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lunedì 6 aprile 2015

WOLFGANG GOETHE E IL LAGO DI GARDA

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…quanto vorrei avere i miei amici accanto per godere insieme del panorama che mi si presenta dinanzi! ….il meraviglioso lago di Garda…


 Johann Wolfgang von Goethe,(Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Considerato da George Eliot «uno dei più grandi letterati tedeschi e l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra», viene solitamente reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta alla poetica, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all'umanismo e alle scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica e nelle arti. Il suo magnum opus è il Faust; un'opera monumentale alla quale lavorò per oltre sessant'anni.

Goethe fu l'originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), derivato dalla sua approfondita conoscenza ed ammirazione per molti capisaldi di diverse realtà culturali nazionali (inglese, francese, italiana, greca, persiana e araba). Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo, in particolare sulla speculazione di Hegel, Schelling e, successivamente, Nietzsche.

«Stasera avrei potuto raggiungere Verona, ma mi sarei lasciato sfuggire una meraviglia della natura, uno spettacolo incantevole, il lago di Garda; non ho voluto perderlo, e sono stato magnificamente ricompensato di tale diversione.» - Viaggio in Italia, 12 settembre 1786.

Il 13.9.1786, durante il suo celebre viaggio in Italia, un vento repentino e fortissimo alzatosi sul Lago di Garda costringe Johann Wolfgang Goethe a fermarsi per un breve soggiorno a Malcesine.Malcesine deve molto a questa visita involontaria e dal 1983 nel Castello Scaligero una sala dedicata a Goethe ricorda il primo visitatore celebre.

Il poeta culla il sogno dell’Italia fin dall’infanzia, da quando il suo sguardo incontra la collezione di incisioni che il padre aveva portato dal suo “viaggio per l’Italia” e nella terra dove fioriscono i limoni, nel 1786, egli vive sensazioni che da molto tempo non prova più, il suo cuore si apre grazie ad impressioni sublimi di ogni tipo, e questa esperienza diventa per lui un’autentica gioia, che gli permette di dimenticare per un po’ l’incarico di consigliere segreto e diventare un uomo tra gli uomini. Questo infatti cerca Goethe nel suo viaggio, la classicità, e l’esperienza con il lago di Garda, che lo invoglia a riprendere la sua attività di scrittore.

Goethe nel suo viaggio verso Verona si ferma a Torbole, dove ammira i suoi olivi antichi, la grande quantità di alberi da fico e di altri frutti. Osserva la vita operosa e noncurante della gente, puntando la sua attenzione soprattutto sulle donne, che tutto il giorno chiacchierano e gridano e tuttavia sono sempre indaffarate. A Torbole Goethe viene investito dalle molteplici impressioni sulla naturalezza, indipendenza e spensieratezza della vita del sud.

L’avvenimento più importante legato alla presenza di Goethe a Torbole è la ripresa del lavoro alla versione definitiva dell’Ifigenia. Egli la porta come accompagnatrice nella terra bella e calda e nella stanzetta con la vista sul lago, in un ambiente straniero, trova al forza di calarsi nello stato d’animo della sua eroina sulla costa del Tauride.

In barca da Torbole egli parte alla volta di Malcesine e durante il viaggio non manca di godere delle bellezze che le sponde del lago regalano: il poeta ritrae la costa nord con Riva e il monte Brione e nel passare davanti a Limone descrive con minuziosa precisione i giardini e le terrazze piantate ad agrumi.

Arrivato a Malcesine egli si reca di buon ora al vecchio castello scaligero, sia per godere da lassù la vista del meraviglioso panorama sul lago, sia per disegnare nel sole mattutino la torre costruita sulla roccia, con la vecchia edera che la ricopre.
Goethe viene scambiato dagli abitanti di Malcesine per una spia austriaca, in missione per l’imperatore Giuseppe II, per progettare un eventuale assalto e così si trova a dover difendersi davanti al lento e assente podestà, al suo più sveglio attuario e alla gente del posto. L’arringa di Goethe e l’aiuto fornito da un ex-emigrato in Germania, l’unico che sa parlare tedesco, Gregorio, danno un decisivo impulso per risolvere nel migliore dei modi l’allarme creato. Dopo che Goethe non tralascia di rinnovare le lodi del luogo, della posizione del castello e degli abitanti, sottolinea la saggezza e la prudenza dei due amministratori di giustizia e ottiene il permesso di visitare il luogo e la regione circostante a suo piacimento.

E così si conclude la rocambolesca avventura di Goethe sul lago di Garda, ma solo dopo i primi lustri dell’Ottocento si diffonde la conoscenza del suo diario di viaggio e il Garda acquisterà una sempre maggiore notorietà nelle terre d’Oltralpe, fino a diventare il lago italiano più amato e frequentato dai viaggiatori tedeschi e, in particolare, da poeti e scrittori.

Dal Lago di Garda, lo scrittore si reca a Verona e ne resta affascinato. Poi, si sposta a Vicenza e qui visita le opere architettoniche del Palladio. Verso la fine di settembre, Goethe arriva a Venezia e fa un tradizionale giro in gondola. Il viaggio di Goethe in Italia continua a Roma. Nella città eterna , l’intellettuale tedesco di fermerà fino alla primavera del 1787. La tappa successiva, invece, è Napoli, in cui Goethe soggiornerà per oltre un mese. In questo periodo, il romanziere si reca ben due volte sul Vesuvio e visita anche le altre località del territorio. Successivamente, Johann Wolfgang Goethe arriva in Sicilia e visita Palermo, Catania, Agrigento, Messina e Taormina. Dall’isola siciliana, torna a Napoli e poi a Roma. Solo nel giugno del 1788, Goethe rientra a Weimar, in Germania. Nel 1790, lo scrittore torna a Venezia e nel 1829 pubblica la sua celebre opera Viaggio in Italia, che racconta la sua esperienza nel nostro paese. Oltre a questo saggio, Goethe in Italia scrive o termina numerose altre opere, tra cui Ifigenia in Tauride. Il piacevole clima italiano e le bellezze del paesaggio hanno ispirato molto lo scrittore. Anche grazie a lui, il Lago di Garda nell’Ottocento diventa una rinomata meta turistica, scelta da altri intellettuali. Ciò che attrae maggiormente i turisti del tempo è il clima favorevole e le case di cura che sorgono nel territorio.





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mercoledì 1 aprile 2015

LA TEORIA DI HEIM



Burkhard Heim (Potsdam, 9 febbraio 1925 – Northeim, 14 gennaio 2001) è stato un fisico tedesco.

Ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di una teoria di campo unificata, che unisse relatività generale e meccanica quantistica.

Durante la seconda guerra mondiale, fu reclutato dai nazisti. A 19 anni, in un laboratorio, venne accecato dall'esplosione accidentale di un ordigno; inoltre perse entrambe le mani e riportò seri danni all'udito.

Il suo lavoro sulla teoria del tutto è solitamente indicato come teoria di Heim. La validità delle sue ipotesi è al centro di un serrato dibattito nella comunità dei fisici, dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, in quanto la NASA nel 2005 ha annunciato di voler intraprendere alcuni esperimenti volti a dimostrarne alcuni aspetti.

Burkhard Heim è un nome ancora poco noto al pubblico, eppure da molti fisici è considerato oggi un genio la cui opera è solo parzialmente compresa. La NASA si interessa a lui e alla sua teoria eterodossa, detta appunto Teoria di Heim, che potrebbe aprire, dopo ben 50 anni di dimenticatoio, opportunità inimmaginabili ai viaggi spaziali e non solo.

Heim è stato un fisico che ha dedicato gran parte dei suoi 76 anni di vita alla Fisica teorica e alla ricerca di una teoria di campo unificata, cioè una teoria che unisse la relatività generale di Einstein alla Meccanica Quantistica. Il suo interessamento alla Fisica iniziò che aveva solo 18 anni: nel 1943 incontrò il famoso fisico Werner Heisenberg, allora quarantaduenne, che in quel tempo stava lavorando alla realizzazione della bomba atomica. Sappiamo che Heisenberg rimase in Germania durante la seconda guerra mondiale, lavorando sotto il regime nazista, dove guidò il programma nucleare tedesco.

In quell’incontro, Heim propose a Heisenberg di utilizzare certe sostanze chimiche in grado di assicurare un’implosione che avrebbe attivato l’innesco della reazione atomica. Un’idea geniale, che fu però scartata da Heisenberg che la ritenne impraticabile, ma che pure in seguito fu adottata per lo sviluppo della bomba a idrogeno. Nonostante la giovanissima età di Heim, che in quell’incontro con uno dei mostri sacri della Fisica aveva solo 18 anni e nonostante il suo disaccordo sulla proposta di utilizzare un’implosione, Heisenberg rimase impressionato dalle capacità e dalla genialità del ragazzo.

Lo studio della Fisica teorica doveva aspettare per il giovanissimo Heim, che fu infatti richiamato al servizio di leva in aviazione, dove, disgraziatamente per lui, si dedicò ancora alla ricerca sugli esplosivi, che erano stati il suo primo amore nella ricerca. Fu proprio un’esplosione nel suo laboratorio di ricerca che lo menomò a soli 19 anni per il resto della sua vita. Il giovane perse le mani e diventò cieco e quasi completamente sordo, dovette subire una cinquantina di operazioni e convivere per il resto della sua vita con forti dolori. Nonostante queste tremende menomazioni, Heim, aiutato dai suo compagni, si iscrisse nel 1946 alla facoltà di Fisica di Göttingen, dove in seguito riuscì a laurearsi.

Passarono alcuni anni, finché, nel 1952, in un congresso di Astronautica tenutosi a Stoccarda, l’allora venticinquenne Heim presentò una sua teoria per la propulsione interplanetaria sotto il titolo piuttosto esoterico di “L’effetto controbarico dinamico come soluzione del problema astronautico“. Oggi molti fisici teorici stanno tentando l’unificazione attraverso l’introduzione di altre dimensioni oltre le quattro canoniche (le tre spaziali più il tempo). Ma fu Heim che, per primo al mondo, propose l’idea che la gravitazione, le forze elettromagnetiche deboli e forti, potessero essere trattate come distorsioni geometriche in uno spazio di dimensioni superiori. Nonostante il brillante esordio e nonostante le spaventose difficoltà esistenziali a cui era sottoposto, il giovane Heim continuò per tutta le vita i suoi studi sulla teoria dell’unificazione.

Il suo secondo intervento in un congresso di Astronautica fu nel 1954 e un eco delle sue ricerche dovette arrivare fin negli USA se alcuni giornali americani furono in grado di annunciare che erano in corso accordi contrattuali tra Burkhard Heim e  la Glenn L. Martin Company, una compagnia aerodautica statunitense fondata dal pioniere dell’aviazione Glenn Luther Martin che ora fa parte della Lockheed Martin.

Heim chiamava la sua teoria Principio della Dinamica Controbarica e la sua filosofia Sintrometria. Nei suoi lavori, Heim aveva iniziato la progettazione di un veicolo verso Marte. Inutile dire che le teorie così poco ortodosse di Heim entrarono in conflitto con gli interessi corposi  di grandi corporazioni tanto che, per paura di essere rapito o addirittura ucciso, Heim smise di dedicarsi alla ricerca sulle applicazioni pratiche per dedicarsi completamente agli aspetti teorici della sua teoria.
Nel 2004, a tre anni dalla sua morte, l’AIAA o Istituto Americano di Aeronautica e Astronautica ha voluto assegnare un premio nel campo dei voli ad energia nucleare ai due fisici Walter Dröscher e Jochem Hauser,  perché hanno saputo trasformare la teoria di Burkhard Heim in un dispositivo sperimentale di propulsione teoricamente in grado di viaggiare a velocità superluminali, cioè più veloce della luce. Nel 2008, l’AIAA  pubblicò una dichiarazione nella quale affermava che erano state condotte delle indagini  sperimentali in relazione all’esistenza di campi di gravità che non possono essere descritti attraverso la gravitazione convenzionale, ovvero come derivanti dall’accumulo di massa. Le indagini hanno adottato un approccio geometrizzante chiamato Teoria di Heim Estesa che amplia l’idea della geometrizzazione dello spazio di Einstein  impiegando i concetti complementari di Heim.
Secondo Heim, lo spazio è quantizzabile e ha una sua unità di misura che lui chiamava metrone. Quantizzabile significa che tra due “micro-punti” nello spazio c’è il nulla; alle quattro dimensioni di Einstein (quelle dello spazio-tempo ordinario), Heim ne aggiunge altre due, che descrivono lo spazio dei “progetti-disegni” o spazio delle strutture, uno spazio davvero speciale in cui le cose tendono a prender forma nel mondo reale.

A queste sei  dimensioni, Heim ne aggiunge ancora altre sei, le prime due delle quali descrivono lo spazio delle informazioni.

Le altre quattro dimensioni costituiscono uno spazio  davvero speciale: il passaggio dalle possibilità ovvero il mondo delle idee, delle strutture allo spazio in cui, secondo Heim, avviene il “governo” delle possibilità. E’ il passaggio allo spazio della manifestazione. Heim lo chiama anche “Spazio della Mente di Dio“.

Infine, all’attrazione gravitazionale, Heim, aggiunge altre due interazioni che agiscono sulla materia e che sono veicolate da quattro particelle: gravitoni, connessi alla gravitazione tradizionale,
gravitofotoni, fotoni e quintessenze.

La teoria di Heim è una raccolta di idee sulle leggi fondamentali della fisica proposte da Burkhard Heim e poi sviluppate ulteriormente da Walter Dröscher e Jochem Häuser. Molto del loro lavoro originale e delle teorie seguenti che ne sono derivate, non sono passate in peer review. Heim ha tentato di risolvere incompatibilità tra la teoria quantistica e la relatività generale. Per raggiungere l’obiettivo, ha sviluppato un approccio matematico basato sulla quantizzazione dello spaziotempo stesso e ha proposto il “metron” come un quanto (bidimensionale) dello spazio (multidimensionale). Parte della teoria è formulata in termini di operatori di differenza, Heim ha chiamato il formalismo matematico “Selector calculus”.

La matematica alla base della teoria di Heim, richiede uno spaziotempo esteso con dimensioni extra, varie formulazioni di Heim e dei suoi successori coinvolgono sei, otto o dodici dimensioni. Nello spaziotempo quantistico della teoria di Heim, le particelle elementari sono rappresentate come “forme hermetry” o strutture multidimensionali dello spazio. Heim ha affermato che la sua teoria deriva le masse delle particelle direttamente da costanti fisiche fondamentali e che le masse risultanti combaciano con i risultati sperimentali. Questo però è in disussione. Per Heim, questa natura composita era espressione di una struttura interna a sei dimensioni. Dopo la sua morte, altri hanno continuato col suo “iperspazio quantistico”. Sono notevoli le generalizzazioni teoriche avanzate da Walter Dröscher, che ha lavorato in collaborazione con Heim per un periodo. Le loro teorie combinate sono conosciute anche come teorie di “Heim-Droescher”.

Secondo la storia, Burkhard Heim era un disabile e solitario scienziato Tedesco, che aveva lavorato interamente al di fuori del solito contesto della fisica e tra il 1952 e il 1959 aveva sviluppato una nuova teoria delle particelle elementari e della gravità. Sfortunatamente, la sua principale pubblicazione era un libro auto-prodotto, disponibile solo in Tedesco, assieme ad alcuni articoli (in Tedesco) scritti in un giornale sulla aerodinamica. A causa della inaccessibilità dei suoi documenti in Inglese, del suo uso della matematica nonstandard che aveva inventato e del fatto che era molto riservato sui dettagli del suo lavoro, questo è rimasto quasi sconosciuto nella comunità della fisica. Questo è cambiato nel 2002, poco dopo la sua morte, quando Walter Dröscher e Jochem Häuser iniziarono a pubblicare documenti basati sul lavoro di Heim, dichiarando che la sua teoria alternativa della gravità permetteva la possibilità dell’antigravità e della propulsione ultralulimale.

Il campo di torsione, detto campo assione, campo di spin, campo spinore e campo microleptone, è un concetto scientifico che attinge dalla teoria di Einstein-Cartan e da alcune soluzioni non ortodosse delle equazioni di Maxwell. Il concetto del campo di torsione venne concepito nell’Unione Sovietica da un gruppo di grandi fisici negli anni ’80. Il gruppo, guidato da Anatoly Akimov e Gennady Shipov, iniziò la ricerca come Centro delle Tecnologie Nontradizionali sponsorizzato dallo stato.

Tutto è fatto di vuoto. La sua energia fa nascere, penetra e alimenta l’intero mondo esistente. Gli scienziati intelligenti lo sanno, ma sorridono scetticamente. Le nuove rappresentazioni della natura del vuoto fisico non combaciano con l’immagine del mondo creato dalla scienza classica. L’idea del Grande Vuoto, del Dao, era conosciuta in Cina 5000 anni fa. Oggi questa idea promette un cataclisma nella scienza naturale, nella tecnologia e in tutte le sfere della vita. Le equazioni di Shipov sul vuoto fisico spiegano e uniscono tutti i tipi di interazione presenti in natura. Queste formule dovrebbero dare risposte nuove e insolite per diverse aree, come il trasporto, le comunicazioni, la medicina, ecc.. Le soluzioni sono così improbabili che sono difficili da accettare.

Diversamente al meccanismo attribuito agli effetti dello spin quantistico, i campi di torsione coinvolgono l’uso dei classici spinners a lungo-raggio (Pauli) per descrivere tali interazioni. In questo non ci concentriamo sull’equazione di Diraci per descrivere lo spin del fermione, ma su un analogo classico, l’equazione di Bergmann-Michel-Telegedi (BMT) per spiegare gli effetti dello spin. La BMT procede da una estensione quasi-classica dell’equazione di Dirac con un termine di Pauli aggiuntivo e risponde al momento magnetico anomalo dell’elettrone e conferma l’effetto dell’auto-polarizzazione radiativa, ma senza necessità dell’applicazione standard dell’elettrodinamica quantistica.

I campi di torsione hanno anche l’importante caratteristica dell’essere influenzati dalla specifica topologia/geometria degli oggetti macroscopici e dei campi biologici, una caratteristica verificata dal lavoro di Glen Rein sul DNA irradiato da energia non-Hertziana emanata da vari schemi geometrici. I campi di torsione, secondo il lavoro del Dr.Buryl Payne, sono emanati anche da organismi viventi, inclusi gli umani, i gatti, i cani, i cavalli, le piante e i frutti. Possono essere rilevati da un semplice dispositivo di sua invenzione, chiamato “Biofield Meter”, che chiunque può costruire in un’ora con materiali di casa.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/laghi-lombardi-il-lago-di-garda.html

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domenica 22 marzo 2015

LE VILLE DI COMO : VILLA MONASTERO

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Un vasto parco, popolato da alberi secolari, ospita la storica Villa Monastero Pax. La proprietà si affaccia direttamente sull’acqua ed è circondata da alte mura di pietra.
L’effetto scenografico è garantito dalla posizione unica, dagli orizzonti aperti sui panorami comaschi, dagli scorci architettonici romantici e dai riflessi della fonte di acqua purissima che irrora le antiche rose e le secolari magnolie del parco.

Il complesso risale ad un'epoca molto antica: lo raccontano le alte mura di cinta con base romana e le terme.

Villa Monastero nasce infatti dalla continua ristrutturazione dell'antico monastero cistercense femminile di Santa Maria dal 1208 circa.
E' probabile che la sua fondazione sia da mettere in relazione con gli insediamenti religiosi della sponda opposta del lago: con il monastero dei SS. Faustino e Giovita sull' lsola Comacina, da cui provenivano i profughi del 1169.

Villa Monastero è una villa eclettica di gusto nordico. L'edificio è inizialmente un monastero femminile cistercense fondato a fine XII secolo a Varenna, che all'inizio del Seicento viene trasformato dalla famiglia valsassinese Mornico e successivamente ristrutturato e decorato in stile eclettico in particolare tra il 1897 e il 1909 dal suo ultimo proprietario tedesco Walter Kees, della città di Lipsia. L'ultimo intervento amplia inoltre il giardino. Nel 1936 la villa viene donata per diventare bene pubblico e museo dalla famiglia milanese di origini svizzere De Marchi. Nel 1940 viene aperto al pubblico il giardino e nel 1953 viene creato il centro congressi. Negli anni Settanta il compendio è di proprietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la villa è gestita dall'amministrazione della Provincia di Como; nel 1996, con l'istituzione delle nuove province, la sua gestione passa all'amministrazione della Provincia di Lecco che istituisce la casa museo. Nel 2009 l'intero compendio viene acquistato dalla Provincia di Lecco.

All'interno di Villa Monastero è istituita e aperta al pubblico nel 2003 una casa museo, riconosciuto nel 2005 dalla Regione Lombardia. Già nel 1996 era stata realizzata la parte monumentale della Casa Museo con 14 sale con decorazioni originali e l'arredamento originale dei vari proprietari. La casa museo è stata visitata da più di 40'000 visitatori. La casa museo conserva inoltre la collezione di strumenti scientifici appartenuti a Giovanni Polvani (1892-1970, Presidente della Società Italiana di Fisica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche) (strumenti di ottica, elettronica e meccanica)

Villa Monastero è circondato da un giardino con numerose rare specie botaniche. Il giardino, in allestimento a terrazze, è stata strutturata in diversi modelli nel corso degli anni, pur mantenendo un principale tema ricorrente. Il clima mite, peculiare al lago, permette numerose specie botaniche provenienti da tutto il mondo a crescere. Più specie sono aggiunti ogni anno. Nel 2013, più di 1.000 nuove specie sono stati piantati. Ad ogni volta che dei visitatori anno possono godere di una vera esplosione di colori, forme e profumi.

Oggi Villa Monastero è anche una casa museo in cui sono esposti un gran numero di oggetti appartenenti ai suoi diversi proprietari. Stile e gusto caratterizzano questo gioiello unico che è stato splende sul lago di Como per quattro secoli. Nel 18 ° secolo, personaggi di spicco italiani e stranieri della scena culturale e artistica frequentavano la villa, che è stata poi abitata. Le 14 stanze della casa sono completamente arredati. Tutti, dal Pool Hall al Music Hall, dal Mornico Parlour alla stanza principale, offrono  l'opportunità di tornare al passato attraverso i vari stili, i materiali preziosi e le decorazioni di lusso.

I fabbricati del monastero rimasero di proprietà dei Mornico dal 1569 al 1862, e durante questi tre secoli molte furono le ristrutturazioni funzionali. Dalla seconda meta dell'Ottocento, villa Monastero cominciò a subire una serie di trasformazioni ad opera dei successivi proprietari (Genazzini, Maumary Seufferheld, Kees, De Marchi).

Di particolare interesse è lo scalone, realizzato con marmi policromi, ceramiche, stucchi; anche il bagno detto pompeiano o di re Faruk, e un singolare documento di questo gusto.
Nel 1918 la proprietà fu confiscata e passò all' Opera Nazionale Combattenti; venne poi venduta al dott. Marco De Marchi il quale in seguito la lasciò in donazione all'lstituto Italiano di Idrobiologia Marco De Marchi.

Se il Mornico, primo proprietario privato, nella realizzazione della propria dimora si era ispirato a prestigiosi edifici tardorinascimentali lariani, Kees sembrò tenere presente non solo altre residenze locali, quali la villa Melzi di Bellagio e Villa Balbianello di Lenno, ma anche le suggestioni che gli provenivano dalla terra d'origine, che conferiscono alla dimora un aspetto piuttosto inconsueto nel panorama lariano. Seguendo il proprio gusto, che risente dello storicismo della seconda metà del XIX secolo, egli trasformò l'edificio seicentesco in una comoda residenza di villeggiature, dotata di notevoli comfort (un impianto di riscaldamento centralizzato, ovviamente germanico), arredandola con mobili ed oggetti che rivisitano gli stili del passato. Citazioni dal barocco tedesco compaiono soprattutto nella decorazione a stucco con lumeggiature dorate dell'imponente scalone in marmi vari, completata con ancor più evidenti richiami al mondo germanico con pannelli in maiolica in cui sono raffigurati Bach, Kant, Helmotz e Schlueter, il maggior architetto barocco. Vi sono però anche analogie nell'esuberanza decorativa degli arredi con le residenze che Luigi II di Baviera si era fatto costruire pochi anni prima, in particolare con Linderhof ed Herrenchiemsee.
L'elegante prospetto, su due piani, si affaccia direttamente sul lago lungo le cui sponde fa bella mostra di sé un singolare giardino, lungo e stretto, dove un'abbondante vegetazione accompagna il visitatore fra terrazze e belvedere panoramici con inconsueti scorci sul bacino centrale del lago. Statue e sculture ornamentali scandiscono il vialetto antistante cui si può accedere dal lago attraverso un'elegante scalea monumentale. Lo spiazzo antistante l'edificio, costruito a terrapieno, è ornato da balaustre e colonne tortili con un pregevole esempio di fontana barocca a quattro bacini sovrapposti. Fra il verde e i fiori del parco spiccano grandi vasi in pietra lavorata e un gruppo marmoreo incompiuto del Comolli noto come La Clemenza di Tito sul cui basamento si può ancora leggere un'antica iscrizione: "Morte trasse di mano a Gio. Battista Comolli lo scalpello che preparava questo storico emblema, nel 20 dicembre 1830". Tutto intorno eleganti cancellate in ferro battuto con lo stemma dei Mornico cingono la villa stagliandosi contro l'azzurro delle acque.
In questo scenario incantevole Fogazzaro scelse di ambientare la commedia "Nadejde" che gli fu probabilmente ispirata da un soggiorno presso questa elegante dimora. Dell'antico convento rimane la cappella che oggi è adibita a sala di studio e convegni.



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