Visualizzazione post con etichetta golasecca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta golasecca. Mostra tutti i post

lunedì 9 marzo 2015

CASTELLO VISCONTI DI SOMMA LOMBARDO

.


Il Castello Visconti, la cui antichissima origine risale al IX secolo, è citato in un testamento rogato a Gallarate il 22 giugno 1251 dal notaio Marcellino de Angleria. Testimonianza della presenza viscontea, attestata in Somma fin dal 1250, nacque come rocca di difesa ai confini col territorio di Milano. Il maggior sviluppo della fortezza viscontea lo si ebbe a partire dall'anno 1448 quando i fratelli Francesco e Guido Visconti, per sfuggire ai contrasti con la Repubblica Ambrosiana, succeduta a Milano alla signoria viscontea, si rifugiarono nella loro antica proprietà di Somma. In pochi anni la nobile dimora venne quindi in gran parte ricostruita, ampliata e contornata da fossati. L'antica rocca di difesa assunse così il ruolo di castello fortificato eletto a stabile dimora dei Visconti. Nell'anno 1473 i dissapori emersi tra i fratelli Visconti culminarono nella divisione tra i due dei loro beni. Al fratello maggiore, Francesco, da cui discenderanno i Visconti di San Vito, spettò la parte rinnovata del castello e quindi la porzione nord del borgo; a Guido, da cui discenderanno i Visconti di Modrone, la parte più antica del castello e quella bassa di Somma.

Oggi, il complesso è formato da tre differenti castelli, ciascuno con proprio ingresso e cortile, edificati l'uno addossato all'altro. Il più antico è collocato all'angolo nord ovest; il secondo occupa tutto il lato est, mentre il terzo e più recente sorge nell'angolo a sud ovest. La parte del castello visitabile è la seconda, chiamata castello d'estate. Già residenza della famiglia Visconti di San Vito, oltre agli arredi originali, conserva affreschi attribuiti alla scuola di Camillo Procaccini (1551 ca-1629) e una pala d'altare del Cerano (1567/68-1632), nonché tre epigrafi funerarie romane e materiale archeologico della cultura di Golasecca. Al Castello di Somma è custodita la più grande collezione esistente di piatti da barba. Iniziata nella metà dell'Ottocento dal marchese Carlo Ermes, continuata dal marchese Roberto, fu portata al suo livello principe in questo secolo dal marchese Alberto. I piatti sono di forma circolare con un incavo a mezzaluna da una parte, per un miglior accostamento alla gola. Il cliente teneva in equilibrio il piatto con entrambe le mani sotto la barba da fare, mentre il barbiere insaponava, radeva e sciacquava. Probabilmente comparsi alla metà del Seicento per esigenze d'igiene, i piatti da barba hanno avuto il periodo di massimo splendore fra il Settecento e l'Ottocento. Se ne trovano di legno, alabastro, ottone, rame, peltro, argento, ceramica, porcellana di Ginori, Lodi, Faenza, Limoges, Strasburgo e della Compagnia delle Indie inglese e francese. La collezione conta più di 500 pezzi uno diverso dall'altro.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/lombardia-la-regione-che-ospita-expo.html

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

giovedì 5 marzo 2015

GLI INSUBRI

.


Gli Insubri furono una popolazione, stanziata nell'Italia nord-occidentale, di dubbia origine. Sulla loro appartenenza etnica vi sono, tuttora, numerosi dubbi, essendo scarsi i ritrovamenti archeologici e, talvolta, anche in pessime condizioni.

Riguardo l'origine etnica degli Insubri vi sono due tesi principali: la prima li vuole popolazione celtica, derivante dall'ipotetica migrazione, nei secoli VII e VI a.C., di tribù Celto-Galliche nell'Italia nord-occidentale e dal loro mescolamento con gli autoctoni, la seconda, supportata dai ritrovamenti archeologici e dalla loro analisi, li vuole facenti parte dei popoli Liguri.

Sugli Insubri scrisse lo storico latino Tito Livio. Secondo i suoi scritti tutta l'Italia settentrionale (compresa tra lo spartiacque alpino a nord e ovest, i fiumi Adda ed Oglio a est e l'Appennino emiliano a sud) subì, nel corso dei secoli, ripetute invasioni di tribù celtiche provenienti dalla Gallia. Sostenne che oltre all'invasione celtica del IV secolo a.C. ve ne fu un'altra precedente, databile attorno alla fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. Quest'ipotesi, però, oltre ad essere sostenuta tra gli storici antichi solo da Tito Livio, non riscontra accertamenti sotto il profilo archeologico. Se l'ipotesi dell'invasione celtica dei secoli VII/VI fosse veritiera si sarebbero dovuti riscontrare notevoli e drastici cambiamenti negli usi e costumi di queste popolazioni “golasecchiane” attorno a quel periodo storico. Lo studio degli oggetti rinvenuti nei corredi funebri riconducibili alla cultura di Golasecca tra il X ed il IV secoli a.C. (data della prima accertata invasione gallica dell'Italia settentrionale), invece, provano una progressiva e lenta evoluzione culturale senza nessun radicale mutamento. In essi sono sì presenti elementi provenienti dalla zona culturale celtica d'oltralpe, ma vi sono anche elementi provenienti dalla zona culturale venetica, halstattiana (proto-Celtica) e, pure, etrusca, il che prova che l'affluenza celtica fu, a lungo, uno scambio culturale, non un'invasione.

Infine, riguardo alla loro possibile origine occorre dire che, probabilmente, gli Insubri, assieme agli altri popoli proto-Celtici della cultura di Golasecca, giunsero in Italia settentrionale in un'epoca che va dal II millennio a.C. all'Età del bronzo migrando dal sud dell'odierna Francia, occupando parte del territorio ligure e formando poi quel ceppo di popolazioni definito Celto-Ligure.

Quella della civiltà degli Insubri, dunque, fu un'evoluzione lenta e con ritmi propri. Grazie agli scambi culturali e commerciali con le zone limitrofe, come l'Etruria padana, la Venetia e la Gallia transalpina, gli Insubri seppero progredire e crearsi una società. Alla luce dei ritrovamenti archeologici si può ipotizzare che la loro fu una società oligarchica, dove il potere era in mano a pochi signori.

Gli Insubri, così come tutte le altre popolazioni appartenenti alla cultura di Golasecca, lasciarono poche testimonianze scritte. I ritrovamenti sono, per la maggior parte, databili attorno al V secolo a.C. Importanti sono le ceramiche iscritte, rinvenute presso centri abitati e tombe. Molte iscrizioni, però, comprendono una sola parola o, talvolta, singole lettere, essendo le ceramiche rinvenute per lo più in cattivo stato di conservazione. Analizzando i ritrovamenti si è scoperto che nell'area della cultura di Golasecca, comprendente quella insubrica, vennero usate due forme di alfabeto, una successiva all'altra. Il primo è detto alfabeto di Lugano (o leponzio), una delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale derivato dall'alfabeto nord-etrusco, utilizzato nelle iscrizioni databili dal VI al V secoli a.C. Il secondo alfabeto non è altro che un'evoluzione dell'alfabeto leponzio. Venne utilizzato nelle iscrizioni databili II-I secoli a.C. e differisce dal primo per qualche particolare (nel leponzio v'è la presenza del diagramma, del theta, la lettera “A” ricalca la grafia etrusca, mentre nel secondo scompaiono diagramma e theta e la lettera “A” prende la forma di un diagramma o, a volte, la traversa interna diviene parallela a uno dei due lati della lettera).

Secondo la leggenda narrata dallo storico latino Tito Livio la città di Mediolanum (Milano) fu fondata dai Celti, guidati da Belloveso, che, secondo la sua tesi, tra il VII ed il VI secoli a.C. occuparono il territorio degli Insubri. Come già detto, però, questa tesi si è rivelata falsa o, perlomeno, non collocabile nel periodo tra il X e il IV secolo a.C.

L'inizio del IV secolo a.C. vide tutta l'Italia nord occidentale invasa da popolazioni celtiche provenienti dalla Gallia e dalla Boemia. A differenza di altre popolazioni del nord Italia, però, gli Insubri seppero resistere all'invasione mantenendo un'identità di popolo. I nuovi arrivati mutarono radicalmente la loro società tanto da confondere gli storici latini sulla loro origine.

Gli Insubri, o meglio i Celto-Insubri, essendo all'epoca dei fatti già arrivati i Celti in Italia settentrionale, combatterono l'avanzata romana in Italia. Furono sconfitti nel 225 a.C. dall'esercito romano guidato dal console Emilio Papo presso la località di "Campo Regio" (vicino al promontorio di Telamone). Due anni dopo i Romani, insieme ai loro alleati Cenomani, entrarono nel territorio degli Insubri che furono nuovamente sconfitti a Clastidium (Casteggio). Nel 221 a.C. i consoli Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello occuparono Milano e gli Insubri, assieme alle altre popolazioni assoggettate, furono costretti all'alleanza con Roma, come di consueto avveniva dopo le vittorie romane. Sul loro territorio i Romani fondarono Cremona e Placentia (Piacenza).

All'arrivo in Italia di Annibale nel 218 a.C. gli Insubri si ribellarono a Roma e poi ancora nel 200 a.C. appoggiarono Amilcare. Alla Battaglia del Lago Trasimeno il console romano Flaminio, che cinque anni prima aveva distrutto Milano, viene ucciso da un cavaliere insubre di nome Ducario.

Solo nel 194 a.C. strinsero definitivamente alleanza con i Romani. Nell'89 a.C. con la lex Pompeia de Transpadanis, gli Insubri ottennero la cittadinanza latina e nel 49 a.C. quella romana. La romanizzazione degli Insubri fu profonda e precoce, come testimoniano gli scrittori e poeti romani originari di questa regione (a partire da Cecilio Stazio, poco dopo la presa di Milano) e le forme architettoniche già dall'età repubblicana.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/lombardia-la-regione-che-ospita-expo.html

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

Post più popolari

Elenco blog AMICI