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giovedì 25 giugno 2015

LE PREALPI VARESINE



Le Prealpi Varesine occupano in territorio italiano la porzione centro settentrionale della Provincia di Varese ed in territorio elvetico parte del Mendrisiotto, del Luganese e del Locarnese nel Canton Ticino.

La cima più elevata è il Monte Tamaro (1967 m s.l.m.), in territorio elvetico.

Esse sono delimitate a nord-ovest dal Lago Maggiore o Verbano (tra Laveno ed il Piano di Magadino), ad est dalla Val d'Agno (Svizzera) e dal ramo occidentale del Lago di Lugano o Ceresio, a sud dalla Pianura Padana.

Le Prealpi Varesine possono essere suddivise in due catene principali, separate dalla valle del Tresa: a nord la Catena Tamaro-Gambarogno-Lema, a sud la Catena Piambello-Campo dei Fiori-Nudo.

La prima è dominata dal Monte Tamaro (1967 m) e dal Monte Gradiccioli (1936 m). Altre vette importanti sono il Monte Paglione (1554 m), il Monte Magno (1640 m) ed il Monte Lema (1621 m). Tra i torrenti che scendono dal Monte Tamaro, il più importante è il Giona, che si immette nel Lago Maggiore nei pressi di Maccagno. Poco più a nord si trova il Lago Delio.

La catena Piambello-Campo dei Fiori-Nudo è composta da diversi gruppi montuosi. Subito a nord di Varese si trova il Massiccio del Campo dei Fiori di Varese, parte principale dell'omonimo gruppo e la cui vetta principale è la Punta di Mezzo (1227 m). Si tratta di una lunga dorsale calcareo-dolomitica, delimitata a sud dal Lago di Varese, ad est dalla Val di Rasa e a nord dalla Valcuvia. Oltre alle numerose grotte, tra le quali spiccano la Grotta Marelli, la Grotta del Remeron, il Bus della Scondurava e la Grotta del Ghiaccio, sono interessanti le "marmitte dei giganti" sul torrente Vellone e le sorgenti perenni del Faggio, del Ceppo e di Fontana Rossa.

Meta di pellegrinaggio è il complesso religioso del Sacro Monte di Varese, che sorge su una delle vette del massiccio. A Punta Paradiso (1226 m) la Cittadella di Scienze Naturali Schiapparelli, che ospita un osservatorio astronomico ed il Centro Geofisico Prealpino. Sul Monte Tre Croci (1124 m) si trova la stazione dei fulmini De Bernardi, sul Monte Tre Crocette (1033 m) l'ex Grand Hotel Campo dei Fiori, sulla Punta di Orino (1139 m) si trovano i ruderi di un forte militare.

Ad est del Campo dei Fiori, superata la Val di Rasa di Varese si trova il Gruppo della Martica (1032 m). Il gruppo è delimitato ad est dalla Valganna, a nord dalla Valcuvia, ad ovest dalla Val di Rasa ed a sud dalla città di Varese. Il Martica è di origine geologica simile al Campo dei Fiori. Degne di nota sono le Grotte di Valganna, l'Antro delle Gallerie, il Boeuc dul Alabastro, le Cascate di Valganna e le Forre della Valganna, formate dalle acque del torrente Fredda e del fiume Olona. Alti interessanti fenomeni naturali sono i pinnacoli calcarei del Monte Chiusarella (915 metri) ed i thor (gigantesche rocce abbandonate dai ghiacci) del Monte Martica. Appartiene al Gruppo del Campo dei Fiori anche il Gruppo del Mondonico, che comprende il Monte Mondonico (807 m) ed il Monte Scerrè (796 m).

A est della Valganna si trova il Massiccio del Monte Piambello (1129 m), delimitato a nord-est dal Lago Ceresio, a sud-est dalla Valceresio. Fa parte del gruppo omonimo anche il gruppo dei Sette Termini (o Bedeloni) che col Monte La Nave tocca i 988 metri. Altre vette del gruppo sono il Monte Mezzano (922 m), I Bedeloni (972 m) ed il Monte Castelvecchio (623 m). A sud est, oltre la Valceresio si trova il Gruppo del San Giorgio-Pravello, in gran parte compreso nel Canton Ticino. La cima principale è il Monte San Giorgio (1100 m); appartengono al gruppo anche il Monte Pravello (1015 m), il Monte Orsa (998 m) ed il monte Sant'Elia (678 m).

Tra la Valcuvia, la Valtravaglia ed il Lago Maggiore si trova il Gruppo della Valcuvia, il più elevato delle Prealpi Varesine meridionali con i 1235 metri del Monte Nudo. Appartengono al gruppo il Sasso del Ferro (1062 m), Poggio Sant'Elsa (950 m), i Pizzoni di Laveno (1203 m), il Pizzo di Cuvignone (1018 m), il Monte della Colonna (1203 m), il Monte San Martino (1087 m) ed il Monte Pian Nave (1058 m).

Il Monte Tamaro (1.961 m s.l.m.) si erge a sud-ovest del Passo del Monte Ceneri e divide con il passo e altri monti il Canton Ticino in Sopraceneri e Sottoceneri. Una funivia collega Rivera (Svizzera) paese posto ai suoi piedi con l'Alpe Foppa posto a 1567 m. In passato fu anche una stazione sciistica.
Negli anni novanta, venne costruita all'alpe Foppa, su progetto di Mario Botta, la Cappella di Santa Maria degli Angeli, con all'interno pitture di Enzo Cucchi. Altre opere d'arte di natura scultorea sono la Madonna del Tamaro di Antonio Danzi, Il guardiano del tempio di Luca Marcionelli e Suspended Cube di Jaya Schürch.
Presso la sommità imponenti antenne sono state poste dalla Swisscom per collegare telematicamente il cantone con il resto della Svizzera.
A partire dagli anni Sessanta, con l'apertura dell'ovovia Rivera-Alpe Foppa, il Monte Tamaro divenne una medio-piccola stazione sciistica. Furono realizzate una seggiovia biposto, tre skilift ad ancora ed una manovia. Le piste erano cinque ed erano lunghe complessivamente circa 15 km. Una pista consenteva di scendere fino alla stazione intermedia dell'ovovia, in località Pian di Mora a 1150 m, mentre la seggiovia biposto consentiva di raggiungere i 1650 m.
Negli anni Novanta gli inverni scarsamente nevosi misero in difficoltà economiche i gestori degli impianti. Per questo nel 2003, complici anche le previsioni di un lento ed inesorabile surriscaldamento globale, si decise di chiudere gli impianti sciistici e di trasformare la località in un grande parco divertimenti estivo. Alla stazione intermedia dell'ovovia fu aperto un parco avventura, mentre all'arrivo dell'ovovia, all'Alpe Foppa, vennero realizzate una slittovia biposto  ed una tirolese.

La Catena Tamaro-Gambarogno-Lema si trova in Svizzera (Canton Ticino) ed in Italia (Provincia di Varese). Prende il nome dal Monte Tamaro, dal Monte Gambarogno e dal Monte Lema, montagne più significative del gruppo.
Ruotando in senso orario i limiti geografici sono: Passo del Monte Ceneri, Val d'Agno, Lago di Lugano, Valle del Tresa, Lago Maggiore, Piano di Magadino, Passo del Monte Ceneri.

La Catena Piambello-Campo dei Fiori-Nudo si trova in provincia di Varese) ed in parte minore in Canton Ticino. Prende il nome dal Monte Piambello, dal Massiccio del Campo dei Fiori e dal Monte Nudo, montagne più significative del gruppo
Ruotando in senso orario i limiti geografici sono: Valle del Tresa, lago di Lugano, colline del Varesotto, Lago Maggiore, Valle del Tresa.

I versanti del monte Gradiccioli scendono su tre vallate: a sud verso il Malcantone, a est verso la Valle del Vedeggio e a ovest verso la Val Veddasca. A nord invece si congiunge alla vetta del Monte Tamaro che lo sovrasta di qualche metro.
Il monte è facilmente raggiungibile dal paese di Arosio, nel Malcantone. Una mulattiera ben segnata conduce ad un passo di montagna denominato "Bassa di Arosio (1.367 m)" in poco più di un'ora di cammino. Dal passo si segue la cresta nord-est fino in vetta. Solo in inverno, con neve abbondante o ghiaccio, la cresta può essere pericolosa, essendo abbastanza ripida. Sono consigliabili in questo caso le ciaspole o i ramponi. Il monte si raggiunge anche effettuando la traversata Monte Lema-Monte Tamaro, molto conosciuta e frequentata nel Canton Ticino.
Dalle sue pendici nasce il fiume Magliasina che scorre nel Malcantone e dal suo versante est sgorgano ricche sorgenti che la città di Lugano ha sfruttato sin dagli inizi del secolo scorso, questo versante a differenza degli altri due erbosi, è ricoperto da una ricca foresta di conifere, frutto di una piantagione effettuata dalla città di Lugano a protezione delle sorgenti che portano il nome Cusello.

Il Monte Lema è una montagna di 1.624 m s.l.m. sul versante svizzero è raggiungibile con una funivia che parte da Miglieglia. Sulla sommità vi è un ristorante con servizio di piccolo albergo, un osservatorio astronomico amatoriale e una stazione meteorologica con un'antenna radar. La vetta è compresa in un vasto tracciato di sentieri che si snodano su queste prealpi per oltre ottanta chilometri.
La via più frequentata è la traversata dal Monte Lema al Monte Tamaro, si cammina sulla cresta delle montagne e la magnifica vista si estenda dal Lago Maggiore al Lago Ceresio. Meta anche di escursionisti in Mountain bike. In passato, tra gli anni sessanta e novanta del XX secolo, il Lema fu anche una piccola stazione sciistica, composta da due skilift, chiusa poi per scarsità di innevamento e mancanza di clientela.
Discendendo verso il versante italiano (comune di Dumenza) si raggiunge il Pradecolo (1184 mlsm), alpe con un rifugio alpino con cappelletta annessa e qualche baita privata. Poco più in basso (979 m) il monastero benedettino della Santissima Trinità. Alla più panoramica alpe Pianello, la comunità Gautama fondata sui principi di Osho. La strada termina in località Cinque Vie (Due Cossani).

Il lago Delio o lago d'Elio è uno specchio lacustre naturale in provincia di Varese nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca al confine con il comune di Tronzano Lago Maggiore.
L'origine del lago è di escavazione glaciale, tuttavia l'intervento umano con la successiva costruzione di due dighe di contenimento ha cambiato di molto l'aspetto originario del lago. Il lago si trova equidistante tra Maccagno e il confine italo-svizzero. È raggiungibile da Maccagno tramite la strada provinciale 5.
Un primo sbarramento sul lago fu realizzato nel 1911. Sulla base di questi lavori furono poi realizzati negli anni sessanta due nuovi sbarramenti che innalzarono ulteriormente il livello del lago. L'invaso così creato è utilizzato per la produzione di energia elettrica tramite la Centrale idroelettrica di Roncovalgrande.

Il Campo dei Fiori si trova a nord della città di Varese ed è tutelato dal Parco regionale Campo dei Fiori.
Agli inizi del Novecento, come su altre vicine vette prealpine sopra i laghi, come il Monte Generoso ed il Mottarone, anche sul Campo dei Fiori iniziò un importante sviluppo turistico. Nel 1911, dopo un anno di lavori, fu inaugurata la funicolare Vellone-Campo dei Fiori, che in poco più di 10 minuti raggiungeva i 1.032 m s.l.m. del Monte Tre Crocette, anticima del Monte Tre Croci. Subito dopo vi fu aperto anche il ristorante Belvedere e l'anno seguente fu inaugurato il Grand Hotel Campo dei Fiori, entrambi progettati dall'architetto Giuseppe Sommaruga in stile Liberty.
Lungo la strada carrozzabile che raggiunge il Campo dei Fiori furono edificate residenze private, progettate anch'esse in stile Liberty, dagli architetti Silvio Gambini, Arturo Taddio e lo stesso Sommaruga (villa Petazzi, villa Savina Armiraglio, villa Mercurio', villa Edera e villa De Grandi.
Negli anni venti e anni trenta la località si affermò come meta del turismo d'élite europeo. Durante la seconda guerra mondiale il complesso fu adibito ad ospedale dei feriti e nel secondo dopoguerra andò incontro ad un rapido declino: nel 1958 si decise di sospendere l'esercizio della funicolare, sostituendola con degli autobus e nel 1968 il Grand Hotel e il ristorante Belvedere furono chiusi. Dagli anni ottanta l'edificio dell'albergo è stato utilizzato come supporto di antenne e diripetitori televisivi.
Negli anni sessanta veniva praticato lo sci di fondo su una pista lunga circa 4 km, che corrisponde all'attuale sentiero militare, che conduce dal Belvedere al Forte di Orino. Per alcuni inverni, venne montata anche una manovia per principianti, presso Punta Trigonometrica, che consentiva di praticare lo sci alpino.
Per salvaguardare il delicato ecosistema del massiccio, nel 1984 fu istituito il Parco regionale Campo dei Fiori, con sede a Brinzio. All'interno del parco furono istituite sei riserve naturali speciali, soggette a tutela particolare. La sommità del massiccio del Campo dei Fiori, dal borgo di Santa Maria del Monte sino al Forte di Orino, è interamente compresa nella "Riserva naturale parziale Campo dei Fiori". L'istituzione del parco ha permesso una maggior valorizzazione dei sentieri silvestri, che sono stati ripristinati e dotati di apposita segnaletica, e delle aree naturali ricomprese nel territorio.
Il massiccio del Campo dei Fiori è caratterizzato da vasti boschi di latifoglie. Alle quote meno elevate il castagno è la specie dominante. Sopra gli 800-900 m s.l.m. è, invece, il faggio a spadroneggiare. Nella zona sommitale del massiccio (oltre i 1100 metri) sono poi presenti fitte abetaie di abete rosso, essenza impiantata artificialmente agli inizi del Novecento. I prati magri sono quasi totalmente scomparsi e permangono soltanto nei pressi del Monte Pizzella, di Punta di Mezzo e del Forte Orino.

La Val di Rasa collega la conca della città di Varese con la Valcuvia. Il suo territorio inizia nel comune di Varese, a nord della frazione di Fogliaro, e termina ad ovest di Brinzio, dove il torrente Valmolina raccoglie le acque del Pardomo.
È suddivisa in due segmenti dal Passo della Mottarossa (565 m s.l.m.). A sud si trova la bassa valle, solcata dal principale ramo sorgentizio del fiume Olona, dove si trova l'abitato di Rasa; a nord del passo, si trova invece la conca di Brinzio, nella quale scendono molti torrenti, che confluiscono nel torrente Valmolina.
La Val di Rasa è stretta tra i massicci del Campo dei Fiori (1227 m s.l.m.) ad occidente e della Martica-Chiusarella (1032 m s.l.m.) ad oriente, entrambi compresi nelle Prealpi Varesine.
La valle è ricca di corsi d'acqua e zone umide.
Il fiume Olona ha in questa valle tre delle sue sei sorgenti. La principale si trova a monte di Rasa, in località Fornaci della Riana, a 548 m s.l.m., nel parco di Villa Cagnola, una villa di inizio novecento, che il Parco Campo dei Fiori ha in progetto di recuperare. Presso l'abitato di Rasa confluiscono nell'Olona gli altri due rami sorgentizi ed alcuni affluenti, i torrenti Legnone, Des e Sesnivi o Valle del Forno. Più a sud in località Gottardo, confluiscono nell'Olona anche i torrenti Braschè e Pissabò.

La conca di Brinzio è altresì interessata da numerosi corsi d'acqua. I torrenti Intrino, Rio di Brinzio e Buragona, che discendono dal Campo dei Fiori, confluiscono nel Laghetto di Brinzio, che è alimentato anche da sorgenti interne al bacino. Suo emissario è il solo torrente Brivola, che attraversa la parte meridionale dell'abitato brinziese e confluisce nel Valmolina presso l'inizio della Strada provinciale 45. Nel Valmolina confluisce anche il Riazzo, che nasce in cresta al Campo dei Fiori, nel territorio di Varese.
A sua volta, il torrente Valmolina nasce dall'unione di diversi ruscelli montani, che confluiscono l'uno nell'altro in località Cascina Valicci, sulla Martica, a Brinzio. In seguito, dopo essere disceso dal monte, il torrente attraversa il centro storico brinziese, si unisce al rio Brivola e forma la Cascata del Pesegh (o Pesech), alta 27 m, fino ai primi del XX secolo sfruttata per produrre energia elettrica. Scendendo verso Castello Cabiaglio, il Valmolina raccoglie anche le acque del torrente Pardomo, ed infine confluisce nel Rancina, il quale percorre l'alta Valcuvia.
Nel territorio comunale di Brinzio vi sono altresì alcune torbiere, la principale delle quali è il cosiddetto Pau Majur.

Il monte Chiusarella è una montagna alta 915 m s.l.m. compresa nel territorio dei comuni di Varese e Induno Olona (provincia di Varese), in Lombardia. Fa parte del parco regionale del Campo dei Fiori ed è un belvedere su Varese, la pianura e l'arco alpino e prealpino.

Il Monte Màrtica è una montagna  alta 1.032 metri s.l.m.. Fa parte del gruppo delle Prealpi varesine, nel territorio dei comuni di Brinzio, Induno Olona, Valganna e Varese.
Il complesso montuoso del Monte Martica appare, dall'alto, come un grosso irregolare "apostrofo" che, sulla destra verso oriente, segue la prima parte della Valganna partendo da Bregazzana: sull'altro versante fronteggia il Monte Monarco, il Monte Minisfreddo e il Monte Poncione, detto anche Poncione di Ganna, cima di poco inferiore ai 1000 m s.l.m. e che si distingue per pareti rocciose verticali proprio sopra il paese di Ganna e di fronte alla cima della Martica. Sul lato inclinato grosso modo sull'asse Nord-Ovest/Sud-Est la montagna si affaccia sulla breve Valle del Pralugano dal laghetto di Ganna al paese di Bedero Valcuvia.
Più o meno a quota 650 m s.l.m. su questo lato si distinguono bene, se osservati dalla parte alta di Bedero Valcuvia e del Monte Mondonico, i Valicci o Tre Valicci, una unica bella radura con tre vecchie costruzioni. L'accesso orientale a questi prati è lungo il sentiero che porta al comune di Brinzio, situato a Sud-Ovest del monte lungo la Val di Rasa. Il sentiero più agevole, e più lungo, per raggiungere la cima del monte è quello che parte nei pressi di Bregazzana, è largo e con poca pendenza. Un altro sentiero, più stretto e nel folto del bosco e con varia pendenza, parte da Bedero Valcuvia, un altro è quello del Brinzio che raggiunge il precedente, un altro ancora, più ripido, parte dal fondo della Val Ganna, poco prima del paese di Ganna provenendo da Varese e, seguendo un crinale da sud-est a nord-ovest, raggiunge il sentiero da Bregazzana poco prima della vetta.
La cima è piana e circondata dal bosco, consta di due quote (1028 metri s.l.m. e 1032 metri s.l.m.) una posta a occidente, l'altra ad oriente, su entrambe le quali si trovano i resti di altrettanti appostamenti d'artiglieria scoperti (o "in barbetta") realizzati nell'ambito della Frontiera Nord, il sistema difensivo impropriamente noto come Linea Cadorna. Un terzo rilievo, posto tra le due quote su un esiguo sperone roccioso con suggestiva vista sulla Valganna, ospita una piccola croce. Sotto di esso, sul versante sud del massiccio, si trova la cosiddetta cava della Motta Rossa, vasto sito di estrazione del porfido dismesso dal 1993.

Il Monte Scerrè è alto 796 m s.l.m.e si trova nei territori dei comuni di Bedero Valcuvia, Cunardo, Valganna, in provincia di Varese e fa da spartiacque fra la Valcuvia e la Valganna. Sulle sue pendici si trova il paesino di Mondonico, frazione della Valganna.
La Bevera è un torrente della provincia di Varese, affluente dell'Olona. Nasce dal Monte Scerrè, presso Baraggia di Viggiù e scorre in direzione nordest-sudovest confluendo da sinistra nell'Olona a Varese. Attraversa i comuni di Viggiù, Arcisate, Cantello, Malnate e Varese. Il principale affluente è il Cavo Diotti. Le falde e molte sorgenti del fiume Bevera alimentano almeno il 60% dell'acqua potable della città di Varese e dei comuni limitrofi.
La fauna ittica comprende la trota fario, lo scazzone, il vairone, il gobione, il pesce persico, il persico sole, l'alborella, la lampreda padana ed il cobite comune.
La cappella della Madonna degli alpini è situata sul Monte Scerrè, da cui si gode un ottimo panorama su Bedero e tutta la Valcuvia. È stata dedicata a tutti gli alpini della valle nel 900'. Periodicamente, si svolgono feste e celebrazioni promosse da diverse organizzazioni, soprattutto il gruppo degli alpini.

La Madonnina del Filo si trova a poco meno di cento metri dalla Cappella della Madonna degli Alpini, sul monte Scerrè, in una specie di "nicchia" scavata nella roccia. È stata costruita da dei boscaioli, nei primi decenni del 1900, quando la legna era una preziosa risorsa per il paese e parecchi lavoravano come boscaioli. Il trasporto della legna dai boschi situati in quella zona dove ora sorge la Madonnina, avveniva mediante una sorta di teleferica costituita da un cavo di acciaio (filo) sul quale venivano appesi i fasci di legna, che per gravità, data la pendenza, scivolavano a valle in un punto accessibile ai carri che la trasportavano poi in paese per venderli. Questa operazione veniva effettuata dai boscaioli del posto, che nella stagione invernale si associavano in gruppo per il lavoro di taglio e trasporto della legna.
Durante l'inverno del 1927 alcuni boscaioli di Bedero stavano trasportando in questo modo la legna, tagliata nei boschi situati sul Monte Scerrè. Durante l’operazione uno dei boscaioli restò impigliato nel carico di legna che partiva con rapida accelerazione, trascinandolo per un pezzo, dopo di che si staccò cadendo rovinosamente sulle rocce, ma fortunatamente restò illeso. I boscaioli, riconoscenti per l'episodio che aveva del miracoloso, in quel punto, sul Monte Scerrè, vollero costruire una piccola nicchia nella quale collocarono una Madonnina, che nella denominazione popolare divenne la “Madonna del Filo”.

Alcuni manufatti della Frontiera Nord, si trovano nel versante più a nord del monte e consistono in una serie di trincee con postazioni per fucilieri e mitragliatrici, in tutto simili a quelle presenti sul resto del territorio dell'Alto Varesotto. I manufatti si possono raggiungere tramite un sentiero che risale nei boschi staccandosi dalla strada che risale dalla Valcuvia, poco dopo Bedero Valcuvia, sulla strada che porta a Cunardo, oppure risalendo il fianco nord-orientale del monte, dalla ex stazione dei tram di Ghirla. Altre tracce della Frontiera Nord sono presenti verso la vetta del monte, ma sono assai difficili da individuare perché nascoste dalla vegetazione.

Il Monte Piambello è interamente compreso nel territorio della Provincia di Varese, in Lombardia.
Domina il paesaggio del territorio di Valganna, della Valcuvia, della Valceresio, di Cuasso al Monte e di Marzio, e coi suoi 1.125 metri s.l.m., tra il lago di Ghirla e il Lago di Lugano, rappresenta la maggiore vetta della zona.
Di origine vulcanica, ebbe il suo periodo di massima attività nel permiano medio.

La Valceresio è una valle dell'alta provincia di Varese, formata da undici comuni: Arcisate, Induno Olona, Cantello, Besano, Porto Ceresio, Clivio, Viggiù, Saltrio, Brusimpiano, Cuasso al Monte, Bisuschio.
Comprende la parte Sud della valle del lago di Lugano e si stende fino all'alta valle del fiume Olona. Confina con la Svizzera e la provincia di Como; Induno Olona è il comune più popoloso mentre la sede della Comunità Montana è ad Arcisate che si trova a metà della valle e antica sede della Pieve. La popolazione è di 50.000 abitanti circa, impiegata prevalentemente nel settore terziario e, in misura minore, nel settore primario (ad es. attività estrattiva, settore lattiero caseario, coltivazione di asparagi, foraggi ecc.); una parte importante della popolazione lavora nelle industrie della vicina Svizzera. Fa parte della Comunità Montana del Piambello.

Il monte Castelvecchio (622 m s.l.m.) è situato nel comune di Cunardo, si erige nella zona prealpina in mezzo alle valli dell'Alto Varesotto.
Il nome deriva da una fortezza fatta erigere nel 900 da Liutprando re dei Longobardi, molto utile per la sua posizione strategica che dominava la Valcuvia e la Val Marchirolo. Il castello fu incendiato ben tre volte - nel 1164, nel 1447 e poi solo settant'anni dopo. Signori milanesi tra cui anche i Visconti, seppero sfruttare le sue potenzialità difensive. Più tardi verso la metà del 1700 le rovine del castello vennero usate per la costruzione della chiesa parrocchiale.
Attualmente Castelvecchio è una località di Cunardo ai piedi del monte.

Il Monte San Giorgio è raggiunge un'altezza di 1097 metri s.l.m. e giace circondato da due rami del lago Ceresio (lago di Lugano).
Monte San Giorgio è situato a sud del lago di Lugano al confine fra Lombardia e Svizzera e fa parte di un piccolo gruppo montuoso incuneato nel lago che comprende il Prasacco (poco più di un colle), che fa parte della Svizzera, il Poncione d'Arzo o Pravello (1.015 metri s.l.m.) su cui passa la linea di confine e il Monte Orsa (998 m) in territorio italiano.

La Valtravaglia è percorsa dal torrente Margorabbia. Fu feudo dapprima dei Sessa, in seguito dei Rusca sino al 1511. La valle inizia a Grantola, dove il Margorabbia, proveniente dalla Valganna, si unisce al torrente Rancina, proveniente dalla Valcuvia. La valle termina a Germignaga, dove il Margorabbia confluisce nel fiume Tresa.
Comprende varie parrocchie tra cui quella antica di Domo.

Il Monte Nudo è interamente compreso nel territorio della Provincia di Varese.
Domina il paesaggio del territorio della Valtravaglia e della Valcuvia, e coi suoi 1.235 m s.l.m. rappresenta la maggiore vetta della zona.
Il nome attuale, traduzione italiana dal lombardo biota (nuda, spoglia), è dovuto al fatto che fino agli anni settanta la cima del monte era completamente priva di vegetazione arborea.

La Valcuvia è una valle situata a nord della provincia di Varese.
È caratterizzata da aree prettamente montane che si estendono tra il Monte Nudo (1235 m) ed il Monte Campo dei Fiori (1226 m), aprendosi sul Lago Maggiore, e da un orientamento prevalentemente est-ovest. Una parte della valle è attraversata dal torrente Boesio che sfocia nel lago in località Laveno.
Il suo nome deriva dal villaggio storicamente più importante che era Cuvio, capoluogo del Feudo dove risiedevano le autorità civili: il Feudatario appunto e il Pretore, ed era sede di Pieve e di Distretto. Alcuni vogliono farlo derivare dal latino "vallis cum via", "Valle con via", in quanto probabilmente è stata fin dai tempi degli antichi romani un luogo di passaggio. Se così fosse sarebbe un'eccezione unica perché altre valli avevano la stessa caratteristica senza che nessuna ha preso il nome dalla rispettiva generica strada. Altro luogo particolare è Arcumeggia (frazione di Casalzuigno), il cui nome deriva dal latino "arx (rocca)" e "media (di mezzo)", in quanto si trova a metà strada tra due valli e fu sede di una fortezza, ora non più esistente.

Il Sasso del Ferro è una montagna posta a dominio del Lago Maggiore, immediatamente sopra Laveno.
La Cestovia Laveno-Poggio Sant'Elsa, rinnovata nel 2006, conduce fino a quota 974 m s.l.m. dove si trova la terrazza panoramica di Poggio Sant'Elsa. Negli anni sessanta sorsero anche due impianti per la pratica dello sci alpino, che vennero però ben presto dismessi a causa della scarsità di neve durante tutta la stagione invernale.
La montagna è tra le più frequentate come punto di lancio dagli appassionati di parapendio e deltaplano.
Sul belvedere appena fuori la cestovia si trova infatti una pedana per il decollo dei deltaplani, mentre a circa 15 minuti di sentiero c'è uno spiazzo molto inclinato adibito a decollo per parapendio.

Il Monte Pian Nave (1.058 m s.l.m.) delimita a ovest la Valtravaglia.
Si trova fra il Lago Maggiore ed il Lago di Lugano subito prima del confine con la Svizzera. Porta anche il nome di una delle frazioni del comune di Porto Valtravaglia.
Su questo monte si stende un tratto della Frontiera Nord.

Il monte Gambarogno (1.734 m s.l.m.) si erge nel Canton Ticino (Svizzera).
È situato sopra l'Alpe di Neggia sul territorio di Indemini nel Gambarogno. Sul monte nel 2000 è stata posata una croce giubilare dove ogni anno viene celebrata una messa. Il monte Gambarogno può essere raggiunto da Neggia in 45 minuti.
Il Monte Rogoria, detto anche Rogorio o Motto Croce, è situato sul confine tra il Canton Ticino e la Lombardia con un'altitudine di 1184 m.
La vegetazione sulla cima, che domina il lago Verbano e le isole Borromee, è composta da faggi.

Il monte Monarco alto 858 m s.l.m. è interamente compresa nel territorio della provincia di Varese, nei comuni di Valganna, Induno Olona e Arcisate.



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domenica 21 giugno 2015

LE PREALPI COMASCHE



Le Prealpi Comasche sono una sottosezione delle Prealpi Luganesi. La vetta più alta è il Pizzo di Gino che raggiunge i 2.245 m s.l.m..
Si trovano in Italia (Provincia di Como) ed in Svizzera (Canton Ticino).
Secondo la SOIUSA si suddividono in tre supergruppi:
la Catena Gino-Camoghè-Fiorina a nord del Lago di Lugano,
la Catena Tremezzo-Generoso-Gordona tra il Lago di Lugano ed il Lago di Como,
la Catena del Triangolo Lariano tra i due rami del Lago di Como.

La Catena Gino-Camoghè-Fiorina prende il nome dal Pizzo di Gino, dal Monte Camoghè e dalla Cima di Fiorina, montagne più significative del gruppo.

La Catena Tremezzo-Generoso-Gordona prende il nome dal Monte di Tremezzo, dal Monte Generoso e dal Sasso Gordona, montagne più significative del gruppo.

Il Triangolo Lariano o Penisola Lariana è la parte di terra compresa fra i due rami del Lago di Como, detto anche "Lario", da cui il nome del triangolo. Occupato da rilievi montuosi prealpini, che culminano col Monte San Primo (1.686 metri), è tagliato in senso verticale dal solco della Valassina (o Vallassina), entro cui scorre il primo tratto del fiume Lambro. L'ente territoriale ad esso corrispondente è la Comunità montana del Triangolo Lariano.

È cinto a sud da cinque laghi di piccole dimensioni: Montorfano, Alserio, Pusiano, Annone e Garlate

I suoi vertici ideali sono Como, Bellagio e Lecco. Per quanto riguarda i suoi lati, i primi due sono facilmente delimitati dalla sponda del Lario; mentre il lato meridionale è più difficile da chiarire, tuttavia si può fare riferimento alla strada che da Como porta a Lecco, costituita nel primo tratto dalla Statale Briantea e poi dal bivio di Tavernerio dalla Statale dei laghi di Pusiano e di Garlate. Oltre i centri urbani sopracitati, fra i comuni più importanti vi sono Erba, Ponte Lambro, Canzo e Asso (con i vicini comuni di Sormano, Caglio e Rezzago). Dopo Asso si arriva a Lasnigo, proseguendo poi fino a Magreglio e Civenna. Distinti sono i comuni lacuali e perilacuali: Blevio, Torno, FaggetoLario, Pognana Lario, Nesso, Lezzeno, Bellagio, Zelbio, Veleso e Valbrona in provincia di Como; Oliveto Lario, Valmadrera e Malgrate (LC). Nel suo territorio è compresa la Comunità Montana del Triangolo Lariano che ne costituisce la gran parte della superficie, in pratica quella appartenente alla Provincia di Como.

Il Camoghè è una montagna alta 2228 m s.l.m. La sua vetta segna il confine tra il Distretto di Bellinzona (comunanza Monteceneri-Cadenazzo) e quello di Lugano (comune di Ponte Capriasca).
Il fianco di nord-est scende verso la Valmaggina, una laterale della Valle Morobbia; il fianco di nord-ovest scende verso la Val di Caneggio; il fianco meridionale forma la Valle di Serdena. Le acque delle valli di Serdena e Caneggio danno origine al fiume Vedeggio. La sua quota relativamente elevata per le prealpi la pone in un ambiente intermedio tra quello alpino e quello prealpino. L'abbondanza di ferro nelle sue rocce le tinge spesso di colore rossiccio. Vi cresce una specie floreale endemica di questa regione la Androsace Brevis.

Il Gazzirola è una montagna imponente, dalla cui vetta si snodano tre crinali, che determinano anche i confini comunali di Lugano (Svizzera, a sud-ovest), Ponte Capriasca (Svizzera, a nord) e Cavargna (Italia, a est). Dal versante sud-occidentale della montagna nasce il fiume Cassarate che forma la Val Colla; il pendio nord scende ripido verso la Corte Lagoni, da cui si origina il ramo meridionale del fiume Vedeggio; il fianco orientale costituisce alcune laterali della Val Cavargna. Salendo sulla montagna da Bogno o da Certara, sul sentiero si possono incontrare tre rifugi: la Capanna San Lucio (Svizzera, 1.540 m s.l.m.), il Rifugio San Lucio (Italia, 1.554 m s.l.m.) e il Rifugio Garzirola (Italia, 1.974 m s.l.m.).

Il monte Bregagno è una montagna alta 2.107 m s.l.m. Si trova sulla sponda occidentale del lago di Como e, benché di modesta altezza, con la sua imponenza domina tutto l'alto Lario.
Dalla sua vetta, che segna il confine tra i comuni di Plesio, Cremia e Garzeno, si delinea verso ovest il cosiddetto "costone del Bregagno" che comprende le cime del monte Marnotto (2.088 m s.l.m.), pizzo d'Aigua (1.954 m s.l.m.), monte Tabor (2.079 m s.l.m.), cima Pianchette (2.158 m s.l.m.). e pizzo di Gino (2.245 m s.l.m.).
La lunga dorsale sud, altrepassata l'anticima del Bregagnino e la sella di Sant'Amate, si innalza negli speroni rocciosi del monte Grona.

Il monte Bar si presenta con una forma particolarmente tondeggiante affiancato alla cima gemella del monte Cavaldrossa a sud-ovest. Proprio per questa sua forma caratteristica è meta di escursioni tutto l'anno, d'estate e in inverno. Con neve abbondante può essere salito con ciaspole e anche in scialpinismo.
Diversi sentieri consentono, senza particolari difficoltà, di raggiungere la vetta; il più diretto parte dal paese di Corticiasca, la meta si raggiunge in circa 2 ore. Bella è anche l'escursione che parte dalla chiesa parrocchiale di Colla. Un comodo sentiero porta all'alpeggio di case Barchi (1243 m), prosegue poi per ampi pascoli fino a raggiungere la cresta che separa il monte Bar dal monte Gazzirola. Si segue tutta la cresta fino in vetta.
Nonostante la quota relativamente modesta, il panorama dalla cima è estremamente vasto. In giornate limpide sono visibili praticamente tutti i gruppi montuosi delle Alpi, la pianura lombarda, l'Appennino Ligure. Poco sotto la cima si trova a 1.600 m la capanna Monte Bar, aperta tutti i giorni, dove è possibile rifocillarsi e trovare alloggio per la notte.

La Cima di Fiorina (1.810 m s.l.m. - detta anche Cima di Fojorina) si trova sul confine tra l'Italia e la Svizzera.
La montagna è collocata a nord del Lago di Lugano tra il Gazzirola e la Cima dell'Oress.

Il monte Generoso o Calvagione (1.704 m) è situato al confine tra Svizzera e Italia. La vetta conosciuta anche come punta Càdola è condivisa tra il comune italiano di San Fedele Intelvi e quello svizzero di Rovio. Del massiccio fa parte una cima leggermente più bassa detta Baraghetto (1.701 m), appena più a nord di quella principale.
Il 7 settembre 1893 accolse la visita della regina Margherita di Savoia e del principe ereditario futuro re Vittorio Emanuele III.
Il monte si trova sulla sponda orientale del lago Ceresio tra Lugano e Chiasso, così come non è lontano dalla sponda occidentale del Lario (lo separa la val d'Intelvi). Il confine tra Italia e Svizzera si trova sui versanti orientale e settentrionale. I versanti sud e ovest appartengono alla Svizzera, il versante nordest all'Italia, l'area della parte elvetica risulta preponderante.
La montagna è di facili e molteplici accessibilità, anche se il suo lato nordoccidentale è particolarmente scosceso. Dalla frazione Orimento (1.275 m) nel comune di San Fedele Intelvi in Italia, dove sorge l'omonimo rifugio, partono un paio di sentieri che in meno di due ore portano agevolmente in cima.
Sul versante orientale in territorio italiano è stata da pochi anni scoperta una grotta, che ha preso il nome di Caverna Generosa, ma comunemente conosciuta come Grotta dell'Orso perché vi sono stati trovati i resti di un orso delle caverne (Ursus spelaeus) risalenti ad un periodo compreso tra i 50.000 ed i 30.000 anni fa. La fauna fossile è costituita da molte altre specie tra cui il lupo (Canis lupus), l'orso bruno (Ursus arctos), lo stambecco (Capra ibex), l'alce (Alces alces) e molti altri.
Ancora al suo interno più recentemente sono stati rinvenuti reperti attribuibili all'uomo di Neandertal, risalenti ad un periodo compreso tra i 50.000 ed i 60.000 anni fa. La montagna è comunque ricchissima di anfratti, ad oggi sono censite 92 grotte per una lunghezza totale di 13 chilometri.

Il Monte di Tremezzo è una montagna alta 1.700 metri s.l.m. Si trova in provincia di Como sulla sponda occidentale del Lario, prende il nome dall'omonima località situata sotto il suo versante est.
La vetta è raggiungibile senza particolari problemi anche perché non molto lontano sorge il Rifugio Venini-Cornelio (1.576 metri s.l.m.) collegato da una strada militare ai paesi di Pigra e Ponna e costruita nel periodo della prima guerra mondiale. Infatti, nella parte di tracciato tra il rifugio e la cima, sono presenti quattro postazioni d'artiglieria, un tempo blindate, costruite durante la realizzazione della Frontiera Nord, il sistema difensivo italiano verso la Svizzera popolarmente noto come Linea Cadorna. Sulla sommità è posto un piccolo monumento con una statuetta stilizzata della Vergine.
Dal Monte di Tremezzo si possono raggiungere comodamente a piedi il Monte Crocione (1.641 m s.l.m.) ed il Monte Galbiga (1.698 m s.l.m.).

Il monte Galbiga è una montagna alta 1.698 m s.l.m. Si trova in provincia di Como sulla sponda occidentale del Lario, chiude ad ovest la val Perlana.
Dalla vetta nelle giornate terse si possono vedere ben sei laghi in fila: da sud-ovest a nord-est il Lago Maggiore, il lago di Muzzano, il lago di Lugano, il lago del Piano, il lago di Como e il lago di Mezzola. Inoltre è ben visibile a nord la cittadina di Porlezza, il monte Grona e a sud la val Perlana e la val d'Intelvi. Non manca un bella vista sulle Alpi tra le quali spicca il Monte Rosa.
Nei pressi della vetta è sito un piccolo osservatorio astronomico e sulla cima sono posti una croce rivolta verso Porlezza e la val Menaggio, una statuina della Vergine, un altare ed uno spazio adibito a chiesa, inaugurati e benedetti dal cardinale Carlo Maria Martini.

Il Monte San Primo è una montagna alta 1.682 m s.l.m. È la cima più elevata del triangolo lariano e sovrasta le rive del lago di Como a Bellagio.
Nel gruppo montuoso di San Primo nasce il Lambro; (la sorgente del Lambro è l’apice della linea che fa da confine nord della Brianza; linea prealpina che da un lato si dirige alle sorgenti del Seveso a Cavallasca, escludendo Como e lago, e dall’altro lato, escludendo Lecco e lago, si dirige fino a Galbiate-Garlate).
Vi sono numerosi boschi alle pendici del monte, mentre in cima essi degradano fino a lasciare spazio esclusivamente alle distese erbose. Numerosi i fiori, molti dei quali di montagna; vi sono tante specie protette come le orchidee e le genziane. Per quanto riguarda la fauna troviamo piccoli animali: forte è la presenza di cinghiali, vipere, ricci, volpi, falchi, poiane e altri rapaci.
Sotto il Monte San Primo, nella località di Parco Monte San Primo, posta in territorio di Bellagio, è possibile praticare lo sci alpino. La località è frequentata anche da praticanti di sci-alpinismo e da bambini con bob e slittini. La stazione sciistica del San Primo nacque nel 1957. In pochi anni sorsero tre skilift, denominati Baby Pianone, Terrabiotta e Forcella, a servizio di circa 12 km di piste. Gli impianti, essendo i più vicini alla Brianza e poco distanti anche da Como, Milano e Lecco, furono ben presto molto apprezzati. Tecniche e frequentate erano le piste panoramiche servite dallo skilift Terrabiotta.

I Denti della Vecchia sono un gruppo di montagne delle Prealpi Luganesi, tra Svizzera (val Colla) ed Italia (Valsolda). Il "Sasso Grande", che raggiunge i 1.492 m s.l.m., è il più suggestivo dei pennoni calcarei che lo compongono. Sono anche definiti "Canne d'organo". Principali rifugi di appoggio per escursioni nel gruppo sono la Capanna Pairolo e la capanna situata presso l'Alpe Bolla.
I "denti" sono formati da uno strato geologico più antico: quello del Triassico superiore che è costituito da dolomia. Tra i Denti della Vecchia e la Capanna Pairolo si possono osservare dei conglomerati verrucani che risalgono ad un'epoca ancora più remota. Tutto il massiccio del Gazzirola è costituito invece da uno zoccolo cristallino in forma di gneiss, che rappresenta le rocce affioranti più antiche del Sottoceneri. In Val Colla, sul fondo valle, si riscontrano rocce coperte da ghiaia, sabbie e argille che erano in origine antiche morene d'epoca glaciale.
I Denti della Vecchia rappresentano uno dei luoghi storici dell'arrampicata ticinese. Il "Gruppo Scoiattoli Denti della Vecchia" ha confezionato una guida completa delle vie d'arrampicata presenti nella montagna.
La particolare conformazione di queste montagne ha ispirato tutta una serie di leggende popolari.

Il Pizzo della Croce, anche detto Monte Crocione, è una montagna alta 1.491 m s.l.m., in Provincia di Como.
Fino al 2005 erano presenti anche alcuni impianti di risalita per lo sci, ma data la limitata altitudine e l'assenza di un impianto di innevamento artificiale, il loro funzionamento era mediamente modesto ed in alcuni inverni addirittura nullo.
La stazione sciistica del Monte Crocione nacque nei primi anni Sessanta, con la costruzione degli skilift "Bolla-Monte Crocione", "Bolla-Capanna Bruno" e della manovia "Baby". Le prime stagioni videro un ottimo afflusso di clientela, tanto che a metà degli anni Sessanta, il comprensorio venne ampliato verso l'Alpe d'Orimento, con la realizzazione dello skilift "Alpe Grande-Pizzo d'Orimento" e della manovia "Baby Alpe Grande". Gli sciatori potevano quindi contare su un comprensorio di oltre 15 chilometri di piste, tutte contornate da panorama.
A partire dalla seconda metà degli anni ottanta, il calo di presenze e soprattutto le sempre minori nevicate, determinarono l'inizio delle difficoltà per la stazione sciistica. Vennero dismessi gli impianti dell'area dell'"Alpe Grande", il comprensorio sciistico, si ridueceva quindi a tre soli impianti. Negli anni Novanta, pur con un'apertura incostante, la stazione sciitica continuò a vivere. Il definitivo declino si ebbe con l'avvento del terzo Millennio, quando il termine della "vita tecnica" degli impianti e l'impossibilità di rinnovarli, a causa di insufficienti risorse economiche, portò ad una progressiva chiusura completa della stazione. Inizialmente venne dismesso il solo skilift "Bolla-Monte Crocione". Nel 2004 fu la volta dello skilift "Bolla-Capanna Bruno" ed infine nel 2005 anche la manovia "Baby" fu chiusa definitivamente.
Attualmente gli impianti, in completo stato di abbandono, sono stati parzialmente smantellati e le possibilità di riattivarli in futuro sono pressoché nulle.

Il Palanzone è una cima alta 1436 metri s.l.m. che nel Triangolo Lariano viene sorpassata solo dal Monte San Primo.
Il Rifugio del Monte Palanzone, chiamato anche Rifugio Riella, si trova ai piedi della vetta, all'altezza di 1285 m s.l.m. lungo il sentiero detto Dorsale del Triangolo Lariano ed è gestito dalla Sezione di Como del Club Alpino Italiano.
Questa cima è meta di molte escursioni essendo facile da raggiungere da molte direzioni. Forse la via più facile parte dall'Alpe del Viceré (Albavilla), ma sono altrettanto semplici anche quella dal Pian del Tivano, nei pressi del Rifugio Stoppani e quella dal Forum Franciscanum di Caslino d'Erba.
Dalla frazione Palanzo (ha dato il nome alla montagna) del comune di Faggeto Lario sale una lunga e noiosa strada selciata, percorribile anche con mezzi meccanici.
Il percorso classico dei comaschi parte da Brunate, dopo la salita con la funicolare e l'ascensione al Bolettone: si tratta della prima parte della Dorsale del Triangolo Lariano.
Sulla vetta c'è una cappella a forma di piramide, edificata nel 1900 a cura del Circolo Alessandro Volta di Como e restaurata nel 1981 e nel 2002 grazie al gruppo alpini di Palanzo. Dalla cima si gode di panorama sul Lago di Como e sulla Pianura Padana.
Tutte le montagne della zona, essendo costituite da rocce calcaree, sono soggette a carsismo. A poche centinaia di metri del Rifugio Palanzone, seguendo la Dorsale del Triangolo Lariano in direzione nord, si incontra la grotta Guglielmo, poco più avanti, nel piccolo pianoro tra il Monte Bûl ed il Monte di Faello, una grossa dolina coperta da un gruppo di piante.
Sul lato est del Palanzone, lungo il sentiero che porta verso Rezzago, si trova un'altra piccola grotta, non facile da individuare.
Il 26 aprile 2005 un elicottero Agusta-Bell AB212 dell'Aeronautica Militare partito dall'Aeroporto di Linate e giunto sul posto per un'esercitazione di soccorso in montagna precipitò nei pressi della cima del Palanzone causa un colpo di vento. Dei sei membri dell'equipaggio, tutti appartenenti alla squadriglia SAR di Linate, quattro morirono sul colpo, uno poche ore dopo all'ospedale di Gravellona Toce, mentre il sesto - sceso dal velivolo poco prima per recitare la parte del ferito - ne uscì illeso.

Il Sasso Gordona si trova al confine tra Italia e Svizzera, anche se per lo più in territorio italiano dove si trova la vetta alta 1.410 m, situata nel comune di Schignano. Il monte, la cui cima offre un variegato ed interessante panorama, è meta ambita dagli appassionati di escursionismo. A circa 1200 m si trova il Rifugio Prabello, ex caserma della Guardia di Finanza.
Attorno al monte e sulla sua sommità sono presenti diverse opere fortificate, mai utilizzate a scopo militare, risalenti alla prima guerra mondiale, che facevano parte della Frontiera Nord, il sistema difensivo popolarmamente noto come Linea Cadorna. Sotto il suo versante nord passa la via dei Monti Lariani. .

Il monte Colmegnone (1.383 m s.l.m.) è compreso tra i comuni di Carate Urio, Moltrasio e Laglio, in cui si trova la vetta.
La cima si raggiunge con una strada privata che, dalla colma dei Murelli, lungo la prima tappa della via dei Monti Lariani, sale fino alla colma del Roccolo dove sorge l'agriturismo Roccolo San Bernardo. Da qui si prosegue con un sentiero panoramico poco impegnativo. Antiche e ripide mulattiere in sasso di Moltrasio risalgono il versante orientale, dai paesi rivieraschi di Carate Urio e Laglio, in un percorso immerso in secolari castagneti e boschi di faggio.
Il monte è popolato da una ricca fauna, in particolare da una comunità di Camosci che vive le zone più scoscese della cima e i boschi sottostanti. In vetta, nelle giornate terse, si gode di un'ampia visuale sul lago di Como, dal primo bacino fino al Lario centrale, si gode di una vista privilegiata su Monte Rosa, Cervino e Alpi Bernesi (Finsteraarhorn) e si scorgono le montagne (fino all'Appennino ligure, all'Appennino tosco-emiliano e al Monviso) al di là della pianura padana).
Sulla sommità è presente una croce in legno posta dalla sezione CAI di Moltrasio. La vetta del monte ha un andamento dolce verso la val d'Intelvi e verso Sud, mentre presenta tipiche formazioni calcaree verso il Lario. Proprio verso il Lario, nel territorio di Laglio, nello specifico a Torriggia, si trova la celebre caverna del Buco dell'Orso.

I Corni di Canzo sono tre cime rocciose, disposte da est a ovest che prendono il nome dal comune di Canzo, infatti quella centrale e quella occidentale delimitano la testata settentrionale della val Ravella ed al contempo costituiscono il confine fra il comune di Canzo e quello di Valbrona. Solo la terza cima, quella più bassa, è nel territorio del comune di Valmadrera.
Il Corno occidentale è alto 1.373 m s.l.m., quello centrale 1.368 metri, mentre quello orientale raggiunge solo 1.232 m s.l.m.
Le due vette più alte sono ben visibili in Brianza ed hanno l'aspetto di due grandi "corni", come si vede nella fotografia. Inoltre, tutte e tre le cime sono visibili contemporaneamente dal lungolago di Menaggio fino all'alto Lago di Como; tuttavia, man mano che si prosegue verso nord, è necessario elevarsi di quota perché esse rimangano visibili.
Le cime, trovandosi nel mezzo di una zona fortemente antropizzata, vengono frequentate da moltissimi escursionisti e sono state tra le prime in Lombardia ad essere popolari.

Il monte Bisbino è una montagna alta 1.325 m s.l.m. appartenente alla sezione delle Prealpi Luganesi ed alla sottosezione delle Prealpi Comasche, posta al confine tra la provincia di Como ed il canton Ticino, tra i territori dei comuni italiani di Carate Urio, Cernobbio, Maslianico, Moltrasio, e quelli svizzeri di Breggia, Chiasso e Vacallo.
La cima si raggiunge con una strada che parte dal comune di Cernobbio sul lago di Como, passa dalle frazioni Rovenna e Madrona e sale per circa 17 km, sino alla vetta del Monte (1325 metri), una strada stretta e tortuosa, ma con meravigliosi punti panoramici su Como, sul lago e sui monti circostanti. La strada, nel tratto compreso tra il cimitero di Rovenna e la vetta, fu realizzata durante la prima guerra mondiale nell'ambito dei lavori di realizzazione della Frontiera Nord, il sistema difensivo popolarmente noto come "linea Cadorna"; ancora oggi, nei pressi del cimitero di Rovenna, si può vedere il cippo che indica l'inizio della strada e, poco oltre, la catena che limitava l'accesso alla zona militare. In alcuni punti panoramici, ma specialmente in vetta nelle giornate terse si gode di un'ampia visuale sul lago e si scorgono le montagne (fino agli Appennini e al Monviso) al di là della pianura padana.
Sulla sommità sono presenti un santuario dedicato alla Beata Vergine che è punto di riferimento per la comunità della Beata Vergine del Bisbino, documentato a partire dal XIV secolo e indicato sulla mappa teresiana di Rovenna, una stazione meteorologica ed un ristorante. All'interno del Santuario abbiamo una bella statua della Madonna in marmo bianco di autore ignoto attribuita alla scuola di Leonardo da Vinci e tanti ex voto donati alla Madonna da soldati scampati nella seconda guerra mondiale.
Al di sotto del santuario è stato realizzato un complesso osservatorio d'artiglieria in caverna, mentre negli immediati dintorni, si trovano diverse trincee e due appostamenti d'artiglieria: il presidio era destinato a sorvegliare e battere la valle di Muggio, la conca di Mendrisio e le pendici meridionali del monte Generoso.
La vetta del monte è circondata da un bosco di abeti, risultato di un rimboschimento effettuato negli anni trenta del XX secolo.

La Sighignola è una montagna alta 1.320 m. Si trova sul confine italo-svizzero, tra il comune italiano di Lanzo d'Intelvi (dove si trova la cima) e quelli svizzeri di Arogno e Lugano.
Il versante orientale (italiano) non si distacca molto dalla piana sottostante, presentandosi dolce e boscoso. Quello occidentale (svizzero) è invece molto più pronunciato e scosceso, precipitando, con un dislivello di oltre 1.000 metri, direttamente nel Lago di Lugano. La vetta è anche il punto culminante della Val d'Intelvi, e può essere raggiunta partendo dalla località di Lanzo attraverso una strada piuttosto tortuosa, costruita poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, nell'ambito dei lavori di realizzazione della Frontiera Nord (il sistema difensivo italiano verso la Svizzera, noto come Linea Cadorna).
Sulla cima della montagna, oltre ad una piccola cappella, era allestito un ristorante (oggi chiuso). L'attrattiva principale, tuttavia, resta il terrazzo panoramico posto proprio sul confine, ma ancora in territorio italiano. Da esso si può ammirare (specie nelle giornate terse) una spettacolare vista, soprattutto in direzione ovest, che spazia dal vicino Ceresio fino a diversi quattromila delle Alpi. La cima più alta visibile è quella del Monte Rosa, ma si intravede pure il Cervino. Proprio per questo motivo il sito prende il nome di Balcone d'Italia.
L'opera stradale che la collega a Lanzo fu progettata e finanziata (con il determinante concorso di un anonimo mecenate) dal Touring Club Italiano a partire dal 1912. Fu Luigi Vittorio Bertarelli, già fondatore del sodalizio, a volere fortemente la realizzazione dell'opera, intendendo dotare il punto panoramico di un nuovo, comodo collegamento, al fine di favorire l'afflusso degli escursionisti, e consentire loro di trovare sulla vetta un confortevole punto di sosta e di ristoro. La strada troverà il suo compimento già l'anno successivo. Poco dopo, nell'aprile 1914, entrerà in funzione il ristorante.
Nel 1969 la Società anonima funivia Campione approvò il progetto di una funivia che, a partire dal 1970, avrebbe dovuto collegare la cima con la sottostante Campione d'Italia, dando impulso al turismo locale. Tuttavia, furono costruite solo le intelaiature in cemento armato, che negli anni assunsero il ruolo di scempio ambientale.
Sulla sommità della Sighignola, in territorio di Lanzo d'Intelvi è attiva una stazione sciistica, l'ultima ancora funzionante in Provincia di Como..

Il Monte San Salvatore alto 912 m s.l.m. è un monte della Svizzera nel Canton Ticino nei pressi di Lugano e di Paradiso.
Dal 1890 è raggiungibile da Paradiso tramite funicolare costruita da Franz Josef Bucher e Josef Durrer-Gasser.
La vetta è raggiungibile in circa 1 ora e mezza con un dislivello di 150 m con una lunghezza totale di 250 m tramite la ferrata del Monte San Salvatore. Dalla cima del monte si ha una vista sul lago di Lugano e su tutto il Luganese e il Mendrisiotto. Dal Monte San Salvatore si può effettuare un'escursione di due ore e mezzo dal quartiere di Carona a Morcote.

Il Monte Sasso, è una collina situata nei pressi del confine italo-svizzero. Si trova sopra Cavallasca, un paesino a pochi chilometri da Como e, con la misura di 618 m s.l.m., è la cima più alta fra quelle appartenenti al Parco della Spina Verde. Il monte è ricco di natura, arte e storia e, dalla sua sommità, si godono sempre spettacolari panorami
Il rilievo è costituito principalmente da rocce sedimentarie di ambiente marino databili dal Mesozoico (Giurassico-Cretaceo; Calcare di Domaro e Maiolica; calcari prevalenti) all'Oligocene (Gruppo della Gonfolite; marne, arenarie e conglomerati), con un'estesa copertura morenica derivata dell'ultima era glaciale (Pleistocene).
Una delle maggiori attrazioni del Sasso di Cavallasca sono le trincee. Infatti l'area è ricca di fortificazioni costruite nell'ambito della Frontiera Nord, il sistema difensivo popolarmente noto come Linea Cadorna, realizzato per difendere il territorio della Pianura Padana nel caso di un’invasione da parte degli imperi centrali (Austria e Germania) attraverso la neutrale Svizzera.
Dopo la fine della guerra, nel 1918, il sistema difensivo fu abbandonato. I resti delle trincee sono tuttora visitabili e costituiscono una delle mete preferite dai turisti per la presenza di numerose e interessanti strutture. In particolare si possono vedere trincee scoperte, gallerie, ricoveri e depositi in caverna per i materiali e per viveri, stanze, cunicoli scavati nella roccia, postazioni di avvistamento, targhe del Genio Militare, abbeveratoi e anche postazioni per fucilieri e per mitragliatrici.
Il 22 novembre 2008 l'Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Como in collaborazione con il parco della Spina Verde ha restituito dopo 3 anni di lavori le vestigia recuperate del "Fortino del Monte Sasso", una delle opere inserite nelle fortificazioni del territorio.
Sul monte Sasso vi sono anche due punti panoramici che attirano moltissime persone per la spettacolare vista che si può godere dalla loro posizione.
Dal primo è possibile vedere la collina del "monte Goj", il "monte Tre Croci", i comuni di Cavallasca e di San Fermo della Battaglia, la prosecuzione della collina del Parco verso Parè e Drezzo nonché, sullo sfondo, la cerchia morenica e la pianura padana con Milano, nelle giornate terse gli Appennini, segnatamente il Monte Lesima e il Monte Penice.
Dal secondo punto panoramico chiamato "Pin Umbrela" per la presenza di un pino marittimo, simbolo dell’ex club sciistico di Monte Olimpino, è possibile ammirare la meravigliosa veduta sulla collina di Cardina, sul monte Bisbino, sui paesi di Cernobbio, Maslianico, Rovenna, Piazza, Santo Stefano e sul primo bacino del lago di Como.
Un'altra delle mete più visitate è la chiesa dei Pittori che sorge in località "Colombirolino". Essa è sopraelevata rispetto alla strada ed è costruita lungo il corso del fiume Seveso. È di color rosa, con quattro lesene gialle ai lati del portone d’ingresso. Tra queste, due cavità blu movimentano la facciata che termina con un frontone triangolare, al di sopra del quale spicca un campanile a vela. I decori della porta sono in rame e rappresentano San Rocco a cui è dedicata la chiesa, costruita nel 1857 e consacrata l'anno successivo. Il nome "dei Pittori" deriva dal fatto che furono chiamati 14 diversi artisti, nel 1978, per decorare le 14 stazioni della Via Crucis.
Un'altra importante opera architettonica che si trova sul monte è la scala del Paradiso. È una scala con più di 900 gradini che collega Ponte Chiasso con il Sasso di Cavallasca. La scala fu costruita agli inizi del secolo scorso dalla Guardia di Finanza per agevolare il controllo del confine italo-svizzero.
Il bosco è caratterizzato da latifoglie, con in primo piano il castagno, ma non mancano betulle, nocciòli, ciliegi selvatici, e faggi.
La fauna è quella tipica collinare. In particolare nei boschi del monte Sasso si possono trovare alcune specie di mammiferi, tra cui lo scoiattolo comune, il ghiro, la lepre comune, la volpe e la faina. Sono presenti anche molte specie di uccelli, sia stanziali che migratori, come il picchio, il corvo, il pettirosso, l'usignolo, il merlo, il fringuello, la cinciarella e il nibbio bruno.
Non mancano rettili come la lucertola, l'orbettino, lo scorzone e qualche vipera. Negli ambienti umidi presso i ruscelli e le piccole raccolte d'acqua, si possono trovare anche varie specie di anfibi, tra cui le rane rosse, il rospo, la salamandra e, se si è fortunati, si può avvistare anche qualche gambero di fiume.
Sono decine i sentieri che percorrono in lungo ed in largo l'intero monte e son percorribili a piendi, a cavallo ma il metodo migliore rimane la bici, che sia una mountain-bike normalissima oppure una specialissima da downhill, i vari sentieri son praticabili da tutti senza problemi. Troviamo da lievi pendii a discese che richiedono molta attenzione se si vogliono percorrere al massimo. Tra i sentieri che val la pena menzionare ricordiamo il Pin Umbrella con la sua vista panoramica sul bacino del lago di Como e la stupenda Scala Paradiso (tra l'altro accanto ad essa sta nascendo un piccolo sentiero da discesa molto tecnico.



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sabato 20 giugno 2015

PREALPI LOMBARDE : LE LUGANESI



Le Prealpi Luganesi si stendono fra il Lago Maggiore e quello di Como, con grandi varietà di caratteri geologici e morfologici, ma vette assai depresse, rese celebri turisticamente dalla ricchezza dei laghi vallivi e dai dossi isolati a larghissimi panorami (M. Generoso, metri 1701), con flora ricchissima submontana e mediterranea (Campo dei Fiori, m. 1226), che sovraincombono alla zona morenica pedemontana del Varesotto e della Brianza.

Interessano la Svizzera (Canton Ticino) e l'Italia (Regione Lombardia).
La vetta più alta è il Pizzo di Gino (2245 m).

Non si collocano lungo la catena principale alpina ma si staccano a sud dalle Alpi Lepontine al passo San Jorio.

Secondo la Partizione delle Alpi del 1926 le Prealpi Luganesi erano inserite nella sezione più ampia delle Prealpi Lombarde.

Secondo la classificazione SOIUSA del 2005 esse formano una sezione a parte appartenente al settore delle Alpi Nord-occidentali.

In accordo con la SOIUSA, si possono suddividere in due sottosezioni e cinque supergruppi:

Prealpi Comasche
Catena Gino-Camoghè-Fiorina
Catena Tremezzo-Generoso-Gordona
Catena del Triangolo Lariano

Prealpi Varesine
Catena Tamaro-Gambarogno-Lema
Catena Piambello-Campo dei Fiori-Nudo.

Come in tutto l'arco alpino anche nelle Prealpi Luganesi, negli anni sessanta, sorsero diverse piccole stazioni sciistiche, a quote inferiori ai 2000 metri, molte delle quali composte da un solo skilift. Tra queste si ricordano il Monte Tamaro, il Monte Lema, il Campo dei Fiori di Varese, il Monte Sette Termini, l'Alpe Forcora, il monte Sasso del Ferro, Parco Monte San Primo, Lanzo-Sighignola, il Passo Cuvignone, il Monte Crocione, il Piano Rancio, Pian del Tivano, Bedea Novaggio, il Monte Boletto di Brunate, Consonno di Olginate, l'Alpe di Neggia ed il Mottarone (appartenente in realtà alle Alpi Pennine, ma rilievo tipicamente prealpino). A partire dai primi anni novanta le nevicate sempre più scarse hanno causato la chiusura di quasi tutte le località, eccetto Mottarone, Lanzo-Sighignola, Alpe Forcora, Alpe di Neggia e Bedea Novaggio.

Il Pizzo di Gino si trova non lontano dalla sponda occidentale del lago di Como, tra la valle Albano e la val Cavargna.
Sulla cima della montagna, evidenziato da un pilastrino in ferro, è collocato il punto geodetico della rete primaria IGM denominato 017904 Pizzo Menone o Di Gino.

La via normale di salita alla vetta parte da San Nazzaro Val Cavargna e passa dal Rifugio Croce di Campo (1.739 m s.l.m.).




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LE PREALPI LOMBARDE



Confinate ad ovest dal Lago Maggiore e a est dal Lago di Garda si trovano le Prealpi lombarde le cui vette superano di poco i 2500 m di quota. Le Prealpi sono in prevalenza costituite da sedimenti calcarei. La loro origine sedimentaria ha permesso la formazione di solchi profondi nelle montagne, principalmente ad opera dei ghiacciai, che hanno portato alla formazione di strette e profonde valli solcate da fiumi e occupate in parte dei laghi prealpini, sbarrati verso la pianura da rilievi morenici. I rilievi morenici a sud delle prealpi, assieme alle prime sporgenze orografiche, formano quella fascia collinare (12,4% del territorio) che collega le prealpi alla pianura e che contiene numerosi laghi piccoli e poco profondi.

Di Prealpi Lombarde si parla più propriamente con riguardo ai gruppi montuosi posti fra il Lago Maggiore e il Garda. Se non che anche qui l'uso dei geografi non è costante e una distinzione fra Alpi e Prealpi non è sempre possibile perché variano la natura geologica, le forme e gli aspetti; i più profondi solchi longitudinali, come la Valtellina, l'alta Valcamonica e la Val di Sole, non possono servire per segnare la distinzione. Si usano con fondamento i nomi di Prealpi Luganesi (rilievi tra il Lago Maggiore e il Lago di Como; M. Generoso 1701 m.), di Prealpi Bergamasche, Bresciane, Giudicarie, ma già nelle Bergamasche si hanno forme ardite, prettamente alpine, come la Grigna; e carattere alpino ha poi la catena distesa fra il lago di Como e la Valcamonica che supera i 3050 m. nel Pizzo di Coca (Alpi Orobie), per non parlare dell'Adamello e della Presanella.

La Partizione delle Alpi considera le Prealpi Lombarde come un'unica sezione delle Alpi Centrali.

Invece la SOIUSA divide in tre sezioni le Prealpi Lombarde, chiamandole:
Prealpi Luganesi appartenenti alle Alpi Nord-occidentali,
Alpi e Prealpi Bergamasche appartenneti alle Alpi Sud-orientali,
Prealpi Bresciane e Gardesane appartenenti alle Alpi Sud-orientali.

Le Prealpi luganesi (o lombarde occidentali) si estendono tra il lago Maggiore a ovest, la linea Locarno-Bellinzona-Gravedona a nord, il lago di Como-lago di Lecco a est e la pianura padana a sud. Essendo situate ad ovest della linea lago di Lecco-lago di Como-passo dello Spluga-Reno, fanno parte delle Alpi Nord-occidentali, e comprendono due sottosezioni: Prealpi varesine e Prealpi comasche.

Le aree protette delle Prealpi luganesi sono il parco Regionale Campo dei Fiori, il parco del Monte Barro e la riserva naturale Sasso Malascarpa.

Le Prealpi varesine si estendono tra il lago Maggiore ed il lago di Lugano-val d'Agno (Svizzera) e sono delimitate a nord dal piano di Magadino, a sud dalle colline del varesotto. Si possono identificare due catene principali: Tamaro-Gambarogno-Lema e Piambello-Campo dei Fiori-Nudo. La prima, a nord del fiume Tresa, è dominata dal gruppo del monte Tamaro (1967 m); altre cime importanti sono il monte Gradiccioli (1936 m), il monte Magno (1640 m), il monte Lema (1621 m) e il monte Paglione (1554 m). La seconda catena raggiunge quote meno elevate: le cime più importanti sono il monte Nudo (1235 m), il monte Piambello (1129 m) ed il Campo dei Fiori (1226 m).

Le Prealpi Comasche (o Lariane) sono delimitate dal Lago di Lugano e dalla val d'Agno ad ovest, dalla val Morobbia e dalla valle di San Iorio a nord, dal lago di Como ad est, dalle colline della Brianza a sud. Le Prealpi comasche sono in media più elevate e più impervie delle Prealpi varesine. Possono essere suddivise in tre catene principali: Gino-Camoghè-Fiorina; Tremezzo-Generoso-Gordona; catena del Triangolo lariano.

La prima catena si trova a nord della Valle di Porlezza e comprende le cime più alte delle Prealpi luganesi: il Pizzo di Gino (2245 m), il Camoghè (2226 m), il monte Garzirola (2116 m) ed il Monte Bregagno (2107 m). Nella seconda catena, nella zona di Intelvi, non si raggiungono i 2000 metri di quota: la vetta più elevata è il monte Generoso (1701 m), che supera di poco il monte di Tremezzo (1700 m). Il Triangolo lariano è compreso tra i due rami del lago di Como e le colline della Brianza. La vetta più alta è il monte San Primo (1685 m); altre vette importanti sono il monte Palanzone (1436 m), il monte Preaola (1417 m) ed i Corni di Canzo (1373 m).

A sud, le Prealpi comasche digradano nei dolci rilievi collinari della Brianza, in cui, come nel caso delle Prealpi varesine, le glaciazioni hanno creato alcuni piccoli bacini lacustri (lago di Pusiano, lago di Annone e lago di Alserio).

Le Alpi e Prealpi Bergamasche (o Orobie o lombarde centrali) sono comprese tra il fiume Adda (tra il passo dell'Aprica ed il lago di Como) e la valle di Corteno a nord, la val Camonica ed il lago d'Iseo a est, la pianura padana a sud ed il lago di Lecco-Lago di Como a ovest.

Sono tradizionalmente suddivise nelle Alpi Orobie vere e proprie e nelle meno elevate Prealpi Bergamasche, e rappresentano la sezione più elevata ed estesa delle Prealpi lombarde. La maggior parte del territorio delle Alpi e Prealpi Bergamasche è tutelato dal parco delle Orobie Valtellinesi e dal parco delle Orobie Bergamasche.

Le Alpi Orobie sono separate a sud dalle Prealpi Bergamasche da una serie di valli secondarie della val Brembana, val Seriana e val Camonica: la Valsassina, la Valtorta, la val Secca, la val Canale, la val Nembo, la val di Scalve e la val Paisco.

Sullo spartiacque si trovano le vette più elevate di tutte le Prealpi lombarde: il Pizzo di Coca (3050 m), il Pizzo Redorta (3037 m) ed il Pizzo di Scais (3039 m) nel gruppo del Coca; il monte Telenek (2753 m), il monte Sellero (2743 m) e il monte Torsoleto (2708 m) nel gruppo del Telenek; il monte Masoni (2663 m) ed il Pizzo dei Tre Signori (2554 m). Altre cime importanti sono la Cima Vallocci (2510 m), la Cima Tonale (2544 m), la Cima Campaggio (2502 m) ed il Pizzo di Rodes (2831 m) nel versante valtellinese; il monte Pradella (2626 m), il monte Cabianca (2601 m) ed il Pizzo Tornello (2687 m) nel versante bergamasco.

Oltre al parco delle Orobie Valtellinesi ed al parco delle Orobie Bergamasche, le aree protette delle Alpi Orobie sono la riserva naturale Valle di Sant'Antonio e la riserva naturale orientata Bosco dei Bordighi.

A sud delle Alpi Orobie si staccano alcune dorsali secondarie che scendono gradualmente verso la pianura e dividono tra di loro il lago di Lecco, la val Brembana, la val Seriana e la val Camonica). Su queste dorsali si innalzano alcuni massicci calcareo-dolomitici, caratteristici del panorama orobico.

I principali gruppi montuosi sono le Grigne (2410 m), il Resegone (1875 m), lo Zuccone Campelli (2159 m) ed il monte Sornadello (1580 m) tra il Lario ed il Brembo; il Pizzo Arera (2512 m), la Cima di Menna (2300 m), il monte Secco (2267 m) ed il monte Alben (2019 m) tra il Brembo ed il Serio; la Presolana (2521 m), il monte Parè (1641 m), il Pizzo Formico (1637 m), il Pizzo Camino (2492 m) e la Concarena (2549 m) tra il Serio e l'Oglio.

Fanno parte delle Prealpi Bergamasche il parco dei Colli di Bergamo, la riserva naturale Valle del Freddo, la riserva naturale Boschi del Giovetto di Palline e il parco delle Grigne.

Le Prealpi bresciane e gardesane (o lombarde orientali) sono delimitate a ovest dal lago d'Iseo e dalla val Camonica, a nord dal passo di Crocedomini e dalle valli Giudicarie, a est dal fiume Adige e a sud dalle colline bresciane e veronesi. Secondo la classificazione SOIUSA (e la tradizionale Partizione delle Alpi) rientrano quindi nelle Prealpi lombarde anche i rilevi compresi tra il lago di Garda e l'Adige, i quali, pur essendo in territorio veneto e trentino, fanno parte a tutti gli effetti delle Prealpi gardesane. Al contrario, secondo la suddivisione delle Alpi italiane adottata dal Club Alpino Italiano e dal Touring Club Italiano, i rilievi ad est del lago di Garda fanno parte delle Prealpi venete.

Il ristretto settore delle Prealpi Bresciane è delimitato dal bacino del Sebino ad ovest e dalla val Sabbia ad est. Il suo limite settentrionale è convenzionalmente fissato lungo la valle del fiume Caffaro, che culmina al passo di Crocedomini (1892 m), a nord del quale vanno a spegnersi i contrafforti meridionali del gruppo dell'Adamello.

Si possono individuare due catene principali, separate dalla val Trompia: Setteventi-Muffetto-Guglielmo a ovest e Dosso Alto-Monte Palo a est. Nella prima si trovano le cime più elevate delle Prealpi Bresciane: il monte Colombine (2215 m), il monte Matto (2200 m) ed il montre Frà (2160 m). Altre vette importanti sono il monte Muffetto (2060 m) ed il monte Guglielmo o Gölem (1957 m). Ad est della val Trompia le vette più elevate sono il Dosso Alto (2065 m) e la Corna Blacca (2006 m) a nord del passo delle Piazze; il monte Palo (1462 m), il Corno di Sonclivo (1351 m) ed il monte Doppo (1217 m) a sud.

Le aree protette delle Prealpi bresciane sono il monumento naturale Altopiano di Cariadeghe, il monumento naturale regionale del Masso di arenaria rossa del Permico e la riserva naturale Piramidi di Zone.

Le Prealpi gardesane sono limitate a ovest dalle valli Giudicarie, a nord dal fiume Sarca, a est dal fiume Adige e a sud dalle colline bresciane e veronesi. Si possono suddividere in tre catene principali: Prealpi Gardesane Sud-occidentali e Prealpi Giudicarie a ovest del Benaco, Prealpi Gardesane Orientali a est del lago.

La prima si trova a sud della val di Ledro e della val d'Ampola; le cime più importanti sono il monte Cablone (1977 m), il monte Tremalzo (1975 m), la Cima Spessa (1820 m), il monte Manos (1517 m) ed il monte Pizzocolo (1582 m). Gran parte del suo territorio fa parte del parco regionale dell'Alto Garda Bresciano. Le Prealpi Giudicarie si trovano interamente nella provincia di Trento, a nord della val di Ledro-val d'Ampola, a sud-ovest del fiume Sarca e a est delle valli Giudicarie. Le vette principali sono il monte Cadria (2254 m), il monte Tofino (2156 m) ed il monte Altissimo (2127 m).

A est del lago di Garda si elevano la catena del monte Baldo (2218 m), di cui fa parte anche il monte Altissimo di Nago (2078 m), il gruppo del monte Stivo (2059 m) ed il gruppo del monte Bondone (2160 m). La catena del monte Baldo è separata dai due gruppi dalla valle di Loppio.

Oltre al parco regionale dell'Alto Garda Bresciano, le Prealpi gardesane ospitano i biotopi del lago d'Idro, del lago di Loppio, del lago d'Ampola, della Lomasona, del monte Brione, delle Marocche di Dro e della torbiera di Fiavè; la riserva naturale integrale Lastoni Selva Pezzi, la riserva naturale integrale delle Tre Cime del Monte Bondone e la riserva naturale integrale Gardesana Orientale.



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