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mercoledì 29 aprile 2015

LE PERSONE DI LAVENO MOMBELLO : IL DOTTOR MONTEGGIA

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Monteggia Giovanni Battista nacque a Laveno l’8 agosto 1762, da Gian Antonio e da Marianna Vegezzi. Si hanno notizie di due fratelli, uno oblato parroco a Carbonate, l’altro medico.
Il padre si occupava di acque e strade; avviò il figlio, che aveva studiato a Pallanza, alla carriera di chirurgo, facendolo ammettere alla scuola di chirurgia dell’ospedale Maggiore di Milano, dove Monteggia visse a partire dal settembre 1779. L‘apprendistato si svolse sullo sfondo delle inquietudini ideologiche e politiche del suo tempo, tra l’età giuseppina e quella rivoluzionaria e napoleonica, che ebbero riflessi anche sulla vita medica e sanitaria, segnando la definitiva affermazione sociale e intellettuale dei chirurghi e dei medici ospedalieri. Furono anni di riorganizzazione e razionalizzazione dell’istituzione ospedaliera della «Ca’ Granda», come era chiamato l’ospedale Maggiore, una delle più antiche della penisola. Tra i maestri di Monteggia vi furono Guglielmo Patrini, Pietro Moscati, Giovan Battista Palletta. Il giovane si dedicò con particolare impegno allo studio dell’anatomia ma ebbe anche una preparazione botanica e chimico-farmaceutica, alla scuola di Antonio Porati. La farmacia era al centro dell’azione della direzione ospedaliera di Moscati, primario chirurgo e primo direttore medico dell’ospedale, allontanato nel 1788 dalla direzione, ufficialmente per irregolarità, in realtà per le sue simpatie per i Francesi.

L’11 giugno 1781 Monteggia si sottopose all’esame «di libera pratica di chirurgia» presso l’Università di Pavia, dove poi conseguì la laurea in medicina. L’iniziale formazione chirurgica determinò in lui una visione della medicina incentrata sulla clinica. La sua prima opera a stampa, in latino – una presa di posizione implicita di distacco dall’esercizio chirurgico ‘basso’ – fu pubblicata nel 1789, a Milano, presso la tipografia di Giuseppe Marelli, con il titolo Fasciculi Pathologici. Il volumetto è dedicato a Carlo Maria Taverna, preposto parroco di San Nazaro e membro della Giunta istituita nel 1784 da Giuseppe II per amministrare i luoghi pii.

All'età di 20 anni si sottopone all'esame di libera pratica in Chirurgia presso l'Università di Pavia e, pochi anni dopo, all'esame di Medicina, in cui viene confermato con lode, riuscendo ad ottenere nel 1788 l'abilitazione alla professione.
Nel 1790 viene nominato chirurgo aiutante presso l'Ospedale Maggiore a Milano; l'anno successivo incisore anatomico, ottenendo una camera attigua alle sale mortuarie per meglio adempiere al suo lavoro. Segue la nomina di medico e di chirurgo dei detenuti delle carceri di Milano e del Foro Criminale. Nel 1791 pubblica, traducendolo dal tedesco, il “Compendio sulle malattie veneree” del Fritze e contribuisce a far conoscere i segni clinici della sifilide, che a quei tempi imperversava, ed a mettere a punto la terapia adeguata che era affidata alle mani di volgari praticanti. Tre anni dopo pubblica “Annotazioni sui mali venerei” ricevendo notevoli manifestazioni di stima dal mondo accademico. Il duca Francesco Melzi d'Eril, affetto da malattia considerata incurabile dai professori del tempo in Italia e all'estero, si fa curare con successo dal Monteggia che conquista grande fama nonché un assegno vitalizio. Nel 1792 la Congregazione dell'Ospedale Maggiore di Milano gli affida l'incarico di dare lezioni gratuite di chirurgia ai giovani chirurghi ospedalieri.

Nel 1795, a 33 anni, viene nominato professore di Istituzioni di Chirurgia presso la nuova cattedra dell'Ospedale Maggiore di Milano, anche se in realtà, a causa di eventi politici sfavorevoli, l'incarico decorre solo 5 anni dopo. Nel 1796 pubblica in latino “Osservazioni anatomico-patologiche”, poi tradotta in italiano, mettendosi in mostra presso il mondo accademico del tempo e facendosi notare da illustri professori quali Gian Battista Palletta e Pietro Moscati. Prepara continuamente “pezzi” di anatomia patologica e ne fa dono al Gabinetto anatomico dell'Università di Pisa. Stampa inoltre l'Arte ostetrica dello Stein, tradotta dal tedesco, con l'aggiunta di proprie osservazioni sui parti laboriosi e sulle regole da seguire durante la gravidanza ed il puerperio. La Cattedra, che tiene fino alla morte, forma molti giovani studenti grazie alla passione ed alla bravura che infonde. Pubblica poi “Istituzioni chirurgiche”, un'opera in 8 volumi che ha una grande diffusione e che viene considerata una vera e propria summa teorico-pratica dello stato dell'arte delle conoscenze e delle pratiche chirurgiche dell'epoca napoleonica. Il successo gli vale l'attenzione delle più importanti Società Scientifiche e Accademie che lo annoverano tra gli iscritti mettendolo anche in contatto con i principali chirurghi europei. Ripubblica anche il “Compendio sulle malattie veneree” riconoscendo in prefazione, con la schiettezza degli uomini dotti, i difetti della prima edizione giovanile e correggendoli con l'esperienza maturata sul campo negli anni successivi. Importante, in appendice, è il “Ragionamento sull'uso della salsapariglia” farmaco utilizzato nella cura delle malattie veneree e che il Monteggia medesimo mette a punto e sperimenta, concedendo, poi, gratuitamente la preparazione ai farmacisti. Pubblica anche uno studio sulla “estirpazione del canchero uterino” che aveva ideato e proposto fino dall'anno 1794. Nel 1799 è nominato chirurgo e chirurgo ostetrico presso la Pia Casa delle partorienti di S. Caterina alla Ruota. Nello stesso anno, per decreto del Consiglio di guerra, è nominato ufficiale di sanità per le prigioni del Consiglio permanente di guerra presso l'esercito francese in Italia. È, inoltre, nominato membro della Commissione permanente di Sanità.
Il Monteggia è sempre intento ad imparare dai cadaveri la tessitura del corpo ed a svelare dai visceri i segreti reconditi delle malattie; più volte si ferisce rischiando, a causa di una infezione, l'amputazione del braccio sinistro; una volta è anche infettato da “miasma petecchiale” che lo porta quasi alla morte. Lavora in maniera instancabile e primeggia in beneficenza non rifiutando mai la visita agli infermi poveri, provvedendo ai farmaci ed al vitto e curandoli con la stessa diligenza che utilizzava verso i pazienti più agiati. Annota sempre per iscritto le osservazioni dei segni clinici al capezzale dei malati; nella lettura delle sue memorie si trovano fedelmente registrate anche le cure errate e, perfino gli errori diagnostici accadutigli nel lungo esercizio della professione, nella quale, chi più vale, meno errori commette; come lo stesso Ippocrate sosteneva.

Il Monteggia sta lavorando all'ultima edizione delle “Istituzioni chirurgiche” quando viene colpito da febbri notturne che, comunque, non lo distolgono dal suo lavoro e dalla cura dei malati; è affetto da “Risipola” che dall'orecchio destro si sparge a tutto il viso e, nonostante la cura dei colleghi, muore la notte del 17 gennaio 1815. La sua abitazione era ubicata in Via S. Antonio in Milano, a pochi passi dall'Ospedale Maggiore; dopo la sua morte fu affissa, per volere della moglie, una lapide tuttora leggibile. Il poeta Carlo Porta, suo contemporaneo, gli dedicò, poco dopo la morte, un sonetto in dialetto milanese.

Nel suo trattato “Istituzioni Chirurgiche”, molto utilizzato per la formazione degli studenti, disserta e approfondisce gran parte delle patologie conosciute all'epoca; espone le varie tecniche chirurgiche, descrive l'aneurisma, il coxario, della scrofola, la stenosi dell'uretra, l'idropericardio. Divide i tumori bianchi in umidi e secchi, e tanto altro ancora. In particolare fornisce preziosi contributi descrittivi alla patologia dell'apparato locomotore soprattutto per la parte riguardante la traumatologia. Prima di altri, studia e descrive i vizi dell'andatura (le zoppie) che chiama “dilombamento o sfiancamento”. Rende più semplice la tecnica della medicazione delle ferite e delle piaghe e perfeziona gli apparecchi in uso per curare le fratture e le distorsioni. Divide le lussazioni in perfette ed imperfette (sublussazioni). Gli è attribuita la prima descrizione della poliomielite. Lega il suo nome alla frattura eponima descrivendo per primo la frattura del III prossimale dell'ulna associata alla lussazione anteriore del capitello del radio.

Il Monteggia è un uomo legato alla famiglia ma, preso dal suo lavoro, non si curò mai delle faccende domestiche; segue l'educazione dei figli ma non ha la gioia di poter trasmettere la propria passione ad uno di loro. Ha modi gentili, frugale nell'alimentazione, modesto nel vestire e noncurante delle eccessive comodità della vita. Non briga mai per salire ad apparenti onori e al favore dei grandi preferisce la propria libertà. È sempre vivo il culto religioso ed il pensiero di Dio in cui sempre ripone le proprie speranze. Il Policlinico di Milano, come gesto di solenne rispetto nei confronti del Monteggia, gli dedica nel 1929 il Padiglione di Chirurgia.




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martedì 24 febbraio 2015

STUDIARE A MILANO - UNIVERSITA' CATTOLICA -

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L'Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC), fondata nel 1921, è un'università privata italiana di ispirazione cattolica, con sede centrale a Milano e altre sedi a Brescia, Campobasso, Piacenza-Cremona e Roma. Ente fondatore e promotore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù è l'«Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori».

L'università è articolata in 12 facoltà e 7 alte scuole (postgraduate schools). L'ateneo offre corsi sia in italiano sia in inglese.

È legata a una rete di nove strutture sanitarie, in particolare ospedali, centri di ricerca e case di cura, tra cui il Policlinico Agostino Gemelli, intitolato al fondatore dell'ateneo.

Il progetto embrionale di una università cattolica nasce verso gli anni settanta dell'Ottocento, sostenuto da esponenti di tutte le correnti culturali cattoliche cui fa da guida Giuseppe Toniolo. Nel settembre 1918, quando la prima guerra mondiale stava per finire, Giuseppe Toniolo, prima di morire, raccomandò a padre Agostino Gemelli e ai suoi collaboratori di realizzare l’Università con le seguenti parole: "Io non vedrò la fine della guerra: ma voi, appena essa è terminata, fatela, fatela, l’Università Cattolica".

Nel 1919, cinque eminenti personalità sotto il profilo culturale e religioso, padre Agostino Gemelli, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo fondano l'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente garante e fondatore dell'Università Cattolica. Il 24 giugno 1920 ottiene l'approvazione del ministro dell'istruzione Benedetto Croce, sotto l'avallo di papa Benedetto XV.

Il 7 dicembre 1921 si inaugura ufficialmente a Milano la nascita del nuovo ateneo nella sede storica di via Sant'Agnese 2, donata all'Università. Ad inaugurarla è il cardinale Achille Ratti, che pochi mesi più tardi salirà al soglio pontificio col nome di Pio XI.

Le prime facoltà attivate sono filosofia e scienze sociali, ma già nel 1923 vedono la luce lettere e giurisprudenza. Lo Stato approva lo statuto dell'ateneo, e con esso il riconoscimento legale dei titoli di studio, il 2 ottobre 1924. Nel 1926 dalla facoltà di giurisprudenza nasce la facoltà autonoma di scienze politiche, economiche e commerciali.

Nel 1932 l'Università si trasferisce nello storico monastero cistercense di Sant'Ambrogio caratterizzato dai 2 chiostri bramanteschi i quali sono diventati uno dei simboli dell'università. L'ex monastero è situato accanto all'omonima basilica ed è tuttora la sede centrale dell'ateneo. Nel 1936, viene istituita la facoltà di magistero (oggi scienze della formazione). Nel 1947 si istituisce a Milano della facoltà di economia e commercio con due sezioni, una diurna e una serale. La nuova facoltà è destinata in tempi brevi a divenire la principale facoltà dell'ateneo per numero di studenti.

Alla presenza dell'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi, nel 1949 viene posata la prima pietra della facoltà di agraria a Piacenza, mentre l'avvio ufficiale del corso di laurea avviene nel novembre del 1952 (la facoltà è stata istituita nel 1951).

Trent'anni dopo la fondazione, nel 1958, viene istituita a Roma la facoltà di medicina e chirurgia, fortemente voluta dal fondatore dell'ateneo, Agostino Gemelli, egli stesso laureato in medicina. A tutt'oggi la sede sanitaria dell'ospedale prende il nome dal suo fondatore “Gemelli”. È la prima facoltà in Italia a introdurre il numero chiuso.

Nel 1965 a Brescia si inaugura una nuova sede con la facoltà di magistero. Sempre a Brescia nel 1968 viene istituita la facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali e i corsi iniziano ufficialmente nel 1971.

Gli anni novanta sono propizi per la nascita della facoltà di scienze bancarie, finanziarie e assicurative che a tutt'oggi è l'unica facoltà di scienze bancarie in Italia. Dopo un anno, nel 1991, si inaugura la facoltà di scienze linguistiche e letterature straniere con sede a Milano e Brescia. Alla fine del secolo viene attivata la facoltà di psicologia e di scienze motorie.

Nel 2000 a conferma dello spirito di sostegno dell'intera nazione vengono costituiti tredici centri di cultura per lo sviluppo in diverse regioni italiane. Nei centri di cultura, grazie all'utilizzo del satellite, sono attivati alcuni corsi di laurea a distanza in collaborazione con le principali sedi dell'ateneo. I centri di cultura, inoltre, promuovono anche la ricerca applicata sul territorio, organizzano iniziative formative a vari livelli e iniziative di educazione permanente.

A partire dall'anno accademico 2000/2001 nel Campus della sede di Roma viene inaugurato il corso di laurea in "Economia e gestione delle imprese, delle aziende e dei servizi sanitari" articolato su due profili: management per l'impresa ("Economia e gestione delle imprese") e management per la sanità ("Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari"). Corso di laurea interfacoltà tra la Facoltà di Economia della sede di Milano e la Facoltà di Medicina e Chirurgia "Agostino Gemelli" della sede di Roma.

Successivamente dopo un anno nasce la facoltà di sociologia.

Nel 2002 a Campobasso viene inaugurata la quinta sede dell'università, il Centro di Ricerche e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche (la prima pietra venne benedetta il 19 marzo 1995 da Giovanni Paolo II).

Il 2004 è un anno importante per il policlinico universitario Gemelli: viene inaugurata una nuova struttura, unica nel suo genere in Europa, denominata “piastra polifunzionale”. La struttura è destinata a imporsi come un modello organizzativo del tutto innovativo in campo sanitario, dato che consentirà di ridurre drasticamente i costi ed aumentare nettamente produttività ed efficienza. L'opera è la più importante mai realizzata nella storia del policlinico Gemelli. Lo stesso anno il rettore Lorenzo Ornaghi firma un accordo con il demanio dello Stato per la cessione della Caserma Garibaldi di Milano all'Università Cattolica, realizzando un antico desiderio del fondatore padre Agostino Gemelli. L'acquisizione è il primo tassello per la riqualificazione dell'area intorno alla sede centrale con parcheggi sotterranei e numerosi progetti che porteranno alla realizzazione di un nuovo "super campus" denominato cittadella del sapere di Sant'Ambrogio.

L'espansione dell'Università continua nel 2007 con l'inaugurazione della facoltà di psicologia a Brescia e l'acquisto di un'ala del seminario vescovile di Brescia di 21.700 metri su un totale di 70.000 metri.

Nel 2013 viene inaugurato presso la sede di Roma il nuovo edificio universitario "Giovanni XXIII", nuovo polo per gli studenti della Facoltà di Economia ma in realtà utilizzato anche dai colleghi di Medicina, con all'interno la segreteria, alcune aule, la nuova mensa, dei laboratori, una nuova biblioteca.

Durante la seconda guerra mondiale Ezio Franceschini, che appoggiava la Resistenza, ospitò all'interno dell'ateneo le riunioni del comando Corpo volontari della libertà (struttura di coordinamento dei partigiani). Sul finire della guerra, nel 1944, il professore di lettere latine medievali nascose nei sotterranei della Cattolica una cassetta contenente documenti e testi sulla Resistenza e sul gruppo FRAMA (un gruppo, fondato da Ezio Franceschini, che svolgeva un ruolo importante nella lotta antinazista). Le SS rovistarono ovunque alla Cattolica per trovare quelle carte ma, sepolti fra le ossa di cinquanta scheletri, morti per un'epidemia di peste nel XVI secolo, essi rimasero lì e riemersero solo dopo la guerra.

Parzialmente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale il 15-16 agosto 1943, la Cattolica è stata ricostruita iniziando quello sviluppo che l'avrebbe portata allo stato attuale. Durante i bombardamenti vennero distrutte varie aule, il rettorato, il palazzo degli uffici, la segreteria, un chiostro bramantesco, l'aula degli atti accademici Pio XI, il superbo e antico scalone, l'atrio d'onore e i collegi. I lavori di ricostruzione cominciarono subito, mossi dalle parole di Agostino Gemelli "risorgerà più bella e più grande di prima".

Il Sessantotto in Italia ebbe la sua scintilla iniziale nell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo che l'università ebbe aumentato le rette universitarie, il 15 novembre 1967 gli studenti decidono di compiere la prima occupazione dell'Università Cattolica di Milano. La notte stessa il rettore Ezio Franceschini fa sgombrare centocinquanta occupanti dalla polizia, comandata dal commissario Luigi Calabresi. Dopo tre giorni 30.000 studenti sfilavano per Milano fino all'arcivescovado e la protesta si diffuse in tutte le principali università del paese. Il 21 marzo 1968 la Cattolica viene nuovamente occupata; dopo essere stata sgomberata viene chiusa a tempo indeterminato. Qualche giorno dopo, il 25 marzo, avviene la cosiddetta "battaglia di Largo Gemelli": migliaia di studenti tentano di riaprire l'Università, ma sono respinti con forza dalla polizia. Il leader iniziale della rivolta era Mario Capanna, studente di filosofia della UCSC.

Nel novembre del 2011 il presidente del consiglio Mario Monti ha nominato ministri 3 professori della Cattolica. Il rettore dell'ateneo e docente di scienza politica alla facoltà di scienze politiche Lorenzo Ornaghi è stato nominato ministro per i beni e le attività culturali; a Renato Balduzzi, docente di diritto costituzionale alla facoltà di giurisprudenza, è stato affidato il ministero della salute; Piero Dino Giarda, professore di scienza delle finanze alla facoltà di economia, è diventato ministro per i rapporti col Parlamento.

La sede centrale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di largo Gemelli) è collocata a fianco della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, nell'antico monastero cistercense dell’abbazia di Sant’Ambrogio.

La ristrutturazione del monastero benedettino, ad opera di Giovanni Muzio in collaborazione con l'ingegnere Pier Fausto Barelli, è iniziata nel 1929 e terminata vent'anni dopo. Il progetto ha iniziato a prendere forma dal restauro dei chiostri bramanteschi del complesso ecclesiastico di Sant'Ambrogio, restauro profondamente contestato dal quale presero forma i nuclei didattici iniziali.

A questi corpi vennero poi aggiunti l'edificio d'ingresso, sede degli uffici e della Cappella Maggiore, esattamente in asse con il chiostro preesistente e collegato ad esso da un percorso porticato aperto. Caratteristica dell'architettura di Muzio è la torre campanaria a sottolineare l'edificio principale e l'utilizzo del marmo per l'ingresso, differenziando così la superficie "nobile" dalle altre, in mattone; ruolo di spicco riveste anche il cotto, ripreso direttamente dalla tradizione costruttiva lombarda ottocentesca. Vennero aggiunte ai chiostri preesistenti quattro nuove scale e furono demolite alcune pareti settecentesche per accorpare i vari ambienti a formare le aule. Infine venne aggiunta la biblioteca tra i corpi dei due chiostri e il refettorio benedettino venne riadattato per diventare l'Aula Magna demolendo solai e tramezzi e valorizzando sia l'antica volta a lunette che le finestre murate in epoca napoleonica.

Tra il 1933 e il 1934 al corpo centrale vennero aggiunti il Collegio Augustinianum (maschile), dotato di una sezione riservata ai seminaristi (chiamata Ludovicianum): si tratta di due edifici indipendenti e alti cinque piani collegati da un corpo di distribuzione orizzontale, dato che gli studenti avevano la stessa direzione; oggi sono due collegi distinti. Nel 1937 venne aggiunto anche il collegio femminile Marianum. L'ultima aggiunta fu la mensa nel 1949, caratterizzata da uno stile particolarmente sobrio in cui Muzio fa largo uso di paramenti intonacati, finimenti di mattoni e grigliati a sottolineare le finestre.

La sede centrale di largo Gemelli è composta dai seguenti edifici: Edificio monumentale (chiostri bramanteschi), Palazzo uffici, Edificio Gregorianum, Edificio Antonianum, Edificio Via Lanzone 18, Edificio Ambrosianum, Edificio Franciscanum, Edificio Domenicanum. Nella sede è presente un giardino (giardino di Santa Caterina d'Alessandria) il cui accesso è consentito solo alla studentesse. Per questo motivo è soprannominato "Il Giardino delle Vergini".

La maggior parte degli edifici, collegi e strutture del campus si trova nel quartiere Sant'Ambrogio di Milano. La sede di via Necchi 5/9 era la sede storica del Collegio Augustinianum; nell'edificio si trovano, oltre ad aule ed uffici, gli istituti di economia, i dipartimenti dell'area economica e il dipartimento di scienze linguistiche, la biblioteca di scienze economiche, matematiche, statistiche, i servizi di ristorazione per il personale e per gli studenti e, infine, il ristorante Domus nostra. La sede di via Carducci 28/30 è situata nel Palazzo Gonzaga di Vescovado, costruito dall'architetto Arpesani in uno stile lombardo che riprendeva alcuni motivi del preesistente chiostro di San Girolamo. In questa sede vi è l'ufficio master e l'ufficio delle relazioni internazionale. La sede storica della Cattolica è quella di via Sant'Agnese 2, costituita dal Palazzo del Canonica. In questo edificio è presente ALMED Alta Scuola in Media, Comunicazione, spettacolo. Le altre sedi milanesi sono: sede di via Buonarroti 30, via Morozzo della Rocca 2/a, via Nirone 15, Via Pagliano 10, via San Vittore 18, via S. Valeria 3, viale Suzzani 279 e viale Murillo 17.

Tutte le biblioteche delle sedi della Università Cattolica condividono, attraverso il catalogo generale, un sistema bibliotecario unificato, con un patrimonio complessivo di oltre 2 milioni di volumi, più di 32.000 periodici a stampa e 12.000 periodici elettronici. Il Sistema Bibliotecario UCSC collabora con numerosi enti nazionali ed internazionali: IFLA - International Federation of Library Associations and Institutions, AIB - Associazione Italiana Biblioteche, AIDA - Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata, NDLTD - Networked Digital Library of Theses and Dissertations, LIBER - Ligue des Bibliothèques Européennes de Recherche, LOCKSS - Lots of Copies Keep Stuff Safe, CLOCKSS - Controlled Lots of Copies Keep Stuff Safe, NEREUS e INNOVATIVE.

La biblioteca della sede di Milano, costituita fin dalla fondazione dell'Ateneo nel 1921 con un patrimonio di 50.000 volumi, è la più grande e più antica tra le biblioteche di tutto l'ateneo. La biblioteca si articola in una biblioteca centrale con deposito, 8 biblioteche di sezione (dislocate presso istituti e dipartimenti), la Sala di consultazione Giuseppe Billanovich e 12 sale di lettura.

La biblioteca di Milano vanta nel suo patrimonio librario anche numerosi fondi speciali. Tra questi fondi si trovano 73 tavolette sumeriche dell'antica città di Ur, che risalgono al III millennio a. C. Tra il III secolo a. C. e il VII d. C. si colloca un migliaio di papiri di provenienza egiziana. Risalente all'età medievale vi è il diploma reale del 1387 con cui Venceslao di Boemia investì Nicolò Terzi del fondo di Castelnuovo Fogliani. Sempre di epoca rinascimentale vi è un processionale ambrosiano miniato del 1492 con il testo e la musica delle litanie triduane tradizionalmente cantate in processione nei 3 giorni precedenti la festa dell'ascensione. L'albero genealogico dei Visconti è conservato all'interno di questo rarissimo incunabolo che pubblica una cronica di fatti storici e naturali dalla creazione del mondo fino al 1942; tale documento proviene assieme ad altri incunaboli da prestigiose collezioni private milanesi come le biblioteche di Silvio Cipriani e di Vincenzo Negri da Oleggio. Altro esemplare raro è il Messale Romano stampato a Venezia nel 1488, il quale è redatto in caratteri gotici solenni. Dalla ricca collezione di Cinquecentine, di circa 1800 volumi, vi è l'edizione curata da Marsilio Ficino dei Dialoghi di Platone. Risalgono invece al 1800 le prime edizioni de I promessi sposi. Sempre del XVIII secolo risale un manoscritto del Corano finemente decorato in oro. Appartengono, in fine, al XIX secolo le prime edizioni di alcune opere futuriste di Filippo Tommaso Marinetti e di Umberto Boccioni.

Nel 2014, nella tradizionale classifica stilata dal Censis in collaborazione con La Repubblica, la UCSC risulta essere all'8º posto in Italia tra le università private (col punteggio di 80), risulta invece al 7º posto su 16 nella classifica delle migliori università non statali stilata dal Sole 24 ore. Nel 2012 secondo la classifica QS World University Rankings, la UCSC risulta tra il 51º e il 100º posto nell’area per filosofia, tra il 151º e 200º per agraria, economia e medicina e tra il 100º e 151º per psicologia.

La classifica QS Stars, ha assegnato alla Cattolica un punteggio di 5 stelle nei campi dell'insegnamento, del grado di assunzione dei laureati, delle agevolazioni economiche e delle infrastrutture, mentre ha attribuito tre stelle nel campo della ricerca e due nell'innovazione.

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