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sabato 18 aprile 2015

OASI DELLA BRUSCHERA

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Sulla sponda del Lago Maggiore, nel territorio del comune di Angera, si trova l’area protetta detta Oasi della Bruschera, che vanta una superficie di circa 400 ettari.

L’Oasi è uno degli ultimi esempi di foresta allagata della Lombardia e presenta sentieri sterrati circondati da alti alberi, ontani neri, salici bianchi e canneti. La flora vede la presenza di specie rare come la viola palustre e le ninfee bianche.

Qui molti uccelli acquatici svolgono l’annidamento e lo svernamento, tra cui il Germano Reale, la Gallinella d’Acqua, il Martin Pescatore. L’area comprende anche l’Isolino Partegora, sul quale è presente, da alcuni anni, una colonia di cormorani.

Istituita nel luglio del 1998 dalla Regione Lombardia l’Oasi è gestita dal Comune di Angera in collaborazione con la Provincia di Varese.
Costeggiando il canneto verso il ponte di legno che, sotto i salici,  permette di superare una prima roggia. L’esplosivo canto dell’usignolo di fiume non ci spaventi e non perdiamo tempo a cercarne l’autore è sempre nel folto della vegetazione.
Le robinie sono padrone del primo tratto dopo il ponte ma poi, sulla sinistra le querce dominano e sono attraversate dalla “risata” del picchio verde.

Al terzo ponte possiamo notare, nella parte più umida, alcuni cespi di Acoro o Giglio acquatico che fioriscono in tarda primavera. Ancora Querce, Ontani neri, Fusaggini, Salici bianchi e i primi Pioppi ci accompagnano verso il lago, fino a quando troviamo il primo cartello tematico che ci aiuta a conoscere flora e fauna dell’oasi. Svasso, Germano reale, Moretta, Folaga, Gallinella d’acqua, Airone cenerino, Tuffetto, Martin pescatore sono tutte specie di uccelli che possiamo osservare facilmente in varie zone dell’oasi.

Tra i più piccoli e non acquatici troviamo: Rampichino, Pendolino, Basettino, Luì, Codibugnolo, Cinciallegra, Cinciarella, Fringuello, Scricciolo, Pettirosso, Pigliamosche, Capinera, Fioraccino, Saltimpalo, Regolo.

In primavera, possiamo osservare Marzaiola, Mestolone , Canapiglia, Moriglione, Garzetta, Cavaliere d’Italia, Pittima, Piro piro, Chiurlo, il raro Falco pescatore. Anche l’Airone rosso viene a nidificare all’oasi ma la sua diffidenza e il suo mimetismo lo rendono difficile da individuare.

Un fischio acuto e rapido ci annuncia che il Martin pescatore ci sta passando sopra la testa mentre passa dalla lanca al lago o viceversa: stiamo immobili e lo vedremo posarsi su una canna o su un ramo anche a pochi metri da noi pronto al tuffo per procurarsi il cibo.

Se poi saremo arrivati lentamente e in silenzio, sui rami affioranti dall’acqua della lanca potremo vedere famiglie di tartarughe dalle orecchie rosse scaldarsi al sole.

Proseguendo sul sentiero che in estate è attorniato dai gialli fiori del Topinambur, non possiamo non notare i cespugli di Rosa canina; passiamo su due ponticelli che consentono il ricambio dell’acqua delle lanche arrivando ad altri due punti di osservazione e ad altri pannelli esplicativi su flora e fauna. I pioppi dell’Isolino Partegora per tutto l’inverno sono “infestati”dai Cormorani che si asciugano le piume, dopo la abbondante pesca.

Nella lanca possiamo trovare ai piedi della abbondantissima Canna palustre, le bianche Ninfee, i gialli Carfani e, sui bordi, il ruvido Falasco, la Sagittaria comune, la Lisca lacustre; la Tifa, o Lisca maggiore, è invece più rara in questa parte di oasi.

In breve arriviamo alla spiaggetta sassosa del cichiroeu che lascia intravedere un più ampio spazio di lago dominato dalla statua del S. Carlone e dalle due Rocche di Arona e di Angera.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-angera.html



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domenica 22 marzo 2015

L' OASI NATURALE DEL PIAN DI SPAGNA

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La Riserva naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola è un'area naturale protetta della Lombardia che comprende il lago di Mezzola e la zona tra questo ed il lago di Como detta Pian di Spagna.

La zona è un'area umida molto frequentata dalla fauna migratoria comprendente porzioni di territorio dei comuni di Sorico e Gera Lario nella provincia di Como, Verceia, Novate Mezzola e Dubino nella provincia di Sondrio. La sede ufficiale della Riserva si trova in Via La Torre a Sorico in un moderno e polifunzionale edificio.

Il Piano di Spagna è una pianura alluvionale, formatasi per l'apporto di materiale detrìtico da parte del fiume Adda. Migliaia di anni fa il Lago di Como era quindi tutt'uno con il Lago di Mezzola. Il toponimo di Samolaco ("Summus Lacus") lo sta ancora oggi a testimoniare. Abitato fin in epoca romana, come confermato dai ritrovamenti archeologici nella zona di Sant'Agata (dove un tempo sorgeva la romana Aneunia), il Piano di Spagna deve il suo nome al dominio spagnolo (sec. XVI-XVIII). Per la sua posizione strategica, questa pianura ospitò, a partire dal Medioevo, diverse fortificazioni, che vennero poi ampliate dagli spagnoli. Da qui infatti passava il confine tra i Grigioni, che controllavano la Valtellina, e il Ducato di Milano, allora sotto la corona di Spagna. Per questo motivo, il conte di Fuentes, governatore di Milano, decise di costruirvi un forte. Situato sulla collina settentrionale di Montecchio, il Forte di Fuentes fu in collegamento con altre postazioni difensive, come la Torre di Sorico, il Forte d'Adda (oggi stalla e quindi detto lo "Stallone"), la Torre di Curcio e quella di Fontanedo. Il Forte resistette ad attacchi di diversi eserciti e fu smantellato solo nel 1796, da parte di Napoleone Bonaparte per accondiscendere alle richieste dei vicini Grigioni. Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, il Forte, fu inserito nell'ambito della Frontiera Nord, il sistema difensivo italiano verso la Svizzera, e per questo vide la realizzazione di una strada militare e di due appostamenti d'artiglieria blindati destinati a tirare sulle provenienze di Valtellina e Val Chiavenna, per compensare il disarmo del vicino Forte Montecchio Nord, avvenuto nel 1915. Oltre ai manufatti della Frontiera Nord oggi, del Forte di Fuentes, rimangono imponenti resti degli edifici e delle mura perimetrali, oggetto di recupero da parte degli operatori del Museo della Guerra Bianca che dal 2012 ne ha assunto la gestione in accordo con la Provincia di Lecco.

La Riserva Naturale si estende su un territorio da sempre conteso fra terra ferma e acqua; la peculiarità della sua posizione geografica, rende l’area ricca di interessanti spunti di osservazione, sia dal punto di vista naturalistico, sia da quello storico-culturale. Alla confluenza di due vallate, la Val Chiavenna a percorrenza nord-sud e la Valtellina, a percorrenza est-ovest, si è formata un’area pianeggiante di origine alluvionale, i cui confini sono delimitati dal Lago di Como, nella sua parte più settentrionale e dal Lago di Mezzola; i monti circostanti, che si raccordano con il piano, fanno da pittoresca cornice a questo lembo di pianura.

Gli interventi di recupero e bonifica di gran parte del territorio vennero effettuati dagli Austriaci nel corso del XIX ed ebbero come risultato la rettificazione dell’ultimo tratto del corso dell’Adda e lo scavo del canale Borgofrancone, le cui acque provengono dalle pendici del Monte Legnone. Gli interventi antropici volti a modificare il territorio, sono stati affiancati dai cambiamenti dovuti ai processi naturali di interramento del Lago di Mezzola, che non hanno mai avuto sosta, grazie anche al proliferare della tipica vegetazione di canneto.

La Riserva è popolata da numerosissimi invertebrati.Il regno di farfalle dalle tinte sgargianti come la Podalirio, scattanti e variopinte libellule, vespe, calabroni e una miriade di insetti acquatici. Sotto il livello dell’acqua, al riparo delle grandi foglie di ninfee e nannufari che compongono il lamineto, le larve degli insetti intrecciano furibonde lotte per la sopravvivenza.

Sulla superficie del lago e degli stagni pattinano agilmente gli Emitteri Gerridi, sotto la superficie dell’acqua, con altrettanta agilità si muovono le Notonette, i Ditischi e l’Idrometra. Per sfuggire ai voraci predatori del mondo sommerso, molti invertebrati adulti o allo stadio larvale sfruttano la vegetazione acquatica per nascondersi; altri invece, i Tricotteri (conosciuti come ‘portasassi’ o ‘portalegna’), si costruiscono, allo stadio di larva, un fodero di forma pressoché cilindrica, assemblando pezzettini di legna, conchiglie e sassi dell’ambiente circostante: una volta nascosti lì dentro, sono totalmente invisibili alle potenziali prede che, ignare, passano davanti all’apertura del fodero del Tricottero e ne subiscono l’agguato. Sulle rive sabbiose invece si rinvengono spesso le conchiglie spiaggiate di Molluschi bivalvi. Sotto i sassi o nel fango di alcune rogge e dei canali che confluiscono nel Pozzo di Riva si nasconde invece un ospite ormai raro ovunque: il gambero di fiume, crostaceo molto sensibile all’inquinamento la cui presenza è pertanto indice di buona qualità delle acque.

Sono in numero significativo anche le presenze ittiche, che nella riserva hanno trovato il loro habitat e rispecchiano sostanzialmente le presenze censite tipiche dei Laghi Prealpini: la trota fario, la trota iridea, l’agone, il lavarello, l’alborella, la carpa, il cavedano, il vairone, il pigo, il trotto, la scardola, la tinca, la bottatrice, l’anguilla, il luccio, il persico; molti di questi rientrano nel ricettario tipico della cucina del lago. La diversa profondità delle acque determina una differente distribuzione delle specie ittiche. In presenza di acque profonde, come quelle della porzione occidentale del Lago di Mezzola, si trova l’alborella, il lavarello, l’agone, il cavedano, la trota fario e lacustre. la parte orientale del bacino, caratterizzata da acque più basse, ricche di vegetazione , offre maggiori disponibilità di cibo a specie erbivore quali la scardola e la savetta. Ma anche alla bottatrice e al pigo che si nutrono rispettivamente di crostacei e di molluschi. Le acque a corso lento, con fondo fangoso e abbondante presenza di vegetazione, come quelle dei fossi, costituiscono l’habitat ideale della carpa e della tinca.

Vanno segnalati la Rana verde minore, la Raganella, il Tritone punteggiato e il Tritone crestato e il Rospo comune che in primavera compie lunghi e rischiosi spostamenti (sulle strade muoiono ogni anno centinaia di individui) per raggiungere i siti riproduttivi costituiti da pozze o piccoli corsi d’acqua. qui la femmina, le cui dimensioni sono notevolmente superiori a quelle del maschio, depone fino a 5 mila piccole uova, racchiuse in un lungo cordone trasparente, che viene ancorato alla vegetazione acquatica. Poco legata all’ambiente acquatico è anche la raganella, una minuscola rana dal colore verde brillante come quello delle foglie primaverili, che trascorre gran parte della sua esistenza perfettamente mimetizzata sui rami degli alberi, allontanandosi alla ricerca di piccole pozze solo per la breve parentesi riproduttiva. Posti alle estremità delle dita, la raganella è dotata di dischi adesivi che le consentono di arrampicarsi e saltare da un ramo all’altro con estrema facilità e le permettono quindi un particolare adattamento alla vita arboricola. Gli anfibi costituiscono un gruppo molto importante per la conservazione dell’ecosistema della riserva. Avendo fasi vitali che interessano sia gli ambienti umidi sia quelli terrestri, sono importanti indicatori ambientali dello stato di salute di habitat complessi dove costituiscono degli interessanti elementi di diversificazione e di biodiversità. Inoltre grazie al loro ruolo nella catena alimentare possono svolgere un importante azione di controllo nei confronti di vari insetti antropodi anche nocivi, oltre ad essere un’ottima fonte di cibo per varie specie di uccelli.
La Riserva è l’habitat naturale anche per la specie dei rettili. In particolare la Natrice tassellata e la Natrice dal collare, comunemente chiamata biscia d’acqua che preda essenzialmente anfibi. amanti degli ambienti secchi sono invece la Lucertola muraiola, il Ramarro,  il Biacco, che può raggiungere eccezionalmente i due metri di lunghezza. Presente anche la specie dell’’Orbettino.

Si possono osservare generalmente varie specie di Anatre tuffatrici (Moretta, Moriglione, Moretta Tabaccata, Quattrocchi) oppure Anatre di superficie (Germano reale, Alzavola, Marzaiola, Fischione), Cigni, Rallidi (Folaga), qualche rara anatra di mare (Orco Marino), Svassi, Strolaghe, Cormorani, Smerghi, Gabbiani e Mignattini; sui fiumi è facile osservare Anatre di superficie e tuffatrici, Cigni, Folaghe, Svassi, Cormorani, Gabbiani e Mignattini.

Sono comuni il Merlo acquaiolo, il Martin Pescatore e la Ballerina gialla; mentre lungo i canali colatori si possono osservare Anatre di Superfice, Rallidi  (Folaga, Gallinella d’ acqua, Voltolino, Porciglione, Schiribilla) e qualche Limicolo come il Piro Piro piccolo, Piro Piro culbianco, Piro Piro boschereccio, Beccaccino, Aironi, Tarabuso, Ballerina bianca, Ballerina gialla, Svasso maggiore e Tuffetto); nei canaletti si trovano Airone Cenerino, Beccaccino e Ballerine.
Le spiagge sono frequentate da Limicoli,  Charadridae  (Beccaccini, Corrieri, Pivieri) e Scolopacidae (Chiurli, Pittime, Pavoncelle, Piro Piro), Gabbiani e Cormorani.
I canneti sono l’habitat idoneo per Rallidi,  Tarabusi, qualche rapace, Migliarini, Cinciarelle, Storni, Pendolini, Rondini, Topini e Anatre di superficie.
Filari e siepi offrono cibo ad Averle, Tordi, Fringuelli, Cornacchie, Cince, Picchi e Capinere.
Si può confermare la nidificazione certa di almeno una coppia di Airone rosso, Re di Quaglie, Salciaiola, Bigia Padovana, Rigogolo, Upupa, Gufo comune, Cutrettola, Tarabusino e Voltolino.
Più facili da avvistare sono i rapaci magari quando volteggiano con ampie volute sfruttando abilmente le correnti ascensionali, come nel caso della poiana o del nibbio bruno, che raggiunge la Riserva in estate proveniente dai quartieri di svernamento africani. Si posono scorgere anche coppie di falchi, il comune gheppio e il falco cuculo. Sulle pareti rocciose che delimitano al sponda occidentale del Lago di Mezzola nidifica il falco pellegrino. Si ripetono poi i voli di caccia maestosi del falco pescatore e del falco di palude oltre che dell’albanella reale. Le pareti montuose che circondano la Riserva ospitano alcuni rapaci, quali: Nibbio bruno, Barbagianni, Gufo reale, Allocco, Astore e Poiana.

Troviamo il Tasso, la Faina, la Lepre, la Volpe, il più grande tra i predatori che si riproduce in tane scavate sui dossi sabbiosi al riparo da eventuali allagamenti. Presenti in Riserva anche numerosissimi micromammiferi, che vivono celati nell’erba o nella fitta rete di tane sotterranee. Fra tutti vi è il comune topo selvatico, ma anche l’arvicola terrestre, il toporagno comune. I Cervi e più raramente i Caprioli, scesi dalle pendici montuose circostanti occupano ormai da anni il Pian di Spagna e si muovono al suo interno in piccoli branchi. Piuttosto facile da individuare è la presenza della talpa per la sua abitudine di scavare complesse reti di gallerie sotterranee spingendo la terra in superficie a formare caratteristici cumuli. Infine, la Lontra, mustelide strettamente legato agli ambienti acquatici: presente fino a qualche decennio fa, ora è totalmente scomparsa.

Alcune delle specie floristiche caratteristiche delle acque libere vivono ancorate al fondale, formando estese praterie sommerse e ondeggiando nelle colonna d’acqua grazie all’elasticità dei tessuti che compongono il fusto, fra le più note vi sono Potamogeton e Helodea canadensis.
Altre, invece, galleggiano sulla superficie dell’acqua e presentano foglie a lamina espansa: le più conosciute sono sicuramente la ninfea bianca (Nymphaea alba) e il nannufaro (Nuphar lutea) che in primavera ornano l’intero corso di alcuni canali a lento scorrimento.
Il canneto è costituito quasi interamente da Phragmites australis, meglio conosciuta come ‘cannuccia di palude’: forma dei popolamenti molto fitti, in particolare lungo le sponde meridionali del Lago e spesso la si trova accompagnata da Typha latifolia, Typha angustifolia, Rorippa amphibia e Myosotis scorpioides. L’importanza del canneto è dovuta principalmente al ruolo di rifugio e habitat idoneo all’avifauna selvatica durante il periodo riproduttivo, oltre all’azione di progressivo interramento del corpo idrico in seguito all’avanzamento della copertura vegetazionale. Le specie floristiche più comuni che si possono trovare lungo i canali e i fossi sono Filipendula ulmaria, Stachys palustris, Calystegia sepium, Juncus effusus, Iris pseudacorus e Alisma plantago-aquatica.

E’ il regno della bella ninfea bianca che vive spesso associata a altre specie lungo l’area del canale di Borgofrancone. sono accompagnate anche dall’erba-vescica, singolare specie carnivora natante dotata di miriadi di vescicolette che catturano e digeriscono minuscoli animali acquatici.

Procedendo dalle zone a canneto verso l’interno si rinvengono praterie igrofile principalmente costituite da specie del genere Carex, che assumono una diversa densità e conformazione in relazione alla durata e alla frequenza dei periodi di immersione; dai cespi rigogliosi e isolati fra loro costituiti da Carex elata, tipica delle aree in cui il ristagno idrico è molto frequente e abbondante, si passa ai prati meno lungamente sommersi, più omogenei e compatti, caratterizzati da Carex vesicaria, Carex acutiformis, Carex hirta e Carex distans.
I cariceti sono spesso ricchi di altre specie tendenzialmente igrofile, quali Caltha palustris, Galium palustre, Eleocharis palustris e Lysimachia vulgaris,mentre alcune fra le specie che si rinvengono nei prati più interni, talvolta tenuti a sfalcio sono Molinia coerulea, Ranunculus acris, Poa palustris, Agrostis stolonifera, Lychnis flos-cuculi ed Equisetum palustre.

L’agricoltura, nel corso dei secoli, ha modificato profondamente la copertura arborea ed erbacea del Pian di Spagna e attualmente le tipologie di coltivi sono essenzialmente il mais, il prato stabile, la patata, l’erba medica e gli estesi pascoli per bovini ed equini.

I boschi di limitata estensione, sono costituiti da specie arboree igrofile com e Salix purpurea, Salix eleagnos, Salix alba, Alnus incana, Alnus glutinosa, Fraxinus excelsior e da specie arbustive fruttifere come Frangula alnus, Viburnum opulus, Sambucus nigra, Prunus spinosa, Euonymus europaeus, Cornus sanguinea e Rubus caesius, importanti per il sostentamento dei Passeriformi durante l’autunno. La farnia (Quercus robur), tipica quercia di pianura, trova un’espressione limitata rispetto all’espansione potenziale di queste latitudini ed è relegata, con individui per lo più isolati o piccoli boschi  sui suoli asciutti e profondi.
Negli ultimi anni è stato possibile confermare la presenza di Ophioglossum vulgatum, Ranunculus reptans, Cardamine pratensis, Littorella uniflora, Valeriana dioica, per segnalarne sono qualcuna.

Tra le piante acquatiche, più che la ninfea, pianta sicuramente a rischio, ma robusta, si segnala soprattutto la Utricularia vulgaris.


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lunedì 16 marzo 2015

L' OASI DEL BOSCO DI MONTOFANO

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L'Oasi del Bosco di Montorfano è un'oasi WWF di 4 ettari che si sviluppa lungo l'alveo del fiume nel territorio del comune di Montorfano. L'oasi è composta di alberi scelti tra le specie autoctone e messi a dimora in un'area prima degradata.

A partire dal 1990 sono iniziati i lavori di rinaturazione dell'area, con la messa a dimora di piante tipiche della Pianura Padana, quali ontano nero (Alnus glutinosa), salice bianco (Salix alba), sanguinello (Cornus sanguinea), biancospino (Crataegus monogyna). All'interno dell'oasi sono stati creati tre stagni che ospitano una ricca vegetazione costituita da tifa (Typha latifolia), menta acquatica (Menta aquatica), iris giallo (Iris pseudacorus) non ti scordar di me palustre (Myosotis pasustris), nannufero (Nuphar lutea), ninfea (Nymphaea alba).

Molti sono gli animali che popolano l'oasi. Nelle zone umide trovano rifugio rane e rospi, oltre ad un elevato numero di macroinvertebrati quali, scorpione d'acqua (Nepa cinerea), ditisco (Dytiscus marginalis), larve di libellula che, una volta raggiunto lo stadio adulto, rallegrano con i loro vivaci colori l'area protetta. Fra gli insetti è da segnalare l'avvistamento dell'ormai rara farfalla licena delle paludi (Lycaena dispar), che è possibile osservare sulle fioriture della salcerella (Lytrum salicaria). Non mancano gli uccelli, che utilizzano l'area come luogo di alimentazione e di nidificazione. In particolare, si segnalano l'airone cenerino (Ardea cinerea), il merlo (Turdus merula), l'usignolo (Luscinia megarhynchos), l'usignolo di fiume (Cettia cetti), il fringuello (Fringilla coelebs), la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), il germano reale (Anas platyrhynchos) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) che, con il forte becco, pratica fori negli alberi morti alla ricerca di cibo. Fra i mammiferi, oltre al riccio, (Erinaceus europaeus) e alla talpa (Talpa europaea) è presente anche il ghiro (Myoxus glis).

Il Bosco di Montorfano, che rientra nel territorio del Parco Agricolo Sud Milano, costituisce il punto di partenza del Sentiero dei Giganti, un percorso ciclo-pedonale che si snoda fra Melegnano e San Giuliano Milanese, toccando cascine, rocche e aree naturali.


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domenica 8 marzo 2015

IL PARCO DELLE GROANE

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Il Parco delle Groane è un Parco Regionale della Lombardia istituito nel 1976. Si tratta di un'area di oltre 3000 ettari nell'alta pianura lombarda, nell'area metropolitana di Milano, a nord-ovest rispetto alla città. Il parco ospita una ricca fauna e flora, presenta elementi di interesse geologico, e contiene numerosi siti di grande valore storico-artistico e di archeologia industriale. Il WWF, con i volontari della sezione WWF Groane, protegge direttamente l'oasi Il Caloggio all'interno del territorio del parco. L'oasi Fosso del Ronchetto, anch'essa gestita dal WWF, è stata proposta per l'ampliamento del parco.

Il Parco delle Groane è amministrato e gestito da un consorzio, costituito dalla Provincia di Milano, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Monza e Brianza e dagli altri Comuni interessati dall'area del parco. Dal 1984 è in vigore un piano territoriale che regolamenta l'uso delle aree all'interno del parco. Coerentemente con la natura particolare del parco, che rappresenta un'area naturalistica importante immersa in una zona altamente popolata e parzialmente rurale, il piano territoriale mira a far coesistere tutela dell'ambiente con agricoltura, turismo e soprattutto con la popolazione locale.

Il Parco delle Groane si trova in parte all'interno della Provincia di Milano, a nord-ovest del capoluogo, e in parte nella Provincia di Monza e Brianza. Il parco delle Groane occupa una superficie di 3.400 ettari a un'altezza sul livello del mare compresa fra 160 e 300. Comprende parte dei comuni di Arese, Barlassina, Bollate, Bovisio-Masciago, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cesate, Cogliate, Garbagnate Milanese, Lazzate, Lentate sul Seveso, Limbiate, Misinto, Senago, Seveso e Solaro. Il territorio del parco è caratterizzato dalla presenza di terreni a brughiera che, nonostante occupino solo una piccola parte del parco, rappresentano forse le brughiere più meridionali d'Europa. La maggior parte del territorio è costituito da terreni agricoli e da boschi. La conformazione geologica è caratterizzata da un pianalto (piccolo altopiano) argilloso a ferretto.

La vegetazione del Parco è costituita da tre tipi principali: querceti, pinete e brughiere.
Le brughiere sono formazioni erbacee caratterizzate dalla presenza del brugo (una specie di erica dei terreni acidi). Nella brughiera troviamo genziane, ranuncoli, salici rosmarinifoglia, giunchi e la tifa. Le brughiere si formano quando un bosco viene distrutto da tagli irrazionali o dal pascolo eccessivo o dal fuoco. Si tratta di un ecosistema temporaneo: col tempo il terreno si copre di betulle, pioppi tremoli e pini silvestri e lentamente, in qualche decennio, la brughiera evolve in pineta.
Le pinete di pino silvestre (la meglio conservata si trova nella zona di Cesate), sono anch'esse un ecosistema temporaneo fra la brughiera e il querceto. La presenza nelle Groane del pino silvestre, specie tipica alpina e centroeuropea, è legata alla dominazione austriaca. Il pino silvestre fu massicciamente usato nel XVIII secolo per la valorizzazione forestale dei terreni argillosi delle Groane, che si presentavano poveri di boschi per il pascolo eccessivo e i vasti tagli; questo tipo di vegetazione è stato mantenuto per circa due secoli grazie alle cure dell'uomo, che provvedeva a ripulire il sottobosco, creando le condizioni per la nascita delle nuove piantine di pino, cosa che avveniva in occasione dei tagli dei pini ogni 50-60 anni per ricavare legname. L'abbandono delle cure selvicolturali ha fatto sì che le pinete si stiano evolvendo lentamente in querceti.
I querceti rappresentano il tipo di soprassuolo forestale più evoluto e in equilibrio con l'ambiente. I querceti sono costituiti prevalentemente da farnie, ma sono presenti anche roveri. Fra le altre specie, aceri, carpini bianchi, olmi e frassini. Vi sono però anche altri tipi di bosco: in particolare boschi di robinia, puri o misti con ciliegio tardivo o con altre specie tipiche delle Groane. Attualmente, i boschi sono presenti su circa un quarto dei 3.400 ettari del parco.

Il parco ospita una fauna relativamente ricca, considerata l'ubicazione periurbana.
Nei molti stagni che si trovano nel parco si possono osservare numerose specie di anfibi tra cui alcune specie di tritoni (il tritone crestato italiano e il tritone punteggiato), di rane e raganelle (raganella, rana rossa, rana di Lataste e la rana verde).

Tra gli uccelli si segnalano il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il gheppio, il falco pecchiaiolo, la poiana, lo sparviere e il gufo comune.

Il Parco ospita inoltre alcune specie di mammiferi come la volpe, lo scoiattolo rosso e il ghiro.


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