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lunedì 25 maggio 2015

LA CHIESA DEL BEATO CARDINAL FERRARI A LEGNANO

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La chiesa fu costruita per soddisfare le esigenze del quartiere legnanese di Mazzafame, che era in piena espansione urbanistica. Il 4 settembre 1987 fu posata la prima pietra anche se i lavori partirono speditamente solo nell'aprile 1988. Fu ultimata nell'inverno 1989. L'8 giugno 1991 fu consacrata e dedicata al beato cadinal Ferrari dal cardinale Carlo Maria Martini. Diventò parrocchiale il 1 ° febbraio 1992, con la costituzione della decima parrocchia di Legnano.

Il Centro Pastorale Mazzafame era una comunità operante fin dagli anni Settanta nell'ambito della vasta parrocchia dei Santi Martiri, anche se poteva contare, come luogo di culto, solo sulla chiesetta di Santa Teresa d'Avila, una costruzione settecentesca, parte integrante del complesso rurale dell'antica cascina situata in fondo a via Ciro Menotti. Lo sviluppo del rione, con i suoi numerosi edifici di case popolari, con i nuovi villaggi di villette a schiera e i condomini residenziali ( un complesso di oltre mille nuclei familiari rendeva ormai indispensabile la realizzazione di una chiesa. Nel 1978 il primo punto fisso: l'acquisizione da parte della parrocchia Santi Martiri di un'area in via dei Pioppi, nel cuore del quartiere. Inizia così l'"avventura", che si sviluppa di pari passo con la crescita del rione. E di un'autentica avventura si trattava, dal momento che al di fuori della grande volontà dell'allora parroco don Franco Fusetti e della tenace comunità del Centro Pastorale Mazzafame non c'era altro a disposizione. Il 10 maggio 1987 era stato beatificato il cardinale milanese Andrea Ferrari e la comunità della Mazzafame decise di dedicargli la nuova chiesa. Si fece così coincidere la cerimonia della posa della prima pietra, il 4 settembre, con la sosta a Legnano delle spoglie mortali del beato Presule, in visita itinerante nei maggiori centri della Diocesi. Intervenne il vicario episcopale mons. franco Monticelli. Nella primavera 1988, definito il progetto redatto dall'architetto Antonio Faranda di Milano, si poté dare inizio ai lavori veri e propri di costruzione della nuova chiesa il 28 aprile 1988.Due anni dopo, 1'8 giugno 1991, giorno della festa del beato cardinale Andrea Ferrari, si procedette, presente il cardinale Martini, alla liturgia per la dedicazione e consacrazione del tempio, che diventò parrocchia il 1 ° febbraio 1992, quando il popoloso rione aveva già raggiunto un numero di 1800 nuclei familiari. Primo pastore della comunità religiosa fu nominato don Mario Caccia, che in questa occasione ricevette in dono per la sua nuova chiesa una statua di Maria Ausiliatrice e un antico mobile per la sacrestia, il tutto offerto dalla parrocchia di S. Bernardo di Castellanza, città in cui nacque e si formò alla fede il neo parroco. Una struttura in ferro costituisce il campanile della chiesa sul quale sono state collocate quattro delle cinque campane della Chiesina di Santa Teresa d'Avila in cascina Mazzafame, recuperate dopo l'abbattimento del vecchio campanile, in quanto pericolante. I bronzi erano stati donati da Alberto Sesler con le famiglie Bigatti e Mereghetti, proprietari di questo oratorio. Le opere artistiche della chiesa Poche ma significative le opere artistiche della chiesa del beato Cirdinale Ferrari. Nella parete che sormonta l'altare un grande mosaico in stile pompeiano, realizzato dal pitture Alessandro Nastasio di Milano, raffigura l'ultima cena con un Cristo in gloria. Un gruppo ligneo caratterizza il battistero, opera dell'artigiano Riva di Palazzolo Milanese. Sono realizzati in marmo bianco Botticino il basamento dell'altare e il tabernacolo; quest'ultimo, posto sul lato destro della navata principale, reca effigiati sulla porticina due pavoni, simbolo indiano di immortalità e quindi del rinnovarsi della vita. La pietra d'altare posta all'interno del tabernacolo stesso proviene da Santa Maria di Costantinopoli in Calabritto (Avellino) e fu offerta da quella comunità in occasione di un gemellaggio, essendo residenti nel rione Mazzafame alcuni nuclei familiari originari di quella località. Nella navata laterale, di fianco all'ingresso della sacrestia, è stata collocata una grande pregevole tela di metri 2,50 per 1,50, del pittore Gianfranco Brusegan di Legnano, dedicata al beato cardinale Ferrari. L'artista lo ha ritratto assorto in preghiera in mezzo al popolo operante del quartiere, con la nuova chiesa, lavoratori della campagna, impegnati in un ambiente sano d'altri tempi nella produzione del vino e del pane (simboli anche della mensa eucaristica) e lavoratori di oggi nelle fabbriche in un ambiente inquinato; in alto è ritratto il Duomo di Milano, dove il beato Andrea Ferrari fu elevato alla sede arcivescovile nel 1894 da Leone XIII. Al centro della tela si staglia l'effige del Cristo Redentore. Nella chiesa era stata anche collocata una fedele riproduzione della statua della Madonna della Luce, protettrice di Palermiti in provincia di Catanzaro, dove é venerata fin dal XVIII secolo.




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giovedì 23 aprile 2015

PERSONE DI LUINO : GIUSEPPE FERRARI

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Giuseppe Ferrari nacque a Milano il 7 marzo 1811 e si spense a Roma nella notte tra l’1 e il 2 luglio 1876. Prima avvocato, passò poi completamente agli studi filosofici, considerando come proprio maestro Romagnosi. Per alcuni anni studiò Vico, delle cui opere fu anche editore; spirito irrequieto, proteso verso l'azione, le lotte e i contrasti ideali, Ferrari trovò in Francia, ove si recò nel 1838, un ambiente consono al suo spirito. Il pensiero e l'atteggiamento politico di Ferrari ruotavano attorno al principio di libertà ed uguaglianza sociale e all'idea di federalismo repubblicano e democratico come unica forma di soluzione del problema italiano del Risorgimento. Il federalismo per Ferrari si doveva manifestare nell'assetto da dare all'Italia libera, ma per raggiungere questo era necessario che vi fosse un'unione rivoluzionaria. Egli fu però contrario al principio dell'"Italia farà da sè", perché ritenne necessario l'intervento francese in Italia: le delusioni del 1848 esasperarono le sue idee federaliste, repubblicane e radicali e dal 1852 al 1859 si raccolse negli studi. Nel problema dei rapporti tra Stato e Chiesa, come non partecipò dell'entusiasmo per Pio IX, così non approvò né la formula di Cavour, né il pensiero di Mazzini, e auspicava una completa indipendenza del moderno stato italiano da ogni legame religioso. Non fu nemmeno un uomo di governo; ebbe però un grande interesse per la vita politica, così che rientrato in Italia nel 1859 ed eletto deputato per il collegio di Luino, partecipò per molti anni ai dibattiti parlamentari. Sedeva sui banchi della sinistra, in realtà fu un isolato della tenace idea del federalismo. Cavour, Minghetti, Crispi, riconoscendone il valore e l'onesta sincerità lo stimavano, ma in fondo vedevano in lui il superstite di una corrente politica sconfitta. Fu però favorevole a una Roma capitale e, nonostante il suo federalismo, votò per la convenzione di Settembre; nel maggio del 1873 propose che la soppressione delle corporazioni non si restringesse entro i confini della legge. Prese parte soprattutto alle discussioni economiche, sociali ed amministrative e i meriti scientifici di Ferrari ottennero ampi riconoscimenti ufficiali: ebbe una cattedra universitaria a Milano e tenne corsi liberi a Torino e a Pisa.



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