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venerdì 30 ottobre 2015

I PENSIERI NEGLI OCCHI

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La comunicazione verbale rivela solo una piccola parte di quello che esprimiamo di continuo. Normalmente, le nostre parole passano per alcuni filtri, ovvero i condizionamenti sociali o le circostanze. Per questo, non sempre le parole comunicano tutto quello che vogliamo dire. Qualcosa di diverso succede con gli occhi, non a caso qualcuno li ha definiti “lo specchio dell’anima”.

Il linguaggio degli occhi è fondamentalmente inconsapevole. Quasi nessuno riesce a mantenere il controllo sugli occhi e tanto meno può decidere il raggio di apertura delle proprie pupille o il grado di umidità degli occhi. Questi piccoli dettagli rivelano moltissime informazioni su ciò che realmente accade nella nostra testa. 

Le pupille generano dei messaggi molto sottili ed è per questo che, in genere, non vengono percepiti. Tuttavia, le pupille hanno un loro alfabeto che è possibile decifrare. L’aspetto più visibile è la dimensione, la quale cambia a seconda delle circostanze, senza che possiamo controllarlo.

Normalmente le pupille si dilatano se ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno che ci piace e che accettiamo senza riserve. Evidentemente, diventano più grandi anche quando la luminosità è scarsa o abbiamo difficoltà a visualizzare qualcosa. Tuttavia, se le condizioni di illuminazione e visibilità sono normali, la dilatazione della pupilla è segno di piacere e attrazione.

Vale anche il contrario, ovvero quando ci troviamo davanti a qualcosa che scatena in noi rifiuto o timore, le pupille tendono a contrarsi. Le pupille piccole rivelano ostilità o cattivo umore, anche se non stiamo guardando direttamente l’oggetto che è fonte di queste emozioni.

È probabile che da centinaia di anni esista questa conoscenza in maniera intuitiva. Le prostitute cinesi ed egiziane dell’antichità utilizzavano la pianta di belladonna per aumentare la dimensione delle pupille quando dovevano incontrare i loro clienti. Pensavano che questo le rendesse più desiderabili.

Per quanto riguarda le pupille contratte, è facile osservarle in tutte le persone pronte ad attaccare. Oltre a socchiudere gli occhi, se osserviamo attentamente, noteremo anche che il diametro delle loro pupille diminuisce.



Gli occhi sono in continuo movimento, anche quando dormiamo. Normalmente, si tratta di piccoli movimenti delle palpebre o del bulbo oculare, piuttosto difficili da percepire. Nonostante ciò, esistono anche movimenti più espliciti che hanno permesso di identificare quello che si nasconde dietro questa dinamica.

Se gli occhi si muovono verso l’alto e si inclinano verso destra, probabilmente sono stati avviati i meccanismi della memoria del cervello. Il movimento denota la rievocazione di un dato o di una situazione passata. Se, al contrario, si muovono verso l’alto e verso sinistra, di sicuro si sono attivate le funzioni creative relazionate all’ambito visivo.
Questo movimento si verifica quando captiamo un’immagine che ci risulta sorprendente.

Orientare gli occhi verso il basso significa che siamo entrati in un processo di introspezione. Se lo sguardo è rivolto verso sinistra, di sicuro è perché stiamo valutando una situazione o un messaggio. Se lo sguardo si sposta verso destra, è segno che stiamo portando a termine un processo di memoria legato a delle sensazioni fisiche.

Muovere gli occhi verso sinistra è segno che si è attivato un processo creativo. Muoverli verso destra, invece, indica che è in atto un processo di memoria. In entrambi i casi, si tratta di esperienze legate ai suoni.

Questi sono solo alcuni esempi dell’enorme universo che è la comunicazione non verbale. Anche se sono utili per svelare tutto quello che dicono le persone con cui stiamo parlando, forse hanno più un valore aneddotico perché riescono solamente a rivelare alcune informazioni isolate riguardo a quello che c’è nel nostro cervello.

Gli occhi nella cultura cinese sono chiamati “le finestre della mente”. Fintanto che la finestra è aperta i maestri della fisionomica cinese ritengono di essere in grado di leggere nella mente della persona. Gli antichi esperti cinesi, che a mio parere erano anche un po’ superstiziosi, ritengono che gli occhi di drago possiedano il massimo delle qualità: creatività, vitalità, lungimiranza, potere, autorità e sono riscontrabili nei grandi leader. Gli occhi di drago sono grandi con palpebre doppie e rotonde, i margini inferiori piegati all’insù e le pupille sono molto grandi. Questi occhi che richiamano il mitico dragone cinese sono ritenuti potenti, affascinanti e luminosi. Questo tipo di occhi sono i più desiderabili dai cinesi.

“la lucerna del tuo corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è semplice,anche il tuo corpo è illuminato, ma se il tuo occhio è guasto, anche il tuo corpo è tenebroso…Se dunque tutto quanto il tuo corpo è illuminato, senza lacuna parte oscura, sarà illuminato completamente come quando la lucerna ti illumina con il suo splendore” (Lc 11,34 ss).

Ciò che caratterizza l’essere umano è la comunicazione con l’ambiente circostante che si realizza attraverso gli organi sensoriali e motori. L’occhio è al primo posto, tra i recettori, a causa della sua mobilità espressiva tanto da essere detto: “specchio dell’anima”.

Gli occhi grandi che aderiscono alle cose: essi sono vivaci e brillanti, hanno una presa attiva sugli oggetti e sono caratteristici del temperamento sanguigno.



Gli occhi grandi, pacifici, spenti, un po’ sognanti, senza brillantezza, sono caratteristici del temperamento dei flemmatici, che sono portati ad osservare l’ambiente senza particolari incentivi all’azione.

Gli occhi piccoli, semichiusi, quasi l’individuo si fosse svegliato dal sonno in quel momento. Questi occhi sono quasi rivoli all’interno a contemplare la realtà interiore. Sono gli occhi dei melanconici, inclini alla riflessione ed al pensiero anche astratto, o alla forma artistica.

Gli occhi tonici, piccoli, a volte ridotti ad una fessura che sprizzano energia, volontà di dominio, ascetismo e d attitudine al comando. Sono gli occhi del temperamento collerico.

Lo sguardo tonico mantiene l’azione sulla linea di ciò che ha deciso la personalità; questo frena gli eccessi. Contrariamente lo sguardo atonico no ha questa capacità di inibizione e lascia libero corso a tutti gli impulsi della vita affettiva e istintiva.

Occorre però guardarsi dal giudicare la tonicità positiva e l’atonia negativa.

Ambedue gli aspetti hanno elementi positivi. Comunque gli estremi sia di un tipo che dell’altro hanno un valore negativo. Ad esempio l’ipertonia può denotare uno squilibrio della personalità; occorre comunque tener conto anche degli altri elementi del volto, in quanto la legge dell’armonia tende a compensare eventuali debolezze della personalità.

Secondo gli orientali gli occhi rappresentano nella loro complessità le condizioni del fegato e rivelano la situazione del sistema nervoso.

Nello stadio di sviluppo del feto gli occhi si trovano ai due lati come nei pesci. Se lo sviluppo dell’embrione in questa fase è anomalo, gli occhi resteranno distanti tra loro e questo denota una minore vitalità nel soggetto.

Gli occhi piccoli e tondi rivelano un sistema nervoso robusto, quindi una persona ricca di vitalità con una costituzione piuttosto robusta. Gli occhi grandi invece indicano una persona con scarsa vitalità e una costituzione piuttosto debole.

Se lo sguardo di un individuo non è, si pure limitatamente mobile, ma è irrigidito e fisso, indica che il soggetto è paralizzato da uno spavento piuttosto serio. Se questa situazione è transitoria, il sintomo è meno grave e potrà tornare in breve tempo alla normalità dello sguardo. Se invece gli occhi sono sgranati e lo sguardo è fisso in un punto lontano, tale situazione esprime una predisposizione abituale all’angoscia.

In determinati casi l’individuo è calmo ma ha gli occhi infossati e lo sguardo fisso, quasi folgorato da un’idea maniacale o da un pensiero persistente, che assorbe la persona fino al limite del fanatismo delirante. Questo sguardo è caratteristico di persone che sono pronte al suicidio per un’idea fissa o per un’ossessione. Se osserviamo individui cosiddetti “martiri”, che si sono immolati come kamikaze, troviamo questa fissità preoccupante negli occhi.

In qualche caso lo sguardo è inquieto e l’individuo ha gli occhi da animale braccato, quasi terrorizzato. Questo può essere uno dei sintomi di ipertiroidismo.

L’occhio che devia è determinato dal fatto che uno degli occhi non riesce a mantenere il parallelismo e devia verso l’esterno. Non si tratta di strabismo, ma del cosiddetto “occhio storto” o “strabismo di Venere”.
Il fenomeno è indice di grave astenia mentale, di persone soggette a stati depressivi periodici. Di solito si tratta di una deviazione che si verifica da un giorno all’altro e può anche migliorare; talvolta ritorna al parallelismo originario, soprattutto se sono superati i problemi che hanno portato allo stato depressivo. In qualche raro caso questa anomalia è congenita. Pur essendo meno grave nel caso di occhio storto congenito, indica comunque un’indole incline agli stati depressivi.



L’astenia dello sguardo può essere costituzionale, se si tratta di sguardo atonico e è indice di indole introversa ma normale.

Se invece si tratta di una vera astenia dello sguardo e non solo di mancanza di brillantezza, ma si tratta di uno sguardo spento, quasi cupo, secondo Corman è sintomo di “reazione difensiva contro l’esaurimento nervoso”, che non tarderà ad arrivare se l’individuo oltrepassa le proprie energie continuando l’attività stressante. È necessaria una particolare attenzione all’astenia dello sguardo dei bambini. Essa può essere confusa con la dolcezza dello sguardo. Questi bambini vengono spesso catalogati come disattenti a scuola, con profitto scarso, nonostante il livello di intelligenza. Gli insegnanti li classificano come pigri e disattenti ignorando il dramma che spesso sta dietro questi sguardi astenici.

Comunemente si pensa che quando una persona sta mentendo, tende a non guardare negli occhi. In parte è vero, d’altra parte però chi dice una bugia tende a tener lo sguardo fisso per mascherare l’inganno. “Occhio”, dunque – in un doppio senso – agli eccessi. La chiave per scoprire la verità è proprio lì davanti a voi.




giovedì 1 ottobre 2015

LGBT

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Il termine transgender ha assunto nella lingua italiana diversi significati a seconda degli ambiti in cui è usato.

La sua origine è da identificarsi all'interno del movimento LGBT, nato negli Stati Uniti d'America intorno ai primi anni ottanta, per indicare un movimento politico che contesta la logica eterosessista e genderista secondo la quale i sessi dell'essere umano sono solo due, che l'identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile dagli esseri umani.

Il termine "transgender", quindi, nasce come termine ombrello dentro cui si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come "maschile" e "femminile".

Il transgenderismo sostiene che l'identità di genere di una persona non è una realtà duale "maschio/femmina", ma un continuum di identità ai cui estremi vi sono i concetti di "maschio" e "femmina".

In questo senso il transgenderismo è da considerarsi come un movimento politico/culturale che propone una visione dei sessi e dei generi fluida e che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi "maschio/femmina" stereotipati senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.

Da questo punto di vista sotto il termine "ombrello" di "transgender" possono identificarsi:

la persona transessuale operata (che ha raggiunto a tutti gli effetti e in tutto e per tutto il genere sentito proprio).
la persona transessuale non operata o parzialmente operata (che ha lasciato integri i genitali di origine ma ha effettuato altri interventi di modifica fisica o estetica).
la persona genderqueer (femmina genetica o maschio genetico di qualsiasi orientamento sessuale) che non si riconosce nel binarismo/dicotomia uomo/donna, rifiutando così lo stereotipo di genere che la società e la cultura locale impone ai due sessi. In questo senso e in questa accezione del termine, che però è la meno conosciuta in Italia, alcuni ritengono che transgender e "queer" siano due termini-ombrello fra loro sovrapponibili.
la persona crossdresser, termine che tende a sostituirsi sempre più alla dicitura "travestito" perché associato, quest'ultimo, alla parafilia. In questo senso il crossdresser è una persona che si traveste, in privato e/o pubblicamente, senza implicazioni di eccitazione sessuale, per esprimere la propria identità di genere e/o il proprio ruolo di genere interiore; il crossdressing può essere praticato sia da una donna che da un uomo, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.



Nel tempo e nella trasposizione del termine nella cultura italiana la parola transgender ha assunto diversi ed altri significati che poco hanno a che vedere con l'origine del termine inteso come "movimento politico culturale". Questa seconda accezione è ormai diventata più popolare di quella originale.

La traduzione italiana di transgender sarebbe transgenere, ma questo termine non si è radicato nell'uso comune e quindi un termine "importato" dall'inglese e lasciato in prevalenza immutato.

Nella terminologia psicologica, psichiatrica, endocrinologica e legale il termine "transgender" viene utilizzato in termini semplificativi per indicare una persona transessuale non operata ai genitali. Secondo questa accezione del termine quindi transgender diventa un termine per indicare solamente una sottocategoria delle persone transessuali, e per separare il/la transessuale operato/a (ai genitali) da quello/a non operato/a.
Così come per il transessualismo anche per il termine "transgender" vi è una totale e netta differenziazione sulla declinazione al maschile o al femminile fra mondo accademico e movimento transgender/transessuale.
Analogamente al transessualismo, i testi medici e legali declinano (salvo rarissime eccezioni) il termine al maschile per le persone che effettuano una transizione da maschio a femmina (androginoide) e al femminile per le persone che effettuano una transizione da femmina a maschio (ginoandroide).
Dando così la prevalenza alla genetica rispetto all'identità di genere della persona.
Tale utilizzo della declinazione è fortemente contestato dal movimento transgender e transessuale (e dal movimento GLBTQ) in quanto ritiene che sia da far prevalere l'identità di genere della persona sul mero dato biologico di nascita.
Semplificando: la persona nata maschio che assume l'identità femminile e di conseguenza anche un nome femminile (poniamo ad esempio "Anna") per la cultura scientifica è "il" transgender Anna, per il movimento è invece "la" transgender Anna.

L'utilizzo accademico della coniugazione del termine peraltro spesso fatto proprio dal giornalismo e dai media ha la controindicazione di determinare veri e propri "salti mortali" nella lingua italiana. Esemplificando: "IL" transgender Anna è andato o è andata a fare la spesa"? Il nome Anna si coniuga in genere al femminile, ma per una persona transessuale o transgender lo si coniuga al maschile con ciò determinando una sorta di discrimine fra la "Anna" donna genetica e la "Anna" transessuale o transgender.
Ed è proprio per questo fatto che la declinazione utilizzata dal mondo accademico viene contestata dal movimento transgender e transessuale in tutto il mondo ed anche in Italia.

Una terza accezione del termine "transgender" è quella che sostituisce il termine "transessuale", sovrapponendosi ad esso.
La ragione, anch'essa nata all'interno del movimento LGBT o GLBT è da trovarsi nel fatto che il termine "transessuale" è di per sé impreciso, se non errato dal punto di vista clinico. In realtà qualsiasi persona operi una transizione sessuale, agisce sul "gender", sul genere sessuale e non sul sesso che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è e resta immutabile.
Quindi transgender può anche essere usato al posto di transessuale, peraltro cancellando la dicotomia fra "operati" e non operati che poco interessa il "gender" ma molto invece interessa il "sesso" di una persona.



Un uomo su 40 mila e una donna su 150 mila soffrono di un disturbo dell’identità di genere. In Italia si fanno all’anno 24 interventi per diventare femmina e 7 per diventare maschio.

Le cause oltre a quelle psicologiche, ambientali e familiari, i nuovi studi sostengono che vi sia una anomala azione degli ormoni materni durante la gravidanza. Analizzando cervelli di transessuali con la risonanza magnetica è stato osservato che queste persone presentano strutture più simili a quelle del genere psicologico rispetto a quelle del sesso fisico. Rispetto al passato si esce maggiormente allo scoperto, perché si è appoggiati dalla legge e da specialisti competenti che lavorano in centri di riferimento pubblici. In Italia nel 1982 la legge ha approvato gli interventi per il cambio di genere sessuale.

Chi decide di cambiare sesso, deve seguire un percorso delineato dalle linee guida dell’Onig (osservatorio nazionale sull’identità di genere). Per sei mesi rimane in osservazione con colloqui psicologici e indagini ormonali, cui segue un periodo di “test di vita reale” e somministrazione di ormoni. A quel punto medici e psicologi, consegnano le relazioni al tribunale di residenza, che può avvalersi di un consulente (Ctu). Una sentenza consentirà l’intervento di rassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali e l’adeguamento dei dati anagrafici.

La trasformazione dei genitali esterni maschili in caratteri femminili comporta un periodo demolitivo (asportazione dei testicoli e del pene) e uno ricostruttivo (creazione di una vagina e di genitali esterni simili a quelli femminili).
La cute scrotale viene usata per la creazione delle grandi labbra e negli ultimi anni è stata studiata una tecnica che permette di ricostruire il clitoride, collocandolo nella sede naturale. Sotto al clitoride viene sistemata l’uretra e sotto ancora la neovagina che però non ha una lubrificazione autonoma.
Per quanto riguarda il seno molti decidono di farlo sviluppare con la terapia ormonale, anziché ricorrere alla chirurgia.

La trasformazione da donna a uomo è molto più complicata e prevede vari tempi operatori.
La prima fase consiste nella riduzione mammaria (prima ormonale e poi chirurgica per dare l’aspetto di un torace maschile). Poi segue l’Istero–annessectomia con un unico intervento chirurgico di asportazione di utero e ovaie. La vagina, in genere, non viene rimossa perché tende a ridursi spontaneamente e, se richiesto, può essere asportata successivamente. A questo punto è necessaria la falloplastica (un intervento opzionale che non tutte le persone con Disturbo dell'Identità di Genere vogliono effettuare).
Esistono diversi metodi chirurgici a seconda di ciò che si vuole ottenere:
realizzazione di un organo di forma cilindrica simile al pene per una funzione estetica;
costruzione di neouretra che permetta la fuoriuscita dell’urina all’apice dell’organo costruito per una funzione urinaria;
inserimento nel fallo di una protesi del tipo di quelle usate per l’impotenza con possibilità di rendere rigido l’organo costruito e idoneo a rapporti sessuali con penetrazione per una funzione sessuale.



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domenica 15 marzo 2015

TEMPO DI MARZO : IL VENTO

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Il vento è un cavallo:
senti come corre
per il mare, per il cielo.

Vuol portarmi via: senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.

Nascondimi tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.

Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.

Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi,
all’amore che che brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.

Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell’ombra,
mentre, sommerso,
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposerò, amor mio.
Pablo Neruda


Il vento è il movimento di una massa d'aria atmosferica da un'area con alta pressione (anticiclonica) ad un'area con bassa pressione (ciclonica).

In genere con tale termine si fa riferimento alle correnti aeree di tipo orizzontale, mentre per quelle verticali si usa generalmente il termine correnti convettive che si originano invece per instabilità atmosferica verticale. Innumerevoli gli autori classici che si sono occupati di questo fenomeno meteorologico. Scrive Lucrezio: "Esistono dunque di certo, s'anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via". Per Seneca "Il vento è aria che spira".

In presenza di due punti con differente pressione atmosferica si origina una forza detta forza del gradiente di pressione o forza di gradiente che agisce premendo sulla massa d'aria per tentare di ristabilire l'equilibrio. Il flusso d'aria non corre in maniera diretta da un punto all'altro, cioè con stessa direzione della forza di gradiente, ma subisce una deviazione dovuta alla forza di Coriolis che tende a spostarlo verso destra nell'emisfero settentrionale e verso sinistra nell'emisfero meridionale. A causa di questo effetto il vento soffia parallelamente alle isobare. In questo caso si parla di vento geostrofico. Tuttavia alle basse quote (meno di 600 m) è necessario tenere anche conto dell'azione dell'attrito con la superficie terrestre, che è in grado di modificare la direzione del vento di circa 10° sul mare e 15-30° sulla terra rispetto a quella del vento geostrofico, rendendo il percorso dall'alta pressione alla bassa pressione più diretto. La velocità del vento, o meglio la sua intensità, dipende dal gradiente barico, cioè dalla distanza delle isobare, e si misura con uno strumento chiamato anemometro e può essere espressa in:

m/s
km/h
nodi
L'intensità del vento aumenta in media con la quota per via delle diminuzione dell'attrito con la superficie terrestre e la mancanza di ostacoli fisici quali vegetazione, edifici, colline e montagne. Il complesso dei venti e delle correnti aeree atmosferiche da vita alla circolazione atmosferica.

I venti si classificano in costanti, periodici, locali e ciclonici.

I venti costanti sono quelli che soffiano tutto l'anno sempre nella stessa direzione e nello stesso senso. Tra questi vi sono gli alisei, i venti extratropicali e i venti occidentali. Gli alisei si generano nelle zone anticicloniche tropicali e convergono verso quelle equatoriali. I venti extratropicali spirano nelle fasce equatoriali dove, per effetto del riscaldamento, si formano masse ascendenti di aria calda e umida. I venti occidentali spirano tra i 35° e i 60° e da sud-ovest a nord-est nell'emisfero boreale e da nord-ovest a sud-est in quello australe.

Si dicono venti periodici quelli che invertono periodicamente il loro senso. Il periodo può essere stagionale come nel caso dei monsoni o degli etesi o anche semplicemente diurno come nel caso delle brezze. I monsoni sono caratteristici dell'Oceano Indiano e dei mari della Cina. Nel semestre estivo, tra aprile ed ottobre, spirano dall'Oceano verso terra mentre durante quello invernale tra Novembre ed Aprile soffiano dal continente verso il mare. Gli etesi soffiano durante l'estate dal Mar Egeo verso l'Egitto e sul percorso inverso durante l'inverno. Tra le brezze si riconoscono tre tipologie: brezze di mare e di terra, di lago e di riva e brezze di monte e di valle. Nelle prime due il vento soffia dalla superficie d'acqua verso terra durante il giorno e sul percorso inverso durante la notte. Le brezze di monte e di valle soffiano invece dalla valle alla montagna durante il giorno e dalla montagna alla valle durante la notte.

I venti locali, tipici delle zone temperate dove soffiano irregolarmente quando si vengono a creare zone cicloniche e anticicloniche sono moltissimi e spesso legati alla nomenclatura locale, a seconda delle zone in cui si generano.

Nell'area interessata dal mar Mediterraneo si usa classificare i venti a seconda della direzione da cui provengono sulla base schematica dettata dalla Rosa dei venti, riprendendo l'antica nomenclatura derivante dall'antica Grecia, che presumeva l'osservatore posto al centro del mar Ionio, a nord-ovest delle isole egee, in direzione della Sicilia. Ed è per questo che lo scirocco, il grecale ed il libeccio si chiamano così perché stando in quel punto la Siria è posta a sud-est, la Grecia a nord-est e la Libia a sud-ovest.

Un'altra importante classificazione dei venti provenienti dal largo (foranei), relativa alle condizioni locali di ciascun luogo al quale ci si voglia riferire (singole città o regioni, o macro-aree ancora più estese), è la seguente:

" venti regnanti": presentano un'alta frequenza di apparizione (almeno il 50%).
" venti dominanti": sono caratterizzati da alte velocità (almeno 20 m/s).
I venti che eventualmente presentassero contemporaneamente le due caratteristiche di alta frequenza e velocità, sono detti prevalenti.

La direzione, la durata e la velocità del vento sono in generale rappresentati su diagrammi polari.

Queste considerazioni un tempo erano valutate con grandissima attenzione e tenute in conto non solo per quanto riguarda gli aspetti della navigazione o la protezione di determinate colture agricole, ma persino nella costruzione delle città.

Non sono rari gli esempi di interi centri storici di molte città, soprattutto costiere, che portano nella disposizione planimetrica dei loro edifici il segno indelebile di questi criteri costruttivi.

Tipica è la disposizione urbanistica detta "a lisca di pesce", caratteristica dei centri storici di molte città costiere che si affacciano sull'Adriatico meridionale, da Bisceglie fino a Monopoli, tra i quali quello di Molfetta è il più rappresentativo.

La rosa dei venti più semplice è quella a 4 punte formata dai soli quattro punti cardinali:

Nord (N 0°) anche detto settentrione o mezzanotte e dal quale spira il vento detto tramontana;
Est (E 90°) anche detto oriente o levante e dal quale spira il vento detto levante;
Sud (S 180°) anche detto meridione e dal quale spira il vento detto mezzogiorno oppure ostro;
Ovest (W 270°) anche detto occidente o ponente e dal quale spira il vento detto ponente.
Tra i quattro punti cardinali principali si possono fissare 4 punti intermedi:

Nord-est (NE 45°), dal quale spira il vento di grecale (chiamato anche greco);
Nord-ovest (NW 315°), dal quale spira il vento di maestrale;
Sud-est (SE 135°), dal quale spira il vento di scirocco (garbino umido);
Sud-ovest (SW 225°), dal quale spira il vento di libeccio.


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