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mercoledì 2 settembre 2015

TREVISO BRESCIANO

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Treviso Bresciano è un comune sparso della Comunità Montana della Valle Sabbia.

Il nome del paese pare abbia etimologia dal latino “tre villaggi”. Tra i primi documenti storici rinvenuti si parla dell’esistenza di tre villaggi: Vico (Vicus) la sua denominazione antica era “Cazzi di sopra”; Trebbio (Traes Viae) il cui nome antico era “Cazzi di sotto” e Facchetti, chiamata così perché abitata da nuclei familiari con il medesimo cognome.

L’appellativo antico del paese era "Caeys", termine longobardo che significava bosco.

Negli scritti più antichi viene indicato con più nomi "Caci" o "Cazzi" dal latino "Cassizio", "Cuzzi" o "Cazzarium"; solo Il 24 maggio del 1532 venne deliberato il nuovo nome dal paese: Treviso Bresciano.

L’elemento predominante di questo territorio è l’estensione dei boschi. Addirittura per alcuni secoli queste terre furono di proprietà di alcuni vassalli di re longobardi.

Facente parte del pago romano prima e della Pieve di Idro poi, nell’ XI secolo, probabilmente quando sorsero gli abitati di Vico e Trebbio, si costituì in parrocchia autonoma.

Nel 1396 Treviso faceva parte della Riviera di Salò, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia passò alla quadra Montagna della Riviera di Salò.

Il passaggio dei Lanzichenecchi, guidati da Giorgio Frundesberg, lasciò danni e distruzione.

Nel XVIII Treviso fu incluso nel Dipartimento del Benaco, ma fu invaso dalle truppe austro – russe. L’ordinamento politico amministrativo austriaco nel Lombardo - Veneto divise la valle in due distretti, Treviso fu annesso a Vestone.

Durante la prima guerra Mondiale lo spostamento dei confini d’Italia alla Valle del Caffaro e alla Valvestino, resero il territorio di Treviso una delle zone militari di prima linea, il forte di Valledrane venne attrezzato per contrastare il vicino fronte austriaco. Il Forte era persino dotato di batterie di artiglieria. Fortunatamente non entrò in azione e dopo la guerra conobbe un periodo di decadenza.

Nel 1925 venne aperta la Colonia estiva "Benito Mussolini", nata per curare i bambini gracili tramite l'elioterapia, e vista la notevole utilità la colonia divenne semipermanente. Da qui il progetto del Sanatorio Infantile; il Sanatorio di Valledrane, fu un’ importante centro lombardo per la cura della malattia polmonare. L’opera fu inaugurata il 28 ottobre 1928. L’attività è proseguita fino al 1978, quando il Sanatorio venne chiuso definitivamente. Negli ultimi anni la struttura è stata restaurata e abbellita, viene riaperta per i ragazzi nei mesi estivi.

Inoltre la zona di Valledrane fu teatro, presso il forte, di molti scontri fra partigiani della Brigata Perlasca e militi fascisti che presidiavano la zona.

Il paese nel passato è sempre vissuto sul lavoro del campi , sull’ allevamento del bestiame, sui prodotti del bosco e sulla lavorazione del legname sia per da ardere che d’ opera. Il paese contadino ha conosciuto anche l’emigrazione, prima in America e poi verso il nord Europa.

Oggi i coltivatori sono pochi, prevale il lavoro in laboratori artigianali e nelle fabbriche.

Negli ultimi decenni sono sorte alcune imprese artigianali, che offrono lavoro e occupazione. Inoltre albergatori e commercianti contribuiscono al benessere della popolazione.

Il Comune di Treviso Bresciano è situato su un territorio montuoso sul versante orientale della Valsabbia, in una valle verdeggiante.Le frazioni che compongono il paese sono Trebbio, Vico e Facchetti: Vico è la frazione situata più a nord del paese, il suo nome, di origine latina "Vicus" significa villaggio. Trebbio è la frazione più popolata, il suo nome deriva da "Trivium" e significa incrocio di tre strade. L’ ultima, ma non meno importante è la frazione di Facchetti, così chiamata per il primo nucleo familiare che vi si è stanziato. La Valle di Treviso Bresciano è circondata da monti, tra questi ricordiamo Il Monte Bastia alto mt. 988, si erge a protezione di Vico e sta per Castello, fortezza. La Cocca (Còca) che significa Cima e separa la Bastia dalla Curma, che si trova alle spalle di Trebbio e vuol dire colmo, sommità (Cùlma). La località gode di un clima mite perché è protetta dai venti. Per questo motivo Treviso Bresciano è considerato un centro climatico importante. Treviso Bresciano confina con i comuni di Idro, Capovalle, Vobarno, Provaglio Val Sabbia, Vestone e Lavenone.


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giovedì 2 aprile 2015

IL PARCO ALTO GARDA BRESCIANO

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Il Parco regionale dell'Alto Garda Bresciano è un parco naturale istituito con legge Regionale nel 1989.

Il suo territorio si estende dalle sponde del Lago di Garda sino al lungo crinale montuoso che a Nord coincide con il confine fra Lombardia e Provincia di Trento (Valle di Ledro) e ad est con la Valle Sabbia, comprendendo nove comuni per un totale di circa 27.000 abitanti. La popolazione all'interno del parco non è omogenea; infatti, più della metà della popolazione vive nei comuni di Salò (la "capitale" del parco) e di Toscolano Maderno, i paesi più abitati. Al suo interno, nella valle principale, il Parco accoglie il Lago di Valvestino, invaso artificiale degli anni sessanta, sede di pesca sportiva. Il punto più alto del parco è il Monte Caplone che raggiunge i 1.976 metri s.l.m.

La riserva naturale dell'ex Lago di Bondo è compresa nel parco. Nel parco si svolgono attività agricole e zootecniche, con la presenza di un caseificio. Caratteristici sono i fienili di Cima Rest (1.200 m) nel comune di Magasa, con i tetti in paglia assai appuntiti (secondo alcuni di derivazione longobarda, secondo altri austro-ungarica), e la strada militare scavata lungo le creste di confine durante la prima guerra mondiale.

Il Parco Alto Garda Bresciano, con le rocce strapiombanti nel lago, gli ampi terrazzati, i sentieri e le strade panoramiche che si srotolano fra le valli, le montagne, i boschi ed i paesi dell'entroterra e della riviera è tra gli ambienti più incantevoli che la natura ha voluto regalarci. E' un dono di cui bisogna essere consapevoli, da preservare, da curare, ma anche da apprezzare meglio, scoprendo più nei dettagli l'infinità di risorse ambientali che ci offre.

Per millenni l'albero, il bosco, la vegetazione in generale, ha accompagnato l'uomo: per produrre il fuoco con cui scaldarsi, con cui cucinare e con cui fondere i metalli è necessaria la legna; con il legno si costruiscono dighe, città, mezzi di trasporto, utensili, mobili; la vegetazione distrutta regala all'agricoltore il suolo fertile per le sue colture; l'albero, i vegetali, producono l'ossigeno a noi necessario utilizzando l'anidride carbonica, tossica per noi; la vegetazione consolida il suolo, lo protegge dal ruscellamento erosivo delle acque e dall'azione di asportazione del vento, offre riparo agli animali.

Metà del territorio è coperto da boschi di querce, faggi, carpini, pini silvestri, abeti rossi e da mugheti. Gli habitat variano da quello alpino a quello sub-mediterraneo in prossimità del lago. In sintesi è possibile così tratteggiare la fisionomia vegetazionale: variante sub-mediterranea dell'Oleo-lentiscetum, Leccetum, Orno-ostryetum e Querco-carpinetum, Fagetum, Peccetum - Laricetum, Mugo-ericetum, Caricetum variae. Notevoli gli endemismi d'altura, dovuti all'isolamento delle cime durante la glaciazione würmiana. Fra tutti la Saxifraga tombeanensis, che prende il nome dal Monte Tombea, seconda cima del Parco (1.950 m). Discreta presenza di fossili. Nel Parco sono compresi 11.000 ha di foresta demaniale regionale (la maggiore estensione in Lombardia).

La flora è molto legata alla fauna: dal tipo di vegetazione dipende la presenza di una certa specie animale; ad esempio, dalla rocca del Garda fino a Desenzano è possibile distinguere una zona di canneto dove le canne emergono tra giunchi e carici costituendo la dimora ideale di insetti, molluschi acquatici ed alcuni tipi di pesci.

All'interno del parco ci sono circa 250 specie animali tra cui spicca il capriolo, il cervo, il camoscio, il muflone, il cinghiale e lo stambecco, quest'ultimo reintrodotto nel 1979. Numerosissimi anche gli uccelli tra cui vi è l'aquila reale. Fino al 1975 vi era anche la lontra.


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