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domenica 10 gennaio 2016

RIFLESSOLOGIA

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Per riflessologia si intende una pratica di medicina alternativa consistente nella stimolazione, tramite un particolare massaggio o tocco, di zone del corpo chiamate punti riflessi.

Per zona riflessa si intende un punto della superficie corporea su cui, secondo le teorie dei riflessologi, si proietterebbe un determinato organo collocato anatomicamente, lontano da tale punto. Agendo su questi punti si avrebbe la possibilità di condizionare positivamente l’organo corrispondente; per questo motivo la riflessologia rientra nel settore delle medicine complementari ed è considerata una tecnica olistica di guarigione. I fautori di questa pratica sostengono che si possano curare anche particolari stati d'animo (stress, ansia, ecc.) attraverso il massaggio. Le teorie riflessologiche non hanno riscontro nelle conoscenze dell'anatomia e della fisiologia moderna e non si hanno finora conferme sperimentali attendibili, condotte secondo il metodo scientifico.

Le aree più comunemente usate in questa terapia sono i piedi (riflessologia plantare) e le mani (riflessologia palmare). Esistono varie teorie riflessologiche secondo cui su tutto il corpo si troverebbero zone riflesse come ad esempio le orecchie (auricoloterapia) e gli occhi (iridologia); ma anche sul volto, sulla testa, sulla schiena, sulle gambe, sull’addome e sulla lingua; anche i denti possono essere usati per fare diagnosi. Alcune di queste mappe sono completamente diverse e incompatibili tra di loro.

Chi esercita la riflessologia prende il nome di riflessologo.

Il dottor Harry Bond Bressier fu il primo a compiere ricerche storiche sulla riflessologia, risalendo a sporadiche notizie in ogni tempo ed in ogni luogo. È quindi sbagliato pensare che la riflessologia sia una tecnica proveniente esclusivamente dall’oriente, essendo sempre esistita in tutto il mondo.

All’Oriente si fa risalire la conoscenza del massaggio palmare e plantare a circa 5.000 anni fa. In India circa 4.000 anni fa furono scritti i primi “Veda” e in questi libri si può leggere che i medici, per arrivare a una diagnosi, osservavano accuratamente la mano degli ammalati.
Anche in Italia, precisamente in Valcamonica, è stato ritrovato un graffito con un feto rappresentato nel piede, risalente a 4.000 anni prima di Cristo.

A Sakkara, in Egitto, nella tomba di Akhmahor, è stata trovata una pittura murale raffigurante un medico che stimola le mani ed i piedi di un paziente. La traduzione dei geroglifici circostanti dice “non farmi male” e la risposta è “agirò in modo da meritare la tua lode”.

Pare che anche i Maya e gli Inca usassero questa tecnica. In America la riflessologia è conosciuta e praticata da sempre dai Nativi americani come ad esempio dai Cherokee. Il “Clan dell’Orso” che vive alle pendici dei monti Allegheny usa la riflessologia in una cerimonia sacra cui partecipano tutti, sia sani che ammalati. Anche il 20º presidente degli Stati Uniti James Abram Garfield (1831 – 1881) riscontrò notevoli miglioramenti, fino alla definitiva scomparsa dei dolori, facendosi trattare con delle stimolazioni pressorie ai piedi.
Nel 1500, lo scultore Benvenuto Cellini fu trattato con robuste pressioni sulle mani e sui piedi per guarire “diffusi dolori nel corpo”.
In Europa, intorno al 1582, i medici Adamus e A’tatis, discussero di metodi simili alla riflessologia. In Germania il Dottor Alfons Cornelius guarì da dolori diffusi, contratti a seguito di una forma infettiva piuttosto grave.

In Russia il filosofo e medico Ivan Petrovich Pavlov, nel 1883, conduce una ricerca sui riflessi condizionati, concludendo che “tutti gli stimoli sono condizionanti e possono provocare una risposta condizionata grazie al fatto che il sistema nervoso collega, tra loro, tutte le regioni e le funzioni dell’organismo”.
Nello stesso anno Voltolini, e Mackenzie nel 1884, pubblicarono le loro scoperte sulle modificazioni che avvengono nella mucosa nasale in presenza di processi in atto nell’apparato genitale. Alla fine dello stesso secolo l’otorinolaringoiatra W. Fliess dimostrò che anestetizzando con cocaina particolari punti del naso, si ottenevano miglioramenti di determinati disturbi genitourinari.

Nei primi anni del Novecento, il dott. William M. Fitzgerald, otorinolaringoiatra del Connecticut, scoprì che premendo su alcune zone del corpo poteva evitare di somministrare cocaina (allora usata come anestetico) per alleviare molte sofferenze dei suoi pazienti. Egli divise il corpo umano in 10 zone longitudinali che corrono lungo il corpo, dalla cima della testa alla punta degli alluci. Il numero dieci corrisponde al numero delle dita delle mani e dei piedi, ed ogni dito delle mani e dei piedi rientra in una zona. La teoria sostiene che le parti del corpo presenti all’interno di una determinata zona saranno collegate l’una all’altra per mezzo dell’energia che scorre dentro la zona stessa e possono perciò essere stimolate reciprocamente.

Allievi del dott. Fitzgerald furono il dott. J. Rilay e la sua assistente E. Ingham, quest’ultima approfondì il lavoro di Fitzgerald, dando il maggior contributo alla riflessologia plantare moderna, separando il lavoro delle zone riflesse in genere, da quello del piede, ed iniziando a costruire una mappa delle zone riflesse sul piede corrispondenti ai vari organi. Negli anni ’60 alcune allieve della Ingham, come Hanne Marquardt in Germania e la Doreen Bayly in Gran Bretagna, riportano la riflessologia in Europa.

In Italia, la riflessologia viene introdotta da Elipio Zamboni, fisioterapista bergamasco diplomato in riflessologia nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt e morto in un incidente stradale nel 1992.

Zamboni negli anni successivi organizza corsi di riflessologia plantare, approfondisce il lavoro della Ingham sulla mappatura del piede e fonda, l'AIRP (Associazione Italiana reflessologia plantare) trasformata poi nel 1987, in FIRP (Federazione Italiana Reflessologia del Piede).

Successivamente molti ricercatori di tutto il mondo hanno portato notevoli contributi, scoprendo nuovi punti o addirittura nuove reti di riflesso, rendendo questa tecnica sempre più semplice ed efficace.



Per molti versi la riflessologia è più articolata rispetto a un classico massaggio o trattamento massoterapico: permette infatti di indagare e trattare la persona nel suo insieme ricercando squilibri e situazioni non fisiologiche causa di malattia e disagio.

Una delle parti più importanti è senza dubbio l’indagine energetica: grazie ai principi della riflessologia e a un’accurata osservazione di precise parti del corpo è possibile ottenere un quadro fisiologico ed energetico molto preciso della persona.

In questo modo è possibile studiare un massaggio ad hoc disegnato sulle necessità del momento della persona.

Entriamo così nella seconda parte del trattamento: la stimolazione vera e propria di precisi punti riflessi permette di ottenere le reazioni volute e necessarie alla persona trattata per raggiungere il proprio equilibrio e benessere.

La riflessologia sfrutta prima di tutto questo principio: il trattamento di punti particolari permette di stimolare il corpo a particolari reazioni capaci di ricreare e ripristinare il corretto funzionamento generale del corpo.

La riflessologia in questo modo lavora su diversi livelli: a livello psico-fisico (anche emotivo), a livello strutturale, a livello funzionale e a livello energetico.

L’obiettivo principe di qualsiasi trattamento di riflessologia e senza dubbio l’equilibrio.

Equilibrio sia a livello energetico che fisiologico, strutturale ed emozionale.

Essendoci alla base il principio olistico e del collegamento riflesso, la sfera mentale è infatti strettamente legata al tuo organismo fisico: lavorando sull’uno agisci anche sull’altro e viceversa.

Quando siamo in equilibrio i processi e le reazioni nel nostro corpo avvengono in modo spontaneo, naturale e corretto.

La rigenerazione cellulare ad esempio migliora (sia a livello estetico che funzionale) e anche le cellule nervose che da sempre si considerano come non rigenerabili (anche se ricerche molto recenti dimostrano una rigenerazione costante in età adulta per esempio nella zona dell’ippocampo) si deteriorano più lentamente, o meglio, si mantengono sane più a lungo.

Ristabilire ordine e funzionalità nel corpo e nell’organismo della persona trattata significa anche ridonare vitalità alla sfera emotiva, ma anche al nostro sistema immunitario.

Il nostro corpo ha un sistema immunitario fantastico, capace di far fronte a tutte le situazioni che gli si parano davanti, ma che in caso di stress eccessivo perde colpi, portando ai più disparati problemi.

La riflessologia è in grado di riportare il  sistema immunitario a livelli di efficienza ottimali.

Un riflessologo si pone come unico scopo il benessere altrui: prendersi cura del corpo di chiunque si avvicini a questa metodica riequilibrandolo e donandogli salute è lo scopo ultimo di chi sceglie di praticare la riflessologia.

Grazie alla riflessologia tutti possono ritrovare il proprio benessere in modo naturale, piacevole, olistico e senza l’ausilio di altro se non delle proprie mani.

La riflessologia viene utilizzata per migliorare la tua salute sia in caso di assenza di patologia conclamata, sia in presenza di malattia.

Se nel primo caso i risultati si vedono in una maggiore vitalità, un maggior grado di rilassamento con un drastico calo della tensione generale e dello stress, nel secondo abbiamo:

una guarigione più rapida e migliore
un sistema immunitario più forte con minor incidenza di malattie e disturbi
un miglioramento nel funzionamento di tutti gli apparati e organi trattati di riflesso
minor grado di stress
una aumentata lucidità mentale e un notevole giovamento al pensiero.

Una particolarità che rende i trattamenti di riflessologia ancora più completi è la possibilità di agire anche a livello dei meridiani energetici.

Questo punto non è da sottovalutare perché con la dovuta teoria alla base è possibile lavorare seguendo i principi della medicina energetica e di quella Tradizionale Cinese (Ying-Yang).

Inoltre è possibile agire in modo molto efficace anche sui centri energetici o chakra.

Questo fattore rende il tutto molto interessante per molte persone: grazie alla sua duttilità la riflessologia riesce a dare il suo massimo proprio nel stimolare il corretto fluire dell’energia nel proprio corpo (seguendo per esempio la teoria dei 5 elementi).
Questo rende la riflessologia uno dei più completi trattamenti olistici, in grado di agire su un problema da più fronti, aumentando in questo modo le probabilità di trovarne una soluzione in modo rapido ed efficace.

La riflessologia gode di una certa duttilità, è cioè impiegabile verosimilmente in qualsiasi occasione, sia nella malattia come nel benessere.

Esistono ovviamente campi in cui si hanno risultati più rapidi come gastriti, labirintiti, mal di testa cronici, ecc; anche a livello ortopedico abbiamo un ottimo riscontro con i mal di schiena come la lombalgia e la sciatica, ma anche in caso di pubalgia e cervicale.

Si ottengo splendidi risultati anche per l’insonnia, per il tabagismo (smettere di fumare), lo stress, l’ansia e anche problemi estetici come la cellulite.

Ovviamente, come si riscontra nella medicina allopatica, esistono casi più gravi che non sono da prendere alla leggera e nei quali la riflessologia può si fungere da supporto.

In ogni caso la riflessologia risulta veramente ottima come medicina complementare a eventuali altre cure mediche, oppure come un rimedio alternativo non invasivo e olistico per problemi cronici che magari vi state portando dietro da anni.

La riflessologia svolge un ruolo importante anche quando parliamo di benessere: se siete tra quelle persone che sono senza dolori, ma convivono con un senso di mancanza di benessere e che vogliono trovare la strada per sentirsi finalmente bene e poter godere di ogni minuto della giornata come vogliono (e si dovrebbe), allora la riflessologia può essere l’aiuto che stavate cercando.

La riflessologia viene utilizzata da moltissimo tempo, in tutto il mondo e nei più disparati campi.

Proprio queste sue caratteristiche hanno permesso la formazione di molte e diverse scuole di pensiero: ognuna di queste tratta punti del nostro corpo diversi, come mani o piedi o orecchie, ma sempre con i principi comuni della riflessologia.

Trattare parti e punti diversi del corpo per ottenere le reazioni fisiologiche ed energetiche desiderate, il principio base è sempre quello.

Ecco che così nascono molte tipologie di riflessologi, tutte molto valide.

La riflessologia plantare è forse quella più famosa, più conosciuta e più applicata.

Il massaggio viene effettuato su tutto il piede fino alla zona malleolare, anche se principalmente viene trattala la pianta del piede: è qui infatti dove si concentrano la maggior parte degli organi.

La riflessologia plantare è probabilmente la tecnica più antica e a oggi si contano centinaia di scuole diverse che insegnano a migliaia di studenti come applicarla tutti i giorni sugli altri.

La riflessologia palmare o della mano, come è facile intuire lavora sulle mani del cliente: un massaggio molto rilassante che ottiene i suoi risultati migliori quando affiancata da quella plantare.

Risulta un ottimo aiuto come autocura: conoscere i punti esatti da trattare sulla propria mano può salvarvi in caso di mal di stomaco durante una cena, di mal di schiena quando siete al cinema e in molti altri casi.

Il viso è una parte molto importante nell’indagine energetica: si possono capire tantissime cose di una persona e dello stato in cui si trova il suo organismo semplicemente osservandone il volto.

Oltre a questa sua peculiarità molto importante, le mappe facciali vengono utilizzate per un trattamento simile alle altre riflessologie.
Nella riflessologia auricolare il massaggio viene effettuato alle orecchie, nelle quali secondo questa tecnica è racchiuso tutto il corpo in posizione fetale con la testa nel lobo.

Ciò che rende differente e per certi versi più complicata la riflessologia auricolare è che i punti da trattare risultano molto piccoli e per individuarli e trattarli correttamente è necessaria una certa esperienza.

Anche la zona del cranio può essere trattata con i principi della riflessologia, anche se le zone riflesse sono in numero minore, ma non per questo meno importanti: in genere per riuscire a ottenere un trattamento completo viene associata per esempio a quella auricolare o facciale.

Non esiste alcuna sperimentazione che dimostri in modo attendibile la validità delle varie mappe riflessologiche: i miglioramenti riscontrati da alcune persone sono attribuiti dalla medicina scientifica all'aumentata circolazione sanguigna dovuta alle stimolazioni o all'effetto placebo, mentre per gli operatori riflessologi le teorie più accreditate sul funzionamento di questa tecnica sono:

Teoria della stimolazione nervosa: è una teoria fra le più menzionate, che si basa su una relazione a catena fra le terminazioni nervose delle zone riflesse e l’organo in cui si localizza il disturbo. Queste terminazioni nervose, a seconda della pressione esercitata, porterebbero l’informazione al cervello che elaborandola, la trasferirebbe all’organo interessato (questa teoria si ricollega agli esperimenti di Pavlov e Voltolini).
Teoria dell’energia: nel nostro corpo circolerebbe “l’energia vitale” organizzata in canali profondi chiamati “meridiani energetici”, che nel loro tragitto si portano, ogni tanto, in superficie formando delle stazioni, o bottoni. Per un funzionamento ottimale l’energia deve scorrere senza impedimenti e l’organismo godrà di buona salute, ma se si formano dei blocchi di questa energia si genera una disarmonia (cioè mancanza in un determinato organo ed accumulo in un altro), questo squilibrio porta a malessere o malattia. Premendo i “bottoni” in superficie, si ripristinerebbe la normale circolazione energetica e si riporterebbe il corpo in equilibrio e quindi al benessere della persona.
L'esistenza dei “meridiani energetici” non è mai stata dimostrata sperimentalmente, sebbene sia stato riscontrato che con il massaggio riflessologico viene stimolata la produzione di endorfine.

Secondo i riflessologi, se un organo è in fase di squilibrio energetico, la sua zona riflessa sarà dolente; in base a queste alterazioni si può capire quali sono i punti specifici da trattare, infatti, la prima volta che una persona si rivolge a un riflessologo questi eseguirà una ricerca di tutti i punti dolenti per decidere quali zone trattare in seguito.

Il trattamento consiste in un massaggio particolare sulle varie zone dolenti, che man mano diventeranno sempre meno sensibili; questa normalizzazione delle zone alterate, normalmente coinciderà con un miglioramento dello stato di benessere generale.

In una tipica seduta, il paziente viene fatto distendere su un lettino, durante una seduta di questi massaggi, che dura circa un'ora e mezza. Il trattamento è a volte accompagnato da una musica strumentale di sottofondo, per permettere il completo rilassamento del paziente.

Il massaggio può essere praticato utilizzando anche particolari oggetti: a causa di ciò, nel corso della seduta il paziente potrebbe avvertire prurito o sensazioni di calore in alcune parti del corpo: sul volto o in qualche area della testa, oppure sulle braccia o sulle gambe.

La riflessologia stimolerebbe l’autoguarigione, rinforzerebbe il sistema immunitario, allevierebbe il dolore ed aumenterebbe la resistenza ad esso, rinforzerebbe l’apparato scheletrico e muscolare, stimolerebbe la respirazione, gli apparati emuntori (deputati all'eliminazione delle tossine e dei prodotti di scarto) e le circolazioni sanguigne, linfatica ed energetica.
La medicina scientifica non riconosce le tecniche riflessologiche e si riserva un eventuale riconoscimento solo se verranno portate prove convincenti e verrà dimostrata l'esistenza di un legame tra i punti stimolati e gli organi interni. Nonostante questo però, la riflessologia sta diffondendosi sempre più in tutto il mondo, e solo in Cina esistono più di cinque milioni di operatori riflessologi.




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giovedì 2 aprile 2015

GIOVEDI' SANTO COENA DOMINI

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Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Vangelo  Gv 13, 1-15

“Cena Domini”, cioè la ‘Cena del Signore’. Non è una cena qualsiasi, è l’Ultima Cena che Gesù tenne insieme ai suoi Apostoli, importantissima per le sue parole e per gli atti scaturiti; tutti e quattro i Vangeli riferiscono che Gesù, avvicinandosi la festa degli ‘Azzimi’, chiamata Pasqua ebraica, mandò alcuni discepoli a preparare la tavola per la rituale cena, in casa di un loro seguace.
La Pasqua è la più solenne festa ebraica e viene celebrata con un preciso rituale, che rievoca le meraviglie compiute da Dio nella liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana (Esodo 12); e la sua celebrazione si protrae dal 14 al 21 del mese di Nisan (marzo-aprile).
In quella notte si consuma l’agnello, precedentemente sgozzato, durante un pasto (la ‘cena pasquale’) di cui è stabilito ogni gesto; in tale periodo è permesso mangiare solo pane senza lievito (in greco, azymos), da cui il termine ‘Azzimi’.
Gesù con gli Apostoli non mangiarono solo secondo le tradizioni, ma il Maestro per l’ultima volta aveva con sé tutti i dodici discepoli da lui scelti e a loro parlò molto, con parole che erano di commiato, di profezia, di direttiva, di promessa, di consacrazione.
Il Vangelo di Giovanni, il più giovane degli Apostoli, racconta che avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, e mentre il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota, il seme del tradimento, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi, si mise a lavare i piedi degli Apostoli, asciugandoli poi con l’asciugatoio di cui era cinto.
Si ricorda che a quell’epoca si camminava a piedi su strade polverose e fangose, magari sporche di escrementi di animali, che rendevano i piedi, calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata. La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un “lention” (asciugatoio) che alla fine era divenuto una specie di divisa di chi serviva a tavola.
Quando fu il turno di Simon Pietro, questi si oppose al gesto di Gesù: “Signore tu lavi i piedi a me?” e Gesù rispose: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”; allora Pietro che non comprendeva il simbolismo e l’esempio di tale atto, insisté: “Non mi laverai mai i piedi”. Allora Gesù rispose di nuovo: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” e allora Pietro con la sua solita impulsività rispose: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”.
Questa lavanda è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi, non solo verso le abituali figure, fino allora preminenti del padrone, del marito, del padre, ma anche verso tutti i fratelli nell’umanità, anche se considerati inferiori nei propri confronti.
Dopo la lavanda Gesù si rivestì e tornò a sedere fra i dodici apostoli e instaurò con loro un colloquio di alta suggestione, accennando varie volte al tradimento che avverrà da parte di uno di loro, facendo scendere un velo di tristezza e incredulità in quel rituale convivio.
“In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”, gli Apostoli erano sgomenti e in varie tonalità gli domandarono chi fosse, lo stesso Giovanni il discepolo prediletto, poggiandosi con il capo sul suo petto, in un gesto di confidenza, domandò: “Signore, chi è?”. E Gesù commosso rispose: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò” e intinto un boccone lo porse a Giuda Iscariota, dicendogli: “quello che devi fare, fallo al più presto”; fra lo stupore dei presenti che continuarono a non capire, mentre Giuda, preso il boccone si alzò, ed uscì nell’oscurità della notte.
Questa scena del Cenacolo è stata in tutti i secoli soggetto privilegiato di tanti artisti, che l’hanno efficacemente raffigurata, generalmente con Gesù al centro e gli Apostoli seduti divisi ai due lati, con Giovanni appoggiato col capo sul petto e con il solo Giuda seduto al di là del tavolo, di fronte a Gesù, che intinge il pane nello stesso piatto. L’atteggiamento di Gesù e degli Apostoli è sacerdotale, ma con i volti che tradiscono il dramma che si sta vivendo.
Dopo l’uscita di Giuda, il quale pur ricevendo con il gesto cordiale e affettuoso il boccone intinto nel piatto, che in Oriente era segno di grande distinzione, non seppe capire, ormai in preda all’opera del demonio, l’ultimo richiamo che il Maestro gli faceva, facendogli comprendere che lui sapeva del tradimento ordito d’accordo con i sacerdoti e del compenso pattuito dei trenta denari; Gesù rimasto con gli undici discepoli riprese a colloquiare con loro.
I discorsi che fece, nel Vangelo di S. Giovanni, occupano i capitoli dal 13 al 17, con argomenti distinti ed articolati, dagli studiosi definiti ad ‘ondate’ perché essi sono ripresi più volte e in forme sempre nuove; ne accenneremo i più importanti.
“Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”.
E a Pietro che insisteva di volerlo seguire, assicurandogli che era disposto a dare la sua vita per lui, Gesù rispose: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte”.
Il discorso di Gesù prosegue con una promessa “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto; ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.
Il concetto del ‘posto’ o della casa che ci aspetta, risente dell’antica concezione che si aveva dell’aldilà, come una abitazione dove i defunti prendevano posto. Così nell’Apocalisse, il cielo era immaginato come una casa al cui centro stava il trono di Dio, circondato dalla corte celeste e dalle dimore dei giusti e dei santi. Anche nei testi rabbinici si legge che le anime saranno introdotte nell’aldilà, in sette dimore distinte per i giusti e sette per gli empi.
A Tommaso che gli chiede: “Se non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”, Gesù risponde con un’altra grande rivelazione: “Io sono la Via, la Verità, la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. E a Filippo che chiede di mostrare loro il Padre, Gesù ribadisce la profonda unità e intimità fra lui e Dio Padre.
Le sue parole e le sue opere di salvezza sono animate e sostenute dal Padre, che parla e opera nel Figlio. A questo punto Gesù, per la prima delle cinque volte che pronuncierà nei suoi discorsi di quella sera, nomina il ‘Consolatore’ traduzione del termine greco “paraklitos” (Paraclito), che solo nel Vangelo di Giovanni designa lo Spirito Santo; cioè il dono dello Spirito che sostiene nella lotta contro il male e che rivela la volontà divina; riservato ai credenti e che continuerà l’opera di Gesù dopo la sua Risurrezione.
“Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi…”.
I Vangeli di Matteo, Marco e Luca dicono poi che “Gesù mentre mangiava con loro, prese il pane e pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo distribuì agli apostoli dicendo: “Prendete questo è il mio corpo”, poi prese il calice con il vino, rese grazie, lo diede loro dicendo: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti”.
Gesto strano, inusuale, forse non subito capito dagli Apostoli, ma che conteneva il dono più prezioso che avesse potuto fare all’umanità: sé stesso nel Sacramento dell’Eucaristia e con il completamento della frase: “fate questo in memoria di me”, riportata da Luca 22,19, egli istituiva il sacerdozio cristiano, che perpetuerà nei secoli futuri il sacrificio cruento di Gesù, nel sacrificio incruento celebrato ogni giorno ed in ogni angolo della Terra, con la celebrazione della Messa.
Inoltre rivolto a Pietro, ancora una volta lo indica come capo della futura Chiesa e primo fra gli Apostoli: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede; e tu una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”, cioè di essere da sostegno agli altri nella fede; con ciò Gesù è sempre con lo sguardo rivolto oltre la sua morte e delinea il futuro della Chiesa.
Nel prosieguo del suo discorso, Gesù ammaestra gli Apostoli con altra similitudine, quella della vite e dei tralci: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto lo pota, perché porti più frutto…. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neppure voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla…”.
Poi preannuncia le persecuzioni e le sofferenze che saranno loro inflitte per causa sua: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me… Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato”. “ Vi scacceranno dalle sinagoghe, anzi verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà, crederà di rendere culto a Dio”.
Infine dopo altre frasi di consolazione e rassicurazione dell’aiuto del Padre attraverso di Lui, Gesù conclude la lunga cena, con quella che nel capitolo 17 del Vangelo di S. Giovanni, è stata chiamata da s. Cirillo di Alessandria “la preghiera sacerdotale”, vertice del testamento spirituale, racchiuso nei ‘discorsi d’addio’ fatti quella sera.
È una bellissima invocazione al Padre per raccomandargli quegli uomini, capostipiti di una nuova Chiesa, che hanno creduto in lui, tranne uno, perché veramente Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, e lo hanno seguito lungo quegli anni, assimilato i suoi insegnamenti, disposti con l’aiuto dello Spirito, a proseguire il suo messaggio di salvezza.
Ecco perché la Chiesa celebra oltre l’Istituzione dell’Eucaristia, anche l’Istituzione dell’Ordine Sacro; è la “festa del sacerdozio cristiano” e della fondazione della Chiesa.
Per concludere queste note sul Giovedì Santo, ricordiamo che Gesù dopo la cena, si ritirò nell’Orto degli Ulivi, luogo abituale delle sue preghiere a Gerusalemme, in compagnia degli Apostoli, i quali però stanchi della giornata, delle forti emozioni, della cena, dell’ora tarda, si addormentarono; più volte furono svegliati da Gesù, che interrompeva la sua preghiera: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”; “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”; “Basta, è venuta l’ora: ecco il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori: alzatevi e andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.
Era cominciata la ‘Passione’ che la Chiesa ricorda il Venerdì Santo; i riti liturgici del Giovedì Santo si concludono con la reposizione dell’Eucaristia in un cappella laterale delle chiese, addobbata a festa per ricordare l’Istituzione del Sacramento; cappella che sarà meta di devozione e adorazione, per la rimanente sera e per tutto il giorno dopo, finché non iniziano i riti del pomeriggio del Venerdì Santo.
Tutto il resto del tempio viene oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare diventa disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti.



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