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sabato 18 luglio 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE A ALMENNO SAN SALVATORE



La chiesa di San Nicola, sorta nel 1488 per un voto della popolazione e affidata all'ordine degli Agostiniani. La chiesa, a pianta rettangolare con navata unica, termina in un ampio presbiterio. Le pareti laterali sono occupate da sei cappelle per lato, nelle quali è possibile ammirare affreschi di Boselli e tele di Cifrondi, Previtali e Bassano. All'interno, un rarissimo esempio di organo Antegnati (1588) fa della chiesa un prestigioso luogo di concerti barocchi.

La nascita di questo complesso monastico agostiniano è dovuta principalmente alla peste degli anni 1484-86, a motivo della quale gli abitanti di Almenno avevano fatto il voto di costruire una cappella in onore dei SS. Sebastiano e Rocco. Passata l’epidemia, fra Pasquale da Gazzaniga, con la promessa di garantire alla popolazione la necessaria assistenza religiosa (il paese era senza clero), riuscì a convincere la popolazione a costruire una chiesa in onore di S. Maria della Consolazione e un convento per i frati agostiniani. La chiesa, in forme gotiche contiene numerosi capolavori pittorici a fresco e ad olio. Da segnalare anche il quattrocentesco organo Antegnati, il più antico della bergamasca. Gli Almennesi, grazie a donazioni (il Comune offrì il terreno e ben 1.000 ducati d’oro) ed elemosine, provvidero alle principali spese. Gli agostiniani vennero ad Almenno nell’estate del 1487. Dapprima costruirono una casa con una cappella provvisoria che venne in seguito chiamata il conventino (poi abbandonato) e solo l’anno seguente avviarono i lavori per la chiesa di S. Maria della Consolazione. La prima pietra fu posta il 10 agosto 1488. Grazie ai capitali iniziali e all’abbondanza delle elemosine, le strutture principali della chiesa (presbiterio, navata, matroneo, tetto) furono ultimate nel giro di alcuni anni. Già nel 1492 si avviarono i lavori di abbellimento delle cappelle laterali, che furono assegnate ad alcune delle famiglie più ricche del paese. Queste, in cambio della tomba di famiglia e di celebrazioni funebri per i loro defunti, dotarono i diversi altari di affreschi, quadri e suppellettili sacre. La chiesa fu consacrata nel 1517. Contemporaneamente si costruiva il convento, concluso nei suoi elementi principali nei primi anni del Cinquecento. E’ piuttosto piccolo, perché fu progettato per accogliere non più di dodici frati. Sta addossato al lato sud della chiesa ed ha una corte centrale quadrata, racchiusa entro un porticato formato su ogni lato da cinque eleganti archi in cotto a sesto acuto. Al piano superiore del convento, lungo due corridoi sui lati est e sud, sono disposte le celle dei frati, ciascuna dotata di camino e finestra, perché destinata ad accogliere un solo frate agostiniano eremitano. Sopra il porticato del lato nord, contro la chiesa è addossato un bel loggiato con archi in cotto a tutto sesto, impostati su pilastrini pure in cotto.

La chiesa di S. Maria della Consolazione è in stile gotico-rinascimentale. Ha una pianta rettangolare, con presbiterio quadrato meno ampio e abside semicircolare. La navata è costituita da sei campate divise da cinque archi gotici. Il soffitto ha travi in legno su cui poggiano formelle in cotto affrescate prevalentemente con motivi floreali. Nelle pareti laterali sono inserite sei cappelle per lato, aventi archi a tutto sesto e volte a botte. Sopra di esse corre un matroneo (in Bergamasca è l’unico esempio rimasto) che, in corrispondenza di ogni campata, si affaccia sulla navata con eleganti bifore. Il pavimento è ancora quello originale in cotto, con lastre tombali, alcune delle quali finemente scolpite (1503). Gli altari laterali, ricchi di opere d’arte (polittici, tavole e tele della fine del Quattrocento e dei primi decenni del Cinquecento), conservano ancora gran parte della dotazione decorativa originaria, opera di artisti di grande livello qualitativo. Si ricordano in particolare: la Trinità (1517) di Andrea Previtali; due polittici (1504 e 1515) di Antonio Boselli, oggi in deposito presso l’Accademia Carrara di Bergamo, e numerosi suoi affreschi; la Sacra Famiglia (1580 circa) di Francesco da Ponte detto il Bassano; i tanti affreschi della bottega degli Scipioni di Averara, in particolare di Iacopino Scipioni, che ornano le cappelle e la sacrestia; l’Annunciazione (inizi del XVI sec.) di autore ignoto di scuola fiorentina. Notevole infine è l’organo, il più antico della Bergamasca, inserito nel matroneo sopra la cappella dell’Annunciazione. Fu costruito nel 1588 da Costanzo Antegnati, uno dei più abili organari del suo tempo.

La chiesa nel corso dei secoli ha subito alcune modifiche non sostanziali, ma tali da offuscare il suo aspetto originario. Ciò avvenne a metà del Seicento, quando, con la convinzione di abbellire l’edificio, si è intervenuti a stuccare cinque delle cappelle laterali e parte del presbiterio. Qui, cancellati quasi del tutto gli antichi affreschi, al centro dell’abside fu collocata una tela dell’Assunzione, opera di Antonio Cifrondi (1705 circa). Alla prima metà del Settecento sarebbero da attribuire anche tutti gli altri affreschi del coro e del presbiterio: S. Monica piange la partenza del figlio Agostino; S. Ambrogio scaccia gli eretici, mentre il Papa distribuisce l’acqua della dottrina agli ordini religiosi; Ester davanti ad Assuero e Giuditta con la testa di Oloferne. Ignoti gli autori. Bello il coro ligneo, i cui diciassette stalli con colonnine tortili in alto e braccioli con cariatidi a figura di donna, furono costruiti nel 1626 da un mastro Angelo. Nella navata, poi, nel 1721 la cappella dedicata a S. Nicola fu rifatta per volontà della confraternita dei cinturati. La volta fu alzata fino ad occupare parte del matroneo e la precedente decorazione ad affresco, opera di Iacopino Scipioni, fu distrutta e sostituita da angioletti nella volta e da motivi floreali. Venne costruito un nuovo altare con ancona in stucco, angeli e nicchia dove collocare un’antica statua vestita della Madonna della Cintura (metà del XVII sec.). Anche la vicina cappella di S. Sebastiano nel 1740 cambiò intitolazione, quando fu dedicata alla Madonna del Buon Consiglio e dotata di tela sotto vetro raffigurante il miracoloso trasporto da parte degli angeli di un affresco della Vergine col Bambino.



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ALMENNO SAN SALVATORE



Almenno San Salvatore è un comune della provincia di Bergamo.

Il toponimo "Almenno San Salvatore" deriva da "Lemine", la cui etimologia è incerta. Già in epoca romana, Almenno S.S. era già dotato di un ampio comprensorio territoriale strutturato in pagus . Il centro amministrativo si trovava nell'area del Castello in prossimità del ponte di Lemine, noto come Ponte della Regina.

Il territorio almennese, antropizzato fin dalla protostoria, ha visto il passaggio dei Celti, dei Galli Cenomani, dei Romani, che oltre al ponte sul Brembo lasciarono diverse testimonianze archeologiche, per diventare, dopo la conquista longobarda, una corte regia.

Già duemila anni fa i Romani vi avevano condotto opere di bonifica e di centuriazione del territorio, fondandovi un vicus chiamato Lemennis, capoluogo di un pagus omonimo, e lasciandovi il ricordo di opere imponenti, quali la Via Militare della Rezia e il Ponte della Regina, che con otto grandiose arcate superava il fiume Brembo.
Seguirono poi i secoli bui delle invasioni barbariche, ma Almenno conservò la sua posizione di preminenza su tutto il territorio circostante: fu Corte Regia longobarda e franca (sec. Vlll-IX), successivamente parte della Contea rurale di Lecco (sec. X), dal 975 feudo del vescovo di Bergamo e, a partire dal 1220, libero Comune, soggetto nei secoli XIV e XV agli orrori delle lotte fra la fazione guelfa e ghibellina.
Divenne poi con la Signoria Viscontea sede di un Vicariato, che si mantenne anche sotto il dominio veneto fino agli ultimi anni del XVIII secolo.

Nel corso di queste vicende Almenno si é arricchito di importanti testimonianze artistiche; vi si trovano alcune delle più note architetture in stile romanico della Bergamasca.

La più celebre è senza dubbio la rotonda di San Tomé, le cui origini restano avvolte nel mistero, ma che, é certo, sorse su un'area sepolcrale romana.

Edificio a pianta circolare, uno dei pochi rimasti nel Nord Italia, secondo gli studi più recenti risalirebbe agli anni 1130-1150 e sarebbe stato costruito sulle fondazioni di una preesistente basilica altomedioevale.
Attaccato alla chiesa c'era un monastero femminile, documentato nell'anno 1203, il quale, dopo vicende alquanto travagliate, esaurì la propria esistenza nel 1407.
Il complesso di San Tomè da allora si trasformò in un cascinale, nel quale soggiornarono fino a tempi recentissimi i contadini del Beneficio Parrocchiale di Almenno San Salvatore.

Più importante sotto l'aspetto storico e non meno preziosa sotto l'aspetto artistico é la Pieve di San Salvatore di Almenno, che sorge nella parte bassa del paese. La più antica chiesa del territorio, dalla quale sono nati tutti i luoghi di culto delle valli Brembana, Imagna e Brembilla. Le sue origini si fanno risalire al periodo longobardo, quando Almenno era Corte Regia e talvolta ospitò anche re di quel popolo, come Astolfo nel 755 d.C..
Il monumento ha aspetti artistici notevoli, come alcuni affreschi fra i più antichi della Bergamasca, un pulpito del 1130 circa in arenaria con scolpiti i simboli dei quattro evangelisti, altri affreschi dei sec. IV-XVI, ma soprattutto la cripta del IX secolo, che nel suo genere è forse l'unico esempio rimasto nella diocesi di Bergamo.

Davanti alla facciata della Pieve venne poi edificata agli inizi del Cinquecento un'altra chiesa, detta della Madonna del Castello, che è un santuario sorto per un prodigio operato dalla Vergine.

Vi si trova uno splendido ciborio ottagonale in stile rinascimentale, che richiama le architetture dell'Isabello; sul tamburo sono effigiate esternamente le Sibille, bellissime figure femminili che reggono dei cartigli con profezie, e internamente episodi della Vita della Vergine, dipinti che sembrerebbero del Previtali o del Cariani i primi, del Boselli i secondi.

Altro edificio di Almenno degno di essere visitato è la basilica di San Giorgio in Lemine, sorta intorno all'anno 1150.

È una chiesa ora immersa nel verde della campagna, mentre anticamente era circondata da un borgo medioevale, distrutto dalla Repubblica Veneta nel 1443. Pare sia stata fatta edificare dall'Episcopato di Bergamo nel periodo in cui si ricostruiva la basilica di San Maria Maggiore in città; vi avrebbero lavorato le medesime maestranze, utilizzando gli stessi materiali e tecnica costruttiva.

Dopo la fase iniziale, i lavori subirono un’interruzione e furono conclusi sulla fine del XII secolo con una muratura diversa. L'aspetto più importante di San Giorgio è la decorazione pittorica.
La chiesa conserva il più consistente campionario di affreschi due-trecenteschi che in Bergamasca si possano ammirare raccolti in un solo luogo.
Sulle pareti delle navate laterali e sui pilastri ci sono affreschi votivi, il cui soggetto riguarda la Vergine o Santi particolarmente venerati, ma i più importanti si trovano sulla navata centrale e formano un ciclo completo della Vita di Cristo, il più antico conosciuto in Bergamasca. Pittori ignoti della fine del Duecento e degli inizi del Trecento di scuola romana, assisiate e lombarda ne sarebbero gli autori.

Spostandosi nella parte alta del paese si può ammirare un altro gioiello di Almenno, la chiesa di San Maria della Consolazione, detta comunemente di San Nicola.

Sorta nel 1488 per un voto della popolazione, fu affidata all'ordine degli Agostiniani, per i quali si edificò vicino anche un monastero con un magnifico chiostro in stile tardogotico.
Il complesso si trova in un’incantevole posizione sulla sommità di una collina ammantata di vigneti.
Nella chiesa si conservano alcune tele di valore, come la "Trinità" del Previtali, datata 1517, la "Sacra Famiglia" di Francesco da Ponte detto il Bassano (XVI sec.).

Numerosissimi sono poi gli affreschi dei secoli XV-XVIII, che coprono le pareti delle dodici cappelle laterali, molti dei quali attribuiti ad Antonio Boselli; splendido il soffitto originario a formelle in cotto decorate a mano e alcune lastre tombali degli inizi del XVI secolo.
In San Nicola si trova anche il più antico organo della Bergamasca; fabbricato nel 1588 dagli Antegnati e recentemente restaurato, è spesso usato per concerti di grande richiamo.

Altri monumenti di rilievo sono le parrocchiali di San Salvatore Nuovo e di San Bartolomeo. La prima, sorta nel 1455 circa, è stata pesantemente ristrutturata nella prima metà del Settecento.
La seconda, fondata nel 1426, è stata modificata per ben tre volte; l’edificio attuale è della seconda metà del Settecento.
Ambedue sono ricche di numerose opere d'arte: quadri, statue, paramenti e suppellettili sacri.

Il ponte di Lemine, imponente opera militare romana oltre che stradale, si trovava nelle immediate vicinanze dell'attuale Almenno San Salvatore. Non si hanno notizie certe sulla sua data di costruzione che, tuttavia, è stata fatta risalire all'epoca di Traiano.

Lemine, un vasto comprensorio a occidente di Bergamo o più esattamente ad occidente del fiume Brembo, rivestiva una particolare importanza strategico-militare per Roma in quanto area di congiungimento con il territorio di Como e quindi con l'Europa centrale.

Questo territorio era, infatti, attraversato dalla strada militare che, passando per Bergamo, collegava il Friuli alla Rezia inserendosi così nella ragnatela stradale che faceva capo a Roma.

Il punto più importante del segmento che interessava Lemine era costituito dal ponte con cui scavalcava il Brembo. Attorno a questa opera e a sua difesa i Romani costruirono diverse opere difensive, castra, che indussero inevitabilmente un'immigrazione e un aumento demografico che si sovrappose all'originaria popolazione costituita dai Galli Cenomani, tradizionali alleati di Roma.

Dell'insediamento romano rimangono numerose testimonianze archeologiche la più importante delle quali è un'ara dedicata al dio Silvano trovata proprio nell'area circostante il ponte.

Questa strada militare che attraversava tutto il territorio di Lemine e di cui non rimane traccia è documentata dalla cosiddetta Tavola Peutingeriana.

La strada usciva da Bergamo dalla porta di San Lorenzo e, dopo avere attraversato gli attuali territori di Valtesse, Petosino, Almè, Almenno San Salvatore, Almenno San Bartolomeo, Barzana raggiungeva Cisano Bergamasco per proseguire in direzione di Como.

Il percorso successivo a Cisano è controverso: alcuni autori hanno sostenuto che dopo Cisano deviasse per la val San Martino e, attraversati Calolziocorte e Vercurago, raggiungesse Lecco e quindi Como; altri invece hanno sostenuto che dopo Cisano continuasse per Brivio, scavalcandovi l'Adda, per raggiungere poi Como.

Questa seconda ipotesi appare la più logica e attendibile in quanto rappresenta il tragitto più breve e veloce per raggiungere Como, essenziale per una strada militare.

Il punto nevralgico di questa strada, come si è visto, era costituito dal ponte, un'opera imponente e solida tanto da durare e svolgere la sua funzione fino al XV secolo.

Il ponte aveva una lunghezza di circa 184 metri, poggiava su otto arcate di cui sei avevano una corda di circa 15 metri e due di circa 21, un'altezza di oltre 24 metri e una larghezza di quasi 6 metri. Queste misure, per altro non certe in quanto calcolate sui ruderi superstiti, danno l'idea della struttura del ponte.
Anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente il ponte mantenne la sua importanza, ora prevalentemente viaria, e continuò a essere usato per tutto il Medioevo come è provato dalle spese di manutenzione previste e imposte dagli statuti di Bergamo. Il suo crollo avvenne il 31 agosto 1493 a causa di un'eccezionale piena del Brembo che aveva colpito e devastato tutta la valle Brembana.

Del ponte di Lemine, una volta orgoglio dell'architettura militare romana, sopravvivono pochi resti lapidei e il suo ricordo che, ironia della storia, lo ha tramandato con il nome di ponte della Regina attribuendone la costruzione alla regina longobarda Teodolinda.

Dalla sua costruzione e per tutto il Medioevo il ponte di Lemine era conosciuto e denominato, nei diversi atti a noi pervenuti, con tale nome.

Un codice del 1493 lo descrive come ponte di Almenno, fabbricato ha più di mill'anni certificandone così, fino a tale data, non solo il nome d'uso ma anche l'attribuzione della sua costruzione ai romani.

Solo dopo il suo crollo iniziò a essere indicato con il nome di ponte della Regina e questo senza alcuna spiegazione logica se non quella del mito e della credenza popolare che voleva tutti i resti di opere antiche come volute e create dai Longobardi o dai loro esponenti più prestigiosi.

Alcuni individuarono questa regina in Teodolinda altri in Teutperga, la moglie ripudiata del franco Lotario II, con una preferenza per la prima, tutti accomunati, però, nell'oblio della matrice romana dell'opera.

Ancora oggi per individuarne i resti occorre chiedere, agli organi del comune di Almenno San Salvatore come alla gente comune, del ponte della Regina e non altrimenti, tanto forte è stato ed è il mito.




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ALMENNO SAN BARTOLOMEO

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Almenno San Bartolomeo è un comune della provincia di Bergamo in Lombardia.
La storia del comune di Almenno San Bartolomeo è strettamente intrecciata con la storia di Lemine, prima, e con quella di Almenno San Salvatore, poi.

Deriva il suo nome da Lemine, di incerta origine, toponimo di un vasto comprensorio territoriale racchiuso tra la sponda occidentale del Brembo e quella orientale dell'Adda.

Almenno San Bartolomeo nacque, per scissione, da Lemine Superiore, l'attuale Almenno San Salvatore, il 30 marzo 1601 quando fu rogato l'atto notarile che ne statuì la nascita e ne costituì come territori di pertinenza quelli di Albenza, Longa e Pussano.

Nel territorio di Almenno San Bartolomeo si trova la Rotonda di San Tomè, autentico gioiello architettonico romanico della Provincia di Bergamo, risalente agli inizi del XII secolo.

Si tratta di un edificio ecclesiale di grande fascino, dalla struttura cilindrica formata da tre corpi, proporzionalmente degradanti, sovrapposti lungo un asse concentrico.

L'interno, circolare, è scandito da otto colonne a cui sono sovrapposte le altrettante del matroneo, in un effetto scenico di grande bellezza.

La struttura esterna si sviluppa secondo un gioco verticale di volumi che esalta la leggerezza dell'edificio a cui concorrono le nervature verticali e le semicolonne del primo corpo.

Il gioco dei volumi e delle ombre conferiscono all'insieme un effetto di grande eleganza.

La parrocchiale, San Bartolomeo di Tremozia, risale alla prima metà del XV secolo.

Non si conosce la data di edificazione della chiesa di San Bartolomeo di Tremozia, dovuta al vescovo Francesco Aregazzi, mentre ne è certa quella della consacrazione, 3 giugno 1453, effettuata dal vescovo Giovanni Barozzi.

La chiesa fu ampliata nel corso del XVI secolo per soddisfare le esigenze liturgiche della popolazione aumentata notevolmente dopo la separazione da Almenno San Salvatore.

Nel 1700 la chiesa, ritenuta non più idonea, fu abbattuta e sostituita da una nuova che fu consacrata dal vescovo Pier Luigi Speranza il 28 ottobre 1861.

La chiesa di San Bartolomeo, inizialmente ausiliaria della parrocchia di Almenno San Salvatore, divenne parrocchia nel 1520 con bolla pontificia di Leone X.

La chiesa contiene diverse pregevoli opere pittoriche, alcune di particolare importanza per l'autore che le dipinse, quali una Madonna e santa Caterina di Giovan Battista Moroni del 1578, una Madonna in trono di Bartolomeo Vivarini del 1485, la Vergine di Giovanni Carnovali del 1826, coeva della Presentazione di Gesù al tempio di Francesco Coghetti, nonché alcuni affreschi di Vincenzo Angelo Orelli, riguardanti la zona del presbiterio.


Dal 1987 esiste ad Almenno il Museo del falegname per iniziativa di una ditta locale specializzatasi in mobili per grandi navi ed alberghi di lusso, fondata da un imprenditore della località.

Con il Museo del Falegname, Tino Sana, il suo fondatore, ha voluto raccontare la storia del suo mestiere. Il 20 giugno 1987 viene inaugurato all'interno del complesso aziendale ed è stato successivamente spostato nella sua sede definitiva in Via papa Giovanni XXIII, con inaugurazione il 28 ottobre 2000. E' disposto su tre piani per un totale di 3.500 mq., con una segheria esterna funzionante a caduta d'acqua.

La storia del falegname è narrata con le botteghe che presentano i vari mestieri della lavorazione del legno, con attrezzature e macchinari d'epoca costruiti in legno, con torni del 1600, 1700 e 1800. Al legno si sono volute associare tante espressioni di vita popolare, dalla casa alle botteghe degli antichi mestieri. E' presente inoltre una ricca esposizione di biciclette: quelle in legno dell'800 e del 900; bici, maglie e trofei di Felice Gimondi a cui è dedicato il salone;infine i 35 mestieri degli ambulanti a due ruote. Il Museo documenta l'uso del legno nei mezzi di trasporto: le slitte, la barca, i carri regionali, i calessi, le carrozze, l'automobile, fino ad arrivare all'aereo del pluridecorato Antonio Locatelli.


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