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martedì 30 giugno 2015

PONTE DI LEGNO

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La località di Ponte di Legno è situata in provincia di Brescia, nell’alta Lombardia. E’ una delle località storiche del turismo estivo di montagna italiano, in quanto fin dai primi del Novecento veniva scelta come meta di vacanza dalla borghesia di quei tempi.

A Ponte di Legno la vacanza estiva si intende all’insegna delle attività all’aria aperta: si possono effettuare escursioni, arrampicate, semplici passeggiate o percorsi fotografici, oppure ancora percorrere i numerosi sentieri in bicicletta. Il tutto circondati da un paesaggio spettacolare, tra montagne, boschi, prati e laghi.

La storia di Ponte di Legno inizia all'incirca nell' 800, quando Carlo Magno affida il controllo della Valle Camonica al monastero di San martino di Tours.

L'edificio religioso più importante infatti è senza dubbio la Chiesa di S. Appollonio, in località Plampezzo. Si tratta di un'antica chiesa risalente al XII secolo, con affreschi del XIII secolo di mano del pittore Johannes da Volpino.

Per quanto riguarda invece gli edifici civili, non ve ne sono nell'abitato degni di nota. Però Ponte di Legno è stata teatro di battaglie durante la Prima Guerra Mondiale, e nei dintorni dell' abitato è possibile visitare le vecchie trincee e camminamenti, resti di fortificazioni ed insediamenti militari.

Il confine italo - austriaco si snodava lungo le cime del massiccio dell'Adamello-Brenta. Il Passo Tonale era stato individuato come punto focale da parte degli italiani per un eventuale offensiva antiaustriaca. Unica difesa italiana era il forte di Corno d'Aola, realizzato a monte di Pontedilegno. Gli austriaci avevano invece realizzato un grande sbarramento costituito da 5 forti disposti secondo uno schema ben consolidato.

Le cruenti battaglie hanno lasciato tracce ancora visibili sul territorio: trincee, casematte, forti ed interi villaggi militari sono spesso meta di gite ed escursioni. Sono numerosi gli itinerari che offrono la possibilità di visitare quei luoghi che un tempo furono teatro di quei tragici eventi.

Dal paese si può ammirare per intero il gruppo del Castellaccio, costituito dall'omonimo monte, dalla cima Lagoscuro, dalla cima Payer e dalla cima Venezia. Salendo invece dapprima in Valbione e in seguito al Corno D'Aola, a circa 2000 m s.l.m., si domina l'intero paese, il gruppo del Salimmo, costituito dall'omonimo monte, dalla cima Casola e dalla cima Corno d'Aola e perfino il Passo del Tonale. È possibile inoltre osservare per intero Vescasa, la già citata Valbione, dove si trova un laghetto per la pesca sportiva di trote, un campo da golf a nove buche e un ristorante tipico e la Conca di Pozzuoli da dove si diramano sentieri per la Bocchetta di Casola e per la Cima Salimmo.

La frazione di Poia, ormai inserita nell'abitato, ne costituisce la propaggine occidentale. Le frazioni di Zoanno e Precasaglio si trovano poco più in alto del capoluogo, verso nord. La frazione di Pezzo, invece, resta isolata e rappresenta il paese della valle ad una maggiore altitudine.

Ponte di Legno è il punto geografico dove il torrente Narcanello, che scende dal ghiacciaio del Pisgana, ed il torrente Frigidolfo, proveniente da Val Malza e dal Lago Nero, si incontrano dando vita ad un importante fiume del nord e uno degli affluenti principali del Po, l'Oglio.

Essendo la zona anticamente una palude, il fondovalle è stato più volte bonificato sia per permettere la costruzione di nuovi edifici, sia, soprattutto prima dell'avvento del turismo, per favorire la coltivazione e la pastorizia.
Ponte di Legno fu conosciuto in passato come Ponte Da Legno o Dalegno, noto da documenti di epoca carolinga come Dalaunia. L'origine della parola è incerta, potendo correlarsi al popolo degli Anauni della Val di Non o dei Genauni della Val Genova, citati nel Trofeo delle Alpi, ma numerosi sono i toponimi di derivazione celtica o germanica sparsi per l'Europa con la terminazione -launum, tali da non portare a un unanime consenso.

Il Castello di Castelpoggio si trova in località Poia. All'ingresso occidentale di Ponte di Legno, si trovava in epoca longobarda (VII sec) una fortificazione che venne smantellata nel 1455 dall'editto di distruzione delle rocche camune emesso da Venezia. Nel 1853 erano ancora presenti dei ruderi, ma nel 1914 vennero erette delle strutture militari, delle trincee e dei camminamenti; a ciò va ad aggiungersi che la zona fu pesantemente bombardata durante la guerra. Nel 1922 il conte Giuseppe Zanchi De Zan acquista il poggio e costruisce l'attuale castello. Nel secondo dopoguerra nel maniero sono stati ricavati 21 miniappartamenti: 12 nel castello, 7 nelle stalle, 1 nella casetta del maggiordomo ed 1 nella cappella. Il castello ha una cinta muraria lunga 580 m con merlature ghibelline e 6 accessi.

La chiesa Parrocchiale della Santissima Trinità di Ponte di Legno fu edificata nel 1685 seguendo lo stile barocco, ed è affiancata da un campanile del 1500. La chiesa contiene opere pregevoli dello Zotti ed un polittico riconducibile alla scuola dell'Olivieri. L'altare maggiore costituisce un complesso monumentale e compatto, con statue imponenti: è la sintesi più matura di tutta la scultura lignea della Valle Camonica ed è attribuito alla bottega d'intaglio di Domenico e Giovan Battista Ramus. L'organo, opera del Mottironi di Cortenedolo, risale al 1843 ed è ancor oggi utilizzato per i concerti, dopo un recente restauro che gli ha restituito una straordinaria qualità sonora.

La chiesa di Sant'Apollonio è considerata una delle chiese più antiche della Valle Camonica, in quanto a causa della struttura tipicamente romanica viene fatta risalire all’XI secolo. È possibile leggere sull'edificio un intervento volto all'innalzamento della stessa di circa un metro e mezzo, avvenuto tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo. Altri rimaneggiamenti avvenuti nel XVII secolo hanno invece coperto gli affreschi originari (datati al XIV secolo) con nuovi dipinti, che asportati nel 1965 sono oggi conservati presso il municipio di Ponte di Legno.

Sulla parete nord dell'edificio è possibile leggere un'apertura che doveva condurre nell'antica sagrestia, già documentata nel 1716, ma demolita alla metà del XX secolo. Immagini scattate negli anni quaranta della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Brescia, Cremona e Mantova ricordano questo edificio.

Nel 1567, con la visita del vescovo di Brescia Bollani, la chiesa è in pieno decadimento: viene consigliato di restaurarla o abbatterla. Singolari sono le vicende della dedicazione: a partire dal 1684 nelle relazioni parrocchiali viene denominata Sant'Apollonia, al femminile.

Nell'Ottocento la chiesa era definita "campestre" e ricordata come sussidiaria della parrocchiale di Santa Lucia di Pezzo, ma già nella prima metà del XX secolo era adibita a fienile. Solo tra il 1947 ed il 1949 vengono eseguiti i primi lavori di restauro e all'inizio degli anni sessanta la chiesa venne acquisita dal Bim di Valle Camonica.

Durante i lavori di restauro del 1965, volti all'asportazione di alcuni affreschi seicenteschi, attualmente posizionati nella sala consiliare del Comune di Ponte di Legno, vengono scoperte nello strato sottostante delle raffigurazioni tardogotiche.

Nel 2006 l'edificio è stato nuovamente sottoposto a lavori di ristrutturazione che hanno riportato alla luce la pavimentazione in selciato interna e ricoperte le caratteristiche ed originarie facciate esterne di pietra locale.
Zoanno sorge una balza nella Valle del Frigidolfo in posizione dominante su Ponte di Legno, ad una settantina di metri d'altezza rispetto al fondovalle, ed è orientato verso est.

A nord-est la valle è chiusa dai monti Caione e Graole, mentre ad est si innalzano le vette della Bleis, di Cima le Sorti e il Dosso di Cò de Mòrt, da cui originano la Val del Calò, la Val Mesàna e Val de Sès; il paese stesso si trova sui fianchi di Cima Bleis di Somalbosco, e, grazie al dosso di Vescasa, è riparato rispetto alle correnti d'aria del Tonale mentre è esposto ai venti freddi del Gavia, che in inverno danno luogo a bufere di neve, dette bulfì in dialetto locale.

Secondo Gregorio Brunelli il nome deriverebbe da suan, che è la variante dialettale camuna del nome del patrono del paese, San Giovanni.
Il dalignese Favallini Bonifacio, nella sua opera Camunni del 1886, è contrario a questa ipotesi in quanto trova che la pronuncia tra suan e zuan sia troppo difforme, e propone invece che il nome Zoanno derivi dal celtico SU-AN, ovvero terra sopra, abitato superiore; ipotesi che troverebbe conferma nella collocazione geografica del paese.
Nonostante l'abitato risalga probabilmente all'epoca romana, e la prima fondazione della chiesa sia avvenuta attorno al XIII secolo, bisogna aspettare fino al 1526 perché l'abitato venga citato in un documento; il 14 agosto di quell'anno infatti il Capitanio di Valle Andrea Del Duca riferiva al Senato della Serenissima di aver provveduto a far costruire, come ordinato dall'Orsini, una torre d'osservazione a Zoanno presso Ponte di Legno.

Pezzo è situato sulle pendici della cima Graole, è posto ad una altezza s.l.m. di 1565 m. Sovrastando la valle del Frigidolfo è posto in una zona panoramica ove si possono osservare le frazioni Precasaglio, Zoanno ed il capoluogo.
Le contrade ad oggi identificabili sono quattro: -"Princìul"; -"Plùni"; -"Pès de là"; -"Plàs"; Mentre anticamente ne esistevano delle altre, vale la pena ricordare: -" 'N tra li cà " -"I Ulìf" -"I Vècc" -....
Il 16 ottobre 1944 nella Valle di Viso furono fucilati cinque civili e un partigiano per rappresaglia contro il ferimento di un ufficiale della Wehrmacht.

La Parrocchiale di S.Lucia è seicentesca, con portale in marmo di Vezza, con affreschi del Corbellini.
La Chiesa di Sant'Apollonio, situata a Planpezzo, risale all'XI-XII secolo, una delle più antiche della Valle Camonica.
La Chiesetta di Viso è in ricordo ai caduti della strage di Viso.

Il centro storico, i suoi suggestivi vicoli detti "Vaui", le poche fontane rimaste con la tipica conformazione da abbeveratoio dette in gergo "I Büi".
Le cappellette dedicate a Santi diversi per qualche grazia ricevuta, dette "I Santèi" , che si trovano nelle dirette vicinanze dell'abitato.

Case di Viso è un borgo alpino in quota (1753 m s.l.m.) della Valle di Viso, nel comune di Ponte di Legno. È una meta turistica, nota specialmente per le abitazioni che conservano immutata la loro architettura originaria in muratura, risalente - per alcune - agli inizi del XIX secolo, e che sono state teatro di una rappresaglia nazista dopo l'armistizio dell'8 settembre.

Precasaglio è situato sul versante orografico destro dell'ultima parte della Val Camonica, dopo che questa di biforca nei pressi di Ponte di Legno per salire da una parte verso il Tonale, dall'altra verso il Passo Gavia.

Il nome Precasaglio deriva probabilmente da "Per i Casai". Casai dovrebbe essere un villaggio anticamente situato in località planpezzo e di origine Celtica preceduta appunto dall'odierna Precasaglio.
La sagra del paese ricorre al 20 gennaio con messa cantata e pesca di beneficenza. La sagra per tradizione è ripetuta anche la prima domenica di luglio. Questo una volta permetteva agli abitanti che d'inverno andavano in pianura con le bestie di ricevere ugualmente i benefici dei patroni. Piatto caratteristico della frazione sono i "gnocc de la cua", gnocchi di pane ed erbette o spinaci.
La sera antecedente l'epifania era tradizione accendere dei falò.

La Parrocchiale dei SS Fabiano e Sebastiano che è consacrata nel 1652, ha il portale in marmo di Vezza che riporta la data 1649. La tribuna lignea è attribuita alla scuola dei Ramus. A sinistra entrando una pregevole cancellata in ferro battuto.

Gli scütüm sono nei dialetti camuni dei soprannomi o nomiglioli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Ponte è Bar (pastori), Tagòrni, Madunìnì.

Nella Commemorazione dei defunti del 2 novembre ancora oggi permane l'usanza della distribuzione gratuita del sale da parte della Vicinia a ciascun capofuoco (famiglie residenti) in tutto il paese di Ponte di Legno.
Nel Giovedì di mezza quaresima si leggeva il testamento e di seguito si bruciava la Vecchia. L'usanza continua anche oggi.

Il comune rappresenta la più importante stazione turistico - invernale lombarda, provvista di circa cento chilometri di piste da sci con innevamento artificiale e di trenta impianti di risalita, possiede una cabinovia inaugurata il 2 dicembre 2006 che collega in meno di 15 minuti Ponte di Legno con il Passo del Tonale, frazione del comune di Vermiglio.

Il comune di Ponte di Legno inoltre è dotato di numerosi impianti sportivi come piste da mountain bike, un campo da golf estivo, numerosi chilometri di piste sciistiche e un attrezzatissimo palasport, dove vi sono state competizioni internazionali di pallavolo, pallacanestro, tennis tavolo e di karate.

Di recente Ponte di Legno, grazie all'ampliamento del demanio sciabile, è diventato la più importante stazione sciistica della Lombardia. Ora il paese con la frazione di Tonale ed il comune adiacente di Temù, può godere di oltre 100 chilometri di piste tutti dotati di innevamento artificiale e di diversi e moderni impianti di risalita, molti dei quali quadriposto. I boschi severi delle Alpi Retiche fanno da contorno ad un panorama spettacolare che si può ammirare dalla cima del Corno d'Aola (la risalita avviene tramite l'omonima seggiovia). Per diversi anni Ponte di Legno ha ospitato tornei di slalom-gigante a livello nazionale e regionale, quali il trofeo "Pinocchio", gara sciistica di ragazzi e bambini. Oltre allo sci alpino viene praticato anche lo sci di fondo durante il periodo invernale; a Valbione, sul campo da golf, trasformato in pista, in Val delle Messi, in Val Sozzine ed al passo del Tonale. A Ponte di Legno è inoltre presente un'importante sci club della valle Camonica, lo Sci club Pontedilegno. Fondato nel 1911 lo sci club ora può contare su competitivi e promettenti ragazzi amanti dello sci alpino. Diversi maestri qualificati insegnano questo nobile sport sulle piste del ghiacciaio del Presena, del Tonale, di Ponte di Legno e di Temù. Ponte di Legno fa parte del comprensorio sciistico Adamello Ski.

Ponte di Legno è famosa inoltre per lo sport del ciclismo. L'importanza nel ciclismo su strada, professionistico e amatoriale, risiede nel fatto che esso è un punto di partenza per l'ascensione estremamente panoramica e impegnativa al Passo Gavia nel suo versante più duro, oltre al versante più duro del Passo del Tonale. Il comune è stato per questo numerose volte punto di passaggio importante per i ciclisti del Giro d'Italia che, scesi dal Tonale ed imboccata la strada statale del Gavia, hanno potuto osservare questo paese. Tra le tante volte in cui Ponte di Legno è stato teatro della carovana del Giro, il 29 maggio 2010 è transitata la 20ª tappa con arrivo al Tonale, nella quale si è praticamente ipotecata la maglia rosa per Ivan Basso, poi vincitore ufficialmente il giorno seguente nella cronometro con arrivo all'arena di Verona. Per questa tradizione di lunga data vengono organizzate corse sportive su strada come il campionato "ex-professionisti", mentre per quanto riguarda il ciclismo su sterrato l'AdemelloBike ha di recente dotato di segnaletica diversi percorsi di montagna come quello per andare al vicino rifugio Bozzi. A fianco del campo da calcio è presente una pista dedicata alla mountain bike, ricca di ostacoli e salti con adiacente un noleggio bici.

Per quanto riguarda lo sport del calcio, il comune ha di recente costruito in via degli Alpini un moderno e attrezzato campo da calcio a 7 con erba naturale. Durante il periodo estivo vengono organizzati tornei di calcio dilettantistico sia per ragazzi che per adulti e senior. Nel 2004 Ponte di legno ha ospitato l'ex allenatore dell'Inter Simoni ed anche diversi calciatori di serie A. La Polisportiva Dalignese dirige gli eventi e le manifestazioni che si svolgono nel campo.

Ponte di Legno è inoltre provvista di un lussuoso campo di golf in stile tipicamente alpino, con diversi dislivelli da superare. Il campo è provvisto di 9 buche con doppie partenze sia per gli uomini che per le donne. Il par totale del campo è 70 ma con un livello di difficoltà piuttosto alto. Dotato anche di Putting Green, Pitching Green, campo pratica con 15 postazioni di cui tre coperte, vi è sia il bar che un deposito con armadi per custodire la propria attrezzatura golfistica.








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sabato 21 febbraio 2015

VISITIAMO IL NAVIGLIO GRANDE E LA DARSENA

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Il Naviglio Grande è un canale navigabile dell'Italia settentrionale, situato in Lombardia. Nasce prendendo acqua dal Ticino nei pressi di Tornavento, circa 23 chilometri a sud di Sesto Calende, in prossimità della località Castellana, e termina nella darsena di Porta Ticinese a Milano.

Ha dislivello totale di 34 metri su una lunghezza di 49,9 km. Nel tronco da Tornavento ad Abbiategrasso ha una larghezza variabile dai 22 ai 50 metri, mentre da Abbiategrasso a Milano si restringe anche fino a 15 metri, riducendosi a 12 nel tratto terminale.

La portata a Turbigo è di 64 m³ al secondo in estate e di 35 in inverno, ridotta a 12 all'ingresso in darsena, a motivo delle 116 bocche irrigatorie che danno acqua a un comprensorio di circa 50.000 ettari e ai 9 m³/secondo che cede al naviglio di Bereguardo.

Il Naviglio Grande è stata la prima opera del genere a essere realizzata in Europa e storicamente è il più importante dei Navigli milanesi, nonché una delle grandi infrastrutture di ingegneria che sin dall'alto Medioevo caratterizzavano, con strade, ponti e irrigazione, il territorio lombardo, consentendo lo sviluppo dei commerci, dei trasporti e dell'agricoltura.

Secondo diversi storici, le origini del Naviglio Grande si collegano a un canale scavato da Abbiategrasso a Landriano (sul Lambro Meridionale, al confine col territorio di Pavia) a difesa dalle incursioni dei Pavesi, alleati del Barbarossa. Da dove il canale derivasse le acque è incerto: forse dall'Olona naturale, dal Mischia (una roggia che scorre da Abbiategrasso a Milano passando da Cisliano[4] arricchita da varie risorgive) o, infine, direttamente da un fosso derivato dal Ticino fino ad Abbiategrasso. La terza è l'ipotesi più probabile anche perché il canale, sia a monte sia a valle, veniva indicato come Ticinello.

Certa invece è la data di costruzione del canale difensivo, il 1152, e l'artefice, Guglielmo da Guintellino, architetto militare genovese al servizio dei Milanesi, che tra il 1156 e il 1158 realizzò anche il fossato a difesa della città e, con il materiale di riporto degli scavi, costrui bastioni fortificati. A Milano esiste ancora oggi via Terraggio, parallela alla fossa interna, che prese il nome dal terrapieno (terraggio, appunto) che aveva a ridosso e che risaliva a quell'epoca. È dall'ampliamento di quel fosso e dal collegamento di Abbiategrasso, via Gaggiano, con Milano che si realizzerà il naviglio. I cronisti e le cronache del duecento narrano diffusamente dell'inizio dei lavori per il navigium de Gazano, ma si dividono su due date, il 1177 e il 1179. Quelli del XVI secolo si dividono anch'essi e per il 1177 propendono più tardi il Cantù e alcuni moderni. Non ci sono invece dubbi sul fatto che nel 1187 il naviglio fosse giunto a Trezzano e nel 1211 alle porte di Milano, a Sant'Eustorgio, nei pressi dell'attuale porta Ticinese.

L'apporto delle acque del naviglio si raccordò efficacemente con la secolare opera di bonifica e di irrigazione dei monaci di Chiaravalle, di Morimondo e delle altre abbazie che avevano operato a sud di Milano. La semplificazione dei trasporti non facilitava soltanto i piccoli commerci che prima si svolgevano via terra, ma ne ampliava il raggio d'azione e ne arricchiva il catalogo, diffondendo il benessere. Il bisogno di legname della città, ad esempio, consentì il diboscamento e la creazione di nuovi spazi per l'agricoltura; l'afflusso di materie prime favorì il consolidarsi di arti e mestieri prima sacrificati. Questa situazione, fondamentale per le fortune di Milano, durò per secoli.

L'irrigazione estiva durava dalla "Madonna di marzo" (25 marzo) alla "Madonna di settembre" (8 settembre), poi iniziava quella iemale, con portate d'acqua minori (un quinto). Dopo la chiusura alla navigazione commerciale, il Naviglio Grande è stato restituito alla sua prima funzione. Le sue centosedici bocche (quattro sole in sponda sinistra) danno ancora acqua a vaste estensioni di prato e colture nel Milanese e nel Pavese, anche se a causa dell'urbanizzazione non si tratta più delle oltre 580.000 pertiche metriche, oltre 8.861.000 pertiche milanesi. L'acqua del naviglio alimenta, da Abbiategrasso, il cavo Ticinello e il naviglio di Bereguardo e poi la darsena a Milano da cui originano il naviglio Pavese e un secondo cavo Ticinello che ne costituisce il naturale scolmatore, ricongiungendosi alla Vettabbia.

Oggi è ancora aperta la questione se il Naviglio Grande fu concepito come canale irriguo o navigabile: il nome navigium (= navigare) e il tortuoso percorso iniziale, allungato ad arte per addolcirne le pendenze, farebbero propendere per la seconda ipotesi; la grande portata alla presa dal Ticino per la prima. D'altra parte è scontato che, alla presenza di un generoso adduttore d'acqua, l'uso irriguo si imponesse automaticamente a prescindere dalle originarie intenzioni. Certamente sono state le due funzioni abbinate a conferire al Naviglio Grande lo straordinario ruolo che ha giocato.

Purtroppo, la storia non ci ha lasciato il minimo indizio, neppure per azzardare delle supposizioni, su chi sia stato l'ideatore di una tale opera. È giocoforza attribuirne l'intero merito alla comunità milanese che, nell'Italia dei comuni medievali, seppe coniugare alla leadership.

La darsena, come i milanesi l'hanno vista per quattro secoli, era stata voluta e realizzata nel 1603 dal governatore spagnolo Pedro Enríquez de Acevedo conte di Fuentes (1525-1610): era addossata alle nuove mura e ne assecondava il perimetro del vertice sudoccidentale e, sotto di esse, un varco consentiva l'accesso alla nuova conca di Viarenna; il bacino era situato, come ora, in parte sulla stessa superficie dove prima esisteva il laghetto di Sant'Eustorgio, la cui localizzazione esatta non è mai stata determinata. Certamente, come la darsena, questo riceveva il Naviglio Grande e dava acqua al naviglio Pavese o, meglio, al suo troncone iniziale (1564): la foce del primo e l'incile del secondo distano poche decine di metri e non pare possibile che abbiano subito spostamenti.

Nel settembre 2004, il comune di Milano concesse l'area della darsena (l'intera porzione a ovest del Naviglio Grande) a un'impresa che doveva realizzare un garage-parcheggio sotterraneo: il terreno era considerato privo di interesse archeologico. Al contrario, all'inizio degli scavi emersero reperti che richiesero l'intervento della sovrintendenza e l'arresto dei lavori: si tratta di fondazioni di mura spagnole e di una piattaforma lignea che è stata attribuita alla pavimentazione dell'originale conca di Viarenna. In mancanza di idonee tecniche di recupero e di notizie più precise, i reperti sono stati reinterrati nelle condizioni di ritrovamento a scopo conservativo e il comune, allo stato dell'arte, non ha assunto nessuna decisione. Questi rinvenimenti all'interno del perimetro della darsena mettono parzialmente in dubbio le modalità con cui il conte di Fuentes fece realizzare la darsena stessa; la ricostruzione storica che anche noi abbiamo riportato nel capoverso precedente, era fino al 2010 l'unica concordemente accettata. Ora non è più così sicura, ma non è stata avanzata nessuna alternativa. E neppure un progetto complessivo di restauro e riqualificazione che, tenendo conto dei ritrovamenti archeologici, riabiliti l'intera area.
 È stata sistemata la parte nordoccidentale con il vecchio sbocco dell'Olona e la zona della direzione portuale, poi è stato innalzato un terrapieno che isola questo bacino dal resto della darsena tagliandola da sponda a sponda; solo una tubazione riversa le acque dell'eventuale troppo pieno. Il terrapieno è percorso da una strada pedonale che prosegue sulla sponda meridionale fino all'ingresso del Naviglio Grande. Cieca per il resto, è collegata col piano stradale da una vecchia, stretta e ripida scala di servizio. Tutta la sponda opposta, quella settentrionale lungo il viale Gabriele D'Annunzio, è cintata e inaccessibile: sono state portate alla luce le fondazioni delle mura spagnole (gli ex Bastioni) con il varco che sottopassandole consentiva ai natanti di raggiunger i navigli interni (Tombon de Viarenna), mentre sono stati reinterrati i reperti lignei (possibile pavimentazione di una conca sconosciuta). Il tutto era coperto dalle banchine dove, dai barconi, veniva scaricata la sabbia.

Per quanto riguarda il bacino vero e proprio, poche dita d'acqua ne ricoprono il fondo scorrendo in intricati rigagnoli a nord, mentre sul lato sud si è formata una lunga isola coperta di lussureggiante vegetazione spontanea rifugio di svariate specie di uccelli e sulle rive abitata da rane e rospi che si sentono gradevolmente gracidare giorno e notte: una piccola "oasi naturale" clandestina che si è impossessata di qualche centinaio di metri quadrati grazie all'incuria. La parte orientale, l'unica navigabile tra il Naviglio Grande e il Pavese, e che termina con gli scolmatori, è stata ripulita ma non attrezzata. Oltre a essere il porto della città, la darsena nel passato era uno snodo idrico di grande importanza: riceveva le acque dell'Olona e quelle che colavano dalla fossa interna e le cedeva al Ticinello, che correva oltre porta Ticinese lungo le mura prima di piegare a sud, e alla Vettabbia. La presa del Ticinello esiste ancora oggi nel punto più orientale della darsena, mentre l'Olona da decenni non vi immette più le sue acque sia per rischio idrogeologico (il suo vecchio alveo coperto da tempo non era più sicuro) sia, soprattutto, per scongiurare il pericolo di inquinamento. Da un'estremità all'altra, la darsena era lunga 750 metri e larga fino a 25, con una superficie di 17.500 metri quadrati, e la profondità di un metro e mezzo.

Sono comunque gli ultimi anni di un grande periodo di splendore che non vedrà una nuova alba. Il costo delle merci trasportate è diventato molto alto, e poi sembra oramai che tutto debba andare di fretta, di corsa, persino la rènna. Il traino in risalita è fatto coi trattori, viene costruito anche qualche barcone più grande e più capace, ma non serve a nulla. Così il 31 marzo 1979, alle 14 l'ultimo barcone ormeggia alla darsena, ha lo scafo metallico, è lungo 38 metri e largo cinque, porta la matricola 6L-6043 ed era partito alle 6 del mattino da Castelletto di Cuggiono. Scarica l'ultimo carico di sabbia, 120 tonnellate, l'equivalente di oltre 20 autocarri. Da quel giorno sui Navigli solo l'acqua continuerà a scorrere, ma solo per irrigare i campi.

Diverse fotografie del Naviglio degli ultimi decenni del XIX secolo e dei primi del XX sono dedicate a pescatori, bagnanti, barche di gitanti, in una piacevole atmosfera di relax vagamente belle époque, come se le alzaie facessero un po' il verso alle sponde della Senna. I falchett come gli apaches, le lavandaie al posto delle sartine, i trani, invece dei bistrot. Per decenni porta Cicca o porta Cinesa restò l'epitome della Milano popolaresca e malandrina, coi suoi personaggi coloriti, le canzonacce sguaiate o stringicuore, le cappellette illuminate su ogni cantonata, gli artigiani e gli artisti dei vicoli e delle corti. Nel secondo dopoguerra, fino a dopo la metà degli anni cinquanta, darsena e Naviglio Grande erano al centro del Carnevale Ambrosiano. Da gennaio, tra porta Genova e porta Ticinese si assiepavano baracconi, ottovolanti, autoscontri, giostre e attrazioni di ogni tipo: era la gremitissima e chiassosa "Fiera di porta Genova", punto di arrivo delle tradizionali sfilate dei carri che partivano dal centro, con el Meneghin e la Cecca, le maschere milanesi, mentre in darsena approdavano barconi infestonati e illuminati, carichi di folla e di maschere provenienti dai paesi del Magentino e dell'Abbiatense.
Ma non era solo questo: sull'Alzaia e sulla Ripa del Naviglio Grande, oltre el pont de fer da cui d'estate si tuffavano i ragazzini, si insediarono tre delle più gloriose società sportive della città: la Rari nantes, la Canottieri Olona e la Canottieri Milano, nuoto, pallanuoto e remo sono il fulcro dell'attività. La prima è fondata nel 1895 da Giuseppe Cantù, scultore ed eccellente nuotatore; è a Cascina Restocco, prima del Ronchetto del Naviglio, dall'anno della fondazione organizzò il "Cimento invernale" una nuotata nelle gelide acque del naviglio l'ultima domenica di gennaio, poi nel 1903 la "maratona natatoria Milano Abbiategrasso". Sempre a Cascina Restocco nel 1910 si sono svolte le gare "nel fiume" dei Campionati italiani di nuoto di quell'anno. Chiuse la propria attività nel secondo dopoguerra dopo aver vinto due scudetti nella pallanuoto.

A partire dagli anni del 1950, Milano divenne una delle capitali europee del jazz ed era tappa obbligata delle tournée di tutti i grandi esecutori, che si esibivano nei teatri (Nuovo, Lirico e Piccolo teatro soprattutto). Brera era il quartiere dei locali dove suonavano le nostre quotatissime Bands. Nel 1969, però, accadde un fatto straordinario: Giorgio Vanni, un buon batterista che aveva spesso suonato con gli americani, decise di aprire un jazz-club sul Naviglio Grande, in una vecchia cascina in fondo a via Lodovico il Moro, dopo Piazza Negrelli dove il tram numero 19 terminava il suo percorso. Lo chiamò Capolinea e il locale divenne in pochissimo tempo un riferimento mondiale per i grandi jazzisti, ponendosi sul piano del Blue Note o del Caveau de la Huchette. All'inizio, furono Joe Venuti e Tony Scott, amici di Vanni, a portarvi i colleghi ancora più famosi, poi non vi fu solista o band che non vi suonasse. Famose e irripetibili le jam session notturne, coi musicisti che si ritrovavano in formazioni spontanee, non preordinate e che spesso suonavano fino a mattino. Le performance più straordinarie spesso non hanno avuto altre testimonianze che quelle della memoria e la documentazione è limitata o inesistente.

Solo negli anni recenti un programma regionale per la valorizzazione dei Navigli lombardi ha consentito il recupero (in parte finanziato dalla stessa Regione Lombardia) di numerosi edifici storici nei comuni attraversati dal Naviglio Grande, nonché degli approdi e delle sponde dello stesso. La regione, nel 1993 dopo le opportune consultazioni, aveva licenziato un documento, il Master Plan Navigli, entro il quale aveva scelto di mantenere i propri interventi. Attorno a quello che oggi è diventato "la Bibbia" per il recupero dei navigli, ha preso consistenza la Navigli s.c.a.r.l., una società consortile che raggruppa la regione, i comuni di Milano e Pavia, le relative provincie e camere di commercio, il consorzio Villoresi e quarantotto dei cinquantuno comuni rivieraschi. Con la società consortile collaborano, con ottima intesa, anche soggetti non consorziabili, quali per esempio l'Istituto per i Navigli-Associazione Amici dei Navigli animata da Empio Malara, e Associazione P.A.N. NavigliLive - "Vivere Navigli Club" - che si pone come obbiettivo la realizzazione di tutte le linee guida per le opere e le azioni che si vogliono effettuare nell'interesse della massima valorizzazione dei Navigli di Milano e Lombardi, il MASTER PLAN NAVIGLI. Da qui deriva anche lo stesso nome P.A.N., acronimo di: Programma Azione Navigli[67] sempre in prima linea nella "cultura del recupero". Si è trattato di un consistente progresso nell'affrontare i problemi posti dalle molteplici competenze territoriali e amministrative, spesso più polverizzate che frammentate. Nel 2010 la s.c.a.r.l. sembra avviata anche a un riconoscimento de jure del ruolo di coordinatore unico degli interventi. Nel frattempo, lavora assiduamente ai progetti pratici, quali l'organizzazione della navigazione turistica, la promozione, la didattica e i contatti con le diverse entità e associazioni locali interessate allo sviluppo dei navigli.

Nell'ambito dell'Expo 2015, i navigli possono giocare un formidabile ruolo di attrattiva turistica e culturale per cui è naturale che attorno al loro recupero e valorizazione vi siano numerosi progetti, curati in particolare dalle università cittadine: il più noto è quello del professor Antonello Boatti, che prevede una "riapertura" della Martesana e della Cerchia con una serie di fontane, fontane-canali e bacini tra il verde: non un ripristino dunque, ma una riambientazione della città com'era. L'amministrazione comunale (giugno 2010) non ha ancora deliberato in merito, ma si sa che acqua e canali entrano nel progetto globale per l'Expo.

Sulle rive del Naviglio Grande e di quello Pavese, pedonalizzate, ogni sera si accende la movida milanese: ristoranti (magari su un vecchio barcone ormeggiato e trasformato), bar, pub e osterie, locali notturni attirano migliaia di persone rumorose e invadenti. Una trasformazione che non piace a tutti e le proteste dei residenti per rumori, affollamento e disturbo della quiete pubblica sono frequenti. Il quartiere ha due facce, quella notturna e quella diurna ed è ancora ricco di studi di artisti, di botteghe artigiane, di angoli pittoreschi e di cappellette illuminate sulle cantonate. Ogni estate si moltiplicano le occasioni di incontro, le mostre, le feste popolari per un pubblico più familiare. Dall'alzaia ci si può anche imbarcare per godersi il Naviglio dall'acqua. Navigando, può poi capitare di imbattersi in uno dei molti eventi che le località rivierasche organizzano con assiduità, perché il risveglio del Naviglio Grande non è un fatto circoscritto solo a Milano.


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