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giovedì 19 marzo 2015

IL PARCO REGIONALE DEL SERIO

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Il Parco del Serio è un parco naturale che si sviluppa da Seriate lungo il fiume Serio fino alla sua foce nell'Adda.

La sua istituzione risale al 1973 quando le province interessate espressero la loro volontà di tutelare l'ambiente fluviale seriano. Questa proposta si concretizzò nel 1985 con la costituzione del Parco regionale.

Il corso del fiume segue un andamento nord-sud e presenta caratteristiche diverse a seconda dei tratti. Nella zona più a nord infatti il fiume è suddiviso in vari rami che vengono continuamente modificati a causa delle piene; questa zona è caratterizzata da una notevole permeabilità che spesso provoca l'infiltrazione delle acque nel sottosuolo. Nella parte più meridionale del corso del fiume si può notare la presenza di ambienti umidi che presentano spesso caratteristiche di grande interesse naturalistico.

La morfologia del fiume Serio che attraversa il parco coprendone circa 7.750 ettari, varia da nord a sud. A nord,in alta pianura, il fiume presenta un alveo molto ampio con diversi rami delimitati da banchi alluvionali; poiché questi depositi alluvionali sono permeabili, le acque penetrano completamente nel sottosuolo, dando luogo ai caratteristici fontanili, tra i quali è degna di nota la Fontana del Campino.Un mare poco profondo sostituiva ,durante il Pliocene, l’alta pianura che si è quindi formata successivamente grazie ai materiali depositati dai fiumi.

A sud, il fiume presenta un unico alveo stretto ed inciso (valle a cassetta), perché i depositi sono costituiti da argilla e limo, poco permeabili. Sopravvivono ancora in questa zona ambienti umidi come le lanche e le morte.
I materiali dei fiumi e dei ghiacciai hanno creato un importante tipo di deposito,ilCeppo, che per la sua compattezza è in grado di resistere all’erosione e di dare quindi origine alle forre.
Le rocce intrusive, come graniti e dioriti, le rocce effusive(porfidi quarziferi), le rocce metamorfiche come gneiss e quarziti, le rocce sedimentarie (arenacee tipiche dei rilievi prealpini), costituiscono il luogo di provenienza dei materiali.
Il territorio del fiume Serio presenta una rada vegetazione boschiva, con prevalenza di robinia e di altre specie esotiche che hanno sostituito la flora originaria,mutando profondamente il paesaggio botanico del fiume.

Tra le cento specie di alberi e arbusti presenti, si ricordano gli aceri, i salici, i pioppi e le querce; il biancospino, il sambuco e la rosa selvatica.
Le erbacee come il mughetto, la rosa di natale e il bucaneve,  sono la testimonianza dell’antico patrimonio boschivo
La vegetazione palustre (giunchi e tife) è scarsa.

Tra i prati troviamo un'avifauna del tutto particolare con specie rare come l'occhiocotto, il succiacapre, la bigia padovana, l'ortolano. Ai lati del fiume rare risorgive, i fontanili, arricchiscono la campagna con le loro acque ancora limpide e ci parlano della storia di questo territorio. Più a sud, all'altezza di Mozzanica, l'alveo si stringe e gli ambienti di maggior interesse sono i piccoli boschi umidi che crescono sulle rive delle lanche ai lati del fiume, tra le quali ricordiamo le due che costituiscono la Riserva Naturale della Palata Menasciutto nei comuni di Ricengo e Pianengo.

La fauna del parco presenta ancora significative presenze, nonostante si possa notare un notevole deterioramento dell'ambiente naturale.

È comunque da annoverare la presenza di una trentina di specie acquatiche che vanno dai temoli alle trote marmorate, dai tritoni ai rospi, dalle salamandre alle raganelle.

Tra i mammiferi sono presenti ricci, talpe, lepri e conigli selvatici, donnole, tassi, faine e volpi, queste ultime segnalate in forte aumento.

Tra i rettili sono molto diffusi il ramarro, le lucertole, il biacco, le bisce dal collare e le vipere comuni.

La fauna ittica ,presente in ben trenta specie, si diversifica a seconda del regime idrologico: acque poco profonde e fondo ciottoloso a nord, acque più profonde con corrente più lenta nella parte centrale e a sud.
Sono numerose e in aumento anche le specie di uccelli, sebbene il degrado ambientale sia inarrestabile; tra questi ricordiamo il pendolino e la pavoncella, simbolo del parco.
Rischiano invece di scomparire gli anfibi come rospi, salamandre, la rana di Lataste, e i rettili.
Gli invertebrati sono rappresentati da libellule e farfalle, mentre i mammiferi, poco numerosi, vedono un significativo incremento della volpe e una modesta diffusione di conigli,lepri,ricci e talpe; più rari ghiro,moscardino, faina e tasso.


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IL SANTUARIO DEL MARZALE

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Il santuario del Marzale, più semplicemente il Marzale come viene popolarmente chiamato l'edificio, si trova lungo la stretta e tortuosa strada che da Ripalta Vecchia conduce a Ripalta Arpina snodandosi sul crinale di due valli fluviali, quella del Serio da un lato e quella del Serio Morto dall'altro. I dintorni della chiesa conferiscono a questo luogo sacro un'atmosfera di intimo raccoglimento, di calma e riflessione; circondato dai pioppeti, nel mezzo del Parco del Serio, il santuario è posto sull'estremità della riva alta del fiume Serio, alla quale si accede scendendo una scala alta i dodici metri circa di strapiombo che separano il Marzale dal fiume cremasco.

È un luogo carico di significati religiosi: la tradizione sacra e popolare parla di un’apparizione che sarebbe avvenuta nel XIV secolo.

Un piazzale racchiuso da un rustico muretto permette di accedere alla chiesa vera e propria, circondata su due lati da un portico e priva di vera facciata: una soluzione dettata dalla necessità di proteggere gli affreschi della Via Crucis (realizzati nel 1757 da Tommaso Piccinardi) posti all'esterno, ma forse conseguenza del crollo di parte della chiesa dopo una piena del Serio.

La chiesa ha un’aula unica e termina con tre cappelle. In quella centrale è posto l'altare barocco che incastona la devotissima immagine della Madonna del Latte (fino al 1659 sul muro di fondo), opera di autore ignoto e risalente al XV secolo. La Vergine vi appare seduta, nell'atto di porgere il latte al Bambino in braccio che con una manina tiene un piccolo fiore.

Degni di interesse gli affreschi delle pareti laterali: su quella settentrionale vi sono raffigurazioni del XIV e XV secolo parzialmente sovrapposte e presumibilmente opera di artisti locali. Uno di essi, in particolare, rappresenta lo sposalizio di Santa Caterina e fu eseguito per conto della famiglia Terni di Crema (vi è raffigurato lo stemma: campo superiore rosso, campo inferiore a quadri rossi e bianchi alternati su quattro linee). Le altre immagini raffigurano una Madonna del Latte, un Santo Ignudo (forse San Sebastiano), una Madonna in Trono ed altri riferiti alla Madonna. Un affresco è interrotto dalla controfacciata, altro chiaro indizio che la chiesa un tempo era più lunga.

Gli affreschi della parete meridionale sono più regolari (Madonna in Trono, Opere di Misericordia, San Francesco) e sono datati 1580. Tele ed ex voto sono stati rimossi dal Santuario per il pericolo di furti.

Al lato meridionale della chiesa è addossato un edificio che un tempo fungeva da abitazione dell'eremita (in dialetto "rèmech") che un tempo provvedeva alla manutenzione ed all'apertura della chiesa.

Una scala (detta "scala santa") scende dal ciglione boscoso verso la valle del Serio nel punto in cui sorge la cappella settecentesca dell'Apparizione.

La zona attorno al santuario fu teatro nel 1202 di un episodio che si inquadra nell’ambito delle lotte medievali tra i comuni, in particolare tra quelli di Crema e Cremona. Da oltre un secolo, precisamente dal 1098, allorché Enrico III cedeva l’Insula Fulcheria a Cremona, i due eserciti si battagliavano duramente e in tale contesto si inserisce lo storico assedio di Crema, al quale partecipava l’imperatore Federico I chiamato (e convinto da un adeguato compenso) dai cremonesi.

Dopo la pace di Costanza (1183) l’imperatore sanciva la legittimità della Lega Lombarda che permetteva ai comuni di riottenere gran parte della loro autonomia e se ne avvantaggiava Milano e assieme a questa il comune di Crema, suo fedele alleato: infatti, veniva revocato l’editto di Lodi (1162) con il quale veniva vietata la ricostruzione della città.

Dopo questa data iniziava la normalizzazione dei rapporti con il comune di Cremona, fino ad arrivare al primo storico accordo firmato nel 1202 presso il santuario.

Era il 21 ottobre, un lunedì, e si riunirono da una parte 23 rappresentanti di Milano, 2 lodigiani e 4 cremaschi, dall’altra parte 22 cremonesi. Affiancavano la delegazione i promotori della tregua, Boccaccio di Manerbio e Guercio Tempesta, podestà di Brescia. Presenti, inoltre, otto testimoni e i quattro podestà di Milano, Crema, Lodi e Cremona, che dovevano giurare il rispetto della tregua.

La delegazione firmava un protocollo diviso in tre parti:

Nella prima parte vi sono i nomi dei promotori, dei testimoni e dei podestà presenti.
La seconda parte è l’atto vero e proprio che menziona in sei punti le stipulazioni giurate: primo periodo di tregua dal 21 ottobre 1202 al giorno di San Pietro del 1203, quindi un ulteriore secondo periodo fino al 29 giugno 1208; liberazione dei prigionieri; restituzione delle prede di guerra; uguale giuramento fatto da tutti gli uomini abili alle armi da compiersi entro il 21 novembre 1202; disposizioni in caso di violazione della tregua; disposizioni in caso di reciproci mutamenti introdotti d'accordo tra le parti.
La terza parte propone le firme e le sottoscrizioni.
Sul piazzale antistante la chiesa sorge la cappella dei Morti del Marzale, che nacque come sacello cimiteriale col fine di ricordare i caduti di una battaglia combattutasi nei pressi tra fazioni guelfe e ghibelline nel 1403. Presenta sulla parete di fondo la Madonna del Carmine col Bambino e le anime del purgatorio, alle pareti laterali il martirio di San Sebastiano e Sant'Imerio Vescovo, il santo protettore della parrocchia di Ripalta Vecchia.

Ai piedi della cosiddetta "Scala Santa", che porta dal piazzale del Santuario del Marzale alla sottostante valle fluviale del Serio, sorge la Cappella dell'Apparizione che sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, la Madonna apparve ad una fanciulla che pascolava le oche. In realtà la cappella, un tempo era allo stesso livello del Santuario, ma un eccezionale piena del Serio la distrusse assieme ad una parte della chiesa prima del XVI secolo.

Risale al 1712 una memorabile epidemia di peste bovina che infierì su tutta la pianura padana: per preservare il territorio da tale disgrazia gli abitanti di Ripalta fecero voto alla Madonna del Marzale; il territorio locale fu effettivamente preservato dalla malattia e gli abitanti, per riconoscenza, fecero voto di osservare un giorno di digiuno il 5 agosto, festività della Madonna della Neve. Ma era un voto troppo gravoso in un periodo denso di lavori agricoli: per cui il Vescovo di Crema Monsignor Faustino Griffoni commutò il voto in modo che ogni prima domenica d'agosto vi si tenesse tra Ripalta ed il Santuario una processione solenne. È questa l'origine della celebre, suggestiva fiaccolata votiva che si tiene a tutt'oggi seppur trasferita nel mese di settembre.

L'annuale fiera ha origine nel XVIII secolo: la domenica ed il lunedì di Pasqua vi si celebravano con particolare enfasi le celebrazioni della Resurrezione e con grande concorso di popolo. Ciò portò spontaneamente all'attrazione di mercanti e ambulanti, da cui, col tempo, la costituzione della Fiera del Marzale. Vista la concomitanza con la vicina Fiera della Pallavicina, ad Izano, nel 1934 la fiera venne trasferita alla domenica in Albis, ossia la prima domenica dopo Pasqua.



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LA RISERVA REGIONALE PALATA MENASCIUTTO

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La Riserva regionale Palata Menasciutto si trova a cavallo del fiume Serio, tra i comuni di Pianengo e Ricengo e mira a preservare l'ambiente tipicamente ripariale creatosi attorno a due rami morti del fiume. Il termine di "palata" deriva dall'usanza di sbarrare il fiume con pali di legno al fine di derivare un corso d'acqua per usi irrigui. Oggi lo sbarramento è in cemento e da esso è derivata la Roggia Menasciutto, da cui il nome alla riserva.
Dalla sua istituzione ad oggi sono stati avviati numerosi piani di recupero, come i rimboschimenti ed il recupero di un lago di cava, oggi noto come "Lago dei Riflessi".

La vegetazione spontanea è piuttosto ricca e comprende: il salice, la canna, la tifa, alcune macchie di carice, di mestolaccia, di giunco e di sparganio.

Tra gli alberi d'alto dusto vanno ricordati: il salice eleagno, l'ontano bianco, coltivazioni di pioppo industriale inselvatichite. Vi sono anche specie assai rare quali la madreselva pelosa, la ginestrella e l'orchidea militare.

Ad una vegetazione ricca corrisponde una faunta piuttosto varia, specie per quanto riguarda l'avifauna. Tra le specie nidificanti vanno ricordate: la gallinella d'acqua, il picchio verde e il martin pescatore. La Riserva è luogo di sosta per specie migranti, quali le anatre e gli aironi.

Lungo la stretta strada campestre che da Ricengo conduce alla Riserva sorge la Cappella dei Morti del Serio: si tratta di una piccola costruzione ricostruita nel 1855 su una cappella più antica, per commemorare le spoglie dei caduti della battaglia del 18 ottobre 1705 tra l'esercito del Principe Eugenio di Savoia e le forze del maresciallo di Vendôme.



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LE CASCATE DEL SERIO

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C'era una volta, nella valle una nobildonna che si innamorò follemente di un giovane pastore. Il giovane respinse più volte l'amore della dama perché era innamorato a sua volta di una un'altra ragazza del luogo di umili origini.

Un giorno la dama, presa dall'ira e dalla gelosia, decise di far rapire la rivale e di farla rinchiudere nelle prigioni del castello che sorgeva sulle alture del Barbellino.

Il pianto disperato della giovane prigioniera fu talmente forte ed intenso che le lacrime si trasformarono in un ruscello e le diramazioni divennero torrenti che travolsero ogni cosa, compresi il castello e la dama malvagia, modificando per sempre il paesaggio circostante e creando il famoso salto dove si tuffa il fiume Serio.

Le Cascate del Serio sono formate dall'omonimo fiume pochi chilometri dopo la sua nascita, nelle Alpi Orobie, in provincia di Bergamo. Sono situate ad una quota di circa 1.750 metri di altitudine (testa della cascata). Si trovano nel territorio di Valbondione, in alta Valle Seriana.

Alte complessivamente 315 metri, misura che fa di loro le seconde cascate più alte in Italia dopo le cascate dello Stroppia in Provincia di Cuneo. Le cascate del Serio sono formate da tre salti principali di 106, 74 e 75 metri. In realtà, i salti sono 6, ma di questi, tre sono praticamente invisibili una volta che l'acqua fluisce, coperti dal fragore dei salti maggiori.

Fino al 1931 esse erano visibili tutto l'anno, in quanto scendevano naturalmente dal soprastante Piano del Barbellino in cui confluivano le acque provenienti da monti come il Recastello, Monte Gleno, mentre d'estate erano alimentate dal ghiacciaio del Trobio, a quel tempo ancora imponente, mentre negli ultimi anni lo spessore del ghiaccio si sta assottigliando (rimane comunque uno dei più importanti di tutto l'arco orobico).

Dal 1932, anno di apertura della diga del Barbellino, esse non furono più visibili, proprio perché il bacino della diga tratteneva le acque che le alimentavano.

Solo dal 1969 fu possibile ammirare nuovamente le cascate, grazie ad un accordo tra Enel, proprietaria della diga, e l'amministrazione di Valbondione, nel cui territorio sono situate. Le cascate tornarono ad essere permanentemente visibili tra il 1975 e il 1977, quando a causa di alcuni lavori di restauro della diga si svuotò completamente il bacino.

Attualmente, è possibile ammirare la cascata per cinque volte all'anno, solitamente una domenica al mese tra giugno e ottobre. In queste cinque date, viene aperto l'invaso del Barbellino per mezz'ora, lasciando defluire tra gli 8.000 e i 10.000 m3 di acqua. Queste acque, una volta percorso il salto, vanno ad aumentare la portata del Serio di 4,5 - 6 m3 di acqua al secondo.

Oggi l'attrazione turistica dell'apertura delle cascate è diventate fonte di economia per il paese di Valbondione, richiama infatti centinaia di turisti che si appostano lungo i sentieri che fronteggiano la cascata o che soggiornano al vicino rifugio Curò. Le cascate sono raffigurate nello stemma stesso della comunità montana dell'Alta Valle Seriana.



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LA VALLE SERIANA

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La Val Seriana è la valle del fiume Serio, in provincia di Bergamo, nelle Alpi Orobie.

I primi insediamenti in Val Seriana risalgono al VII millennio a.C., quando l'uomo inizia a stanziarsi anche nelle zone di alta quota precedentemente inaccessibili a causa delle glaciazioni. Le presenze umane aumentano nel III millennio a.C. durante la cosiddetta età del rame quando l'uomo vive in grotte e ripari presenti ancora oggi sul territorio; ne sono esempio le grotte ad Aviatico il "Bus de la Scabla" e "Corna Altezza".

Con l'età del ferro le presenze si intensificano maggiormente nei territori di Castione della Presolana, Colzate, Gazzaniga, Clusone, Casnigo e Parre dove vengono creati veri e propri insediamenti. Proprio a questo periodo risale la dominazione Gallica che contribuisce alla modifica del territorio e introduce nuovi metodi di costruzione dei villaggi. Nel II secolo a.C. il nord Italia viene conquistato dai Romani che avviano il processo di romanizzazione dando al territorio bergamasco una ben definita configurazione giuridico-politica: il territorio viene suddiviso in pagi e vici e si verifica lo spostamento della maggior parte della popolazione dalle zone di alta montagna verso il fondovalle dove si sviluppano i primi centri romani di Albino, Nembro e Alzano Lombardo.

Con il sopraggiungere delle invasioni barbariche nella Valle si verificano distruzioni e razzie mentre la vita politica e sociale non viene modificata in quanto gli eserciti barbari non si stanziano nei territori bergamaschi e non li sottomettono. Nel 568 il nord Italia subisce l'invasione da parte dei Longobardi che occupano anche la Valle Seriana e fondano numerosi accampamenti militari e villaggi, mentre nel 774 il territorio diventa di dominio dei Franchi capeggiati da Carlo Magno, di questo periodo non restano comunque grandi testimonianze.

I primi documenti recanti i toponimi della Val Seriana risalgono a periodi compresi tra l'VIII ed il X secolo.

Durante l'età comunale, dalla fine dell'XI fino al XIII secolo, la Val Seriana conosce un periodo di grande splendore soprattutto dal punto di vista commerciale e politico; nascono nuove forme di vita culturale, religiosa ed artistica. Anche il paesaggio naturale subisce profonde modifiche a causa della diffusione dei dissodamenti delle colline lungo il fiume Serio e nelle valli laterali e si avvia una vera e propria "agrarizzazione" del territorio, ampliando la coltivazione di prodotti, quali il miglio, il frumento, la segale, fave e rape. Questa agrarizzazione del territorio, fu resa necessaria per soddisfare le richieste alimentari della popolazione in forte crescita.

Nacquero numerosi villaggi detti burgi (potestas comunis burgi de Nimbro et de Alzano, 1303), ma anche villaggi fortificati detti castra, (a Gandino, Cene ed Albino).

Un'ulteriore evoluzione, questa volta a livello sociale, si ebbe tra il XII ed il XIII secolo: documenti attestano la creazione e l'esistenza di numerosi statuti civili. Esempi in tal senso sono conservati a Vertova, Leffe, Gandino, Albino e Casnigo. Ma la vita del tempo era resa particolarmente turbolenta dai violenti scontri tra schieramenti ghibellini e guelfi. I primi, che appoggiavano l'imperatore del Sacro Romano Impero, avevano come riferimento le famiglie Suardi, Mozzi, Lanzi e, ad intermittenza, i Colleoni. I secondi invece, con capo le famiglie dei Rivola, dei Comenduni e dei Borghi, con posizioni filo-papali. Gli scontri fra queste fazioni si verificarono con un'intensità tale da avere pochi eguali nelle altre zone della regione intera. Le cronache infatti ricordano tragici eventi, accaduti nel 1315 e raccontati da Alberto Mussato, in cui persero la vita centinaia, forse migliaia, di persone. Si racconta che i guelfi assaltarono il paese di Nembro, perpetrando saccheggi ed efferati delitti. Di conseguenza i ghibellini andarono alla riscossa, provocando ulteriori carneficine. La guerra era pressoché continua, con attacchi e contrattacchi, agguati e rappresaglie, sconvolgendo tutto il territorio della valle. Nonostante questo, il commercio della zona crebbe, grazie soprattutto all'industria laniera: Albino, Gandino e Vertova, risultavano essere piazze importanti per il settore, anche grazie ad un prodotto denominato panno bergamasco, che, pur non essendo di grande qualità, era estremamente competitivo sul mercato di tutto il nord Italia. Oltre all'industria laniera si svilupparono altri arti e mestieri, in qualche modo ad essa legati: i fabbri (ferarius) per la costruzione e manutenzione di telai, gli arrotini (cortelarius), i calzolai (caligarius), i sarti (sartor), i tessitori (textor) e le ricamatrici (recamatrix).

Nel periodo visconteo la Val Seriana migliorò la propria economia, grazie ai provvedimenti presi dalla nuova signoria in favore dei commerci. Si ebbe anche un miglioramento della produzione di tessuti, tanto che questi vennero richiesti da esponenti della nobiltà e della politica. Nonostante questo l'economia ebbe gravi ripercussioni a causa del protrarsi degli scontri tra fazioni guelfe e ghibelline, ma anche a causa di una crisi generale che colpì, nel XIV secolo, gran parte dell'Europa, a causa di pestilenze e carestie. Numerose ondate di peste, concentrate nella seconda metà del secolo, provocarono perdite umane stimate attorno alle ventimila unità, come riportato dal Chronicon bergomense. Nel 1365 un editto visconteo concesse alla valle Seriana un'autonomia amministrativa e fiscale dalla città di Bergamo, fino ad allora mai posseduta. Queste parole sancirono gli accordi

Con il XV secolo si verifica la fine delle signorie, ed il territorio viene assoggettato alla repubblica di Venezia nel 1428.

L'arrivo della Serenissima portò alla valle notevoli cambiamenti. In primo luogo si verificò il disfacimento delle truppe ghibelline e la conseguente espulsione delle relative famiglie dalla provincia, che non volevano accettare la nuova dominazione. La Val Seriana, ormai considerata terra di San Marco, possedeva centri urbani in piena espansione economica e demografica: Gandino, Alzano, Nembro ed Albino ne sono un esempio. Un'espansione dovuta alla lungimirante politica attuata dai veneti in queste terre, dato che mantennero i privilegi fiscali che la zona possedeva, ma crearono un accentramento economico che faceva capo a Venezia stessa, garantendo un florido scambio di prodotti.

Le attività che risentirono positivamente della nuova rete commerciale furono l'attività manifatturiera, che esportava merci, uomini ed alta professionalità. Casi importanti erano i paesi di Leffe e Gandino, dove la produzione di coperte è tuttora importantissima.
Lo sviluppo di questo settore crebbe al punto da entrare in competizione con tessuti prodotti nella città più importanti d'Italia.

Nel XVII secolo però cominciò il declino per questa attività. Le cause furono la concorrenza straniera, la chiusura dei tradizionali mercati e l'avvento di nuove pestilenze. La peste, arrivata nel 1630, ebbe effetti devastanti sull'intera popolazione che in alcuni paesi venne addirittura dimezzata. Ma l'economia della valle poté risollevarsi grazie a nuove innovazioni, tra cui i filatoi. Questi permisero la nascita dell'industria della filatura della seta, che utilizzava l'acqua prelevata dal Serio, e soppiantò i lanifici.

Il volto della Val Seriana, dal termine della dominazione veneta, avvenuta nel 1797, all'avvento dell'industrializzazione fino ad arrivare ai giorni nostri, è cambiato radicalmente. Dall'inizio del XIX secolo la popolazione cominciò a crescere a dismisura, modificando di conseguenza l'aspetto dei borghi e dei paesi. Questo fu dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche, sociali ed economiche della valle. Vi fu un incremento notevole dello sfruttamento minerario della zona, ricca di pietre coti (Pradalunga, Albino e Nembro), marmo (Cene, Albino e Gazzaniga), argilla e lignite (Leffe e Gandino), e mercurio (Val Gandino). Ma la “rivoluzione industriale” della valle avvenne grazie all'arrivo di investitori stranieri (in prevalenza svizzeri): Zopfi a Ranica, Widmer-Walty a Cene, Blumer a Nembro, Spoerry e Honegger ad Albino, che portarono l'intera valle a livelli d'eccellenza nel mondo del tessile.

Anche l'industria della produzione della carta ha avuto un ruolo importante, con le Cartiere Paolo Pigna Spa, sorte, nel 1856 ad Alzano, le cartiere Pesenti a Nembro e le cartiere Olivati.

Numerosi sorsero anche i cementifici ad Alzano, Albino e Nembro: l'unione di queste aziende portò alla costituzione delle Società Italiana dei Cementi, oggi chiamata Italcementi.

In una prima fase dell'industrializzazione la presenza della forza motrice tratta dal fiume Serio (caratterizzata da un pendenza continua) veniva utilizzata localmente, perché non era stato ancora trovato il modo di trasferire l'energia elettrica sulle grandi distanze. Questo favorì il sorgere di una attività industriale diffusa lungo l'asse del fiume.

Tutto questo fervore industriale portò l'esigenza di trasporti più veloci: il 21 aprile 1884 venne quindi inaugurata la ferrovia Bergamo-Albino; il 23 agosto la tratta Albino-Vertova ed il 23 marzo 1885 venne completata con l'ultimo pezzo Vertova–Ponte Selva. In poco più di quaranta minuti da Albino si poteva raggiungere Bergamo. Questa linea ferroviaria fu soppressa nel 1967, per favorire il trasporto su gomma.

Nel XX secolo, la valle subì cambiamenti sostanziali, a volte quasi traumatici. Alla crescita industriale del dopoguerra, si è infatti associata una crescita edilizia, a dir la verità alquanto disordinata, che ha portato i paesi ad unirsi tra loro, creando una “città lineare” che va da Bergamo ad Albino, facendo perdere l'anima rurale che era stata mantenuta nei secoli.

La Val Seriana può essere divisa in tre zone. La prima, più a nord, presenta i caratteri alpini; la zona intermedia è caratterizzata da estesi pianori; la parte finale si distingue per la presenza di un ampio territorio limitato da morbidi fianchi.

Le cittadine di Nembro, Albino e Alzano Lombardo sono i centri principali della bassa valle.

Dopo una quindicina di chilometri troviamo la Val Gandino, polo turistico, industriale e artistico da secoli. Menzione particolare merita Selvino che si trova sull'altopiano che separa le valli Seriana e Brembana.

Prima di giungere in Alta Val Seriana, sulla sinistra vi è la Val del Riso, sede in passato di miniere di zinco.

Dell'Alta Val Seriana nucleo principale è Clusone, che si trova a un'altitudine di 650 m sul livello del mare.

Altri paesi: Gromo, con il suo borgo medioevale; Valcanale, da dove partono molti dei sentieri per le Orobie; Valbondione che offre la possibilità di vedere le cascate del Serio, le seconde cascate più alte in Europa, con un tuffo di 315 m.

Infine abbiamo, tra gli altri, i paesi montani di Castione della Presolana e Onore.

La valle si può percorrere grazie alla strada provinciale che collega Bergamo e Valbondione (lunghezza: 55 km).

Tra le componenti più caratteristiche del paesaggio naturale si ritrovano le aree naturalistiche e faunistiche come la catena delle alpi Orobie, il pizzo della Presolana (confine naturale tra la Val Seriana e la Valle di Scalve), il pizzo Formico che troneggia sulla cittadina di Clusone e la Val Vertova.

Ad arricchire il già articolato paesaggio naturale, vi sono elementi storico-culturali di grande interesse come sentieri di montagna e mulattiere, sedimi di ex ferrovie locali, ville e residenze nobiliari, miniere e cave, centrali elettriche e santuari religiosi isolati.

Tra i centri storico-artistici più noti vanno certamente citati Clusone, per i suoi antichi e prestigiosi affreschi, Ardesio, Gromo, Vertova e Oneta.

Precedentemente l'economia della valle si basava sull'agricoltura. Le colture più diffuse erano quelle del castagno (eccettuata l'Alta Valle), del granturco e della patata (soprattutto a Selvino e Rovetta). Era importante anche l'allevamento di bovini, caprini e ovini. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'agricoltura si ridimensionò lasciando spazio all'industria. Le principali attività manifatturiere della valle hanno storicamente gravitato attorno al comparto dell'industria tessile, meccanotessile e della chimica delle fibre tessili; anche la valle è stata soggetta ad un ridimensionamento delle proprie attività industriali durante gli anni ottanta.

In Val Seriana si possono effettuare numerosi itinerari tematici sia culturali che artistici. Uno dei più importanti è il percorso dedicato ai Santuari Mariani, e non solo, che ogni anno attira migliaia di fedeli. Ciò che lega la maggior parte di questi santuari è il fatto che in ognuno dei paesi nei quali sorgono è apparsa la Madonna e questo evento è spesso legato ad una leggenda che è stata tramandata di generazione in generazione.

Altro aspetto che lega la storia di questi santuari è la presenza di opere di Andrea Fantoni e di alcuni tra i maggiori artisti nella zona.

Altri interessanti itinerari che in questi ultimi anni sono stati istituiti sono:

La zona delle miniere in località Riso di Gorno e Gorno, dove si possono visitare le vecchie miniere ristrutturate.
Il Museo dei Magli ad acqua a Ponte Nossa con visite guidate e dimostrazioni, frequentate soprattutto dalle scolaresche. Vicino ai Magli, sgorga la Sorgente Nossana che con la sua portata di acqua di ottima qualità, serve i bacini idrici della zona e della città di Bergamo, nonché alcune zone di pianura.
Monumenti degni di interesse a Clusone sono i seguenti:

l'orologio planetario dei Fanzago
il complesso della Danza Macabra e dell'oratorio dei Disciplini
la basilica di Santa Maria Assunta.


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IL FIUME SERIO

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Il nome Serio, antico e probabilmente di epoca preromana, starebbe a significare flusso, corrente, oppure "cammina con l'acqua".
Il nome latino del Serio era Sarius. In un documento dell'882 d.C. si legge ancora il nome Sarrio (Tertia pecia ubi dicitur Ad Sarrio apud ipso loco). L'alterazione della a in e, Sar-Ser, è normale per l'influsso della r e risale al basso medioevo.

Il Serio (Sère in dialetto bergamasco e cremasco) è un fiume che scorre interamente in Lombardia e attraversa le province di Bergamo e Cremona. Nasce dal Monte Torena e scende verso la pianura formando la valle Seriana. Complessivamente è lungo 124 km e si getta nell'Adda in località Bocca Serio, a sud di Montodine.

La sorgente del fiume si trova a circa 2.500 metri di quota in una zona ricca di laghetti e polle chiamata Passo del Serio situata tra il Monte Torena (2.911) m e il Pizzo del Diavolo della Malgina (2.926 m) nelle Alpi Oròbie bergamasche. È il lago Superiore del Barbellino a raccogliere le acque di diversi torrentelli, per poi riversarle in un vero e proprio fiume che percorre le province di Bergamo e Cremona fino all'Adda. Nei primi chilometri del suo percorso forma i laghi del Barbellino (Superiore e Inferiore) e attraversa la località turistica di Valbondione, nel cui territorio sono localizzate le celebri cascate: si tratta di un triplice salto per complessivi 315 metri, il più alto d'Italia e il secondo in Europa.

Nel 1931 nel luogo in cui sorgeva un piccolo lago naturale venne edificata una diga per la produzione di energia elettrica che ha interrotto il corso del fiume. Nel 1969 la diga aprì le sue barriere per far rivivere nuovamente la bellezza delle cascate. Da allora, con un accordo con l'ENEL, l'evento viene ripetuto cinque volte nell'arco della stagione estiva. Sulla cascata esiste anche una leggenda popolare tradizionale.

Lungo la Valle Seriana il fiume raccoglie le acque di numerosi affluenti come i torrenti Bondione, Fiume Nero, Sedornia, Goglio, Acqualina, Rino, Ogna, Nossana, Riso, Romna, Vertova, Asnina, Rovaro, Doppia, Albina, Lujo, Vallogna, Carso, Nesa e Gardellone; poi prosegue nella pianura bergamasca e cremasca.

Il tratto in pianura del fiume è suddiviso in due parti assai ben distinte: nella parte bergamasca il fiume è caratterizzato da un ampio greto ghiaioso, dovuto all'inabissamento delle acque del fiume.

Poi improvvisamente, all'altezza del ponte della statale 11 a Mozzanica il fiume riemerge ricomponendosi in un alveo meandriforme all'interno di una valle "a cassetta", non molto ampia perché più recente rispetto ad un antico tracciato, ora percorso dal Serio Morto, che portava il fiume a sfociare nell'Adda più a sud, presso Pizzighettone. Questa valle risulta profonda anche 10-12 metri rispetto al livello fondamentale della pianura, in particolar modo nel tratto finale, a sud di Crema.

Nel tratto cremasco vi sono anche i due più importanti ambienti umidi: il primo è protetto dalla Riserva Regionale Palata Menasciutto (tra i comuni di Pianengo e Ricengo) con due rami fluviali morti intersecati dal Serio vivo. Nel comune di Madignano, presso il medievale santuario del Marzale, si trova un'altra ampia lanca privata e visitabile solo su richiesta.

Lungo il basso corso del fiume, da Seriate fino alla confluenza nell'Adda, è stato istituito nel 1985 il parco regionale del Serio con una superficie di 7.750 ettari.

Il Serio è da secoli protagonista della vita economica di gran parte della provincia di Bergamo grazie ai numerosi canali artificiali che da esso derivano. Questi, la cui esistenza è documentata fin dal XII-XIII secolo, hanno prima permesso lo sviluppo agricolo dei territori posti nella pianura a sud del capoluogo orobico, poi la nascita di un importante polo industriale nella valle.

Le principali motivazioni che hanno spinto le autorità del tempo a scegliere il Serio per la costruzione delle rogge sono da trovarsi nella conformazione della valle stessa, che ha un andamento lineare ed un fondovalle più ampio rispetto alla vicina Val Brembana, e nella portata idrica che garantisce per tutto l’anno un deflusso minimo costante.

Fin dal medioevo quindi le sue acque sono state incanalate verso la pianura bergamasca con opere idrauliche quali le rogge Serio Grande, Morlana e Borgogna che, con le loro diramazioni, contribuirono allo sviluppo agricolo dei possedimenti del comune di Bergamo.

Qualche secolo più tardi, con l’avvento della rivoluzione industriale, i canali artificiali acquisirono ancor più importanza, tanto da aumentare di numero e di portata. Le industrie, che in valle Seriana sorsero in gran numero, sfruttavano la potenza idrica delle condotte per ricavare l’energia necessaria al funzionamento dei macchinari.

Nella parte più a monte della valle vennero create delle apposite condotte presso gli insediamenti industriali, che restituivano completamente al fiume l’intera portata prelevata. Tra questi le principali sono quelle della manifattura Festi Rasini che, tra Ardesio, Piario e Villa d'Ogna si assicura energia per sei siti produttivi e quelle del cotonificio Cantoni con tre complessi industriali presso Ponte Nossa e Casnigo. Vi sono numerose altre realtà minori, per lo più cotonifici che, scendendo il corso del fiume fino ad Albino, attingono al corso del fiume per circa una decina di casi.

Da Albino in poi le aziende non sfruttano direttamente il fiume, ma le rogge da esso derivate, già esistenti ed utilizzate in ambito agricolo. Oltre alle sopracitate Roggia Serio Grande, Morlana e Borgogna, vi sono altre rogge che prelevano direttamente dal Serio: la Spini-Trabattoni e la Comenduna ad Albino, la Ponte Perduto a Gorle, la Brusaporto-Patera a Pedrengo, la roggia Vecchia e la roggia comunale a Seriate. Da queste ne derivano numerose altre che rendono disponibile circa un litro di acqua al secondo per ogni ettaro, raggiungendo un totale di 1.200 chilometri di canali distribuiti su 34 rogge riferibili all’asta fluviale del Serio nella provincia di Bergamo, gestite per la quasi totalità dal Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca.

Spostandosi più a sud, in provincia di Cremona, si trovano inoltre la roggia di Castel Gabbiano che attinge presso Mozzanica, la roggia Babbiona a Casale Cremasco, la Roggia Malcontenta in località Palata Malcontenta (Sergnano), la Roggia Menasciutto a Ricengo e la Roggia Borromea a Crema.



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