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martedì 3 gennaio 2017

2017



In cifre arabe si scrive 2017 (oppure con il separatore delle migliaia: 2.017), in numeri romani diventa MMXVII.
Il corrispondente numerale ordinale è duemiladiciassettesimo. A volte l'ordinale viene indicato nella forma mista 2017esimo.

Come sostantivo al maschile indica il numero e il segno che lo rappresenta. Ad esempio: duemiladiciassette è formato da 4 cifre.

Il numero 2017 nella numerazione in base 16 (sistema esadecimale) viene rappresentato con 07E1. Nella notazione scientifica si esprime in questo modo:
2,017 x 10 3 oppure 2,017E+3
È un numero primo. Ha due divisori, la lista completa è: 1, 2017. La somma dei suoi divisori (funzione sigma) è duemiladiciotto, l'aliquot (somma dei divisori propri) è uno.

La parola duemiladiciassette è formata da diciotto lettere, nove vocali e nove consonanti. In particolare risulta avere due consonanti doppie: ss, tt. Lettere più presenti: e (tre), i (tre).

La terza guerra mondiale che, sia pure in maniera frammentata e "non convenzionale" sembra ormai in corso, come ha ricordato lo scorso anno da Papa Francesco di ritorno dal suo viaggio in Corea. C'è chi dice che sarebbero ormai 40 milioni di vittime e che il conto potrebbe ulteriormente salire a causa di una nuove e definitiva crisi mondiale destinata a scoppiare entro il 2017. Una data non casuale, visto che corrisponde al compimento dei 100 anni dalle apparizioni della Madonna di Fatima, anno a partire dal quale secondo alcuni si sarebbe aperto quel "secolo del diavolo" concesso da Dio per mettere alla prova la sua Chiesa e gli uomini su tutta la terra.

In alcune interpretazioni dei segreti di Fatima (il terzo, rivelato nel 2000 per volere di Papa Giovanni Paolo II, sarebbe tuttora incompleto, essendo stata rivelata per alcuni solo la metafora e non la profezia vera e propria) si fa riferimento all'Apocalisse di San Giovanni e alla seconda venuta di Cristo sulla Terra. In particolare con l'avvio di questa terza guerra mondiale "non convenzionale" si sarebbe già avuta l'apertura del Secondo Sigillo della Rivelazione, mentre il crollo dell'economia mondiale corrisponderebbe all'apertura del "Terzo Sigillo ed una pandemia mondiale (potrebbe trattarsi di Ebola, la cui diffusione in linea teorica potrebbe essere agevolata dall'azione dell'Isis) all'apertura del Quarto Sigillo.

Sono questi tre sigilli, dei sette di cui parla Giovanni, i più terribili per l'umanità e potrebbero trovare corrispondenza in alcuni dei dieci segreti di Medjugorje, non ancora rivelati ma che dalle rare dichiarazioni dei veggenti sappiamo essere in alcuni casi "bellissimi", in altri "terribili".



Il futuro non è tuttavia scritto, altrimenti l'umanità non avrebbe scampo e si vuoterebbe di ogni significato il libero arbitrio: la stessa Madonna nelle apparizioni di Fatima e Medjugorje ha fatto capire che grazie alle preghiere e all'impegno degli uomini di buona volontà è possibile mitigare, anche se non cancellare del tutto, le prove più terribili che il futuro ci presenterà. Così la speranza degli studiosi di fede cristiana è che nel 2017 vi sarà l'apertura del Primo Sigillo, con una grande vittoria morale della Chiesa e la seconda venuta del Cristo in Terra.

Curiosamente anche tutto un altro genere di studiosi è convinto che nel 2017 qualcosa di grande, in positivo o negativo che sia, è destinato ad accadere: secondo il professor Sergei Markov (membro dell'Accademia delle scienze militari e docente dell'Università statale di Mosca) la teoria delle onde lunghe elaborata dall'economista Nikolaj Kondatriev, secondo cui nella storia esistono dei cicli di 40-60 anni di sviluppo economico e tecnologico che tendono a ripetersi aprendosi e chiudendosi con crisi e guerre di portata planetaria, porta a individuare sei cicli tra il 1803 e il 2060. Il quinto di questi sei cicli, nel quale vivremmo al momento, si concluderà secondo Malkov nel 2017 con eventi cataclismatici quanto i cicli che l'hanno preceduto.

Il 21 agosto del 2017 è prevista una grande eclissi di Sole che, secondo alcuni teorici, segnerà l’inizio dell’Apocallise e la conseguente fine del mondo. L’eclissi sarà totale in tutti gli Stati Uniti, e sarà la prima volta in oltre un secolo che gli interi USA resteranno al buio. Quanto basta secondo alcuni per prendere in mano l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocallise di Giovanni, e cercare i segni della fine del mondo. Effettivamente nel testo, noto anche come Libro delle Rivelazioni, si parla di una donna incinta, vestita di raggi di Sole e con la Luna ai suoi piedi. La donna sarà cacciata da un drago a sette teste, che vorrà mangiarne il figlio, ma verrà salvata da un esercito di angeli.

Bisogna sottolineare che lo stesso libro dice chiaramente che nessuno può conoscere la data esatta dell’Apocalisse, ma ad ogni insolito fenomeno celeste c’è sempre qualcuno che lancia moniti allarmistici. Nel 2017 cadrà però anche un anniversario che suona come una sinistra coincidenza: lo stato di Israele, istituito nel 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale, compirà 70 anni, la durata esatta di una generazione biblica. Pare che anche un rabbino del XII secolo, Judah Ben Samuel, abbia predetto la fine del mondo per il 2017.

Numerosissime previsioni apocalittiche precedenti si sono sempre rivelate errate, come quelle relative all’iconico anno 2000 o al 2012, anno che secondo la civiltà Maya doveva segnare la fine di un ciclo e l’inizio di un altro. Se questa previsione dovesse rivelarsi esatta e l’Apocalisse dovesse cominciare nel 2017 la cronologia dell’avverarsi di tutte le profezie, fra guerre ed eventi cosmici vari, dovrebbe portarci alla fine definitiva del mondo per il 2024.

In realtà un’eclissi di Sole è un fenomeno ottico naturale scientificamente spiegabile e prevedibile che non ha nulla di magico o arcano. L’eclissi di sole dell’agosto 2017 sarà visibile, ma solo parzialmente, anche in alcune parti dell’Europa Occidentale. Il Regno Unito assisterà all’eclissi parziale nella sua interezza, mentre per spagnoli e francesi il Sole tramonterà proprio nel mezzo dello spettacolo. In Italia, Germania e in tutta l’Europa dell’Est invece non ci sarà nulla da vedere, perchè all’inizio del fenomeno il Sole sarà già tramontato, sperando che questo almeno ci salvi dall’Apocalisse.



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domenica 27 dicembre 2015

SAN GIOVANNI EVANGELISTA



San Giovanni l'autore del quarto Vangelo e dell'Apocalisse, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, venne considerato dal Sinedrio un «incolto». In realtà i suoi scritti sono una vetta della teologia cristiana. La sua propensione più alla contemplazione che all'azione non deve farlo credere, però, una figura "eterea". Si pensi al soprannome con cui Gesù - di cui fu discepolo tra i Dodici - chiamò lui e il fratello: «figli del tuono». Lui si definisce semplicemente «il discepolo che Gesù amava». Assistette alla Passione con Maria. E con lei, dice la tradizione, visse a Efeso. Qui morì tra fine del I e inizio del II secolo, dopo l'esilio a Patmos. Per Paolo era una «colonna» della Chiesa, con Pietro e Giacomo.
Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi.

Giovanni era originario della Galilea, di una zona sulle rive del lago di Tiberiade (forse Betsaida Iulia), figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giacomo il Maggiore; la madre era nel gruppo di donne che seguivano ed assistevano Gesù salendo fino al Calvario, forse era cugina della Madonna; il padre aveva una piccola impresa di pesca sul lago anche con dipendenti.
Pur essendo benestante e con conoscenze nelle alte sfere sacerdotali, non era mai stato alla scuola dei rabbini e quindi era considerato come ‘illetterato e popolano’, tale che qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che lui abbia solo dettato le sue opere, scritte da un suo discepolo.
Giovanni è da considerarsi in ordine temporale come il primo degli apostoli conosciuto da Gesù, come è l’ultimo degli Apostoli viventi, con cui si conclude la missione apostolica tesa ad illuminare la Rivelazione.
Infatti egli era già discepolo di s. Giovanni Battista, quando questi additò a lui ed Andrea Gesù che passava, dicendo “Ecco l’Agnello di Dio” e i due discepoli udito ciò presero a seguire Gesù, il quale accortosi di loro domandò: “Che cercate?” e loro risposero: “Rabbi dove abiti?” e Gesù li invitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono per quel giorno; “erano le quattro del pomeriggio”, specifica lui stesso, a conferma della forte impressione riportata da quell’incontro.
In seguito si unì agli altri apostoli, quando Gesù passando sulla riva del lago, secondo il Vangelo di Matteo, chiamò lui e il fratello Giacomo intenti a rammendare le reti, a seguirlo ed essi “subito, lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono”.
Da allora ebbe uno speciale posto nel collegio apostolico, era il più giovane ma nell’elenco è sempre nominato fra i primi quattro, fu prediletto da Pietro, forse suo compaesano, ma soprattutto da Gesù al punto che Giovanni nel Vangelo chiama se stesso “il discepolo che Gesù amava”.
Fra i discepoli di Gesù fu infatti tra gli intimi con Pietro e il fratello Giacomo, che accompagnarono il Maestro nelle occasioni più importanti, come quando risuscitò la figlia di Giairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, nell’agonia del Getsemani.
Con Pietro si recò a preparare la cena pasquale e in questa ultima cena a Gerusalemme ebbe un posto d’onore alla destra di Gesù, e dietro richiesta di Pietro, Giovanni appoggiando con gesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù, gli chiese il nome del traditore fra loro.
Tale scena di alta drammaticità, è stata nei secoli raffigurata nell’"Ultima Cena" di tanti celebri artisti. Dopo essere scappato con tutti gli altri, quando Gesù fu catturato, lo seguì con Pietro durante il processo e unico tra gli Apostoli si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, della quale si prese cura, avendola Gesù affidatagliela dalla croce.
Fu insieme a Pietro, il primo a ricevere l’annunzio del sepolcro vuoto da parte della Maddalena e con Pietro corse al sepolcro giungendovi per primo perché più giovane, ma per rispetto a Pietro non entrò, fermandosi all’ingresso; entrato dopo di lui poté vedere per terra i panni in cui era avvolto Gesù, la vista di ciò gli illuminò la mente e credette nella Resurrezione forse anche prima di Pietro, che se ne tornava meravigliato dell’accaduto.
Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria.
Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con lui quando operò il primo clamoroso miracolo della guarigione dello storpio alla porta del tempio chiamata “Bella”; insieme a Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa della loro predicazione, fu flagellato insieme al gruppo degli arrestati.
Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo.
San Paolo verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come ‘colonne’ della nascente Chiesa.
Il fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode Agrippa I, protomartire fra gli Apostoli; Giovanni, secondo antiche tradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 già non c’era più) prese a diffondere il cristianesimo nell’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione.
Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione; anche se non subì il martirio come il fratello e gli altri apostoli, dovette patire la persecuzione di Domiziano (51-96) la seconda contro i cristiani, che negli ultimi anni del suo impero, 95 ca., conosciuta la fama dell’apostolo, lo convocò a Roma e dopo averlo fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume.
Ancora oggi un tempietto ottagonale disegnato dal Bramante e completato dal Borromini, ricorda il leggendario miracolo.
Fu poi esiliato nell’isola di Patmos (arcipelago delle Sporadi a circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì al trono l’imperatore Nerva (96-98) tollerante verso i cristiani; quindi Giovanni poté tornare ad Efeso dove continuò ad esortare i fedeli all’amore fraterno, finché ultracentenario morì verso il 104, cosicché il più giovane degli Apostoli, il vergine perché non si sposò, visse più a lungo di tutti portando con la sua testimonianza, l’insegnamento di Cristo fino ai cristiani del II secolo.
Sulla sua tomba ad Efeso, fu edificata nei secoli V e VI una magnifica basilica. In vita la tradizione e gli antichi scritti gli attribuiscono svariati prodigi, come di essersi salvato senza danno da un avvelenamento e dopo essere stato buttato in mare; ad Efeso risuscitò anche un morto.
Alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, veniva trasportato a braccia, ripetendo soltanto “Figlioli, amatevi gli uni gli altri” e a chi gli domandava perché ripeteva sempre la stessa frase, rispose: “ Perché è precetto del Signore, se questo solo si compia, basta”.
Fra tutti gli apostoli e i discepoli, Giovanni fu la figura più luminosa e più completa, dalla sua giovinezza trasse l’ardore nel seguire Gesù e dalla sua longevità la saggezza della sua dottrina e della sua guida apostolica, indicando nella Grazia la base naturale del vivere cristiano.
La sua propensione più alla contemplazione che all’azione, non deve far credere ad una figura fantasiosa e delicata, anzi fu caldo e impetuoso, tanto da essere chiamato insieme al fratello Giacomo ‘figlio del tuono’, ma sempre zelante in tutto.
Teologo altissimo, specie nel mettere in risalto la divinità di Gesù, mistico sublime fu anche storico scrupoloso, sottolineando accuratamente l’umanità di Cristo, raccontando particolari umani che gli altri evangelisti non fanno, come la cacciata dei mercanti dal tempio, il sedersi stanco, il piangere per Lazzaro, la sete sulla croce, il proclamarsi uomo, ecc.
Giovanni è chiamato giustamente l’Evangelista della carità e il teologo della verità e luce, egli poté penetrare la verità, perché si era fatto penetrare dal divino amore.
Il suo Vangelo, il quarto, ebbe a partire dal II secolo la definizione di “Vangelo spirituale” che l’ha accompagnato nei secoli; Origene nel III secolo, per la sua alta qualità teologica lo chiamò ‘il fiore dei Vangeli’.
Gli studiosi affermano che l’opera ebbe una vicenda editoriale svolta in più tappe; essa parte nell’ambiente palestinese, da una tradizione orale legata all’apostolo Giovanni, datata negli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70, esprimendosi in aramaico; poi si ha un edizione del vangelo in greco, destinata all’Asia Minore con centro principale la bella città di Efeso e qui collabora alla stesura un ‘evangelista’, discepolo che raccoglie il messaggio dell’apostolo e lo adatta ai nuovi lettori.
Inizialmente il vangelo si concludeva con il capitolo 20, diviso in due grandi sezioni; dai capitoli 1 a 12 chiamato “Libro dei segni”, cioè dei sette miracoli scelti da Giovanni per illustrare la figura di Gesù, Figlio di Dio e dai capitoli 13 a 20 chiamato “Libro dell’ora”, cioè del momento supremo della sua vita offerta sulla croce, che contiene i mirabili “discorsi di addio” dell’ultima Cena. Alla fine del I secolo comparvero i capitoli finali da 21 a 23, dove si allude anche alla morte dell’apostolo.
All’inizio del Vangelo di Giovanni è posto un prologo con un inno di straordinaria bellezza, divenuto una delle pagine più celebri dell’intera Bibbia e che dal XIII secolo fino all’ultimo Concilio, chiudeva la celebrazione della Messa: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio….”.
L’Apocalisse come già detto è l’unico libro profetico del Nuovo Testamento e conclude il ciclo dei libri sacri e canonici riconosciuti dalla Chiesa, il suo titolo in greco vuol dire ‘Rivelazione’.
Denso di simbolismi, spesso si è creduto che fosse un infausto oracolo sulla fine del mondo, invece è un messaggio concreto di speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna e colpite dalla persecuzione di Babilonia o della bestia, cioè la Roma imperiale, affinché ritrovino coraggio nella fede, dimostrandolo con la testimonianza.
È un’opera di grande potenza e suggestione e anche se il linguaggio e i simboli sono del genere ‘apocalittico’, corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo, il libro si autodefinisce ‘profezia’, cioè lettura dell’azione di Dio all’interno della storia.
Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, città, costellano il libro e sono gli elementi di questa interpretazione della storia alla luce della fede e della speranza.
Il libro inizia con la scena della corte divina con l’Agnello - Cristo e il libro della storia umana e alla fine dell’opera c’è il duello definitivo tra Bene e Male, cioè tra la Chiesa e la Prostituta (Roma) imperiale, con la rivelazione della Gerusalemme celeste, dove si attende la venuta finale del Cristo Salvatore.
Di Giovanni esistono anche tre ‘Epistole’ scritte probabilmente a Efeso, che hanno lo scopo di sottolineare e difendere presso determinati gruppi di fedeli (o uno solo, con la terza) alcune verità fondamentali, che erano attaccate da dottrine gnostiche.
San Giovanni ha come simbolo l’aquila, perché come si credeva che l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità della divinità.
È il patrono della Turchia e dell’Asia Minore, patronato confermato da papa Benedetto XV il 26 ottobre 1914; giacché Gesù gli affidò la Vergine Maria, è considerato patrono delle vergini e delle vedove; per i suoi grandi scritti è patrono dei teologi, scrittori, artisti; per il suo supplizio dell'olio bollente, protegge tutti coloro che sono esposti a bruciature oppure hanno a che fare con l’olio, quindi: proprietari di frantoi, produttori di olio per lampade, armaioli; patrono degli alchimisti, è invocato contro gli avvelenamenti e le intossicazioni alimentari.
Anche i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” che rappresentano conquista, guerra, fame, morte, sono un suo simbolo. In Oriente il suo culto aveva per centro principale Efeso, dove visse e l’isola di Patmos nel Dodecanneso dove fu esiliato e dove nel secolo XI s. Cristodulo fondò un monastero a lui dedicato, inglobando la grotta dove l’apostolo ricevette le rivelazioni e scrisse l’Apocalisse.
In Occidente il suo culto si diffuse in tutta Europa e templi e chiese sono a lui dedicate un po’ dappertutto, ma la chiesa principale costruita in suo onore è S. Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma.
Inizialmente i grandi santi del primo cristianesimo Stefano, Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni, erano celebrati fra il Natale e la Circoncisione (1° gennaio); poi con lo spostamento in altre date di s. Pietro, s. Paolo e s. Giacomo, rimasero solo s. Stefano il 26 dicembre e s. Giovanni apostolo ed evangelista il 27 dicembre.

Figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. I due fratelli sono detti "figli del tuono" (Marco 3, 17); di entrambi, nei Vangeli sinottici, Gesù deve talvolta frenare lo zelo intemperante e l'ambizione (Marco 10, 35, cfr. Matteo 20, 20; Luca 9, 49-50 e 54). Ma il Quarto Vangelo, secondo l'opinione tradizionale, ci presenta come proprio autore "il discepolo che Gesù amava", che nel corso dell'Ultima Cena reclina il capo sul petto di Gesù, e al quale questi morendo affida la madre; a Pietro e a lui Maria Maddalena annuncia che la pietra del sepolcro è tolta, sì che entrambi vi accorrono, ma il discepolo arriva per primo. Si tratta dunque di un apostolo, strettamente legato a Pietro. Ed è Pietro infatti che, sul Lago di Tiberiade (dove tra i presenti sono ricordati i figli di Zebedeo), dopo aver ricevuto l'incarico e la profezia che lo riguardano, domanda al Risorto che sarà di costui, e Gesù risponde: "Se io voglio ch'egli rimanga finché io venga, a te che importa?"; ma il testo sottolinea che questa risposta non significa, come alcuni credevano, che il discepolo non sarebbe morto (Giovanni 13, 23-25; 19, 26-27; 20, 2-9; 21, 7 e 20-24). Si discute se sia anche da identificare, come parecchi credono, con "il discepolo" conosciuto dal sommo sacerdote che accompagna Pietro e gli fa aprire la porta (Giov. 18, 15-16) e con il compagno di Andrea che abbandona il Battista per seguire Gesù (Giov. 1, 37-41). Ma accanto a Pietro, G. appare anche negli Atti degli apostoli (3, 3-11; 4, 13) dove è uno degli apostoli più importanti; e tra le "colonne" della Chiesa, con Giacomo e Cefa, è ricordato inoltre da s. Paolo (Galati 2, 9). La tradizione, attestata soprattutto da s. Ireneo e dalle notizie conservate da Eusebio, aggiunge che fu relegato nell'isola di Patmo, dov'ebbe le rivelazioni esposte nell'Apocalisse, e che visse a lungo (il Quarto Vangelo lo presenta come assai giovane) in Efeso, fino ai tempi di Traiano. D'altra parte, la profezia di Gesù ai figli di Zebedeo ("berrete la coppa che io bevo e sarete battezzati del battesimo di cui io sono battezzato", Marco 10, 39), e che appare realizzata nel martirio di Giacomo (Atti 12, 2), ha indotto molti critici a pensare che anche G. subisse la sorte del fratello.



Secondo la tradizione esoterica Giovanni avrebbe ricevuto un insegnamento segreto dallo stesso Gesù e questo insegnamento Giovanni lo avrebbe trasmesso in seguito ad una Chiesa invisibile. Secondo questa concezione, il cristianesimo ufficiale o esoterico, quindi, non sarebbe altro che una volgarizzazione di quell'insegnamento primitivo. Secondo la tradizione esoterica accanto ad una Chiesa di Pietro essoterica ed esteriore esiste invisibile e sotterranea una Chiesa di Giovanni, una chiesa più interiore. Non è quindi un caso che Giovanni è stato ed è il patrono di numerose società segrete. Egli è per esempio tenuto in alta considerazione dalla massoneria.
Delle disavventure del pensiero originario di Giovanni all'interno di questa tradizione esoterica c'è da annoverare per esempio l'esperienza della Chiesa Gioannita, una setta che si rifaceva appunto all'evangelista Giovanni e ai suoi cosiddetti "insegnamenti segreti" che in seguito si è dissolta in un'altra setta denominata "Chiesa Gnostica".
C'è chi sostiene che questa presunta Chiesa di San Giovanni abbia tramandato segretamente i suoi insegnamenti di generazione in generazione sino ad arrivare ai Templari, che di questa Chiesa sarebbero un'espressione.
In questo campo le opinioni che circolano sono le più disparate. Tra le tante quella che vede Giovanni affidare i suoi insegnamenti a Maria Maddalena prima che questa si imbarcasse diretta verso la Francia. Ovviamente non si può affermare nulla sulla veridicità di quanto qui narrato ma solo sulla reale esistenza di questi racconti storici, in quanto essi sono stati comunque prodotti ed hanno avuto un seguito più o meno numeroso.

Del 1903 è Le Quatrième Évangile un commentario al vangelo di Giovanni ad opera del più noto esponente del "modernismo", il sacerdote Alfred Loisy docente di storia delle religioni al Collège de France. Poco tempo dopo verrà scomunicato da Papa Pio X.
Nel 1929 appare uno scritto dal titolo Apocalisse. Scritto quasi come un testamento spirituale, l'autore è il noto romanziere inglese David Herbert Lawrence (1885-1930).
Lawrence distingue tra Gesù, ben descritto dall'apostolo Giovanni, autore del quarto vangelo, il vangelo dell'amore, e un Giovanni di Patmo, che è invece per Lawrence l'autore della sola Apocalisse di Giovanni. L'apocalisse infatti, secondo la lettura che ne dà Lawrence, risulta un testo carico di odio e d'invidia. Di lì a considerare Giovanni, Giovanni di Patmo come lui lo chiama, alla stregua di un Giuda, il passo è breve.
Una sua ipotesi sostiene che la cosiddetta Apocalisse di Giovanni, sia in realtà il rimaneggiamento di un testo originariamente pagano, reso cristiano da Giovanni di Patmo.
Il testo di Lawrence su Giovanni verrà ripreso in un saggio apparso in una prima edizione nel 1978 dal titolo Introduzione all'Apocalisse di D.H.Lawrence. Gli autori sono il filosofo francese contiguo ai movimenti dell'anti-psichiatria Gilles Deleuze e Fanny Deleuze. Lo stesso Deleuze ne curerà una seconda edizione riveduta che uscirà nel 1993.

Tra gli esponenti del movimento teosofico, sorto sul finire del XIX secolo da una concezione secondo la quale la religione vera e originaria è una sola e le religioni ufficiali non sono che aspetti parziali di quest'unica religione, Rudolf Steiner, pedagogo ed esoterista, è il più vicino e sensibile alla figura di Giovanni a cui ha dedicato svariate conferenze pubbliche e infine due libri rispettivamente sull'Apocalisse di Giovanni (1908) e il relativo Vangelo di Giovanni.

Più recentemente, nel '900, con l'apparire della nuova scienza dell'inconscio, si è occupata della figura per certi aspetti enigmatica di Giovanni e dei testi giovannei, di una ricchezza di simboli che non ha uguali, anche la psicoanalisi.

Tra gli psicoanalisti che sono intervenuti, con le loro specifiche competenze sull'inconscio, in questa riflessione ormai bimillenaria sulla figura di Giovanni e le prospettive riflessive a cui aprono i suoi testi, va segnalato in particolare lo stesso Carl Gustav Jung.

Ancor più recentemente una psicoanalista anch'essa di formazione junghiana, Silvia Montefoschi, dopo la pubblicazione nel 1979 di un testo "Oltre il confine della persona" in cui metteva a confronto la vicenda edipica e la vicenda cristica di cui sono espressione rispettivamente il più antico "mito greco di Edipo", centrale in psicoanalisi, e il mito di Cristo, pubblica nel 1997 Il regno del figlio dell'uomo nel quale sviluppa il discorso precedente mostrando ancor più la continuità evolutiva del discorso cristico e del discorso psicoanalitico grazie proprio alla mediazione di colui che secondo tale interpretazione rappresenta la coscienza cristica al massimo livello e che designa con il termine di "coscienza giovannea".

Sempre in Il regno del figlio dell'uomo (1997) dalla lettura attenta e dialogica della psicoanalista con la parola del teologo ed evangelista coglie quello che è il progetto giovanneo nel passare dalla coscienza cristica che è la coscienza della consustanzialità tra il figlio e il padre ovvero tra l'uomo e dio a quella della assoluta identicità tra l'umano e il divino. Questa intuizione è anche la consapevolezza, come progetto, che la consustanzialità sul piano del pensiero sia anche un'assoluta identicità sul piano della realtà concretamente vivente.

Così scrive Giovanni:

« E Filippo gli disse: "Facci vedere il padre: ciò sarà sufficiente per noi"
Gesù rispose:
"Da tanto tempo sono con voi e tu, Filippo, non mi hai conosciuto? Chi ha visto me ha visto anche il padre. E tu come puoi dire: "facci vedere il padre"? »   (Giovanni 14,8-9)
E ancora:

« "Le parole che io dico a voi non vengono dalla mia mente ma il padre che è in me esprime il suo pensiero. Credetemi: io sono nel padre e il padre è in me." »   (Giovanni 14,10-11)
E nel lavoro di attuazione di questa intuizione giovannea, in cui consta il progetto giovanneo, vede l'ulteriore evoluzione della coscienza cristica alla cui attuazione si sono dati il cambio in maniera sotterranea e esoterica come in una staffetta passandosi il testimone i mistici e i filosofi raggiungendo infine Hegel e individua l'ultimo passaggio del testimone proprio nella psicoanalisi in cui il discorso per la prima volta si manifesta a livello essoterico.
È infatti la psicoanalisi che sin dallo stesso Freud riconosce il femminile come un soggetto attivo anche se inconsapevole di sé, avvicinando così il momento in cui il progetto giovanneo giungerà a compimento e con esso l'immagine di Dio raggiungerà la sua completezza: nel momento in cui anche la figlia si farà simile al padre tutt'uno col padre.
Del resto già Jung aveva individuato nell'immagine trinitaria di Dio propria del cristianesimo una incompletezza e riteneva che per colmarla occorreva una quarta persona che era l'ombra di questo Dio cristiano, ciò che questo dio cristiano non voleva riconoscere in sé e che proiettava fuori di sé come altro da sé. Jung è proprio in questi termini che spiega il simbolo dell'Anticristo, l' umbra trinitatis che urge per venire alla luce, essendosi l'opposizione tra i contrari acutizzata al punto da spezzare il mondo in due e che quale metà dell'essere negata fa sì a sua volta che esso neghi che l'essere si dia soltanto nella dualità maschile Padre-Figlio ovvero nella dialettica spirituale Padre-Figlio, sì che l'Anticristo quale autore di questa nuova negazione assume il volto del "maligno".
L'allieva di Jung tuttavia, pur riconoscendosi d'accordo con il suo maestro, ritiene che questa persona esista già compresa nella trinità ed è ciò che tradizionalmente è stato chiamato Spirito Santo, quale dio-femmina ovvero quello stesso spirito che consustanziava il Padre e il Figlio. Lo Spirito quale dialettica erotica Madre-Figlia completa così l'altra dialettica, la dialettica spirituale Padre-Figlio


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domenica 5 aprile 2015

LA MISTERIOSA LUNA ROSSA

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Dopo il Sole nero dell’equinozio di primavera, il sabato di Pasqua il cielo ha offerto lo spettacolo della “Luna di sangue”. La Terra scivola in mezzo a Sole e Luna, e proietta un cono d’ombra sul nostro satellite, che si tinge di rosso.

Si tratta dell’eclissi totale di Luna più breve del secolo, poco meno di cinque minuti, all’incirca dalle 13:57 alle 14:02 ora italiana. “Le eclissi totali di Luna sono eventi lenti, eterei – afferma su Scientific American Will Gater, astronomo della Slooh Community Observatory -. Quale miglior modo d’iniziare una giornata che guardando questo meraviglioso fenomeno”. Uno spettacolo che non è riservato a tutti, purtroppo. La Luna rossa è, infatti, visibile in America nord-occidentale, Asia orientale, nel Pacifico, in Australia e Nuova Zelanda.

Il colore del sangue è dovuto alla luce rifratta dall’atmosfera terrestre, che si comporta come un prisma sparpagliando in tutte le direzioni le frequenze blu-violetto, e rimandando, invece, quelle rosse sulla Luna. Per una ragione analoga, il Sole si mostra così affascinante al tramonto. L’eclissi di Pasqua, spiegano gli studiosi della Nasa, è la terza di un ciclo di quattro, separate all’incirca di sei mesi l’una dall’altra. Un fenomeno che gli esperti definiscono “tetrade”.

Il libro di Gioele contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e nell'Antico Testamento della Bibbia cristiana, fa una profezia sulle lune di sangue e la fine del mondo. "Il Sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno del Signore".

Il sangue degli animali che veniva versato sotto questa Luna era riverito e rispettato, come ennesimo dono della Natura e della Terra e come sede dell'anima o del nucleo vitale delle creature viventi. Per i celti e nella wicca tutt'ora la Luna rossa ricopre il ruolo di una delle 13 lune degli Esbat per i celti invece questo periodo rappresentava Mabon.

Un aspetto molto ricorrente è l’identificazione delle eclissi con una sorta di calamità per il mondo o un’imminente distruzione.

Partendo dagli antichi i Greci a Colombo che si è servito proprio di un’eclissi per convincere i nativi della Giamaica ad aiutarlo evitando la minaccia di di morire di fame.

Altre superstizioni vogliono che l’eclissi lunare influenzi fortemente la natura umana e porti la gente, a volte, a diventare pazza o a comportarsi in maniera strana. Ed, a detta di costoro, ciò sarebbe avvallato dal fatto che alcuni dicono di sentire potenziate le proprie forze quando vengono colpiti dai raggi della Luna.

Inoltre, l’eclissi lunare è molto più enigmatica di quanto si possa pensare perché non riguarda soltanto la natura umana, ma ha affetti anche sulle maree dell’oceano possente poiché, durante un’eclissi, c’è alta marea.

I Babilonesi credevano che il nascondersi della Luna fosse un presagio di sventura in qualche posto nel mondo. Ed hanno persino studiato la parte della luna eclissata che avrebbe portato maggior disgrazie.

Così, quando ci fosse stata un’eclisse di tale zona lunare, sapevano che gli dei avrebbero infierito in modo particolare e che la gente in quella parte del mondo avrebbe dovuto prestare molta attenzione.

Nell’antica terra di Babilonia, c’erano molti indovini che si peritavano di offrire previsioni basate sulla lettura della Luna servendosene per definire come gli uomini avrebbero dovuto comportarsi e quali scelte avrebbero dovuto compiere.

In cinese antico, il termine per Eclissi è ‘chih’, che significa ‘mangiare’.

Così, i cinesi credevano che un drago stesse mangiando la Luna, pertanto sparavano con i cannoni contro la Luna stessa, nella speranza di spaventare il drago costringendolo a fuggire.

In effetti, la marina militare cinese ha sparato contro la Luna fino a non più tardi del XIX secolo, proprio a dimostrazione di quanto la tradizione culturale sulla luna fosse radicata nella realtà locale.

Molti indiani ancora oggi continuano a rifugiarsi in luoghi riparati durante le eclissi, in quanto ritengono che l’eclissi di Luna consenta a dei raggi malefici di colpire la Terra.

Si nascondono, dunque, in casa e chiudono tutte le finestre e le porte, nella speranza di restare incolumi ai mali generati dai raggi.

Inoltre, per spaventare le forze del male fanno rumore con le pentole o altri oggetti così da liberare la Luna.

La Bibbia dice che quando la Luna diventa rossa, sta per arrivare l’Apocalisse.

La Luna, che durante l’eclisse non è raggiunta dalla luce diretta del Sole, è pertanto illuminata da questa luce rifratta dall’atmosfera terrestre, in prevalenza rossa, e quindi appare rossa.

Tutto ciò spiega (in parte) il fenomeno dell’arrossamento lunare. A complicarlo c’è la colorazione della superficie terrestre sulla quale insistono i raggi che sono riflessi sulla Luna: gli oceani, i deserti, le foreste e così via, si presentano con colorazioni diverse le quali, combinandosi con il rosso possono dare luogo ad altrimenti impreviste tonalità color rame, marrone, ecc. e per di più mutevoli nel trascorrere del tempo.

Tra superstizioni e realtà scientifiche, resta comunque la magia e l’incanto del cielo notturno che, ancora una volta, ci offre un imperdibile, raro e lungo spettacolo con l’eclissi totale di Luna.


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