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giovedì 20 agosto 2015

VISITANDO ROVATO

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Il Castello di Rovato per oltre mezzo millennio di movimentate vicende storiche ebbe un ruolo cruciale di piazzaforte e godette la rarissima fortuna di serbare così a lungo quasi intatta la sua genuina struttura.
Costruito non su una collina, ma su un rialzo del terreno, dovuto alla terra riportata e alle macerie delle primitive costruzioni, era intersecato da sotterranei e difeso da una grande fossa – ancora oggi visibile – dell’ampiezza di una decina di metri che attingeva l’acqua dal cosiddetto “Pozzo lungo” situato nelle vicinanze.
Proprio alla fine del trecento il Castello Medievale fu ulteriormente munito di difese con tre giri concentrici di mura fortificate.
Nel 1470 Venezia, interessata ad aumentare la resistenza e la potenza del Castello, dispose l’innalzamento di cinque torrioni, con l’aggiunta di casematte e rivellini. Le torri come le mura erano realizzate in corsi ordinati di blocchi squadrati di ceppo del Monte Orfano. Oggi ne rimangono solo tre: quello a nord fu distrutto nel 1796 e quello a sud intorno al 1840, per far posto ai portici del Vantini.
Il Castello di Rovato con le sue mura venete è da collocare tra i più illustri esempi d’architettura castrense italiana, inoltre, in corrispondenza della porta meridionale e di quella settentrionale (demolite nell’Ottocento e in parte conservate nel sottosuolo della Piazza del Mercato ) conserva due bastioni che sono da annoverare tra i primissimi dell’architettura militare italiana.

Il convento dell’Annunciata sorge nel 1449 dalla richiesta di due frati di Brescia, Giuseppe Barisello e Giacomo Inverardi, che ottennero dal comune di Rovato e dal vescovo Pietro Monte, il permesso di poter costruire un convento sul monte Orfano, nel luogo dove anticamente sorgeva una cappella dedicata a S.Maria Annunciata.

Dal 1452 si costituì la prima comunità, composta da undici frati, e nel giro di alcuni decenni il convento crebbe in dimensioni e importanza: nel 1464 terminarono i lavori del chiostro e continuarono le celebrazioni delle principali feste dedicate alla Madonna, che fecero del convento un vero e proprio santuario mariano. Nel 1503 terminarono i lavori della chiesa e nel 1507, data della consacrazione, furono completati tutti gli altri locali.

Negli anni della costruzione e in quelli successivi non mancò mai l’appoggio della comunità civile, testimoniato dalla documentazione di numerosi lasciti di terre o denaro a beneficio del convento.  Intorno al 1540 fu commissionato ad un grande artista bresciano, Girolamo Romanino, il grande affresco dell’ Annunciazione per il catino dell’abside.

Con la soppressione della congregazione dell’Osservanza nel 1570, il convento passò sotto la giurisdizione delle Provincia Veneta e vi rimase fino al 1772, anno della soppressione da parte della repubblica di Venezia.

Fino a tale data il convento assunse il ruolo fondamentale di centro formativo, per la cultura, la religione e il lavoro agricolo, ospitando, oltre alla comunità di circa quindici frati, importanti scrittori, matematici e ricercatori bresciani.

Dopo la soppressione, per circa tre secoli il convento non ospitò più alcuna comunità, fino all’opera tenace di mons. Zenucchini che nel 1960 consentì ai servi di Maria di riscattare il convento.

La struttura del convento è ancora quella originaria del 1449: vi si accede attraverso un loggetta in stile quattrocentesco, e si articola su due piani attorno a un chiostro di forma rettangolare. Le celle dei frati sono collegate al loggiato tramite delle porte posizionate sulla parete esterna dell’edificio.

La chiesa, che si trova sul lato settentrionale dell’intero complesso, ha l’accesso principale da un porticato quattrocentesco, che fu modificato nel Seicento.

All’interno presenta diversi affreschi raffiguranti l’Annunciazione e scene della storia dell’Ordine dei Servi di Maria. Nell’area compresa tra il presbiterio e l’abside si alternano opere artistiche di particolare rilevanza: l’ Annunciazione  dipinta dal Romanino; un Crocefisso ligneo del XV secolo realizzato da un artista dalla scuola di Donatello e un San Sebastiano da alcuni attribuito al Mantegna. Nel sottarco della prima cappella, residuo gotico quattrocentesco, vi è poi la serie dei  Cinque profeti minori attribuiti a Liberale da Verona.

Le origini della chiesa di S.Michele sono molto antiche: gli indizi derivanti dagli affreschi interni della fine del XIV secolo fanno riferimento ai Santi Filastro e Gaudenzio, attivi nel IV secolo e destinatari probabilmente della prima dedicazione della chiesetta.

Testimonianze più sicure provengono dal VI secolo, periodo in cui i Longobardi, arrivati in Franciacorta, si installano sulla cima del monte e dedicano la chiesa, situata sopra una sorgente, al loro patrono S.Michele.

Nel VII secolo la riorganizzazione del territorio spinge a costruire luoghi di culto più accessibili ai fedeli, ma ciò non toglie importanza alla chiesa di S.Michele che continua ad essere un punto di riferimento per i pastori che portano le pecore sul monte Orfano nel periodo della tosatura e della vendita della lana (dettaglio che fa presumere l’esistenza del mercato di Rovato già in quel periodo).

La struttura della chiesa viene leggermente modificata nel IX-X secolo, e acquista l’aspetto attuale: una chiesa di piccole dimensioni, ad una navata rettangolare coperta da capriate a vista e da un abside semicircolare, costruita in muratura di conci irregolari di conglomerato del monte Orfano.

All’interno lo spazio curvo del catino dell’abside presenta degli affreschi del XV secolo che si sono conservati fino ad ora grazie ad una copertura di calce viva risalente al 1500-1600, periodo in cui la chiesa divenne lazzaretto per gli appestati. Gli affreschi riproducono la Natività al centro, due figure dell’arcangelo Michele ai lati e un Cristo pantocratore verso l’alto.

Nel 1927 viene notificato al comune di Rovato che la chiesa di S.Michele è stata dichiarata monumento nazionale. Sottratta ad un lungo periodo di abbandono, la chiesa viene restaurata nel 1981 dall’associazione AVIS di Rovato.

L’attuale chiesa di S. Rocco era da tempi immemorabili dedicata a S. Martino, il vescovo di Tours padre del monachesimo prebenedettino. Questo culto si diffuse probabilmente nel periodo longobardo e resistette fino al XV secolo quando venne sostituito da quello attuale. Le motivazioni di questo cambiamento si trovano da un lato nell’affievolirsi degli influssi monastici e quindi di culti e devozioni proprie, e dall’altro dal continuo ripetersi di epidemie e calamità, in particolare la peste, rispetto alla quale S. Rocco era riconosciuto come protettore e liberatore. Nel 1477 , dieci anni dopo la devastante epidemia di peste del 1467-1468, un’invasione di locuste portò un’altra epidemia per cui, a imitazione della scelta di Brescia di votarsi a S. Rocco, anche Rovato dedicò la sua chiesa al santo.

L’attuale edificio corrisponde all’incirca a quello del XV secolo, periodo in cui iniziano le opere di rifacimento, che proseguono per diversi decenni. Dalla struttura medievale restano invariati alcuni elementi come l’orientamento e l’abside semicircolare suddiviso da lesene e pilastri, mentre viene modificata nel la navata centrale, cui vengono aggiunte quattro arcate, e le pareti in cui furono aperte quattro finestre. All’interno vengono fatti dipingere degli affreschi in stile cinquecentesco, che si sono frammentati nel corso del tempo per via di mutilazioni e cadute.

Nel XVIII secolo si procedette con un ulteriore rifacimento interno per adattare l’edificio al gusto corrente: alla navata centrale fu aggiunta una volta a botte e il presbiterio fu riorganizzato; si modificò la facciata in stile settecentesco e si aggiunsero due altari laterali, il campanile, la sagrestia e , a fine secolo, una cantoria con organo.

Un secolo dopo venne modificata anche la soffittatura, abbassandola e decorandola con stucchi.

In periodo di guerra la chiesa fu utilizzata per farne un accantonamento di soldati e, a fine guerra, venne restaurata.

Al 1975, infine, risale la scoperta di alcuni affreschi rimasti nascosti per secoli.

L’originaria chiesa di S. Stefano, alle pendici del monte Orfano, si presume sia stata costruita dai Longobardi nel 700 d.C. con la funzione di diaconia lungo un’antica via romana che univa Brescia a Milano. Di questa antica origine la chiesa ha mantenuto soltanto l’orientamento lungo l’asse est-ovest, utile alla guardia della strada che conduceva alla chiesa di S.Michele e al soccorso dei viandanti che transitavano sulle vie per Milano e per la Franciacorta. Delle strutture murarie di quel periodo non è rimasto alcun elemento.

Dei secoli successivi sono rimaste invece moltissime tracce visibili: l’abside semicircolare costruita con ciottoli, conci, mattoni e malta è la parte più antica della chiesa e risale almeno all’ XI secolo; il presbiterio al suo interno presenta invece affreschi databili al XIV secolo. La differenza di fattura fra le pareti divisorie interne alla chiesa porta anche a ipotizzare che in origine avesse un’unica navata centrale cui successivamente furono aggiunte due navate laterali, probabilmente per far fronte al progressivo aumento dei fedeli. Nel XIV secolo, sebbene non si potesse parlare di vera e propria “parrocchia”, S.Stefano era certamente la prima sede giuridica della cura delle anime.

Per  circa quattro secoli la chiesa non subì ulteriori modifiche. Solo dal 1886 si decise per una serie di restauri che riportarono alla luce la bellezza degli affreschi del XIV e XV secolo e che diedero forma alla chiesa che oggi possiamo ammirare.

All’interno, sull’altare, in un trono marmoreo di stile neogotico, è dipinta secondo i canoni giotteschi la Madonna con il Bambino Gesù, simbolo della devozione mariana della chiesa di S.Stefano.

Sul catino della cappella principale è invece raffigurato il Cristo Pantocratore, seduto su un arcobaleno tra i simboli dei quattro evangelisti. Alla destra del catino vi è raffigurato un paesaggio montuoso che ritrae proprio il monte Orfano , con il Convento dell’Annunciata a mezza costa e la chiesetta di S.Michele in alto.

Il palazzo comunale di Rovato ha origini remote che sembrano precedere quelle del Castello tardo quattrocentesco. Quest’ultimo infatti venne costruito durante il dominio veneto sulla base del castrum romano,  in modo da inglobare nelle sue mura una porzione urbana. Attualmente il Palazzo Comunale ha sede in un complesso architettonico articolato in tre blocchi principali, aventi differenti caratteristiche e datazioni: un blocco sito in via Lamarmora presumibilmente tardo-quattrocentesco, un altro sempre in via Lamarmora che risale al quattrocento e l’ultima porzione posta tra vicolo delle Rose e vicolo delle Cantine, costruito tra il duecento e il trecento. La tradizione vuole che in una porzione del Palazzo Comunale, si trovasse anche l’abitazione del celebre artista Alessandro Bonvicino detto il Moretto. Il Palazzo Comunale ha subito una ristrutturazione nel 2003; oltre agli interventi prettamente struttuali, sono stati restaurati anche gli elementi lapidei della facciata, i soffitti decorati a cassettoni e i numerosi affreschi presenti all’interno. Da segnalare l’abbondante utilizzo della pietra di Sarnico, il caratteristico porticato di tre fornici e la luminosa loggia di tre luci architravate, oggi chiuse da vetrate formate da colonne ioniche accoppiate. Le decorazioni dei soffitti lignei appaiono per lo più realizzati a secco con colori a tempera.

I Porcellaga erano una famiglia originaria di Iseo, che si era arricchita attraverso il commercio di bestiame e aveva potuto acquistare delle proprietà a Rovato e a Roncadelle, assieme al titolo nobiliare di conti.

L’idea che guidò la costruzione del palazzo era quella di una cinquecentesca villa di campagna diversa dal solito. Il progetto originario infatti prevedeva un solo piano a terra, con soffitti altissimi, e una specie di ammezzato alto, entrambi protetti da un porticato alto quanto il tetto. I locali che solitamente venivano posizionati al primo piano vennero allocati nella torre che si innalza accanto al palazzo .

All’esterno si presentano una cinta fortificata con delle basse torrette rotonde agli angoli, e una facciata che si innalza verso monte sopra un sperone in muratura che va scemando in altezza. Sulla facciata ci sono sette finestre con inferriate inginocchiate in ferro quadro, interrotte da una porta con cornice in pietra di Sarnico che si apre sopra ad un piccolo cavalcavia conducente al broletto superiore.

All’estremità della facciata si staglia un portale in pietra di Sarnico che costituisce la porta di ingresso all’interno del palazzo. L’entrata veramente imponente si apre sotto all’elevatissimo porticato, sul quale si affacciano finestre e portalini, tutti con cornice di pietra, e sui cui muri si intravedono i resti di affreschi del tempo.

All’interno un salone principale con un grande camino immette nelle altre sale, tutte a volta, attraverso delle porte con stipiti in pietra di Sarnico. In una sola sala si possono ammirare degli affreschi, di periodo settecentesco.

La torre rettangolare presenta all’esterno tre tipi di aperture diverse per tre diversi lati della torre. All’interno vi è una rampa di scala che assieme a un ripostiglio occupa la parte rivolta a sera, mentre tre stanze, una sopra l’altra occupano  la parte principale della torre.

Nel XVII secolo il palazzo venne acquistato dalla famiglia Roncalli che vi abitò fino all’arrivo della famiglia Quistini nei primi del Settecento e che abitò il palazzo per i successivi due secoli.

Attualmente la proprietà è divisa fra due famiglie.

L’attuale chiesa di S.Maria assunta è una ricostruzione di fine Cinquecento di una chiesa già esistente almeno dal 1395, data di una pergamena in cui compare il nome del castello di Rovato e della chiesa di S.Maria.

Nel 1585 iniziarono i lavori di ricostruzione della chiesa per opera dell’architetto Giulio Todeschini e si conclusero intorno al 1592. La chiesa fu poi consacrata nel 1625. La ricostruzione fu possibile grazie all’opera di rinnovamento intrapresa da S.Carlo Borromeo che sostò a lungo a Rovato durante il periodo delle visite alle parrocchie della Franciacorta.

Nel secolo successivo la chiesa subì degli altri restauri  per essere adattata ai gusti del tempo: nella metà del XIX secolo il prevosto don carlo Angelini convocò l’illustre Rodolfo Vantini, che già aveva progettato la piazza del mercato di Rovato, per intraprendere una massiccia opera di restauro.

Attualmente all’esterno la chiesa presenta ancora gli antichi volumi massicci della prima ricostruzione tardo rinascimentale: la facciata mostra un massiccio portale in legno, inserito in uno stipite in pietra di Sarnico arricchito da un protiro ispirato allo stile del Bramante. I fianchi della chiesa sono intervallati dai volumi sporgenti delle cappelle e mostrano ancora gli intonaci originali a calce che recano tracce di un antico decoro ad affresco che ricopriva l’intera superficie.

L’interno della parrocchia ha conservato gli elementi planimetrici ed estetici antichi, pur lasciando spazio ai restauri ottocenteschi che hanno arricchito notevolmente le decorazioni.

Un elemento caratteristico è il campanile, ricavato da una vicina torre del XVI secolo.

Piazza Cavour altrimenti detta piazza Vantini, dal nome del celebre architetto Rodolfo Vantini che la progettò su richiesta del prevosto Angelini nell’Ottocento, è ora il cuore di Rovato e la seconda piazza semicircolare in pendenza più grande d’Italia.

Fu ideata come piazza destinata alle attività commerciali, vocazione testimoniata dal maestoso portico che in origine ospitava una serie di negozi delimitati dalle arcate che lo compongono; al piano superiore di ogni negozio era annesso un appartamento con una soffitta per la stiva delle merci. Ancora oggi il porticato ospita diverse attività commerciali al piano terra e appartamenti ai piani superiori.

Al centro del porticato, all’imbocco di via Castello, si erge un grande arco che sotto i suoi piedi nasconde i resti dell’antico rivellino (la fortificazione difensiva aggiunta alle mure venete) demolito proprio per consentire la costruzione della nuova piazza del mercato.

Fino a circa un decennio fa piazza Cavour, assieme alle vicine piazza Palestro e piazza Montebello, è stata infatti il luogo di svolgimento dello storico mercato merceologico del Lunedì, secondo la volontà del prevosto Angelini che ai tempi decise di individuare un luogo per lo svolgimento del mercato che fosse allo stesso tempo dignitoso e decoroso.


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venerdì 19 giugno 2015

PER LE STRADE DI ORZINUOVI

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Al centro del paese si trova la piazza Vittorio Emanuele ornata da portici, che con il passare degli anni, sono stati più volte rifatti, abbelliti e arricchiti a seconda del mutare degli stili architettonici.

Il Palazzo Municipale, la cui facciata è caratterizzata da un bassorilievo del leone di San Marco e da una meridiana, all'interno ospita vari dipinti tra cui l'Offerta di Orzinuovi alla Vergine del Bagnadore.
Della grandiosa fortezza veneziana rimangono solo dei resti (la Rocca di S.Giorgio, verso nord, e qualche traccia del muro perimetrale). La caratteristica forma a stella, nelle intenzioni del Sammicheli (1520), doveva renderla inespugnabile: cinque angoli, sette baluardi e le due porte ben munite, a nord verso Brescia e a sud verso Cremona; nel mezzo della fortezza la piazza e, intorno, il fossato.
Nella chiesa di Santa Maria del Carnerio si può ammirare un Trionfo della Vergine di Luca Mombello.
Il Palazzo Obici – Maffeis risale alla fine del 500, tipico esempio di palazzo urbano; si presenta maestoso con il suo vigoroso cornicione a mensola e con il sistema decorativo di due ordini tuscanico ed ionico, opera attribuita al Bagnatore. La loggetta al centro dell’edificio sembrerebbe un elemento aggiunto successivamente. Il palazzo ha un’ampia fronte sulla strada laterale con sei finestre, il ritmo delle quali è interrotto da due bifore con archi a tutto sesto. La bifora interiore è protetta da un’inferriata detta “a petto di colombo”.
Il Palazzo Podestarile è in stile romano-gotico attualmente sede del Comune. Nel 1567 viene ampliato, ammodernato e viene arricchito dei due significativi portali. All’interno del comune, nella sala consiliare, si trovano importanti opere pittoriche.
Il Palazzo Pavoni fu costruito sulle fondazioni della torre comunale di vedetta, con porticato ad archi a sesto acuto e con la facciata di stile lombardo – sforzesco.
Il Duomo di Santa Maria Assunta fu probabilmente costruito nel 1193, anno in cui la popolazione traslocò dal Bigolio al campo S.Giorgio, ora Orzinuovi. Fu edificato in stile gotico con la facciata rivolta a sera ed ha subito, nel corso dei secoli, diverse modifiche. Nel 1853 viene unita alla chiesa di S. Maria del Carnerio formando un unico complesso neo gotico. Del ‘600, quindi di linea rinascimentale – barocca, è l’attuale facciata. L’interno è a tre navate con cappelle laterali aggiunte tra il 1601 e il 1604.
La chiesa di San Domenico è oggi utilizzata come cappella dell'annesso ospedale Mellino Mellini. Contiene una tela del Moretto e una di Grazio Cossali.
La chiesa e l'annesso convento vengono costruiti a partire dal 1499 grazie al supporto finanziario di Zaccaria Trevisano, arciprete di Orzinuovi dal 1486 e qui morto nel 1546. Nel 1565 la chiesa viene arricchita dal piccolo campanile ancora esistente. Tra il 1771 e il 1797 il convento viene trasformato in ospedale pubblico e, da allora, più volte restaurato per assolvere alle nuove funzioni. Il centro ospedaliero è ancora oggi attivo e l'adiacente chiesa di San Domenico è utilizzata come cappella della struttura.
La chiesa conserva una pala del Moretto raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i santi Domenico, Giuseppe, Vincenzo Ferrer, Lucia e un committente e una tela di Grazio Cossali.
Il Santuario della Madonna di Caravaggio è una costruzione del 1752 ideata dall’eremita Bartolomeo Zorzi. Fra i santuari bresciani dedicati alla Madonna di Caravaggio quello di Orzinuovi ha un’origine ricca di spontaneità popolare. A lato del Santuario si trova il portico dei pellegrini che avrebbe dovuto collegarsi con il centro abitato.
Il Convento Santa Maria Assunta all’Aguzzano fu fabbricato nel 400 fuori dagli Orci Novi dedicato alla Madonna. Nel 1796 viene soppresso e nel 1810 viene venduto a privati che mantengono solo una parte del fabbricato; nella chiesa oggi si celebra ancora la messa nei giorni festivi.
San Lorenzo in Bigolio (ora Madonna della Pieve): La Madonna della Pieve fino al XIV sec.,fu centro religioso di notevole importanza per un vasto territorio. La chiesa è a tre navate con elegante pronao ricostruito nel XVI sec. Ancora oggi continua l’antica devozione della popolazione.
All’interno della chiesa di San Giorgio si può ammirare L’ultima cena (1580) di Grazio Cossali, pittore orceano.
Il Palazzo Caprioli (Pudiano) è sorto negli ultimi anni del secolo XVI e questo palazzo severo sta sulla piazza del piccolo borgo quasi ad affermare una assoluta signoria.
La chiesa di San Rocco (Coniolo) risale al sec. XVI ed è dedicata al Santo pellegrino, invocato contro ogni epidemia. La devozione a S. Rocco si diffuse nel bresciano dopo la pestilenza che scoppiò nel 1478.
La chiesa di San Michele Arcangelo (Coniolo) presenta la facciata con elementi architettonici settecenteschi.
La chiesa di San Pietro (Rossa) risale al XV sec. ed è l’ampliamento di una antica chiesetta fatta eseguire, dopo il 1572, dal nobile Alessandro Rossa.
Il territorio comunale comprende il centro abitato di Orzinuovi, le frazioni di Barco, Coniolo, Ovanengo e Pudiano, e le località di Cascina Andreana, Cascina Malpaga, Fenile Jaga, Fenile Salnitro Sopra, Fontanella, Gavazza, Nosotto, Rossa e Villa Chiara.
Coniolo è abbastanza grande per essere una frazione: vanta circa 900 abitanti, possiede una chiesa con il relativo campanile, una chiesetta dedicata alla Madonna del voto, un cimitero, un ufficio postale, una farmacia, un bar, un pub e laboratorio veterinario. Di interesse storico la Badia di regola agostiniana e già commenda di Pietro Bembo e successivamente del figlio Torquato. Molto noti sono inoltre la festa di San Camillo e il festival musicale di indie-rock "No Silenz", in occasione dei quali la popolazione delle zone limitrofe, si ritrova per ascoltare musica, mangiare, ballare e divertirsi. Il paese possiede inoltre un campo di tennis e un campo di calcio. Dal 2010 è presente anche il tennis tavolo, con due formazione che militano nel campionato provinciale CSI. Grande soddisfazione per le nostre ragazze, che nel campionato nazionale del 2012 a Messina hanno conquistato l'oro nella gara di doppio e nel 2013 a Lignano Sabbiadoro hanno vinto la medaglia d'oro nel singolo femminile.
A Coniolo il medico curante era Ettore Nobilini deceduto il 7-7-1987, a cui è stato dedicata una via dal Comune di Orzinuovi per le sue opere benefiche. Una via gli è stata dedicata anche a Soncino perché è stato il primo direttore sanitario e fondatore dell'AVIS Soncinese. Pacifista, non violento secondo lo stile gandhiano. Ha avuto lettere di corrispondenza con Aldo Capitini ed ha proposto al Parlamento italiano di ricorrere la giornata per gli Stati Uniti del Mondo nel lontano 1961.

Ovanengo è, dopo la Rossa, la frazione meno popolata. Vi sono però ben un ristorante e un palazzo del 1700.

Pudiano, piccolissima frazione di poche decine di abitanti, un tempo raggiungibile da una caratteristica strada affiancata da due filari di pioppi cipressini (ora abbattuti) messi a dimora dal conte Giulio Tartarino Caprioli nei primi anni del '900. Pudiano è stato feudo dei conti Caprioli fin dal '400.

Pregevoli sono Palazzo Caprioli, sito nella omonima piazza, e la Chiesa dedicata a San Giorgio (un tempo parrocchia con diritto ai conti Caprioli di nominarne il parroco). Nella Chiesa sono conservate le reliquie di San Bonifacio martire, ivi collocate dai conti Caprioli. Poco dopo l'anno 2000 è stata ripristinata la tradizione dell'esposizione delle reliquie (un tempo ogni 25 anni, oggi con cadenza quinquennale. L'ultima si è tenuta il 23 settembre del 2007.

La Rossa è una località costituita da alcune cascine, un tempo assai più densamente popolate che non oggi. Molto rinomata ed importante era la festa di San Camillo, organizzata dagli abitanti di Coniolo presso la cascina locale di proprietà dei Migliorati, che si tiene intorno alla metà di Luglio. Dal 2007 la festa di San Camillo è stata spostata nella cascina "Abbazia" dei fratelli Zucchi.

Barco fu comune autonomo sino al 1927, poi aggregato al comune di Orzinuovi.
Barco, era noto un tempo anche con il nome di Castelbarco, come ricordato dal nome che ancor oggi porta la via che da Orzinuovi permette di raggiungere la frazione.
Rinomata la processione del venerdì santo, una delle più importanti d'Italia, con la rappresentazione della Passione.
Bello è anche il castello che si trova nel centro abitato edificato dal Conte Giovanni Francesco Martinengo edificato interamente in mattoni.
La Parrocchia di Barco, come il castello, è di epoca feudale e deve la sua origine alla famiglia Martinengo. La chiesa è dedicata a Papa Gregorio Magno (590 – 640), e possiede pregevoli statue dei dodici apostoli.
Il Castello Martinengo di Barco, fu eretto da Gian Francesco Martinengo, nel 1463, su quelle che erano le rovine di un precedente castello.
Il 15 agosto 1487 La Repubblica di Venezia concede al nobile Gian Francesco Martinengo e ai suoi successori il titolo di conte di Barco.Il conte Gian Francesco fu un rispettabile condottiero della Repubblica di Venezia, esperto nelle cognizioni militari e valente architetto, a lui si deve l′edificazione della Rocca d′Anfo nel 1450.
La frazione di Barco da il nome ad un ramo di una delle più importanti famiglie nobili bresciane: i conti Martinengo da Barco.
Con la morte del conte Leopardo nel 1884 si estinse il ramo dei Martinengo da Barco ed il castello venne venduto: la parte settentrionale alla ricca e facoltosa famiglia bergamasca dei Donadoni e successivamente acquistata dai fratelli Graifemberg, tuttora proprietari, la parte meridionale a Corvini Gio Batta da Soncino.

La squadra di calcio locale, l'Orceana, milita nel campionato di Prima categoria. Militò in C2 sul finire degli anni '80, quando la allenava Luigi Maifredi. Essa ha uno stadio, lo Stadio Comunale di Orzinuovi, inaugurato nel 1972, che dispone di 1000 posti a sedere.

La squadra di pallacanestro locale, la Pallacanestro Orzinuovi, milita dalla stagione 2007-2008 nel campionato di serie C Regionale, dopo aver raggiunto lo storico traguardo del raggiungimento dei play-off al primo anno di militanza nella categoria (sconfitta dal Gallarate dopo tre gare al cardiopalmo nella finale per il raggiungimento del campionato di serie C Dilettanti). Si ripete anche nella stagione 2008/09 dove raggiunge ancora i play-off ma viene battuta in semifinale da Cremona in 2 gare. Nel 2009/10 arriva 5^ in campionato non riuscendosi a qualificare per i playoff solo all'ultima giornata. A fine anno il capitano Mirko Cozzi dà l'addio alla squadra. Nel 2010/11 con l'acquisto della guardia argentina Damian Paulig, specialista nel tiro da tre punti e con l'acquisto di molti altri veterani come i play Stefano Scalvini e Marco Pellini, della Guardia-Ala Stefano Segolini e del Pivot Massimiliano Roversi oltre alla conferma dei Pivot Claudio Velardo e Andrea Piscioli, della guardia Riccardo Furlanis (nominato capitano) e del play-guardia Davide Panada, oltre alla diligente guida dell'esperto coach Giorgio Martinelli, parte come una delle favorite, se non la maggior pretendente alla promozione. Infatti non delude le aspettative e con 5 giornate d'anticipo si qualifica ai play-off, chiude la stagione regolare al 2º posto con 46 punti dietro solo al Monticelli. In casa la squadra vince 13 partite a fronte di due sole sconfitte con le due storiche rivali di Verolanuova e di Pizzighettone. Alle semifinali di playoff vince la serie con la Pallacanestro Milano per 2-0 (91 a 59 in casa e 73 a 77 in trasferta) ed approda così in finale promozione dove affronta il McDonald's Garbagnate vincendo la serie per 2-0 (55 a 68 in trasferta e 84 a 58 in casa) approdando così in Serie C Dilettanti, la vecchia C1. La prima stagione in C Nazionale (2011-2012) inizia con la conferma di Coach Martinelli, assoluto stratega della promozione, la notizia dell'addio del principale fautore della promozione Damian Paulig per motivi di passaporto, viene subito messo da parte dall'arrivo dell'ala forte Simone Pedrini proveniente dalla Belfante Tortona; all'ottimo innesto seguono le conferme del play Stefano Scalvini, del pivot Andrea Piscioli e del capitano Riccardo Furlanis, oltre all'attesissimo ritorno del play Alessandro Muzio, (nel roster dell'Angelico Biella nella stagione 2000-2001), il regista orceano aveva disputato qualche anno di giovanili a Orzinuovi prima di approdare al Basket Brescia. Dopo pochi giorni approda in quel di orzi, il lungo Carlo Coppi, arrivato dalla Tosoni Villafranca; Scelto Stefano Cacciani per rimpiazzare il vuoto lasciato dalla partenza dell'argentino Paulig, Cacciani grande tiratore dalla media e da tre punti può ricoprire sia il ruolo di Guardia che quello di Ala. Reduce da un anno in C nazionale a Caorle, arriva a Oerzinuovi la guardia Nicola Masè, dotato di grinta e rapidità, è stato uno degli artefici della salvezza della squadra Veneta. Ultimo acquisto, il giovane Saad Ben Humane, classe 1992, proveniente da una stagione in B Dilettanti a Iseo. Si completa con l'aggiunta degli under Luca Bettera, Simone Bassini e Alberto Fattori, il roster della squadra della bassa, destinata a salvarsi quasi certamente e ad infastidire le grandi del girone per un posto ai play-off. L'innesto a metà anno dell'under Davide Marelli, classe 1991, già esordiente in Serie A con l'Olimpia Milano, da un grosso contributo alla squadra. Dopo un'ennesima grande stagione approda ai play-off arrivando settima e incontrando al primo turno la grande rivale Crema, che la elimina in due gare lottate. Il mercato per la stagione 2012-2013 inizia fin dai primi giorni di Giugno, con la sistemazione dell'organigramma societario, vengono nominati rispettivamente Direttore Generale Domenico Menni, e Direttore Sportivo Luca Menni, entrambi già nello staff della squadra. Dopo due anni di vittorie il play, ormai trentaseienne Stefano Scalvini, lascia per andare a giocare in serie minori, ma questa notizie viene messa da parte, grazie a quattro conferme eccellenti come Ale Muzio, Pedrini, Cacciani e Coppi. Il primo grande colpo di mercato è l'Italo-Argentino Maximiliano Cornejo, giocatore per anni militante in categorie superiori, è una guardia con un'ottima visione di gioco, gran passatore e tiratore di striscia, come testimoniano le statistiche degli anni precedenti. All'argentino si aggiunge il playmaker pesarese Manuel Roberti, militante già in Divisione Nazionale B, le sue principali caratteristiche sono la corsa in contropiede e l'abilità nell'attaccare il ferro. Negli stessi giorni viene prolungato il contratto del capitano Riccardo Furlanis. L'ultimo colpo della squadra orceana è un centro, Andrea Benassi, giocatore di altissimo livello, che ha disputato un europeo con la nazionale giovanile nel 2000, ha militato per i primi anni a Casalpusterlengo in C dilettanti e poi in B dilettanti, per poi passare a Reggio Emilia in Legadue, poi approda in altre quattro squadre in B dilettanti, le ultime tre giocate a Campobasso con eccellenti risultati, è un giocatore potente fisicamente e ottimo tecnicamente, potrebbe ricoprire il ruolo di Ala piccola, ma preferisce quello di Ala grande. Con quest'acquisto si completa la composizione dei senior, verranno aggiunti tre under, presi probabilmente dal vivaio. Una notizia importante giunge ad Agosto, infatti il contratto triennale con la BCC Pompiano e Franciacorta è terminato e per la stagione 2012-2013, sarà l'azienda agricola del presidente Zanotti a rappresantare la società, che si chiamerà Fattorie Novella Sentieri Orzibasket. A Ottobre, dopo una brutta partenza della squadra orceana, viene esonerato Martinelli, al suo posto arriva l'ex vice-allenatore della Vanoli Cremona, Riccardo Eliantonio, con lui si accasa a Orzinuovi anche il centro Marko Raskovic. A Febbraio l'argentino Cornejo viene messo fuori rosa dopo un litigio con Eliantonio, per rimpiazzarlo viene acquistato Riccardo Truccolo. Si classifica al secondo posto, e ottiene la testa di serie n°1 ai playoff, ai quarti di finale liquida Cantù in due gare. Superato anche l'ostacolo del San Bonifacio in semifinale con lo stesso punteggio, in finale il nuovo derby col Crema consegna, nella decisiva gara tre, la prima storica promozione in B al team orceano, vincitore 2-1 nella serie con un doppio 72-64 interno. Il palazzetto, sponsorizzato dalla ditta Ambienti di Soncino, è soprannominata dai locali tifosi "la tana del cinghiale", dal nome dell'animale che c'è nel logo della società.

La seconda squadra cestistica cittadina, l'A.S.D. River Basket, partecipa al campionato di Prima Divisione. Nel 2013/14 si rinnova profondamente: del roster storico, artefice di due promozioni sfiorate in seguito a due campionati terminati rispettivamente al 2º e 5º posto e con l'uscita rispettivamente in semifinale e nei quarti dei play-off, restano solo l'ex gloria della principale squadra di Orzinuovi Fabio Minotti, il capitano Ivan Sculli, i play Giuseppe Brunelli, Gianmarco Tosoni e Francesco Borra, le guardie Massimiliano Brunelli e Matteo Orabona. Vengono inseriti nel gruppo elementi giovani, come Paolo Boselli, Ivan Gelati, Andrea Muratore, Alberto Porchera, Milos Pinardi, Stefano Folli e Federico Fulgosi, mentre il centro Andrea Cassago passa ad Urago.

Orzinuovi aveva anche una squadra di calcio a 5, l'A.C. Orzinuovi Calcio a 5, che militava nel campionato di serie C1 lombarda; al termine del campionato del 2007-08 conquista il quinto posto in campionato, accedendo così ai play-off per la serie B. Viene eliminata dal Saronno Calcio a 5 (5-5 6-3), squadra che sconfisse gli orceani anche in semifinale di Coppa Lombardia (7-0).

Dalla stagione 2009/10 Orzinuovi ha una nuova squadra locale di calcio a 11, l' A.S.D. Orzinuovi, militante in terza categoria. Dopo una promozione in Seconsa Categoria ed un'immediata retrocessione, la compagine cessa le attività.

Fiera Regionale di Orzinuovi viene organizzata annualmente dal 1948. Nasce come fiera mercato per l'agricoltura. Fin dagli anni cinquanta la fiera entra a pieno titolo nel novero delle Fiere più note in provincia di Brescia e in Lombardia. L'organizzazione per rendere più importante e qualificata la Fiera in ambito professionale (merceologico, zootecnico, agricolo) danno vita a numerose manifestazioni per intrattenere il pubblico. Da ricordare il 1° Festival Orceano della Canzone dell'edizione del 1955, tenutasi dal 25 al 29 agosto. Fu organizzato in collaborazione con la RAI, la Siae e la Sedrim. Parteciparono più di 248 autori che presentarono altrettante canzoni. Una commissione selezionò tra tutti i partecipanti solo 12 brani musicali per la serata finale. La commissione fu presieduta dal sindaco Carlo Arici e composta dal commendatore Ferruzzi (impresario teatrale), Vittorio Brunelli, Franco Soardi, Carolì Ferraresi e da Vittorio Tolasi. La sera della finale, condotta da Walter Marchiselli, verrà dichiarata vincitrice con 918 punti, la canzone "Bella Orceana" di Giuseppe Enzo Palanti, uno swing moderato composto dal Palanti in testo e musica. Al secondo posto con 700 punti, "Le mie lacrime" di F.Tettoni con musica di Gianni Terlisio. Al terzo posto con 603 punti, "Cin Cin" di Baratta e Bernazza. La Fiera Regionale di Orzinuovi, così è chiamata odiernamente, si svolge solitamente tra la fine del mese di agosto e l'inizio di settembre.

Largo Costanzo Ciano, militare e politico italiano, è stato rinominato "Piazza Martiri di Nassiriya" il 12 novembre 2004. Ciò, a un anno degli Attentati di Nassiriya del 12 novembre 2003 contro le Forze Armate in Iraq.
Orzinuovi è l'unico comune d'Italia a non avere un campanile vicino alla chiesa parrocchiale. Esso infatti venne abbattuto, perché pericolante, negli anni '70.
Nel 2009 si è classificata trentesima nella classifica dei comuni con la miglior qualità della vita secondo la rivista Panorama.
Il poliambulatorio Bongi è uno dei due poliambulatori che offre il servizio di crioterapia in tutta Europa. A curarsi con questa terapia a Orzinuovi vi sono stati anche Alexandre Pato e Sebastian Giovinco.



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domenica 14 giugno 2015

PALAZZO DELLA LOGGIA A BRESCIA

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Palazzo della Loggia fu progettato nel 1484 quando le autorità cittadine decisero di donare alla cittadinanza un nuovo palazzo che fosse espressione grandiosa del "buon governo", sostituendo così la loggia originaria ed aumentando la monumentalità di piazza della Loggia, che stava all'epoca sorgendo.

La funzione del palazzo, durante la dominazione veneziana su Brescia, era quella di ospitare le udienze del podestà veneziano, il Consiglio Cittadino e il Collegio dei Notai, a dimostrazione della centralità che questo edificio ha da sempre rivestito nella vita cittadina; sia dal punto di vista geografico, che politico.

Inizia nel 1433 la lunga storia di Piazza della Loggia, la "platea magna" di Brescia;nell'autunno del 1435 la piazza era pressoché compiuta, e già in fase avanzata la costruzione della Loggia, iniziata solo pochi mesi prima e destinata a ospitare le riunioni del governo cittadino. Poco dopo, nel 1437, riprese però la guerra tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano: di nuovo Brescia, città di confine, fu coinvolta nel conflitto, e i lavori per la piazza furono, ovviamente, interrotti. Nel 1454 il trattato di pace di Lodi riconobbe definitivamente alla Repubblica di Venezia il dominio su Brescia: e anche il cantiere della 'platea magna' riprese a funzionare con regolarità (Frati - Gianfranceschi - Robecchi, 1995).
I lavori si susseguono fitti per tutta la seconda metà del secolo: costruita la Loggetta, dove nel 1489 Vincenzo Foppa dipingerà a fresco la Giustizia di Traiano, sistemata la torre dell'orologio, selciata la piazza; ma due, soprattutto, sono gli interventi di grande valore simbolico: la costruzione del cosiddetto 'Lapidarium' o Monte Vecchio di Pietà, sul lato meridionale della piazza, e il nuovo palazzo della Loggia; entrambi con una inedita, fino ad allora, per Brescia, veste architettonica all'antica.
A Tommaso Formenton, nel 1484 l'amministrazione cittadina aveva commissionato il modello per il nuovo Palazzo della Loggia, che doveva sorgere al posto della vecchia Loggia d'inizio secolo ed era destinato a diventare sede del Palazzo di Giustizia.
Non abbiamo alcuna certezza, anche in questo caso, sul vero autore del progetto della Loggia: sappiamo solo che dall'autunno 1493 furono presenti in cantiere, con diversi livelli di responsabilità, due architetti, il bergamasco Bernardino da Martinengo e il milanese Filippo Grassi, già soprintendente di fabbrica per il prospetto meridionale della piazza (Frati - Gianfranceschi - Robecchi, 1995). Ma anche qui, come nel caso del Lapidarium, i due ebbero probabilmente il solo compito di dirigere i lavori, che si svolsero con rapidità: il primo ordine, infatti, risulta già concluso nel 1504; e contemporaneamente, tra il 1493 e il 1501 si lavorava anche alla decorazione scultorea (Lupo, 2002).
L'apparato decorativo fu infatti progettato e realizzato in stretta relazione con le forme architettoniche: per l'esecuzione furono chiamate maestranze di origine diversa, lombarda, ticinese e veneta.

La facciata di marmo bianco di Botticino verticalmente si compone di due sezioni architettoniche distinte. Nella sezione inferiore, ultimata nel 1501, sono presenti una serie di colonne e pilastri che sostengono, intervallate da pennacchi che ospitano l'importante ciclo dei trenta Cesari, ventiquattro dei quali scolpiti da Gasparo Cairano, principale artefice della scultura rinascimentale bresciana, mentre sei dal Tamagnino. Le grandi arcate del loggiato, di pianta quadrata, sono aperte su tre lati dell'edificio. Il secondo livello, corrispondente alla fase tardo cinquecentesca del cantiere, ospita grandi lesene adornate che inquadrano finestroni disposti in serie, in corrispondenza di ogni arco del loggiato sottostante, e che ricoprono tutte e quattro del facciate del palazzo.

La copertura è in legno rivestita da lastre di piombo, a forma di carena, aggiunta nel 1914 al posto del soffitto provvisorio posto nel 1769 ad opera di Luigi Vanvitelli, per rievocare il soffitto originale che conteneva, tra l'altro, tre dipinti di Tiziano, bruciati nell'incendio nel 1575 che aveva portato anche alla distruzione del primo tetto.

Al palazzo è stato inoltre aggiunto, negli anni dal 1503 al 1508, un edificio, posto sul lato settentrionale della costruzione, contenente l'originario scalone per il salone superiore della Loggia. Il portale sulla strada, altra opera di Gasparo Cairano, presenta in sommità una lapide del 1177 che ricorda una condanna per tradimento e spergiuro proveniente dalla basilica di San Pietro de Dom. Oggi questa costruzione, utilizzata solo per particolari esigenze, si affaccia su Largo Formentone, noto come piazza Rovetta.

Il portico al piede del palazzo è coperto da volte a crociera ornate da un ciclo di chiavi di volta eseguito ancora da Gasparo Cairano e aiuti tra il 1497 circa e il 1502. Entrando nell'ingresso si nota chiaramente il portale progettato da Stefano Lamberti nel 1552 affiancato da colonne e da due fontanelle in marmo di Botticino ad opera di Nicolò da Grado, che introduce alla scala rinascimentale progettata da Antonio Tagliaferri nel 1876, che venne poi adornata nei primi del Novecento da pittori come Arturo Castelli che dipinse la "Brescia armata" nel soffitto sopra lo scalone, Cesare Bertolotti che dipinsa "Mercurio e Venere" sulla lunetta sulla parete sinistra dello scalone, e Gaetano Cresseri a cui si deve la "Roma vincitrice" nel soffitto dell'atrio.

Al piano superiore si accede al vasto salone ottagonale progettato da Luigi Vanvitelli, e per questo chiamato "Salone Vanvitelliano", che presenta un soffitto in legno sorretto da otto colonne in mattoni poste ai quattro angoli, poggianti su altrettanti basamenti marmorei. che presenta al suo ingresso una lunetta contenente l'affresco dell'"Officina di Vulcano", opera di Cresseri, così come altri dipinti al primo piano come il "Ritrovamento della Vittoria Alata", nello studio del Segretario Generale), i "Fanciulli danzanti", posto nella segreteria.

Sotto il porticato, dal novembre 2011 è nuovamente esposta la Lodoiga, antica "statua parlante" di Brescia dalla storia singolare e controversa.



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sabato 13 giugno 2015

BRESCIA E CRIMINI : LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA



Purtroppo quando si parla di Brescia viene in mente questa orribile strage che si è consumata 41 anni fa....quasi mia coetanea.

In Piazza della Loggia, a Brescia, dalle dieci del mattino, un mattino, grigio, piovoso, si sono raccolte migliaia di persone. Molti cercano riparo sotto i portici. Molti sono studenti. Molti sono insegnanti. Franco Castrezzati, sindacalista della Cisl, continua nel suo discorso. Cita Almirante, il segretario del Msi, il repubblichino di Salò, fucilatore di partigiani. Denuncia le disattenzioni o le connivenze dei corpi dello Stato, che dovrebbero vigilare, impedire, reprimere quella violenza, quel terrore neofascisti. Dice: «A Milano…». Forse avrebbe voluto ricordare Piazza Fontana. Ma in piazza si ascolta solo un boato. Si sente ancora Castrezzati: «Compagni, amici, state fermi, state calmi, state all’interno della piazza, il servizio d’ordine faccia cordone attorno alla piazza…».

Sono le dieci e dodici minuti del 28 maggio 1974: a terra sono rimaste decine e decine di persone, sangue sul selciato, la bandiera che copre un cadavere. Pochi istanti dopo ininterrotto si udirà solo il sibilo delle sirene delle ambulanze. Poco più di un’ora dopo i vigili del fuoco avranno l’ordine di ripulire la piazza con gli idranti. Il sangue verrà cancellato e con il sangue verrà cancellata ogni traccia della bomba. Alla fine i morti saranno otto, i feriti un centinaio.

La strage di Brescia è una strage in diretta audio: non si vede, saranno poi le foto a raccontare il luogo, ma si può ascoltare. Riascoltare quarant’anni dopo il sindacalista della Cisl dalla tribuna, il boato, le urla della gente muove un’emozione profonda, l’angoscia e l’orrore, nel ricordo di morti, di strategie eversive, di paure profonde, di una democrazia in bilico, sotto i colpi della «strategia della tensione».

Dopo Brescia, sarà in agosto l’attentato all’Italicus. Un ministro degli interni, democristiano, ex partigiano cattolico, Paolo Emilio Taviani, annotò su suo diario: «Certo il clima è pesante. Assomiglia a quello del Cile prima dell’avvento di Pinochet».

Le cronache raccontano del «golpe bianco» di Edgardo Sogno, del golpe di Junio Valerio Borghese, dell’arresto del generale Vito Miceli, capo del Sid, servizio investigativo, con l’accusa di cospirazione contro lo stato. In agosto, dopo l’Italicus, sotto il titolo Due mesi dopo Brescia, il Corriere della Sera scriverà: «Lo stato esita a punire i servitori infedeli, i capi intriganti, gli organismi malati… Sono note le colpe, le debolezze e gli atti concreti che hanno favorito le organizzazioni del terrorismo nero».

Lo scriverà anche Pier Paolo Pasolini, in uno dei suoi più letti e ricordati articoli: «Cos’è questo golpe? Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe…». In quei mesi, dal Cile in avanti, Berlinguer e il Pci disegneranno la strategia del compromesso storico e dell’alternativa democratica. Seguiranno gli «anni di piombo».

Attorno a Piazza della Loggia si consumarono indagini, istruttorie, processi sentenze.

Quarant’anni per capire quello che subito si era capito, cioè l’origine fascista della strage e la compromissione di organismi dello stato, dei servizi segreti, quarant’anni che non sono stati sufficienti però ad accertare la verità giudiziaria. La prima istruttoria si concluse nel 1979 e condusse alla condanna di alcuni esponenti della destra bresciana. Tra di essi, Ermanno Buzzi, che, in carcere in attesa d’appello, fu strangolato da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. In appello vennero tutti assolti e la Cassazione confermò le assoluzioni. L’ultima istruttoria terminò nel 2008 con il rinvio a giudizio di Delfo Zorzi, dal 1989 cittadino giapponese (grazie al suo matrimonio con una ricca signora di Okinawa), Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte (fascista e insieme agente del Sid, in piazza della Loggia quel giorno), Pino Rauti, Francesco Delfino ex generale dei carabinieri), Giovanni Maifredi (collaboratore del ministero degli interni). L’accusa fu di concorso in strage per tutti gli imputati, ad eccezione di Rauti, per il quale venne chiesta l’assoluzione «per non aver commesso il fatto», malgrado la responsabilità morale e politica. Tutti assolti o prescritti in primo grado, in appello il giudizio venne confermato. Le parti civili vennero invece condannate al rimborso delle spese processuali.

Il 14 aprile 2012 la Corte d'Assise d'Appello conferma l'assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali, tuttavia indica la responsabilità di tre ordinovisti ormai defunti, Carlo Digilio, Ermanno Buzzi e Marcello Soffiati.(per forza ...con tuuto il tempo passato).  Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino. Viene così istruito un nuovo processo d'appello contro Tramonti e Maggi.

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più classificati e sono perciò liberamente consultabili da tutti.

Senza parole, il bel silenzio non fu mai scritto.


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mercoledì 10 giugno 2015

LE PIAZZE DI MANTOVA

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Piazza Broletto, con l'ampliamento della città al di là del primitivo nucleo storico, verso l'anno 1190, fu creata Piazza Broletto che ancora oggi è attorniata da edifici del periodo comunale come il Palazzo del Massaro, l'Arengario e il Palazzo del Podestà, detto anche Palazzo del Broletto, con la Torre Comunale. Sulla facciata di quest'ultimo palazzo, spicca una statua duecentesca di scuola veronese raffigurante "Virgilio in cattedra", tradizionalmente chiamata nel dialetto locale "La Vecia" (la vecchia). Al centro della piazza dal 1894 è stata posta una fontana con vasca in marmo veronese e tre delfini posti verticalmente.

Piazza delle Erbe (o più semplicemente piazza Erbe) è una delle piazze principali di Mantova.
Cominciò a configurarsi quando la città comunale, verso la fine del XII secolo, iniziò ad espandersi oltre il Voltone di San Pietro, oltre l'antica città romana che insisteva nei luoghi allora edificati dell'attuale Piazza Sordello.
Un vasto terreno sterrato sul lato orientale del Monastero di Sant'Andrea, fu destinato a foro boario affinché si tenesse il mercato del bestiame. Trasferito quest'ultimo in luogo più periferico, lo spazio antistante la via di Sant'Andrea, ora Via Broletto, dove già erano state costruite botteghe affittate a mercanti, fu diviso in due dal Palazzo del Podestà (anche detto Palazzo del Broletto) e trasformato nel cuore amministrativo del Comune. Sul lato orientale della parte che diverrà Piazza delle Erbe, sorse il Palazzo della Ragione. Sulla piazza che andava creandosi, già si affacciava la Rotonda di San Lorenzo, di stile romanico, voluta da Matilde di Canossa, che nella sua struttura circolare ricordava il Santo Sepolcro, in questo esaltando la sua funzione ausiliaria rispetto al Preziosissimo Sangue di Cristo conservato e venerato nella vicina Basilica di Sant'Andrea.
Con il dominio prima dei Bonacolsi e dei Gonzaga successivamente, il centro amministrativo e del potere politico si sposta sulla costruenda nuova piazza San Pietro (ora Piazza Sordello). Gli edifici medievali di Piazza Erbe subirono nel corso dei secoli rimaneggiamenti e ristrutturazioni. La sequenza di case che ospitavano i mercanti cittadini, furono pregevolmente abbellite da portici di stile tardo gotico e rinascimentale.
Nel 1455 fu edificata la Casa del mercante Giovan Boniforte da Concorezzo, singolarmente decorata con terracotta di gusto tardo gotico e veneziano, riconoscibile particolarmente nelle trine delle finestre. La Casa di Boniforte, sovrastata dalla trecentesca Torre del Salaro, conferma la convivenza di architetture diverse.
A caratterizzare la piazza come rinascimentale, fu Luca Fancelli, l'architetto fiorentino che operò nella edificazione della Basilica di Sant'Andrea su progetto del suo maestro Leon Battista Alberti. Fancelli intervenne sul Palazzo del Podestà, rifece i portici antistanti il Palazzo della Ragione e progettò la Torre dell'Orologio per la quale affidò a Bartolomeo Manfredi, esperto di astrologia, la costruzione dell'orologio astronomico.
Il terremoto del 29 maggio 2012 ha creato non pochi problemi ai monumenti della piazza, in particolare al Palazzo della Ragione e, sovrastante la casa del mercante, alla Torre del Salaro, attraversata da una lunga crepa verticale sul fianco dell'edificio, preesistente ma accentuatasi con il sisma.

Piazza Sordello è una grande piazza dedicata al poeta mantovano del XIII secolo Sordello da Goito.
La piazza di San Pietro, sua prima denominazione, fu realizzata nel 1330 dopo la demolizione di vecchie case che si trovavano disposte fra due strade parallele che seguivano ancora l'antico disegno urbanistico della città romana. Una via, Strada Magna univa il voltone di San Pietro con la cattedrale mentre l'altra via, Strata Sanctae Mariae Matris Domini, univa la chiesa che le dava il nome, alla chiesa di Santa Croce, inglobata poi nel Palazzo Ducale, che si affacciava sul lato destro del sagrato del Duomo.
Per secoli, la piazza è rimasta il centro della vita politica, mondana e religiosa di Mantova.
L'architettura predominante della piazza è da far risalire prevalentemente al Basso Medioevo con inserimenti collocabili nel 1700 come la facciata del Duomo e il Palazzo Vescovile (Bianchi), che si trova accanto al Duomo stesso. Sul fianco di quest'ultimo il massiccio campanile romanico ne tradisce l'origine medievale. Sul lato sinistro della piazza, guardando la facciata del Duomo, si elevano in sequenza Palazzo Acerbi sovrastato dalla Torre della Gabbia, Palazzo Bonacolsi (Castiglioni), ornati entrambi da trifore a tutto sesto e provvisti di due portali uno archiato ed uno rinascimentale, Ca' degli Uberti e Palazzo Vescovile detto anche Palazzo Bianchi.
Dall'altro lato della piazza si affacciano il Palazzo del Capitano, che risale a prima del 1328 anno dell'ascesa al potere della famiglia Gonzaga che ne fecero il nucleo iniziale e più antico del Palazzo Ducale. A fianco di questo maestoso edificio merlato, fu edificata la Domus Magna come il precedente caratterizzato da bifore quattrocentesche.
Nel dicembre 2006 sono stati rinvenuti nell'angolo sud-est di Piazza Sordello, i resti di pavimenti decorati a mosaico di una domus romana d'epoca imperiale. Attualmente il sito archeologico, in attesa di nuovi scavi, è contenuto in una struttura provvisoria affinché ne sia consentita la visione pubblica. Questa casuale scoperta archeologica potrebbe indurre una revisione della storia di Mantova, della quale l'epoca romana è sempre stata considerata marginale, ma in ogni caso confermando come il luogo ora occupato dalla piazza, è sempre stato il centro della comunità mantovana.

Piazza Virgiliana è una vasta area verde della città di Mantova, voluta nel 1797 dal generale francese de Miollis allo scopo di onorare il poeta latino Virgilio.
All'epoca dei Gonzaga l'attuale area della piazza era invasa dalle acque del Lago di Mezzo e occupata dal porto dell'ancona di Sant'Agnese che derivava il nome dall'omonimo monastero, successivamente andato distrutto, che sorgeva sulla riva dell'insenatura. Quest'ultima era attraversata da un terrapieno sul quale era stata edificata la chiesa di Santa Maria dell'Argine.
Con il tempo la zona si impaludò e si cominciò a pensare di fare dell'antico porto una piazza. Nel corso del XVIII secolo l'"ancona" fu gradualmente interrata anche utilizzando le macerie dei fabbricati cittadini oggetto di demolizioni e ristrutturazioni. Allo scopo di onorare il poeta Virgilio, piazza dell'Argine fu denominata Virgiliana. A completare l'opera fu il generale francese Sextius Alexandre François de Miollis nel 1797, che convinse del suo progetto la Municipalità. Il progetto della piazza fu affidato all'architetto Paolo Pozzo che prese a modello le piazze giardino francesi con quattro file d'alberi d'alto fusto.
In piazza Virgiliana un primo monumento a Virgilio fu innalzato su iniziativa del generale De Miollis che lo inaugurò il 21 marzo 1801. Era costituito da un'alta colonna sulla cui sommità era posto un busto bronzeo del poeta. La sua collocazione era al centro della piazza Virgiliana come voluto dal progetto dell'architetto Pozzo. Tornata la città sotto dominazione austriaca, allo scopo di rendere possibili le esercitazioni militari, la colonna fu traslocata al margine, verso il lago di Mezzo nel luogo dove sorge il monumento attualmente esistente. Infine, nel 1821, la colonna virgiliana fu abbattuta per far spazio all'Anfiteatro Virgiliano progettato dall'architetto mantovano Giuseppe Cantoni. Il busto di Virgilio fu spostato per ornare il Palazzo Municipale.
L'economista e senatore del Regno d'Italia Giovanni Arrivabene, nel 1877, diede impulso alla costituzione di un comitato per celebrare l'imminente mille novecentesimo anniversario della morte di Virgilio. Da questa associazione nacque l'idea di innalzare un nuovo monumento. Il Comitato, che preventivò di raccogliere 150.000 lire, nel 1883 raccolse sottoscrizioni per 26.000 lire, una cifra insufficiente che allontanò nel tempo il proposito iniziale. Nonostante ciò, a lungo si dibatté sul luogo di edificazione, finché la scelta cadde su Piazza Virgiliana. Nel 1919 l'anfiteatro ottocentesco che aveva soppiantato la colonna progettata da Paolo Pozzo, fu demolito e sullo spazio liberato fu costruito l'attuale monumento in marmo di Carrara disegnato dall'architetto Luca Beltrami sulla cui sommità è posta una grande statua in bronzo opera dello scultore milanese Emilio Quadrelli (1863-1925). Il costo finale superò il milione di lire, ottenuti sommando le 400.000 lire raccolte dal Comitato costituito cinquant'anni prima, e i contributi del comune di Mantova e dello Stato italiano.
Conclusosi i lavori il 16 ottobre 1926, il monumento a Virgilio fu ufficialmente inaugurato il 21 aprile 1927.




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lunedì 8 giugno 2015

LA BASILICA DI SAN VITTORE A RHO

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Già nel secolo VIII d.C. esisteva a Rho una chiesa dedicata a Sant'Ambrogio; alla fine del XIII secolo vi erano altre sei chiese, ed alcuni documenti accennano all'esistenza di un convento di frati agostiniani, posto all'ingresso del borgo sulla via di Milano.

Nel 1080 (ci sono riferimenti attendibili dell'esistenza di una Chiesa di S. Vittore di Rho in una mappa arrotolata proveniente dal monastero di S. Ambrogio di Milano) un certo "Bonizone  del luogo di Rho, di legge longobarda, vende ad Adamo prete, officiale della Chiesa di S. Vittore di Rho, tutte le case che egli possiede nel castello in via Ladenasca". Questa zona (via Ladenasca) sembra corrispondere oggi alla via Lainate, che congiunge Rho e, appunto, Lainate.

La Chiesa Prepositurale, dedicata a S. Vittore Martire, era situata al centro di una grande piazza, con la facciata rivolta ad occidente, cioè in direzione opposta a quella attuale. Davanti alla Chiesa si estendeva il cimitero e, al termine di esso, all'incrocio del quadrivio, si elevava una colonna di granito alla cui sommità era posta una croce. Nel 1928 la colonna venne rimossa per ordine dell'autorità civile, perchè considerata un pericolo per il traffico crescente, e posta a lato della torre campanaria. Nel 1998, causa riassetto urbanistico della piazza, la colonna venne rimossa nuovamente e fu ripristinata la sua posizione originaria all'incrocio delle vie.
Con il passare del tempo e l'aumento della popolazione locale, la chiesa divenne insufficiente ad accogliere i numerosi fedeli; pertanto si decise di intervenire con sostanziali modifiche, e nel 1834 essa fu ricostruita, su disegno degli architetti Besia e Aloisetti, in perfetto stile neoclassico. I precedenti due campanili furono demoliti nel 1889 e, un anno più tardi, fu ultimato l'ampio e delicato lavoro di restauro e di abbellimento dell'interno della chiesa e dell'altare maggiore. L'allora Arcivescovo di Milano, Mons. Luigi Nazari di Calabiana, venne a Rho per presiedere la cerimonia di consacrazione del nuovo Tempio.

L'odierno tempio solenne in stile neoclassico fu eretto a partire dal 14 settembre 1834, su disegni degli architetti Besia ed Aluisetti. Il primo progetto segnava due torri campanari e alte circa 34 metri, ma nel 1889 si riscontrarono dei problemi di stabilità e si decise di abbattere quella di sinistra, mantenendo solamente quella a destra, che fu a sua volta proseguita dal Perucchetti fino a raggiungere l'altezza di 58,40 metri. Il pronao fu eretto, col semplice e severo altare, dall'architetto milanese Giacomo Moraglia nel 1852; i dipinti sono stati eseguiti da Beghè di Milano, sotto la direzione di don Moioli; le sedici vetrate sono opera di Cisterna di Roma, con l'esecuzione del pittore Giulio Cesare Giuliani, altre sono di Tevarotto di Milano. Alcuni quadri provengono dalla scuola del Luini; molte opere sono di Bosoni (Santa Teresa del Bambin Gesù, Via Crucis). La costruzione della chiesa come oggi compare, fu terminata in data 18 ottobre 1847 e l'edificio venne consacrato in una cerimonia presieduta dall'allora arcivescovo di Milano, monsignor Luigi Nazari di Calabiana.

Nella medesima piazza si trova anche la Croce della peste. Questa era inizialmente posta all'incrocio del quadrivio, ma fu spostata accanto alla chiesa nel 1927, per problemi legati al traffico. Nel ricomporre la croce e nel rizzarla si rinvenne una teca arrugginita, nella quale c'era un foglietto semplice accompagnato da 11 Reliquie chiuse in plichi di carta, suggellati da un cero pasquale, quale autentica. Monsignor Giuseppe Benetti narra che su tal foglio si leggeva: "Questa Croce fu eretta dal Padre Pietro Paolo Castelli da Milano, guardiano dei cappuccini di Rho, le reliquie ve l'ha donate lui stesso con propria mano il dì di S. Ambrogio 1663 con festa ed ha istituito la Compagnia della Croce". Nel 1998, con il riassetto urbanistico della piazza, la colonna è stata nuovamente spostata nel luogo di erezione originario.

Il concerto originale delle campane, già posto sull’antico campanile ricostruito poi nel 1889, era composto dalle odierne sei campane maggiori, fuse da Felice Bizzozero di Varese. Nel 1962 venne ampliato a nove campane con l’aggiunta di tre campane minori ad opera di Roberto Mazzola di Valduggia (VC). Sul campanile son presenti anche altre due campane fuori concerto in Mi bemolle4 e Mi5 montate a mezzo ambrosiano. La maggiore venne fusa dalla fonderia dei Fratelli Barigozzi su un disegno dell’architetto Ratti di Rho. La sua forma richiama le sagome gotiche, ma grazie all’abilità fusoria della fonderia, questa presenta caratteristiche foniche tipiche delle sagome moderne. La minore proviene dall’oratorio, ormai demolito, di San Luigi Gonzaga.

Il concerto di campane è montato a sistema ambrosiano ed è intonato in Do3 Maggiore.





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lunedì 1 giugno 2015

IN GIRO PER CASTEL GOFFREDO

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Il territorio di Castel Goffredo appartiene alla zona subcollinare posta ai piedi delle alture che delimitano il lago di Garda verso la pianura padana.

Caratteristica della zona è la presenza di fontanili e di risorse idriche sotterranee, probabilmente alimentate anche per effetto dell'infiltrazione delle acque del Garda attraverso i rilievi morenici.

Numerosi sono i corsi d'acqua e torrenti, alcuni di rilevante valore naturalistico-ambientale, percorrono il territorio comunale.

Interessante per il microambiente naturale è la zona che si trova nelle frazioni Profondi e Perosso, a nord del capoluogo, dove la ricca vegetazione permette la vita di gamberi di fiume e la sopravvivenza di numerosi uccelli acquatici.

Il territorio della provincia di Mantova ha avuto origine dalle vicende intervenute durante l'era quaternaria.
L'assetto geologico della zona è caratterizzato dalla "media pianura idromorfa" e dalla "bassa pianura sabbiosa", presenti nella provincia nella stretta fascia del nucleo urbano di Castel Goffredo. Nella "media pianura idromorfa" i sedimenti diventano prevalentemente sabbiosi, talvolta con lenti di ghiaie e si verifica l'emergenza dei fontanili, mentre il territorio della "bassa pianura sabbiosa" è solcato in senso nord-sud da un fitto reticolo di incisioni, talora occupate da piccoli corsi d’acqua o canali, formatisi per organizzazione delle acque sparse dei fontanili.

Testimonianza dei trascorsi storici, è la scenografica Piazza Mazzini. In questo equilibrato rettangolo, sono rappresentati architettonicamente i "poteri" che ebbero tanta parte sul governo della città: a nord Palazzo Gonzaga-Acerbi, residenza e corte del Signore, ad est la Prepositurale di S. Erasmo, sede del Prevosto, ad ovest il Palazzo Municipale, casa della " Magnifica Comunità di Castel Goffredo" ed, infine, a sud i Portici,cui si affacciano da sempre le botteghe dei commercianti, rappresentanti il potere economico. Molte sono le cose di interesse artistico sparse nel centro storico e che il visitatore attento può scoprire: da segnalare la bella Annunciazione in cotto quattrocentesca posta nel passaggio B.A.M. tra via Roma e via Moratti. A pochi passi sorge la Chiesa dei Disciplini costruita nel 1587 con bel campanile seicentesco.
La Piazza Gonzaga con piazza Castelvecchio è la più antica della città. Si apre sul fianco destro del Palazzo Municipale ed è chiusa a sud dalla torre civica. La piazza faceva parte del primo nucleo abitato, Castelvecchio, e su di essa si sono affacciati, nel corso dei secoli, il castello di Castel Goffredo e la chiesa di Santa Maria del Consorzio, oggi scomparsi.

Castelvecchio è la parte più antica di Castel Goffredo, di origine medievale e costituiva il primo nucleo abitato. Comprende piazza Gonzaga, piazzetta Castelvecchio, adibita a spettacolo all'aperto e concerti, e i caratteristici vicoli stretti: vicolo Pozzo, vicolo Carlo V, vicolo Teodoro da Castel Goffredo, via Manzoni (antica contrada Cavallara), vicolo Cannone e vicolo Remoto.

Il Monumento ai caduti è gruppo scultoreo in marmo bianco posto nei giardini pubblici di piazzale della Vittoria. Fu realizzato nel 1925 dallo scultore Timo Bortolotti - artista che si esprimeva con forme che si ispiravano a un ritorno all'antico e all'idea del classico ed inaugurato il 10 maggio 1925 dal deputato mantovano Gino Maffei (1890-1938). La costruzione è posta al di sopra di tre gradini e costituita da una figura femminile racchiusa tra due colonne di stile ionico sormontate da fregio e architrave su cui spicca la citazione latina Per aspera ad astra. Alla base del monumento sono poste le lapidi a ricordo dei caduti delle due guerre.
Il Monumento a don Aldo Moratti è una scultura in bronzo del 1986, opera di Luciano Scalzotto, posta nella centrale via Mantova, raffigurante il sacerdote che conduce a mano una bicicletta e un ragazzo che tende la mano verso don Aldo.
Il Monumento a Giovanni Acerbi raffigurante il busto del patriota è collocato su un basamento di marmo bianco all'interno dei giardini pubblici di piazzale Marconi. Realizzato nel 1999 su disegno dello scultore-pittore Vindizio Nodari Pesenti.

Monumento alla Croce: Crocifissione in legno d'ulivo posta in prossimità del centro storico, in via Cesare Battisti. L'originale, in legno policromo del XV secolo, è collocato all'interno della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo. Il monumento è stato inaugurato l'8 dicembre 1940.
La Pigna si tratta di un segnacolo funebre romano collocato su una colonna di marmo bianco, posto nei giardini pubblici di piazzale della Vittoria, chiamato La Pigna per la sua forma. In origine la colonna si trovava al quadrivio "Colonna" tra via Garibaldi, via Botturi e via Acerbi e sorreggeva il Leone di san Marco, simbolo della dominazione veneta su Castel Goffredo. Rimase in questo luogo sino al 1827.
L'Annunciazione è un bassorilievo in cotto del XV secolo, collocato nel passaggio tra Via Roma e Via don Aldo Moratti.

L'Oratorio di San Michele Arcangelo è situato alla periferia sud della città in via per Casaloldo nella frazione Zecchini, fu edificato nel 1719 in stile neoclassico. All'interno è presente un altare in legno finemente lavorato, opera del 1721 di Giovanni Battista Barilli.
L'Oratorio di Sant'Anna fu edificato nel 1727 in stile neoclassico in frazione Sant'Anna. Al suo interno è presente una pala d'altare del pittore mantovano Giuseppe Bazzani, L'educazione della Vergine, del 1750 circa.
L'Oratorio di San Vito è del XVI secolo è appartenuto, sino alla metà del XVI secolo, alla parrocchia di Castel Goffredo per poi passare a quella di Casaloldo.
Il Convento dell'Annunciata, appartenuto anticamente al territorio di Castel Goffredo, sorge nel comune di Medole. Ebbe origine da una donazione fatta da Guglielmo Luchino (o Venturella Lucchini) di Castel Goffredo di un oratorio privato con casa ed orto contigui (esistenti già nel 1445), assegnata agli Eremitani di Sant'Agostino con breve di Papa Callisto III del 1455. Il complesso, in stile gotico, è costituito da tre fabbricati disposti attorno al giardino, comprendenti quattro sale a volto, il chiostro, un rustico e la piccola chiesa.

La zona circostante Castel Goffredo, corrispondente alla rispettive frazioni, è stata interessata dalla costruzione di oratori campestri e chiesette sparse nella campagna fin dal XVI secolo.

Numerose sono anche le edicole sacre sparse sul territorio comunale che costituiscono un vero e proprio luogo di culto, vantano antiche tradizioni e sono il segno di una religiosità assai diffusa.

I giardini pubblici sono collocati quasi nel cuore del centro cittadino e occupano l'area antistante la seconda cerchia delle mura, ora demolite, corrispondenti a piazzale della Vittoria e piazzale Marconi. Ospitano al loro interno diversi monumenti commemorativi.
Il parco La Fontanella ex colonia estiva elioterapica inaugurata nel 1930, ora trasformata in parco pubblico e sede di spettacoli all'aperto. È dotata di sala convegni per manifestazioni pubbliche e si trova in piazzale Martiri della Liberazione.
Lungo Tartaro è un percorso ciclopedonale che permette di passeggiare nei pressi del torrente Tartaro, tra via Monteverdi e via Ubertini, a contatto con la vegetazione fluviale e la fauna costituita da anatre, oche selvatiche e gallinelle.
La tenuta Sant'Apollonio è un parco giardino situato alla periferia ovest di Castel Goffredo, a circa 3 km dal centro, in via Casalpoglio. Sorto nel 1973 e gestito da una ONLUS locale, consta di un'area di 70.000 m² comprendente aree fiorite, specie arboree della pianura padana e un grande giardino di piante officinali.Comprende anche un bosco con alberi di alto fusto e laghetti dove vivono aironi, germani, garzette e pesci.
Il censimento degli alberi monumentali effettuato dalla Provincia di Mantova nel 2005 ha riconosciuto la presenza nel territorio di Castel Goffredo di 5 piante: una magnolia in frazione Bocchere, un pioppo bianco in località Pellizzario, un pioppo nero, un gelso bianco e un olmo campestre, tutti in frazione Casalpoglio.

Lasciata l'atmosfera di antico borgo, tutt'intorno la campagna si propone con paesaggi lineari interrotti da architetture rurali cariche di storia, come Villa Beffa, del 1550, o la bellissima corte di Gamberedolo, di poco più giovane, luogo vacanza dei Signori Gonzaga, che l'attrezzarono con torre, cappella, e ampi spazi rustici.
Ma in zona i borghi e i paeselli non si contano; recano testimonianza di un Settecento prolifico, che ha assegnato a ciascuna località una chiesa, una parrocchiale, come a Perosso, Bocchere, Poiano, Selvole, Berenzi, Zecchini, Sant'Anna e Casalpoglio.


Il dialetto locale è il dialetto alto mantovano, ma, essendo la località posta nell'alto mantovano al confine con la provincia di Brescia, si parla un dialetto fortemente contaminato dal vernacolo bresciano.

Già nel XIII secolo a Castel Goffredo era presente una casa degli Umiliati, congregazione religiosa dedita alla preghiera e alla lavorazione della lana. Risale al 1288 la presenza in città della "Congregazione di Santa Maria di Castel Goffredo" (o "Congregazione della Misericordia"), sul modello della Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, movimento dedito alla preghiera e alla carità, che aveva la sua sede nella chiesa di Santa Maria del Consorzio.

È del 1468 il primo documento che attesta la presenza in città di una comunità ebraica.

Nel 1543 in alcune località nello Stato gonzaghesco (Castel Goffredo, Gonzaga e Viadana) si manifestarono le prime teorie luterane, che misero preoccupazione nel cardinale Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova.

Nel 1568, per volere del marchese Alfonso Gonzaga, si insediò a Castel Goffredo la famiglia Norsa di Mantova che istituì il banco dei pegni. Fu creata anche la sinagoga, andata perduta, che era collocata nell'attuale vicolo Remoto.

Sono presenti attualmente due parrocchie appartenenti alla diocesi di Mantova: la parrocchia di Sant'Erasmo nel centro storico e la parrocchia di San Lorenzo in frazione Casalpoglio, che sino al seconda metà del Settecento appartenevano alla diocesi di Brescia, per passare poi alla diocesi di Mantova, vicariato San Carlo Borromeo.
Del territorio castellano faceva parte anche la parrocchia autonoma di Santa Margherita in frazione Bocchere, che dal 1986 è stata estinta e accorpata alla parrocchia di San Martino Gusnago.
Il 1º gennaio 1725 il consiglio comunale di Castel Goffredo dichiarò san Luca patrono della città.
La religione maggiormente praticata nel comune è, come per l'Italia, quella cattolica; gli stranieri invece sono in prevalenza induisti, sikh e musulmani. In città esistono anche alcune famiglie di testimoni di Geova.

Storico carnevale, tra i più antichi d'Italia, risalente al 1872 che ha la sua maschera caratteristica in Re Gnocco, monarca dai pieni poteri. Ogni quattro anni, nel giorno della sua incoronazione, il venerdì gnoccolaro, pronuncia il discorso della corona e ai suoi sudditi affamati vengono distribuiti gratuitamente gli gnocchi. Quindi dà il via ai festeggiamenti, con sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati nella rinascimentale piazza Mazzini.
La fiera di San Giuseppe (19 marzo) è caratterizzata dalle esposizioni agricolo-floreali.
Per la festa di Sant'Erasmo e della città (2 giugno) si organizzano concerti, visite alla città ed esposizioni. Viene anche assegnato dal Comune l'Erasmo d'oro al cittadino che ha maggiormente illustrato la città nel campo della cultura.
La festa del Tortello amaro di Castel Goffredo (terza settimana di giugno) si svolge annualmente nel Parco La Fontanella in onore del piatto tipico locale, il Tortello Amaro di Castel Goffredo, durante la quale è possibile gustare questa specialità.
La fiera di San Luca (18 ottobre) è antica ed è istituita, assieme al mercato del giovedì, con decreto del 1º luglio 1457 da Alessandro Gonzaga, figlio di Gianfrancesco Gonzaga I marchese di Mantova. Si svolge nel centro storico della città ed è caratterizzata dalla presenza di numerose bancarelle e un ampio luna park allestito per l'occasione.
La prima domenica del mese si tiene un mercato specializzato di libri nuovi e vecchi, usati, riviste e dischi in vinile. Si tiene sotto i portici di piazza Mazzini e di via Italia.
Il mercato ambulante del centro storico è una delle tradizioni popolari più antiche e significative della città, essendo stato istituito con decreto del 1º luglio 1457 dal marchese Alessandro Gonzaga. Al giovedì si svolge in parte del centro storico e in piazzale Martiri della Liberazione.

È presente l'Istituto Scientifico di Riabilitazione di Castel Goffredo, aperto nel 1990, ospedale di rilievo nazionale ad alta specializzazione per quanto attiene alla Medicina riabilitativa.
L'unico museo della città è rappresentato dalla cappella del Tesoro della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo in piazza Mazzini, nel quale sono esposte alcune delle opere d'arte più preziose legate alla storia della chiesa, che racconta attraverso sculture, manoscritti, argenti e reliquiari l'evoluzione della fede e dell'arte dal Quattrocento al Settecentesca.

La cappella del Tesoro fa parte di un progetto più ampio in via di allestimento la cui apertura è prevista per il 2016, il MAST (Museo Archivio Storia), che sarà costituito da: Museo Corsini-Tosani, museo della città e del territorio dell'alto mantovano, in cui saranno conservate opere d'arte che appartengono alla storia di Castel Goffredo; Archivio storico parrocchiale, ricco di documenti antichi risalenti al Trecento; Antica libreria del clero di Castel Goffredo, costituita da oltre mille volumi, alcuni rarissimi, di filosofia, storia, diritto e teologia risalenti al Quattrocento; Biblioteca di storia dell'arte e di storia locale, composta al momento di ottocento volumi, con specializzazione nella scultura lignea.

A Castel Goffredo, in frazione Zecchini, tra il Seicento ed il Settecento operarono numerosi falegnami ed ebanisti che prestarono la loro opera a favore del comune e delle chiese locali. A testimonianza della loro arte sono rimasti numerosi manufatti di pregio (confessionali, armadi, banconi, ancone e inginocchiatoi) collocati prevalentemente all'interno della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo. I più illustri furono: Adriano Tosani, Pompeo e Costanzo Redini, Antonio e Massimo Ferrari, Pietro Zecchini.

Nella prima metà del Novecento l'alto mantovano ed in particolare Castel Goffredo e Castiglione delle Stiviere sono stati i luoghi prediletti di ritrovo e di frequentazione artistica dei pittori mantovani facenti parte del movimento artistico chiamato "Chiarismo lombardo", lasciando una traccia importante della zona nei loro dipinti. Avevano eletto come maestro il professore castiglionese Oreste Marini e facevano parte del gruppo, tra gli altri, i pittori Maddalena (Nene) Nodari, nata a Castel Goffredo, Umberto Lilloni e Angelo Del Bon..

D'altra parte Castel Goffredo è anzitutto un centro industriale, specializzato nel settore della calzetteria femminile. Da qui, una miriade di moderne aziende piccole e medie e grandissime, esportano in tutto il mondo questi accessori d'abbigliamento molto apprezzati per la loro eleganza. E la storia di questa affermazione comincia probabilmente dal vecchio calzificio Noemi, sorto in paese ai primi del secolo come piccolo laboratorio artigianale e divenuto in breve una vera e propria scuola per giovani capitani d'industria, che dal 1960 in poi costruiscono alla periferia del paese e nei comuni limitrofi decine di piccole fabbriche.
Tanto che oggi Castel Goffredo è considerata a ragione la "CAPITALE DELLA CALZA", ed è sede del distretto industriale cui fanno capo 12 comuni della zona: Castel Goffredo (sede), Castiglione delle Stiviere, Asola, Casalmoro, Casaloldo, Casalromano, Cavriana, Ceresara, Gazoldo degli Ippoliti, Guidizzolo, Medole, Piubega, Rodigo, Redondesco e Solferino situati nella provincia di Mantova, mentre Acquafredda e Carpenedolo nella provincia di Brescia.

La cucina castellana è tipica dell'arte culinaria mantovana, profondamente legata ad antiche tradizioni contadine e al forte legame con le zone vicine, soprattutto l'Emilia-Romagna. I piatti caratteristici sono i primi piatti di pasta ripiena, tortelli e agnoli in testa.

Il Tortello Amaro di Castel Goffredo è il piatto tipico locale, risalente ai tempi dei Gonzaga. Questa specialità di pasta ripiena viene cucinata utilizzando l'erba amara (o erba di San Pietro) tipica della zona, infine viene condita con abbondante burro fuso. In onore di questo piatto tipico ogni anno, nella terza settimana di giugno, si tiene la tradizionale festa.
I Tortelli di zucca è il piatto tradizionale per la sera della vigilia di Natale, fatto con la sfoglia d'uovo e farcita da un impasto di zucca bollita, amaretti, mostarda, formaggio grana e noce moscata. Sono conditi con burro fuso e una spolverata di grana grattugiato.
Gli gnocchi di patate vengono preparati con patate lesse, farina, pane secco e conditi con ragù di carne o pomodoro. Piatto tipico del Carnevale di Castel Goffredo, cucinato in onore di Re Gnocco, viene distribuito gratuitamente in piazza l'ultimo venerdì di carnevale.
Beèr en vì è il nome dialettale del Bere in vino, è una minestra in brodo di carne alla quale viene aggiunto il vino rosso.
Il Panàda è un piatto unico di umili origini ma molto sostanzioso preparato con pane raffermo, olio di oliva, formaggio grana, brodo.
Tridarì è il nome dialettale di Pasta trita, è un composto di pasta all'uovo e farina bianca che, fatto seccare, viene tritato e servito in minestra di brodo di carne.
La gallina ripiena viene preparata utilizzando una gallina al cui interno è aggiunto un impasto costituito da pane grattugiato, sale, amaretti dolci, verdure, cipolla, carne tritata, mortadella. Viene lessata in acqua e servita calda.
Il salame cotto è un piatto insaccato di carne suina a grana medio-fine e sottoposto a cottura in acqua bollente.
Il luccio in bianco è un piatto a base di pesce d'acqua dolce dei torrenti locali lessato in acqua e pulito dalle lische. Si può gustare anche con una salsa composta da capperi, prezzemolo, acciughe sotto sale, aglio e cipolla.
La polenta all'erba amara è preparata con farina di mais, burro, erba di San Pietro e grana grattugiato.
La frittata  a base di uova e formaggio, viene aromatizzata con erba amara, germogli di luppolo, pesciolini di acqua dolce (in dialetto bòs) o con le rane.
Il Chisoel è una focaccia preparata con farina, zucchero, burro, mandorle dolci, pinoli, uovo, scorza di limone e cotta al forno. Si può gustare intingendola nel vino bianco secco.
La Bisulà è una ciambella preparata con di farina bianca, zucchero, burro, uova, latte, aromi e lievito.
Sügol è il nome dialettale di Budino di mosto d'uva, preparato durante la vendemmia con mosto di uva rossa e farina.
La polenta dolce fritta viene preparata con farina di cereali, acqua e sale. Viene fritta nell'olio e spolverata di zucchero.
Tipici sono anche i dolci fritti preparati in occasione del carnevale: Frittelle (Frètule in dialetto), Castagnole (Castagnòcc in dialetto) e Lattughe (Latüghe in dialetto).
Il Premio letterario Giuseppe Acerbi nato nel 1993 con lo scopo di divulgare l'immagine di Castel Goffredo e del territorio mantovano nel mondo, è dedicato a Giuseppe Acerbi, illustre personaggio di Castel Goffredo del 1773, che fu viaggiatore ed esploratore. Nel mese di luglio avviene la proclamazione del vincitore.
Oltre al centro cittadino, il comune di Castel Goffredo comprende diciotto frazioni e varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano.

A Gambaredolo, piccolo borgo situato ad est del capoluogo si trova l'omonima corte rinascimentale (Corte Gambaredolo), voluta da Aloisio Gonzaga come residenza estiva dei "Gonzaga di Castel Goffredo", nota alla storia per essere stata teatro, il 6 maggio 1592, dell'assassinio del marchese Alfonso Gonzaga e signore di Castel Goffredo, per mano dei sicari del nipote Rodolfo di Castiglione. Nel 1615 Caterina Gonzaga, figlia di Alfonso, fece erigere l'Oratorio di San Carlo.
Rassica, si trova ad ovest del capoluogo, ricca di acqua, sono stati scoperti alcuni reperti archeologici (tre cuspidi di freccia in selce e frammenti umani) dell'età del bronzo.
Fanno parte del territorio comunale anche gli agglomerati sparsi in campagna di Boccardi, Cascina Frino, Malcantone, Poiano di mezzo, Ravenoldi, San Pietro e Traversino.

La principale squadra di calcio della località è l'Associazione Calcistica Castellana Calcio fondata nel 1973. Ha sempre disputato campionati di livello regionale. Dopo dieci anni disputati in Serie D, alla fine del campionato 2014-2015 è stata retrocessa in Eccellenza.
La Tennistavolo Castel Goffredo è una delle società più prestigiose a livello nazionale ed europeo e tra le più titolate d'Italia. Nasce nel 1977, e raggiunge nel 1984 un importante traguardo, quando la squadra femminile esordisce per la prima volta in serie A.
L'Associazione Tiro con l'arco Sagittario è nata agli inizi degli anni novanta. Nel 1993 si è associata alla FITARCO e nel 1994 è stato inaugurato il nuovo campo di tiro nella zona industriale di Castel Goffredo.
La Polisportiva Castellana ha raccolto l'eredità società tamburellistica che nel Campionato italiano di tamburello fu Campione d'Italia 1947, 1950 e 1951.

Molti sono i personaggi il cui nome è rimasto legato a questa città: politici, scrittori, imprenditori e artisti.

Publio Virgilio Marone (70 a.C. - 19 a.C.), poeta romano. Il filologo e latinista prof. Davide Nardoni, dell'Università di Cassino, sulla base di un attento esame filologico, sostiene che l'effettivo luogo di nascita sia proposto nella zona di Castel Goffredo.
Aloisio Gonzaga (1494 - 1549), nobile e condottiero. Fu il capostipite del ramo cadetto dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Alfonso Gonzaga (1540 - 1592), nobile e secondo marchese dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Ferrante Gonzaga (1544 - 1586), nobile. Fu primo marchese di Castiglione e padre di san Luigi Gonzaga.
Orazio Gonzaga (1545 - 1587), nobile e futuro marchese di Solferino.
Rodolfo Gonzaga (1569 - 1593), nobile, terzo ed ultimo marchese dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Giuseppe Acerbi (1773 - 1846), esploratore ed egittologo. Fu il primo uomo della storia a raggiungere Capo Nord via terra.
Andrea Botturi (1823 - 1902), parlamentare e sindaco della città di Mantova.
Giovanni Acerbi (1825 - 1869), patriota e intendente della Spedizione dei Mille di Garibaldi.
Anselmo Cessi (1877 - 1926), educatore e vittima del fascismo.
Aldo Moratti (1877 - 1951), religioso ed educatore è ricordato come formatore dei giovani e portatore di aiuto ai poveri e malati.
Delfino Eoli (1900 - 1971), imprenditore. Pioniere dell'industria tessile a Castel Goffredo.
Oreste Marini (1909 - 1992), pittore
Maddalena (Nene) Nodari (1915 - 2004, pittrice ed esponente del Chiarismo lombardo.
Matteo Bandello (1485 - 1561), scrittore e vescovo cattolico, dal 1538 al 1541.
Pietro Aretino (1492 - 1556), scrittore, nel 1536.
Cesare Fregoso (1500-1541), condottiero e diplomatico dal 1538 al 1541. Fu sepolto a Castel Goffredo.
Luigi Gonzaga "Rodomonte" (1500 - 1532), capitano imperiale di Carlo V, nel 1532.
Carlo V (1500 - 1558), imperatore, il 28 giugno 1543.
Carlo Borromeo (1538 - 1584), cardinale, delegato apostolico e futuro santo, nel 1580.
Luigi Gonzaga (1568 - 1591), futuro santo, nell'ottobre 1589.
Pietro Vito Ottoboni (1610 - 1691), cardinale e futuro Papa Alessandro VIII, nel 1657 e nel 1662.
Carlo Emanuele III di Savoia (1701 - 1773), re di Sardegna, il 3 luglio 1735.
Ranieri d'Asburgo (1783 - 1853), viceré del Regno Lombardo-Veneto, il 7 ottobre 1837.
Giuseppe Diotti (1779 - 1846), pittore, il 21 ottobre 1844.
Vittorio Emanuele II (1820 - 1878), futuro re d'Italia, nel maggio del 1848.
Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882), generale, nei giorni 27-28-29 aprile 1862.
Giuseppe Sarto (1835 - 1914), vescovo, futuro papa Pio X, il 5 agosto 1889.
Nikoleta Stefanova, tennistavolista che ha militato nella "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto due Champions' League e sei scudetti.
Wenling Tan Monfardini, tennistavolista che ha militato nella "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto sette scudetti.
Alessia Arisi, ex tennistavolista della "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto due scudetti.
Laura Negrisoli, tennistavolista, vincitrice di 17 scudetti nazionali.



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