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giovedì 19 marzo 2015

IL LAGO BARBELLINO

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Il lago del Barbellino è un bacino artificiale situato sopra Valbondione a un'altezza di 1.862 m s.l.m., raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale / Sorgenti del Serio.

Il colore verdastro è dovuto alla torbidità delle acque provenienti dalla Valle del Trobio, vallata racchiusa tra il Monte Costone, il Monte Trobio, il Monte Gleno, il Pizzo dei Tre Confini e il Pizzo Recastello, e alla sommità della quale si adagia il Ghiacciaio del Gleno, uno dei pochi ghiacciai ancora in vita nelle Orobie bergamasche, e sicuramente il più importante.

La costruzione della diga è stata progettata a partire dal 1917. L'idea di costruire una diga che raccogliesse le acque della zona prevedeva inizialmente la costruzione di una diga all'altezza del Pian del Campo, ovvero nella parte alta della vallata che dall'abitato di Fiumenero si dirige verso il Pizzo Redorta, ma, nonostante il bacino sopra Fiumenero prevedeva una capienza maggiore, la conformazione delle montagne dove la diga doveva essere costruita era stata giudicata insicura e per questo è stata preferita la costruzione della diga del Barbellino. La costruzione della diga fu terminata nel novembre del 1931. La diga era stata costruita pensando all'ingente richiesta di energia che serviva alla Valle Seriana, dove l'industria (soprattutto tessile) si sviluppava a pieno ritmo.

Diverse chiuse e canali scavati nelle vallate circostanti fanno comunque confluire le acque di diverse altre vallate all'interno del bacino.



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ANDREA FANTONI

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Andrea Fantoni(Rovetta, 26 agosto 1659 – Bergamo, 25 luglio 1734) è stato uno scultore italiano e proveniva da una famiglia di grande vocazione artistica, dato che sia il padre che i fratelli, ed in seguito anche i figli e nipoti, lavorarono in una bottega ad ambito familiare rinomata in tutta l'Italia settentrionale.

Grandi intarsiatori, i Fantoni ebbero principalmente come committenti enti ecclesiastici: difatti le loro principali opere sono racchiuse nelle chiese della zona di Bergamo, della valle Seriana e della valle Camonica. Esponente di spicco di questa famiglia, Andrea Fantoni ebbe un'ottima educazione artistica: dapprima istruito presso la scuola di Pietro Ramus di Mù, si recò, ancora adolescente, a Parma dove ebbe modo di lavorare per qualche mese a Palazzo Ducale.

Tornato nel suo paese natale, lavorò nella bottega di famiglia, nella quale ricoprì ben presto il ruolo più importante. E riuscì a portare la sua bottega in una posizione di assoluto prestigio. Alla sua morte, avvenuta nel 1734, lasciò la gestione della bottega ai fratelli ed al nipote Grazioso Fantoni.

Ad Alzano Lombardo all'interno della Basilica di San Martino è conservato, e tuttora utilizzato per le messe solenni, il pulpito marmoreo, creato con la collaborazione con Giovan Battista Caniana (fantoniana è la parte bassa del pulpito, il così detto calice marmoreo, mentre dei Caniana è la realizzazione del baldacchino) e il bassorilievo in marmo bianco ai piedi dell'altare della Madonna del Rosario, che raffigura la Nascita di Maria. Sempre ad Alzano Lombardo, nel complesso della Basilica, vi sono gli arredi delle due sagrestie. Se nella prima sagrestia la quasi totalità degli arredi è da attribuirsi al padre Grazioso Fantoni, Andrea Fantoni realizzerà tutta la seconda sagrestia, più piccola, ma molto più ricca di dettagli e caratterizzata dal ciclo delle scene di martirio dei Santi, inserita in un ambiente decorato dagli stucchi policromi dei fratelli Sala.

A Clusone nella Basilica di Santa Maria Assunta vi sono molte sue opere tra cui l'altare maggiore, le cinque statue del coro, gli intagli policromi e le cariatidi del pulpito realizzate in marmo. A lui vengono attribuiti anche gruppi lignei policromi raffiguranti la deposizione di Cristo nel Sepolcro nell'oratorio dei Disciplini, così come a Gandino, l'abside in marmi policromi e le sculture della Vergine e degli angeli nella Basilica di Santa Maria Assunta.

A Rovetta, suo paese natale, nella chiesa parrocchiale di Tutti i Santi, vi sono l'altare maggiore in marmo con tabernacolo, due angeli adoranti sempre sull'altar maggiore, un bassorilievo (l'Annunciazione), un altorilievo (la nascita di Maria) e numerose altre opere lignee e ai piedi dell'altare della Madonna da lui realizzato vi è la sua sepoltura messa in evidenza da una semplice lastra in marmo nero. Nella chiesa dei Disciplini invece si conserva il "Compianto del Cristo morto", un gruppo di statue di grandezza naturale raffiguranti il Cristo ed altre tradizionali figure.

A Cerete, nella Chiesa di San Vincenzo martire a Cerete Basso è conservato il Cristo Grande e a Cerete Alto ha realizzato il progetto architettonico la nuova Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo e il relativo altare maggiore.

Inoltre, sempre nel suo paese d'origine, è visitabile la casa museo Fantoni, in cui sono conservati i locali in cui visse ed operò tutta la famiglia, con migliaia di disegni, numerose opere in svariati materiali (legno, marmo, terracotta, gesso), documenti che attestano momenti della vita dei proprietari della bottega, attrezzi utilizzati e tutto ciò che possa far comprendere le personalità che vissero ed operarono in quel luogo.Il suddetto museo è stato segnalato dal FAI come luogo del cuore.



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I SANTUARI DELLA VALLE SERIANA

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Il Santuario della Madonna di Perello venne edificato a Sambusita dopo quattro apparizioni della Madonna ad un contadino, avvenute nel 1413. Nonostante l'unico accesso fosse costituito in origine da mulattiere, assunse ben presto una notevole importanza. L'eremo conserva ancora l'aspetto originario, con tre chiese quasi sovrapposte, un campanile, due sagrestie e locali per l'accoglienza dei pellegrini. Il santuario è aperto dal lunedì di Pasqua ad Ognissanti.

Il Santuario della Forcella è chiamato anche chiesa della Madonna delle Neve, si trova a Pradalunga, a 630 metri s.l.m. Vi si conserva un dipinto raffigurante la Madonna con il Cristo, che in origine era venerato dai contadini in un'edicola. Agli inizi del XVII secolo la peste che infuriava nella regione cessò in seguito alle invocazioni del popolo presso questa immagine sacra e per ringraziamento venne edificata la chiesa, inaugurata nel 1640, e venne istituita una processione. Il santuario conserva circa 50 ex voto di grazie ottenute per intercessione della Madonna.

La Madonna della Gamba era già venerata in una piccola chiesa risalente al XIV secolo, nella quale apparve nel 1440 ad una ragazza di dodici anni che vi si era recata a pregare con la madre per ottenere le venisse risparmiata l'amputazione di una gamba. Nel 1740 venne inaugurata sopra l'antica cappella una nuova chiesa più ampia, progettata da Giovan Battista Caniana, a navata unica. Nel 1797 vi fu aggiunto un campanile in stile rococò. Nell'abside sono custodite tre dipinti: l'"Annunciazione dell'Angelo a Maria" e la "Fuga in Egitto", di Francesco Cappello, e l'"Apparizione della Madonna" di Carlo Ceresa; nella chiesa si trovano inoltre il gruppo scultoreo dell'"Apparizione", di Andrea Fantoni e diversi ex voto.

Il Santuario della Madonna d'Erbia si trova in cima al monte d'Erbia, presso il "Santuario della Trinità". La chiesa venne costruita nel 1813 e vi si conserva una fedele riproduzione di una venerata immagine, distrutta da un contadino. Secondo la leggenda il 6 agosto del 1839 vi apparve la Madonna, vestita di bianco e di rosso, ad un giovane che si era rifiugiato per trovare protezione da un violento temporale. La Madonna, lasciandogli del cibo, gli assicurò che il padre l'avrebbe trovato e così accadde. La chiesa venne ampliata tra il 1878 e il 1881 e nuovamente nel 1927-28. La festa viene celebrata il 5 agosto e vengono distribuiti dei panini con l'impronta della Madonna d'Erbia per i malati.

Il santuario della Madonna delle Grazie, situato nel centro di Ardesio, risale al XVII secolo.

Il santuario fu edificato nel luogo in cui la tradizione vuole essere avvenuta, il 23 giugno 1607, un'apparizione mariana.
Quel giorno, due sorelle, Maria e Caterina Salera, si rifugiarono in una stanza della loro umile casa a pregare per scongiurare un violento temporale. D'un tratto la stanza si illuminò di luce e improvvisamente apparve loro la Madonna con il Bambino seduta su un trono d'oro. Subito dopo l'apparizione la tempesta si blocco e il cielo tornò sereno.

L'apparizione di Ardesio avvenne in un periodo in cui l'eresia protestante, giunta dalla Svizzera e penetrata in Valtellina, zone con le quali molti valligiani avevano rapporti commerciali o professionali, stava tentando di propagarsi anche nelle valli orobiche, in parte facilitata dal governo della Serenissima che all'epoca era in contrasto con il papa e aveva espresso toni di condanna nei confronti dell'editto del cardinale Borromeo contro le dottrine "erronee".

La delibera per la costruzione della chiesa risale al 13 gennaio 1608, mentre la posa della prima pietra è del 24 giugno dello stesso anno. Successiva è invece la costruzione del campanile, iniziato nel 1645.

L'interno della chiesa è costituito da tre navate divise in quattro campate da tre colonne.

Attraverso quattro gradini si accede al presbiterio, dove si trova l'affresco della "stanza dei santi", opera di Giacomo Busca rappresentante Gesù in croce con a lato la Madonna e altri santi. Sulla volta del presbiterio c'è una tela di Domenico Carpinoni che rappresenta l'Immacolata con un coro di angeli.

L'altare maggiore è opera del Fantoni, è in gran parte di marmo e su di esso è raffigurato l'episodio dell'Apparizione.

Nella chiesa, notevoli anche il pulpito, opera del Fantoni e il sontuoso organo di Giovanni Rogantino da Morbegno recentemente restaurato, con 1345 canne di cui 1255 di metallo e 90 di legno pregiato; la cassa, di origine rinascimentale, è composta da cinque campane e presenta numerosi intagli.

Nello scurolo si trova la statua della Madonna col Bambino, portata ogni anno il 22 giugno in processione. Nello scurolo anche, si trovano molti ex voto ed alcune statue di scuola fantoniana.


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LA VALLE SERIANA

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La Val Seriana è la valle del fiume Serio, in provincia di Bergamo, nelle Alpi Orobie.

I primi insediamenti in Val Seriana risalgono al VII millennio a.C., quando l'uomo inizia a stanziarsi anche nelle zone di alta quota precedentemente inaccessibili a causa delle glaciazioni. Le presenze umane aumentano nel III millennio a.C. durante la cosiddetta età del rame quando l'uomo vive in grotte e ripari presenti ancora oggi sul territorio; ne sono esempio le grotte ad Aviatico il "Bus de la Scabla" e "Corna Altezza".

Con l'età del ferro le presenze si intensificano maggiormente nei territori di Castione della Presolana, Colzate, Gazzaniga, Clusone, Casnigo e Parre dove vengono creati veri e propri insediamenti. Proprio a questo periodo risale la dominazione Gallica che contribuisce alla modifica del territorio e introduce nuovi metodi di costruzione dei villaggi. Nel II secolo a.C. il nord Italia viene conquistato dai Romani che avviano il processo di romanizzazione dando al territorio bergamasco una ben definita configurazione giuridico-politica: il territorio viene suddiviso in pagi e vici e si verifica lo spostamento della maggior parte della popolazione dalle zone di alta montagna verso il fondovalle dove si sviluppano i primi centri romani di Albino, Nembro e Alzano Lombardo.

Con il sopraggiungere delle invasioni barbariche nella Valle si verificano distruzioni e razzie mentre la vita politica e sociale non viene modificata in quanto gli eserciti barbari non si stanziano nei territori bergamaschi e non li sottomettono. Nel 568 il nord Italia subisce l'invasione da parte dei Longobardi che occupano anche la Valle Seriana e fondano numerosi accampamenti militari e villaggi, mentre nel 774 il territorio diventa di dominio dei Franchi capeggiati da Carlo Magno, di questo periodo non restano comunque grandi testimonianze.

I primi documenti recanti i toponimi della Val Seriana risalgono a periodi compresi tra l'VIII ed il X secolo.

Durante l'età comunale, dalla fine dell'XI fino al XIII secolo, la Val Seriana conosce un periodo di grande splendore soprattutto dal punto di vista commerciale e politico; nascono nuove forme di vita culturale, religiosa ed artistica. Anche il paesaggio naturale subisce profonde modifiche a causa della diffusione dei dissodamenti delle colline lungo il fiume Serio e nelle valli laterali e si avvia una vera e propria "agrarizzazione" del territorio, ampliando la coltivazione di prodotti, quali il miglio, il frumento, la segale, fave e rape. Questa agrarizzazione del territorio, fu resa necessaria per soddisfare le richieste alimentari della popolazione in forte crescita.

Nacquero numerosi villaggi detti burgi (potestas comunis burgi de Nimbro et de Alzano, 1303), ma anche villaggi fortificati detti castra, (a Gandino, Cene ed Albino).

Un'ulteriore evoluzione, questa volta a livello sociale, si ebbe tra il XII ed il XIII secolo: documenti attestano la creazione e l'esistenza di numerosi statuti civili. Esempi in tal senso sono conservati a Vertova, Leffe, Gandino, Albino e Casnigo. Ma la vita del tempo era resa particolarmente turbolenta dai violenti scontri tra schieramenti ghibellini e guelfi. I primi, che appoggiavano l'imperatore del Sacro Romano Impero, avevano come riferimento le famiglie Suardi, Mozzi, Lanzi e, ad intermittenza, i Colleoni. I secondi invece, con capo le famiglie dei Rivola, dei Comenduni e dei Borghi, con posizioni filo-papali. Gli scontri fra queste fazioni si verificarono con un'intensità tale da avere pochi eguali nelle altre zone della regione intera. Le cronache infatti ricordano tragici eventi, accaduti nel 1315 e raccontati da Alberto Mussato, in cui persero la vita centinaia, forse migliaia, di persone. Si racconta che i guelfi assaltarono il paese di Nembro, perpetrando saccheggi ed efferati delitti. Di conseguenza i ghibellini andarono alla riscossa, provocando ulteriori carneficine. La guerra era pressoché continua, con attacchi e contrattacchi, agguati e rappresaglie, sconvolgendo tutto il territorio della valle. Nonostante questo, il commercio della zona crebbe, grazie soprattutto all'industria laniera: Albino, Gandino e Vertova, risultavano essere piazze importanti per il settore, anche grazie ad un prodotto denominato panno bergamasco, che, pur non essendo di grande qualità, era estremamente competitivo sul mercato di tutto il nord Italia. Oltre all'industria laniera si svilupparono altri arti e mestieri, in qualche modo ad essa legati: i fabbri (ferarius) per la costruzione e manutenzione di telai, gli arrotini (cortelarius), i calzolai (caligarius), i sarti (sartor), i tessitori (textor) e le ricamatrici (recamatrix).

Nel periodo visconteo la Val Seriana migliorò la propria economia, grazie ai provvedimenti presi dalla nuova signoria in favore dei commerci. Si ebbe anche un miglioramento della produzione di tessuti, tanto che questi vennero richiesti da esponenti della nobiltà e della politica. Nonostante questo l'economia ebbe gravi ripercussioni a causa del protrarsi degli scontri tra fazioni guelfe e ghibelline, ma anche a causa di una crisi generale che colpì, nel XIV secolo, gran parte dell'Europa, a causa di pestilenze e carestie. Numerose ondate di peste, concentrate nella seconda metà del secolo, provocarono perdite umane stimate attorno alle ventimila unità, come riportato dal Chronicon bergomense. Nel 1365 un editto visconteo concesse alla valle Seriana un'autonomia amministrativa e fiscale dalla città di Bergamo, fino ad allora mai posseduta. Queste parole sancirono gli accordi

Con il XV secolo si verifica la fine delle signorie, ed il territorio viene assoggettato alla repubblica di Venezia nel 1428.

L'arrivo della Serenissima portò alla valle notevoli cambiamenti. In primo luogo si verificò il disfacimento delle truppe ghibelline e la conseguente espulsione delle relative famiglie dalla provincia, che non volevano accettare la nuova dominazione. La Val Seriana, ormai considerata terra di San Marco, possedeva centri urbani in piena espansione economica e demografica: Gandino, Alzano, Nembro ed Albino ne sono un esempio. Un'espansione dovuta alla lungimirante politica attuata dai veneti in queste terre, dato che mantennero i privilegi fiscali che la zona possedeva, ma crearono un accentramento economico che faceva capo a Venezia stessa, garantendo un florido scambio di prodotti.

Le attività che risentirono positivamente della nuova rete commerciale furono l'attività manifatturiera, che esportava merci, uomini ed alta professionalità. Casi importanti erano i paesi di Leffe e Gandino, dove la produzione di coperte è tuttora importantissima.
Lo sviluppo di questo settore crebbe al punto da entrare in competizione con tessuti prodotti nella città più importanti d'Italia.

Nel XVII secolo però cominciò il declino per questa attività. Le cause furono la concorrenza straniera, la chiusura dei tradizionali mercati e l'avvento di nuove pestilenze. La peste, arrivata nel 1630, ebbe effetti devastanti sull'intera popolazione che in alcuni paesi venne addirittura dimezzata. Ma l'economia della valle poté risollevarsi grazie a nuove innovazioni, tra cui i filatoi. Questi permisero la nascita dell'industria della filatura della seta, che utilizzava l'acqua prelevata dal Serio, e soppiantò i lanifici.

Il volto della Val Seriana, dal termine della dominazione veneta, avvenuta nel 1797, all'avvento dell'industrializzazione fino ad arrivare ai giorni nostri, è cambiato radicalmente. Dall'inizio del XIX secolo la popolazione cominciò a crescere a dismisura, modificando di conseguenza l'aspetto dei borghi e dei paesi. Questo fu dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche, sociali ed economiche della valle. Vi fu un incremento notevole dello sfruttamento minerario della zona, ricca di pietre coti (Pradalunga, Albino e Nembro), marmo (Cene, Albino e Gazzaniga), argilla e lignite (Leffe e Gandino), e mercurio (Val Gandino). Ma la “rivoluzione industriale” della valle avvenne grazie all'arrivo di investitori stranieri (in prevalenza svizzeri): Zopfi a Ranica, Widmer-Walty a Cene, Blumer a Nembro, Spoerry e Honegger ad Albino, che portarono l'intera valle a livelli d'eccellenza nel mondo del tessile.

Anche l'industria della produzione della carta ha avuto un ruolo importante, con le Cartiere Paolo Pigna Spa, sorte, nel 1856 ad Alzano, le cartiere Pesenti a Nembro e le cartiere Olivati.

Numerosi sorsero anche i cementifici ad Alzano, Albino e Nembro: l'unione di queste aziende portò alla costituzione delle Società Italiana dei Cementi, oggi chiamata Italcementi.

In una prima fase dell'industrializzazione la presenza della forza motrice tratta dal fiume Serio (caratterizzata da un pendenza continua) veniva utilizzata localmente, perché non era stato ancora trovato il modo di trasferire l'energia elettrica sulle grandi distanze. Questo favorì il sorgere di una attività industriale diffusa lungo l'asse del fiume.

Tutto questo fervore industriale portò l'esigenza di trasporti più veloci: il 21 aprile 1884 venne quindi inaugurata la ferrovia Bergamo-Albino; il 23 agosto la tratta Albino-Vertova ed il 23 marzo 1885 venne completata con l'ultimo pezzo Vertova–Ponte Selva. In poco più di quaranta minuti da Albino si poteva raggiungere Bergamo. Questa linea ferroviaria fu soppressa nel 1967, per favorire il trasporto su gomma.

Nel XX secolo, la valle subì cambiamenti sostanziali, a volte quasi traumatici. Alla crescita industriale del dopoguerra, si è infatti associata una crescita edilizia, a dir la verità alquanto disordinata, che ha portato i paesi ad unirsi tra loro, creando una “città lineare” che va da Bergamo ad Albino, facendo perdere l'anima rurale che era stata mantenuta nei secoli.

La Val Seriana può essere divisa in tre zone. La prima, più a nord, presenta i caratteri alpini; la zona intermedia è caratterizzata da estesi pianori; la parte finale si distingue per la presenza di un ampio territorio limitato da morbidi fianchi.

Le cittadine di Nembro, Albino e Alzano Lombardo sono i centri principali della bassa valle.

Dopo una quindicina di chilometri troviamo la Val Gandino, polo turistico, industriale e artistico da secoli. Menzione particolare merita Selvino che si trova sull'altopiano che separa le valli Seriana e Brembana.

Prima di giungere in Alta Val Seriana, sulla sinistra vi è la Val del Riso, sede in passato di miniere di zinco.

Dell'Alta Val Seriana nucleo principale è Clusone, che si trova a un'altitudine di 650 m sul livello del mare.

Altri paesi: Gromo, con il suo borgo medioevale; Valcanale, da dove partono molti dei sentieri per le Orobie; Valbondione che offre la possibilità di vedere le cascate del Serio, le seconde cascate più alte in Europa, con un tuffo di 315 m.

Infine abbiamo, tra gli altri, i paesi montani di Castione della Presolana e Onore.

La valle si può percorrere grazie alla strada provinciale che collega Bergamo e Valbondione (lunghezza: 55 km).

Tra le componenti più caratteristiche del paesaggio naturale si ritrovano le aree naturalistiche e faunistiche come la catena delle alpi Orobie, il pizzo della Presolana (confine naturale tra la Val Seriana e la Valle di Scalve), il pizzo Formico che troneggia sulla cittadina di Clusone e la Val Vertova.

Ad arricchire il già articolato paesaggio naturale, vi sono elementi storico-culturali di grande interesse come sentieri di montagna e mulattiere, sedimi di ex ferrovie locali, ville e residenze nobiliari, miniere e cave, centrali elettriche e santuari religiosi isolati.

Tra i centri storico-artistici più noti vanno certamente citati Clusone, per i suoi antichi e prestigiosi affreschi, Ardesio, Gromo, Vertova e Oneta.

Precedentemente l'economia della valle si basava sull'agricoltura. Le colture più diffuse erano quelle del castagno (eccettuata l'Alta Valle), del granturco e della patata (soprattutto a Selvino e Rovetta). Era importante anche l'allevamento di bovini, caprini e ovini. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'agricoltura si ridimensionò lasciando spazio all'industria. Le principali attività manifatturiere della valle hanno storicamente gravitato attorno al comparto dell'industria tessile, meccanotessile e della chimica delle fibre tessili; anche la valle è stata soggetta ad un ridimensionamento delle proprie attività industriali durante gli anni ottanta.

In Val Seriana si possono effettuare numerosi itinerari tematici sia culturali che artistici. Uno dei più importanti è il percorso dedicato ai Santuari Mariani, e non solo, che ogni anno attira migliaia di fedeli. Ciò che lega la maggior parte di questi santuari è il fatto che in ognuno dei paesi nei quali sorgono è apparsa la Madonna e questo evento è spesso legato ad una leggenda che è stata tramandata di generazione in generazione.

Altro aspetto che lega la storia di questi santuari è la presenza di opere di Andrea Fantoni e di alcuni tra i maggiori artisti nella zona.

Altri interessanti itinerari che in questi ultimi anni sono stati istituiti sono:

La zona delle miniere in località Riso di Gorno e Gorno, dove si possono visitare le vecchie miniere ristrutturate.
Il Museo dei Magli ad acqua a Ponte Nossa con visite guidate e dimostrazioni, frequentate soprattutto dalle scolaresche. Vicino ai Magli, sgorga la Sorgente Nossana che con la sua portata di acqua di ottima qualità, serve i bacini idrici della zona e della città di Bergamo, nonché alcune zone di pianura.
Monumenti degni di interesse a Clusone sono i seguenti:

l'orologio planetario dei Fanzago
il complesso della Danza Macabra e dell'oratorio dei Disciplini
la basilica di Santa Maria Assunta.


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