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venerdì 5 febbraio 2016

IL PASSO DEL MORTIROLO

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Il passo del Mortirolo (1.852 m), detto anche passo della Foppa, mette in comunicazione la Valtellina con la val Camonica, a mezzo dell'omonima valle del Mortirolo, collegando la provincia di Brescia con quella di Sondrio attraverso i comuni di Monno e Mazzo di Valtellina.

Si tratta di una strada stretta e poco frequentata, in quanto l'alternativa del passo dell'Aprica è molto più agevole e sicura per raggiungere Bormio e la parte alta della Valtellina provenendo dal bresciano o dal Trentino.

Nell'aprile del 1945, durante la seconda guerra mondiale fu teatro di due battaglie tra i partigiani e le truppe tedesche in ritirata verso la Germania.

Il passo si può raggiungere da tre diversi versanti:

da nord dalla Valtellina partendo da Mazzo di Valtellina (bivio sulla Strada statale 38 dello Stelvio) oppure da Tovo di Sant'Agata secondo due differenti percorsi che risalgono lo stesso versante ricongiungendosi poi nel finale;
da sud dalla val Camonica, passando per Monno (bivio sulla strada statale 42 del Tonale e della Mendola, a breve distanza da Edolo);

Dopo essere rimasto per molti anni una strada secondaria di montagna, sterrata, il Mortirolo è salito alla ribalta a partire dal 1990, quando è stato inserito nel percorso del Giro d'Italia, a causa delle pendenze molto accentuate e costanti nel suo versante settentrionale.

Dopo essere stato asfaltato, è stato percorso in più occasioni durante la corsa ciclistica, con imprese entrate nella leggenda del ciclismo: si ricorda in particolare la fuga solitaria dell'allora emergente Marco Pantani nel Giro d'Italia 1994, che staccò quotati avversari come Miguel Indurain, Evgenij Berzin e il compagno di squadra Claudio Chiappucci.

Nel mese di maggio 2006 è stata posata al km 8 della salita, in località "Piaz de l'acqua", una scultura, realizzata da Alberto Pasqual, dedicata a Pantani. Il campione romagnolo è raffigurato durante uno scatto, con le mani basse sul manubrio, voltato a scrutare gli avversari.

Sempre nel 2006 il Giro d'Italia è passato per le strade del Mortirolo (versante di Mazzo di Valtellina): primo a transitare è stato Ivan Basso, poi vincitore di quell'edizione del Giro, con a ruota Gilberto Simoni.

Il Giro d'Italia 2010 ha nuovamente proposto il Mortirolo dal versante di Mazzo: primo a passare in vetta è stato vinto ancora una volta Ivan Basso seguito a ruota dal compagno di squadra Vincenzo Nibali e da Michele Scarponi. Basso si aggiudicherà anche quel Giro conquistando la maglia rosa proprio nella tappa del Mortirolo con arrivo all'Aprica strappandola allo spagnolo David Arroyo nonostante la tentata rimonta dello spagnolo in discesa.

Nel Giro d'Italia 2012 il valico è ritornato al centro dell'attenzione, ma dal versante inedito di Tovo di Sant'Agata, insieme al passo dello Stelvio, entrambi scalati nella stessa tappa il 26 maggio. Primo a transitare in vetta lo svizzero Oliver Zaugg.

Il versante nord, con inizio a Mazzo di Valtellina (552 m s.l.m.), oggi è considerato come una delle salite più dure d'Europa, assieme allo Zoncolan e all'Angliru, ed è meta di "pellegrinaggio" di molti cicloamatori che si cimentano nella difficile scalata; presenta una lunghezza di circa 12,5 chilometri per un dislivello di 1300 metri: la pendenza media è superiore al 10% (10,45%) e vi sono diversi settori con punte fino al 18%. Nel tratto tra il terzo e il nono chilometro le pendenze non scendono mai sotto l'11%, salvo addolcirsi solamente negli ultimi chilometri. I migliori professionisti lo percorrono in meno di 45 minuti (Ivan Gotti che detiene il record impiegò 42'40" nel Giro d'Italia 1996 e 43'10" nel Giro d'Italia 1997). Di pendenza media analoga, ma più irregolare e con un tratto cementato, è il percorso che sempre da nord parte da Tovo di Sant'Agata.

Il versante sud di Edolo, misura 17,2 chilometri, parte da quota 699 metri e ha una pendenza media del 6,7%; è più facile anche se più lungo. Si parte da Edolo e per il primo tratto di salita si segue la statale della Val Camonica per poi svoltare per Monno (1066 m s.l.m.), dove inizia la vera salita di 11,2 chilometri; vi sono alcuni tornanti abbastanza impegnativi ma poi la salita è regolare (circa al 6-7%) fino al quattordicesimo chilometro dove c'è addirittura un breve tratto in falsopiano. Il tratto più duro arriva in prossimità del sedicesimo chilometro, a quota 1720 m, con più di 500 metri abbondantemente sopra il 10%. Da questo versante il Giro transitò una sola volta, nel 1990 (la prima in assoluto sul Mortirolo), e vide transitare per primo sul passo Leonardo Sierra che poi vinse anche la tappa che si concludeva all'Aprica con partenza da Moena.

Il versante ovest dall'Aprica passante per Trivigno è invece il più lungo (circa 25 km) e il più facile con un lungo tratto suggestivo in quota (max 1940m s.l.m. circa) dopo un'ascesa di 12,2 km al 6% circa fino a poco dopo Trivigno. Una variante è quella che da Ronco di Corteno Golgi in Valcamonica sale al Monte Padrio (8,4 km al 10,7% di pendenza media) e quella che da Tirano in Valtellina sale a Trivigno (17 km al 7.4% di pendenza media): entrambe hanno poi in comune l'ultimo tratto in quota del versante dall'Aprica fino al Mortirolo.

I professionisti lo percorrono in meno di 45 minuti, e ogni anno migliaia di cicloamatori lo affrontano con grande entusiasmo.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/12/la-valtellina.html




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venerdì 29 gennaio 2016

IL PASSO DEL GAVIA

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Il Passo del Gavia (2.652 m) mette in comunicazione la valle del Gavia (Valfurva) e l'alta Valle Camonica, ai confini fra le province di Sondrio e Brescia.

È meta turistica frequente di cicloamatori e motociclistici d'estate e con scarso traffico veicolare, soggetto a chiusura invernale.

In prossimità del passo (300 m circa) esiste, unico in Italia, un lembo di Tundra artica, relitto dell'ultima glaciazione (Glaciazione Würm), che copre una estensione di circa quattrocento metri quadrati, disteso su piccoli dossi morenici. Su suoli poligonali esso accoglie specie tipiche come: Polytrichum sexangularis, Salix herbacea, Carex curvula, Loiseleuria procumbens, Ranunculus glacialis, etc. Si tratta quindi di una zona ad alto valore naturalistico, nonché ad altrettanto elevata vulnerabilità, che meriterebbe una considerazione ed una descrizione assai più approfondita.

La salita del Gavia, classificabile come salita alpina lunga, dall'importante dislivello, dall'elevata quota altimetrica raggiunta e con pendenze medio-alte dal versante di Ponte di Legno, è meta frequente di cicloamatori d'estate. Meno duro (più lunga, ma pendenze meno difficili) il versante opposto da Bormio-Santa Caterina Valfurva.

Il Passo di Gavia è stato reso celebre dal Giro d'Italia di ciclismo, in quanto rappresenta una delle salite diventate ormai mitiche, nonostante sia una strada secondaria poco frequentata dal traffico veicolare. È stata Cima Coppi per 7 volte nel 1989, 1996, 1999, 2004, 2006, 2008, 2010.

La prima ascesa risale al 1960, con la celebre impresa del vicentino Imerio Massignan, passato solitario in vetta, ma che dovette cedere al lussemburghese Charly Gaul a causa di ben due forature in discesa, arrivando al traguardo di Bormio con 14 secondi di ritardo e con il tubolare a terra, poiché non aveva potuto sostituirlo in fase finale di gara. Allora la strada era ancora sterrata in molti tratti.

Nell'anno successivo il Giro doveva passare nuovamente dal passo, ma la corsa fu deviata per neve a favore del passo dello Stelvio.

Dopo di allora si tornò a salire il passo Gavia solo nel Giro d'Italia 1988, con una tappa divenuta mitica, corsa sotto un'improvvisa e inaspettata bufera di neve.

Nel 1989 la scalata fu nuovamente annullata per le avverse condizioni meteo mentre nelle edizioni del 1996, del 1999, del 2000, del 2008 e del 2010 si riuscì a transitare regolarmente, nonostante nel 2010 la tappa sia stata in dubbio fino alla mattina stessa della scalata; in quella occasione la salita al passo è stata affrontata, per la prima volta, dal versante di Bormio mentre in precedenza era sempre stata affrontata da quello, ben più difficile, di Ponte di Legno.

La seconda parte della salita al Passo dal versante bresciano di Ponte di Legno è stata asfaltata durante gli anni novanta proprio a causa del passaggio della manifestazione ciclistica.

Oggi, insieme al Passo del Mortirolo che si può percorrere in successione una volta scesi in Valtellina, rappresenta una delle mete più ambite dai cicloamatori.

Il transito sul passo era previsto anche nella 19ª tappa del Giro d'Italia 2013 (Ponte di Legno-Val Martello) assieme al Passo dello Stelvio, ma a causa delle avverse condizioni meteorologiche i due passaggi sono stati annullati e la tappa prima modificata in più punti e poi definitivamente annullata. La medesima tappa è stata riproposta per il Giro d'Italia 2014 e nonostante le condizioni meteo difficili (neve durante il passaggio in vetta), ha visto il transito per primo del colombiano Robinson E. Chalapud Gomez. La salita è stata affrontata dal versante di Ponte di Legno.

Il Passo Gavia, mette in comunicazione nella stagione estiva le province di Sondrio e Brescia, ed è uno dei valichi alpini più alti di tutta Europa.

Il passo è percorribile solo da tarda primavera fino ad autunno inoltrato. Ogni anno appassionati di ciclismo e motociclismo provenienti da tutta Europa scelgono su questa via non solo per le sue caratteristiche morfologiche e naturalistiche ma anche perché il traffico automobilistico è piuttosto scarso.


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lunedì 6 luglio 2015

IL PASSO DEL MARTIROLO



Il Passo del Mortirolo mette in comunicazione le province di Sondrio (Mazzo in Valtellina) e Brescia (Monno).

E’ aperto da inizio estate fino ad autunno inoltrato e dopo essere stato considerato un percorso secondario per molti anni, è oggi tra i passi alpini più conosciuti in quanto tappa del Giro d’Italia.

Spartiacqua fra Adda e Oglio permette di godere una larga panoramica, dai paesi che punteggiano il fondovalle dell' Alta Vallecamonica e della Valtellina, ai maestosi gruppi dell'Adamello, Ortles e Bernina.

Il Mortirolo è diventato una accattivante meta estiva con il laghetto e le sue splendide montagne.

Nell'aprile del 1945, durante la seconda guerra mondiale fu teatro di due battaglie tra i partigiani e le truppe tedesche in ritirata verso la Germania.

Il passo si può raggiungere da tre diversi versanti:
da nord dalla Valtellina partendo da Mazzo di Valtellina (bivio sulla Strada statale 38 dello Stelvio) oppure da Tovo di Sant'Agata secondo due differenti percorsi che risalgono lo stesso versante ricongiungendosi poi nel finale;
da sud dalla val Camonica, passando per Monno (bivio sulla strada statale 42 del Tonale e della Mendola, a breve distanza da Edolo);

Dopo essere rimasto per molti anni una strada secondaria di montagna, sterrata, il Mortirolo è salito alla ribalta a partire dal 1990, quando è stato inserito nel percorso del Giro d'Italia, a causa delle pendenze molto accentuate e costanti nel suo versante settentrionale.

Dopo essere stato asfaltato, è stato percorso in più occasioni durante la corsa ciclistica, con imprese entrate nella leggenda del ciclismo: si ricorda in particolare la fuga solitaria dell'allora emergente Marco Pantani nel Giro d'Italia 1994, che staccò quotati avversari come Miguel Indurain, Evgenij Berzin e il compagno di squadra Claudio Chiappucci.

Nel mese di maggio 2006 è stata posata al km 8 della salita, in località "Piaz de l'acqua", una scultura, realizzata da Alberto Pasqual, dedicata a Pantani. Il campione romagnolo è raffigurato durante uno scatto, con le mani basse sul manubrio, voltato a scrutare gli avversari.

Il versante nord, con inizio a Mazzo di Valtellina (552 m s.l.m.), oggi è considerato come una delle salite più dure d'Europa, assieme allo Zoncolan e all'Angliru, ed è meta di "pellegrinaggio" di molti cicloamatori che si cimentano nella difficile scalata; presenta una lunghezza di circa 12,5 chilometri per un dislivello di 1300 metri: la pendenza media è superiore al 10% (10,45%) e vi sono diversi settori con punte fino al 18%. Nel tratto tra il terzo e il nono chilometro le pendenze non scendono mai sotto l'11%, salvo addolcirsi solamente negli ultimi chilometri. I migliori professionisti lo percorrono in meno di 45 minuti (Ivan Gotti che detiene il record impiegò 42'40" nel Giro d'Italia 1996 e 43'10" nel Giro d'Italia 1997). Di pendenza media analoga, ma più irregolare e con un tratto cementato, è il percorso che sempre da nord parte da Tovo di Sant'Agata.

Il versante sud di Edolo, misura 17,2 chilometri, parte da quota 699 metri e ha una pendenza media del 6,7%; è più facile anche se più lungo. Si parte da Edolo e per il primo tratto di salita si segue la statale della Val Camonica per poi svoltare per Monno (1066 m s.l.m.), dove inizia la vera salita di 11,2 chilometri; vi sono alcuni tornanti abbastanza impegnativi ma poi la salita è regolare (circa al 6-7%) fino al quattordicesimo chilometro dove c'è addirittura un breve tratto in falsopiano. Il tratto più duro arriva in prossimità del sedicesimo chilometro, a quota 1720 m, con più di 500 metri abbondantemente sopra il 10%. Da questo versante il Giro transitò una sola volta, nel 1990 (la prima in assoluto sul Mortirolo), e vide transitare per primo sul passo Leonardo Sierra che poi vinse anche la tappa che si concludeva all'Aprica con partenza da Moena.

Il versante ovest dall'Aprica passante per Trivigno è invece il più lungo (circa 25 km) e il più facile con un lungo tratto suggestivo in quota (max 1940m s.l.m. circa) dopo un'ascesa di 12,2 km al 6% circa fino a poco dopo Trivigno. Una variante è quella che da Ronco di Corteno Golgi in Valcamonica sale al Monte Padrio (8,4 km al 10,7% di pendenza media) e quella che da Tirano in Valtellina sale a Trivigno (17 km al 7.4% di pendenza media): entrambe hanno poi in comune l'ultimo tratto in quota del versante dall'Aprica fino al Mortirolo.




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martedì 30 giugno 2015

I PASSI DI PONTE DI LEGNO



Situato al confine tra la Lombardia ed il Trentino Alto Adige, circondato dai gruppi Adamello - Presanella, Ortles Cevedale e Brenta, il Passo del Tonale è un anfiteatro naturale aperto e panoramico che si dispiega dai 1.884 ai 3.100 metri di quota.

Località turistica invernale d'eccellenza, il Passo Tonale con il Ghiacciaio Presena è da sempre garanzia per una lunghissima stagione sulla neve.

Il Passo, completamente esposto al sole, è una palestra ideale per l'insegnamento dello sci, con tracciati adatti ai principianti ma non solo.

In estate è l’ideale punto di partenza per passeggiate, escursioni alpinistiche e gite in mountain bike lungo i percorsi dell' Adamello Bike Arena.

La cabinovia Paradiso che porta in ghiacciaio è aperta anche nei mesi estivi, a disposizione degli alpinisti e di tutti coloro che vogliono provare un’escursione in quota.

Il Tonale può essere raggiunto tramite la strada statale 42 del Tonale e della Mendola, che congiunge Treviglio in provincia di Bergamo con Bolzano attraverso i due passi omonimi, oppure via aereo tramite il medesimo altiporto, situato a inizio paese lato provincia di Trento.

Centro turistico sia estivo che invernale, il passo del Tonale è punto di appoggio per numerosi itinerari alpinistici ed escursionistici che consentono di prendere contatto con la natura delle Alpi Retiche e la realtà storica della Guerra Bianca che qui ha lasciato numerosi segni ancora vivi nel paesaggio. Le montagne circostanti il passo del Tonale furono, infatti, teatro di combattimenti durante la prima guerra mondiale: un sacrario monumentale, opera di Timo Bortolotti realizzato negli anni trenta del Novecento accoglie oggi le spoglie di oltre 800 caduti italiani e austro-ungarici. In zona è possibile visitare il Museo della guerra bianca in Adamello a Temù, oltre alle interessanti raccolte di cimeli di Vermiglio e di Peio. Nel 2011, a passo Paradiso, a 2600 m s.l.m., è stato inaugurato un percorso multimediale all'interno di una galleria originale del conflitto: Suoni e voci della Guerra Bianca.

Maggiore fra le stazioni di sport invernali del Trentino e della Lombardia, dispone di un comprensorio sciistico di oltre 100 km di piste, che, dall'inverno 2006, grazie ad una cabinovia è stato integrato definitivamente con le stazioni di Ponte di Legno e di Temù. Grazie alle piste della vedretta del Presena al Tonale è possibile sciare anche da ottobre fino a luglio.

Valico alpino dalle difficoltà ciclistiche non elevate, transitato più volte dal Giro d'Italia, nel 2010 è stato arrivo di tappa della penultima tappa del Giro d'Italia 2010, tappa vinta dallo svizzero Johann Tschopp e caratterizzata dalla nevosa salita (e discesa) del passo Forcola di Livigno e del passo Gavia. Inoltre in questa edizione la salita al passo è stata uno dei tratti decisivi per la vittoria finale di Ivan Basso nel Giro d'Italia 2010.

Nei periodi d'estate è attivo anche l'Aviosuperficie del Tonale.



Il Passo Gavia (2651 m.) mette in comunicazione nella stagione estiva le province di Sondrio e Brescia ed è uno dei valichi alpini più alti di tutta Europa.

Il versante nord si raggiunge partendo da Bormio in direzione Santa Caterina Valfurva (circa 23 km) oppure si può risalire lungo i tredici kilometri che lo separano da Ponte di Legno.

Questo valico veniva utilizzato già nel XIII secolo quando i mercanti veneziani lo percorrevano con le loro merci per raggiungere Bormio e da lì intraprendere poi il lungo cammino verso la Germania attraverso la Via Imperiale.

Nel corso dei secoli il Passo Gavia acquisì sempre più importanza essendo una delle vie privilegiate di comunicazione tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano.

Ai giorni nostri il nome del Passo Gavia è invece indissolubilmente legato sia agli eventi bellici della prima guerra mondiale (fu teatro di numerosi scontri di importanza fondamentale le cui testimonianze si trovano ancor oggi sulla Cima Vallombrina) che a numerose imprese legate al Giro d’Italia.

Il passo Gavia presenta l’ambiente e la vegetazione tipiche dell’alta quota con un caratteristico laghetto alpino, chiamato lago Bianco per la limpidezza delle sue acque, posto proprio sulla sua sommità.

Dal passo è possibile godere di una vista incomparabile sul gruppo dell’Ortles e su quello dell’Adamello. Dal passo, volgendo lo sguardo in direzione est, è possibile ammirare la parete rocciosa del Corno dei Tre Signori in fronte a cui si trova il monte Gavia. In direzione nord si possono invece ammirare le vette del Tresero e del San Matteo mentre a sud vi è la Val delle Messi che custodisce il lago Nero.

Dalle vette circostanti nascono anche due importanti fiumi: l’Oglio, che attraversa la Val Camonica, e il Noce che compie la sua corsa lungo la Val di Sole.

E’ideale punto di partenza per numerose passeggiate sulle cime circostanti come il Pizzo Tresero.

In vetta vi sono due strutture ricettive che permettono sia il ristoro che il pernottamento.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/ponte-di-legno.html


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PONTE DI LEGNO

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La località di Ponte di Legno è situata in provincia di Brescia, nell’alta Lombardia. E’ una delle località storiche del turismo estivo di montagna italiano, in quanto fin dai primi del Novecento veniva scelta come meta di vacanza dalla borghesia di quei tempi.

A Ponte di Legno la vacanza estiva si intende all’insegna delle attività all’aria aperta: si possono effettuare escursioni, arrampicate, semplici passeggiate o percorsi fotografici, oppure ancora percorrere i numerosi sentieri in bicicletta. Il tutto circondati da un paesaggio spettacolare, tra montagne, boschi, prati e laghi.

La storia di Ponte di Legno inizia all'incirca nell' 800, quando Carlo Magno affida il controllo della Valle Camonica al monastero di San martino di Tours.

L'edificio religioso più importante infatti è senza dubbio la Chiesa di S. Appollonio, in località Plampezzo. Si tratta di un'antica chiesa risalente al XII secolo, con affreschi del XIII secolo di mano del pittore Johannes da Volpino.

Per quanto riguarda invece gli edifici civili, non ve ne sono nell'abitato degni di nota. Però Ponte di Legno è stata teatro di battaglie durante la Prima Guerra Mondiale, e nei dintorni dell' abitato è possibile visitare le vecchie trincee e camminamenti, resti di fortificazioni ed insediamenti militari.

Il confine italo - austriaco si snodava lungo le cime del massiccio dell'Adamello-Brenta. Il Passo Tonale era stato individuato come punto focale da parte degli italiani per un eventuale offensiva antiaustriaca. Unica difesa italiana era il forte di Corno d'Aola, realizzato a monte di Pontedilegno. Gli austriaci avevano invece realizzato un grande sbarramento costituito da 5 forti disposti secondo uno schema ben consolidato.

Le cruenti battaglie hanno lasciato tracce ancora visibili sul territorio: trincee, casematte, forti ed interi villaggi militari sono spesso meta di gite ed escursioni. Sono numerosi gli itinerari che offrono la possibilità di visitare quei luoghi che un tempo furono teatro di quei tragici eventi.

Dal paese si può ammirare per intero il gruppo del Castellaccio, costituito dall'omonimo monte, dalla cima Lagoscuro, dalla cima Payer e dalla cima Venezia. Salendo invece dapprima in Valbione e in seguito al Corno D'Aola, a circa 2000 m s.l.m., si domina l'intero paese, il gruppo del Salimmo, costituito dall'omonimo monte, dalla cima Casola e dalla cima Corno d'Aola e perfino il Passo del Tonale. È possibile inoltre osservare per intero Vescasa, la già citata Valbione, dove si trova un laghetto per la pesca sportiva di trote, un campo da golf a nove buche e un ristorante tipico e la Conca di Pozzuoli da dove si diramano sentieri per la Bocchetta di Casola e per la Cima Salimmo.

La frazione di Poia, ormai inserita nell'abitato, ne costituisce la propaggine occidentale. Le frazioni di Zoanno e Precasaglio si trovano poco più in alto del capoluogo, verso nord. La frazione di Pezzo, invece, resta isolata e rappresenta il paese della valle ad una maggiore altitudine.

Ponte di Legno è il punto geografico dove il torrente Narcanello, che scende dal ghiacciaio del Pisgana, ed il torrente Frigidolfo, proveniente da Val Malza e dal Lago Nero, si incontrano dando vita ad un importante fiume del nord e uno degli affluenti principali del Po, l'Oglio.

Essendo la zona anticamente una palude, il fondovalle è stato più volte bonificato sia per permettere la costruzione di nuovi edifici, sia, soprattutto prima dell'avvento del turismo, per favorire la coltivazione e la pastorizia.
Ponte di Legno fu conosciuto in passato come Ponte Da Legno o Dalegno, noto da documenti di epoca carolinga come Dalaunia. L'origine della parola è incerta, potendo correlarsi al popolo degli Anauni della Val di Non o dei Genauni della Val Genova, citati nel Trofeo delle Alpi, ma numerosi sono i toponimi di derivazione celtica o germanica sparsi per l'Europa con la terminazione -launum, tali da non portare a un unanime consenso.

Il Castello di Castelpoggio si trova in località Poia. All'ingresso occidentale di Ponte di Legno, si trovava in epoca longobarda (VII sec) una fortificazione che venne smantellata nel 1455 dall'editto di distruzione delle rocche camune emesso da Venezia. Nel 1853 erano ancora presenti dei ruderi, ma nel 1914 vennero erette delle strutture militari, delle trincee e dei camminamenti; a ciò va ad aggiungersi che la zona fu pesantemente bombardata durante la guerra. Nel 1922 il conte Giuseppe Zanchi De Zan acquista il poggio e costruisce l'attuale castello. Nel secondo dopoguerra nel maniero sono stati ricavati 21 miniappartamenti: 12 nel castello, 7 nelle stalle, 1 nella casetta del maggiordomo ed 1 nella cappella. Il castello ha una cinta muraria lunga 580 m con merlature ghibelline e 6 accessi.

La chiesa Parrocchiale della Santissima Trinità di Ponte di Legno fu edificata nel 1685 seguendo lo stile barocco, ed è affiancata da un campanile del 1500. La chiesa contiene opere pregevoli dello Zotti ed un polittico riconducibile alla scuola dell'Olivieri. L'altare maggiore costituisce un complesso monumentale e compatto, con statue imponenti: è la sintesi più matura di tutta la scultura lignea della Valle Camonica ed è attribuito alla bottega d'intaglio di Domenico e Giovan Battista Ramus. L'organo, opera del Mottironi di Cortenedolo, risale al 1843 ed è ancor oggi utilizzato per i concerti, dopo un recente restauro che gli ha restituito una straordinaria qualità sonora.

La chiesa di Sant'Apollonio è considerata una delle chiese più antiche della Valle Camonica, in quanto a causa della struttura tipicamente romanica viene fatta risalire all’XI secolo. È possibile leggere sull'edificio un intervento volto all'innalzamento della stessa di circa un metro e mezzo, avvenuto tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo. Altri rimaneggiamenti avvenuti nel XVII secolo hanno invece coperto gli affreschi originari (datati al XIV secolo) con nuovi dipinti, che asportati nel 1965 sono oggi conservati presso il municipio di Ponte di Legno.

Sulla parete nord dell'edificio è possibile leggere un'apertura che doveva condurre nell'antica sagrestia, già documentata nel 1716, ma demolita alla metà del XX secolo. Immagini scattate negli anni quaranta della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Brescia, Cremona e Mantova ricordano questo edificio.

Nel 1567, con la visita del vescovo di Brescia Bollani, la chiesa è in pieno decadimento: viene consigliato di restaurarla o abbatterla. Singolari sono le vicende della dedicazione: a partire dal 1684 nelle relazioni parrocchiali viene denominata Sant'Apollonia, al femminile.

Nell'Ottocento la chiesa era definita "campestre" e ricordata come sussidiaria della parrocchiale di Santa Lucia di Pezzo, ma già nella prima metà del XX secolo era adibita a fienile. Solo tra il 1947 ed il 1949 vengono eseguiti i primi lavori di restauro e all'inizio degli anni sessanta la chiesa venne acquisita dal Bim di Valle Camonica.

Durante i lavori di restauro del 1965, volti all'asportazione di alcuni affreschi seicenteschi, attualmente posizionati nella sala consiliare del Comune di Ponte di Legno, vengono scoperte nello strato sottostante delle raffigurazioni tardogotiche.

Nel 2006 l'edificio è stato nuovamente sottoposto a lavori di ristrutturazione che hanno riportato alla luce la pavimentazione in selciato interna e ricoperte le caratteristiche ed originarie facciate esterne di pietra locale.
Zoanno sorge una balza nella Valle del Frigidolfo in posizione dominante su Ponte di Legno, ad una settantina di metri d'altezza rispetto al fondovalle, ed è orientato verso est.

A nord-est la valle è chiusa dai monti Caione e Graole, mentre ad est si innalzano le vette della Bleis, di Cima le Sorti e il Dosso di Cò de Mòrt, da cui originano la Val del Calò, la Val Mesàna e Val de Sès; il paese stesso si trova sui fianchi di Cima Bleis di Somalbosco, e, grazie al dosso di Vescasa, è riparato rispetto alle correnti d'aria del Tonale mentre è esposto ai venti freddi del Gavia, che in inverno danno luogo a bufere di neve, dette bulfì in dialetto locale.

Secondo Gregorio Brunelli il nome deriverebbe da suan, che è la variante dialettale camuna del nome del patrono del paese, San Giovanni.
Il dalignese Favallini Bonifacio, nella sua opera Camunni del 1886, è contrario a questa ipotesi in quanto trova che la pronuncia tra suan e zuan sia troppo difforme, e propone invece che il nome Zoanno derivi dal celtico SU-AN, ovvero terra sopra, abitato superiore; ipotesi che troverebbe conferma nella collocazione geografica del paese.
Nonostante l'abitato risalga probabilmente all'epoca romana, e la prima fondazione della chiesa sia avvenuta attorno al XIII secolo, bisogna aspettare fino al 1526 perché l'abitato venga citato in un documento; il 14 agosto di quell'anno infatti il Capitanio di Valle Andrea Del Duca riferiva al Senato della Serenissima di aver provveduto a far costruire, come ordinato dall'Orsini, una torre d'osservazione a Zoanno presso Ponte di Legno.

Pezzo è situato sulle pendici della cima Graole, è posto ad una altezza s.l.m. di 1565 m. Sovrastando la valle del Frigidolfo è posto in una zona panoramica ove si possono osservare le frazioni Precasaglio, Zoanno ed il capoluogo.
Le contrade ad oggi identificabili sono quattro: -"Princìul"; -"Plùni"; -"Pès de là"; -"Plàs"; Mentre anticamente ne esistevano delle altre, vale la pena ricordare: -" 'N tra li cà " -"I Ulìf" -"I Vècc" -....
Il 16 ottobre 1944 nella Valle di Viso furono fucilati cinque civili e un partigiano per rappresaglia contro il ferimento di un ufficiale della Wehrmacht.

La Parrocchiale di S.Lucia è seicentesca, con portale in marmo di Vezza, con affreschi del Corbellini.
La Chiesa di Sant'Apollonio, situata a Planpezzo, risale all'XI-XII secolo, una delle più antiche della Valle Camonica.
La Chiesetta di Viso è in ricordo ai caduti della strage di Viso.

Il centro storico, i suoi suggestivi vicoli detti "Vaui", le poche fontane rimaste con la tipica conformazione da abbeveratoio dette in gergo "I Büi".
Le cappellette dedicate a Santi diversi per qualche grazia ricevuta, dette "I Santèi" , che si trovano nelle dirette vicinanze dell'abitato.

Case di Viso è un borgo alpino in quota (1753 m s.l.m.) della Valle di Viso, nel comune di Ponte di Legno. È una meta turistica, nota specialmente per le abitazioni che conservano immutata la loro architettura originaria in muratura, risalente - per alcune - agli inizi del XIX secolo, e che sono state teatro di una rappresaglia nazista dopo l'armistizio dell'8 settembre.

Precasaglio è situato sul versante orografico destro dell'ultima parte della Val Camonica, dopo che questa di biforca nei pressi di Ponte di Legno per salire da una parte verso il Tonale, dall'altra verso il Passo Gavia.

Il nome Precasaglio deriva probabilmente da "Per i Casai". Casai dovrebbe essere un villaggio anticamente situato in località planpezzo e di origine Celtica preceduta appunto dall'odierna Precasaglio.
La sagra del paese ricorre al 20 gennaio con messa cantata e pesca di beneficenza. La sagra per tradizione è ripetuta anche la prima domenica di luglio. Questo una volta permetteva agli abitanti che d'inverno andavano in pianura con le bestie di ricevere ugualmente i benefici dei patroni. Piatto caratteristico della frazione sono i "gnocc de la cua", gnocchi di pane ed erbette o spinaci.
La sera antecedente l'epifania era tradizione accendere dei falò.

La Parrocchiale dei SS Fabiano e Sebastiano che è consacrata nel 1652, ha il portale in marmo di Vezza che riporta la data 1649. La tribuna lignea è attribuita alla scuola dei Ramus. A sinistra entrando una pregevole cancellata in ferro battuto.

Gli scütüm sono nei dialetti camuni dei soprannomi o nomiglioli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Ponte è Bar (pastori), Tagòrni, Madunìnì.

Nella Commemorazione dei defunti del 2 novembre ancora oggi permane l'usanza della distribuzione gratuita del sale da parte della Vicinia a ciascun capofuoco (famiglie residenti) in tutto il paese di Ponte di Legno.
Nel Giovedì di mezza quaresima si leggeva il testamento e di seguito si bruciava la Vecchia. L'usanza continua anche oggi.

Il comune rappresenta la più importante stazione turistico - invernale lombarda, provvista di circa cento chilometri di piste da sci con innevamento artificiale e di trenta impianti di risalita, possiede una cabinovia inaugurata il 2 dicembre 2006 che collega in meno di 15 minuti Ponte di Legno con il Passo del Tonale, frazione del comune di Vermiglio.

Il comune di Ponte di Legno inoltre è dotato di numerosi impianti sportivi come piste da mountain bike, un campo da golf estivo, numerosi chilometri di piste sciistiche e un attrezzatissimo palasport, dove vi sono state competizioni internazionali di pallavolo, pallacanestro, tennis tavolo e di karate.

Di recente Ponte di Legno, grazie all'ampliamento del demanio sciabile, è diventato la più importante stazione sciistica della Lombardia. Ora il paese con la frazione di Tonale ed il comune adiacente di Temù, può godere di oltre 100 chilometri di piste tutti dotati di innevamento artificiale e di diversi e moderni impianti di risalita, molti dei quali quadriposto. I boschi severi delle Alpi Retiche fanno da contorno ad un panorama spettacolare che si può ammirare dalla cima del Corno d'Aola (la risalita avviene tramite l'omonima seggiovia). Per diversi anni Ponte di Legno ha ospitato tornei di slalom-gigante a livello nazionale e regionale, quali il trofeo "Pinocchio", gara sciistica di ragazzi e bambini. Oltre allo sci alpino viene praticato anche lo sci di fondo durante il periodo invernale; a Valbione, sul campo da golf, trasformato in pista, in Val delle Messi, in Val Sozzine ed al passo del Tonale. A Ponte di Legno è inoltre presente un'importante sci club della valle Camonica, lo Sci club Pontedilegno. Fondato nel 1911 lo sci club ora può contare su competitivi e promettenti ragazzi amanti dello sci alpino. Diversi maestri qualificati insegnano questo nobile sport sulle piste del ghiacciaio del Presena, del Tonale, di Ponte di Legno e di Temù. Ponte di Legno fa parte del comprensorio sciistico Adamello Ski.

Ponte di Legno è famosa inoltre per lo sport del ciclismo. L'importanza nel ciclismo su strada, professionistico e amatoriale, risiede nel fatto che esso è un punto di partenza per l'ascensione estremamente panoramica e impegnativa al Passo Gavia nel suo versante più duro, oltre al versante più duro del Passo del Tonale. Il comune è stato per questo numerose volte punto di passaggio importante per i ciclisti del Giro d'Italia che, scesi dal Tonale ed imboccata la strada statale del Gavia, hanno potuto osservare questo paese. Tra le tante volte in cui Ponte di Legno è stato teatro della carovana del Giro, il 29 maggio 2010 è transitata la 20ª tappa con arrivo al Tonale, nella quale si è praticamente ipotecata la maglia rosa per Ivan Basso, poi vincitore ufficialmente il giorno seguente nella cronometro con arrivo all'arena di Verona. Per questa tradizione di lunga data vengono organizzate corse sportive su strada come il campionato "ex-professionisti", mentre per quanto riguarda il ciclismo su sterrato l'AdemelloBike ha di recente dotato di segnaletica diversi percorsi di montagna come quello per andare al vicino rifugio Bozzi. A fianco del campo da calcio è presente una pista dedicata alla mountain bike, ricca di ostacoli e salti con adiacente un noleggio bici.

Per quanto riguarda lo sport del calcio, il comune ha di recente costruito in via degli Alpini un moderno e attrezzato campo da calcio a 7 con erba naturale. Durante il periodo estivo vengono organizzati tornei di calcio dilettantistico sia per ragazzi che per adulti e senior. Nel 2004 Ponte di legno ha ospitato l'ex allenatore dell'Inter Simoni ed anche diversi calciatori di serie A. La Polisportiva Dalignese dirige gli eventi e le manifestazioni che si svolgono nel campo.

Ponte di Legno è inoltre provvista di un lussuoso campo di golf in stile tipicamente alpino, con diversi dislivelli da superare. Il campo è provvisto di 9 buche con doppie partenze sia per gli uomini che per le donne. Il par totale del campo è 70 ma con un livello di difficoltà piuttosto alto. Dotato anche di Putting Green, Pitching Green, campo pratica con 15 postazioni di cui tre coperte, vi è sia il bar che un deposito con armadi per custodire la propria attrezzatura golfistica.








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domenica 28 giugno 2015

GRANTOLA

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Grantola è un comune della provincia di Varese.

Grantola, attestato come Grantora nel XIII, è un nome nato in epoca indoeuropea (allorché esistevano entrambe le parole che formano il composto, ghrnto (terreno) e olah (curva, svolta, piega), si è poi trasformato in ghrnt-olâ (epoca tardoindoeuropea), poi in grantolâ (epoca celtica), rimasto tale e quale in gallico e assunto in latino come Grantola.

La nascita dello Stato Italiano riconobbe a Grantola lo status di Comune sotto la Provincia di Como. Tale condizione perdurò fino al 1927. Infatti con il Regio Decreto 11 dicembre 1927, n. 2480,  i comuni di Grantola, Bosco Valtravaglia e Montegrino furono riuniti in un unico comune, denominato Montegrino Valtravaglia.

Nel 1957, con il Decreto del Presidente della Repubblica 29 novembre 1956, n. 1562, il comune di Grantola fu ricostituito, a seguito di istanza presentata dai cittadini in data 15 febbraio 1948.

Il caratteristico centro storico conserva le testimonianze del passato medioevale.

La chiesa di San Pietro fu edificata nel XII secolo, divenne col tempo parrocchia delle comunità di Grantola e Mesenzana.
Al centro dell’abside è presente un pregevole affresco, delle dimensioni di 140x90 cm, raffigurante la “Madonna del Buon Consiglio”, raffigurata seduta su un trono, mentre tiene sulle ginocchia il Bambin Gesù, ritto in piedi. Sopra il dipinto, contornato da due colonne a spirale, risalta una grossa corona, elevata da due angeli che stanno per poggiare sul capo della Vergine.
Nel 1567, San Carlo Borromeo, in vista pastorale nella vallata, notò che le comunità di Grantola e Mesenzana si trovavano costrette a condividere la parrocchia. Decise dunque di separarle, ordinando di far erigere in entrambi i paesi una nuova chiesa, relegando alla Chiesa di San Pietro la funzione di santuario.
Nel 1596, il Cardinale Federico Borromeo, anch’esso in visita pastorale, trovò immutata la situazione. Inoltre fu informato del fatto che il curato, che aveva l’obbligo di alternare la propria  dimora un anno a Grantola e un anno a Mesenzana, risiedeva sempre a Mesenzana, poiché la casa parrocchiale di Grantola era lontana dal centro abitato, in una zona paludosa e malsana. Il Cardinale rinnovò quindi l’ordine imposto da San Carlo.

La chiesa di San Carlo fu costruita su progetto dell’architetto Francesco Maria Richini, fu Chiesa Parrocchiale dal 1634, anno di fondazione della Parrocchia di Grantola, al 1965, con la conclusione della costruzione della nuova Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.
La struttura è composta da tre navate, suddivise da colonne. L’interno dimostra la totale assenza di interventi successivi alla costruzione; l’esterno, al contrario, presenta interventi postumi che hanno comportato l’innalzamento del lato nord del presbitero e il rifacimento della facciata in stile neoclassico.
Con la costruzione della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, la Chiesa di San Carlo fu depredata di tutti i suoi decori, dell’altare e dell’antico organo: oggetti destinati ad essere collocati nella nuova chiesa.

Palazzo De Nicola fu edificato nel XVII / XVIII secolo e successivamente modificato. Presenta al suo esterno, oltre a numerosi simboli massonici, anche una raffigurazione del locomotore Stephenson, a ricordo dell’attività di costruttore ferroviario di Gaspare De Nicola (XIX secolo).
Si ipotizza che il Palazzo sia stato costruito sui resti della fortificazione distrutta nel XVI secolo dai Lanzichenecchi.

La Madonna delle nevi è un affresco datato 17 novembre 1618 e raffigura la Vergine con il Bambino, visibile a lato del lavatoio comunale (località Pasquè).

La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo fu edificata fra gli anni '50 e '60 dello scorso secolo.

"Le Mura", resti di un antico edificio, sotto certi aspetti ancora misterioso, che sorgono sulla riva del torrente Grantorella. Si presume - senza alcuna prova - si tratti di resti del colossale castello distrutto dai Lanzichenecchi nel '500. La costruzione, fra le più importanti dell'altro varesotto, realizzata con tipica pietra del posto, si sviluppava su entrambe le sponde del torrente Grantorella, interessando anche l'area attualmente occupata dal Palazzo De Nicola.
In realtà si tratta di uno sfondo neogotico dei primi del Novecento, di giardini uniti al Palazzo De Nicola da un ponte in seguito crollato, come tramandato da una zia-testimone al Sig. Franco Broggini,con la conferma di non-antichità da parte dello studioso Prof. Franco Brichetti.

Il pozzo scoperto qualche anno fa in paese e profondo 100 metri sarebbe un cunicolo di origine vulcanica. Un mistero riguarda la provenienza delle mura che sono ancora in piedi in centro. «Le mura che noi chiamiamo forse impropriamente “medievali”, e che abbiamo inserito in un progetto di recupero, sono lì da chissà quanto tempo, ma ma nonostante incarichi a storici locali e studiosi della materia, non sappiamo a che periodo appartengono, nè da chi vennero erette», Non si hanno notizie in merito: origine ignota anche per l’affresco che da tempo immemore – ma più recente – campeggia su di una facciata del paese: qui si cerca non solo l’autore, ma anche il soggetto, che raffigura una sorta di castello di cui non si hanno notizie: frutto della fantasia o replica di altre mura? E poi il cunicolo. Nel corso di lavori nel centro storico, quello che a tutti gli effetti sembra un manufatto è stato riportato alla luce: si tratterebbe di un pozzo. Singolarmente a Grantola, che trovasi dopo Montegrino e Bosco, tutto è sparso di tomoli conici arsicci, che credonsi fumaiuoli di vulcani estinti, dal che danno indizio anche le scorie che abbondano a Cassano sull’altra riva del fiume”. Vulcani in Valcuvia? Può darsi. Anche se verificare la notizia pare un tantino difficoltoso. L’interno del “pozzo” in centro a Grantola, in una foto appare foderato di mattoni. Potrebbe davvero essere un buco nel terreno realizzato per i rifornimenti idrici (anche se la zona, oggi, è ricca d’acqua); oppure davvero costituire un cunicolo naturale nato dalla tettonica della zona e successivamente sfruttato per altri scopi.

Da Grantola transitava la tranvia Varese-Luino, inaugurata ai primi del Novecento e dismessa negli anni cinquanta, il cui tracciato si snodava strettoie prealpine e della Valganna.
Tutti i ciclisti, dilettanti e non, ben conoscono “la Grantola” , quei duri tornanti della provinciale che da Grantola salgono verso Cunardo, e sempre inclusi nelle classiche Tre valli varesine.
Grantola è spesso citata dal cantautore Biagio Antonacci, perché luogo di soggiorno delle sue estati in età adolescenziale. Se pur non nominata direttamente, Grantola è spesso richiamata nei testi delle sue canzoni.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/le-prealpi-varesine.html




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martedì 21 aprile 2015

PERSONE DI CITTIGLIO : ALFREDO BINDA

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Alfredo Binda (Cittiglio, 11 agosto 1902 – Cittiglio, 19 luglio 1986) è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal 1922 al 1936, vinse cinque Giri d'Italia, tre campionati del mondo su strada, quattro Giri di Lombardia, due Milano-Sanremo e quattro Campionati nazionali su strada. Inoltre vinse, tra le altre classiche, due Giri del Piemonte e due Giri di Toscana. Forte sia in pianura che in salita, è considerato uno dei ciclisti più grandi di sempre.

Figlio di Maffeo, imprenditore edile, decimo di quattordici figli, Binda cominciò a correre in Costa Azzurra, dove era andato a imparare dallo zio il mestiere di stuccatore. Non ancora ventunenne, colse il primo importante successo: «Nizza-Mont Chauve: la più dura corsa in Costa Azzurra. Arrivo in salita: aspra, cattiva, sterrata. “Maledettissime erte”. Una classica allora, negli anni Venti. Eletta a Gran Criterium Internazionale della Montagna. Alla partenza francesi, belgi, spagnoli, italiani. Scalatori. L’Italia era rappresentata dal numero uno: Costante Girardengo. E anche dal numero due: Tano Belloni.

Crebbe a Nizza, dove iniziò l'attività professionistica nel 1922; rimase in Francia fino al 1924, quando aveva già vinto 30 corse. Nel 1925 passò alla Legnano con cui vinse cinque edizioni del Giro d'Italia (1925, 1927, 1928, 1929 e 1933), record assoluto condiviso con Fausto Coppi ed Eddy Merckx; nell'arco della carriera conquistò complessivamente 41 tappe al Giro, record mantenuto fino al 2003, quando fu superato da Mario Cipollini. In tutto rimase in testa alla classifica generale per 60 tappe. Nel 1927 vinse 12 delle 15 tappe del Giro e nel 1929 ben otto tappe consecutive: entrambi record imbattuti.

A causa della sua manifesta superiorità, nel 1930 fu pagato dagli organizzatori per non partecipare al Giro, ottenendo 22.500 lire, una cifra corrispondente al premio per la vittoria finale e ad alcune vittorie di tappa.Nel 1933 fu il vincitore della prima cronometro della storia del Giro: 62 km da Bologna a Ferrara.

Non ottenne invece mai risultati di rilievo al Tour de France, al quale partecipò di rado anche negli anni del suo dominio in campo internazionale. Affrontò il Tour nel 1930 (anno della sua forzata rinuncia al Giro), vincendo due tappe consecutive, a Pau e a Luchon, avviandosi a dominare la corsa insieme al suo compagno di squadra Learco Guerra; tuttavia, dei dissidi con la federazione italiana, che ancora non gli aveva versato l'indennizzo promesso per non aver partecipato al Giro, lo spinsero ad abbandonare. Nel suo ricco palmarès figurano anche tre campionati del mondo (record), due Milano-Sanremo, quattro Giri di Lombardia e quattro campionati italiani.

Lasciò l'attività nel 1936, dopo un incidente che gli provocò la frattura del femore. Diventò commissario tecnico della Nazionale italiana, ruolo che ricoprì per ben dodici anni, in cui accumulò fama e successi degni della sua carriera da corridore: guidò infatti le trionfali spedizioni alla Grande Boucle con Bartali nel 1948, Coppi nel 1949 e 1952, e Nencini nel 1960. La sua riconosciuta abilità tecnica e diplomatica fu alla base dell'accordo fra Bartali e Coppi e del massimo rendimento della squadra.

Amato padre di due figlie e nonno, affrontò incarichi di rappresentanza in organismi sportivi nazionali e internazionali con spirito di servizio. Pur continuando a risiedere a Milano, volle  dedicare del tempo anche al proprio paese d'origine impegnandosi come consigliere comunale. Mito e maestro dello sport, Binda fu punto di riferimento per il ciclismo intero e per i giovani che vedevano in lui l'interprete dei valori autentici dello sport. Dopo la morte, avvenuta nel 1986,  il ricordo è mantenuto vivo dal Museo, voluto dall'amministrazione comunale di Cittiglio e dalla famiglia e da manifestazioni e iniziative, oltre che da gare, che continuano a essere organizzate nel suo nome.  Ora, dopo anni e anni, si potrebbe immaginare che la figura del grande Alfredo risulti un po' sfocata, che piano piano dimenticanza e oblio prendano piede. Eppure recenti sondaggi, realizzati anche in campo nazionale, testimoniano che il suo nome è ancora molto considerato dal pubblico degli sportivi e che nella classifica dei più grandi italiani di tutti i tempi lui è ancora presente. Si aggiunga poi che il Museo attira centinaia e centinaia di visitatori ogni anno.

Morì nel 1986 e le sue spoglie mortali oggi riposano nel cimitero di Cittiglio.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-cittiglio.html




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