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martedì 1 novembre 2016

PREVEDERE I TERREMOTI

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Numerosi sono i precursori sismici, ossia  quelle anomalie di alcuni parametri geofisici, osservate prima di alcuni terremoti.  Un esempio di anomalia  potrebbe essere una quiescenza sismica ovvero l'assenza di terremoti per un determinato periodo di tempo in un' area considerata sismica. Studi per l'identificazione di precursori sismici sono condotti anche in Italia, grazie alla collaborazione con esperti di altri paesi dove questo tipo di metodologia è già collaudata. Si tratta comunque di previsioni approssimative che non possono essere utilizzate per dare un allarme alla popolazione. Altri esempi di precursori sismici sono la variazione inconsueta della velocità delle onde sismiche, variazioni nel contenuto di gas radon nelle acque di pozzi profondi, mutamenti nel livello delle acque di fiumi e di laghi, movimenti crostali.

Oltre ai fenomeni cosiddetti precursori è anche possibile attraverso l' individuazione delle aree sismogenetiche, lo studio della loro sismicità storica e recente, dell'assetto tettonico e geologico, definire la pericolosità sismica del territorio in base alla quale adottare adeguate misure di prevenzione che possano ridurre gli effetti dei terremoti.

I modelli più semplici, stabiliti negli anni '80, si fondavano sul ciclo regolare con la ripetizione di episodi sismici simili (si parla di "terremoto caratteristico") ad intervalli di tempo costanti (si parla di ricorrenza o di periodo di ritorno).

Tale modello sembra funzionare in alcuni casi, ma esistono circostanze più complesse. Da un lato, il terremoto non assorbe necessariamente tutta la deformazione accumulata. Dall'altra parte, le leggi di frizione sul piano della faglia sono abbastanza complesse da immaginare che possano variare durante i vari cicli, ad esempio aumentando se il sisma si fa attendere o, al contrario, diminuendo se la scossa è stata particolarmente violenta.

Questi meccanismi di retroazione positiva portano ad immaginare l'esistenza di lunghi periodi di quiescenza (significa che la faglia è bloccata da una frizione così forte che si rinforza con il passare del tempo), seguiti da sciami sismici di varia entità. Solo dopo un periodo di tempo abbastanza lungo, accumulando molti cicli sismici differenti, lo spostamento sarà comparabile alla velocità a lungo termine delle placche tettoniche.

La procedura si fonda sulla nozione di "periodo di ritorno". Attraverso la storia è possibile avere un'idea delle ricorrenze sismiche, ma anche attraverso lo studio di epoche preistoriche, chiamato paleo-sismicità (diversi millenni).

Nel caso di una recidiva stabile di un terremoto caratteristico stabilita su più cicli, è possibile prevedere che il sisma successivo si avvicinerà al terremoto caratteristico e si verificherà al termine del periodo di ritorno.
Qui si parla di previsione a lungo termine, tutt'altro che precisa. L'esempio della faglia di Parkfield (California) dimostra che vanno considerati anche questi ampi intervalli di incertezza.



In tutti gli altri casi, la previsione si limiterà ad identificare la localizzazione e l'estensione dall'area bloccata che accumula deformazione, così come la quantità di deformazione accumulata nel tempo in questa zona, ma non consentirà di formulare alcuna ipotesi sull'entità e la data del prossimo sisma.

La ricorrenza a lungo termine dei terremoti può essere valutata statisticamente, su scala regionale, senza conoscere il ciclo sismico di ciascuna faglia. La distribuzione del numero di terremoti che superano una data magnitudo segue una legge statistica denominata "di Gutenberg-Richter", fondamentale per il calcolo del rischio sismico a lungo termine, che stabilisce che un'unità di magnitudo supplementare divide per dieci il numero di terremoti.

Questa legge permette di prevedere, teoricamente, il possibile verificarsi (periodo di ritorno) di eventi di magnitudo elevata (spesso poco documentati) a partire dalla conoscenza, misurata con più precisione, degli eventi più piccoli.

Ma tale distribuzione è ottenuta supponendo che il tasso di sismicità sia costante e che la magnitudo di ciascun episodio sismico sia indipendente da quella dei terremoti precedenti: si tratta di un'approssimazione oggi ampiamente rimessa in discussione.

Infine, la definizione di una magnitudo massima per una data regione, resta molto dibattuta: si tratta di un'ulteriore difficoltà per determinati valutazioni del rischio sismico, incluse le aree a rischio speciale in Francia. La previsione a breve termine (qualche giorno), invece, resta impossibile finché non si dispone dei mezzi per identificare e osservare i meccanismi precedenti che innescano la rottura.

Ogni terremoto è seguito da scosse di assestamento, altri episodi sismici di magnitudo solitamente inferiore a quella iniziale, che colpiscono dei segmenti o asperità della faglia principale, oppure delle faglie vicine. Tali scosse sono innescate da un aumento delle pressioni statiche o dinamiche e dall'indebolimento transitorio delle faglie interessate.

Il tasso di sismicità di queste repliche decresce inversamente al tempo trascorso dal sisma (legge di Omori) e la magnitudo della scossa di assestamento principale è, in media, inferiore di circa una unità a quella della scossa principale.

Come in tutti i terremoti, anche le repliche obbediscono alla legge di Gutenberg-Richter. Ancora una volta, queste leggi statistiche ben note sulla correlazione spazio-temporale tra i terremoti permettono delle previsioni probabilistiche affidabili, ma necessariamente imprecise per quanto riguarda il luogo, la magnitudo e il periodo di repliche più importanti.

È possibile (benché raro) osservare repliche di magnitudo equivalente a quella della scossa principale: in questo caso si parla di sciame sismico, una sorte di effetto "domino" tra un segmento di faglia e l'altro. Si possono anche osservare, in casi molto rari, delle repliche di magnitudo superiore. In tal caso si parla di precursore sismico per distinguere il sisma iniziale.

In generale, diversi studi hanno dimostrato statisticamente, ma anche con approccio deterministico, che il verificarsi di uno sciame sismico porta ad un aumento netto delle possibilità di altri episodi sismici violenti nelle vicinanze. Probabilità il cui valore resta comunque inferiore al 10% per il mese seguente, quindi difficile da sfruttare per eventuali allerte.

Il meccanismo di rottura è caratterizzato quindi da un'ampia variabilità per diversi motivi legati al processo d'iniziazione della rottura (detto nucleazione), alla complessità delle faglie, all'eterogeneità dello stress accumulato, o alle proprietà di frizione della faglia che variano con il tempo e la velocità degli spostamenti.
Inoltre, ora sappiamo che l'innescarsi della rottura sismica è molto sensibile alle sollecitazioni statiche e dinamiche dovuta ad altri sismi, anche a grandi distanze (diverse migliaia di chilometri), la nozione di "distanza di innesco" è relativa all'entità della sorgente sismica.

Dunque la nozione di terremoto caratteristico è stata messa da parte in favore di modelli di rottura più complessi caratterizzati da cicli variabili (per durata e magnitudo), ai quali si aggiungono anche i cosiddetti "mega terremoti" (superquakes) senza che si sappia con esattezza se questi rientrino nelle legge di Gutenberg-Richter e facciano parte di un "super-ciclo" o meno.

Le misure geodetiche e sismologiche permettono da una quindicina di anni di mappare l'accoppiamento inter-sismico tra grandi placche (solitamente nelle zone di subduzione) e di stabilire quali sono le aree bloccate (e quindi più soggette a rotture durante un terremoto di grandi dimensioni).

Ma anche le zone in cui l'accoppiamento è più debole (o nullo) sono monitorate. Queste infatti modificano il tasso di spostamento e la valutazione del ciclo sismico. Inoltre, è importante individuarle perché possono fungere da "barriera" nella propagazione della rottura sismica.

Infine, alcuni episodi di slittamento lento (chiamati terremoti lenti o "slow slip events", più lenti dei terremoti classici, ma più veloci del movimento secolare delle placche) sono stati osservati in diverse zone di subduzione.

Questi eventi, a volte, sono equivalenti a terremoti di magnitudo 7.5. Il loro contributo al ciclo sismico è difficile da stimare perché dipende dalla loro capacità di rilasciare tutte o parte delle tensioni accumulate e quindi di ritardare il sisma successivo o ridurne la magnitudo oppure, al contrario, preparare il campo ad una rottura successiva, laddove avviene lo slittamento lento, o ancora ad innescare una rottura in un segmento adiacente dovuta all'aumento di tensioni.

Tutto questo rende ancora più difficile prevedere il verificarsi di grandi terremoti a breve termine, a meno che non si riesca ad individuare le fasi d'iniziazione della rottura sismica in modo che diventino dei marcatori. È difficile perché, a differenza dei meteorologi che dispongono di misure eterogenee (profili temperatura, pressione, igrometria) che permettono di prevedere il tempo, i sismologi non hanno a disposizione dei sensori posizionati all'interno della crosta terreste. Tutte le misurazioni si ottengono dalla superficie e soltanto in modo indiretto riescono ad informare gli scienziati su quanto accade nelle profondità della terra.



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venerdì 8 gennaio 2016

SPACCIO E GIOVANI

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Al pari di quanto succede in Europa e come riferito dall'Osservatorio Europeo di Lisbona, è proseguito anche nel periodo di riferimento, il trend del calo dei consumi di sostanze stupefacenti nel nostro Paese. L'analisi generale dell'andamento dei consumatori negli ultimi 12 mesi, riferiti alla popolazione generale 15-64 anni, conferma la tendenza alla contrazione del numero di consumatori, già osservata nel 2010 per le sostanze quali eroina, cocaina, allucinogeni, stimolanti e cannabis.
Questo il dato generale che emerge dalle indagini campionarie sulla popolazione e dalle analisi delle acque reflue eseguite dal DPA, contenute nell'ultima Relazione al Parlamento 2013 sull'uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze in Italia, elaborata dal Dipartimento Politiche Antidroga.

"I dati in nostro possesso, provenienti da molteplici fonti indipendenti tra loro, - ha dichiarato Giovanni Serpelloni, capo del DPA - mostrano per le sostanze stupefacenti un trend in contrazione, ma con degli spunti di variazione che riguardano soprattutto le fasce giovanili per droghe quali la cannabis. Tali variazioni devono farci riflettere sulla necessità di adottare nuove forme di prevenzione più precoce e più selettiva per ogni dipendenza, incluso il gioco d'azzardo patologico. La priorità ancora una volta - ha concluso Serpelloni è prevenire precocemente il consumo soprattutto negli adolescenti sviluppando consapevolezza e modelli educativi verso stili di vita sani".

Akb 48, 4 Fma, Metedrone, Mefedrone, Bb22, Mdai, Mexedrone, Mdma. Sono solo alcuni dei numeri e delle lettere che compongono la galassia dello sballo ai tempi di internet. Molecole psicoattive che disegnano la nuova costellazione della tossicodipendenza. Più letali e più tossiche delle droghe classiche e terribilmente facili da reperire. Bastano pochi clic in rete e pochi euro sulla carta di credito per navigare su siti dall’apparenza affidabile e professionale e approvvigionarsi di canabinoidi sintetici, anfetamine o catinoni prodotti in laboratorio.

Carlo Alessandro Locatelli, medico del Centro nazionale di informazione tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, traccia una fotografia allarmante della situazione che si sta delineando da qualche anno. “La tossicodipendenza come la conosciamo noi, con le vecchie sostanze d’abuso, è un fenomeno che continua ad esserci – spiega -, ormai è ben conosciuto e il sistema sanitario nazionale si è strutturato a dovere e riesce a gestirlo”. Tra le funzioni fondamentali del Cnit c’è quella del coordinamento clinico e tossicologico per il sistema nazionale di allerta rapida per le droghe che fa capo al dipartimento delle Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, è dagli uffici di Pavia che passano tutte le segnalazioni di intossicazioni sospette, è qui che si individuano e si isolano le molecole che poi finiscono nella tabella delle sostanze proibite: “La nuova tossicodipendenza – spiega il dottor Locatelli -, secondo la nostra  esperienza riguarda persone lontane dall’immaginario classico del tossicodipendente, nel senso che non sono volti noti dei Sert e delle comunità, persone che a tutti gli effetti sembrano “normali” e che assumono nuove sostanze psicoattive in modo totalmente diverso rispetto a come si assumevano le droghe in passato, anche se appagamento e soddisfazione sono simili”. Oggi l’assuntore cambia sostanze anche tutte le settimane, o tutti i mesi, e anche per questo non si sente tossico in quanto non si sente “dipendente” da una sostanza specifica.



Nel 2015 il bilancio dell’attività antidroga nazionale svolta dalle forze di polizia e dalle dogane si attesterà intorno alle oltre 70/75 tonnellate complessivamente sequestrate di stupefacenti. Una sessantina, in effetti, son già state intercettate nei primi dieci mesi del 2015. Difficile ipotizzare in questi ultimi due mesi il superamento di quello che fu il record dei sequestri di stupefacenti nel 2014 con oltre 152 tonnellate (in gran parte derivati della cannabis). È certo, tuttavia, che già il quantitativo dei sequestri del 2015 ha superato quelli degli anni 2005-2012 mentre con le operazioni antidroga che mediamente sono state intorno alle 22 mila unità l’anno, si registrerà, verosimilmente, un’ulteriore flessione. Infatti, se nel 2014 furono 19.449, il valore più basso degli ultimi dieci anni e nel 2015, al primo novembre 15.596, è facile ipotizzare, alla fine dell’anno, un valore non superiore considerata una media mensile intorno a 1.600/1.800 operazioni. La riduzione delle operazioni nel 2014 avrebbe trovato una “..ragionevole spiegazione nel susseguirsi degli interventi sulla disciplina normativa in materia di sostanze stupefacenti e, in particolare, nelle modifiche operate nel 2014 sul quadro sanzionatorio penale e amministrativo che presidia l’attività di repressione delle forze dell’ordine”(relazione DCSA 2014, pag.41). Nel corrente anno, tuttavia, non vi è stata alcuna modifica all’impianto normativo della legge sugli stupefacenti e, salvo eventi eccezionali, si rileva ancora un calo delle operazioni rispetto agli ultimi dieci anni. La sensazione è che, almeno in alcune aree, ci sia minore attenzione investigativa in parte anche attribuibile ad un comprensibile, progressivo scoramento di chi, poliziotto, carabiniere o finanziere, vede come la lotta alle droghe sia diventata sempre più come una lotta alla leggendaria Idra dalle mille teste che ricrescono appena tagliate. C’è, poi, un aspetto, non secondario ma non ancora sufficientemente approfondito. Ed è quello che il traffico e lo spaccio di droghe producono ricchezza e, insieme a quella prodotta dal contrabbando di sigarette e dalla prostituzione, va ad incrementare, dall’anno scorso, il Pil nazionale. Insomma, quello 0,9% di aumento di Pil di fine settembre può essere imputabile proprio al giro di denaro che viene dalle tre attività illecite suddette. Quindi una minore, non dichiarata, attenzione politicoistituzionale sulla repressione antidroga potrebbe anche far comodo alla classe politica dirigente che sulla “crescita” e sulla “ripresa” basa buona parte della sua azione di governo. Ma, tornando ai dati sulle droghe, se i derivati della cannabis sequestrati evidenziano sempre quelli di maggior consumo (46ton di hashish e 8ton di marijuana), la cocaina, con le 3 ton eliminate dal mercato continua ad essere lo stimolante “gradito”, in particolare, al centro-nord del paese, insieme alle sostanze amfetaminiche. Per queste ultime, Milano e provincia detiene il primato nei sequestri di pillole di ecstasy (metilendiossimetamfetamina), oltre 18mila sul totale complessivo di poco più di 21mila nel corrente anno così come di amfetamine in polvere con oltre 4,5kg sul totale nazionale di 15,5kg. Il centro-sud sembrerebbe meno interessato al consumo di amfetamine e ciò, probabilmente è in relazione a fattori ambientali, di tipo culturale, ma anche alla maggiore offerta, a livello locale, di altre sostanze come la marijuana. Fatto sta che, a parte le 315 pasticche di ecstasy sequestrate a Teramo, le 174 di Lecce e un chilogrammo di amfetamine in polvere a Chieti, nelle altre regioni del Sud non si è annotato nulla di speciale sul punto. Neanche in Sicilia dove ad eccezione di Palermo (22 pasticche di ecstasy), di Enna (8 grammi di amfetamine) e Messina (4 grammi di amfetamine), nelle restanti province non si è registrato alcun sequestro. Un ultimo dato mi pare meritevole di attenzione e riguarda i minori denunciati per spaccio, 870 al 20 novembre scorso (una quarantina dei quali nell’operazione Boston George a Genova, alcuni giorni fa). Si tratta, per lo più, di italiani e le denunce sono in linea con quelle di fine 2014 (1.041) con una lieve flessione rispetto agli ultimi otto anni. Sul totale, infine, delle persone denunciate per delitti collegati alle droghe (21.810) 7.984 sono risultati stranieri.

I rischi sono elevatissimi, la tossicità di queste molecole supera quella delle vecchie droghe classiche: “Nel breve periodo il rischio è legato alle intossicazioni acute, overdose molto gravi che vediamo sempre più numerose nel territorio nazionale. Infarti miocardici in età giovanile o sindrome coronariche acute dovute al banale fumo di uno spice, convulsioni da catinoni sintetici, danni cerebrali irreversibili da ketamine e metossietamine , casi letali da parametossimetanfetamina, un ventaglio di effetti collaterali importantissimi a cui vanno aggiunte allucinazioni, deliri, incidenti stradali o sul lavoro”. A questi vanno aggiunti gli effetti a medio e lungo termine: “Con danni permanenti molto importanti sul sistema cardiovascolare, quelli che ci preoccupano ancora di più sono però i danni sulla psiche, perché queste sostanze stanno determinando la comparsa di psicosi acute molto importanti ed effetti neuropsichiatrici violenti, difficili da gestire nella fase acuta anche da psichiatri abituati a gestire problematiche neuro comportamentali gravi, difficili da contrastare con i farmaci oggi a disposizione per trattare i pazienti psicotici. Sono quadri che cronicizzano e perdurano nel tempo senza recedere. Perché succedano questi effetti, dal punto di vista scientifico, non è ancora sufficientemente conosciuto”.

Contro questo commercio la lotta è difficilissima. Nonostante la procedura sia diventata molto efficiente, dal momento in cui una molecola viene isolata e studiata, al momento in cui entra nella tabella delle sostanze proibite, possono passare anche tre o quattro mesi. Fino a quel momento viene venduta liberamente, senza che nessuno abbia strumenti legali per vietarlo. Delle oltre 550 sostanze immesse sul mercato dal 2010 ad oggi solo 80 sono finite nell’elenco di quelle vietate. E anche quelle vietate spesso continuano ad essere vendute. Un po’ come se tramite internet potessimo acquistare una dose di eroina o di cocaina. I sequestri vengono effettuati, ogni tanto i siti vengono oscurati dalle forze dell’ordine, ma ne ricompaiono di nuovi immediatamente. Oggi i siti individuato sono più di un migliaio e il fenomeno è solo agli albori. “Il dramma è che non c’è più nemmeno bisogno di coltivare una pianta per produrre queste sostanze – spiega Locatelli -, bastano strumentazioni in dotazione a qualunque piccola azienda chimica, basta uno scantinato accessoriato per produrre molecole da vendere in rete con una redditività probabilmente superiore a quella delle droghe classiche”.




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