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mercoledì 8 febbraio 2017

RAPIMENTI PER ORGANI



Il traffico di organi è l'attività illegale del commercio di organi umani utilizzati per il trapianto. Questo fenomeno è particolarmente diffuso nei paesi in via di sviluppo, in Asia, in Africa e soprattutto in Sud America.

Si fa riferimento ad almeno due ipotesi di casistiche: una persona permette il prelievo di propri organi dietro il pagamento di denaro, oppure una persona è uccisa durante l'intervento per prelevarne organi e tessuti. In questo contesto, si ipotizza un legame fra il traffico di organi e la scomparsa improvvisa di minori e clandestini, che si sospettano essere rapiti e uccisi per utilizzarne gli organi.

Un fattore che contribuisce a un'ipotetica domanda di organi è la lunghezza delle liste di attesa per avere un trapianto. Fra i destinatari degli organi, potrebbero esserci persone che hanno bisogno urgente di un trapianto d'organo a causa di una malattia terminale, mentre hanno una lunga lista d'attesa davanti. La lista d'attesa tiene conto di un duplice criterio, temporale e di urgenza, e tuttavia la disponibilità di organi non sempre riesce a coprire la necessità di trapianti urgenti.
Statisticamente, gli organi che vengono più frequentemente prelevati nel mercato del traffico illecito sono il rene, il pancreas, il fegato e la cornea.

Nonostante diverse informazioni apparse su più organi di stampa non vi sono dati certi su questa pratica a livello globale, mentre è stato documentato il traffico illegale per trapianto in alcuni singoli paesi come l'India, il Nepal e il Pakistan, la Cambogia, il Vietnam, il Laos. L'Indonesia, l'Afghanistan, il Mynamar, il Bangladesh, ecc. o per riti magici in Africa.

Diverse indagini internazionali hanno ripetutamente accusato il governo cinese di utilizzare i prigionieri di coscienza come fonte di organi. In particolare recenti indagini si focalizzano sul prelievo forzato di organi dai praticanti del Falun Gong poiché questi ultimi rappresentano la maggior parte dei prigionieri di coscienza in Cina. Secondo alcune dichiarazioni, come quella del trapiantologo Carl Groth, ex presidente della Transplantation Society, sarebbe ancora in uso la pratica di prelevare gli organi ai condannati a morte subito dopo l'esecuzione. Esistono appositi protocolli da osservare per le esecuzioni capitali, tesi a preservare gli organi per un loro prelievo.

In un rapporto del 2011 Dick Marty, membro dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha accusato il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaçi, d'aver capeggiato una banda mafiosa dedita al traffico di organi prelevati da prigionieri serbi appositamente assassinati durante e dopo la guerra del Kosovo del 1999, in varie località dell'Albania.

Nella zona est della grande area urbana di Khartoum in Sudan, oltre due milioni di persone in un reticolo di strade: baracche, mercati variopinti e imponenti minareti, a pochi metri dalla confluenza tra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. "È qui che i rapiti vengono caricati sui camion. E una volta che sono sui camion non ne escono più". A rivelarlo è una fonte della diplomazia internazionale, uno dei testimoni racconta il viaggio dei disperati verso la morte, e di far luce sulla reale dimensione della pratica più barbara: le uccisioni mirate all’espianto di organi.

"Talvolta – confessa il testimone – i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio e allora mi è stato raccontato che queste persone vengono consegnate a degli egiziani che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche".

Secondo i calcoli della GFI, il 10% dei 118.000 trapianti che ogni anno si praticano globalmente è illegale. In media 12.000 trapianti che fruttano al mercato nero e alle organizzazioni criminali internazionali fino a 1,4 miliardi di dollari.

Sono decine, forse centinaia, i bambini scomparsi. E' un giallo dai contorni torbidi e inquietanti: i fanciulli svaniscono all'improvviso, senza lasciare traccia. Oppure vengono ritrovati quando ormai è tardi: ai margini delle strade o sotterrati nei campi riaffiorano piccoli cadaveri abbandonati, corpi di bimbi squartati e sezionati orribilmente al solo scopo di prelevarne gli organi.

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mercoledì 17 agosto 2016

TRAPIANTI E RELIGIONI

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I trapianti sono accettati dalla Chiesa cattolica e la donazione è incoraggiata in quanto atto di carità. Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Evangelium Vitae” ha invitato la comunità cattolica a interessarsi a realtà nuove che a volte trovano nei credenti una certa resistenza. È il caso, per l’appunto, della donazione degli organi.
Buddismo: la donazione è una questione di coscienza individuale.
Ebraismo: gli ebrei ritengono che se è possibile donare un organo per salvare una vita, è obbligatorio farlo. Poiché ridare la vista è considerato salvare la vita, è incluso anche il trapianto della cornea.
Greco Ortodossa: non pone obiezioni alle procedure che contribuiscono a migliorare lo stato di salute dell’uomo, ma la donazione dell’intero corpo per la sperimentazione o la ricerca non ne segue la tradizione.
Induismo: la donazione degli organi per il trapianto è una decisione di tipo individuale.
Islam: i maomettani approvano la donazione da parte di donatori che abbiano dato in anticipo il proprio consenso per iscritto e gli organi non devono essere conservati, bensì trapiantati immediatamente.
Protestantesimo: incoraggia e sostiene la donazione degli organi.
Mormoni: la donazione degli organi per i trapianti è una questione personale.
Testimoni di Geova: la donazione è questione di coscienza individuale fatto salvo che tutti gli organi e i tessuti devono essere completamente privi di sangue.

Non sono tanto i numeri, che restano comunque positivi, a indicare la qualità del sistema italiano dei trapianti. La vera cartina di tornasole è la crescita organizzativa che lo sostiene. Sono migliorate le terapie sui pazienti in lista di attesa per un organo e quelle successive all’intervento. Questo si traduce in una minore mortalità. Per la gestione del meccanismo donatore/ricevente non esistono più tre livelli di coordinamento ma due, dopo l’eliminazione dei centri interregionali. Ciò equivale a uno snellimento tecnico e di passaggi. Di pari passo sono diminuiti gli ospedali dove si trapianta, scesi sotto i 45. La concentrazione delle operazioni significa maggiore casistica e qualità chirurgica.

Il rendiconto del 2015 è stato presentato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha parlato di eccellenza. Gli accertamenti di morte sono stati 2.332 e la rete ha offerto 1.388 donatori di cui 1.170 sono stati utilizzati. In aumento i donatori di tessuti, in particolar modo la cornea. Notevole l’incremento della donazione da vivente di rene e fegato. Poi la donazione a cuore fermo, la vera novità dell’anno scorso. Sono state 6, alle quali si sono aggiunti altri due casi nel 2016. Il successo di questa via alternativa è dovuto alle tecniche di riperfusione attraverso la macchina Ecmo (circolazione extracorporea), che ossigena i tessuti permettendo di recuperare lo svantaggio dei 20 minuti di attesa dopo che il battito si è fermato, il tempo necessario per l’accertamento di morte. Una specie di “restauro” degli organi. Si è concluso dunque con un segno positivo l’anno 2015 per i trapianti di organo nel nostro Paese, con un totale di 3.317 interventi eseguiti (67 in più rispetto al 2014 e 228 rispetto al 2013). Cresce complessivamente l’intera attività trapiantologica, con alcune peculiarità: cuore e fegato hanno registrato un buon incremento, arrivando rispettivamente a 246 (19 in più rispetto al 2014) e 1.067 interventi (10 in più rispetto al 2014). I trapianti di rene sono stati 1.877, in aumento grazie agli interventi eseguiti da donatori viventi. Il polmone ha subìto una leggera inflessione (112 nel 2015; 126 nel 2014), mentre il pancreas risulta in crescita (50 nel 2015; 43 nel 2014). Altrettanto positiva l’attività trapiantologica per i tessuti e le cellule staminali emopoietiche; per quest’ultime, sono stati 704 i trapianti da donatore non familiare adulto (+11 rispetto al 2014) e in aumento quelli da donatore familiare semi-compatibile (“aploidentico”).


Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, alla domanda su quali potranno essere ulteriori strategie per assottigliare il gap tra pazienti in attesa (9.070) e offerta di organi, risponde: «È un concetto superato. Consideriamo piuttosto i pazienti in lista che vengono operati nel giro di due tre anni, sono 8 su 10. La sopravvivenza è aumentata, prima e dopo il trapianto. La mortalità oscilla tra il 2% dei malati di rene e il 10% di quelli del polmone».
Le zone d’ombra si intravedono nelle regioni del Sud Italia, che però stanno lavorando per guadagnare terreno. Mettere i propri organi a disposizione della comunità attraverso una dichiarazione ufficiale è una strada facile? «Sì in alcuni Comuni, come Milano, Bologna, Cagliari, Ancona e Perugia dove si può indicare il consenso al prelievo al momento di richiedere o rinnovare la carta di identità. Roma era partita bene, poi sono sopraggiunti problemi burocratici» spiega Nanni Costa. Sono 553 (all’11 febbraio 2016) le amministrazioni già partite col nuovo sistema di raccolta (454 nel 2015) . Fra quelli che accettano di dichiarare, il diniego è inferiore al 10%.



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