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giovedì 19 marzo 2015

IL LAGO BARBELLINO

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Il lago del Barbellino è un bacino artificiale situato sopra Valbondione a un'altezza di 1.862 m s.l.m., raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale / Sorgenti del Serio.

Il colore verdastro è dovuto alla torbidità delle acque provenienti dalla Valle del Trobio, vallata racchiusa tra il Monte Costone, il Monte Trobio, il Monte Gleno, il Pizzo dei Tre Confini e il Pizzo Recastello, e alla sommità della quale si adagia il Ghiacciaio del Gleno, uno dei pochi ghiacciai ancora in vita nelle Orobie bergamasche, e sicuramente il più importante.

La costruzione della diga è stata progettata a partire dal 1917. L'idea di costruire una diga che raccogliesse le acque della zona prevedeva inizialmente la costruzione di una diga all'altezza del Pian del Campo, ovvero nella parte alta della vallata che dall'abitato di Fiumenero si dirige verso il Pizzo Redorta, ma, nonostante il bacino sopra Fiumenero prevedeva una capienza maggiore, la conformazione delle montagne dove la diga doveva essere costruita era stata giudicata insicura e per questo è stata preferita la costruzione della diga del Barbellino. La costruzione della diga fu terminata nel novembre del 1931. La diga era stata costruita pensando all'ingente richiesta di energia che serviva alla Valle Seriana, dove l'industria (soprattutto tessile) si sviluppava a pieno ritmo.

Diverse chiuse e canali scavati nelle vallate circostanti fanno comunque confluire le acque di diverse altre vallate all'interno del bacino.



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lunedì 16 marzo 2015

IL CAVO DIOTTI

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Il Cavo Diotti è un canale artificiale costruito nel 1787 che sfocia nel torrente Bevera. Le acque del canale provengono da sorgenti presenti nel Canton Ticino e nel territorio di Viggiù. Il Cavo prende il nome da Luigi Diotti, che volle l'opera e ne finanziò la realizzazione. Il Cavo Diotti transita in Valceresio, nel territorio di Viggiù, in provincia di Varese, per poi sfociare nel torrente Bevera, che è un affluente dell'Olona.

Il Cavo Diotti fu voluto dall'avvocato Luigi Diotti per irrigare le sue proprietà. Diotti era una grande possidente terriero che, in precedenza, aveva ricoperto la carica di "commissario del fiume", cioè quella funzione attribuita dal Senato di Milano che prevedeva un'attività di controllo nei confronti degli utilizzatori delle acque del fiume Olona. I fondi terrieri da lui posseduti si trovavano anche a Pantanedo, che era l'utenza finale del Cavo Diotti. Diotti, per realizzare l'opera, chiese ed ottenne il permesso dall'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria.

Il progetto fu però foriero di polemiche: nel 1783, 32 utilizzatori delle acque del fiume si opposero strenuamente sostenendo che il prelevamento d'acqua sarebbe stato superiore alla sua introduzione. Diotti chiese nuovamente l'appoggio dell'imperatore, che ottenne insieme all'approvazione del progetto da parte della Regia Camera. Dato l'appoggio governativo, il consorzio del fiume Olona cedette ed il 17 marzo 1786 diede il permesso per l'avvio dei lavori di costruzione. Per il Cavo che avrebbe portato il suo nome, Diotti riuscì ad accaparrarsi le migliori fonti del territorio di Viggiù e del Canton Ticino. Le opere di costruzione furono completate nel febbraio del 1787.

Anche quando il Cavo entrò in funzione, le polemiche non si placarono. Per decenni ci furono delle dispute sulla quantità d'acqua immessa - che molti giudicavano insufficiente a causa del sistema di misurazione - e sullo stato manutentivo della zona delle sorgenti dell'Olona, dove il Cavo Diotti immetteva acqua. Inoltre, Diotti chiedeva di poter estrarre la quasi totalità dell'acqua immessa, mentre il consorzio pretendeva invece che l'estrazione considerasse il regime di magra del fiume. La disputa si risolse solo nel 1862, con il versamento di 61.493 lire al consorzio come risarcimento per i maggiori prelievi d'acqua e per la manutenzione della zona delle sorgenti.

Il tratto meridionale del Cavo Diotti, cioè quello che estraeva a Castegnate l'acqua dell'Olona precedentemente immessa, venne poi interrato nel 1918 in seguito alla forte urbanizzazione della zona agricola di Pantanedo. Dato che la richiesta d'acqua per scopi irrigui si era quasi azzerata, questa parte del Cavo Diotti non venne infatti più adoperata. Alcuni tratti del canale sono ancora esistenti nei comuni di Nerviano e Lainate; a Parabiago il Cavo Diotti è stato utilizzato come sede del collettore che porta le acque reflue al depuratore consortile.

Il tratto del Cavo Diotti che prelevava acqua a Castegnate, finché fu in funzione, rappresentò la derivazione artificiale più importante dell'Olona.

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