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sabato 11 aprile 2015

IL BATTELLO ARCIDUCA RANIERI


Il primo battello in servizio sul Garda adibito a trasporto sia di merci che passeggeri, univa Riva del Garda a Peschiera e Desenzano, si chiamava Arciduca Ranieri ed era un battello a vapore costruito in legno.

Un gruppo di banchieri di Milano costituirono nel 1824 la "Società Milanese per la Navigazione a Vapore nei Laghi del Regno Lombardo Veneto", facente capo a Francesco Figaroli.
Questa nuova Società, che coglieva l'esigenza di soddisfare la necessità di trasporti legata al crescente sviluppo industriale, ottenne dall’Amministrazione austriaca il privilegio esclusivo del servizio navigazione per la durata di 15 anni. Fu quindi messo in servizio un piroscafo in legno azionato da due macchine a vapore col nome di Arciduca Ranieri, costruito e varato a Desenzano il 7 luglio 1827.
Il piroscafo iniziò le sue corse il 12 settembre e il 30, a Milano, fu pubblicato un manifesto per l’entrata in attività dal 1° ottobre.
L’Arciduca Ranieri era un battello azionato da due macchine a vapore della forza di 28 cavalli e della portata di 400 quintali. I viaggi furono suddivisi per “Corsa lungo la riva Bresciana” e “Corsa lungo la riva Veronese” con differenti giorni della settimana assegnati ai due tipi di servizio. Il successo fu enorme ed il pubblico si compiacque non solo per il rapido mezzo di trasporto ma anche dalla novità del nuovo sistema di propulsione a vapore: per la prima volta, infatti, un piroscafo a ruote solcava le
acque del Benaco.



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IL PIROSCAFO ZANARDELLI

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Il piroscafo "Zanardelli", commissionato nel 1900 alla ditta Escher Wyss di Zurigo viene varato a Peschiera il 25 settembre 1903, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Zanardelli, del quale il piroscafo porta il nome. E' da evidenziare che questo è un rarissimo caso, se non l'unico, nel quale una nave viene dedicata ad una personalità ancora in vita.

Questa imbarcazione diviene la nave ammiraglia della flotta: salone, propulsione a ruote, portata di 800 persone.

Con l' inizio della I guerra mondiale la navigazione sul lago di Garda diventa difficile in quanto le sue sponde costituiscono confine tra l'Italia e l'Austria: Riva e Torbole sono infatti porti austriaci.

La notte del 23 maggio viene dato l'ordine a tutti i piroscafi di rientrare a fari spenti a Peschiera per essere messi a disposizione dell'esercito italiano.

Il giorno successivo l'Italia entra in guerra e anche lo "Zanardelli" rende il suo servizio alla Patria: viene difatti armato, dipinto di grigio ed il suo personale, essenziale per la profonda conoscenza del lago, viene militarizzato.

La fine del conflitto vede il lago di Garda completamente italiano e gradualmente tutto torna alla normalità.

Nel 1918, con il termine del conflitto, essendo ormai scaduta la concessione dell’Impresa di Navigazione sul Lago di Garda, ormai non più in grado di esercitare il servizio di navigazione, quest’ultimo venne assunto dal governo italiano, che, per conto del Ministero della Guerra, lo affidò alle Ferrovie dello Stato. Lo Zanardelli e le altre navi, derequisite, iniziarono quindi a navigare per conto della nuova gestione, che nel 1923 passò all’Ispettorato Generale delle Ferrovie, Tranvie, Automobili del Ministero dei Lavori Pubblici.

La gestione governativa, tuttavia, essendo tesa a ridurre al minimo i costi eliminando tutti gli approdi non indispensabili e riducendo al minimo la manutenzione, ebbe un esito fallimentare, pertanto, nel 1923, in seguito ad un concorso, la concessione del servizio di navigazione, e di conseguenza la flotta, passò all’ingegner Ernesto Canobbio, che il 1º marzo 1924 fondò la Società Anonima per la Navigazione sul Lago di Garda. Lo Zanardelli (la cui portata fu ridotta a 600 passeggeri) e l’Italia, le due unità più recenti della flotta, furono gli unici due piroscafi a non essere demoliti o convertiti alla propulsione diesel nell’ambito del programma di rinnovo della flotta avviato da Canobbio negli anni Venti.

Secondo alcune fonti, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, lo Zanardelli fu requisito dal 1939 al 1941, riprendendo poi a svolgere servizio di linea. Nonostante la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, il servizio di navigazione sul lago di Garda proseguì regolarmente, così come proseguì anche dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca. Nel corso dell’inverno 1943-1944 e dell’estate 1944 i battelli del lago continuarono a navigare senza subire attacchi da parte dell’aviazione alleata, ma a partire dall’autunno 1944 i cacciabombardieri angloamericani, impegnati in “operazioni d’interdizione”, e quindi aventi come obiettivo ogni mezzo di trasporto potenzialmente utilizzabile dalle forze armate nemiche, iniziarono ad attaccare anche i battelli del Garda. La prima vittima di questo genere di attacchi sul Benaco fu lo Zanardelli.

Alle 11.45 del 6 novembre 1944 lo Zanardelli, al comando del capitano Bernardo Martinelli e con a bordo 9 uomini di equipaggio (più altri due membri del personale della Società non in servizio) e circa 200 passeggeri, si trovava in servizio sulla corsa n. 10 e, proveniente da Malcesine, era giunto nei pressi di Limone del Garda, avendo già dato il fischio d’arrivo, quando venne improvvisamente attaccato da due cacciabombardieri angloamericani. Gli aerei mitragliarono il battello, colpendolo sul lato di dritta, a centro nave e nella timoniera, dove, insieme al comandante Martinelli, si trovavano i marinai Francesco Bertera e Guerrino Ceccon. La prima raffica di mitragliatrice uccise sul colpo l’aiuto timoniere Bertera, decapitandolo, e ferì a morte il comandante Martinelli, mentre il marinaio Ceccon (che per la sua condotta fu poi promosso a pilota), rimasto illeso, prese il comando del piroscafo, che riuscì a portare in salvo verso il porto di Limone, facendolo incagliare con la prua nel fondale ed evitando così l’affondamento. Un altro membro dell’equipaggio, il contabile Alessandro Gelmetti, che stava lavorando nella propria cabina, fu ferito gravemente (e subì successivamente l’amputazione della gamba destra). Numerosi passeggeri rimasero uccisi o feriti nel mitragliamento, molti cercarono riparo in sala macchine o tuffandosi nel lago, e l’equipaggio ed il personale dell’Impresa prestò i primi soccorsi, calmando i passeggeri in preda al panico e soccorrendo i feriti. Gravemente danneggiato ed in fiamme, il piroscafo dapprima prese il largo, poi, spinto dalla corrente, s’insabbiò nella rada di Limone, con a bordo morti e feriti. La nave riportò danni estremamente gravi all’opera morta e fu colpita da numerosi proiettili in corrispondenza della linea di galleggiamento, nonché nel locale macchina (dove vennero colpite la copertura del cilindro ad alta pressione e la parte superiore del coperchio del cassetto a bassa pressione). Agenti dell’Auslade-Kommissar scortarono Leonardo Canobbio, direttore dell’esercizio, a Limone, doveCanobbio osservò il piroscafo in fiamme.

Nell’attacco rimasero uccise 12 persone, mentre altre 17 rimasero gravemente ferite e vennero ricoverate, insieme a numerosi feriti leggeri (in tutto i feriti furono circa 40), nell’ospedale di Riva. Alcuni dei feriti più gravi, tra cui il comandante Martinelli, morirono in ospedale, aggravando il bilancio (nel dopoguerra, in un proprio comunicato, la Navigazione Generale Laghi parlò di 31 vittime come bilancio complessivo dell’attacco).

Poco dopo l’attacco lo Zanardelli venne disincagliato dall'Italia, e, dopo sommarie riparazioni ai fori alla linea di galleggiamento, venne condotto con i propri mezzi, in serata, a Riva, da dove poi, il 10 novembre, fu trasferito nel cantiere di Peschiera per le riparazioni. A testimonianza del tragico evento rimangono i segni delle raffiche di mitragliera sul timone originale, oggi conservato nei cantieri navali di Peschiera.

Nel maggio 1945 lo Zanardelli fu il primo battello del Garda a riprendere il servizio, in regime di requisizione da parte delle forze statunitensi. In questo periodo la nave venne dipinta con scene di vita americana verniciate sulle sovrastrutture (a poppa, per esempio, fu rappresentata la raccolta del cotone). Dopo qualche tempo, la nave tornò al servizio civile per conto della S. A. per la Navigazione sul Lago di Garda, la cui concessione fu prorogata dal 1946 al 1948.

Alla società privata di navigazione, provata dalle gravi difficoltà economiche derivanti dalla guerra, nel 1948 subentra una gestione commissariale e nel 1957 la Gestione Governativa Navigazione Laghi.

Alle 13.20 del 24 settembre 1949 lo Zanardelli prese a rimorchio il relitto dell’Italia, appena riportato a galla dopo che, nel gennaio 1945, era stato affondato da un attacco aereo al largo di Sirmione. Lo Zanardelli rimorchiò l’Italia, pavesato a festa, a Peschiera, dove arrivò alle 16.

Il 9 luglio 1951 lo Zanardelli, insieme a tutti gli altri battelli, partecipò alla sfilata della nuova flotta gardesana. Il 6 novembre 1954 fu commemorato il decennale dell’attacco aereo del 1944.

Negli anni ’70 il piroscafo fu rimodernato con la sostituzione della timoniera e la costruzione, sul ponte superiore, di una veranda chiusa adibita a ristorante. Sulla nave fu istituito un servizio di ristorazione in grado di servire 150 persone a tavola.

Nel 1976 il nostro piroscafo è protagonista di un avventura fortunatamente a lieto fine: a causa di una fitta e improvvisa nebbia, il comandante dello Zanardelli perde la rotta ma riesce fortunosamente a dirigere la nave verso la riva evitando di pochissimo una grossa lastra di roccia . L' episodio viene riportato dai giornali come un miracolo della "Madonna del Frassino".

Il 14 ottobre 1976 lo Zanardelli, in navigazione da Gardone a Desenzano al comando del capitano Saverio Angelini e con a bordo 10 uomini di equipaggio e 342 passeggeri, tutti donatori di sangue dell’AVIS di Montichiari, andò fuori rotta a causa della nebbia (la nave era sprovvista di radar), evitò di stretta misura un piastrone roccioso semisommerso e s’incagliò con la prua rivolta verso la riva e la carena posata sugli scogli. L’impatto non fu violento, ed i passeggeri sulle prime non si resero conto dell’incaglio.

Nel 1982 lo Zanardelli venne sottoposto a lavori di rimotorizzazione, che videro la rimozione della macchina a vapore e la sua sostituzione con due motori diesel MTU SR 493TZ da 760 CV, trasformandolo così in una motonave a ruote. Un nuovo rimodernamento si è svolto nel 2002, con la sostituzione dei due motori con altrettanti MTU 183 TA 61 da 928 CV.

Attualmente, ad oltre 100 anni dal varo, lo Zanardelli continua a svolgere servizio sul Lago di Garda. Gli interni, ancora provvisti degli arredi originali, danno l'impressione a chi vi naviga sopra di essere tornato indietro nel tempo. Dall'estate 2010 lo Zanardelli svolge servizio di linea, nel periodo estivo, sulla tratta Malcesine - Limone - Riva Del Garda. Sul ponte inferiore si trova un salone ristorante con tavoli in stile primo '900, mentre il ponte superiore è dotato di una grande veranda-salone stile liberty, utilizzata anche durante le crociere come salone da ballo.

Con un equipaggio di sette uomini, la nave può trasportare complessivamente 500 passeggeri, 250 dei quali in posti a sedere (150 al coperto) e 250 in piedi.

Lo Zanardelli ha struttura di molti piroscafi salone a ruote di inizio '900. All’interno dello scafo, sottocoperta, si hanno, da prua verso poppa, le ex-camere utilizzate come magazzini (a prua), la sala macchine (a centro nave) e le cucine (a poppa). Al livello del ponte di coperta si trovano il salone ristorante-bar e varie salette, e, sul ponte scoperto di prua, panchine per i passeggeri che vogliono stare all'esterno. Su ponte superiore si trovano la timoniera, il fumaiolo, tre piccole lance di servizio (due sui tamburi delle ruote ed una terza all’estrema poppa) ed una veranda-ristorante in stile liberty.



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IL PIROSCAFO ITALIA

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L'Italia è una motonave a ruote del Lago di Garda, ex piroscafo, tuttora in servizio.

L'Italia venne ordinata nel 1908 dalla società milanese "Innocente Mangilli", operante sui laghi di Garda e Maggiore, assieme al gemello Lombardia (navigante sul Verbano), e compì il primo viaggio il 5 maggio 1909. La sua mole impressionò i doganieri austroungarici, che ne impedirono l'attracco a Riva. Fu l'ultimo ed il più maestoso della generazione dei piroscafi salone benacensi.

Nel 1909 la ditta Odero di Genova riceve la commissione per la costruzione di un piroscafo che dovrà essere il più grande di tutta la flotta benacense. Ha un nome importante e significativo: “Italia”. Si ricorda, infatti, che in quel periodo il confine con l’Austria attraversava il lago e due porti, Riva e Torbole, erano in territorio straniero anche se un accordo fra i due Stati stabiliva che l’esercizio della navigazione fosse svolto interamente dal nostro paese.

Il 5 maggio 1909, quando l’imponente piroscafo effettua un viaggio di prova sino a Riva, il capo della dogana austriaca ne impedisce l’avvicinamento al porto perché non è stato avvertito di quella corsa fuori orario; c’è, invece, chi preferisce raccontare che sia stato intimorito dal nome e dalla mole del piroscafo. L’ “Italia” torna indietro sino a Peschiera e qualche giorno dopo entra regolarmente in servizio.

Con l'ingresso nella I guerra mondiale, tutte le imbarcazioni vengono messe a disposizione dell’esercito, alcune sono poi riconsegnate alla Società di navigazione, ed altre, come appunto l’“Italia” e lo “Zanardelli”, armate e poste al comando di Ufficiali della Marina da Guerra.

Requisito dal Regio Esercito Italiano il 23 maggio 1915, nel 1916 venne impiegato per evacuare i profughi dalle zone di guerra. Riprese il servizio regolare nel dopoguerra, per conto della "Società Subalpina Imprese Ferroviarie", che aveva rimpiazzato la fallita impresa "Mangilli". Il 10 giugno 1923 si arenò nei pressi di Campione del Garda, dovendo essere evacuato per mezzo di imbarcazioni e riportando gravi danni.

Il 3 novembre 1918, quando il generale Armando Diaz giunge a Villa Giusti per firmare l’armistizio, quasi tutti i piroscafi navigano fino a Riva. Il lago di Garda è finalmente tutto italiano! Lentamente la vita ritorna ai normali ritmi.

Il 10 giugno 1940 inizia per l’Italia la II guerra mondiale ma per la navigazione dei piroscafi non vi sono particolari cambiamenti. E’ solo con l’instaurarsi della Repubblica di Salò che per il lago di Garda inizia uno dei periodi più bui della sua storia; i piroscafi divengono oggetto di violenti bombardamenti da parte delle truppe anglo americane fino a che, nel novembre 1944, si sospendono i servizi di trasporto lacuale.

L’ “Italia” viene requisito dal “Kriegs-Lazarett” tedesco di Gardone Riviera e trasformato in nave ospedale. Nel gennaio del 1945 mentre si trova attraccato al pontile di Sirmione, nonostante siano issate le prescritte bandiere bianche con croce rossa, un attacco aereo colpisce il piroscafo in tutte le sue parti e provoca un improvviso e violento incendio che distrugge rapidamente il ponte di comando e le sottostanti cabine; l’equipaggio, coadiuvato dai militari, riesce ad evitare che il fuoco si propaghi a tutta l’imbarcazione.

Il piroscafo viene allora portato al largo allo scopo di evitare ulteriori danni causati dai continui bombardamenti sul porto, ma nel pomeriggio subisce una nuova incursione aerea: le raffiche di mitragliatrice causano un nuovo incendio e danneggiano lo scafo fin sotto linea di galleggiamento provocandone l’affondamento. Resta visibile la sola ciminiera che emerge dall’acqua per i bassi fondali presenti in quella zona del lago.

Il 7 novembre 1944 partecipò al disincaglio ed al rimorchio del piroscafo Giuseppe Zanardelli, incendiato da un attacco aereo il giorno prima. Nel gennaio 1945 venne requisito dall'autorità militare tedesca, che ne fece un ospedale per i propri feriti. L'Italia venne ormeggiato a Sirmione, issate bandiere con la croce rossa e la stessa dipinta anche sul tetto della timoniera e sui fianchi del battello. Ciò non bastò a salvarlo, il 12 gennaio, quando alle 10.40 venne avvistato da quattro cacciabombardieri angloamericani: venne colpito da una cinquantina di colpi che causarono la morte del marinaio Guerrino Ceccon ed il ferimento di altri due uomini; l'intero ponte superiore venne distrutto dalle fiamme. Vennero sganciate sette-otto bombe che lo mancarono.

Il 18 gennaio venne nuovamente attaccato: furono tagliati gli ormeggi per evitare che venissero colpite le abitazioni sulla riva (alcune bombe erano infatti cadute sugli alberghi costieri) e, ripetutamente colpito, si incendiò e affondò vicino alla riva del lago.

Alla fine della guerra la flotta del Garda è ridotta a solo 4 unità in cattive condizioni e la Società di navigazione versa in gravi difficoltà economiche. Nel 1948 lo Stato decide allora di intervenire affidando l’esercizio della navigazione ad una temporanea Gestione Governativa.

Immediatamente iniziano i lavori di recupero di quei natanti affondati a causa dei bombardamenti e se ne verifica poi in cantiere il possibile ripristino. Nel maggio 1949 si compie l’ultima e più difficile impresa: riportare in superficie l’ammiraglia della flotta, l’ “Italia “, ormai sommersa da quasi cinque anni . Le operazioni di recupero sono condotte, nonostante la scarsità di mezzi e risorse , dalle maestranze della Gestione Governativa avvalendosi di personale del posto: l’“Italia” torna in superficie nel settembre di quell’anno, dopo ben 4 mesi di duro lavoro. Viene trainato in cantiere dal rimorchiatore Mincio.

Nel 1949, nell'ambito della ricostruzione della flotta, venne recuperato e, trainato in cantiere dal rimorchiatore Mincio, ricostruito com'era, con la sola differenza della verniciatura dei piani superiori (in origine marrone legno ed ora bianchi). Tornò in servizio nel 1951, per conto della Gestione Governativa.

Nel 1976 subì un drastico rimodernamento: venne rimossa la macchina a vapore, sostituita da un motore diesel, ed il ponte superiore chiuso; il fumaiolo venne abbassato di un livello, e la plancia sostituita con una più grande e collocata a prua, dando al battello un profilo piuttosto tozzo e pesante.

L'aspetto dell'Italia, nonché del gemello Lombardia, era particolarmente innovativo per i laghi italiani. Le caldaie erano decentrate verso poppa rispetto alle ruote, e quindi anche il fumaiolo. Per bilanciare il profilo che diveniva così piuttosto pesante, il fumaiolo, assieme alle maniche a vento ed alla timoniera (dotata di singolari 'alette di plancia', anch'esse una rarità sui laghi italiani) non era posto sul ponte di coperta, ma sopraelevato di un livello, sul tetto di piccola una saletta fumatori posta a centro nave. A prua e poppa si innalzavano due alberi, e sui tamburi delle ruote erano rizzate due piccole scialuppe.

Questa disposizione degli elementi costruttivi, unica in Italia ma molto comune in Svizzera, dava alle due navi un aspetto imponente e maestoso senza essere pesante o sgraziato. Le uniche differenze tra l'unità verbanica e quella benacense era costituita dalla maggiore altezza del fumaiolo di quest'ultima, e dall'assenza - sempre su di essa - di telai per i tendoni anche sul ponte di coperta prodiero. Ciò rendeva l'Italia più elegante del gemello.

La propulsione è a pale e viene assicurata da un moderno motore diesel, che ha sostituito l’originale macchina a vapore. La motonave è dotata di due grandi sale arredate in stile d’epoca e di zone scoperte a prora ed a poppa con oltre 100 posti a sedere, mentre le cucine assicurano pranzi per oltre 200 coperti. La nave è stata ripetutamente revisionata nel corso dei decenni con la massima cura, conservando il più possibile intatto l’aspetto, ed anche i materiali che concorrono a creare in crociera un’atmosfera di romantiche suggestioni.



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domenica 22 marzo 2015

IL PIROSCAFO LOMBARDIA

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Il piroscafo "Lombardia" viene varato assieme al gemello nel 1873 dalla "Società Italiana", che in quegli anni si pone in concorrenza con la "Lariana".

La costruzione di questi due grossi piroscafi, a cui si aggiungeranno nel 1874 il "Como" e il "Lecco", è da ricercarsi nella concorrenza tra le due società di navigazione, più che in un'effettiva esigenza di servizio. In particolare i grossi "Lombardia" ed "Elvezia" raramente sono posti in corsa ordinaria, per le loro forti spese d'esercizio. Peraltro sono due delle unità che danno maggior pregio alla flotta lariana.

Nel 1874 si realizza la fusione delle due concorrenti nelle "Società riunite", che poi dal 1884 torneranno ad assumere l'antico nome di "Lariana". Il "Lombardia", come buona parte della preesistente flotta, viene incorporato nella flotta della nuova società.

Il periodo della Belle Epoque, con il Lario pacificamente assalito dai turisti, fornisce un'utilità a questi piroscafi. L'"Elvezia", e spesso anche il "Lombardia", vengono impiegati per il servizio regolare, con buoni utili, in virtù della loro grande capienza.

Nel 1912 si progetta di trasformare il piroscafo "Milano", che ha dato all'esercizio un risultato non soddisfacente, dalla propulsione a ruote a quella a elica; la macchina del "Milano" verrebbe installata sul "Lombardia", la cui macchina verrebbe destinata a un nuovo grosso piroscafo.

La guerra però blocca questi progetti; il "Lombardia" viene adattato al ruolo di piroscafo-ospedale, giungendo ad ospitare fino a 1000 soldati.

Il "Lombardia", dopo la fine della guerra viene ormeggiato alla diga foranea di Como, in disarmo.

Dopo alcuni anni passati alla diga, anche il "Lombardia" rientra nel grandioso progetto di rinnovamento della flotta intrapreso dalla "Lariana". Nel 1925, dopo aver ottenuto di rioccupare per breve tempo la zona dove sorgeva il cantiere di Campo Garibaldi, si decide di mettere mano ai lavori del "Lombardia", per il quale vengono ordinate nuove caldaie.

Il 22 giugno 1926 il "Lombardia" viene alato nel cantiere di Campo Garibaldi, per la sua completa ristrutturazione.

Il 17 settembre, dopo un controllo approfondito allo scafo e le modifiche di poppa e prua, viene varato, e ormeggiato nei pressi del cantiere per l'allestimento delle sovrastrutture.

Dopo accurati lavori il "Lombardia" torna in servizio il 25 giugno 1927. La prua e la poppa sono modificate in linea con le più moderne architetture dell'epoca. Le sovrastrutture sono interamente ricostruite, con ampi spazi a bordo. La portata a seguito degli interventi di sopraelevazione della plancia e aumento degli spazi interni, è aumentata a 1000 passeggeri; il "Lombardia" è la nuova ammiraglia della flotta della "Lariana".

Gli arredi interni sono di un'eleganza mai vista, e la nuova macchina dà al maestoso piroscafo una velocità più adeguata; tutto questo viene realizzato in un periodo in cui sugli altri laghi si stanno affermando delle piccole, economiche ma brutte e scomode motonavi.

La riduzione dei traffici sul lago negli anni '30 costringe la "Lariana" a ridimensionare la propria flotta: l'"Elvezia" viene demolito nel 1937, mentre il "Lombardia" è sempre più di rado in servizio, utilizzato soltanto per occasioni speciali.

Durante la seconda guerra mondiale anche il "Lombardia" deve subire la triste e selvaggia usanza dei mitragliamenti anglo-americani su obiettivi civili nota come "Terrore aereo". Viene colpito una prima volta il 31 gennaio 1945, mentre è ormeggiato al pontile di Blevio.

Successivamente la "Lariana" , nel febbraio 1945, decide inspiegabilmente di arenare di prua il "Lariano" insieme al "Lombardia" e al "Volta" alla foce del Mera; scrive Pieramedeo Baldrati "per quanto mimetizzate le navi risaltano alla vista e perchè di grossa mole e perchè affiancate bordo a bordo. Esse spiccano nitide sul verde della pianura di prua e sulle acque azzurre, ben delimitate dall'andamento giallastro delle rive, di poppa.

Il 14 marzo 1945 una formazione aerea nemica, tenendosi ben distante dalle mitragliere del forte di Colico attacca le tre navi, bersaglio invitante e soprattutto indifeso. I passaggi si susseguono finchè la tre splendide unità sono avvolte dal fuoco. L'intervento dei coraggiosi Vigili del fuoco volontari di Menaggio e Gravedona, e dei Soldati della Repubblica Sociale Italiana, si rivela purtroppo inutile; il rogo delle tre nabvi prosegue per tutta la notte.

Le tre unità, poste sotto sequestro dall'autorità di occupazione, rimangono alla foce del Mera fino alla primavera 1947, quando vengono trainate al cantiere di Tavernola. Qui, dopo un esame ai resti, si decide a malincuore di demolire il "Lombardia".


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IL PIROSCAFO CONCORDIA

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Autentico piroscafo d'epoca del tipo a mezzo cassero, la propulsione è a ruote, garantita da una macchina a vapore. Dotato di cucina per la preparazione di cibi a bordo e bar interno. A poppa al coperto n° 2 sale in perfetto stile liberty: sala poppa inferiore (ex sala 1^ classe) con n° 55 posti circa a sedere su poltrone e divani in cuoio rosso, comunicante con la sala superiore con circa n° 55 posti a sedere; ulteriori 16 posti davanti al bar. A prora, sul ponte superiore ed a poppa un totale di n° 160 posti a sedere esterni su panchine di legno. Portata massima n° 500 persone.

Il piroscafo "28 Ottobre", gemello del "Savoia", viene impostato presso il cantiere di Dervio della Lariana il 3 settembre 1926.

Allestito con celerità professionale, viene varato il 2 novembre 1926, alla presenza di numerose autorità giunte a bordo del piroscafo "Como". Dopo il varo è preso a rimorchio dal rimorchiatore "Trieste" e portato a Tavernola per l'allestimento dei lussuosi interni. Nel frattempo le autorità fanno appena a tempo a tornare sul "Como" per evitare una furiosa grandinata scatenatasi dopo il varo.

Il "28 Ottobre" è il secondo piroscafo in assoluto a entrare in acqua nello specchio antistante Dervio.

In virtù della loro grande capacità, della loro velocità, e della loro modernità, il "Savoia" e il "28 Ottobre" vengono subito destinati ai servizi principali tra il capoluogo e l'alto lago, in particolare nei mesi estivi.

Questi due natanti si possono ben considerare gli ultimi due grandi piroscafi italiani, varati in un'epoca in cui ormai il diesel si era saldamente affermato nel campo della navigazione interna. Va anche considerato che all'epoca non erano stati sperimentati motori diesel di una potenza pari a quella richiesta da questi due grandi piroscafi. Basti pensare come sul lago Maggiore, dove negli stessi anni era in corso una radicale ristrutturazione della flotta, le navi maggiori mantennero le motrici alternative a vapore, e così pure sul Garda.

Il 28 maggio 1927 il re Vittorio Emanuele III giunge a Como per l'inaugurazione delle Esposizioni del Centenario Voltiano a Villa Olmo. Dopo l'inaugurazione il re s'imbarca sul piroscafo "Savoia" per una crociera in centro lago. Il "Savoia" è scortato dai piroscafi "Plinio" e "28 Ottobre".

Il 15 Giugno 1935 il "Savoia" e il "28 Ottobre" vengono impiegati dalla Lariana per il IV Raduno Lariano dell'Associazione Volontari di guerra "Azzurri di Dalmazia". In quest'occasione i due piroscafi trasportano da Como a Lecco e ritorno oltre 1500 volontari.

In seguito alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, il Comando di Presidio di Como richiede al presidente della Lariana comm. Felice Baragiola il cambio del nome del piroscafo. Anche l'opinione pubblica si mobilita, sia tramite i singoli cittadini, sia con articoli sui giornali locali, che incitano ai nomi di "25 Luglio", "Libertà" e simili... a Bellagio viene addirittura organizzata una dimostrazione contro il piroscafo. Il comm.Baragiola, rivendicando la propria libertà di scelta, decide di ribattezzare il piroscafo con il nome di "Concordia". Contestualmente il gemello "Savoia" viene ribattezzato "Patria".

Nel tardo autunno del 1944 si decide di decentrare temporaneamente parte della flotta per evitare le incursioni dei cacciabombardieri anglo-americani. Il "Concordia" viene ormeggiato presso il canale tra l'isola Comacina e Ossuccio, nel luogo detto "Zoca de l'oli", mimetizzato con vegetazione fittizia.

Il piroscafo torna in servizio nel gennaio, ed il 15 di quel mese viene mitragliato al pontile della funicolare di Como. Fortunatamente non si registrano nè morti nè feriti. Il piroscafo viene riportato presso la Zoca de l'Oli e mimetizzato.

Nel dopoguerra la Lariana è alle prese con una gravissima crisi economica, dovuta agli ingenti danni subiti. Ciononostante la Società riesce a compiere alcune importanti migliorie sulla flotta. Il "Concordia", dopo un periodo in cantiere torna in servizio il 17 aprile 1950, con nuovi bruciatori a nafta in luogo dei vecchi a carbone. Vengono anche applicate delle vetrate amovibili sui balconcini dei tamburi, in modo da poter chiudere la sala di coperta nel periodo invernale.

Il 21 agosto 1952, dopo anni di discussioni, la Lariana è costretta a cessare il proprio servizio. Alla Lariana subentra la Gestione Commissariale Governativa, che rileva gran parte della flotta, compreso il piroscafo "Concordia".

Il 18 febbraio 1974 il piroscafo "Concordia" entra in cantiere a Tavernola per il completo rimodernamento. Ritorna in servizio dopo oltre tre anni di lavori, il 25 giugno 1977, profondamente stravolto nelle sovrastrutture e negli arredi. La modifica sostanziale riguarda l'introduzione di una veranda coperta sul ponte di poppa, ma in generale le sovrastrutture vengono quasi interamente rinnovate. Purtroppo gli splendidi arredi originali vanno perduti, a favore di squallidi interni in lamiera a vista.

La veranda coperta del ponte di poppa non si rivela oltretutto una grande idea: in certe condizioni -poco carico- tale veranda, investita dal vento normalmente intenso in centro-alto lago, crea un fastidioso effetto "vela" che influisce sul moto del piroscafo provocando continue sbandate.

All'inizio degli anni '90 l'utilizzo dei piroscafi sul lago di Como ha una forte contrazione: il "Patria" viene posto in disarmo, mentre il "Concordia", abitualmente utilizzato ogni domenica, viene sottratto al servizio di linea e riservato ai soli noleggi.

Gli ultimi anni hanno però visto una forte rivalutazione del piroscafo, impiegato sempre più di frequente anche per servizi di linea. Si è affermato (dal 2000) il suo utilizzo estivo ogni giovedì sulla corsa delle 12.00 da Como per Colico, con ritorno a Como alle 18.35.

Il maggiore utilizzo ha coinciso con un maggior numero di attenzioni riservate a questo importante natante. Nella primavera 1998 ha ricevuto una nuova cabina di comando, alcune modifiche per la sicurezza (innalzamento dei parabordi) e il radar. Il fumaiolo è stato decorato con delle righe blu ed il logo della Gestione Governativa, scelta esteticamente piuttosto infelice, e non corrispondente ad alcuna tradizione lariana.

Nell'inverno 1999/2000 ha ricevuto delle nuove sedie e tavoli in plastica, in luogo dei vecchi in lamiera.

Nell'inverno 2001/02 alcuni lavori hanno interessato il salone. Le brutte lamiere a vista delle fiancate sono state ricoperte con dei pannelli di materiale plastico, per la verità non molto adeguato al valore storico del piroscafo.

Rientrato in servizio il giorno di Pasqua 2002, è poi stato in orario ogni domenica fino a settembre, oltre alle abituali crociere dei giovedì estivi. Questo impegno è stato premiato dal pubblico, che è affluito sempre più numeroso sul piroscafo, malgrado la scarsa pubblicità fatta dalla Navigazione.

Il 2003 è un anno magico per il "Concordia"; entrato in servizio domenica 15 marzo, in forte anticipo rispetto al solito, è in servizio ogni domenica fino al 5 ottobre, tutti i giovedì di luglio e agosto, e nei giorni dal 14 al 18 agosto;effettua numerosissime corse speciali e crociere private e persino alcune corse notturne, come la crociera "Spaghettello" del venerdì sera da Como.

Nell'inverno 2003-04 riceve una completa manutenzione, e viene sostituita la veranda coperta di poppa. I lavori, iniziati in novembre 2003 con la rimozione della vecchia veranda, proseguono con l'alaggio del piroscafo, in dicembre; il 17 aprile 2004 è varato, il 20 effettua la prima crociera privata, cui ne seguono altre il 25.il 1° (in partenza da Como) ed il 2 (da Lecco) maggio. Rientra in servizio domenica 9 maggio, in corsa 14-235 Como-Colico.

Il piroscafo appena rinnovato intraprende settimane di duro lavoro, tra i numerosissimi noleggi e le corse di linea; il pubblico ha l'occasione di apprezzare i rinnovati interni, la nuova veranda di ottima fattura, il salone rimesso a nuovo, i parquet e i parabordi finalmente restaurati.

2 Ott 2004: il piroscafo effettua in via eccezionale la corsa 20-45 Como-Colico per festeggiare il capo macchinista Quarenghi: a bordo presente un nutrito gruppo di appasionati di navigazione giunti dal lago dei Quattro Cantoni (CH). L'indomani, domenica 3 ottobre, la stagione si chiude con la corsa 10-47 Como-Colico.

Il motto che ora troneggia, impresso su una targa di legno, sulla cabina di comando, è stato apposto dopo i grandi lavori del 1977. L'originale motto del piroscafo, scelto dal presidente della Lariana comm.Felice Baragiola nel 1943, era "Concordia salute della Patria", a simboleggiare il nesso tra i nomi dei due piroscafi gemelli.

23 Luglio 2010, il Concordia viene nolegiato da George Clooney, assieme con il motoscafo Aquila.

Eccezionalmente confortevole il salone coi suoi divani, discreti gli altri ambienti. Buona disponibilità di posti a sedere.Comode e ben fatte le panchine. Numerosi i posti disponibili.
La stabilità è ottima, solo il moto delle ruote imprime un lieve e regolare beccheggio al natante.
Silenziosità eccellente. Assenti le vibrazioni dei motori diesel, si viaggia nel silenzio, salvo in coperta dove la macchina si fa sentire.
Pur migliorato continuamente negli ultimi anni, l'allestimento rimane un po' spoglio, sottotono rispetto al valore storico del "Concordia".
La panoramicità è ottima sui ponti, nelle sale è condizionata dai finestrini piuttosto piccoli.

«Fate qualcosa il Concordia sta morendo». L’appello corre sul web. La denuncia non è campata per aria e la preoccupazione è più che fondata.

Il piroscafo, gemello del Patria e di analogo valore storico, è da tre anni ko. Tanto è il tempo trascorso, dall’ultimo viaggio del piroscafo, celebre in quest’ultima parte della carriera, per avere ospitato feste e crociere. Tra le altre la festa di nozze del calciatore Gianluca Zambrotta. Il Concordia è stato messo fuori flotta in attesa di un importante intervento di manutenzione straordinaria che la Navigazione ha a suo tempo affidato a un’azienda ligure. Quest’ultima ha puntualmente iniziato i lavori ma non li ha terminati.

Tra Navigazione e impresa, come di frequente accade negli appalti pubblici, si è aperto un contenzioso. Il risultato è che l’opera non è stata completata. C’è stato il cambio-caldaie. Manca tutto il resto tanto che, risolto il contratto con l'impresa, la Navigazione sta redigendo un nuovo bando per terminare l’intervento: «A giorni pubblicheremo il bando - spiega Franze Piunti, direttore della Navigazione - capisco la preoccupazione ma vorrei rassicurare i comaschi sulla volontà di rimettere in servizio il Concordia che è il vero e proprio fiore all’occhiello della nostra flotta. Abbiamo fatto ogni possibile sforzo per accelerare la questione e perlomeno siamo riusciti a evitare un aumento dei costi per l’intervento di manutenzione».

«L’obiettivo - precisa Piunti - è quello di farcela entro Expo visto il richiamo turistico del lago e dei nostri storici piroscafi». Certo, l’immagine attuale non è delle migliori: il piroscafo è stato rimesso in acqua mezzo smontato e lasciato così, senza nemmeno adeguate protezioni.





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