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venerdì 30 ottobre 2015

I PENSIERI NEGLI OCCHI

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La comunicazione verbale rivela solo una piccola parte di quello che esprimiamo di continuo. Normalmente, le nostre parole passano per alcuni filtri, ovvero i condizionamenti sociali o le circostanze. Per questo, non sempre le parole comunicano tutto quello che vogliamo dire. Qualcosa di diverso succede con gli occhi, non a caso qualcuno li ha definiti “lo specchio dell’anima”.

Il linguaggio degli occhi è fondamentalmente inconsapevole. Quasi nessuno riesce a mantenere il controllo sugli occhi e tanto meno può decidere il raggio di apertura delle proprie pupille o il grado di umidità degli occhi. Questi piccoli dettagli rivelano moltissime informazioni su ciò che realmente accade nella nostra testa. 

Le pupille generano dei messaggi molto sottili ed è per questo che, in genere, non vengono percepiti. Tuttavia, le pupille hanno un loro alfabeto che è possibile decifrare. L’aspetto più visibile è la dimensione, la quale cambia a seconda delle circostanze, senza che possiamo controllarlo.

Normalmente le pupille si dilatano se ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno che ci piace e che accettiamo senza riserve. Evidentemente, diventano più grandi anche quando la luminosità è scarsa o abbiamo difficoltà a visualizzare qualcosa. Tuttavia, se le condizioni di illuminazione e visibilità sono normali, la dilatazione della pupilla è segno di piacere e attrazione.

Vale anche il contrario, ovvero quando ci troviamo davanti a qualcosa che scatena in noi rifiuto o timore, le pupille tendono a contrarsi. Le pupille piccole rivelano ostilità o cattivo umore, anche se non stiamo guardando direttamente l’oggetto che è fonte di queste emozioni.

È probabile che da centinaia di anni esista questa conoscenza in maniera intuitiva. Le prostitute cinesi ed egiziane dell’antichità utilizzavano la pianta di belladonna per aumentare la dimensione delle pupille quando dovevano incontrare i loro clienti. Pensavano che questo le rendesse più desiderabili.

Per quanto riguarda le pupille contratte, è facile osservarle in tutte le persone pronte ad attaccare. Oltre a socchiudere gli occhi, se osserviamo attentamente, noteremo anche che il diametro delle loro pupille diminuisce.



Gli occhi sono in continuo movimento, anche quando dormiamo. Normalmente, si tratta di piccoli movimenti delle palpebre o del bulbo oculare, piuttosto difficili da percepire. Nonostante ciò, esistono anche movimenti più espliciti che hanno permesso di identificare quello che si nasconde dietro questa dinamica.

Se gli occhi si muovono verso l’alto e si inclinano verso destra, probabilmente sono stati avviati i meccanismi della memoria del cervello. Il movimento denota la rievocazione di un dato o di una situazione passata. Se, al contrario, si muovono verso l’alto e verso sinistra, di sicuro si sono attivate le funzioni creative relazionate all’ambito visivo.
Questo movimento si verifica quando captiamo un’immagine che ci risulta sorprendente.

Orientare gli occhi verso il basso significa che siamo entrati in un processo di introspezione. Se lo sguardo è rivolto verso sinistra, di sicuro è perché stiamo valutando una situazione o un messaggio. Se lo sguardo si sposta verso destra, è segno che stiamo portando a termine un processo di memoria legato a delle sensazioni fisiche.

Muovere gli occhi verso sinistra è segno che si è attivato un processo creativo. Muoverli verso destra, invece, indica che è in atto un processo di memoria. In entrambi i casi, si tratta di esperienze legate ai suoni.

Questi sono solo alcuni esempi dell’enorme universo che è la comunicazione non verbale. Anche se sono utili per svelare tutto quello che dicono le persone con cui stiamo parlando, forse hanno più un valore aneddotico perché riescono solamente a rivelare alcune informazioni isolate riguardo a quello che c’è nel nostro cervello.

Gli occhi nella cultura cinese sono chiamati “le finestre della mente”. Fintanto che la finestra è aperta i maestri della fisionomica cinese ritengono di essere in grado di leggere nella mente della persona. Gli antichi esperti cinesi, che a mio parere erano anche un po’ superstiziosi, ritengono che gli occhi di drago possiedano il massimo delle qualità: creatività, vitalità, lungimiranza, potere, autorità e sono riscontrabili nei grandi leader. Gli occhi di drago sono grandi con palpebre doppie e rotonde, i margini inferiori piegati all’insù e le pupille sono molto grandi. Questi occhi che richiamano il mitico dragone cinese sono ritenuti potenti, affascinanti e luminosi. Questo tipo di occhi sono i più desiderabili dai cinesi.

“la lucerna del tuo corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è semplice,anche il tuo corpo è illuminato, ma se il tuo occhio è guasto, anche il tuo corpo è tenebroso…Se dunque tutto quanto il tuo corpo è illuminato, senza lacuna parte oscura, sarà illuminato completamente come quando la lucerna ti illumina con il suo splendore” (Lc 11,34 ss).

Ciò che caratterizza l’essere umano è la comunicazione con l’ambiente circostante che si realizza attraverso gli organi sensoriali e motori. L’occhio è al primo posto, tra i recettori, a causa della sua mobilità espressiva tanto da essere detto: “specchio dell’anima”.

Gli occhi grandi che aderiscono alle cose: essi sono vivaci e brillanti, hanno una presa attiva sugli oggetti e sono caratteristici del temperamento sanguigno.



Gli occhi grandi, pacifici, spenti, un po’ sognanti, senza brillantezza, sono caratteristici del temperamento dei flemmatici, che sono portati ad osservare l’ambiente senza particolari incentivi all’azione.

Gli occhi piccoli, semichiusi, quasi l’individuo si fosse svegliato dal sonno in quel momento. Questi occhi sono quasi rivoli all’interno a contemplare la realtà interiore. Sono gli occhi dei melanconici, inclini alla riflessione ed al pensiero anche astratto, o alla forma artistica.

Gli occhi tonici, piccoli, a volte ridotti ad una fessura che sprizzano energia, volontà di dominio, ascetismo e d attitudine al comando. Sono gli occhi del temperamento collerico.

Lo sguardo tonico mantiene l’azione sulla linea di ciò che ha deciso la personalità; questo frena gli eccessi. Contrariamente lo sguardo atonico no ha questa capacità di inibizione e lascia libero corso a tutti gli impulsi della vita affettiva e istintiva.

Occorre però guardarsi dal giudicare la tonicità positiva e l’atonia negativa.

Ambedue gli aspetti hanno elementi positivi. Comunque gli estremi sia di un tipo che dell’altro hanno un valore negativo. Ad esempio l’ipertonia può denotare uno squilibrio della personalità; occorre comunque tener conto anche degli altri elementi del volto, in quanto la legge dell’armonia tende a compensare eventuali debolezze della personalità.

Secondo gli orientali gli occhi rappresentano nella loro complessità le condizioni del fegato e rivelano la situazione del sistema nervoso.

Nello stadio di sviluppo del feto gli occhi si trovano ai due lati come nei pesci. Se lo sviluppo dell’embrione in questa fase è anomalo, gli occhi resteranno distanti tra loro e questo denota una minore vitalità nel soggetto.

Gli occhi piccoli e tondi rivelano un sistema nervoso robusto, quindi una persona ricca di vitalità con una costituzione piuttosto robusta. Gli occhi grandi invece indicano una persona con scarsa vitalità e una costituzione piuttosto debole.

Se lo sguardo di un individuo non è, si pure limitatamente mobile, ma è irrigidito e fisso, indica che il soggetto è paralizzato da uno spavento piuttosto serio. Se questa situazione è transitoria, il sintomo è meno grave e potrà tornare in breve tempo alla normalità dello sguardo. Se invece gli occhi sono sgranati e lo sguardo è fisso in un punto lontano, tale situazione esprime una predisposizione abituale all’angoscia.

In determinati casi l’individuo è calmo ma ha gli occhi infossati e lo sguardo fisso, quasi folgorato da un’idea maniacale o da un pensiero persistente, che assorbe la persona fino al limite del fanatismo delirante. Questo sguardo è caratteristico di persone che sono pronte al suicidio per un’idea fissa o per un’ossessione. Se osserviamo individui cosiddetti “martiri”, che si sono immolati come kamikaze, troviamo questa fissità preoccupante negli occhi.

In qualche caso lo sguardo è inquieto e l’individuo ha gli occhi da animale braccato, quasi terrorizzato. Questo può essere uno dei sintomi di ipertiroidismo.

L’occhio che devia è determinato dal fatto che uno degli occhi non riesce a mantenere il parallelismo e devia verso l’esterno. Non si tratta di strabismo, ma del cosiddetto “occhio storto” o “strabismo di Venere”.
Il fenomeno è indice di grave astenia mentale, di persone soggette a stati depressivi periodici. Di solito si tratta di una deviazione che si verifica da un giorno all’altro e può anche migliorare; talvolta ritorna al parallelismo originario, soprattutto se sono superati i problemi che hanno portato allo stato depressivo. In qualche raro caso questa anomalia è congenita. Pur essendo meno grave nel caso di occhio storto congenito, indica comunque un’indole incline agli stati depressivi.



L’astenia dello sguardo può essere costituzionale, se si tratta di sguardo atonico e è indice di indole introversa ma normale.

Se invece si tratta di una vera astenia dello sguardo e non solo di mancanza di brillantezza, ma si tratta di uno sguardo spento, quasi cupo, secondo Corman è sintomo di “reazione difensiva contro l’esaurimento nervoso”, che non tarderà ad arrivare se l’individuo oltrepassa le proprie energie continuando l’attività stressante. È necessaria una particolare attenzione all’astenia dello sguardo dei bambini. Essa può essere confusa con la dolcezza dello sguardo. Questi bambini vengono spesso catalogati come disattenti a scuola, con profitto scarso, nonostante il livello di intelligenza. Gli insegnanti li classificano come pigri e disattenti ignorando il dramma che spesso sta dietro questi sguardi astenici.

Comunemente si pensa che quando una persona sta mentendo, tende a non guardare negli occhi. In parte è vero, d’altra parte però chi dice una bugia tende a tener lo sguardo fisso per mascherare l’inganno. “Occhio”, dunque – in un doppio senso – agli eccessi. La chiave per scoprire la verità è proprio lì davanti a voi.




domenica 18 ottobre 2015

LA CULTURA ARABA

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L'elemento arabo-berbero portò all'Occidente cristiano nuove conoscenze tecnologico-scientifiche, specie nell'agricoltura, ma sconosciute ovvero reintroducendo colture abbandonate dalla fine del cosiddetto periodo classico "antico". Altri fondamentali apporti furono nella scienza della matematica, l'algebra e la trigonometria, il sistema decimale e il concetto di zero (elaborati in ambito indiano). Un'altra innovazione tecnologica attribuita agli Arabi è l'introduzione in Occidente della bussola, già in uso in Cina.

I musulmani svilupparono grandemente la medicina, l'alchimia (genitrice della moderna chimica) la geometria e l'astrologia, con gli annessi studi astronomici (da ricordare l'introduzione dell'astrolabio). Anche nella filosofia il loro apporto contributivo per l'Europa continentale fu formidabile e, grazie alle traduzioni da essi approntate o da essi commissionate, si tornò a conoscere non pochi testi di filosofia e di pensiero scientifico prodotto in età ellenistica. Grazie a tali traduzioni l'Europa occidentale e centrale (che aveva quasi del tutto cancellato il ricordo del retaggio culturale espresso nell'antichità classica in lingua greca) tornò in possesso di opere da tempo trascurate e a rischio di totale oblio.

La cultura araba è una cultura millenaria, stupefacente per ciò che è riuscita a produrre nel corso delle epoche, e per l’importanza che ha avuto anche sul pensiero e sulla storia occidentale.

Il rapporto è stato diretto in occasione del dominio arabo-islamico instauratosi in Sicilia per oltre due secoli nel medioevo. Molte delle città sicule che conosciamo oggi sono delle testimonianze di questa inestimabile fase di “colonizzazione” del nostro territorio. La Storia della Sicilia Araba è straordinariamente interessante perchè evidenzia come, nel pieno do dei “secoli bui”, sia stato l’incontro tra due culture ad aver generato un fermento culturale che non ha eguali in quegli anni.

L’unica similitudine può essere svolta nei confronti della cosiddetta popolazione Sefardita, composta dagli ebrei che abitarono nella penisola iberica per diversi secoli fino all’editto che ne impose l’espulsione (avvenuta nel 1492). Nel corso del medioevo soprattutto, il connubbio tra popolazione araba ed ebraica produsse momenti di sommo valore per la storia della filosofia e della cultura in genere (basti pensare ad un autore come Maimonide, che incorpora in sè la speculazione teologica-giudaica e il pensiero islamico).

Come non citare, inoltre, filosofi come Avicenna e Averroè (citato da Dante stesso nella Divina Commedia), autori che contribuirono alla conoscenza della filosofia aristotelica tanto nella sfera araba che in quella continentale-europea.

La cultura araba ha generato un contributo inestimabile, che gli europei sono stati capaci di assimilare e fare propria, assorbendola totalmente (dai numeri ai logaritmi, dall’astronomia all’architetture). Ciò che le rimprovera Bernard Lewis, profondo conoscitore dell’Islam e aspro critico nei confronti dell’attuale mentalità araba, è il fatto che, mentre nel medioevo, la superiorità degli arabi fu accettata dagli europei che ci guadagnarono moltissimo accettando gli insegamenti dei maestri, da centinaia di anni a questa parte, da quando si sono capovolti i rapporti di forza, gli arabi rifiutano di attingere dalla nostra cultura dominante, preferendo il muro contro muro e la cecità del fanatismo.
Quando il dominio degli arabi si estese sempre più le condizioni economiche, sociali e culturali dei paesi conquistati permisero la nascita di una nuova società. I dominatori arabi continuarono a privilegiare il commercio e la produzione artigianale. L'agricoltura continuava ad avere un importante ruolo economico e continuò a svilupparsi grazie alle raffinate tecniche agricole che diffusero gli arabi. I dominatori presero molto dalle civiltà conquistate, senza perdere però la loro identità islamica, anzi modellando la cultura sulla religione e sul linguaggio. Già Maometto aveva dimostrato interesse per la scienza e aveva organizzato le prime università e le prime biblioteche. Gli arabi appresero dagli indiani e poi diffusero l'uso delle cifre e dello zero per fare calcoli complessi. Si evolsero anche la letteratura e la musica, ma il massimo splendore ci fu nelle arti decorative.






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