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lunedì 8 giugno 2015

IN GIRO PER RHO



Rho è oggi uno dei centri più popolosi e vivaci dell’hinterland a nord-ovest di Milano. Ospita sul proprio territorio il Polo esterno di Fieramilano, collegato al capoluogo dalla linea metropolitana 1, e al resto del Paese e del mondo da una straordinaria rete di infrastrutture.Le quattro vie della vita attiva e dello shopping nel nucleo antico di Rho si completano nel sistema di doppia piazza che caratterizza il centro: la piccola e pedonale piazza San Vittore – in antico piazza del mercato – dominata dalla Chiesa Prepositurale, e la grande piazza Visconti - su cui si affacciano il Palazzo del Municipio e Villa Visconti-Banfi -, che tramite le vie De Amicis e Meda collega il centro da una parte alla stazione ferroviaria (con le linee da Milano verso Torino-Francia e Domodossola-Svizzera) e dall’altra a Corso Europa (antico tracciato urbano della Strada del Sempione, poi sostituito dall’attuale SS33, più a nord). Qui si leva la mole imponente del Santuario dell’Addolorata (la costruzione iniziò a fine XVI sec.), il monumento religioso e artistico più rilevante della città.

A partire dalla Colonna delle peste in piazza San Vittore, collocata esattamente all’incrocio originario (scolpita nel granito alla base la data: 1644), La Chiesa Prepositurale di San Vittore, realizzata tra il 1834 e il 1847, in sostituzione della precedente, antichissima, che aveva la facciata dalla parte opposta, a ovest, anziché a est come l’attuale. Progettata dall’arch. Giulio Aluisetti (con contributi di Besia e Moraglia) in forme neoclassiche, dotata di un notevole campanile (m. 58,40) disegnato dall’arch. Parrocchetti, ha un interno armonico e luminoso, con tele di pregio e un bell’altare maggiore. Domina la piccola piazza, cuore della città.
La via Matteotti era in antico la strada per Milano e ai due lati si susseguono le tipiche corti, talvolta manomesse e spesso invece ben ricuperate. Si chiamava Contrada del Pasquè perché si concludeva all’estremità nella zona a pascolo, su cui sorgeva in antico un piccolo convento agostiniano di cui resta visibile il piccolo affresco quattrocentesco della Madonna del Latte (in via Marconi , oltre Largo Mazzini). Spicca sul lato sinistro la Torre Crivelli.
La via Madonna conduce dalla piazza al Santuario. Corti ottocentesche e palazzi anni ’60 si alternano, raccordati dal disegno attuale dell’area a traffico limitato che consente una miglior fruizione degli spazi collettivi e dei numerosi, interessanti negozi.
Il vicolo Pomé  si trova nei pressi di piazza san Vittore, tra via Madonna e via Matteotti ed è un suggestivo spaccato della Rho di un tempo, con piacevoli negozietti, ristoranti, cortili interni aperti al pubblico.
La via Garibaldi è in parte alberata e ospita sul lato sinistro corti e residui delle costruzioni rustiche più antiche del borgo; sul destro e in fondo, verso la stazione, edifici d’inizio Novecento.
La Piazza Visconti è un immenso cortile della villa dei feudatari Visconti, oggi di proprietà Banfi, che ne determina con il corpo centrale e le ali laterali il lato sud, ospita un’area pedonale attorno alla graziosa fontana centrale da cui si può godere la vista migliore della Torre e del Palazzo del Municipio, che delinea la piazza a nord, mentre a est si prospetta l’abside della Chiesa di san Vittore. I tre edifici, pur di epoche e stili diversi, danno alla piazza una sua fisionomia accogliente, nonostante l’ampiezza e la funzione nodale nella viabilità urbana.
La via Porta Ronca diparte da piazza Visconti verso ovest e, come dice il toponimo, era la porta sulla campagna. Infatti nel tratto iniziale ospita corti rustiche e in un piccolo interno sul lato sinistro Palazzo De Andrea, con tracce di decorazioni in cotto e uno splendido giardino ricco di alberi secolari (proprietà privata).

In piazza Visconti troviamo Villa Visconti Banfi, pregevole edificio del XVII secolo, costruito per iniziativa di Ercole II Visconti, con interni (non visitabili) affrescati da Andrea Lanzani e aiuti: ha un bel cortile, con un portico elegante, ornato degli stemmi araldici degli antichi proprietari, e un pregevole cancello in ferro battuto che lascia scorgere l’ampio giardino.
In via Matteotti, troviamo il cortile e le strutture di Palazzo Crivelli, edificato a fine ‘600 dalla nobile famiglia, proprietaria fin dal Medio Evo di molte terre in zona. Notevoli gli affreschi all’interno e interessante lo stemma araldico sulla volta del passaggio verso via Tibaldi, da cui è ben visibile la caratteristica torre.
In via Madonna c'è Casa Magnaghi (già Ayzaga), anch’essa di origini seicentesche, con bel giardino decorato, visibile anche da via De Amicis.
In vicolo Pomé vale la pena di entrare nel cortile di villa Medici, sovrastato dall’edicola della Madonna, per apprezzare il bel ricupero della casa da nobile e degli edifici rustici, oggi sede di uffici ed esercizi.
Il Palazzo Municipale è stato edificato tra gli ultimi mesi del 1929 e i primi mesi del 1931 come Palazzo del Podestà. L’edificio ha visto un periodo di condivisione degli spazi con la sede distaccata del Tribunale di Milano, che ne occupava il secondo piano. Il palazzo podestarile prima e municipale poi ha sempre ospitato la struttura politica ed organizzativa dell’ente locale.
L’edificio progettato dall'ing. Silvio Giuliani è in stile eclettico e si compone di un unico corpo a pianta rettangolare, con una facciata in mattoni giocata sull’alternarsi di monofore, bifore e trifore.
Il palazzo si sviluppa per tre piani fuori terra, oltre a un piano interrato e ad un piano sottotetto. In corrispondenza del lato sud-ovest sorge una torre a pianta quadrata, alla cui sommità si trova una terrazza delimitata da merlature sorrette da archi a sesto acuto a cui si accede tramite una scala a chiocciola originale in stile Liberty. Il tetto è realizzato a padiglione.
L’ingresso ha un soffitto a cassettoni, dove è presente uno scalone d’onore in marmo a tre rampe, di collegamento con il piano nobile. Sulle pareti sono appesi dei dipinti dell’anno 1640 realizzati da Giovanni Mauro Della Rovere, detto “il Fiamminghino” e allievo di Giulio Cesare Procaccini , raffiguranti quattro santi: San Protaso, San Gervaso, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino.
La distribuzione degli spazi interni è simile per tutti i livelli, caratterizzata da un corridoio longitudinale di smistamento degli accessi ai vari uffici.
Al primo piano, si apre tramite porte a bussola di legno la grande Sala Consiliare, ex Sala Adunanze, cuore della vita politica comunale, al cui interno è custodito il gonfalone comunale.
Al secondo piano trovano posto gli uffici amministravi e tecnici di varia natura.
Nelle sale riunioni sono conservati due grandi affreschi del palazzo visconteo del secolo XVII/XVII, recuperati dai lavori di ristrutturazione dell’ex cinema Centrale nel 1984.
I piani sottotetto e interrato sono invece utilizzati come spazi di servizio, con funzioni di archivio e di deposito.

La città di Rho vanta nel suo territorio alcuni edifici di interesse storico. Il più importante è il Santuario dell'Addolorata, uno dei maggiori santuari mariani della Lombardia, costruito dopo un miracolo riconosciuto dalla Chiesa cattolica, avvenuto il 24 aprile 1583, quando un'effigie della Madonna ha versato lacrime di sangue. A fianco del Santuario sorge il Collegio dei Padri Oblati, opera di Giorgio Martinelli, dove hanno studiato numerose eminenti figure ecclesiastiche, fra cui anche Papa Paolo VI.

La prima pietra del Santuario fu collocata da San Carlo Borromeo il 7 marzo 1584, la consacrazione venne fatta dal cardinale Pozzobonelli il 3 aprile 1755. Il disegno è del celebre architetto Pellegrino Tibaldi, il campanile di Giulio Galliori, che ne modificò il progetto originale, la facciata di Leopoldo Pollack. All'interno si possono ammirare tele ed affreschi di Camillo Procaccini (Bologna 1551 circa- Milano 1625), dei Fiammenghini, del Morazzone, e di Raffele Casnedi da Runo, frazione di Dumenza.

Secondo alcuni documenti medievali, risulta che nei territori intorno all'attuale via Meda, vi sorgesse fin dal IX secolo una chiesa dedicata a Sant'Ambrogio, ma dato che in realtà non viene menzionato un vero e proprio edificio, si potrebbe pensare essi si riferissero semplicemente ad alcuni poderi o beni di proprietà della Basilica di Sant'Ambrogio in Milano.

Nei pressi dell'attuale piazza San Vittore, esisteva già prima del XIV secolo una cappella dedicata a San Pietro, demolita probabilmente nel 1577. Ancora nella stessa area risalente al Cinquecento era un Battistero di San Giovanni, considerato un'appendice della Basilica di San Vittore e scomparso nel 1843 con la demolizione della stessa, causa ricostruzione. Di nuovo antecedente allo stesso secolo e sempre nelle prossime vicinanze, vi era una Chiesa di Santa Maria in Castello, denominazione che dà sostegno alla tesi dell'esistenza di un edificio fortificato medievale nel centro cittadino; essa rimase di proprietà Ghisolfi fino al XVII secolo, dopo il quale non si hanno più tracce.

Sempre nel corso del Cinquecento, sorgeva nei pressi dell'Olona, la Chiesa di San Martino: nel 1565 il Prevosto Giuli però afferma che essa non fu mai consacrata e nemmeno vennero mai svolte funzioni religiose, dunque dato che era posta al di fuori del borgo, poteva essere utilizzata come lazzaretto; fu demolita nel XIX secolo.

In contrada Pasqué sorgevano la Chiesa di Santa Maria Assunta in Pasqué e l'adiacente convento dei frati agostiniani, di cui alcune tracce sono rimaste in largo Marconi. Una leggenda popolare narra che nel convento fu ospitato Martin Lutero, di passaggio per Roma.

L'ospedale di Circolo - Monumento ai caduti nacque per la beneficenza di numerosi cittadini che donarono somme anche notevoli per costruire un monumento ai caduti della grande guerra ma, raccolta una cifra piuttosto consistente, si decise di costruire un ospedale affinché la sofferenza della guerra portasse a migliori condizioni di vita. Tra i donatori si ricordino Benedetto Banfi, Giulio Tavecchia, Giuseppe Citterio, Paolo Goglio, Virginia Bullani. Il 7 ottobre 1923 venne posta la prima pietra e l'inaugurazione ebbe luogo il 28 ottobre 1929.

Il camposanto del capoluogo si trova attualmente in corso Europa 200, lungo l'antico tracciato della strada postale per Gallarate, poi ribattezzata in Strada Statale del Sempione. Qui venne spostato nella seconda metà del XIX secolo, in una zona allora periferica.
Al centro della pianta originale del cimitero ed in asse con l'entrata principale, all'inizio del Novecento venne eretta la Cappella Gentilizia dei Sacerdoti, contenenti le spoglie e le lapidi di prevosti che hanno prestato servizio a Rho dai primi dell'Ottocento in poi (quindi da Luigi Delilla a Marco Agrati) e coadiutori della Parrocchia San Vittore. La cappella è stata restaurata all'inizio del XXI secolo per iniziativa del prevosto don G.Citterio e dei familiari di don Franco Gallazzi (qui sepolto). Nella medesima cappella si trovano anche lapidi per altri sacerdoti e per i caduti rhodensi della Prima guerra mondiale; numerosi preti sono qui ricordati sebbene le loro spoglie siano conservate altrove.

Nel 1931 il cimitero venne notevolmente ampliato con l'edificazione dei colombari, della casa del custode e della camera ardente. Ai primi degli anni 2000 il camposanto ha visto un ulteriore aumento della propria superficie con la costruzione di nuovi colombari.

Nel cimitero, nella zona interrata dei colombari più antichi, è conservata una mummia che è ritenuta essere il corpo dell'Arcivescovo Leone da Perego, francescano; il corpo venne quivi trasportato da San Carlo Borromeo, perché gli veniva tributato un culto non permesso dalla Chiesa. Per numerosi anni questa mummia è stata considerata una delle attrazioni principali della cittadina.

Villa Burba Cornaggia Medici, meglio conosciuta come 'Villa Burba', è una villa di campagna Rhodense. Ha una entrata principale sul Corso Europa, e un'entrata secondaria del parco, alla fine di Via Papa Giovanni XXIII. La villa ha una tipica architettura lombarda risalente al XVII secolo; di particolare rilievo sono gli ornamenti tardo-barocchi, i balconi, i cancelli, le ringhiere in ferro battuto e il salone centrale. Nata come residenza di campagna, dopo una lunga serie di passaggi di proprietà, nel 1873 venne acquisita dalla famiglia Cornaggia Medici. Nel 1966 la proprietà passò al Comune che la sottopose ad un lungo restauro. Attualmente è utilizzata come sede della biblioteca e della mostra permanente Passato e presente. All'esterno della villa un parco con essenze pregiate è stato destinato ad utilizzo pubblico. Il Parco è piuttosto ampio, caratterizzato dalla presenza di percorsi in ghiaia, molto piacevoli da percorrere. Qua e là per la natura, nel parco è possibile vedere statue e busti di donne, soprattutto vicino all'entrata secondaria, dove sono collocate delle zone gioco per bambini (Scivoli,Altalene e girelli) panchine e tavoli in pietra per picnic. Nel parco sono presenti anche: un piccolo laghetto, fornito di tartarughe e tempo fa anche di anatre, e una 'vasca-fontana' romana rettangolare poco profonda, con un fondale in sassi. La fontana, circondata da una struttura di panchine in granito, offre un clima di tranquillità; ed è spesso usata come luogo di ritrovo, da giovani e anziani.

La Fontana della Stazione in marmo di Verona è un dono del Podestà Comm. Eraldo Bonecchi.

Alle architetture si aggiungono numerosi edifici di archeologia industriale, come la Chimica Bianchi, in parte ancora presente, e il cotonificio Muggiani, recentemente ristrutturato, che è un esempio unico degli opifici inizio secolo. Ancora in centro, sul corso Europa alle spalle del Santuario, un edificio ricoperto da vite canadese e altre rampicanti, rappresenta la Citterio, azienda produttrice di salumi.

La Rhodense è la principale squadra di calcio della città. È nata nel 1913 e vanta un passato professionistico in Serie C1 e C2. Retrocesse dalle serie professionistiche nel 1985 e l'anno successivo si iscrisse al campionato di Prima Categoria. Attualmente  milita in Eccellenza.

Nel calcio a 5 la città è rappresentata dall'AC Rho Calcio, fondata nel 2004 e oggi in Serie C1.

Il Rugby Rho è la squadra cittadina di rugby, fondata nel 1947 e militante attualmente nella Serie C del campionato Italiano. In passato ha anche giocato diversi campionati di Serie A, dando diversi giocatori alla nazionale italiana.

Nella pallacanestro invece il primato è detenuto dal CMB Rho, militante in C Nazionale, mentre la Victor Rho Basket gioca in Serie D.

Nella pallavolo la città può vantare diverse società agonistiche, tra queste:

L'A.s.d. Pallavolo Rho che schiera ogni settimana 8 squadre tra campionati di FIPAV e PGS, avendo come apice la squadra di Serie D Femminile.
Il Volley Lucernate: nata nel 1978, oggi ha sette squadre. Le maggiori disputano il campionato di Serie C (maschile) e Prima divisione (femminile);
Il baseball viene praticato a Rho dalla Rajo che è stata più volte campione regionale e oggi gioca in Serie B dopo un'esperienza in Serie A1 nella stagione 2003-2004.

Nel pattinaggio a rotelle, specialità corsa, la squadra cittadina Skating Rho è presente sul territorio fin dal 1983 e partecipa con i suoi atleti di tutte le età ai campionati FIHP ed a trofei interregionali.

Per quanto riguarda il karate, Rho ospita diverse associazioni sportive tra le quali Impero Del Sole e Dojo Karate Rho, entrambe di rilievo.

Dal 1996, tutti gli anni in ottobre si svolge il Palio di Rho, manifestazione nata in ricordo della vita medievale rhodense e della figura di Giovanni da Raude, che nel 1099 fu il primo crociato a varcare le mura di Gerusalemme; l'evento è organizzato dalla Famiglia Rhodense, associazione sorta nel 1988, per promuovere e diffondere il patrimonio culturale e le tradizioni della cittadina lombarda.
Al Palio partecipano 11 contrade, di cui quattro sono frazioni, ciascuna con un proprio simbolo:
San Vittore (ruota), Cappuccini (sajo), Madonna dei Miracoli (Madonna), Pomero (grifone), Cantun Giò (castello), Porta Ronca (roncola), Pasqué (pantera), Ghisolfa (rana), Mazzo (leone rampante), Terrazzano (San Maurizio) e Passirana (Albero).
Viene preceduto da una serie di iniziative, tra le quali la principale è la sfilata in costumi medievali, che si snoda lungo le vie del centro storico fino a Piazza Visconti, "campo di battaglia" tra le varie fazioni. Tra i vari giochi di abilità, tutti in costumi d'epoca, spiccano la giostra dei cavalieri e l'arrampicata sull'albero della cuccagna, ultima sfida prima della proclamazione dei vincitori.





LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/le-citta-della-pianura-padana-rho.html


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martedì 31 marzo 2015

L' ISOLA DEL GARDA

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L'isola di Garda, conosciuta anche come isola Borghese, è la più grande isola del lago omonimo.

Distante poco più di 200 metri da Capo San Fermo, promontorio che divide il golfo di Salò dalla baia dello Smeraldo, misura all'incirca un chilometro di lunghezza ed è larga in media 600 metri.

A sud dell’isola si trova una catena di scogli e bassi fondali, alla fine dei quali emerge l’isolotto di San Biagio, conosciuto anche come Isola dei conigli; in prossimità dell'isola si trova lo scoglio dall’Altare, così chiamato in quanto si racconta che su di esso una volta all’anno venisse celebrata una messa alla quale assistevano i pescatori provenienti da tutto il lago a bordo delle loro barche.

Amministrativamente l'isola appartiene al territorio comunale di San Felice del Benaco.

L'isola fu abitata sin dall’epoca romana, quando era conosciuta come Insula Cranie. Ciò è provato dal rinvenimento di numerose lapidi gallico-romane (ora conservate al museo romano di Brescia) e da resti di templi votivi.

Abbandonata nei secoli di decadenza dell'Impero Romano, per lungo tempo l'isola fu rifugio dei pirati, che assaltavano le imbarcazioni che percorrevano le rotte del lago di Garda.

Nell'879 viene per la prima volta menzionata in un decreto di Carlomanno di Baviera, che documenta la donazione dell’isola ai frati di San Zeno di Verona.

Non si sa per quanto tempo l'isola rimase proprietà dei monaci, in quanto la successiva notizia la vede facente parte, intorno al 1180, del feudo concesso dall'imperatore Federico Barbarossa agli avi di Biemino da Manerba.

Nel 1220 san Francesco d'Assisi, di ritorno da un viaggio in oriente, giunse a visitare l'isola e, reputandola luogo ideale per una comunità di frati, grazie al suo carisma convinse il proprietario Biemino da Manerba a donargli l'area scogliosa della parte settentrionale, ove venne realizzato un piccolo romitorio.

Nel 1227 l'eremo accolse sant'Antonio di Padova e nel 1304, secondo la tradizione, avrebbe ospitato anche Dante Alighieri, che avrebbe ricordato il luogo nella Divina commedia con i versi:

« Loco è nel mezzo là dove 'l trentino
pastore e quel di Brescia e 'l veronese
segnar poria, s'e' fesse quel cammino »
(Inferno, Canto XX)

Nel 1429 vi giunse san Bernardino da Siena, che in veste di vicario generale dell'ordine francescano fece trasformare il romitorio in un vero e proprio monastero, mettendo egli stesso mano al progetto per la chiesa, il chiostro, le celle e i giardini.

La morte di padre Francesco segnò tuttavia l'inizio della decadenza della comunità religiosa dell'isola. Dal 1685 al 1697 il convento ospitava solo i frati novizi in ritiro e, nel 1798, l'oramai vetusto monastero venne definitivamente soppresso da Napoleone Bonaparte.

Dopo essere passata al demanio, la proprietà cambiò negli anni successivi molti padroni, per giungere nel 1817 nelle mani del conte Luigi Lechi di Brescia, che fece costruire una residenza sulle rovine del monastero e eseguì importanti opere di restauro e costruzione, tra le quali il porticciolo, costruito nel 1830 su progetto dell'architetto Rodolfo Vantini. Nell'isola dimorò per molto tempo la cantante lirica Adelaide Malanotte, amante del Lechi, meravigliosa interprete delle opere del Rossini. Nel 1837 il conte cedette l'isola al fratello Teodoro, ex generale dell'esercito napoleonico, il quale fece aggiungere al complesso le terrazze sul fronte della casa.

Nel 1860 l'isola fu espropriata dallo Stato per costruirvi una fortezza militare, ma il progetto venne in seguito abbandonato e nel 1870 l'isola arrivò nelle mani del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Lui e la moglie, l'arciduchessa russa Maria Annenkoff, si dedicarono alla progettazione ed alla realizzazione del parco, con la costruzione di muri di contenimento verso il lago e il trasporto di terra fertile in cui vennero impiantate essenze autoctone. Prima della morte del duca, avvenuta nel 1893, concepirono insieme il progetto di un lussuoso palazzo da costruirsi al posto della vecchia casa Lechi. La villa, in stile neogotico-veneziano che ricorda il Palazzo ducale di Venezia, venne realizzata tra il 1894 e il 1901 su progetto dell’architetto genovese Luigi Rovelli. Il palazzo fu arricchito da terrazze sistemate a giardino all'italiana, con elaborati disegni di siepi e cespugli fioriti.

Alla morte dell'arciduchessa la proprietà passò alla figlia Anna Maria – in seguito sposa del principe romano Scipione Borghese – la quale ne fece la propria residenza e arricchì il parco con essenze esotiche.

Nel 1927, alla morte del Principe l’Isola passò in eredità alla figlia Livia, sposata con il Conte Alessandro Cavazza di Bologna che la lasciò in eredità al figlio Camillo che alla sua prematura morte la lasciò a sua  alla moglie Charlotte ed ai loro sette figli.

Questi oggi continuano ad occuparsi con passione del parco e del palazzo che abitano e che accolgono personalmente i visitatori.

Dal 1 Maggio 2002 e' possibile visitare questo luogo di rara bellezza.
La visita dell'Isola del Garda è aperta a gruppi di numero compreso tra 25 e 60 persone. L'imbarcazione che porta sull'isola parte da Barbarano di Salò o Gardone Riviera ed impiega circa 10 minuti.
La visita guidata è in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) e dura all'incirca 2 ore.
Durante la visita vengono illustrate la storia e le varie leggende riguardanti l'isola tra l'800 e il '900. Il percorso inizia con una bella passeggiata attraverso i giardini situati davanti alla villa, e prosegue con la visita di due sale interne seguita da un piccolo rinfresco offerto dalla proprietaria dove è possibile degustare vari prodotti locali tra i quali olio e vino.
La visita è condotta personalmente dalla proprietaria dell'isola coadiuvata da alcune guide.

Oltre alla straordinaria villa, ricca di particolari architettonici sorprendenti, l'Isola del Garda deve il suo incomparabile fascino ai magnifici giardini all'italiana e alla vegetazione rigogliosa e intatta, ricca di piante locali, esotiche, essenze rare e fiori unici.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/laghi-lombardi-il-lago-di-garda.html



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mercoledì 18 febbraio 2015

COMO : LA CITTA' DI VOLTA

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Como (in italiano standard /ˈkɔːmo/, pronuncia locale /ˈkoːmo/; in dialetto comasco Comm /kɔmm/, Novum Comum in Latino) è un comune italiano di 84.834 abitanti capoluogo dell'omonima provincia in Lombardia. È il quinto comune della regione per popolazione alle spalle di Milano, Brescia, Monza e Bergamo.

Città di confine in bilico tra differenti culture, Como è "capitale" del suo lago, che attrae turismo internazionale legato allo scenario naturale, ed è centro industriale basato sull'industria della seta (attività tipicamente comasca).

Il centro della città è situato sul lungolago, intorno alla piazza del Duomo, una delle maggiori cattedrali dell'alta Italia. Il nucleo storico presenta ancora l'aspetto dell'originario castrum romano, con mura medievali ben conservate e grandi torri di vedetta (Porta Torre, Torre Gattoni, San Vitale). Notevoli sono le chiese di S. Abbondio e S. Fedele, cuore della città murata, mentre autentici capolavori sono i palazzi razionalisti eretti dal comasco Giuseppe Terragni: la Casa del Fascio, il Monumento ai Caduti, l'Asilo Sant'Elia e il Novocomum. Nei pressi, il Tempio Voltiano custodisce alcuni cimeli dello scienziato Alessandro Volta, altro illustre comasco, inventore della pila elettrica. Villa Olmo è sede di mostre d’arte di alto livello mentre la funicolare che collega la città al monte di Brunate completa l'itinerario della visita. Sono classiche le gite in battello sul lago.
Como è situata sull'estremità meridionale del ramo occidentale del lago di Como, in una piccola conca circondata da boscose colline moreniche. Al ritiro del ghiacciaio würmiano, la piana, oggi occupata dal centro cittadino, venne progressivamente interrata dai sedimenti portati dal torrente Cosia, che sfocia al Prà Pasquee.

Confina direttamente con la Svizzera e dista circa 40 km da Milano.

Gli autori classici, a cominciare da Plinio il Vecchio che riporta le parole di Origines, un'opera di Catone il Censore andata dispersa, attribuiscono la fondazione di Como alla stirpe degli Orobi. Numerosissime sono le testimonianze archeologiche venute alla luce a partire dal XIX secolo. Esse ci attestano nel primo millennio a.C. il fiorire di una civiltà, chiamata cultura di Golasecca, che colloca il comprensorio protourbano di Como, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni galliche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino. In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale, ma più a sud, dove oggi è localizzata la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca' morta, dal nome della necropoli comasca, dove Como trova il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale tra la civiltà villanoviana e le civiltà celtiche d'oltralpe (Cultura di Hallstatt).

A partire dal IV secolo a.C. l'abitato di Como si andò spopolando e le sue necropoli esaurendo. Con l'arrivo dei Galli, che scardinano il sistema preesistente, Como perde la sua importanza ed entra in un periodo di declino. Rimane insoluto il problema dell'ubicazione del Comum oppidum, il centro comasco conquistato dai romani nel 196 a.C. È possibile che, pur ridotto di dimensioni, si limitasse a occupare un'area sulle colline che gravitano intorno a Prestino alle pendici del monte Croce.

Nel 196 a.C. la Gallia cisalpina venne definitivamente conquistata dal console Marco Claudio Marcello il quale stipulò un foedus aequum per legare in un'alleanza i vinti a Roma, concedendo lo ius Latii. In seguito a una terribile invasione dei Reti, nell'89 a.C., per volere di Pompeo Strabone l'antico oppidum fu ricostruito, rispettando la precedente locazione sulle colline, e riorganizzato amministrativamente, come il resto della regione, attraverso la Lex Pompeia de Transpadanis. Nel 77 a.C. nel villaggio furono insediati 3.000 coloni per iniziativa di Gaio Scipione, forse soldati destinati a prevenire le scorrerie dei barbari. Nel 59 a.C. Cesare, in vista di una probabile espansione transalpina e considerando il territorio comense strategicamente importante per la difesa della penisola, fece varare la Lex Vatinia con la quale si fece autorizzare a fondare una colonia. Cesare fece allora bonificare l'area prospiciente il lago deviando i torrenti Cosia, Valduce e Fiume Aperto e vi insediò 5.000 coloni tra cui 500 greci che ottennero anche la cittadinanza romana, ai quali si fa ricondurre l'origine etimologica di località come Corenno (Corinto), Lenno e Lemna (Lemnos), Nesso (Nasso). Nel 49 a.C. Como divenne un municipium. Durante il I secolo d.C. - massimo splendore dell'Impero Romano - la crescita cittadina fu aiutata dalle donazioni di Plinio il vecchio e di Plinio il giovane, entrambi comaschi, che fecero erigere una biblioteca e uno spazio termale, oltre che due ville sul lago oggi non più esistenti. Nel 354 venne esiliato sul Lario il futuro imperatore Flavio Claudio Giuliano. Como fu attivamente interessata dallo scisma tricapitolino o scisma dei Tre Capitoli (in greco antico τρία κεφάλαια, trîa kephálaia), una divisione all’interno della Chiesa avvenuta tra i secoli VI e VII, causata da un folto gruppo di vescovi, per lo più occidentali, che interruppero le relazioni con gli altri vescovi e con il papa, rifiutando le decisioni del Concilio di Costantinopoli II del 553. La separazione durò circa un secolo e mezzo ed interessò un vasto territorio, comprendente Italia del Nord, Dalmazia e Illirico. Molti vescovi dell'Italia Settentrionale, della Gallia e del Norico, non accettarono l'imposizione del concilio voluto da Giustiniano, anche perché già durante il concilio di Calcedonia, nel 451, i teologi antiocheni erano stati riammessi nelle loro sedi e la vicenda doveva essere chiusa. Pertanto, questi vescovi non si considerarono più in comunione con gli altri vescovi che avevano accettato supinamente la decisione imperiale. Tra questi "ribelli" all'autorità imperiale e conciliare c’erano i vescovi Ausano e Macedonio, a capo rispettivamente delle province ecclesiastiche di Milano e di Aquileia. Il loro dissenso si acuì ulteriormente ai tempi del successore di papa Vigilio, papa Pelagio I (556 - 561), il quale, dopo tentativi di chiarimento e persuasione, invitò Narsete a ridurre lo scisma con la forza. Narsete non volle però obbedire alla richiesta del Papa. Frattanto la Chiesa di Aquileia si era resa gerarchicamente indipendente ed il suo vescovo Paolino I (557 -569) fu nominato Patriarca dai suoi suffraganei (568: patriarcato autonomo) per sottolineare la propria autonomia. Le altre diocesi dipendenti dal metropolita di Aquileia (dei due, quello che aveva la sua sede proprio ad Aquileia longobarda) rimasero scismatiche. In particolare la diocesi di Como, il cui vescovo sant'Abbondio aveva avuto un ruolo diplomatico importante proprio durante la preparazione del concilio di Calcedonia, recise il rapporto di dipendenza dall'arcidiocesi di Milano e Como divenne suffraganea di Aquileia. La diocesi comense venera ancora oggi, con il titolo di santo, un vescovo, Agrippino (vescovo dal 607 al 617), che si mantenne in modo intransigente su posizioni scismatiche in opposizione anche alla sede romana. La Diocesi di Como rimase suffraganea del Patriarcato di Aquileia fino al 1789.

Durante l'alto medioevo Como subì l'invasione dei Goti prima e dei Longobardi poi; nel 951 scese in Italia l'imperatore Ottone I e tra i suoi sostenitori vi era anche Gualdone, vescovo di Como. Durante il periodo comunale, Como fu contesa tra le famiglie rivali dei Rusca (o Rusconi) e dei Vitani. In seguito alla Guerra decennale (1118-1127) tra Como e Milano, il 27 agosto 1127 Como venne assediata dalle forze milanesi, le mura e le abitazioni distrutte, gli abitanti dispersi.
Como non fece parte della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero. Anzi, fu proprio grazie all'alleanza con i tedeschi che la città poté aspirare all'egemonia perduta. Con l'aiuto dell'imperatore Federico Barbarossa, nel 1158, il Comune ricostruì la città distrutta dai milanesi il 27 agosto 1127, riedificò e ampliò le mura di difesa con le sue imponenti torri di Porta Torre, San Vitale e Porta Nuova (o Torre Gattoni). Restaurò quindi il Castel Baradello, potenziandolo con la costruzione della poderosa torre e delle altre strutture. Nel 1159 ospitò lo stesso Barbarossa con la consorte Beatrice di Borgogna, di passaggio sul Lario.

In questi anni di effimera gloria Como ebbe la sua vendetta partecipando alla distruzione di Milano nel 1162 e dell'Isola Comacina nel 1169, piccola roccaforte lacustre alleata dei milanesi nella guerra decennale.

Con un diploma datato 23 ottobre 1178, Federico Barbarossa donò alla Chiesa e alla Comunità di Como - in premio della loro fedeltà - il Castel Baradello e la Torre di Olonio a Sorico.

Con Azzone Visconti Como entrò definitivamente nell'orbita viscontea. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti, avvenuta nel 1402, Franchino II Rusca tentò di instaurare a Como una signoria personale. Seguì un periodo di devastazioni e stragi fino al 1416 quando Como si consegnò a Filippo Maria Visconti. Alla morte di quest'ultimo (1447) Como conobbe un breve periodo d'indipendenza con la sua "Repubblica di Sant'Abbondio", che durò tuttavia solo fino al 1450, quando la città si sottomise a Francesco Sforza, duca di Milano.

Nell'ottobre del 1525 Como veniva occupata da Don Pietro Arias, inviato da Antonio de Leyva, con 200 spagnoli, che smantellarono tra l'altro il Castel Baradello. Nel 1694 venne ordinato sacerdote a Como il gesuita Giovanni Girolamo Saccheri, padre delle geometrie non euclidee. Da allora Como seguì le sorti del Ducato di Milano e del Regno Lombardo-Veneto.
Nel 1768, il fisico Giulio Cesare Gattoni eresse in città il primo parafulmine italiano. Nel 1797 arrivò Napoleone, che a Villa Saporiti annunciò la costituzione della Repubblica Cisalpina, mentre il 24 dicembre 1837 nacque la figlia di Franz Liszt, Cosima, futura moglie di Wagner. Il 27 maggio 1859, in seguito alla Battaglia di San Fermo, Giuseppe Garibaldi al comando dei Cacciatori delle Alpi liberò la città dall'occupazione austriaca.

Nel 1899 Como ospitò una grande Esposizione Voltiana per celebrare il 1º centenario dell'invenzione della pila da parte di Alessandro Volta (1745-1827), suo più illustre cittadino.

In occasione del 1º centenario della morte di Alessandro Volta, a Como venne organizzato il Congresso internazionale dei Fisici del 1927 che aprì ufficialmente l'era della meccanica quantistica nella comunità scientifica internazionale. Fu l'ultima occasione in cui la città ospitò un evento di portata mondiale. Sei anni più tardi, Albert Einstein arrivò in città per visitare il museo Voltiano.

Durante la Seconda guerra mondiale Como venne risparmiata dai bombardamenti.

Nell'aprile del 1945 la città fu teatro della fuga e delle vicende legate all'arresto e alla fucilazione di Benito Mussolini e dell'epilogo del regime fascista.

Nell'estate del 1949 si tenne in città una conferenza a cui partecipò anche Enrico Fermi (lo stesso Fermi nel 1954 tenne sul lago, a Villa Monastero di Varenna, la sua ultima seduta pubblica).

Gli anni cinquanta e sessanta vengono ricordati per l'operato del sindaco Lino Gelpi, che fece di tutto per abbellire la città, smantellando lo scalo merci delle Ferrovie dello Stato realizzando al suo posto il parco a lago e creando la passeggiata di Villa Olmo. Coprì inoltre il torrente Cosia con una strada a grande scorrimento - la cosiddetta "tangenziale" - per cercare di liberare il centro dalla morsa del traffico (il triangolo Como-Milano-Varese detiene il maggior numero di veicoli in Italia).

Numerose sono le opere che si possono ammirare nella città:
La Basilica di San Carpoforo, romanica.
La Basilica di Sant'Abbondio (chiesa romanica con affreschi dell'XI secolo).
La Basilica di San Fedele, romanica.
Il Duomo di Como (costruito tra il XIV e il XVIII secolo il quale detiene il titolo di Cattedrale).
La chiesa di Sant'Agostino che conserva la tela della Nascita di Maria del Morazzone.
La chiesa di San Giacomo
Il santuario del Ss. Crocifisso
Il Broletto (municipio antico).
Villa Olmo.
La sede del conservatorio cittadino, già Ospedale grande di sant'Anna, completato nel 1485.
Il Tempio Voltiano (museo Alessandro Volta).
Il Palazzo Novocomum (o "Transatlantico"), opera del razionalismo italiano (di Giuseppe Terragni).
La Casa del Fascio, opera del razionalismo italiano (di Giuseppe Terragni).
Il Monumento ai caduti (di Giuseppe Terragni).
L'Asilo Sant'Elia, opera del razionalismo italiano (di Giuseppe Terragni).
Il Castel Baradello, medievale.
Le Mura di Como, romane e medievali.
Necropoli della Ca' morta
Prestino, scavi di via Isonzo
Rondineto, Camere scavate nella roccia
Brecciago, strutture dell'insediamento protostorico
Terme romane, viale Lecco
Villa romana, via Zezio
Mura cittadine romane, cortile scuola media Parini via C. Cantù e sotterranei ex setificio via Carducci.
Cerchio votivo, nei pressi del cantiere del nuovo Ospedale Sant'Anna (Montano Lucino, località Tre Camini).

Diverse sono le feste folkloristiche:
La festa di Sant'Abbondio.
Quella di Sant'Abbondio è la festa patronale di Como, che si celebra il 31 agosto nella chiesa omonima. La tradizionale fiera ha luogo nei pressi della basilica ed è animata da iniziative come la degustazione dei piatti tipici, la vendita dei prodotti artigianali e la mostra zootecnica, con l’esposizione di decine di animali come mucche, tori e vitelli provenienti dagli allevamenti della provincia. All'inizio la fiera era una semplice festa contadina che usava benedire le mucche; questa tradizione è ancora oggi mantenuta.

Il Santissimo Crocifisso.
È la venerazione del Crocifisso, collegata alla processione del Venerdì Santo e all’anello del miracolo. Durante la Processione del 1529, il Crocifisso spezzò le catene che il governatore spagnolo aveva eretto per timore di un'imboscata da parte dei francesi. Il Crocifisso viene esposto alla venerazione dei fedeli tutti gli anni dal martedì Santo fino al venerdì Santo nella chiesa che era dedicata a S. Pietro da Morone (Papa Celestino V) e oggi è dedicata proprio al Ss. Crocifisso e baciata da migliaia di fedeli. Fuori, lungo le mura del centro storico, ha luogo il mercato delle bancarelle, che dal giovedì prima di Pasqua anima la città con circa 160 ambulanti provenienti da tutta Italia coi prodotti più originali.

La Sagra di San Giovanni Battista.
La celebrazione di San Giovanni Battista vede la rievocazione delle guerre medievali lariane, combattute sul lago nel 1169 e che videro l'esercito comasco opposto alla roccaforte dell'Isola Comacina. Ogni anno, il sabato sera più vicino al 24 giugno, ha luogo l'incendio dell'isola sotto forma di uno spettacolo pirotecnico. La flotta della navigazione, con orchestra e ballo a bordo, salpa da Como alla volta dell'isola caricando migliaia di passeggeri. La sfilata dei battelli rievocherebbe l'arrivo dell'esercito comasco e della sua flotta.

La festa di Sant'Antonio abate.
Ogni 17 gennaio, festa di Sant'Antonio abate, davanti alla chiesa di Sant'Agostino, ha luogo la benedizione delle automobili e degli animali. Sul sagrato si svolge la minuscola fiera a base di dolciumi e castagne (tipiche anche le castagne bianche da mangiare col latte). Una nota particolare merita la Pampara, sorta di bastone decorato con dolci e piccoli giochi per bambini.

La cannonata delle ore 12.
Ogni giorno, alle ore 12.00 in punto, si può sentire distintamente in tutta l'area urbana che si affaccia sul lago un colpo di cannone sparato a salve che scandisce lo scoccare del mezzogiorno. Il cannone è situato alle pendici di Brunate, visibile durante la salita con la funicolare verso il paese che sovrasta la città.

Il Santuario della Madonna del Prodigio di Garzola.
Il Santuario conserva al suo interno un'immagine sacra di Maria Santissima con il Bambino che è venerata col titolo di Nostra Signora del Prodigio e che papa Giovanni XXIII elesse patrona dei naviganti. La preziosa effigie bizantina è legata a un fatto prodigioso avvenuto il 12 settembre 1669 nel mare Adriatico. Una nobile famiglia, fuggitiva da Candia, in viaggio verso Venezia durante una terribile tempesta vide galleggiare il quadro sacro in mezzo ai flutti, lo ripescò, chiese protezione alla sacra immagine ed evitò il naufragio, fu considerata per questo protettrice dei naviganti. Nel 2008 il vescovo Diego Coletti fece collocare sul tetto del santuario della Madonna del Prodigio la statua dorata della Madonna un tempo sulla cuspide della chiesa dell'ex seminario: ora "la Madunina de Comm" veglia sull'intera città.
Festival Como Città della Musica - Festival estivo organizzato dal Teatro Sociale di Como e dal Comune dedicato alla musica nei luoghi più caratteristici e suggestivi della città. Da Villa Olmo a Palazzo Natta, dal Castel Baradello al Chiostro di Sant'Abbondio un susseguirsi di appuntamenti ricchi di emozioni e suoni per ogni età. Una lunga festa che nel mese di luglio anima la città.
Parolario- Manifestazione culturale legata alla fiera del libro, che vede la partecipazione di alcuni tra i maggiori nomi della letteratura e del giornalismo italiano. Si svolge all’inizio di settembre per due settimane.
L'Autunno musicale - Festival dedicato alla musica classica. In autunno ha pure luogo la breve stagione lirica del teatro "Sociale".
La Città dei Balocchi - È così nominata la manifestazione natalizia rivolta soprattutto ai bambini. Dura circa un mese.
All'inizio di settembre si svolge a Como il Palio del Baradello, rievocazione storica che prende il nome dal Castel Baradello. Fonti storiche narrano che nel "mese di giugno, anno del Signore 1159, l'imperatore Federico I di Svevia, dopo aver sconfitto Milano con il determinante contributo delle truppe di Lodi, Cremona, e Pavia ma soprattutto comasche, riconoscente, giunge in visita a Como. La città alleata gli tributa gran festa e accoglienza: si organizzano in suo onore gran banchetti, luminarie, parate e gare sul lago." Il palio nasce nel 1981 e coinvolge le contrade storiche della città (Borgo di Rebbio, Borgo di Sant'Agostino, Borgo della Roggia Molinara, Contrada della Cortesella, Borgo di Camerlata, Borgo di San Martino, Borgo di Tavernola) e alcuni comuni del territorio lariano (Brienno e Cernobbio) che si sfidano per la conquista del “pallium”, drappo di seta dipinto a mano, ogni anno, da valenti artisti comaschi. Esso si articola attraverso tre gare ufficiali: la cariolana, corsa storica con le carriole, la giostra del saraceno, dove il Cavaliere di ciascun Borgo scende in campo galoppando sul proprio destriero e cerca di colpire il bersaglio del simulacro prima del proprio antagonista, sceso anch'esso in campo, ottenendo in tal modo il diritto a incontrare l'avversario successivo e il tiro alla fune, che ha sostituito dal 2005 la regata, gara remiera con le caratteristiche lucie.
Il LakeComo Festival, fondato nel 2006 propone una stagione musicale di musica da camera classica e contemporanea utilizzando ville e sedi storicamente rilevanti del Lago di Como e proponendo importanti artisti internazionali. La sezione primaverile si svolge principalmente sul lago e in Brianza, la sezione autunnale riserva invece una finestra sulla città di Como e utilizza come sede la pinacoteca civica.

Como ha legato il suo nome a diverse personalità, diversamente celebri:

Plinio il Vecchio - Naturalista, scrittore e storico romano (23 - 79)
Plinio il Giovane - Scrittore e uomo politico romano (61 - 113)
Felice di Como - Primo vescovo di Como e santo 
Amanzio di Como - Terzo vescovo di Como e santo 
San Giovanni Oldrati - Presbitero e santo (1100 - 1159)
Napoleone della Torre - Il più potente signore della nobile Casata di parte guelfa 
Raimondo della Torre - Vescovo di Como (1262-1274) e patriarca di Aquileia
Paolo Giovio - Medico, storico e biografo (1483 - 1522)
Feliciano Ninguarda - Vescovo di Como (1524 - 1595)
Gasparo Mola - Medaglista e orafo (1571 - 1640)
Beato Papa Innocenzo XI - Papa (1611 - 1689)
Carlo Stefano Anastasio Ciceri - Cardinale e vescovo di Como (1616 - 1694)
Giovanni Girolamo Saccheri - Gesuita, padre delle geometrie non euclidee (1667 - 1733)
Alessandro Volta - Fisico e inventore (1745 - 1827)
Carlo Romanò - Vescovo di Como (1789 - 1845)
Martino Anzi - Presbitero, naturalista, storico, pioniere dell'alpinismo, patriota e botanico (1812 - 1883)
Cosima Liszt - Figlia di Franz Liszt e moglie di Richard Wagner (1837 - 1930)
Enrico Caporali - Filosofo (1838 - 1918)
Carolina Ferni - Violinista e cantante (1846 - 1926)
Guido Ravasi - Imprenditore tessile (1877 - 1946)
Carlo Linati - Scrittore e commediografo (1878 - 1949)
Corrado Venini - Militare decorato con Medaglia d'Oro al valore (1880 - 1916)
Francis Clivio - Imprenditore tessile (1887 - 1934)
Antonio Sant'Elia - Architetto (1888 - 1916)
Francesco Casnati - Letterato e giornalista (1892 - 1970)
Adriano Auguadri - Militare decorato con Medaglia d'Oro al valore (1897 - 1941)
Luigi Picchi - Musicista (1899-1970)
Mario Radice - Pittore (1900 - 1987)
Manlio Rho - Pittore (1901 - 1957)
Giuseppe Massina - Alpino, medaglia d'oro al valor militare (1901 - 1937)
Carla Porta Musa - Scrittrice, saggista e poetessa (1902 - 2012)
Giuseppe Terragni - Architetto (1904 - 1943)
Aldo Galli - Pittore (1906 - 1981)
Mario Martinelli - Politico, più volte ministro della Repubblica, sottosegretario, deputato e senatore (1906 - 2001)
Bruno Munari - Artista e designer (1907 - 1998)
Piero Collina - Poeta e scrittore (1910 - 1983)
Aldo Buzzi - Scrittore e architetto (1910 - 2009)
Giorgio Perlasca - Funzionario e commerciante (1912 - 1992)
Piero Caldirola - Fisico (1914 - 1984)
Antonio Ratti - Imprenditore tessile (1915 - 2001)
Gianfranco Miglio - Scienziato della politica(1918 - 2001)
Anita Corridori - cantante lirica (1922 - 1974)
Morando Morandini - Critico cinematografico (1924)
Bernardo Malacrida - Attore e regista (1925 - 2003)
Franco Longoni - Imprenditore serico, sportivo (1925 - 2011)
Ernesto Casnati - Fisico medico (1928)
Gianni Clerici - Tennista, giornalista e scrittore (1930)
Bruno Maggioni - Presbitero e biblista (1932)
Enrico Mantero - Architetto e professore universitario (1934 - 2001)
Giuseppe Pontiggia - Scrittore e critico letterario (1934 - 2003)
Giuliano Collina - Pittore (1938)
Mario Biondi - Scrittore, poeta, critico letterario e traduttore (1939)
Arturo Merzario - Pilota automobilistico (1943)
Emiliano Mascetti - Calciatore e direttore sportivo (1943)
Gigi Meroni - Calciatore (1943 - 1967)
Marco Ferradini - Cantautore (1949)
Emanuele Vezzoli - Attore (1958)
Fabrice Quagliotti - Tastierista dei rockets (1961)
Stefano Borgonovo - Calciatore ed allenatore del Calcio Como (1964 - 2013)
Paolo Sesana - Doppiatore (1970)
Diego De Ascentis - Calciatore (1976)
Gianluca Zambrotta - Calciatore (1977)
Floraleda Sacchi - Arpista, Compositrice, ideatore del LakeComo Festival (1978)
Davide La Rosa - Fumettista (1980)
Oscar Niemeyer - Allievo ed estimatore di Terragni, risiedette a Como per diversi anni (1982)
Paolo Sammarco - Calciatore (1983)
Ben Spies - Pilota Moto GP, campione Superbike nel 2009 (1984)
Claudio Corti - Pilota del motomondiale: classe Moto 2 (1987)
Erika Fasana - Ginnasta, componente della squadra italiana olimpica ai Giochi della XXX Olimpiade (1996).

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