Visualizzazione post con etichetta zanardelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zanardelli. Mostra tutti i post

sabato 11 aprile 2015

IL PIROSCAFO ZANARDELLI

.


Il piroscafo "Zanardelli", commissionato nel 1900 alla ditta Escher Wyss di Zurigo viene varato a Peschiera il 25 settembre 1903, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Zanardelli, del quale il piroscafo porta il nome. E' da evidenziare che questo è un rarissimo caso, se non l'unico, nel quale una nave viene dedicata ad una personalità ancora in vita.

Questa imbarcazione diviene la nave ammiraglia della flotta: salone, propulsione a ruote, portata di 800 persone.

Con l' inizio della I guerra mondiale la navigazione sul lago di Garda diventa difficile in quanto le sue sponde costituiscono confine tra l'Italia e l'Austria: Riva e Torbole sono infatti porti austriaci.

La notte del 23 maggio viene dato l'ordine a tutti i piroscafi di rientrare a fari spenti a Peschiera per essere messi a disposizione dell'esercito italiano.

Il giorno successivo l'Italia entra in guerra e anche lo "Zanardelli" rende il suo servizio alla Patria: viene difatti armato, dipinto di grigio ed il suo personale, essenziale per la profonda conoscenza del lago, viene militarizzato.

La fine del conflitto vede il lago di Garda completamente italiano e gradualmente tutto torna alla normalità.

Nel 1918, con il termine del conflitto, essendo ormai scaduta la concessione dell’Impresa di Navigazione sul Lago di Garda, ormai non più in grado di esercitare il servizio di navigazione, quest’ultimo venne assunto dal governo italiano, che, per conto del Ministero della Guerra, lo affidò alle Ferrovie dello Stato. Lo Zanardelli e le altre navi, derequisite, iniziarono quindi a navigare per conto della nuova gestione, che nel 1923 passò all’Ispettorato Generale delle Ferrovie, Tranvie, Automobili del Ministero dei Lavori Pubblici.

La gestione governativa, tuttavia, essendo tesa a ridurre al minimo i costi eliminando tutti gli approdi non indispensabili e riducendo al minimo la manutenzione, ebbe un esito fallimentare, pertanto, nel 1923, in seguito ad un concorso, la concessione del servizio di navigazione, e di conseguenza la flotta, passò all’ingegner Ernesto Canobbio, che il 1º marzo 1924 fondò la Società Anonima per la Navigazione sul Lago di Garda. Lo Zanardelli (la cui portata fu ridotta a 600 passeggeri) e l’Italia, le due unità più recenti della flotta, furono gli unici due piroscafi a non essere demoliti o convertiti alla propulsione diesel nell’ambito del programma di rinnovo della flotta avviato da Canobbio negli anni Venti.

Secondo alcune fonti, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, lo Zanardelli fu requisito dal 1939 al 1941, riprendendo poi a svolgere servizio di linea. Nonostante la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, il servizio di navigazione sul lago di Garda proseguì regolarmente, così come proseguì anche dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca. Nel corso dell’inverno 1943-1944 e dell’estate 1944 i battelli del lago continuarono a navigare senza subire attacchi da parte dell’aviazione alleata, ma a partire dall’autunno 1944 i cacciabombardieri angloamericani, impegnati in “operazioni d’interdizione”, e quindi aventi come obiettivo ogni mezzo di trasporto potenzialmente utilizzabile dalle forze armate nemiche, iniziarono ad attaccare anche i battelli del Garda. La prima vittima di questo genere di attacchi sul Benaco fu lo Zanardelli.

Alle 11.45 del 6 novembre 1944 lo Zanardelli, al comando del capitano Bernardo Martinelli e con a bordo 9 uomini di equipaggio (più altri due membri del personale della Società non in servizio) e circa 200 passeggeri, si trovava in servizio sulla corsa n. 10 e, proveniente da Malcesine, era giunto nei pressi di Limone del Garda, avendo già dato il fischio d’arrivo, quando venne improvvisamente attaccato da due cacciabombardieri angloamericani. Gli aerei mitragliarono il battello, colpendolo sul lato di dritta, a centro nave e nella timoniera, dove, insieme al comandante Martinelli, si trovavano i marinai Francesco Bertera e Guerrino Ceccon. La prima raffica di mitragliatrice uccise sul colpo l’aiuto timoniere Bertera, decapitandolo, e ferì a morte il comandante Martinelli, mentre il marinaio Ceccon (che per la sua condotta fu poi promosso a pilota), rimasto illeso, prese il comando del piroscafo, che riuscì a portare in salvo verso il porto di Limone, facendolo incagliare con la prua nel fondale ed evitando così l’affondamento. Un altro membro dell’equipaggio, il contabile Alessandro Gelmetti, che stava lavorando nella propria cabina, fu ferito gravemente (e subì successivamente l’amputazione della gamba destra). Numerosi passeggeri rimasero uccisi o feriti nel mitragliamento, molti cercarono riparo in sala macchine o tuffandosi nel lago, e l’equipaggio ed il personale dell’Impresa prestò i primi soccorsi, calmando i passeggeri in preda al panico e soccorrendo i feriti. Gravemente danneggiato ed in fiamme, il piroscafo dapprima prese il largo, poi, spinto dalla corrente, s’insabbiò nella rada di Limone, con a bordo morti e feriti. La nave riportò danni estremamente gravi all’opera morta e fu colpita da numerosi proiettili in corrispondenza della linea di galleggiamento, nonché nel locale macchina (dove vennero colpite la copertura del cilindro ad alta pressione e la parte superiore del coperchio del cassetto a bassa pressione). Agenti dell’Auslade-Kommissar scortarono Leonardo Canobbio, direttore dell’esercizio, a Limone, doveCanobbio osservò il piroscafo in fiamme.

Nell’attacco rimasero uccise 12 persone, mentre altre 17 rimasero gravemente ferite e vennero ricoverate, insieme a numerosi feriti leggeri (in tutto i feriti furono circa 40), nell’ospedale di Riva. Alcuni dei feriti più gravi, tra cui il comandante Martinelli, morirono in ospedale, aggravando il bilancio (nel dopoguerra, in un proprio comunicato, la Navigazione Generale Laghi parlò di 31 vittime come bilancio complessivo dell’attacco).

Poco dopo l’attacco lo Zanardelli venne disincagliato dall'Italia, e, dopo sommarie riparazioni ai fori alla linea di galleggiamento, venne condotto con i propri mezzi, in serata, a Riva, da dove poi, il 10 novembre, fu trasferito nel cantiere di Peschiera per le riparazioni. A testimonianza del tragico evento rimangono i segni delle raffiche di mitragliera sul timone originale, oggi conservato nei cantieri navali di Peschiera.

Nel maggio 1945 lo Zanardelli fu il primo battello del Garda a riprendere il servizio, in regime di requisizione da parte delle forze statunitensi. In questo periodo la nave venne dipinta con scene di vita americana verniciate sulle sovrastrutture (a poppa, per esempio, fu rappresentata la raccolta del cotone). Dopo qualche tempo, la nave tornò al servizio civile per conto della S. A. per la Navigazione sul Lago di Garda, la cui concessione fu prorogata dal 1946 al 1948.

Alla società privata di navigazione, provata dalle gravi difficoltà economiche derivanti dalla guerra, nel 1948 subentra una gestione commissariale e nel 1957 la Gestione Governativa Navigazione Laghi.

Alle 13.20 del 24 settembre 1949 lo Zanardelli prese a rimorchio il relitto dell’Italia, appena riportato a galla dopo che, nel gennaio 1945, era stato affondato da un attacco aereo al largo di Sirmione. Lo Zanardelli rimorchiò l’Italia, pavesato a festa, a Peschiera, dove arrivò alle 16.

Il 9 luglio 1951 lo Zanardelli, insieme a tutti gli altri battelli, partecipò alla sfilata della nuova flotta gardesana. Il 6 novembre 1954 fu commemorato il decennale dell’attacco aereo del 1944.

Negli anni ’70 il piroscafo fu rimodernato con la sostituzione della timoniera e la costruzione, sul ponte superiore, di una veranda chiusa adibita a ristorante. Sulla nave fu istituito un servizio di ristorazione in grado di servire 150 persone a tavola.

Nel 1976 il nostro piroscafo è protagonista di un avventura fortunatamente a lieto fine: a causa di una fitta e improvvisa nebbia, il comandante dello Zanardelli perde la rotta ma riesce fortunosamente a dirigere la nave verso la riva evitando di pochissimo una grossa lastra di roccia . L' episodio viene riportato dai giornali come un miracolo della "Madonna del Frassino".

Il 14 ottobre 1976 lo Zanardelli, in navigazione da Gardone a Desenzano al comando del capitano Saverio Angelini e con a bordo 10 uomini di equipaggio e 342 passeggeri, tutti donatori di sangue dell’AVIS di Montichiari, andò fuori rotta a causa della nebbia (la nave era sprovvista di radar), evitò di stretta misura un piastrone roccioso semisommerso e s’incagliò con la prua rivolta verso la riva e la carena posata sugli scogli. L’impatto non fu violento, ed i passeggeri sulle prime non si resero conto dell’incaglio.

Nel 1982 lo Zanardelli venne sottoposto a lavori di rimotorizzazione, che videro la rimozione della macchina a vapore e la sua sostituzione con due motori diesel MTU SR 493TZ da 760 CV, trasformandolo così in una motonave a ruote. Un nuovo rimodernamento si è svolto nel 2002, con la sostituzione dei due motori con altrettanti MTU 183 TA 61 da 928 CV.

Attualmente, ad oltre 100 anni dal varo, lo Zanardelli continua a svolgere servizio sul Lago di Garda. Gli interni, ancora provvisti degli arredi originali, danno l'impressione a chi vi naviga sopra di essere tornato indietro nel tempo. Dall'estate 2010 lo Zanardelli svolge servizio di linea, nel periodo estivo, sulla tratta Malcesine - Limone - Riva Del Garda. Sul ponte inferiore si trova un salone ristorante con tavoli in stile primo '900, mentre il ponte superiore è dotato di una grande veranda-salone stile liberty, utilizzata anche durante le crociere come salone da ballo.

Con un equipaggio di sette uomini, la nave può trasportare complessivamente 500 passeggeri, 250 dei quali in posti a sedere (150 al coperto) e 250 in piedi.

Lo Zanardelli ha struttura di molti piroscafi salone a ruote di inizio '900. All’interno dello scafo, sottocoperta, si hanno, da prua verso poppa, le ex-camere utilizzate come magazzini (a prua), la sala macchine (a centro nave) e le cucine (a poppa). Al livello del ponte di coperta si trovano il salone ristorante-bar e varie salette, e, sul ponte scoperto di prua, panchine per i passeggeri che vogliono stare all'esterno. Su ponte superiore si trovano la timoniera, il fumaiolo, tre piccole lance di servizio (due sui tamburi delle ruote ed una terza all’estrema poppa) ed una veranda-ristorante in stile liberty.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/laghi-lombardi-il-lago-di-garda.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



mercoledì 1 aprile 2015

GIUSEPPE ZANARDELLI

.


Onorevoli colleghi! Chiamato dal Vostro suffragio a questo altissimo Ufficio, io, nella commozione in me destata da così solenne dimostrazione di benevolenza e di fiducia, sento innanzi tutto il bisogno di porgervi l'omaggio sincero del mio più fervido ringraziamento, assicurandovi essere la gratitudine il sentimento che vibra più gagliardo nell'animo mio.
Se volessi pensare alle difficoltà dell'Ufficio medesimo, il quale esige le doti più diverse e che quasi si escludono fra loro; se dovessi, perciò, consultare soltanto le povere mie forze, dovrei pregarvi di volermi dispensare da un onere sì grave. Ma, d'altra parte, sarebbe sconoscenza il venir meno al vostro appello indulgente e generoso; ed io, ammaestrato dall'esempio dei miei insigni predecessori che mi studierò di imitare, obbedisco ai voleri della Camera, accettando l'arduo incarico di dirigere le sue deliberazioni. Io conosco l'estensione de' miei doveri, e porrò tutti i miei sforzi ad adempierli. Primissimo fra essi reputo quello della più assoluta imparzialità.
Ebbi altra volta l'onore di questo seggio, ed ho sicura coscienza che l'imparzialità, la neutralità fra i partiti non ho dimenticato giammai. Mi considerai e mi considero Presidente non della maggioranza ma della Camera,  custode inflessibile del suo regolamento a favore di tutti e contro tutti, in ciò che mira a mantenere l'ordine e la calma delle discussioni, come in ciò che mira a proteggerne la libertà. Di questa libertà della tribuna io sento in cuore tutto il rispetto,  sento l'imperiosa necessità; ché le istituzioni libere vivono di luce, di pubblicità, di discussione, di contraddizione. Io con tutte le mie forze invoco che la nostra tribuna sia alta, libera, non infrenata che dal rispetto ch'essa deve a sé stessa, dal disdoro che è serbato a chi ne abusa, dall'autorità morale di chi presiede all'Assemblea.
Affinché adunque mi sia reso meno difficile il mandato conferitomi, io ho bisogno di tutta la vostra cooperazione. Nulla mi gioverebbero la vostra benevolenza, la vostra amicizia di cui sono felice e orgoglioso; nulla il voto lusinghiero con cui mi avete qui chiamato, se non avessi l'aiuto vostro costante, quotidiano, efficace: nulla io potrei colle meschine mie forze senza una continua vostra adesione la quale sorregga, avvalori il potere di cui la Camera volle affidarmi l'esercizio.
Ed ora dedichiamoci ai lavori parlamentari con quella operosità cui, inaugurando la ventesima Legislatura, ha fatto appello l'amatissimo Re, di cui la prima parola ieri rivoltaci fu parola di affetto per le libere istituzioni: magnanimo affetto mercè cui la Monarchia nazionale, rivendicatrice dell'indipendenza e presidio dell'unità della patria, può a buon diritto gloriarsi che le gioie della Reggia siano le gioie della Nazione.
In pari tempo il discorso inaugurale, accennando ai disegni di legge a favore delle classi lavoratrici, ha richiamato il vostro pensiero verso l'opera di riparazione attesa dai miseri, la quale deve compiere nella Legislazione un grande dovere di giustizia e di solidarietà.  L'equità nell'ordine sociale, la libertà nell'ordine politico; in altri termini, una società giusta, ed un Governo libero, ecco una degna mèta segnata dalla parola reale alle Vostre deliberazioni.
Questo Governo libero mediante gli atti Vostri soltanto può dare benefici frutti; ché negli ordini costituzionali non havvi vita che dove il Parlamento la porta; e questa vita di continua discussione e sindacato, come rialza e fortifica lo spirito pubblico, così nelle sue forme tutelari è suprema guarentigia di provvide e mature risoluzioni.
Con simili guarentigie si riesce a creare quello spirito di legalità il quale è del pari necessario nei privati cittadini e nei pubblici poteri; mentre il rigido rispetto, la religiosa osservanza della legge deve tutto dominare presso un popolo geloso de' suoi diritti e della sua dignità.
I destini della patria, carissimi colleghi, sono affidati ai vostri onori ed ai vostri intelletti. Non havvi nazione che non abbia provato crudeli sventure; non havvi nazione la cui grandezza non abbia immensamente costato di pianto, di sangue, di rude lavoro, e non abbia avuto mestieri del corso di secoli per trionfare. E tale trionfo dev'essere pure serbato all'Italia: dove il popolo è invidiato modello di temperanza e di abnegazione: e dove è modello di valore quell'esercito che anche nelle condizioni più infelici scrisse recenti pagine d'eroismo di cui potrebbe aver vanto la storia militare di qualsiasi popolo guerriero.  Ora se noi, attinta l'ispirazione ai solenni verdetti de' comizi elettorali; se noi in questo recinto, a nessun'altra gara intenti che a quella della devozione al pubblico bene, coll'unione delle forze, coll'armonia dei poteri costituzionali, faremo opera di saggezza, di patriottico ardore, di disinteresse o sacrificio individuale, daremo a noi stessi il prezioso sentimento di un alto dovere nobilmente adempiuto, e alla patria dilettissima la promessa di universale onoranza e rispetto, di liete e splendide fortune.
Invito gli onorevoli segretari e questori ad occupare i loro posti al banco della Presidenza.
(I segretari ed i questori occupano i loro seggi)

 Seduta inaugurale della XX legislatura, il 6 aprile 1897

Giuseppe Zanardelli (Brescia, 26 ottobre 1826 – Maderno, 26 dicembre 1903) è stato un patriota e politico italiano.

Nacque il 29 ottobre 1826 , primo di quindici figli, da Giovanni Zanardelli e Margherita Caminada. Frequentò il Liceo classico Arnaldo di Brescia e si laureò in giurisprudenza all'Università di Pavia, come alunno del Collegio Ghislieri.

Combattente nei Corpi Volontari Lombardi durante la guerra del 1848 prese parte alla campagna del Trentino come milite nella colonna cremonese comandata da Gaetano Tibaldi, distinguendosi nella battaglia di Sclemo presso Stenico. Tornò a Brescia dopo la sconfitta di Novara e, per un certo periodo, si mantenne insegnando diritto. Collaborò al giornale Il Crepuscolo, con saggi di economia politica.

Nel 1849 partecipò all'insurrezione delle dieci giornate di Brescia contro il governo austriaco.

Il 29 febbraio del 1860 fu affiliato alla Massoneria nella prestigiosa Loggia romana "Propaganda Massonica" del Grande Oriente d'Italia. Eletto deputato nello stesso anno, ricevette vari incarichi amministrativi, ma si dedicò attivamente alla carriera politica solo a partire dal marzo 1876 quando la Sinistra, di cui era stato esponente di spicco, andò al potere.

Ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Depretis del 1876, si dimise per alcune divergenze sulla gestione delle convenzioni ferroviarie. Ministro dell'Interno nel governo Cairoli del 1878, si occupò del progetto di riforma del diritto di voto.

Nominato ministro della Giustizia nel governo Depretis del 1881, riuscì a portare a termine la stesura del nuovo Codice di Commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Congedato da Depretis nel 1883, rimase all'opposizione e diede vita alla "pentarchia"; nel 1887 entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis, sempre come ministro della Giustizia, rimanendo allo stesso dicastero anche nel successivo governo Crispi, fino al 6 febbraio 1891.

Durante questo periodo avviò una riforma del sistema giudiziario e fece approvare il primo codice penale dell'Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all'epoca: il codice Zanardelli venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890. Tra l'altro, per sua iniziativa personale, si giunse all'abolizione della pena di morte.

Nella Relazione al Re Zanardelli si diceva convinto che «le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d'interpreti, ciò che dal codice è vietato». Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell'uomo e del cittadino e che non dovesse guardare il delinquente come un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare.

Alla caduta del governo Giolitti nel 1893 Zanardelli tentò strenuamente, ma senza successo, di formare un nuovo Gabinetto. Eletto presidente della Camera nel 1892 e nel 1897, ricoprì quest'incarico fino al dicembre 1897, quando accettò il portafoglio della Giustizia nel governo Rudinì, ma fu presto costretto a dimettersi a causa dei dissensi con il collega di governo Visconti Venosta sulle misure da prendere per impedire il ripetersi delle agitazioni popolari del maggio 1898.



Nella seduta inaugurale della XX legislatura, il 6 aprile 1897, l'Assemblea elegge per la seconda volta alla Presidenza della Camera Giuseppe Zanardelli, con 303 voti su 431 votanti. Nel discorso di insediamento, che pronuncia nella seduta del 7 aprile, esordisce ringraziando nuovamente coloro che hanno voluto dimostrargli tanta fiducia. Ribadisce quindi di essere il Presidente non della maggioranza bensì dell'Assemblea, «custode inflessibile del suo regolamento a favore di tutti e contro tutti, in ciò che mira a mantenere l'ordine e la calma delle discussioni, come in ciò che mira a proteggerne la libertà». Per essere all'altezza del suo compito deve però necessariamente poter contare sulla cooperazione dei colleghi. Solo un'Assemblea operosa, prosegue, potrà dar seguito al desiderio espresso dal Re nel discorso della Corona di offrire sollievo alle classi lavoratrici attraverso leggi giuste. Nelle indicazioni del sovrano l'obiettivo delle deliberazioni deve essere «l'equità nell'ordine sociale, la libertà nell'ordine politico», vale a dire una società giusta ed un Governo libero. Ne consegue che ai cuori e agli intelletti di tutti i deputati sono affidati i veri destini della patria.

Dopo essere tornato alla presidenza della Camera, abbandonò nuovamente il posto per poter prendere parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza. Questa presa di posizione gli valse l'appoggio dell'estrema Sinistra nella formazione (dopo la caduta del governo Saracco) di un nuovo governo, che rimase in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903.

Nella seduta del 17 novembre 1898 l'Assemblea elegge per la terza ed ultima volta Giuseppe Zanardelli alla Presidenza della Camera, con 190 voti su 339 votanti. Nel discorso per il suo insediamento alla Presidenza si coglie l'eco delle vicende politiche dei mesi precedenti. Zanardelli ricorda, infatti, di aver lottato contro le proposte di modifica del Regolamento e riafferma di voler osservare con scrupolo la più assoluta imparzialità. Ripete poi ciò che aveva affermato al momento della seconda elezione, e cioè che la tribuna parlamentare può essere frenata soltanto «dal rispetto che essa deve a sé stessa, dal disdoro serbato a chi ne abusa, dall'autorità morale della Presidenza». Proprio per questo, ora che la minaccia delle sanzioni disciplinari è finalmente caduta, la libertà di parola, la più ampia che lo Statuto consenta, deve tuttavia riconoscere nella legge fondamentale il suo limite. Si augura infine che la Camera scriva una pagina durevole nella storia legislativa della Nazione, promuovendo una politica riformatrice, assecondando cioè nella libertà e nel rispetto della tranquillità pubblica «quelle correnti popolari in cui si manifestano tante legittime aspirazioni».

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentirono tuttavia di portare a termine grandi opere. La proposta di legge sul divorzio, sebbene già approvata dalla Camera, dovette essere ritirata per la forte opposizione popolare.

Negli ultimi anni di carriera Zanardelli focalizzò l'attenzione sulla questione del Mezzogiorno: nel settembre 1902 intraprese un viaggio attraverso la Basilicata - una delle regioni allora più povere d'Italia - per constatare personalmente i problemi legati al Sud della penisola. Il suo resoconto di viaggio sarà fondamentale per l'approvazione della legge speciale per la Basilicata (il 23 febbraio 1904), uno dei primi esempi di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno.

Si congedò definitivamente dalla scena politica, a causa di una malattia terminale, dando le dimissioni da Primo ministro il 3 novembre 1903. Morì poco più di un mese dopo.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/toscolano-maderno.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE


LA NOSTRA APP



http://mundimago.org/le_imago.html



Post più popolari

Elenco blog AMICI