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martedì 14 aprile 2015

PERSONE DI PORTO VALTRAVAGLIA : GIOVANNI CLERICI

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Il pittore Giovanni Clerici, milanese di origine ma Porto Valtravagliese di adozione, ha restaurato una vecchia edicola votiva situata in via Altipiano, proprio a ridosso della sua proprietà.

Maestro di chiara fama, nasce a Milano il 22 novembre 1928. Diplomato in giovane età presso la Scuola del "Castello", indi presso l'Accademia di Brera in Milano ebbe tra i suoi maestri i prof. Dradi e Consadori, esponenti del primo novecento italiano. Pittore in olio, di tendenza impressionista, annovera ambiti premi e medaglie d'oro al merito artistico. E' direttore delle strategie pubblicitarie del "Cenacolo d'Arte". Risiede a Milano, ma trascorre buona parte dell'anno a Porto Valtravaglia.
Un poeta dell'immediatezza amante assoluto della natura, dalla quale intervenendo estrapola, con grande mestiere, climatiche soffusioni coloristiche: egli si fa garante della più esatta partecipazione, adattando una lirica a seconda del momento e delle stagioni; la luce, l'acqua, la vegetazione sono i punti salienti che Clerici vanta ancora prima dell' esecuzione prende coscienza nella preparazione della tavolozza e poi va certo verso il totale soddisfacimento.



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lunedì 13 aprile 2015

PERSONE DI PORTO VALTRAVAGLIA : CARLO DONIDA



Carlo Donida Labati (Milano, 30 ottobre 1920 – Porto Valtravaglia, 22 aprile 1998) è stato un compositore e pianista italiano.

Si diplomò al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano in pianoforte e composizione, per intraprendere la carriera di direttore d'orchestra, che decise però di abbandonare per seguire la sua vena artistica, più vicina alla musica leggera.

Iniziò quindi la sua attività nel mondo musicale come pianista de I Dandies, gruppo molto noto a cavallo degli anni quaranta e cinquanta, in cui si distinse come uno dei migliori pianisti del genere.

Successivamente venne assunto come arrangiatore dalle Edizioni musicali Ricordi, che in quel periodo avevano appena creato la sezione musica leggera con le Edizioni musicali Radio Record Ricordi.

Nello stesso periodo si sposa con Lia e diviene padre di Luisella, nata nel 1947, e Laura, nata nel 1951.

Entrato nell’ambiente della musica leggera, decise di comporre i primi motivi avvalendosi della collaborazione del paroliere Gian Carlo Testoni con cui firmò le sue prime canzoni, Dimmi t’amo e Sotto il mandorlo (interpretata dal Duo Fasano), con cui debuttò nel 1951 al Festival di Sanremo.

Successivamente collaborò con altri parolieri come Calibi, con cui scrisse Vecchio scarpone (interpretata da Gino Latilla e dal quintetto vocale con Giorgio Consolini), e Pinchi, paroliere di Canzone da due soldi (interpretata da Katyna Ranieri e Achille Togliani che si classificherà seconda a Sanremo), entrambi successi anche internazionali.

Nel 1960 inizia il lungo sodalizio con Giulio Rapetti Mogol, che darà vita a 126 canzoni, con la canzone Briciole di baci, che interpretata da Lia Scutari vince la seconda edizione del Burlamacco d'oro nel 1960 (e che viene anche incisa da Mina) e Diavolo cantata da Jimmy Fontana, e che vince nel 1961 il Festival di Sanremo con Al di là, interpretata da Betty Curtis e Luciano Tajoli, canzone che arrivò in ben 26 paesi del mondo.

Tra le altre canzoni scritte dal binomio Romantico amore cantata da Nicola Arigliano, Le colline sono in fiore interpretata da una giovanissima Wilma Goich al Festival di Sanremo, ispirata alle sue amate colline del Lago Maggiore, Uno dei tanti cantata da Tony Dallara e Joe Sentieri.

La sua carriera sanremese continuò con Abbracciami forte (1965 Udo Jürgens – Ornella Vanoni), Gli occhi miei (1968 Wilma Goich – Dino), La spada nel cuore (1970 Patty Pravo – Little Tony) e La folle corsa (1971 Little Tony – Formula 3) solo per citare le più famose: il maestro Donida partecipò a dodici edizioni del Festival di Sanremo con piazzamenti sempre di prim'ordine.

Le sue canzoni ebbero grande successo anche all'estero; tra gli artisti che cantarono brani di Carlo Donida vi sono Tom Jones, Ben E. King, Shirley Bassey, Chet Baker e Charles Aznavour, che interpretarono le sue canzoni: “Uno dei tanti”, che nella versione inglese diventò “Who (I have nothing)”, “Gli occhi miei”, col titolo “Help yourself”, e “Le colline sono in fiore”.

Nella sua carriera Carlo Donida compose anche colonne sonore per documentari, pubblicità e film. Donida si affermò anche come eccellente compositore di canzoni su testi dialettali milanesi come Mi no, ghe vegni no,Cing ghei de pu, ma ross e Quand el coeur el s’innamora, che parteciparono e vinsero più edizioni del Festival della Canzone Milanese e Ammore mio interpretata da Ornella Vanoni che si piazzò seconda al Festival di Napoli del 1964.

Anche Luigi Tenco interpretò alcune sue canzoni: Quasi sera, Sempre la stessa storia e Più mi innamoro di te e Serenella, già incisa da Bobby Solo (queste ultime due pubblicate postume).

Lucio Battisti, che interpretò raramente canzoni di cui non avesse composto lui stesso la musica, ne ha cantate ben quattro di Donida, sempre in collaborazione con Mogol: Prigioniero del mondo, La compagnia, La spada nel cuore e La folle corsa (le ultime due mai pubblicate ufficialmente).

Vasco Rossi nel 2007 ha voluto reinterpretare una canzone scritta nel 1968 per Marisa Sannia, La Compagnia.

Proprio sulla scia di quest'ultima canzone, nel 2008 è nata l'Associazione "la Compagnia di Donida" con l’obiettivo primario di diffondere la cultura popolare attraverso la musica ed incentivare la creatività dei giovani artisti. L’Associazione intende sostenere gli ideali del Maestro Donida basati sulla conoscenza e la divulgazione della cultura popolare attraverso la musica. È stato così istituito il Premio Donida. Il premio Donida è un Premio culturale rivolto ai giovani compositori che rende omaggio alla figura del Maestro Carlo Donida Labati ed è nato appunto in sua memoria nel 2009 a Milano, per la prima volta al Teatro Derby. Il Premio Donida in particolare mira a premiare un giovane compositore che si distingue per qualità, ricerca e originalità dell’opera. In un momento in cui tale cultura non viene valorizzata e la musica italiana vive un periodo di crisi l’Associazione vuole coltivare i giovani talenti e dare loro l’opportunità di farsi conoscere e di intessere relazioni con i grandi nomi della musica italiana e le case editoriali. Tale opportunità è da ritenersi preziosa per i giovani che si avvicinano a questo settore, da un lato per far loro provare un’esperienza professionale e di vita, dall’altro per poter sperare in un futuro concreto nel settore. In Italia sono molti i concorsi per i cantanti che vogliono emergere, ma rarissimi sono quelli dedicati a coloro che la musica la scrivono. La composizione è un’arte complessa e difficile che richiede studi approfonditi. Il Premio Donida è nato proprio per valorizzare i giovani compositori, aiutandoli a inserirsi nel mondo della musica. Ogni anno grandi ospiti del panorama musicale sono presenti per ricordare il Maestro Carlo Donida, da Mogol, Mario Lavezzi, Gino Paoli, Ron, Wilma Goich, Platinette, Ricky Gianco.. Monica Donida, Presidente e ideatrice del Premio dichiara: “Ho pensato di istituire questo Premio perché mio nonno ha sempre creduto nel talento, prendendo sul serio i sogni di coloro che gli dimostravano entusiasmo e amore per la musica. Fu lui a credere per primo nelle capacità artistiche di Mogol che, da giovanissimo, amava scrivere i suoi versi in piccoli pezzetti di cartoncino che teneva sparsi nelle sue tasche. Un giorno si sedettero a un tavolo, presero in mano tutti i pezzetti e iniziò il loro fortunatissimo sodalizio di musica e parole”.

Sanremo 2012: LA STORIA DI TUTTE LE CANZONI: Irene Fornaciari con Brian May canterà “I who have nothing”, che sarebbe “uno dei tanti” di Mogol e Donida. Lanciata nel 1961 da Joe Sentieri, fu tradotta nientemeno che da Jerry Lieber e Mike Stoller, ed è diventata uno standard del rhyhm&blues internazionale; l’hanno incisa Ben E. King, Tom Jones, Roberta Flack, Sylvester, Shirley Bassey, Luther Vandross, Neil Diamond, Gradys Knight, Joe Cocker e persino gli Status Quo.



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giovedì 26 febbraio 2015

CARAVAGGIO

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Michelangelo Merisi (o Amerighi), noto come il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610) è stato un pittore italiano. Formatosi tra Milano e Venezia e attivo a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia fra il 1593 e il 1610, è uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, dalla fama universale. I suoi dipinti, che combinano un'analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con un drammatico uso della luce, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca.

Di animo particolarmente irrequieto, affrontò diverse vicissitudini durante la sua breve esistenza. Data cruciale per l'arte e la vita di Merisi fu quella del 28 maggio 1606, a partire dalla quale, essendosi reso responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte per lo stesso, dovette vivere in costante fuga per scampare alla pena capitale.

Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi costituendo un filone di seguaci racchiusi nella corrente del caravaggismo.

Prima del ritrovamento del certificato di battesimo di Michelangelo Merisi, si credeva che il pittore fosse nato nel paese bergamasco di Caravaggio, nel 1573. A seguito della scoperta archivistica nel Liber Baptizatorum della Parrocchia di Santo Stefano in Brolo, è ormai fuor di dubbio che Merisi sia nato a Milano, e probabilmente il giorno 29 settembre (giorno di San Michele Arcangelo, da cui forse il nome Michelangelo. Meno certa è invece la data del 25 settembre), visto che il certificato di battesimo è datato 30 settembre 1571. Tale documento recita: «Adi 30 fu batz.o  Michel angelo f de d Fermo Merixio et d Lutia de Oratoribus/ compare d Fran Sessa».

Pur essendo nato a Milano, i genitori del pittore - Fermo Merisi e Lucia Aratori - erano nativi di Caravaggio. Nel gennaio 1571 i genitori si sposarono e, sotto la protezione e l'aiuto del nobile marchese Francesco I Sforza di Caravaggio e conte di Galliate (che gli fece da testimone di nozze), si trasferirono a Milano, probabilmente per lavoro, poiché sembra che Fermo Merisi fosse un magister (cioè uno dei maestri-architetti addetti ai cantieri delle chiese milanesi). È dunque ipotizzabile che essi vivessero nel quartiere centrale milanese dove, appunto, alloggiavano le maestranze della "fabbrica del Duomo di Milano", e delle quali faceva probabilmente parte anche Fermo. Di diverso avviso è, invece, Maurizio Calvesi, che ritiene che Fermo Merisi fosse in realtà "maestro di casa" dei marchesi di Caravaggio e che esercitasse "sia pure modestamente, il mestiere di architetto".

Oltre a lui, è confermata anche l'esistenza di una sua sorella, Caterina, più altri due fratelli, uno dei quali, Gianbattista, si farà prete.
Nel 1577, a causa della peste, i Merisi lasciarono Milano e tornarono a Caravaggio per sfuggire all'epidemia, ma qui morirono sia il padre sia i nonni del pittore. Terminata l'epidemia, nel 1584, Michelangelo torna nel capoluogo lombardo e mandato a bottega da Simone Peterzano, un pittore esponente del manierismo lombardo, che si professava un diretto allievo di Tiziano. Il contratto di apprendistato, datato 6 aprile 1584, è firmato dalla madre, per un costo pari a poco più di quaranta scudi d'oro. Secondo Mia Cinotti e Gian Alberto dell'Acqua, "il contratto di apprendistato col Peterzano, del 6 aprile 1584, sanzionava certamente un rapporto già in atto, perché Michelangelo risulta abitante nella casa del maestro." Tutte le varie date dei documenti sono certe, considerando che in quel periodo era appena stato riformato il calendario.

L'apprendistato del giovane pittore si protrae per circa quattro anni, durante i quali apprende la lezione dei maestri della scuola pittorica lombarda e veneta. Dalle Considerazioni sulla pittura di Giulio Mancini (1558-1630), uno dei biografi dell'artista, abbiamo notizia del carattere del giovane Caravaggio in quegli anni: «Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande».
Gli anni che vanno dal 1588, anno di scadenza del contratto con Peterzano, al 1592, ultima testimonianza della sua presenza di Caravaggio in Lombardia prima di raggiungere Roma, sono piuttosto nebulosi. Secondo quanto scrive Giulio Mancini, la madre del pittore muore a Milano il 29 novembre 1591. Risolte le pratiche sulla spartizione dell'eredità (di cui è pervenuta la documentazione d'archivio), il giovane Merisi lascia definitivamente la Lombardia per andare a Roma a circa metà del 1592. Tuttavia, secondo documenti emersi nel 2010 dall'Archivio di Stato di Roma (in particolare la testimonianza del barbiere Pietropaolo Pellegrino), l'artista non sarebbe giunto a Roma prima del 1596, anno in cui è documentato presso la bottega del pittore siciliano Lorenzo Carli.Il biografo Giovanni Pietro Bellori (1585-1655), il giovane pittore, che era «d'ingegno torbido, e contentioso», sarebbe fuggito da Milano per altre ragioni, definite vagamente «discordie», e sarebbe quindi giunto «in Venetia ove si compiacque tanto del colorito di Giorgione, che se lo propose per iscorta nell'imitatione».
Il pittore andò a Venezia col maestro Peterzano per un soggiorno di breve durata. Bellori è comunque l'unico biografo a menzionare un soggiorno di Merisi a Venezia e, a oggi, tale notizia è fortemente dibattuta, giacché una sua presenza in quella città non è stata mai confermata da documenti d'archivio. Tuttavia, nell'ipotesi in cui l'informazione di Bellori sia attendibile e che Caravaggio sia effettivamente andato a Venezia, i legami stilistici con la grande scuola veneta di Giorgione, Tiziano e Tintoretto sarebbero facilmente spiegabili. Occorre comunque precisare che lo stile di Caravaggio avrebbe potuto risentire degli influssi veneti anche senza un viaggio nella città lagunare, poiché in quegli anni il dominio della Serenissima arrivavava fino a Bergamo, con inevitabili ripercussioni anche sul piano artistico.
Secondo lo studioso Longhi, per lo sviluppo del futuro stile del pittore, sarebbe stata di capitale importanza la riflessione giovanile su alcuni maestri lombardi, soprattutto di area bresciana, quali Foppa, Bergognone, Savoldo, Moretto e Romanino, che Longhi definisce pre-caravaggeschi. A questa scuola si dovrebbero, infatti, l’avvio della rivoluzione luministica e la caratterizzazione naturalistica (contrapposta a certa aulicità rinascimentale) dei soggetti dipinti, elementi centrali della pittura di Caravaggio.

La particolare tecnica pittorica e realizzativa di Caravaggio fu il suo successo. Fino al suo inizio nella pittura, lo stile che avevano molti artisti era estremamente legato a un metodo che si basava prevalentemente sullo studio dell'arte classica, con forti influssi derivati dai grandi protagonisti del periodo d'oro del rinascimento italiano. Su tutti le figure di Michelangelo e Raffaello, nel centro Italia, mentre per quanto riguarda il settentrione, la pittura si rifaceva soprattutto a Tiziano, Correggio e Leonardo.

La rivoluzione di Caravaggio sta nel naturalismo della sua opera, espresso nei soggetti dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la capacità di dare a un corpo una forma tridimensionale viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa nettamente in secondo piano rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti della sua opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la "luce radente". Attraverso questo artificio, Caravaggio evidenzia le parti della scena che più ritiene interessanti lasciando il resto del corpo nel buio dell'ambiente.

Nell'opera del pittore sono evidenti dunque forti contrasti di luci e ombre. La luce plasma le figure, determina ambienti e situazioni ed è concepita o come apparizione simbolica (essa è "Grazia" nella Vocazione di San Matteo in San Luigi dei Francesi) o come fatto drammatico nell'intensità dei gesti dei personaggi (Martirio di San Matteo nella medesima chiesa romana).

LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/02/milano-citta-dell-expo-conosciamola.html


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