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domenica 3 aprile 2016

I BIMBI ROM E LA SCUOLA

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Una realtà ancora più amara di quella che raccontano le statistiche ufficiali. Quella dei rom bulgari è una comunità abbastanza inserita, più integrata di altre. Se nel Paese d’origine il 40% di loro non lavorava, una volta arrivati in Italia la percentuale crolla al 6%. Lavorano tutti. Magari arrangiandosi, quasi sempre in nero, a volte in settori border line. Ma comunque lavorano. Solo il 20% dei bambini è iscritto a scuola, dicono i dati raccolti da una ricerca. Sono ancora meno quelli che la scuola la frequentano, scendiamo al 10%. E pure questa è una percentuale generosa perché, anche per chi frequenta, spesso sul registro ci sono più assenze che presenze. Un risultato molto peggiore di quello registrato nell’ultimo rapporto del ministero dell’Istruzione sulla cosiddetta dispersione scolastica. Dicono quelle tabelle che nella comunità rom la frequenza è al 30%.
Ma forse, quando dai fogli excel si passa alle interviste faccia a faccia, la situazione cambia. Di solito in peggio.
Nelle grandi città c’è anche un problema logistico, conta parecchio la difficoltà di raggiungere la scuola dai posti dove vivono, quasi sempre ai margini, senza trasporti. Ma nei paesi più piccoli c’è anche una scarsa volontà di reale integrazione e una scuola che non va a cercare davvero i suoi studenti. Lo dice anche quel 10% di genitori che viene contattato per iscrivere i figli a scuola ma poi non ce li manda. Come se le iscrizioni servissero più che altro a giustificare gli organici, a mantenere il posto dell’insegnante.

Quanti bambini rom frequentano le scuole dell'obbligo a Roma? Quanti di loro riescono a concludere gli studi? Finora nessuno ha avuto un'idea chiara di ciò che accade nelle scuole romane.

Un'Associazione ha provato a far luce sulla situazione attraverso il monitoraggio del percorso scolastico di un gruppo di 55 bambini rom residenti nel “villaggio attrezzato” di via di Salone, situato all'estrema periferia orientale della capitale ed inaugurato nel 2006, a seguito dello sgombero forzato del campo 'tollerato' di Casilino 900.

Lo sgombero forzato di quest'ultimo ha comportato non pochi disagi alla vita di centinaia di persone. In particolare, l'allontanamento dal campo non ha più permesso ai genitori di accompagnare personalmente i figli a scuola, interrompendo così i rapporti, costruiti negli anni, con gli insegnanti e con i genitori degli altri alunni.

Durante l'anno scolastico 2010-2011 i 55 bambini hanno usufruito del servizio della linea 40, messo a disposizione dal Comune. Nel suo tragitto la linea 40 accompagna i bambini in diverse scuole le cui distanze variano dai 13 ai 16 km. La conseguenza è che la maggior parte dei bambini trasportati giunge a scuola con un'ora, a volte due ore, di ritardo. Allo stesso modo all'uscita è necessario prelevarli in anticipo perché viceversa la permanenza oltre l'orario consentito potrebbe dar luogo ad abbandono di minore.

La somma dei ritardi giornalieri produce a fine anno un'assenza per ogni minore di circa un mese. Solo nel mese di gennaio 2011 l'Associazione ha monitorato che dei 55 minori che utilizzano la linea 40, solo 11 hanno avuto la frequenza superiore al 75% così come sancito dalla legge, e nessuno di loro ha frequentato i 16 giorni previsti dal calendario scolastico per quel mese.

Prendendo il caso di una scuola elementare di un quartiere romano frequentata da 21 bambini rom, la maggior parte frequenta solo un giorno a settimana, qualcuno arriva a quattro volte a settimana, ma nessuno frequenta ogni giorno. Le possibilità per loro di arrivare al diploma sono scarsissime, per non parlare dell'università. Nessuno di loro diventerà mai un medico, un avvocato o un ingegnere.

In un documento del 7 aprile 2011, la Commissione Europea ha stimato che solo il 43% dei bambini rom completa la scuola primaria, rispetto a una media europea del 97,5%. Solo il 10% quella secondaria. Secondo la Commissione “gli stati membri dovrebbero garantire che tutti i bambini rom, sedentari o no, abbiano accesso a un'istruzione di qualità e non siano soggetti a discriminazioni o segregazioni”.

Godono di un diverso livello di apprendimento: i bambini rom a causa del disagio sociale dal quale provengono hanno lacune didattiche che spingono i docenti ad impegnarli in attività parallele. E poi, naturalmente, c'è il problema dell'emarginazione sociale: i bambini rom all'interno della classe risultano spesso emarginati, vi sono addirittura classi di 'sostegno' organizzate durante l'orario scolastico composte solo da alunni rom e con diversa età anagrafica.

Storicamente i provvedimenti diretti solamente alle comunità rom e sinti, anche se presentati come azioni di discriminazione positiva, hanno di fatto prodotto politiche nazionali e locali discriminatorie e penalizzanti. Questo perché sono spesso ideate e attuate con scarsa comprensione delle condizioni socio-culturali, con risorse finanziarie non sufficienti e con una organizzazione inadeguata, condizioni dunque che producono un risultato opposto a quello per cui sono create, ossia un aumento della condizione di emarginazione.

Le caratteristiche di un alunno nomade sono da ascriversi alle sue abitudini e al suo ambiente. Egli è:
un bambino libero, perché ha intorno a sé spazi ampi e poche regole a cui sottostare;
autosufficiente, perché ha imparato presto a provvedere a se stesso, ed è quindi, già adulto capace di inventare strategie per la sopravvivenza (ne consegue la brevità del periodo infantile - fantastico);
bisognoso di affetto, per il precoce abbandono a sé stesso da parte degli adulti. Quando scende dalle braccia della madre, il bambino spesso resta affidato a sorelle di poco più grandi;
timoroso ed ansioso verso i non zingari, da cui è abituato a difendersi.
Inoltre, in genere in casa riceve una continua reinterpretazione di quanto apprende fuori.

Le difficoltà che un bambino zingaro incontra nell'ambiente scolastico derivano proprio dalle sue peculiarità:
il suo essere libero in ampi spazi all'aperto lo fa sentire costretto nella struttura scolastica (intesa come edificio, banchi, cattedre...); egli inoltre non è abituato a ricevere ordini e ad accettare regole delle quali non capisce e non accetta il valore;
la sua autosufficienza lo porta da una parte ad avere maggiore stimolo nella creazione dei giochi; nel contempo, gli sono negati gli stimoli culturali e verbali, che hanno i suoi coetanei;
è bisognoso di affetto, ma, al tempo stesso, si rivela estremamente timido ed introverso;
il suo timore verso i non zingari lo induce ad essere reticente nel comunicare le proprie esperienze di vita;
l' uso della lingua materna gli crea maggiori difficoltà nell'ambito linguistico espressivo per incapacità di trasposizione e ricezione della lingua italiana;
presenta labilità di attenzione e memoria.


Lo scolaro nomade rivela notevoli capacità nelle attività espressive, motorie, grafico-pittoriche, musicali e pratico manuali.
E' particolarmente abile nelle operazioni aritmetiche concrete.
La sua accettazione, nei confronti della scuola, dipende dal modo in cui l'ambiente scolastico lo accoglie. Ciò non significa solo che egli deve sentirsi tranquillo e ben accetto (cosa essenziale) ma che deve essere messo in grado di superare le grosse difficoltà di apprendimento per arrivare a dei risultati concreti di alfabetizzazione, che è ciò che lui stesso e la sua famiglia si aspettano dalla scuola.

Dalle indagini svolte è evidente l'alto tasso dell'evasione dell'obbligo scolastico. Inoltre, degli alunni iscritti, la maggior parte sono Sinti o Rom italiani; gli slavi, specie quelli di recente immigrazione, sono quasi del tutto inadempienti.

Con questi gruppi si è lavorato molto in alcune città dove è più attiva l'azione di stimolo del volontariato nei confronti dei pubblici poteri (Roma, Milano, Torino, Emilia, Sardegna).

A Roma, negli anni scorsi è state organizzato con l'aiuto della Regione, un servizio di collegamento fra campi sosta e scuole che prevedeva la sensibilizzazione dei genitori zingari, le pratiche di iscrizione, il trasporto, i rapporti con la scuola, il doposcuola al campo. Durante l'estate, l'attività continuava nei centri estivi per i piccoli Rom, organizzati dal Comune.

Non sempre una buona frequenza porta a risultati positivi e quindi all'ammissione dei bambini alla classe successiva, anche alle elementari.
Ciò a volte dipende dal fatto che le famiglie partono per gli spostamenti estivi in aprile-maggio, facendo perdere al bambino proprio il periodo in cui avviene la valutazione finale. La scuola considera l'alunno come trasferito e non lo valuta. La famiglia non lo iscrive ad un'altra scuola, perché si sposta frequentemente ed ha bisogno di bambini per il lavoro. Quindi nessuno esprime il giudizio finale.
Non vedendosi richiedere il nulla osta al trasferimento, le scuole di provenienza per un certo periodo, hanno rinviato i bambini alle prove suppletive, che si tengono entro la fine di agosto. Ma questo è ancora periodo di viaggio per i nomadi, che rientrano alla base invernale verso la fine di ottobre.

Durante la ricreazione i bambini Rom vengono isolati dagli altri bambini, forte è il loro senso di estraneità. Spesso piangono, hanno paura degli addetti ai servizi sociali, pensano che li portino via (cosa che accade non di rado).

Dal punto di vista dell’apprendimento, hanno difficoltà con la lingua italiana. Per la mancanza di spazio e di luce nelle abitazioni dei campi, i quaderni vengono lasciati a scuola, così anche i più svelti accumulano un gap nell’apprendimento con gli alunni italiani. Per evitare bocciature alle scuole elementari, gli alunni Rom vengono promossi con livelli minimi di alfabetizzazione. Alle medie è un disastro. Il gap diventa insormontabile. La difficoltà di comprendere il linguaggio formalizzato delle lezioni e dei libri di testo, determina la decimazione delle presenze degli scolari maschi, mentre le femmine già in età matrimoniale si perdono. I maschi che continuano la scuola, si assuefanno alla marginalità scolastica, in attesa di passare alle scuole serali CTP prima dei diciotto anni, tollerati perché Rom. I CTP organizzano corsi di istruzione per immigrati. Qui si generano tra immigrati e Rom conflitti razziali. La commistione con africani, ad esempio, rende i Rom ostili (“i negri fanno schifo”); mentre gli africani considerano i Rom, “sporchi zingari”. Molto spesso questa conflittualità porta all’abbandono scolastico da parte dei Rom.

Per quanto riguarda l’integrazione dei Rom nella società maggioritaria dobbiamo considerare la specificità della cultura Rom fondamentalmente di tipo orale. I valori e i comportamenti di ruolo vengono trasmessi per contagio psicologico e apprendimento imitativo diretto, tanto più rigido, quanto più separato, chiuso e autoreferente è il contesto. Bisogna tener conto che una parte consistente, se non la maggior parte, della popolazione dei campi non è alfabetizzata.L’esperienza degli operatori volontari all’interno dei “Campi” Rom mette in luce una delle maggiori difficoltà di inserimento dei Rom nella società maggioritaria.La cultura orale non contempla il saper leggere e scrivere. Ciò comporta l’impossibilità di comprendere le normative e, più semplicemente, le indicazioni scritte, che sono alla base del sistema sociale della società maggioritaria. Negli uffici delle amministrazioni locali, nelle ASL, negli ospedali, nelle scuole, per non parlare dei tribunali, le difficoltà di comunicazione dei Rom sono all’ordine del giorno. Non solo, il non saper leggere rende difficile ai Rom sapersi destreggiare nella toponomastica urbana. La mancanza di alfabetizzazione è tanto più grave se consideriamo, l’altissima mortalità scolastica dei minori Rom i cui genitori non comprendono l’importanza dell’obbligo scolastico.

Il campo, così, come microcosmo autoreferente e separato, li ri-inghiottisce, chiude loro la possibilità di aprirsi a esperienze innovative e conduce alla assunzione di modelli ripetitivi, non di rado coniugati con la criminalità. Non è peregrina l’ipotesi per cui il campo sia funzionale a generare una connivenza omertosa per le attività illegali.

Sfera pubblica e società civile: difficoltà di inclusione. Per quanto attiene i processi di integrazione e inclusione nella società maggioritaria, nonostante le dichiarazioni di buona volontà da parte delle istituzioni pubbliche sollecitate dall’Unione Europea  non è ancora superato l’approccio alla cosiddetta “emergenza nomadi” in un’ottica securitaria. Basti considerare l’accelerazione degli sgomberi, senza fornire alternative degne di una società civile.

Per comprendere la situazione dei minori, le abitudini e gli stili di vita della popolazione Rom bisogna partire dal contesto in cui si trova o è costretta a vivere la popolazione Rom: i cosiddetti “campi nomadi”, benché i Rom siano stanziali da decenni. Il campo è un microcosmo concluso e conchiuso, un sistema sociale totale autoreferente. L’autoreferenzialità è mantenuta e accentuata dal fatto che i campi sono separati, lontani dalla società maggioritaria, sia in senso sociale che urbanistico. La segregazione in spazi circoscritti e controllati ne fanno dei ghetti degradati, dove gli abitanti vengono discriminati su base etnica e in questa modalità vengono schedati con fotosegnaletiche e impronte digitali estese ai minori quattordicenni, non di rado ai più giovani, attraverso sistemi polizieschi pensati per la criminalità organizzata. Ecco di seguito una testimonianza di un Rom da un campo di Milano: “Sono arrivati alle cinque e mezzo, hanno circondato il campo, lo hanno illuminato con le cellule fotoelettriche, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno fatto uscire, ci hanno buttato fuori, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo che tutti debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza”.(da Figli dei “campi” Ass. 21 luglio, 2014)

Ora dobbiamo chiederci che percezione possono avere i minori, se non di paura, senso di impotenza, estraneità e ostilità nei confronti del mondo della società maggioritaria? Se volgiamo lo sguardo alla vita nei “campi”, sorprende chi entra, l’intensità della vita relazionale tra gli abitanti. Di fatto, non c’è distinzione netta tra la sfera privata e la sfera sociale nella cultura e nei modi di vita Rom. Nei campi, intensa è la partecipazione alle varie attività della vita quotidiana, la maggior parte delle quali vengono svolte all’aperto a cominciare dalla preparazione dei pasti; anche per l’angustia degli spazi abitativi interni: roulottes, continers e baracche. I bambini percepiti come la maggiore ricchezza, vivono insieme in uno spazio comunitario, liberi di scorrazzare per i campi dove vengono considerati figli di tutti. Se i genitori vanno in carcere, i figli vengono assistiti dalle altre famiglie.



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mercoledì 1 aprile 2015

LA TEORIA DI HEIM



Burkhard Heim (Potsdam, 9 febbraio 1925 – Northeim, 14 gennaio 2001) è stato un fisico tedesco.

Ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di una teoria di campo unificata, che unisse relatività generale e meccanica quantistica.

Durante la seconda guerra mondiale, fu reclutato dai nazisti. A 19 anni, in un laboratorio, venne accecato dall'esplosione accidentale di un ordigno; inoltre perse entrambe le mani e riportò seri danni all'udito.

Il suo lavoro sulla teoria del tutto è solitamente indicato come teoria di Heim. La validità delle sue ipotesi è al centro di un serrato dibattito nella comunità dei fisici, dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, in quanto la NASA nel 2005 ha annunciato di voler intraprendere alcuni esperimenti volti a dimostrarne alcuni aspetti.

Burkhard Heim è un nome ancora poco noto al pubblico, eppure da molti fisici è considerato oggi un genio la cui opera è solo parzialmente compresa. La NASA si interessa a lui e alla sua teoria eterodossa, detta appunto Teoria di Heim, che potrebbe aprire, dopo ben 50 anni di dimenticatoio, opportunità inimmaginabili ai viaggi spaziali e non solo.

Heim è stato un fisico che ha dedicato gran parte dei suoi 76 anni di vita alla Fisica teorica e alla ricerca di una teoria di campo unificata, cioè una teoria che unisse la relatività generale di Einstein alla Meccanica Quantistica. Il suo interessamento alla Fisica iniziò che aveva solo 18 anni: nel 1943 incontrò il famoso fisico Werner Heisenberg, allora quarantaduenne, che in quel tempo stava lavorando alla realizzazione della bomba atomica. Sappiamo che Heisenberg rimase in Germania durante la seconda guerra mondiale, lavorando sotto il regime nazista, dove guidò il programma nucleare tedesco.

In quell’incontro, Heim propose a Heisenberg di utilizzare certe sostanze chimiche in grado di assicurare un’implosione che avrebbe attivato l’innesco della reazione atomica. Un’idea geniale, che fu però scartata da Heisenberg che la ritenne impraticabile, ma che pure in seguito fu adottata per lo sviluppo della bomba a idrogeno. Nonostante la giovanissima età di Heim, che in quell’incontro con uno dei mostri sacri della Fisica aveva solo 18 anni e nonostante il suo disaccordo sulla proposta di utilizzare un’implosione, Heisenberg rimase impressionato dalle capacità e dalla genialità del ragazzo.

Lo studio della Fisica teorica doveva aspettare per il giovanissimo Heim, che fu infatti richiamato al servizio di leva in aviazione, dove, disgraziatamente per lui, si dedicò ancora alla ricerca sugli esplosivi, che erano stati il suo primo amore nella ricerca. Fu proprio un’esplosione nel suo laboratorio di ricerca che lo menomò a soli 19 anni per il resto della sua vita. Il giovane perse le mani e diventò cieco e quasi completamente sordo, dovette subire una cinquantina di operazioni e convivere per il resto della sua vita con forti dolori. Nonostante queste tremende menomazioni, Heim, aiutato dai suo compagni, si iscrisse nel 1946 alla facoltà di Fisica di Göttingen, dove in seguito riuscì a laurearsi.

Passarono alcuni anni, finché, nel 1952, in un congresso di Astronautica tenutosi a Stoccarda, l’allora venticinquenne Heim presentò una sua teoria per la propulsione interplanetaria sotto il titolo piuttosto esoterico di “L’effetto controbarico dinamico come soluzione del problema astronautico“. Oggi molti fisici teorici stanno tentando l’unificazione attraverso l’introduzione di altre dimensioni oltre le quattro canoniche (le tre spaziali più il tempo). Ma fu Heim che, per primo al mondo, propose l’idea che la gravitazione, le forze elettromagnetiche deboli e forti, potessero essere trattate come distorsioni geometriche in uno spazio di dimensioni superiori. Nonostante il brillante esordio e nonostante le spaventose difficoltà esistenziali a cui era sottoposto, il giovane Heim continuò per tutta le vita i suoi studi sulla teoria dell’unificazione.

Il suo secondo intervento in un congresso di Astronautica fu nel 1954 e un eco delle sue ricerche dovette arrivare fin negli USA se alcuni giornali americani furono in grado di annunciare che erano in corso accordi contrattuali tra Burkhard Heim e  la Glenn L. Martin Company, una compagnia aerodautica statunitense fondata dal pioniere dell’aviazione Glenn Luther Martin che ora fa parte della Lockheed Martin.

Heim chiamava la sua teoria Principio della Dinamica Controbarica e la sua filosofia Sintrometria. Nei suoi lavori, Heim aveva iniziato la progettazione di un veicolo verso Marte. Inutile dire che le teorie così poco ortodosse di Heim entrarono in conflitto con gli interessi corposi  di grandi corporazioni tanto che, per paura di essere rapito o addirittura ucciso, Heim smise di dedicarsi alla ricerca sulle applicazioni pratiche per dedicarsi completamente agli aspetti teorici della sua teoria.
Nel 2004, a tre anni dalla sua morte, l’AIAA o Istituto Americano di Aeronautica e Astronautica ha voluto assegnare un premio nel campo dei voli ad energia nucleare ai due fisici Walter Dröscher e Jochem Hauser,  perché hanno saputo trasformare la teoria di Burkhard Heim in un dispositivo sperimentale di propulsione teoricamente in grado di viaggiare a velocità superluminali, cioè più veloce della luce. Nel 2008, l’AIAA  pubblicò una dichiarazione nella quale affermava che erano state condotte delle indagini  sperimentali in relazione all’esistenza di campi di gravità che non possono essere descritti attraverso la gravitazione convenzionale, ovvero come derivanti dall’accumulo di massa. Le indagini hanno adottato un approccio geometrizzante chiamato Teoria di Heim Estesa che amplia l’idea della geometrizzazione dello spazio di Einstein  impiegando i concetti complementari di Heim.
Secondo Heim, lo spazio è quantizzabile e ha una sua unità di misura che lui chiamava metrone. Quantizzabile significa che tra due “micro-punti” nello spazio c’è il nulla; alle quattro dimensioni di Einstein (quelle dello spazio-tempo ordinario), Heim ne aggiunge altre due, che descrivono lo spazio dei “progetti-disegni” o spazio delle strutture, uno spazio davvero speciale in cui le cose tendono a prender forma nel mondo reale.

A queste sei  dimensioni, Heim ne aggiunge ancora altre sei, le prime due delle quali descrivono lo spazio delle informazioni.

Le altre quattro dimensioni costituiscono uno spazio  davvero speciale: il passaggio dalle possibilità ovvero il mondo delle idee, delle strutture allo spazio in cui, secondo Heim, avviene il “governo” delle possibilità. E’ il passaggio allo spazio della manifestazione. Heim lo chiama anche “Spazio della Mente di Dio“.

Infine, all’attrazione gravitazionale, Heim, aggiunge altre due interazioni che agiscono sulla materia e che sono veicolate da quattro particelle: gravitoni, connessi alla gravitazione tradizionale,
gravitofotoni, fotoni e quintessenze.

La teoria di Heim è una raccolta di idee sulle leggi fondamentali della fisica proposte da Burkhard Heim e poi sviluppate ulteriormente da Walter Dröscher e Jochem Häuser. Molto del loro lavoro originale e delle teorie seguenti che ne sono derivate, non sono passate in peer review. Heim ha tentato di risolvere incompatibilità tra la teoria quantistica e la relatività generale. Per raggiungere l’obiettivo, ha sviluppato un approccio matematico basato sulla quantizzazione dello spaziotempo stesso e ha proposto il “metron” come un quanto (bidimensionale) dello spazio (multidimensionale). Parte della teoria è formulata in termini di operatori di differenza, Heim ha chiamato il formalismo matematico “Selector calculus”.

La matematica alla base della teoria di Heim, richiede uno spaziotempo esteso con dimensioni extra, varie formulazioni di Heim e dei suoi successori coinvolgono sei, otto o dodici dimensioni. Nello spaziotempo quantistico della teoria di Heim, le particelle elementari sono rappresentate come “forme hermetry” o strutture multidimensionali dello spazio. Heim ha affermato che la sua teoria deriva le masse delle particelle direttamente da costanti fisiche fondamentali e che le masse risultanti combaciano con i risultati sperimentali. Questo però è in disussione. Per Heim, questa natura composita era espressione di una struttura interna a sei dimensioni. Dopo la sua morte, altri hanno continuato col suo “iperspazio quantistico”. Sono notevoli le generalizzazioni teoriche avanzate da Walter Dröscher, che ha lavorato in collaborazione con Heim per un periodo. Le loro teorie combinate sono conosciute anche come teorie di “Heim-Droescher”.

Secondo la storia, Burkhard Heim era un disabile e solitario scienziato Tedesco, che aveva lavorato interamente al di fuori del solito contesto della fisica e tra il 1952 e il 1959 aveva sviluppato una nuova teoria delle particelle elementari e della gravità. Sfortunatamente, la sua principale pubblicazione era un libro auto-prodotto, disponibile solo in Tedesco, assieme ad alcuni articoli (in Tedesco) scritti in un giornale sulla aerodinamica. A causa della inaccessibilità dei suoi documenti in Inglese, del suo uso della matematica nonstandard che aveva inventato e del fatto che era molto riservato sui dettagli del suo lavoro, questo è rimasto quasi sconosciuto nella comunità della fisica. Questo è cambiato nel 2002, poco dopo la sua morte, quando Walter Dröscher e Jochem Häuser iniziarono a pubblicare documenti basati sul lavoro di Heim, dichiarando che la sua teoria alternativa della gravità permetteva la possibilità dell’antigravità e della propulsione ultralulimale.

Il campo di torsione, detto campo assione, campo di spin, campo spinore e campo microleptone, è un concetto scientifico che attinge dalla teoria di Einstein-Cartan e da alcune soluzioni non ortodosse delle equazioni di Maxwell. Il concetto del campo di torsione venne concepito nell’Unione Sovietica da un gruppo di grandi fisici negli anni ’80. Il gruppo, guidato da Anatoly Akimov e Gennady Shipov, iniziò la ricerca come Centro delle Tecnologie Nontradizionali sponsorizzato dallo stato.

Tutto è fatto di vuoto. La sua energia fa nascere, penetra e alimenta l’intero mondo esistente. Gli scienziati intelligenti lo sanno, ma sorridono scetticamente. Le nuove rappresentazioni della natura del vuoto fisico non combaciano con l’immagine del mondo creato dalla scienza classica. L’idea del Grande Vuoto, del Dao, era conosciuta in Cina 5000 anni fa. Oggi questa idea promette un cataclisma nella scienza naturale, nella tecnologia e in tutte le sfere della vita. Le equazioni di Shipov sul vuoto fisico spiegano e uniscono tutti i tipi di interazione presenti in natura. Queste formule dovrebbero dare risposte nuove e insolite per diverse aree, come il trasporto, le comunicazioni, la medicina, ecc.. Le soluzioni sono così improbabili che sono difficili da accettare.

Diversamente al meccanismo attribuito agli effetti dello spin quantistico, i campi di torsione coinvolgono l’uso dei classici spinners a lungo-raggio (Pauli) per descrivere tali interazioni. In questo non ci concentriamo sull’equazione di Diraci per descrivere lo spin del fermione, ma su un analogo classico, l’equazione di Bergmann-Michel-Telegedi (BMT) per spiegare gli effetti dello spin. La BMT procede da una estensione quasi-classica dell’equazione di Dirac con un termine di Pauli aggiuntivo e risponde al momento magnetico anomalo dell’elettrone e conferma l’effetto dell’auto-polarizzazione radiativa, ma senza necessità dell’applicazione standard dell’elettrodinamica quantistica.

I campi di torsione hanno anche l’importante caratteristica dell’essere influenzati dalla specifica topologia/geometria degli oggetti macroscopici e dei campi biologici, una caratteristica verificata dal lavoro di Glen Rein sul DNA irradiato da energia non-Hertziana emanata da vari schemi geometrici. I campi di torsione, secondo il lavoro del Dr.Buryl Payne, sono emanati anche da organismi viventi, inclusi gli umani, i gatti, i cani, i cavalli, le piante e i frutti. Possono essere rilevati da un semplice dispositivo di sua invenzione, chiamato “Biofield Meter”, che chiunque può costruire in un’ora con materiali di casa.


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