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domenica 3 luglio 2016

IL CORANO

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« In verità coloro che credono, siano essi Giudei, Cristiani o Sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell'Ultimo Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti. »
(Corano, II:62)
« Dicono: «Siate giudei o nazareni, sarete sulla retta via». Dì: «Seguiamo piuttosto la religione di Abramo, che era puro credente e non associatore». »
(Corano, II:135)
« Chi vuole una religione diversa dall'Islam, il suo culto non sarà accettato, e nell'altra vita sarà tra i perdenti. »
(Corano, III:85)
« Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell'Ultimo Giorno e compia il bene, non avranno niente da temere e non saranno afflitti. »
(Corano, V:69)
« Sono certamente miscredenti quelli che dicono: «Allah è il Messia, figlio di Maria!». Mentre il Messia disse: «O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore». Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra! »
(Corano, V:72)
« E dissero: Abbiamo ucciso Gesù il Messia, figlio di Maria, il messaggero di Dio. Essi non lo uccisero, non lo crocifissero, ma così parve loro... »
(Corano, IV:157, traduzione di Roberto Hamza Piccardo, 1994)
« In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e con il permesso di Dio diventa un uccello. E prendo la morte per la vita con il permesso di Dio. E vi dico quel che mangiate e quel che accumulate nelle vostre case... »
(Corano, III:49, traduzione di Roberto Hamza Piccardo, 1994)
« In verità, per Dio Gesù è simile ad Adamo. Egli lo creò dalla polvere, poi disse: “Sii!” ed egli fu. »
(Corano, III:59, traduzione di Roberto Hamza Piccardo, 1994)
« Guidaci per la retta via, la via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, la via di coloro coi quali non sei adirato, la via di quelli che non vagolano nell'errore! »
(Corano, I:6-7, traduzione di Alessandro Bausani, 1955)
« Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né degli sviati. »
(Corano, I:6-7, traduzione di Roberto Hamza Piccardo, 1994)
Controversa è l'interpretazione di chi sarebbero gli "incorsi nell'ira di Dio" e gli "sviati", nel versetto 7 della prima sura, (al-Fatia, "l'Aprente".) Piccardo, nel suo commento, sostiene come "tutta l'esegesi classica, ricollegandosi fedelmente alla tradizione, afferma che con questa espressione Allah indica gli ebrei (yahud) ". Quindi gli ebrei sarebbero "coloro che sono incorsi nella Tua ira", non avendo riconosciuto come profeta Isa (Gesù); i cristiani sarebbero invece "gli sviati", in quanto trasgrediscono il Primo Pilastro dell'Islam, quello dell'unicità di Allah, poiché adorano la Trinità.

Studiosi occidentali invece si oppongono a un'interpretazione così "personalizzante" del versetto, giacché riferendosi esplicitamente a ebrei e cristiani sminuirebbe il valore universale del Libro. Si preferisce quindi riferirsi a due possibili errori nel seguire la Via, concettualmente opposti: uno, quello riconducibile alla maggior parte degli ebrei, sarebbe quello di perdersi in un astratto ed eccessivo formalismo nell'ubbidire al Messaggio Divino, l'altro, quello riconducibile alla maggior parte dei cristiani, sarebbe quello al contrario di seguire troppo lo spirito della Legge e non il suo dettato formale (antinomismo) e di fatto perdere la Via.

In particolare Bausani, nel suo commento, sostiene che "tali interpretazioni, oltre a diminuire il valore universalistico della bella preghiera sono anche difficilmente accettabili sintatticamente, data la forma negativa nella quale le espressioni suddette appaiono nel testo". Da altre parti del Corano risulterebbe inoltre che ebrei e cristiani avrebbero corrotto (cioè modificato volontariamente) le Rivelazioni precedenti, nascondendo alcune parti, modificandone altre (ad esempio, secondo il Corano, la frase evangelica "Verrà il Consolatore" nel Vangelo di Giovanni profetizzerebbe la venuta di Maometto). Non esistono versetti che esortino a uccidere o a convertire con la forza i politeisti (mushrikun), un cui sinonimo nel Corano è "idolatri". Per tutti costoro si reitera più volte la minaccia di tremendi castighi, riservati però loro da Allah solo nell'Aldilà. Le uniche esortazioni a combattere gli "associatori", i "negatori" e i politeisti e a ucciderli, come si può esemplarmente leggere nel versetto 191 della Sura II,

« Uccidete dunque chi vi combatte dovunque li troviate e scacciateli di dove hanno scacciato voi, ché lo scandalo è peggio dell'uccidere; ma non combatteteli presso il Sacro Tempio, a meno che non siano essi ad attaccarvi colà; in tal caso uccideteli. Tale è la ricompensa dei Negatori »
(Trad. di A. Bausani)
si trovano di fatto solo nei consimili passaggi riguardanti il "jihad minore", che storicamente il testo sacro sembra riferire alle azioni ostili che, fin dall'inizio della vita della Comunità organizzata da Maometto a Medina, contrapposero i nemici pagani della Umma islamica ai musulmani.

Fra i miscredenti non sono in ogni caso da annoverare gli appartenenti alla "Gente del libro" (Ahl al-Kitab), ovvero i cristiani, gli ebrei e i sabei, che sono considerati custodi di una tradizione divina precedente al Corano che, per quanto alterata da tempo e uomini, è ritenuta comunque basilarmente valida, anche se per difetto.

Ponendosi come Terza Rivelazione dopo la Torah e i Vangeli (Injil), ovvero come completamento del Messaggio trasmesso a ebrei e cristiani, il Corano contiene diversi riferimenti ai personaggi della Bibbia e a tradizioni ebraiche e cristiane. Sulla figura di Gesù in particolare il Corano ricorda dottrine gnostiche e docetiste, sostenendo che sulla croce sarebbe stato sostituito con un sosia o con un simulacro, solo apparentemente dotato di vita.

Il Corano, secondo i musulmani, contiene la parola di Dio (Allah), che l'arcangelo Gabriele ha dettato al profeta arabo Maometto (Muhammad). La parola Corano deriva dall'arabo al-Qur'an, che significa letteralmente "la recitazione" o "la lettura". Diviso in capitoli e in versetti, il Corano contiene sia precetti di ordine morale e religioso sia regole che riguardano il diritto.

La tradizione musulmana racconta che intorno all'anno 612, nella notte tra il 26 e il 27 del mese di ramadan, l'arcangelo Gabriele apparve in sogno a Maometto e gli dettò la prima rivelazione. A questa ne seguirono molte altre, anche dopo l'emigrazione l'egira  di Maometto da Mecca a Medina.

Le rivelazioni che Maometto cominciò a ricevere, nonostante la cultura araba (Arabi) fosse principalmente orale, furono annotate su vari materiali: pietre piatte, cuoio, ossa piatte (scapole) di cammello e di montone, fibre di palma. Qualche anno dopo la morte del profeta, i musulmani sentirono l'esigenza che quanto era stato dettato da Allah a Maometto non andasse perduto e soprattutto non venisse modificato: il califfo 'Umar mise insieme tutti questi materiali sparsi e li fece ricopiare su fogli, che vennero raccolti in un solo Libro, divenuto l'unica versione del Corano considerata autentica. Il Corano, in quanto parola di Dio, è inimitabile ed è considerato dall'ortodossia sunnita non creato, ma coeterno a Dio.

Il Corano è diviso in 114 capitoli (sure), composti di versetti (ayyàt) contrassegnati con numeri. L'ordine secondo il come è organizzato il Corano, quale ora lo possediamo, non è cronologico ma tiene conto della lunghezza dei singoli capitoli, ed è ordinato in modo decrescente: esclusa la prima breve sura, chiamata fàtiha ("aprente"), si parte da quella più lunga per terminare con quella più breve. Diversamente da quanto avviene per altre composizioni letterarie scritte in arabo, nel Corano sono segnate anche le vocali proprio per evitare ogni tipo di fraintendimento.

La lingua è straordinaria nel suo genere, soprattutto se si considera che nel 7° secolo  l'epoca in cui il Corano fu dettato a Maometto non esisteva altra forma letteraria tra gli Arabi che non fosse la poesia. Il Corano, invece, è scritto in prosa rimata (saj') ed è considerato una delle espressioni più alte di arte letteraria araba anche da chi non è musulmano. Il testo non dovrebbe essere letto con gli occhi, ma salmodiato, ossia recitato come una nenia: solo così se ne apprezza la musicalità. Sono pochi i musulmani che non conoscono almeno una sura del Corano a memoria.

Il contenuto del Corano è generalmente diviso in tre grandi parti: i precetti, ossia le leggi che regolano la vita del credente; le storie, racconti cioè che riguardano Maometto o altri profeti (l'Islam crede in tutti i profeti biblici precedenti, da Noè a Gesù, rispetto ai quali Maometto è l'ultimo o il sigillo) e varie leggende; le esortazioni e gli ammonimenti. Il Corano comprende quindi le regole che il musulmano è tenuto a seguire. Questi precetti riguardano sia il comportamento quotidiano del credente per esempio, quante preghiere deve fare in un giorno sia precetti di ordine morale-religioso per esempio, il divieto di credere negli dei pagani o adorare simboli. Ci sono anche regole che riguardano più strettamente il diritto, come nel caso in cui un uomo voglia divorziare dalla propria moglie: in base al Corano l'uomo deve assicurare una certa somma per lei e per i propri figli.

Il tafsir ("esegesi") è la scienza che studia il contenuto del Corano. È facile immaginare quanti possano essere i testi che analizzano frase per frase lo scritto, alla luce della tradizione musulmana e da un punto di vista filologico.

La prima parte della I sura del Corano dice: "Nel nome di Allah Clemente e Misericordioso": questa frase, che in arabo viene chiama basmala, costituisce l'inizio di molte altre sure coraniche. Sembra ormai appurato che questa frase è stata aggiunta in un secondo momento, posteriore a Maometto, il quale comunque la utilizzava già come formula propiziatoria. La basmala è utilizzata anche all'inizio di discorsi ufficiali: è un modo propiziatorio di cominciare un discorso, una lettera o qualsiasi altra attività rendendo omaggio ad Allah e ringraziandolo per la sua clemenza e la sua misericordia.

Il Corano è foriero di alcuni elementi fondamentali dell'Islam: rigoroso monoteismo senza termini mediani fra Dio creatore e l'universo creato; una provvidenza divina che si estende ai singoli individui; un'immortalità personale con un'eternità di felicità o di dolore a seconda della condotta tenuta nella vita terrena. La filosofia greca, che i musulmani conobbero dai siriaci e dai persiani, presentava invece un sistema dottrinario caratterizzato da una complessa tematica scientifica e dal razionalismo aristotelico, aspetti estranei alla precettistica coranica. Le correnti filosofiche musulmane, nate almeno un secolo prima della Scolastica occidentale, si divisero nell'accordo, spesso difficile, tra Corano e approccio filosofico razionalizzante. I mutakallimun ("coloro che disputano", i "dialettici") erano fedeli all'approccio coranico e sostenevano l'eternità del kalam (Parola) divino; i Mu'taziliti ("coloro che si allontanano"), pur con un preciso intento religioso, rappresentavano nei fatti una sorta di razionalismo e affermavano l'espressione nel tempo umano della Parola divina. I Fratelli della Purità elaborarono in una poderosa "Enciclopedia" (secolo X) tutti i motivi fondamentali della metafisica che erano trattati negli scritti pseudo-aristotelici (De Causis, Theologia Aristotelis); i sufi attinsero al pensiero del Neoplatonismo, elaborando una dottrina caratterizzata da un preciso afflato mistico. Grandi filosofi e scienziati furono poi al-Kindi, al-Farabi, Avicenna, Averroè e al-Ghazali.




Malgrado i musulmani considerino che qualsiasi traduzione dal testo arabo del Corano non possa evitare d'introdurre - in quanto traduzione - elementi di ambiguità se non di vero e proprio travisamento semantico, e siano pertanto tendenzialmente sfavorevoli a qualsiasi versione del loro testo sacro in idioma diverso da quello originale, l'estrema esiguità dei musulmani arabofoni (all'incirca il 10% dell'intera popolazione islamica mondiale) ha condotto ad approntare traduzioni nelle più diverse lingue del mondo anche islamico: dal persiano al turco, dall'urdu all'indonesiano, dall'hindi al berbero. La prima traduzione completa del Corano fu completata nell'884 ad Alwar (Sind, oggi Pakistan) per disposizione di Abd Allah b. Umar b. Abd al-Aziz, su richiesta del Raja hindu Mehruk. Non si sa tuttavia se detta traduzione fosse in hindi, sanscrito o nel locale linguaggio del Sind, dal momento che l'opera non ci è pervenuta.

Famosa è invece la traduzione in lingua latina commissionata da Pietro il Venerabile, abate di Cluny, a Roberto di Ketton (o Robertus Ratenensis) e a Ermanno Dalmata, cui partecipò anche l'ebreo convertito al Cristianesimo Petrus Alfonsi. Il lavoro fu completato nel 1143 ed ebbe duratura fortuna perché su di esso fu costruita la traduzione approntata da Bibliander e pubblicata a Basilea nel 1543.

Quattrocento anni dopo la traduzione cluniacense, giunse nel 1537-38 il lavoro stampato a Venezia (presso la stamperia Ad signum putei) da Paganino de Paganini da Brescia. Quest'ultima impresa traduttoria è di particolare interesse per le complesse vicende ad essa connesse. Non sappiamo se essa fosse stata commissionata dagli Ottomani o se (ancora una volta) il Corano dovesse servire ai sacerdoti nella loro opera missionaria o per la confutazione comunque del libro sacro dell'Islam ma si accertò che la traduzione latina era talmente zeppa di errori e di grossolani travisamenti, da essere probabilmente ritirata e fatta bruciare per disposizione di Papa Paolo III. Più tardo, a lungo rimasto un classico ancor oggi fruibile, è il lavoro di Ludovico Marracci (Padova, 1691-1698), che dette alle stampe la sua traduzione a Padova solo nel 1698, dopo quarant'anni di studio solerte e approfondito del Corano e di molte fonti arabe.

Per quanto riguarda la lingua italiana, il Corano fu per la prima volta proposto in volgare toscano nel 1547 a Venezia dal fiorentino Andrea Arrivabene, anche se l'opera fu preceduta da quella allestita da un tal Marco, canonico della Cattedrale di Toledo, che la curò tra il 1210 e il 1213. Di essa rimane un lacerto, scoperto, studiato ed edito da Luciano Formisano, dell'Università di Bologna, che l'ha rinvenuto all'interno del fiorentino codice Riccardiano 1910: autografo di Piero di Giovanni Vaglienti (Firenze, 1438- post 15-7-1514).

Al XX secolo vanno invece riferite le versioni di studiosi di vaglia quali Luigi Bonelli, Martino Mario Moreno, Alessandro Bausani e, da ultimo, Ida Zilio Grandi, che si è avvalsa della competenza di Alberto Ventura (un allievo di Bausani) e di Amir Moezzi.
La traduzione di Bausani, considerato tra i massimi islamisti italiani, è tuttora quella più diffusa tra gli studiosi non musulmani, malgrado la prima edizione risalga al 1955, oltre mezzo secolo prima cioè di quella, senz'altro soddisfacente, edita dalla Mondadori. Se ne contano numerose altre, di diversa qualità scientifica, spesso tradotte da musulmani che sono stati mossi all'impresa dalla loro convinzione che le traduzioni scientifiche anzidette fossero comunque tendenzialmente fuorvianti, proprio perché curate da orientalisti non musulmani, senza peraltro poter sfuggire anch'essi alle critiche di fondo di chi sostiene l'inevitabilità dell'adagio "traduttore traditore".

In particolare la traduzione di Hamza Roberto Piccardo, editore italiano convertito all'Islam, è di gran lunga la più diffusa nelle moschee e nei centri islamici italiani, essendo promossa e revisionata dall'UCOII. Secondo il giornalista (ora politico) arabo Magdi Allam, convertitosi per qualche tempo al Cattolicesimo dal natio Islam, prima di entrare in aperto contrasto con la politica vaticana, la versione di Piccardo sarebbe caratterizzata da "terrificanti commenti anticristiani, antiebraici, antioccidentali e lesivi della piena dignità della donna e, più in generale, dei diritti fondamentali della persona" e questo non farebbe che istigare all'odio e alla violenza i musulmani italiani, sfavorendo la pacifica convivenza tra persone di fedi diverse. Un esempio delle differenze tra le due correnti di pensiero (occidentale e orientale) nelle traduzioni è contenuto nel successivo paragrafo.

Prima di pontificare su quanto sia violenta la religione islamica, è bene riflettere sui risultati di un’analisi condotta sul contenuto della Bibbia e del Corano da parte di Tom Anderson, informatico e data scientist. Lo studio di Anderson mostra che la Bibbia (l’Antico Testamento, per la precisione) contiene quasi il doppio della violenza, in termini di omicidi, guerre, stragi e distruzioni, rispetto al testo sacro dell’Islam. “Il mio progetto”, ha spiegato Anderson, “cerca di approfondire la questione della violenza intrinseca apparentemente propagandata dalla religione islamica rispetto alle altre religioni maggiori”. Le cose, a quanto pare, non stanno così.

Per dimostrarlo, Anderson ha sviluppato un algoritmo, che ha chiamato Odin Text, con il quale ha analizzato la Bibbia e la versione inglese del Corano (nell’edizione del 1957). Il software ha analizzato i tre libri (Vecchio Testamento, Nuovo Testamento e Corano) in meno di tre minuti, classificandone i contenuti in otto emozioni (gioia, attesa, rabbia, disgusto, tristezza, sorpresa, paura/ansia, fiducia) e svelando che la Bibbia pende verso la rabbia molto più del Corano.

Un’analisi più approfondita ha mostrato, inoltre, che il Vecchio Testamento è decisamente più violento del Nuovo e molto più violento del Corano.

“Dei tre testi, il Vecchio Testamento sembra essere di gran lunga il più violento”, spiega l’autore della ricerca. “Si fa riferimento più spesso (2,8% delle parole totali del libro) a omicidi e distruzione nel Nuovo Testamento che nel Corano (2,1%), ma il Vecchio Testamento, con il 5,3%, è nettamente superiore. In ogni caso”, sottolinea ancora Anderson, “voglio che sia chiaro che non è mia intenzione provare, né smentire, che l’Islam sia più o meno violento delle altre religioni, anche perché esistono altri libri, che io non ho considerato, nelle rispettive letterature sacre di riferimento”.




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martedì 19 aprile 2016

IL MORMONISMO

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Il mormonismo è una confessione religiosa fondata da Joseph Smith, considerato dai mormoni il loro profeta e ricevitore del Libro di Mormon, il più noto fra i testi sacri del mormonismo.

Alla morte di Smith la chiesa da lui fondata si divise in numerose branche: la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, con circa 15 milioni di fedeli, è di gran lunga la branca maggioritaria del mormonismo. Altre chiese importanti sono la Comunità di Cristo (250.000 fedeli) e la Chiesa di Gesù Cristo (bickertonita).

Il termine mormonismo deriva da Mormon, nome del profeta a cui è attribuito il libro di Mormon, testo che Joseph Smith pubblicò nel marzo del 1830, dichiarando di averlo tradotto in inglese da tavole d'oro scritte in una antica e sconosciuta lingua che egli chiamò egiziano riformato, donategli da un angelo di nome Moroni. Tali tavole non sono mai state trovate, neppure dai mormoni. L'epiteto di "mormone" fu utilizzato già dai primi tempi da chi non apparteneva al nuovo movimento religioso "restaurato" da Smith, in alternativa a "santi", come invece preferiscono chiamarsi i mormoni.

In seguito, l'appellativo fu ufficiosamente accettato dai fedeli del nuovo movimento e ritenuto non più offensivo. Lo stesso Joseph Smith asserì che non c'era nulla di cui vergognarsi nell'appellativo "mormone". Spiegò l'etimologia del nome di persona Mormon, affermando che a suo avviso derivava da "mor-mon", nome composto che in egiziano riformato (lingua di cui Smith sosteneva l'esistenza) significherebbe "più buono".

Joseph Smith dichiarò di aver visto due "personaggi" nella primavera del 1820, uno dei quali indicò l'altro dicendo: "Questo è il mio beneamato figliolo. Ascoltalo!". I mormoni insegnano che in questa Prima Visione apparvero a Joseph Smith Dio Padre e Gesù Cristo.
In seguito a diverse visioni angeliche, il 6 aprile 1830 in Fayette (New York), nella casa di Peter Whitmer Sr., Joseph Smith insieme ad altre cinque persone organizzò ufficialmente, secondo le leggi dello Stato, la Chiesa di Cristo. Il 3 maggio 1834 il nome mutò in Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni (ingl. Church of Latter-day Saints). Il 26 aprile 1838 a seguito di una rivelazione divina, il nome ufficiale divenne Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni.

Fino alla morte di Smith, esistette sostanzialmente una sola organizzazione religiosa mormone, benché non siano mancati dei piccoli scismi; si trattò, tuttavia, di gruppi con poche decine di affiliati che non durarono più di qualche anno. Dopo l'assassinio di Joseph Smith si apri in seno al movimento una crisi di successione: il risultato fu che una parte degli aderenti rimasero nel Midwest, mentre altri, guidati da Brigham Young, intrapresero una lunga migrazione verso ovest.

Sotto la direzione di Brigham Young, i capi della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni pianificarono di lasciare Nauvoo nell'aprile 1846, ma in mezzo ai pericoli della milizia statale, furono costretti ad attraversare il fiume Mississippi nel freddo di febbraio. Alla fine lasciarono i confini degli Stati Uniti d'America per quello che è ora l'Utah dove fondarono Salt Lake City.

I gruppi che lasciarono l'Illinois per lo Utah divennero noti come i Pionieri mormoni. Essi aprirono un percorso verso Salt Lake City conosciuto come pista dei Mormoni. L'arrivo dei primi Pionieri mormoni nella Salt Lake Valley il 24 luglio 1847 è commemorato dalla Giornata del Pioniere, giorno festivo nello stato dello Utah. Gruppi di convertiti dagli Stati Uniti d'America, Canada, Europa, e da altre parti, furono incoraggiati a radunarsi nello Utah nei decenni successivi. Sia l'originaria migrazione mormone sia le migrazioni dei convertiti successivi avvennero con molti sacrifici e un certo numero di morti.

Brigham Young organizzò una grande colonizzazione del West, con insediamenti mormoni che si estendevano dal Canada al Messico. Tra le città principali che ebbero origine dai primi insediamenti mormoni si ricordano San Bernardino (California), Las Vegas (Nevada), e Mesa (Arizona).

I mormoni credono che vi siano quattro fonti di parole divinamente ispirate, anziché una soltanto. La Bibbia “per quanto sia tradotta correttamente”. Quali versetti siano tradotti scorrettamente non è sempre detto chiaramente.  Il Libro di Mormon fu “tradotto” da Smith e pubblicato nel 1830. Smith affermava che fosse “il libro più corretto” sulla terra e che una persona potesse avvicinarsi maggiormente a Dio seguendone i precetti, “più di qualunque altro libro”. I Mormoni considerano La Dottrina e i Patti una sorta di Bibbia; tale libro contiene una collezione di moderne rivelazioni relative alla “Chiesa di Gesù Cristo come è stata restaurata”. La Perla di Gran Prezzo è considerato dai Mormoni un testo per “chiarire” le dottrine e gli insegnamenti che furono persi dalla Bibbia e aggiunge le proprie informazioni riguardo alla creazione della terra.

I mormoni credono le seguenti cose su Dio: che Egli non è stato sempre l’Essere Supremo dell’universo, ma ha raggiunto la Sua posizione mediante una vita giusta e uno sforzo persistente. Essi credono che Dio Padre abbia “un corpo di carne e di ossa altrettanto tangibile quanto quello dell’uomo”. Sebbene abbandonato dai moderni leader mormoni, Brigham Young insegnava che Adamo fosse effettivamente Dio e il padre di Gesù Cristo. I cristiani sanno questo di Dio: esiste un unico vero Dio (Deuteronomio 6:4; Isaia 43:10; 44:6-8), che è sempre stato e sempre sarà (Deuteronomio 33:27; Salmi 90:2, 1 Timoteo 1:17) e che non fu creato, ma è il Creatore (Genesi 1; Salmi 24:1; Isaia 37:16). Egli è perfetto e nessun altro è pari a Lui (Salmi 86:8; Isaia 40:25). Dio Padre non è un uomo, né lo è mai stato (Numeri 23:19; 1 Samuele 15:29; Osea 11:9). Egli è Spirito (Giovanni 4:24), e lo Spirito non è fatto di carne e ossa (Luca 24:39).

I mormoni credono che vi siano diversi livelli o regni dopo la morte: il Regno Celestiale, il Regno Terrestre, il Regno Telestiale e le tenebre di fuori. Dove finiranno gli uomini dipende da cosa essi credono e fanno in questa vita mortale. La Bibbia ci dice che dopo la morte andiamo in cielo o all’inferno a seconda che abbiamo avuto fede in Gesù o no. Partire dal corpo come credenti significa abitare con il Signore (2 Corinzi 5:6-8). I non credenti sono mandati all’inferno, ovvero nel soggiorno dei morti (Luca 16:22-23). Quando Gesù verrà per la seconda volta, riceveremo corpi nuovi (1 Corinzi 15:50-54). Ci saranno un nuovo cielo e una nuova terra per i credenti (Apocalisse 21:1), e i non credenti saranno gettati nell’eterno stagno di fuoco (Apocalisse 20:11-15). Non ci sarà una seconda possibilità di redenzione dopo la morte (Ebrei 9:27).

I leader mormoni hanno insegnato che l’incarnazione di Gesù fu il risultato di un rapporto fisico fra Dio Padre e Maria. Essi credono che Gesù sia Dio, ma che anche qualunque essere umano possa diventarlo. Storicamente, i cristiani hanno insegnato che Dio è trino e che esiste eternamente come Padre, Figlio e Spirito Santo (Matteo 28:19). Nessuno può raggiungere la posizione di Dio: solo Lui è santo (1 Samuele 2:2). Noi possiamo soltanto essere resi santi al cospetto di Dio mediante la fede in Lui (1 Corinzi 1:2). Gesù è l’unigenito Figlio di Dio (Giovanni 3:16) ed è l’unico che abbia mai vissuto una vita senza peccato e innocente e che adesso abbia il massimo posto d’onore in cielo (Ebrei 7:26). Gesù e Dio sono uno nell’essenza, essendo Gesù l’unico Essere che sia mai esistito prima della nascita fisica (Giovanni 1:1-8; 8:56). Gesù diede Se stesso per noi in sacrificio, e Dio Lo risuscitò dai morti: un giorno tutti confesseranno che Gesù Cristo è il Signore (Filippesi 2:6-11). Gesù ci dice che è impossibile andare in cielo mediante le nostre opere, ma che è possibile soltanto con la fede in Lui (Matteo 19:26) e che molti non Lo sceglieranno: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa” (Matteo 7:13). Tutti meritiamo il castigo eterno per i nostri peccati, ma l’amore e la grazia infiniti di Dio ci hanno provveduto una via di scampo: “Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).

Esiste chiaramente soltanto un modo per ricevere la salvezza: conoscere Dio e Suo Figlio, Gesù (Giovanni 17:3). Essa non si consegue mediante le opere, ma per fede (Romani 1:17; 3:28). Quando avremo questa fede, saremo automaticamente ubbidienti alle leggi di Dio e ci faremo battezzare per amore nei Suoi confronti, non perché questo sia un requisito per la salvezza. Noi possiamo ricevere questo dono a prescindere da chi siamo o da cosa abbiamo fatto (Romani 3:22). “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Sebbene siano solitamente persone amichevoli, amorevoli e gentili, i mormoni fanno parte di una falsa religione che distorce la natura di Dio, la Persona di Gesù Cristo e i mezzi della salvezza.



Tra i mormoni il termine utilizzato per definirsi, in quanto gruppo religioso, è sempre stato quello di "santi" o di "santi degli ultimi giorni". Invece, in riferimento al pensiero religioso e dottrinale della Chiesa, sono sempre preferiti i termini "vangelo" e "vangelo restaurato", anche se è comune l'uso del termine "mormonismo" quando si fa riferimento agli aspetti più meramente culturali e filosofici. Sebbene le denominazioni minori possano legittimamente definirsi mormoni, la Chiesa mormone di Salt Lake City (Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni) è contraria a considerarli tali. In Italia, la dicitura "santi degli ultimi giorni", e il corrispondente acronimo "SUG", stentano ancora ad affermarsi al di fuori della comunità mormone.

Joseph Smith Jr., fondatore dei Mormoni, era stato affiliato a una loggia massonica locale, così come altri importanti esponenti della sua congregazione religiosa e non solo. È per questo che alcuni principi dottrinali, e molti rituali compiuti nei templi mormoni, sono uguali o simili ai rituali utilizzati dalla Massoneria già prima della nascita della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

I Mormoni si definiscono cristiani, sebbene non partecipino al Consiglio ecumenico delle Chiese e quindi nessun'altra chiesa cristiana che ne fa parte li considera cristiani. Il loro rifiuto di dogmi cristiani fondamentali come il trinitarianesimo, la possibilità che ogni mormone ha di diventare un dio come il Padre Celeste dopo la morte terrena (politeismo), l'accettazione di numerose scritture non canoniche e in generale la reinterpretazione complessiva del cristianesimo che ne consegue rendono il dialogo con le altre Chiese assai difficile in termini dottrinali. Per giunta, il battesimo mormone viene considerato nullo sia dai cattolici, sia da gruppi cristiani protestanti che considerano il mormonismo una "falsa religione".

Il romanzo Uno studio in rosso di sir Arthur Conan Doyle, con protagonista Sherlock Holmes, narra di un delitto maturato all'interno della comunità mormone dello Utah e contiene considerazioni critiche dell'autore rispetto all'atmosfera che – a suo dire – vi regnava nel 1847, in particolare a causa sia della poligamia che della persecuzione e/o censura dei non mormoni. Il romanzo, noto per essere la prima opera letteraria in cui appare Sherlock Holmes, è stato bandito dall'elenco delle letture scolastiche per i ragazzi di 11 e 12 anni in una scuola retta da mormoni in quanto conterrebbe "pregiudizi religiosi" verso questi ultimi.

La Chiesa Mormone di Salt Lake City, che raduna oltre il novantacinque per cento dei fedeli che accettano le rivelazioni di Joseph Smith (1805-1844), è costituita dagli eredi di quanti seguirono Brigham Young (1801-1877) nell’epico esodo verso l’Ovest degli anni 1846-1847 e nella costituzione di un “regno separato” nello Utah. Ai mormoni che avevano abbandonato Nauvoo si uniscono numerosi emigrati europei, provenienti soprattutto dall’Inghilterra e dalla Scandinavia (dall’Italia emigrano un centinaio di ex-valdesi, dopo una missione di breve durata nelle valli del Pinerolese). Il vero e proprio regno teocratico di Young è caratterizzato, oltre che da un sistema cooperativistico e da una geniale razionalizzazione dell’agricoltura, anche (a partire dal 1852) dall’aperta pratica della poligamia. Tale pratica diventa la bandiera di una battaglia politica per integrare lo Utah negli Stati Uniti, ponendo fine alla peculiare teocrazia mormone (che, come già nell’Illinois, costituisce la vera posta in gioco).

Dopo alterne vicende, mentre la ferrovia transcontinentale pone di fatto fine alla “separatezza” geografica dei mormoni, nel 1890 il presidente Wilford Woodruff (1807-1898), con una dichiarazione nota come “Manifesto” invita i fedeli della Chiesa mormone ad abbandonare la poligamia. Contemporaneamente, il “Partito del Popolo” che controllava la politica dello Utah è sciolto, e la Chiesa rinuncia alle forme più evidenti di controllo sull’economia. A partire dal 1905, la Chiesa mormone inizia a scomunicare i poligamisti. Una minoranza non accetta il “Manifesto” e decide di perseverare nella poligamia (nonché in uno stile di vita comunitario e tipicamente ottocentesco): nascono così una serie di scismi “fondamentalisti”, molti dei quali praticano ancora oggi la poligamia, i cui fedeli complessivi possono essere stimati in circa quarantamila. Si tratta di piccole minoranze (non presenti in Italia) – aspramente combattute dalla Chiesa mormone – che non vanno confuse con il mormonismo maggioritario, su cui hanno di recente attirato l’attenzione – con il rischio, appunto, d’intrattenere anche la confusione – vicende giudiziarie, romanzi e la serie televisiva Big Love, che descrive la vicenda di un uomo d’affari poligamo che cerca, con difficoltà, d’integrarsi nella società dello Utah. La Chiesa mormone, dopo il “Manifesto” e la trasformazione dello Utah in uno Stato degli Stati Uniti nel 1896, ha completato con successo la sua integrazione nella società americana, e ha iniziato – soprattutto negli anni della presidenza di David O. McKay (1951-1970) – una spettacolare espansione missionaria che l’ha trasformata in un movimento autenticamente internazionale. A livello internazionale i membri sono in continua crescita: le statistiche interne aggiornate al 2015 li indicano in 15.372.337 unità – dei quali circa il 45% negli Stati Uniti d’America –, un numero non privo di dibattito fra gli specialisti (alcuni dei quali reputano che i membri effettivamente attivi siano il 30-35% del dato ufficiale), con 29.621 congregazioni locali – rioni o rami –, 85.147 missionari, 148 templi operativi oltre a 28 in costruzione o annunciati e 406 missioni sparse in tutto il mondo.

Ulteriore impulso al successo missionario è stato dato dalla rivelazione ricevuta dal presidente Spencer W. Kimball (1895-1985) nel 1978, che ha aperto alle persone di colore (che ne erano precedentemente escluse) le porte del sacerdozio mormone. La Chiesa mormone è oggi impegnata in una difficile opera di “inculturazione”, nei vari paesi dove opera, di una cultura e di uno stile tipicamente americani. In Italia una prima missione guidata dal futuro presidente Lorenzo Snow (1814-1901) arriva nel 1850 e, come altre missioni americane, cerca di svolgere opera di proselitismo anzitutto fra i valdesi della Val Pellice. In diciassette anni, la missione ottiene solo duecento convertiti, ottanta dei quali emigrano nello Utah: un risultato assai modesto, se paragonato a quelli ottenuti in altri paesi europei. Il pessimismo che porta la Chiesa a chiudere la missione italiana, nel 1867, sembra confermato dal fatto che quasi nessuno dei convertiti rimasti in Italia persevera.

Nel 1876-1877 un mormone italo-americano, Joseph Toronto (1818-1883), torna alla sua città natale, Palermo, che aveva già visitato nel 1850-1852 battezzando alcuni amici e parenti, e rientra nello Utah con quattordici convertiti siciliani. Altri tentativi isolati si hanno nelle Valli Valdesi nel 1891-1893 e nel 1900, con scarso successo. La missione italiana è stata riaperta solo nel 1966. Il primo palo italiano è stato creato nel 1981 a Milano. Nel 1993 l’ente patrimoniale ha ottenuto il riconoscimento, con decreto del Presidente della Repubblica del 22 febbraio, come ente di culto, ai termini della legge 24-6-1929 n. 1159 e del R.D. n. 289/1930; nel 1997 sono state avviate le trattative per un’Intesa con lo Stato italiano, infine stipulata il 4 aprile 2007 e divenuta legge n. 127 del 30 luglio 2012, entrata in vigore il successivo 22 agosto: in base all’Intesa, i mormoni italiani rinunciano ad avvalersi del diritto a una quota dell’otto per mille del gettito IRPEF, ripartito fra lo Stato e le confessioni religiose che beneficiano del Concordato o di Intese sulla base delle scelte dei contribuenti. Particolarmente solenni sono state le celebrazioni del trentesimo anniversario della riapertura della missione italiana, nel 1996, e del centocinquantesimo anniversario dell’arrivo dei pionieri mormoni nello Utah, nel 1998 (con concerti in Italia del famoso Coro del Tabernacolo di Salt Lake City). Secondo dati aggiornati al 2015 la Chiesa mormone conta in Italia 103 congregazioni in 84 città, 8 pali e 5 distretti, per un totale di 25.956 membri – erano 1.431 nel 1970, 8.826 nel 1980, 14.596 nel 1990, 19.714 nel 2000, 24.250 nel 2010 –, dei quali circa il 20% immigrati.

Ancora oggi, la sfera più alta della gerarchia mormone – costituita dalla Prima Presidenza (un presidente che ha il titolo di “profeta, veggente e rivelatore” e due consiglieri) e da dodici apostoli, chiamati per rivelazione – è composta esclusivamente da statunitensi, con la sola eccezione di uno dei due consiglieri dell’attuale presidente, il tedesco Dieter F. Uchtdorf. Quando il presidente della Chiesa muore, la Prima Presidenza si dissolve e il governo della Chiesa passa ai dodici apostoli, il cui presidente (il membro più anziano quanto ad appartenenza al collegio dei dodici, non quanto ad età) diventa il nuovo presidente-profeta. Nel 2008 al quindicesimo presidente, Gordon B. Hinckley (1910-2008), che era in carica dal 1995, è così succeduto Thomas S. Monson, nato nel 1927. Sotto agli apostoli si collocano i “settanta” (alcuni dei quali non statunitensi) e un’organizzazione periferica complessa articolata in aree, “pali” (chiamati simbolicamente a sostenere la tenda di Sion ed equivalenti alle diocesi di altre Chiese cristiane) e “rioni” (equivalenti alle parrocchie, e retti da un “vescovo” che è, in effetti, piuttosto un parroco). “Rami” e “distretti” equivalgono ai “rioni” e “pali” nelle zone di missione dove un “palo” non è ancora stato organizzato.

Il sacerdozio è aperto a tutti i membri maschi della Chiesa a partire dall’età di dodici anni. I mormoni danno grande importanza alla vita familiare e alle attività nel campo caritativo, editoriale, educativo e missionario. Oltre sessantamila missionari – le cui spese sono sostenute da se stessi e dalle loro famiglie – percorrono oggi il mondo in un incessante opera di proselitismo. Fiori all’occhiello dell’organizzazione mormone sono l’istituzione caritativa Relief Society (composta da donne) e la Brigham Young University che ha la sua sede principale a Provo (Utah) ed è la più grande università privata degli Stati Uniti.

L’originalità della teologia mormone parte dalla nozione di Dio Padre che “ha un corpo di carne ed ossa” ed era un tempo un uomo, progredito fino a diventare Dio. Dio coesisteva “da sempre” con l’intelligenza o spirito e con gli “elementi” materiali, così che ha creato il mondo, ma non dal nulla. Distinte dall’”intelligenza” come sostanza generale sono le singole “intelligenze”, letteralmente generate da un Padre e da una Madre celesti, il cui primogenito è Gesù Cristo. A queste “intelligenze” il Padre ha proposto un piano che prevede l’incarnazione sulla Terra, la sofferenza, la morte e la possibilità di progredire verso una perfezione più alta. La maggioranza delle intelligenze, guidate da Gesù Cristo, ha accettato il piano di Dio; una minoranza, guidata da Satana, vi si è opposta. Gesù Cristo ha così organizzato il mondo dalla materia preesistente, inviandovi a incarnarsi Adamo (che in Cielo era l’arcangelo Michele) ed Eva.

La colpa di Adamo è una felix culpa: egli “trasgredì perché gli uomini fossero; e gli uomini sono per conoscere la gioia”, come insegna il Libro di Mormon (2 Nefi 2, 25). La missione di Gesù Cristo sulla Terra rimane necessaria a causa dei peccati degli uomini, e ha come frutto l’instaurazione sulla Terra del potere del sacerdozio: il potere stesso di Dio delegato alle persone umane. La “grande apostasia”, avvenuta in una data imprecisata subito dopo i tempi apostolici, induce però Dio a rimuovere il sacerdozio dalla Terra e a restaurarlo soltanto nel 1829, quando è conferito a Joseph Smith e al suo compagno Oliver Cowdery (1806 -1850), così che oggi è aperto a tutti i fedeli mormoni maschi.

A tutti i fedeli si chiede il rispetto di alcuni precetti fra cui la “parola di saggezza” (un tempo considerata un semplice consiglio, ma oggi obbligatoria), che impone di rinunciare agli alcolici, al tabacco, al caffè e al tè, e il pagamento della decima (il dieci per cento delle proprie entrate) alla Chiesa. Il matrimonio celebrato nel Tempio – un edificio in cui ci si reca solo per le occasioni più solenni, e nel quale possono entrare solo i membri degni della Chiesa: la costruzione del primo Tempio italiano, a Roma (in via Settebagni 376), è stata annunciata nel 2008 – dura anche dopo la morte, mentre il matrimonio celebrato fuori del Tempio (o il secondo matrimonio di un coniuge vedovo) non è illecito, ma non è eterno e durerà soltanto per la vita temporale. Nel Tempio si svolge pure il “battesimo per i morti”, in cui anche ai defunti – rappresentati dai loro discendenti – è offerta la possibilità di partecipare ai benefici della redenzione, purché accettino nell’aldilà il gesto compiuto sulla Terra per procura.

Nell’aldilà solo gli spiriti dei giusti battezzati nella vera Chiesa vanno direttamente in Paradiso; gli altri rimangono in una sorta di “prigione” temporanea da cui potranno passare in Paradiso accettando i riti vicari che dovranno essere compiuti per loro dai discendenti. La parte più bassa della “prigione”, chiamata Inferno, è riservata a coloro che rifiutano esplicitamente la verità. Alla seconda venuta di Cristo, i giusti risorgeranno e regneranno con Lui sulla Terra per mille anni. Alla fine del Millennio, Satana tenterà ancora gli uomini, e alcuni lo seguiranno. Quindi tutti risorgeranno per il giudizio finale, che dividerà gli uomini in quattro categorie: i malvagi assoluti, cui sarà riservata una “seconda morte” in un “lago di fuoco e di zolfo”; gli uomini colpevoli – ma non irrimediabilmente malvagi – che avranno una loro modesta gloria “teleste”; gli uomini “onorevoli”, ma che non hanno accettato pienamente la verità (né da vivi né da morti) che erediteranno la gloria “terrestre”; e infine coloro che avranno accettato pienamente la verità ai quali soli è riservata la gloria “celeste”. Anche all’interno di quest’ultima esistono gradi e gerarchie: i mormoni credono alla “progressione eterna” per cui in Cielo si continuerà a progredire, e solo i fedeli battezzati e sposati in un Tempio (da cui la svalutazione del celibato) avranno la possibilità suprema di generare figli spirituali in Cielo e “diventare dei”.

Il battesimo avviene non prima degli otto anni esclusivamente per immersione letteralmente totale: ciò vuol dire che se la punta di un capello, o di un vestito, dovesse restare fuori dall'acqua, esso deve essere ripetuto più volte fintantoché sia accertato che tutte le parti del corpo, inclusi i vestiti, si trovino completamente sotto la superficie dell'acqua.

Secondo Smith, i periodi storici in cui il vangelo è presente sulla terra sono chiamati dispensazioni. A suo avviso, nei 1800 anni che seguono la morte di Cristo il vangelo non sarebbe mai esistito, e sarebbe tornato sulla terra proprio grazie a lui stesso, che ha avviato la "dispensazione della pienezza dei tempi", a cui non ne seguiranno altre: pertanto per 1800 anni l'umanità non ha avuto la possibilità di conoscere il vangelo; è per questo che ha ordinato ai Mormoni di condurre accurate ricerche genealogiche, affinché tutte le persone morte nell'arco di questi 18 secoli possano essere battezzate e dichiarate membri della Chiesa. Il battesimo dei morti (o per procura) può avvenire solo dentro i templi mormoni e solo in presenza di altri membri mormoni. Il rito (o ordinanza) è segreto, quindi:
non sono ammessi i visitatori, neppure i parenti dei defunti, a meno che non siano anche loro mormoni praticanti;
i sopraccitati parenti non vengono mai informati, né viene data la possibilità di opporsi: se ad esempio un parente è contrario, o addirittura era contrario il defunto (perché non mormone), il battesimo e le successive ordinanze vengono comunque effettuate;
il defunto viene generalmente fatto impersonare da un minorenne mormone praticante.
Essendo in corso l'ultima dispensazione, Smith esorta i Mormoni a battezzare (cioè a dichiarare membri della Chiesa) tutta l'umanità al più presto possibile. Al battesimo devono obbligatoriamente seguire le necessarie ordinanze dell'investitura e del suggellamento perché, secondo Smith, senza di esse non si può ottenere la salvezza eterna (esaltazione). Per quanto concerne l'ordine, la concezione del sacerdozio nelle Chiese mormoni prevede che ad esso debbano obbligatoriamente accedere tutti i membri maschi (non è prevista la possibilità di rifiutarsi), anche minorenni. Il sacerdozio è praticato con diversi ruoli (uffici). Ai gradi più elevati si accede per cooptazione.

I mormoni sono restaurazionisti: ogni singola chiesa si ritiene quindi la sola ed unica detentrice del "vero cristianesimo", andato perduto poco dopo i tempi apostolici e ripristinato da Joseph Smith. Sono anche millenaristi: più in particolare la nuova Gerusalemme a venire sarà stabilita sul continente americano, dove avverrà anche il giudizio universale. Considerando l'imminenza della seconda venuta in genere i mormoni tendono a radunarsi in zone geografiche ben precise e delimitate, in particolare nella zona attorno a Salt Lake City e attorno a Independence (Missouri).

L'anima s'incarna in un corpo terreno per poi perfezionarsi, attraverso la conoscenza della verità, in un progressivo miglioramento che conduce alla condizione di divinità. Secondo l'escatologia mormone, Gesù Cristo — che durante la vita terrena si era unito in matrimonio con Maria, Marta e Maria Maddalena, ed era nato dall'accoppiamento carnale di Elohim con Maria — apparirà ai Mormoni sulla sommità del tempio di Salt Lake City. Dopo questa prima resurrezione Cristo fonderà in America un regno mormone in cui ognuno giungerà a cento anni di età. Ad una seconda resurrezione seguirà poi il Giudizio Universale che porterà i Mormoni al completamento nella divinità.

Per oltre un quarantennio la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni praticò ufficialmente la poligamia. La pratica del matrimonio plurimo, che nasceva da esigenze religiose, venne interrotta definitivamente nel 1890 anno in cui, in seguito ad una rivelazione ricevuta dall'allora Presidente Wilford Woodruff, la Chiesa pubblicò una dichiarazione formale di rinuncia a tale pratica conosciuta come il Manifesto. Dopo aver assunto questa posizione la Chiesa scomunicava coloro che non osservavano tale dictum.

Le organizzazioni poligame maggiori sono circa una decina e nessuno di questi gruppi, o dei loro aderenti, ha legami di nessuna natura con la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni. Questi gruppi poligami nacquero ad opera di Lorin C. Woolley che, al fine di promulgare uno stile di vita poligamo, durante gli anni venti del secolo scorso, lasciò la Chiesa mormone reclamando una separata linea di autorità sacerdotale. Dal gruppo scismatico condotto da Woolley traggono origine le diverse branche del fondamentalismo poligamo oggi esistenti.

Tra questi gruppi il più noto e numeroso è The Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter Day Saints (FLDS Church) (Chiesa fondamentalista di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni). Ha sede in Hildale, Utah al confine meridionale con l'Arizona e si stima abbia tra i 6 000 e i 10 000 fedeli. In questa comunità la poligamia ammette, generalmente, fino a sette mogli. Nel 2007 il capo di tale gruppo, Warren Jeffs, fu condannato all'ergastolo per bigamia e abusi sessuali su minori. La poliandria, cioè il matrimonio di una donna con più uomini, non è ammessa.



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lunedì 16 novembre 2015

PERCHE' L'ISIS ATTACCA LA FRANCIA?

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L'Isis ha ufficialmente rivendicato gli attentati di venerdì 13 novembre a Parigi con un comunicato pubblicato su Telegram e diffuso anche da SITE.

L'Isis nella rivendicazione dice esplicitamente che la Francia è stata attaccata perché è uno dei paesi che conduce gli attacchi aerei contro le forze del Califfato in Siria e Iraq.

Il comunicato comincia con la sura Al-Hasr, che richiama la sorpresa.

La sorpresa dei miscredenti usciti dalla loro dimora perché pensavano di essere protetti dalla loro fortezza, che li avrebbe difesi contro Allah. "Ma Allah li raggiunse da dove non se lo aspettavano e gettò il terrore nei loro cuori."

La sorpresa, ovvero l'attacco a luoghi non "sensibili" e quindi non protetti. Luoghi che sono anche luoghi di svago, dove si esprime e diventa manifesta la cultura libera e "empia" degli "idolatri", che devono essere puniti.

Evidente in questo quadro il ruolo particolare del Bataclan, luogo dove si celebra la musica rock, lo stile di vita occidentale, dove era in corso, al momento dell'attacco, "una festa della perversione".

Nel comunicato una parte importante è l'esaltazione degli assassini di Parigi, i martiri, gli shahid.

"Otto fratelli", avvolti nelle cinture esplosive e armati di fucili automatici, che hanno puntato su bersagli "accuratamente scelti" nel cuore della capitale francese, fra i quali lo stadio dove era in corso la partita fra "i crociati tedeschi e francesi", dove era presente lo "stupido di Francia, Francois Hollande".

Parigi è stata "scossa sotto i piedi" degli otto fratelli, e "il risultato degli attacchi è stata la morte di non meno di 100 crociati", poi hanno "fatto esplodere le loro cinture nei luoghi di raduno dei miscredenti, dopo aver terminato le munizioni".

Infine c'è la parte più minacciosa del comunicato dell'Isis: gli attacchi che verranno condotti nel futuro, in Francia e negli altri paesi che si oppongono al Califfato: "È il primo attacco della tempesta e un avvertimento a coloro che vogliono imparare".

Nelle parole di chi ha redatto il comunicato dell'Isis, vanno sottolineati i riferimenti alla Francia che guida il carro della campagna dei crociati e che ha "osato insultare il Profeta": indicazione quest'ultima che lega direttamente questa strage a quella a Charlie Hebdo.

La Francia viene anche accusata di "combattere l'Islam in Francia", passaggio che, come sottolinea Renzo Guolo su Repubblica, mescola insieme l'ostilità alla laicità della Repubblica, ma anche le azioni del governo di Parigi di puntare sull'associazionismo musulmano fedele al paese, da contrapporre alla organizzazioni radicali nate in terra di Francia e duramente represse.

Da non trascurare, poi, nel comunicato, la sprezzante considerazione per i musulmani "ipocriti" che non combattono per il Califfato.




La Francia è in prima linea negli affari del Medio Oriente. E’ in prima linea quasi da sola nel Mali, dove combatte gli estremisti islamici. Ed è almeno in seconda linea nella guerra a bassa intensità contro l’Isis, colpendo con i suoi aerei in Iraq e Siria. Piccolo dettaglio, sul suo territorio c’è la più grande comunità islamica d’Europa». Jean Guisnel, esperto di questioni militari e servizi segreti, professore alla Scuola speciale militare di Saint Cyr, autore di una dozzina di libri sul tema, è una delle persone più adatte per tentare di rispondere alla domanda più elementare e al tempo stesso più difficile.

«Sul piano formale è stato fatto tutto quel che andava fatto. Dopo Charlie Hebdo i servizi segreti e gli apparati di sicurezza sono stati rinforzati con uomini, denaro, maggiore libertà di indagine, leggi molto più permissive e votate da tutti sulle intercettazioni telefoniche ed elettroniche».
Allora che cosa è mancato?
«Il metodo. Quel che i servizi segreti non utilizzano a dovere è il modo, il contesto. Hanno tutti i mezzi per proteggere il Paese da una minaccia esterna. Ma qui non parliamo di stranieri, parliamo di persone che vivono in Francia, che lavorano accanto a noi, che fanno parte di una comunità di 6 milioni di persone. Ed è subito apparso chiaro che la ricchezza di mezzi nulla poteva contro la ricerca di un ago nel pagliaio».
Ancora con la teoria del lupo solitario?
«No, anche questo diaframma purtroppo è caduto. Non sappiamo ancora bene cosa è successo, ma appare chiaro che si tratta di attacchi coordinati e diversificati al tempo stesso. L’assalto a bar e ristoranti, i kamikaze allo Stade de France, la presa d’ostaggi in una sala da concerto. Una operazione ben preparata e coordinata, eccome».
Erano mesi che a Parigi si parlava della possibilità di nuovi attacchi... «Certo. Ma con il fatalismo che si riserva appunto all’ineluttabilità del lupo solitario. Bisogna essere pronti, si diceva, sappiamo che può succedere ancora. Tutto veniva messo in relazione all’organizzazione di attentati da parte di singole individualità. Era un modo per prepararsi al peggio. Prevenire, prevenire davvero, è un’altra cosa».
Ma il controspionaggio a cose serve?
«A infiltrare un ambiente del quale si possiedono le coordinate minime. Ma è di tutta evidenza che 6 milioni di persone sono l’equivalente di una intera nazione. La retorica del lupo solitario, alla quale sono stati ridotti i fratelli Kouachi e Ahmedi Koulibaly, serve ad esorcizzare la paura dell’inelluttabile».
Anche a creare un alibi?
«Sì, in un certo senso è così. A preparare la gente e soprattutto a trovare delle giustificazioni a qualcosa che si sa che prima o poi accadrà nuovamente, dato il contesto politico e soprattutto sociale della Francia».
Resta l’ennesima catastrofe dei servizi di sicurezza francesi?
«Abbiamo detto delle possibili giustificazioni, adesso bisognerebbe parlare di defaillances che ogni volta appaiono differenti. E imperdonabili. Come anche le operazioni propaganda».
A cosa si riferisce?
«Per tragica ironia, pochi giorni fa è stato annunciato con grande spreco di fanfare l’arresto di un presunto aspirante attentatore che voleva colpire i cantieri navali di Tolone. Un anno di indagini per arrivare a quello che era stato descritto come l’ennesimo lupo solitario, per rassicurare, per far vedere che nessuno stava con le mani in mano».

Non era un successo?
«Macchè. Pura propaganda, che oggi appare persino imbarazzante, davanti all’enormità dei fatti di Parigi, davanti a una operazione quasi militare che ha preso di mira tutta la città. La plastica dimostrazione del fatto che nessuno sapeva dove guardare davvero. O peggio, chi ci dovrebbe proteggere lo sapeva, come lo sappiamo tutti. Ma non aveva idea di come fare per impedire che il nostro Paese fosse nuovamente colpito».
I sei milioni di musulmani in Francia non sono una possibile giustificazione?
«Parliamoci chiaro: il fatto che in Francia ci siano altri sessanta milioni di abitanti non impedisce alla Polizia di arrestare i rapinatori, i ladri, i truffatori, di sgominare le organizzazioni criminali. La verità è che non siamo assolutamente preparati a questa minaccia, a questo scontro durissimo e irregolare».

Da quando è nato, l'Isis ha dimostrato, come evidente dai video delle decapitazioni in cui i prigionieri vestono con la tuta arancione di Guantanamo, di saper usare i mezzi di comunicazione di massa, grazie anche alle competenze fornite dagli jihadisti cresciuti in Occidente. Quale miglior occasione del clip in cui tra i boia appaiono due giovani francesi di fede musulmana per rimarcare il messaggio?

Lo stesso invito rivolto ai musulmani di Francia di "unirsi alla lotta dei fratelli in Siria e in Iraq" e, se non possibile, "di avvelenare l'acqua o investire i passanti" ha una sua grammatica. Investire con l'auto i passanti è diventato, di recente, il modo più semplice (e imprevedibile) scelto dai militanti palestinesi per rilanciare l'Intifada.

Il messaggio è subliminale ma tocca al cuore tutti i musulmani: per rilanciare la lotta palestinese occorre attaccare la Francia. A sua volta progettare di avvelenare l'acqua è il modo più semplice per diffondere il terrore tra la popolazione. Il modo più efficace, come l'avvelenamento dei pozzi in epoca romana, per far vivere nel terrore il tuo nemico.







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