fa risalire la conoscenza del massaggio palmare e plantare a circa 5.000 anni fa. In India circa 4.000 anni fa furono scritti i primi “Veda” e in questi libri si può leggere che i medici, per arrivare a una diagnosi, osservavano accuratamente la mano degli ammalati.
Anche in Italia, precisamente in Valcamonica, è stato ritrovato un graffito con un feto rappresentato nel piede, risalente a 4.000 anni prima di Cristo.

A Sakkara, in Egitto, nella tomba di Akhmahor, è stata trovata una pittura murale raffigurante un medico che stimola le mani ed i piedi di un paziente. La traduzione dei geroglifici circostanti dice “non farmi male” e la risposta è “agirò in modo da meritare la tua lode”.

Pare che anche i Maya e gli Inca usassero questa tecnica. In America la riflessologia è conosciuta e praticata da sempre dai Nativi americani come ad esempio dai Cherokee. Il “Clan dell’Orso” che vive alle pendici dei monti Allegheny usa la riflessologia in una cerimonia sacra cui partecipano tutti, sia sani che ammalati. Anche il 20º presidente degli Stati Uniti James Abram Garfield (1831 – 1881) riscontrò notevoli miglioramenti, fino alla definitiva scomparsa dei dolori, facendosi trattare con delle stimolazioni pressorie ai piedi.
Nel 1500, lo scultore Benvenuto Cellini fu trattato con robuste pressioni sulle mani e sui piedi per guarire “diffusi dolori nel corpo”.
In Europa, intorno al 1582, i medici Adamus e A’tatis, discussero di metodi simili alla riflessologia. In Germania il Dottor Alfons Cornelius guarì da dolori diffusi, contratti a seguito di una forma infettiva piuttosto grave.

In Russia il filosofo e medico Ivan Petrovich Pavlov, nel 1883, conduce una ricerca sui riflessi condizionati, concludendo che “tutti gli stimoli sono condizionanti e possono provocare una risposta condizionata grazie al fatto che il sistema nervoso collega, tra loro, tutte le regioni e le funzioni dell’organismo”.
Nello stesso anno Voltolini, e Mackenzie nel 1884, pubblicarono le loro scoperte sulle modificazioni che avvengono nella mucosa nasale in presenza di processi in atto nell’apparato genitale. Alla fine dello stesso secolo l’otorinolaringoiatra W. Fliess dimostrò che anestetizzando con cocaina particolari punti del naso, si ottenevano miglioramenti di determinati disturbi genitourinari.

Nei primi anni del Novecento, il dott. William M. Fitzgerald, otorinolaringoiatra del Connecticut, scoprì che premendo su alcune zone del corpo poteva evitare di somministrare cocaina (allora usata come anestetico) per alleviare molte sofferenze dei suoi pazienti. Egli divise il corpo umano in 10 zone longitudinali che corrono lungo il corpo, dalla cima della testa alla punta degli alluci. Il numero dieci corrisponde al numero delle dita delle mani e dei piedi, ed ogni dito delle mani e dei piedi rientra in una zona. La teoria sostiene che le parti del corpo presenti all’interno di una determinata zona saranno collegate l’una all’altra per mezzo dell’energia che scorre dentro la zona stessa e possono perciò essere stimolate reciprocamente.

Allievi del dott. Fitzgerald furono il dott. J. Rilay e la sua assistente E. Ingham, quest’ultima approfondì il lavoro di Fitzgerald, dando il maggior contributo alla riflessologia plantare moderna, separando il lavoro delle zone riflesse in genere, da quello del piede, ed iniziando a costruire una mappa delle zone riflesse sul piede corrispondenti ai vari organi. Negli anni ’60 alcune allieve della Ingham, come Hanne Marquardt in Germania e la Doreen Bayly in Gran Bretagna, riportano la riflessologia in Europa.

In Italia, la riflessologia viene introdotta da Elipio Zamboni, fisioterapista bergamasco diplomato in riflessologia nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt e morto in un incidente stradale nel 1992.

Zamboni negli anni successivi organizza corsi di riflessologia plantare, approfondisce il lavoro della Ingham sulla mappatura del piede e fonda, l'AIRP (Associazione Italiana reflessologia plantare) trasformata poi nel 1987, in FIRP (Federazione Italiana Reflessologia del Piede).

Successivamente molti ricercatori di tutto il mondo hanno portato notevoli contributi, scoprendo nuovi punti o addirittura nuove reti di riflesso, rendendo questa tecnica sempre più semplice ed efficace.



Per molti versi la riflessologia è più articolata rispetto a un classico massaggio o trattamento massoterapico: permette infatti di indagare e trattare la persona nel suo insieme ricercando squilibri e situazioni non fisiologiche causa di malattia e disagio.

Una delle parti più importanti è senza dubbio l’indagine energetica: grazie ai principi della riflessologia e a un’accurata osservazione di precise parti del corpo è possibile ottenere un quadro fisiologico ed energetico molto preciso della persona.

In questo modo è possibile studiare un massaggio ad hoc disegnato sulle necessità del momento della persona.

Entriamo così nella seconda parte del trattamento: la stimolazione vera e propria di precisi punti riflessi permette di ottenere le reazioni volute e necessarie alla persona trattata per raggiungere il proprio equilibrio e benessere.

La riflessologia sfrutta prima di tutto questo principio: il trattamento di punti particolari permette di stimolare il corpo a particolari reazioni capaci di ricreare e ripristinare il corretto funzionamento generale del corpo.

La riflessologia in questo modo lavora su diversi livelli: a livello psico-fisico (anche emotivo), a livello strutturale, a livello funzionale e a livello energetico.

L’obiettivo principe di qualsiasi trattamento di riflessologia e senza dubbio l’equilibrio.

Equilibrio sia a livello energetico che fisiologico, strutturale ed emozionale.

Essendoci alla base il principio olistico e del collegamento riflesso, la sfera mentale è infatti strettamente legata al tuo organismo fisico: lavorando sull’uno agisci anche sull’altro e viceversa.

Quando siamo in equilibrio i processi e le reazioni nel nostro corpo avvengono in modo spontaneo, naturale e corretto.

La rigenerazione cellulare ad esempio migliora (sia a livello estetico che funzionale) e anche le cellule nervose che da sempre si considerano come non rigenerabili (anche se ricerche molto recenti dimostrano una rigenerazione costante in età adulta per esempio nella zona dell’ippocampo) si deteriorano più lentamente, o meglio, si mantengono sane più a lungo.

Ristabilire ordine e funzionalità nel corpo e nell’organismo della persona trattata significa anche ridonare vitalità alla sfera emotiva, ma anche al nostro sistema immunitario.

Il nostro corpo ha un sistema immunitario fantastico, capace di far fronte a tutte le situazioni che gli si parano davanti, ma che in caso di stress eccessivo perde colpi, portando ai più disparati problemi.

La riflessologia è in grado di riportare il  sistema immunitario a livelli di efficienza ottimali.

Un riflessologo si pone come unico scopo il benessere altrui: prendersi cura del corpo di chiunque si avvicini a questa metodica riequilibrandolo e donandogli salute è lo scopo ultimo di chi sceglie di praticare la riflessologia.

Grazie alla riflessologia tutti possono ritrovare il proprio benessere in modo naturale, piacevole, olistico e senza l’ausilio di altro se non delle proprie mani.

La riflessologia viene utilizzata per migliorare la tua salute sia in caso di assenza di patologia conclamata, sia in presenza di malattia.

Se nel primo caso i risultati si vedono in una maggiore vitalità, un maggior grado di rilassamento con un drastico calo della tensione generale e dello stress, nel secondo abbiamo:

una guarigione più rapida e migliore
un sistema immunitario più forte con minor incidenza di malattie e disturbi
un miglioramento nel funzionamento di tutti gli apparati e organi trattati di riflesso
minor grado di stress
una aumentata lucidità mentale e un notevole giovamento al pensiero.

Una particolarità che rende i trattamenti di riflessologia ancora più completi è la possibilità di agire anche a livello dei meridiani energetici.

Questo punto non è da sottovalutare perché con la dovuta teoria alla base è possibile lavorare seguendo i principi della medicina energetica e di quella Tradizionale Cinese (Ying-Yang).

Inoltre è possibile agire in modo molto efficace anche sui centri energetici o chakra.

Questo fattore rende il tutto molto interessante per molte persone: grazie alla sua duttilità la riflessologia riesce a dare il suo massimo proprio nel stimolare il corretto fluire dell’energia nel proprio corpo (seguendo per esempio la teoria dei 5 elementi).
Questo rende la riflessologia uno dei più completi trattamenti olistici, in grado di agire su un problema da più fronti, aumentando in questo modo le probabilità di trovarne una soluzione in modo rapido ed efficace.

La riflessologia gode di una certa duttilità, è cioè impiegabile verosimilmente in qualsiasi occasione, sia nella malattia come nel benessere.

Esistono ovviamente campi in cui si hanno risultati più rapidi come gastriti, labirintiti, mal di testa cronici, ecc; anche a livello ortopedico abbiamo un ottimo riscontro con i mal di schiena come la lombalgia e la sciatica, ma anche in caso di pubalgia e cervicale.

Si ottengo splendidi risultati anche per l’insonnia, per il tabagismo (smettere di fumare), lo stress, l’ansia e anche problemi estetici come la cellulite.

Ovviamente, come si riscontra nella medicina allopatica, esistono casi più gravi che non sono da prendere alla leggera e nei quali la riflessologia può si fungere da supporto.

In ogni caso la riflessologia risulta veramente ottima come medicina complementare a eventuali altre cure mediche, oppure come un rimedio alternativo non invasivo e olistico per problemi cronici che magari vi state portando dietro da anni.

La riflessologia svolge un ruolo importante anche quando parliamo di benessere: se siete tra quelle persone che sono senza dolori, ma convivono con un senso di mancanza di benessere e che vogliono trovare la strada per sentirsi finalmente bene e poter godere di ogni minuto della giornata come vogliono (e si dovrebbe), allora la riflessologia può essere l’aiuto che stavate cercando.

La riflessologia viene utilizzata da moltissimo tempo, in tutto il mondo e nei più disparati campi.

Proprio queste sue caratteristiche hanno permesso la formazione di molte e diverse scuole di pensiero: ognuna di queste tratta punti del nostro corpo diversi, come mani o piedi o orecchie, ma sempre con i principi comuni della riflessologia.

Trattare parti e punti diversi del corpo per ottenere le reazioni fisiologiche ed energetiche desiderate, il principio base è sempre quello.

Ecco che così nascono molte tipologie di riflessologi, tutte molto valide.

La riflessologia plantare è forse quella più famosa, più conosciuta e più applicata.

Il massaggio viene effettuato su tutto il piede fino alla zona malleolare, anche se principalmente viene trattala la pianta del piede: è qui infatti dove si concentrano la maggior parte degli organi.

La riflessologia plantare è probabilmente la tecnica più antica e a oggi si contano centinaia di scuole diverse che insegnano a migliaia di studenti come applicarla tutti i giorni sugli altri.

La riflessologia palmare o della mano, come è facile intuire lavora sulle mani del cliente: un massaggio molto rilassante che ottiene i suoi risultati migliori quando affiancata da quella plantare.

Risulta un ottimo aiuto come autocura: conoscere i punti esatti da trattare sulla propria mano può salvarvi in caso di mal di stomaco durante una cena, di mal di schiena quando siete al cinema e in molti altri casi.

Il viso è una parte molto importante nell’indagine energetica: si possono capire tantissime cose di una persona e dello stato in cui si trova il suo organismo semplicemente osservandone il volto.

Oltre a questa sua peculiarità molto importante, le mappe facciali vengono utilizzate per un trattamento simile alle altre riflessologie.
Nella riflessologia auricolare il massaggio viene effettuato alle orecchie, nelle quali secondo questa tecnica è racchiuso tutto il corpo in posizione fetale con la testa nel lobo.

Ciò che rende differente e per certi versi più complicata la riflessologia auricolare è che i punti da trattare risultano molto piccoli e per individuarli e trattarli correttamente è necessaria una certa esperienza.

Anche la zona del cranio può essere trattata con i principi della riflessologia, anche se le zone riflesse sono in numero minore, ma non per questo meno importanti: in genere per riuscire a ottenere un trattamento completo viene associata per esempio a quella auricolare o facciale.

Non esiste alcuna sperimentazione che dimostri in modo attendibile la validità delle varie mappe riflessologiche: i miglioramenti riscontrati da alcune persone sono attribuiti dalla medicina scientifica all'aumentata circolazione sanguigna dovuta alle stimolazioni o all'effetto placebo, mentre per gli operatori riflessologi le teorie più accreditate sul funzionamento di questa tecnica sono:

Teoria della stimolazione nervosa: è una teoria fra le più menzionate, che si basa su una relazione a catena fra le terminazioni nervose delle zone riflesse e l’organo in cui si localizza il disturbo. Queste terminazioni nervose, a seconda della pressione esercitata, porterebbero l’informazione al cervello che elaborandola, la trasferirebbe all’organo interessato (questa teoria si ricollega agli esperimenti di Pavlov e Voltolini).
Teoria dell’energia: nel nostro corpo circolerebbe “l’energia vitale” organizzata in canali profondi chiamati “meridiani energetici”, che nel loro tragitto si portano, ogni tanto, in superficie formando delle stazioni, o bottoni. Per un funzionamento ottimale l’energia deve scorrere senza impedimenti e l’organismo godrà di buona salute, ma se si formano dei blocchi di questa energia si genera una disarmonia (cioè mancanza in un determinato organo ed accumulo in un altro), questo squilibrio porta a malessere o malattia. Premendo i “bottoni” in superficie, si ripristinerebbe la normale circolazione energetica e si riporterebbe il corpo in equilibrio e quindi al benessere della persona.
L'esistenza dei “meridiani energetici” non è mai stata dimostrata sperimentalmente, sebbene sia stato riscontrato che con il massaggio riflessologico viene stimolata la produzione di endorfine.

Secondo i riflessologi, se un organo è in fase di squilibrio energetico, la sua zona riflessa sarà dolente; in base a queste alterazioni si può capire quali sono i punti specifici da trattare, infatti, la prima volta che una persona si rivolge a un riflessologo questi eseguirà una ricerca di tutti i punti dolenti per decidere quali zone trattare in seguito.

Il trattamento consiste in un massaggio particolare sulle varie zone dolenti, che man mano diventeranno sempre meno sensibili; questa normalizzazione delle zone alterate, normalmente coinciderà con un miglioramento dello stato di benessere generale.

In una tipica seduta, il paziente viene fatto distendere su un lettino, durante una seduta di questi massaggi, che dura circa un'ora e mezza. Il trattamento è a volte accompagnato da una musica strumentale di sottofondo, per permettere il completo rilassamento del paziente.

Il massaggio può essere praticato utilizzando anche particolari oggetti: a causa di ciò, nel corso della seduta il paziente potrebbe avvertire prurito o sensazioni di calore in alcune parti del corpo: sul volto o in qualche area della testa, oppure sulle braccia o sulle gambe.

La riflessologia stimolerebbe l’autoguarigione, rinforzerebbe il sistema immunitario, allevierebbe il dolore ed aumenterebbe la resistenza ad esso, rinforzerebbe l’apparato scheletrico e muscolare, stimolerebbe la respirazione, gli apparati emuntori (deputati all'eliminazione delle tossine e dei prodotti di scarto) e le circolazioni sanguigne, linfatica ed energetica.
La medicina scientifica non riconosce le tecniche riflessologiche e si riserva un eventuale riconoscimento solo se verranno portate prove convincenti e verrà dimostrata l'esistenza di un legame tra i punti stimolati e gli organi interni. Nonostante questo però, la riflessologia sta diffondendosi sempre più in tutto il mondo, e solo in Cina esistono più di cinque milioni di operatori riflessologi.




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giovedì 26 marzo 2015

EPIDEMIA ACUTA : MAL D' ASINO

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Il simbolismo dell’asino ha radici lontane ed è diffuso in diverse culture con significati a volte positivi e altre negativi. In Grecia era considerato simbolicamente l’animale contrapposto ad Apollo, il Dio protettore di ogni armonia della natura e dello spirito, e quindi l’asino era visto come l’antitesi dell’armonia. L’asino ha ancora grande importanza presso molti popoli, ed è stato oggetto di culto presso popoli orientali e africani.

L’asino da sempre è stato definito come un animale testardo e stupido quando invece incarna caratteristiche opposte. Gli asini sono infatti animali molto obbedienti, con una grande capacità di apprendimento. Molto fedeli al proprio padrone, del quale tendono ad assimilare comportamenti e carattere, gli asini riflettono la capacità del proprietario di essere amabile nei loro confronti. Conseguentemente a un’educazione non corretta, può sicuramente diventare un animale piuttosto testardo, e questo gli ha guadagnato un’ingiusta fama di scarsa intelligenza. Gli asini sono quindi divenuti famigerati per la loro ostinazione e testardaggine, anche se questa cattiva fama si deve ad una cattiva interpretazione del comportamento dettato dal suo istinto di conservazione: quando si vuole forzare un asino a fare qualcosa che sia o gli sembri contrario ai propri interessi sicuramente lo troveremo estremamente recalcitrante. Oltre che simbolo di testardaggine, l”asino è considerato anche simbolo di ottusità e ignoranza: infatti compare in tante allegorie e/o simbologie quali quelle nella favola Pinocchio di Collodi come anche nell’uso comune il copricapo con orecchie d’asino e l’appellativo di asino o somaro (o somarello) spettano allo studente pigro e svogliato o comunque poco intelligente.

Albert Einstein ed Henri Poincaré, i due massimi fisici teorici del periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, che trovarono entrambi molte difficoltà a scuola. Naturalmente, un genio che non vada a scuola rischia di diventare un fenomeno da baraccone, con una cultura squilibrata e incompleta. Per questo la scuola dovrebbe cercare di "dare a ciascuno secondo i propri bisogni intellettuali, e pretendere da ciascuno secondo le proprie possibilità mentali".

Se entriamo in una qualsiasi classe  e osserviamo attentamente il gruppo notiamo subito chiare differenze individuali: ci sono studenti che, dopo pochi minuti hanno già esaurito i proprio tempo di attenzione, altri che molto incuriositi dall’argomento sollecitano il docente a procedere, altri ancora sembrano avere la testa tra le nuvole e lo sguardo perso chissà in quale angolo dei propri pensieri. C’è poi chi gingilla con gli oggetti posti sul banco, quasi ad inventarsi un mondo fantastico in alternativa a quello troppo faticoso della scuola e chi maneggia gli strumenti del mestiere (penne, quaderni, ecc.) quasi fossero oggetti a lui sconosciuti, come se ogni volta che vi entra in contatto, fosse la prima volta.

“Non stavo bene”, ti dice lo studente assenteista con l’occhio finto-spento a cercare di supportare il concetto che ha appena espresso.
Stava talmente male che si sta già ingozzando di pizza e coca-cola, eppure non sono ancora le nove del mattino.
“Eh, prof, non posso mica parlare con lei di queste cose da donne”, allude la fanciulla che ha il ciclo tre o quattro volte al mese, così regolare che spacca il secondo. E giustifica l’uscita anticipata per forti dolori, proprio come quel suo compagno che, in odore di interrogazione, ha preferito stare male dalle 9 alle 10, guarire alle 11,30 e poi riammalarsi verso le 13, in tempo per schivare l’ultima ora, quella fatale.
Il virus del mal d'asino gira come un pazzo per le scuole, colpisce quelli predisposti, dal sistema immunitario indebolito da pomeriggi a giocare col pc o a trastullarsi in altri modi che è meglio solo evocare. O anche solo acciaccati dall’inattività forzata, o ancora dagli sforzi per sfuggire ai redde rationem della vita, perfino intaccati nel profondo dall’ansia di non farcela a schivare gli assalti degli adulti vogliosi di prestazioni secondo le loro aspettative esagerate, genitori o insegnanti che siano.
Di qui il mal d' asino, che si manifesta in varie forme e con sintomi non sempre identici.
I medici fanno fatica a riconoscerla, infatti prescrivono ai fanciullini discrete quantità di analisi e  visite specialistiche, tutte da richiedere rigorosamente a colleghi che lavorano solo al mattino, durante le ore di scuola.
Così, mentre gli studenti al mattino contendono ai pensionati i posti migliori nelle code per le analisi e le visite specialistiche, il resto del modo si ingegna a consultare professionisti che ricevono in orari poco apprezzati dall’utenza, tardo pomeriggio e prima serata.
A uso dei medici che stentassero a riconoscere le varie forme del mal d'asino, proviamo a indicarne le principali:
ASINITE ACUTA: si manifesta con attacchi improvvisi e violenti, di solito al momento di alzarsi dal letto. Alle volte compare anche prima di un compito in classe o di una interrogazione.
ASINITE MEDIA: il paziente non lamenta dolori particolari, è preda di una generica indisposizione che assume forme cangianti, dal generico “mal di pancia” al più impegnativo “conato di vomito interruptus”. Alterna momenti di grande disagio – che risolve chiedendo compulsivamente di andare in bagno per ritornarvi con un panino nascosto nelle vesti e una lattina nella tasca posteriore dei pantaloni – a fasi di stanca. In questo caso appoggia il capino sul banco e si rilassa; sembra solo che dorma, in realtà è vigile e segue le lezioni come  e di più di quando sta bene. E’ disposto a farsi uccidere mentre spiega all’insegnante che le cose stanno proprio così.
ASINITE ALLUCINATORIA: ai sintomi dell'asinite media si aggiungono deliri allucinatori duranti i quali lo studente affaticato si sente vittima della società e si comporta di conseguenza, lanciando sguardi torvi alla volta di chiunque osi interloquire con lui o, semplicemente, ricordare dove si trova e a fare cosa. Un altro tipo di delirio che è frequente incontrare è quello di onnipotenza: il malatino si crede Dio e parla dei suoi diritti come se fossero comandamenti. Dei doveri neanche l’ombra di una ricordo.
ASINITE MAIOR: con l’appoggio pieno delle famiglie che, spalleggiando lo studente e assistendolo nella malattia con generose giustificazioni, ne amplificano gli effetti perversi sull’organismo. Così rendono cronici sintomi e manifestazioni che potrebbero risolversi con terapie convenzionali quali sequestro del telefonino, divieto di uscire la notte, pasti regolari consumati in luoghi deputati e seguendo le convenzioni sociali più desuete.
ASINITE BIUNIVOCA, la peggiore: si manifesta solo in locali scolastici e in presenza di insegnanti anch’essi afflitti dalla stessa malattia. La fase acuta si raggiunge verso metà mattinata quando il docente comincia a delirare e a scambiare i suoi desideri per veri ricordi di quand’era giovane. Mirabilmente corrisposto dallo studente che pensa a “capitano, mio capitano” e desidera che l’attimo sia davvero ancora più fuggente.

Leggendo vien voglia di leggere. Leggendo  il cervello si mette in moto e  vien voglia di imparare. Insomma la voglia di studiare  viene... studiando. Sembra assurdo ma è proprio così. È lo stesso con il cibo. Quindi: perché non apri questo cavolo di libro ADESSO!

La voglia di studiare è una rarissima malattia venerea diffusa in ambito scolastico che, fortunatamente, è pressochè scomparsa. I sintomi sono un'improvvisa e immotivata voglia di impegnarsi e lavorare sodo per imparare più cose possibili e diventare un secchione. Le cure sono amici, pizza, videogiochi.

La voglia di studiare non si manifesta quasi mai nei soggetti giovani. Chi contrae la voglia di studiare non può attaccarla ad altri soggetti, ma se chi ne è esente sta in un gruppo con altre persone e le aiuterà ad evitare che possa mai venirgli.
Le uniche due occasioni in cui la voglia di studiare potrebbe manifestarsi sono:
L'inizio dell'anno scolastico
Esami
L'inizio dell'anno scolastico è un momento in cui molti, per l'entusiasmo di rivedere i compagni di tante avventure, si dimenticano che è pur sempre la scuola.
Ma oltre all'inizio dell'anno scolastico, un'altra occasione di possibile ritorno della voglia di studiare sono gli esami. Stavolta non si tratta di una deformazione della nostra mente, ma di una pesante costrizione da parte degli insegnanti che dicono che si deve studiare di più per gli esami. Per cui, che lo si voglia o meno, si deve far venire la voglia di studiare.
Questa voglia di studiare, detta anche "Falsa Voglia di Studiare" termina immediatamente dopo l'esame.
In caso di eccesso di voglia di studiare, i sintomi potrebbero essere: aumento della voglia di leggere, palpitazioni alla parola "interrogazione", accelerazione del battito cardiaco quando la professoressa vi scruta, irresistibile formicolio alla mano che vuole essere alzata, lubrificamento della lingua per attivazione della fase leccaculo, offuscamento nel cervello di qualsiasi cosa non coinvolga i numeri primi, postura incredibilmente corretta sulla sedia, aumento irrefrenabile dell'attenzione verso le parole del preside, impulso di comprare un vocabolario di greco antico, arrossamento delle pupille per l'eccessiva lettura, svenimento per l'eccitazione quando siete chiamati alla cattedra.
In caso di voglia di studiare sotto lo zero, i sintomi potrebbero essere: aumento della voglia di bere una coca cola, irresistibile formicolio della mano per scarabocchiare il banco, aumento dei peti, postura regressa improvvisamente di centinaia di anni di evoluzione,  amnesia di quanto faccia uno più uno meno uno, svenimento per la noia quando vi chiedono di ripetere i re di Roma.





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domenica 7 settembre 2014

Ansia da Rientro

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Ansia da rientro: come affrontare e gestire il ritorno dalle vacanze

La tanto attesa pausa estiva è arrivata ma...è già finita! Si torna in città, ci aspetta il lavoro, le corse, il traffico, il telefono che squilla,ansia da rientro gli appuntamenti: in poche parole la vita di tutti i giorni. Il rientro dalle vacanze viene spesso vissuto con ansia, con preoccupazione e con la sensazione di non riuscire a fronteggiare tutti gli impegni che durate l'anno affrontiamo invece con una certa disinvoltura e con buono spirito organizzativo. In poche parole capita frequentemente di essere colpiti dalla cosiddetta "sindrome da rientro al lavoro": come affrontarla?

I sintomi
Lo scontento e la tristezza per le vacanze finite possono riflettersi sul piano somatico determinando la comparsa di astenia, calo dell’attenzione, mal di testa, scarsa energia, diffuso senso di malessere ma anche disturbi digestivi, dolori muscolari, insonnia e sbalzi d’umore.
Dopo un periodo di svago e di riposo l’impatto con la routine ed i doveri fa entrare in crisi il corpo ed il sistema nervoso, talvolta fin dagli ultimi giorni di vacanza.

Cosa si può fare?
Tutte le sensazioni spiacevoli che possono accompagnarci al rientro dalle vacanze sono naturalmente destinate a scomparire in breve tempo: durante i primi giorni che seguono il rientro dalle ferie il nostro organismo deve “riabituarsi” nuovamente ai ritmi ed alle responsabilità della vita quotidiana. E’ possibile però adottare qualche accorgimento che ci può aiutare ad affrontare con maggiore tranquillità il periodo post-vacanze.
E’ una buona regola cominciare ad abituarsi al rientro per tempo e prepararsi in modo progressivo al cambiamento, quindi sul finire delle vacanze ed in prossimità del ritorno a casa sarebbe opportuno cominciare a recuperare le consuete abitudini evitando ad esempio di fare “mangiate pantagrueliche” o di andare a dormire all’alba.
Una volta rientrati è poi fondamentale riprendere tutte le consuete attività con gradualità: porsi piccoli obiettivi, non farsi prendere la mano dalla mole di lavoro, concedersi le necessarie ore di riposo notturno e solamente in un secondo tempo quando ormai si è conclusa la fase di “acclimatamento” dedicare attenzione ed energie a progetti più impegnativi.
E’ importante curare l’alimentazione che deve essere il più possibile corretta e bilanciata mentre è fortemente sconsigliato combattere il basso tono di umore con l’assunzione di alcolici o con il fumo.
Molti di noi rimpiangono l’aria aperta che caratterizza i giorni di vacanza, il sole, le nuotate, le passeggiate, l’attività fisica e quella sensazione di benessere così piacevole che permeava il nostro corpo: è indispensabile non “seppellirsi” in casa o in ufficio per i prossimi mesi ma ritagliarsi degli spazi per fare un po’ di sport magari concedendosi una semplice ma benefica passeggiata durante la pausa pranzo!
Se durante le ferie estive abbiamo coltivato dei piacevoli hobby non abbandoniamoli del tutto ma proviamo a praticarli durante il tempo libero dal lavoro: dedicarsi quando è possibile ad un’attività rilassante e gratificante ci aiuterà a conservare un po’ della magica atmosfera propria delle vacanze.

Consigli
Al rientro dalle ferie estive è importante non alimentare i sintomi ansiosi con pensieri negativi ma è invece raccomandabile concentrarsi su pensieri positivi, porsi degli obiettivi precisi allo scopo di ottimizzare il proprio tempo e le proprie energie e sfruttare in questo modo le opportunità che nei mesi a venire sicuramente ci aspettano.

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