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giovedì 24 settembre 2015

IL BULLISMO

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Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima.

Secondo le definizioni date dagli studiosi del fenomeno , uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto deliberatamente da uno o più compagni.
Non si fa quindi riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente, all’interno di un gruppo, da parte di qualcuno fa o dice cose per avere potere su un’altra persona.

Il termine si riferisce al fenomeno nel suo complesso e include i comportamenti del bullo, quelli della vittima e anche di chi assiste (gli osservatori).
E’ possibile distinguere tra bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) e bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia). Quando le azioni di bullismo si verificano attraverso Internet (posta elettronica, social network, chat, blog, forum), o attraverso il telefono cellulare si parla di cyberbullismo.

Perché si possa parlare di bullismo è necessario che siano soddisfatti alcuni requisiti:
i protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola;
gli atti di prepotenza, le molestie o le aggressioni sono intenzionali, cioè sono messi in atto dal bullo (o dai bulli) per provocare un danno alla vittima o per divertimento;
c’è persistenza nel tempo: le azioni dei bulli durano nel tempo, per settimane, mesi o anni e sono ripetute;
c’è asimmetria nella relazione, cioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce, ad esempio per ragioni di età, di forza, di genere e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo di suoi coetanei;
la vittima non è in grado di difendersi, è isolata e ha paura di denunciare gli episodi di bullismo perché teme vendette.

A partire da queste premesse, è importante ricordare che il bullismo non è:
uno scherzo: nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme, non di ferire l’altro;
un conflitto fra coetanei: il conflitto, come può essere un litigio, è episodico, avviene in determinate circostanze e può accadere a chiunque, nell’ambito di una relazione paritaria tra i ragazzi coinvolti.



La definizione che dà del bullismo Olweus, uno dei massimi studiosi di questo fenomeno, unitamente alla descrizione del bullo Franti nel libro Cuore sono indicativi di tale problematica e di come sia antica. Dalla definizione di Olweus si possono trarre le seguenti caratteristiche presenti in un comportamento di bullismo:

Azioni individuali o collettive di tipo:
fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima;
verbale: insultare, deridere, offendere;
indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo.

Dura nel tempo (settimane o mesi)
La vittima è impossibilitata a difendersi
Come abbiamo visto da queste caratteristiche il bullismo può essere attuato da un singolo individuo o da un gruppo e la vittima può essere, a sua volta, un singolo individuo o un gruppo. Si può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, caratterizzato da una forma di isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo. Per quanto riguarda la manifestazione degli atti di bullismo si può affermare che la scuola è senza dubbio il luogo in cui questi si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante i momenti di ricreazione, e nell' uscita da scuola. Proprio a causa di ciò, le vittime dei bulli spesso rifiutano di andare a scuola. Rimproverati e rimproverandosi continuamente di "attirare" le prepotenze dei loro compagni, perdono sicurezza e autostima. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Spesso ragazzi con sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d'ansia, o che marinano la scuola o, peggio ancora, hanno il timore di lasciare la sicurezza della propria casa, sono le vittime prescelte dal bullo. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.Generalmente le vittime sono più deboli fisicamente della media dei ragazzi. Anche l'aspetto fisico (ad esempio l'obesità) può giocare un ruolo nella designazione della vittima, anche se non è determinante.



Le vittime sono, per lo più, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un'opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l'insicurezza, l'incapacità, l'impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.

La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell'aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l'inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d'impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l'utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l'aumentare dell'età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L'atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l'abuso da alcool o da sostanze. All'interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l'ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.



Esiste un' "incrocio" tra vittima e bullo: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro comportamento provochi reazioni negative da parte di molti compagni o di tutta la classe. Questo tipo di vittima è meno frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo tipo risultato maggiormente esposte a rischio di depressione. Le vittime presentano sin dall'infanzia un atteggiamento prudente e una forte sensibilità.

Vari studi hanno evidenziato alcuni fattori che sembrano essere alla base del comportamento aggressivo. Sicuramente un ruolo importante è da attribuire al temperamento del bambino. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento, da parte delle persone che si prendono cura del bambino in tenera età, è un ulteriore fattore importante nello sviluppo di modalità aggressive nella relazione con gli altri. Anche l'eccessiva permissività e tolleranza verso l'aggressività manifestata verso i coetanei e i fratelli crea le condizioni per lo sviluppo di una modalità aggressiva stabile. Un ruolo importante è ricoperto anche dal modello genitoriale nel gestire il potere. L'uso eccessivo di punizioni fisiche porta il bambino ad utilizzarle come strumento per far rispettare le proprie regole. E' importante che siano espresse le regole da rispettare e da seguire ma non è educativo ricorrere soltanto alla punizione fisica. Queste non sono sicuramente le uniche cause del fenomeno, anzi, si può dire che esso è inserito in un reticolo di fattori concatenati tra loro. È, comunque, certo che le condotte inadeguate si verifichino, con maggior probabilità quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli o quando non hanno saputo fornire adeguatamente i limiti oltre i quali certi comportamenti non sono consentiti. Gli stili educativi rappresentano infatti un fattore cruciale per lo sviluppo o meno delle condotte inadeguate. È interessante sottolineare come il grado di istruzione dei genitori, il livello socio-economico non sembrano essere correlate con le condotte aggressive dei figli. A livello sociale si è visto come anche i fattori di gruppo favoriscano questi episodi. All'interno del gruppo c'è un indebolimento del controllo e dell'inibizione delle condotte negative e si sviluppa una riduzione della responsabilità individuale. Questi fattori fanno sì che in presenza di ragazzi aggressivi anche coloro che generalmente non lo sono lo possano diventare. Per evitare che un bambino ansioso e insicuro diventi una vittima è importante che i genitori lo aiutino a trovare una migliore autostima, una maggiore autonomia e gli forniscano degli strumenti adeguati per affermarsi nel gruppo dei coetanei.

Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La specificità di un intervento preventivo è quindi rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai "bulli" e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori. È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è inefficace l'intervento psicologico individuale sul "bullo". Infatti il "bullo" non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto. L'intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del "bullismo". Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un'altra nel medesimo contesto. Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l'intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. Questo intervento rappresenta un'occasione di crescita per il gruppo classe stesso che, attraverso un maggiore dialogo ed una maggiore consapevolezza di pensieri, emozioni ed azioni, diventerà risorsa e sostegno per ciascun membro della classe. È inutile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l'esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quindi quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.
Il "bullismo femminile" viene poco considerato perchè molto meno vistoso rispetto a quello maschile, ma a causa di ciò più subdolo. Esso si manifesta meno "fisicamente" e di più "verbalmente" ed "indirettamente". Di solito la "bulla" s'atteggia ad "ape regina" e si circonda di altre api isolando che non le è gradita. Inoltre mette in atto nei confronti dell' "esclusa" un vero e proprio comportamento persecutorio fatto di pettegolezzi e falsità infondate. Per la vittima diventa difficile chiedere aiuto, perchè il comportamento bullistico e poco evidente e si tende ad attribuire l'isolamento della vittima ad una sua eventuale timidezza. Si può facilmente immaginare quali possano essere gli esiti per la propria autostima, esiti che possono anche comportare quei disturbi del comportamento alimentare tanto frequenti fra le ragazze.



Negli ultimi anni in Italia sono stati condotti molti studi e ricerche sul bullismo, con l’intento di definire quale sia la diffusione del fenomeno in Italia. Manca però un sistema unitario e permanente di monitoraggio del fenomeno. Secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto da bambini e ragazzi sono la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%), essere ripetutamente oggetto di offese immotivate (21,6%). Il 10,4% degli intervistati ha detto di subire una continua esclusione/isolamento dal gruppo dei pari. Le forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale) appaiono quindi molto più diffuse rispetto alle forme di bullismo fisico. Rispetto a parametri quali sesso ed età, emerge che il bullismo riguarda sia i maschi che le femmine, con una prevalenza per queste ultime di episodi di diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto.

Il grande risalto che i mezzi di comunicazione di massa hanno dato - soprattutto a partire dagli anni 2000 - hanno fatto si che una sempre maggiore attenzione si sia sviluppata sul fenomeno. Sono pensieri o opinioni sul bullismo essenzialmente errati, ma troppo spesso radicati:

credere che sia soltanto un fenomeno facente parte della crescita;
pensare che sia una semplice "ragazzata";
ritenere che si riscontri soltanto delle zone abitative più povere e arretrate (ipotesi dimostratasi falsa e inutile, alcune volte, ragazzi benestanti, perseguitano ragazzi più poveri)
giudicare colpevole la vittima, poiché non in grado di sapersi difendere.
ritenere che il bullo sia un ragazzo insicuro e che ha problemi in famiglia e che quindi non vada punito ma aiutato (i maggiori studiosi del bullismo hanno dimostrato l'esatto opposto: che i bulli sono ragazzi spavaldi e con molta autostima e spesso viziati dai genitori).
Per contrastare il bullismo, è di fondamentale importanza, infatti, che l'opinione pubblica riconosca la gravità degli atti di bullismo e delle loro conseguenze per il recupero sia delle piccole vittime, che nutrono una profonda sofferenza, sia dei propri prevaricatori, che corrono il rischio di intraprendere percorsi caratterizzati da devianza e delinquenza.

Non esiste un normativa europea di riferimento, e i giudici degli Stati membri identificano la legge applicabile in base all'interpretazione analogica di norme già esistenti, che riconducono il bullismo ad altre fattispecie di reato.

Il bullismo non è di per sé un reato, può portare alla commissione di percosse o lesioni (art. 581 e 582 codice penale), minacce (art. 612), ingiuria o diffamazione (art. 594 e 595), furto (art. 624) o danneggiamento di cose (art. 635), molestia o disturbo (art. 660), stupro (art. 609), interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis). Il razzismo e i futili motivi sono un'aggravante per tutte le fattispecie di reato. Il bullismo è spesso sanzionato con pene maggiori dovute all'aggravante dei futili motivi. Il reato di stupro sussiste non solo in presenza di lesioni o concupiscenza, ma di un generico gesto verso la zona genitale con l'intenzione di affermare una superiorità del bullo sulla vittima. Procedimento civile e penale possono essere unificati, se la vittima è maggiorenne.

L'azione penale si esercita dietro querela di parte, presentata dai famigliari di una delle vittime. Non è possibile un procedimento avviato di ufficio, nemmeno in presenza di lesioni gravi, molestie o minacce gravi rilevate dagli organi di polizia. Il bullo può essere sottoposto a carcerazione preventiva. Tuttavia, per il codice penale minorile, il carcere deve essere l'extrema ratio. In alternativa, l'istituto dell'ordine interdittivo, previsto per reati similari come lo stalking verso le donne, non è contemplato per reati connessi al bullismo, nemmeno nei confronti di minori, né fra i poteri del giudice né del dirigente scolastico, il quale con la sospensione può allontanare uno studente dall'istituto, ma non da parti di esso (i locali dove frequenta la vittima di bullismo), ovvero trasferire "di autorità" studenti potenziali protagonisti di bullismo.



Il genitore che intervenga a difesa del figlio minore, anche contro minori, potrebbe invocare la legittima difesa anche se non è direttamente il destinatario dell'azione aggressiva, purché esista il emanue è pericolo di un'offesa ingiusta e minacciata, e la necessità di difendere un diritto. Esiste una responsabilità civile dei genitori dei "bulli" per il risarcimento dei danni alle vittime, essendo i minori sprovvisti di autonomia patrimoniale. Se l'imputato non è maggiorenne, non è ammesso l'esercizio dell'azione civile per la restituzione e risarcimento del danno cagionato dal reato, e sono necessari un procedimento civile e uno penale, distinti.

Per l'azione penale, è competente la Procura della Repubblica presso il tribunale dei minori. Il minorenne non ha legittimazione attiva o passiva ad agire in giudizio: non ha valore la denuncia del minore, se non sottoscritta anche dai famigliari. Anche in corso di anno scolastico, lo studente può chiedere il trasferimento ad altra classe dello stesso istituto, o ad altra scuola. Se adeguatamente motivato, il dirigente dell'istituto di provenienza deve concedere il nulla-osta. Tuttavia, non è previsto un termine per il silenzio-assenso, né un automatismo specifico per episodi di bullismo.

Docenti e collaboratori scolastici non sono tenuti dai contratti collettivi di lavoro (e quindi non sanzionabili sul profilo disciplinare) a segnalare a presidi e famiglie episodi di bullismo. In capo al personale scolastico, esiste:

una responsabilità civile (patrimoniale), solidale e non alternativa a quella dei genitori del bullo per culpa in educando ex art. 2048 c.c.(Cassazione Civile Sez. III sentenza n. 12501/2000). Per il personale scolastico la culpa in vigilando, per il preside la culpa in organizzando;
una responsabilità penale: generica quali cittadini (art. 43 cod. penale), in quanto dipendenti pubblici (art. 28 della Costituzione) e per lo specifico obbligo contrattuale di vigilanza sugli alunni minori (art. 61 legge n. 312/ 1980), in presenza di dolo o colpa grave (negligenza, imprudenza, imperizia), o di atti contra ius volontari e coscienti.
L'amministrazione scolastica (non il danneggiato) deve dare la prova liberatoria che ha adottato la vigilanza e questa era diligente in misura idonea ad impedire il fatto; il danneggiato deve solo provare che il fatto è avvenuto nel periodo dal momento dell'ingresso a quello di uscita dalla scuola (Cassazione n. 6331/1998). Viceversa, non c'è presunzione di colpa e quindi l'onere è interamente del danneggiato, per azioni promosse contro i dirigenti scolastici(art. 2043 c.c.).

L'amministrazione scolastica surroga la responsabilità civile del personale soltanto per culpa in vigilando I(anticipa il pagamento danni, salvo successiva rivalsa della Corte dei Conti), mentre per ipotesi diverse il dipendente pubblico risponde direttamente e personalmente col suo patrimonio (Cassazione Sez. Unite 7454/1).



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mercoledì 1 aprile 2015

LA TEORIA DI HEIM



Burkhard Heim (Potsdam, 9 febbraio 1925 – Northeim, 14 gennaio 2001) è stato un fisico tedesco.

Ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di una teoria di campo unificata, che unisse relatività generale e meccanica quantistica.

Durante la seconda guerra mondiale, fu reclutato dai nazisti. A 19 anni, in un laboratorio, venne accecato dall'esplosione accidentale di un ordigno; inoltre perse entrambe le mani e riportò seri danni all'udito.

Il suo lavoro sulla teoria del tutto è solitamente indicato come teoria di Heim. La validità delle sue ipotesi è al centro di un serrato dibattito nella comunità dei fisici, dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, in quanto la NASA nel 2005 ha annunciato di voler intraprendere alcuni esperimenti volti a dimostrarne alcuni aspetti.

Burkhard Heim è un nome ancora poco noto al pubblico, eppure da molti fisici è considerato oggi un genio la cui opera è solo parzialmente compresa. La NASA si interessa a lui e alla sua teoria eterodossa, detta appunto Teoria di Heim, che potrebbe aprire, dopo ben 50 anni di dimenticatoio, opportunità inimmaginabili ai viaggi spaziali e non solo.

Heim è stato un fisico che ha dedicato gran parte dei suoi 76 anni di vita alla Fisica teorica e alla ricerca di una teoria di campo unificata, cioè una teoria che unisse la relatività generale di Einstein alla Meccanica Quantistica. Il suo interessamento alla Fisica iniziò che aveva solo 18 anni: nel 1943 incontrò il famoso fisico Werner Heisenberg, allora quarantaduenne, che in quel tempo stava lavorando alla realizzazione della bomba atomica. Sappiamo che Heisenberg rimase in Germania durante la seconda guerra mondiale, lavorando sotto il regime nazista, dove guidò il programma nucleare tedesco.

In quell’incontro, Heim propose a Heisenberg di utilizzare certe sostanze chimiche in grado di assicurare un’implosione che avrebbe attivato l’innesco della reazione atomica. Un’idea geniale, che fu però scartata da Heisenberg che la ritenne impraticabile, ma che pure in seguito fu adottata per lo sviluppo della bomba a idrogeno. Nonostante la giovanissima età di Heim, che in quell’incontro con uno dei mostri sacri della Fisica aveva solo 18 anni e nonostante il suo disaccordo sulla proposta di utilizzare un’implosione, Heisenberg rimase impressionato dalle capacità e dalla genialità del ragazzo.

Lo studio della Fisica teorica doveva aspettare per il giovanissimo Heim, che fu infatti richiamato al servizio di leva in aviazione, dove, disgraziatamente per lui, si dedicò ancora alla ricerca sugli esplosivi, che erano stati il suo primo amore nella ricerca. Fu proprio un’esplosione nel suo laboratorio di ricerca che lo menomò a soli 19 anni per il resto della sua vita. Il giovane perse le mani e diventò cieco e quasi completamente sordo, dovette subire una cinquantina di operazioni e convivere per il resto della sua vita con forti dolori. Nonostante queste tremende menomazioni, Heim, aiutato dai suo compagni, si iscrisse nel 1946 alla facoltà di Fisica di Göttingen, dove in seguito riuscì a laurearsi.

Passarono alcuni anni, finché, nel 1952, in un congresso di Astronautica tenutosi a Stoccarda, l’allora venticinquenne Heim presentò una sua teoria per la propulsione interplanetaria sotto il titolo piuttosto esoterico di “L’effetto controbarico dinamico come soluzione del problema astronautico“. Oggi molti fisici teorici stanno tentando l’unificazione attraverso l’introduzione di altre dimensioni oltre le quattro canoniche (le tre spaziali più il tempo). Ma fu Heim che, per primo al mondo, propose l’idea che la gravitazione, le forze elettromagnetiche deboli e forti, potessero essere trattate come distorsioni geometriche in uno spazio di dimensioni superiori. Nonostante il brillante esordio e nonostante le spaventose difficoltà esistenziali a cui era sottoposto, il giovane Heim continuò per tutta le vita i suoi studi sulla teoria dell’unificazione.

Il suo secondo intervento in un congresso di Astronautica fu nel 1954 e un eco delle sue ricerche dovette arrivare fin negli USA se alcuni giornali americani furono in grado di annunciare che erano in corso accordi contrattuali tra Burkhard Heim e  la Glenn L. Martin Company, una compagnia aerodautica statunitense fondata dal pioniere dell’aviazione Glenn Luther Martin che ora fa parte della Lockheed Martin.

Heim chiamava la sua teoria Principio della Dinamica Controbarica e la sua filosofia Sintrometria. Nei suoi lavori, Heim aveva iniziato la progettazione di un veicolo verso Marte. Inutile dire che le teorie così poco ortodosse di Heim entrarono in conflitto con gli interessi corposi  di grandi corporazioni tanto che, per paura di essere rapito o addirittura ucciso, Heim smise di dedicarsi alla ricerca sulle applicazioni pratiche per dedicarsi completamente agli aspetti teorici della sua teoria.
Nel 2004, a tre anni dalla sua morte, l’AIAA o Istituto Americano di Aeronautica e Astronautica ha voluto assegnare un premio nel campo dei voli ad energia nucleare ai due fisici Walter Dröscher e Jochem Hauser,  perché hanno saputo trasformare la teoria di Burkhard Heim in un dispositivo sperimentale di propulsione teoricamente in grado di viaggiare a velocità superluminali, cioè più veloce della luce. Nel 2008, l’AIAA  pubblicò una dichiarazione nella quale affermava che erano state condotte delle indagini  sperimentali in relazione all’esistenza di campi di gravità che non possono essere descritti attraverso la gravitazione convenzionale, ovvero come derivanti dall’accumulo di massa. Le indagini hanno adottato un approccio geometrizzante chiamato Teoria di Heim Estesa che amplia l’idea della geometrizzazione dello spazio di Einstein  impiegando i concetti complementari di Heim.
Secondo Heim, lo spazio è quantizzabile e ha una sua unità di misura che lui chiamava metrone. Quantizzabile significa che tra due “micro-punti” nello spazio c’è il nulla; alle quattro dimensioni di Einstein (quelle dello spazio-tempo ordinario), Heim ne aggiunge altre due, che descrivono lo spazio dei “progetti-disegni” o spazio delle strutture, uno spazio davvero speciale in cui le cose tendono a prender forma nel mondo reale.

A queste sei  dimensioni, Heim ne aggiunge ancora altre sei, le prime due delle quali descrivono lo spazio delle informazioni.

Le altre quattro dimensioni costituiscono uno spazio  davvero speciale: il passaggio dalle possibilità ovvero il mondo delle idee, delle strutture allo spazio in cui, secondo Heim, avviene il “governo” delle possibilità. E’ il passaggio allo spazio della manifestazione. Heim lo chiama anche “Spazio della Mente di Dio“.

Infine, all’attrazione gravitazionale, Heim, aggiunge altre due interazioni che agiscono sulla materia e che sono veicolate da quattro particelle: gravitoni, connessi alla gravitazione tradizionale,
gravitofotoni, fotoni e quintessenze.

La teoria di Heim è una raccolta di idee sulle leggi fondamentali della fisica proposte da Burkhard Heim e poi sviluppate ulteriormente da Walter Dröscher e Jochem Häuser. Molto del loro lavoro originale e delle teorie seguenti che ne sono derivate, non sono passate in peer review. Heim ha tentato di risolvere incompatibilità tra la teoria quantistica e la relatività generale. Per raggiungere l’obiettivo, ha sviluppato un approccio matematico basato sulla quantizzazione dello spaziotempo stesso e ha proposto il “metron” come un quanto (bidimensionale) dello spazio (multidimensionale). Parte della teoria è formulata in termini di operatori di differenza, Heim ha chiamato il formalismo matematico “Selector calculus”.

La matematica alla base della teoria di Heim, richiede uno spaziotempo esteso con dimensioni extra, varie formulazioni di Heim e dei suoi successori coinvolgono sei, otto o dodici dimensioni. Nello spaziotempo quantistico della teoria di Heim, le particelle elementari sono rappresentate come “forme hermetry” o strutture multidimensionali dello spazio. Heim ha affermato che la sua teoria deriva le masse delle particelle direttamente da costanti fisiche fondamentali e che le masse risultanti combaciano con i risultati sperimentali. Questo però è in disussione. Per Heim, questa natura composita era espressione di una struttura interna a sei dimensioni. Dopo la sua morte, altri hanno continuato col suo “iperspazio quantistico”. Sono notevoli le generalizzazioni teoriche avanzate da Walter Dröscher, che ha lavorato in collaborazione con Heim per un periodo. Le loro teorie combinate sono conosciute anche come teorie di “Heim-Droescher”.

Secondo la storia, Burkhard Heim era un disabile e solitario scienziato Tedesco, che aveva lavorato interamente al di fuori del solito contesto della fisica e tra il 1952 e il 1959 aveva sviluppato una nuova teoria delle particelle elementari e della gravità. Sfortunatamente, la sua principale pubblicazione era un libro auto-prodotto, disponibile solo in Tedesco, assieme ad alcuni articoli (in Tedesco) scritti in un giornale sulla aerodinamica. A causa della inaccessibilità dei suoi documenti in Inglese, del suo uso della matematica nonstandard che aveva inventato e del fatto che era molto riservato sui dettagli del suo lavoro, questo è rimasto quasi sconosciuto nella comunità della fisica. Questo è cambiato nel 2002, poco dopo la sua morte, quando Walter Dröscher e Jochem Häuser iniziarono a pubblicare documenti basati sul lavoro di Heim, dichiarando che la sua teoria alternativa della gravità permetteva la possibilità dell’antigravità e della propulsione ultralulimale.

Il campo di torsione, detto campo assione, campo di spin, campo spinore e campo microleptone, è un concetto scientifico che attinge dalla teoria di Einstein-Cartan e da alcune soluzioni non ortodosse delle equazioni di Maxwell. Il concetto del campo di torsione venne concepito nell’Unione Sovietica da un gruppo di grandi fisici negli anni ’80. Il gruppo, guidato da Anatoly Akimov e Gennady Shipov, iniziò la ricerca come Centro delle Tecnologie Nontradizionali sponsorizzato dallo stato.

Tutto è fatto di vuoto. La sua energia fa nascere, penetra e alimenta l’intero mondo esistente. Gli scienziati intelligenti lo sanno, ma sorridono scetticamente. Le nuove rappresentazioni della natura del vuoto fisico non combaciano con l’immagine del mondo creato dalla scienza classica. L’idea del Grande Vuoto, del Dao, era conosciuta in Cina 5000 anni fa. Oggi questa idea promette un cataclisma nella scienza naturale, nella tecnologia e in tutte le sfere della vita. Le equazioni di Shipov sul vuoto fisico spiegano e uniscono tutti i tipi di interazione presenti in natura. Queste formule dovrebbero dare risposte nuove e insolite per diverse aree, come il trasporto, le comunicazioni, la medicina, ecc.. Le soluzioni sono così improbabili che sono difficili da accettare.

Diversamente al meccanismo attribuito agli effetti dello spin quantistico, i campi di torsione coinvolgono l’uso dei classici spinners a lungo-raggio (Pauli) per descrivere tali interazioni. In questo non ci concentriamo sull’equazione di Diraci per descrivere lo spin del fermione, ma su un analogo classico, l’equazione di Bergmann-Michel-Telegedi (BMT) per spiegare gli effetti dello spin. La BMT procede da una estensione quasi-classica dell’equazione di Dirac con un termine di Pauli aggiuntivo e risponde al momento magnetico anomalo dell’elettrone e conferma l’effetto dell’auto-polarizzazione radiativa, ma senza necessità dell’applicazione standard dell’elettrodinamica quantistica.

I campi di torsione hanno anche l’importante caratteristica dell’essere influenzati dalla specifica topologia/geometria degli oggetti macroscopici e dei campi biologici, una caratteristica verificata dal lavoro di Glen Rein sul DNA irradiato da energia non-Hertziana emanata da vari schemi geometrici. I campi di torsione, secondo il lavoro del Dr.Buryl Payne, sono emanati anche da organismi viventi, inclusi gli umani, i gatti, i cani, i cavalli, le piante e i frutti. Possono essere rilevati da un semplice dispositivo di sua invenzione, chiamato “Biofield Meter”, che chiunque può costruire in un’ora con materiali di casa.


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