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venerdì 22 aprile 2016

LA GIORNATA DELLA TERRA

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La Giornata della Terra è oggi, ogni 22 aprile, ed è legata strettamente a una biologa Rachel Carson, la donna a cui il governo degli Stati Uniti chiese a cavallo tra negli Anni 50 un rapporto sullo stato di salute delle coste, e che lanciò per prima l’allarme sull’inquinamento da pesticidi. Nel 1962 uscì il suo “Primavera Silenziosa”, un libro atto di accusa e rapporto su come l’agricoltura intensiva e l’uso della chimica stavano uccidendo il mare e l’ambiente. Il libro fu venduto in milioni di copie e fu il manifesto degli ambientalisti americani che decisero poi nel 1970 di sancire il 22 aprile come Giornata della Terra, l’idea fu del senatore democratico del Wisconsin, Gaylord Nelson, dopo aver visto i grandi movimenti anti guerra nel Vietnam decise che era la stessa strada da seguire per il movimento ambientalista: una grande manifestazione nazionale. Ma a convincerlo fu un fatto di cronaca, un disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil.

Tutti, a prescindere dall'etnia, dal sesso, da quanto guadagnino o in che parte del mondo vivano, hanno il diritto etico a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. La Giornata della Terra si basa saldamente su questo principio. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Oggi, su questo principio quanto mai d'attualità ci si mobiliterà ancora, in 175 paesi del mondo.

Giornata della Terra 2009 ha segnato l'inizio di una grande campagna di sensibilizzazione denominata dagli organizzatori “Green Generation Campaign” i cui punti principali sono la ricerca di un futuro basato sulle energie rinnovabili, che ponga fine alla nostra comune dipendenza dai combustibili fossili, incluso il carbone. Un impegno personale a un consumo responsabile e sostenibile. La creazione di una “economia verde” che tolga la gente dalla povertà con la creazione di milioni di “posti di lavoro verdi” e trasformi anche il sistema educativo globale in un sistema educativo “verde”.

Il 22 aprile 2009, giorno della ricorrenza, è l'occasione per migliaia di eventi organizzati in scuole, comunità, villaggi e città in tutto il mondo. In Italia, per il terzo anno consecutivo, a promuovere la manifestazione sarà Nat Geo Music, il canale musicale di National Geographic.

A Roma, in serata, ci fu un grande concerto a Piazza del Popolo, con Ben Harper e altri artisti internazionali e italiani. Nelle sale cinematografiche anteprima del film Earth - La nostra Terra prodotto da DisneyNature, un inno alla Terra e alla sua bellezza.

Il 22 aprile 2010 a Roma si tenne un concerto al Circo Massimo a cui presero parte Pino Daniele e i Morcheeba.

Dopo la campagna del 2010 per il 40º anniversario della Giornata Mondiale della Terra l'edizione del 2011 sarà organizzata attorno alle “Billion Acts of Green” (Miliardo di azioni verdi). Le “Billion Acts of Green” sono impegni di singoli cittadini, associazioni, aziende, Enti e Governi che puntano a migliorare la vita in maniera sostenibile. L'obiettivo è di far registrare un miliardo di azioni prima del Summit della Terra che si terrà dal 14 al 16 maggio 2012 a Rio de Janeiro in Brasile per sensibilizzare i Governi che parteciperanno a questo fondamentale appuntamento. In Italia è stata avviata una campagna similare chiamata “Azioni del Buon Senso“. Chiunque può registrare la propria azione direttamente dal sito della Giornata Mondiale della Terra prendendo un impegno concreto che permetta di migliorare l'ambiente. Tutte le azioni registrate saranno inviate all'EDN e contribuiranno ad incrementare le “Billion Acts of Green”.

Il 20 aprile 2011 a Roma il concerto si è tenuto a villa Borghese con ospiti del calibro di Patty Smith e Carmen Consoli.

Il 22 aprile 2012 il concerto si è tenuto al Palapartenope di Napoli, al quale hanno partecipato Anggun, Enrico Ruggeri, Mario Riso, i Sud Sound System, Pino Scotto ed altri artisti del progetto Rezophonic; è stato presentato da Serena Dandini. L'obiettivo per la Giornata Mondiale della Terra 2012 era "Mobilitare il Pianeta", ovvero una mobilitazione locale di tutti coloro che intendevano aiutare il pianeta. Centinaia le iniziative locali che hanno provveduto alla partecipazione di migliaia di cittadini italiani.

Durante la Giornata della Terra di oggi nella sede delle Nazioni Unite a New York si svolgerà una cerimonia che darà inizio alla firma del nuovo accordo globale sul clima approvato nell’ultima COP 21 della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico a Parigi: i rappresentanti dei Paesi dovrebbero anche annunciare i propri programmi per una rapida ratifica e iniziative nuove e più incisive per mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C. L’evento avviene con una coincidenza: il 2015 è stato confermato l’anno più caldo mai registrato e i primi tre mesi del 2016 sono stati caratterizzati da temperature record. Saranno presenti oltre 165 leader del mondo all’Onu per la cerimonia di firma dell’accordo raggiunto a Parigi lo scorso 12 dicembre, compreso il premier italiano Matteo Renzi. È un record assoluto per il numero dei Paesi che siglano nella stessa giornata un’intesa internazionale. Non accadeva dal 1982 quando 119 stati firmarono la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare. L’evento coincide, e non a caso, con la Giornata mondiale della Terra. Per il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, l’accordo Parigi, insieme all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, «ha il potere di trasformare in mondo». L’intesa dovrà essere ratificata dei singoli stati ed entrerà in vigore 30 giorni dopo che almeno 55 Paesi che rappresentano il 55% delle emissioni globali di gas serra avranno depositato la ratifica all’Onu.
 
Come accade ogni anno le principali associazioni a tutela dell’Ambiente organizzano eventi e manifestazioni in tutto il mondo, dal Wwf alla Legambiente, tutte propongono celebrazioni e rapporti sulla salute del Pianeta, quasi sempre con dati e percentuali da brivido, tra le temperature sempre in salita e la deforestazione che non si ferma. L’attenzione quest’anno è puntata anche sugli sprechi alimentari, si produce troppo cibo che poi finisce nelle discariche, la produzione implica consumo di energia che così diventa un consumo inutile e dannoso. Nei Paesi industrializzati la maggior parte delle perdite avviene nelle fasi di vendita e consumo, in quelli in via di sviluppo si verifica dopo la raccolta o durante la lavorazione. Ma il risultato alla fine non cambia, perché sia le economie mature che quelle in crescita dissipano all’incirca la stessa quantità di prodotti alimentari, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate. È quanto sottolinea, alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra, la Fondazione Barilla Center for Food&Nutrition (Bcfn), think tank. La sfida è contrastare le perdite nella fase di produzione agricola, ossia dopo la raccolta nei campi e nella trasformazione degli alimenti. Lo spreco di cibo da parte dei consumatori è in media tra i 95 e i 115 kg pro capite all’anno in Europa e nel Nord America , mentre i consumatori di Africa sub-sahariana, sud e sud-est asiatico, ne buttano via circa 6-11 kg all’anno. Diversa la situazione nei Paesi in via di sviluppo, dove il 40% delle perdite avviene dopo la raccolta o durante la lavorazione, mentre in quelli industrializzati più del 40% degli sprechi si verifica nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale. «Un terzo del cibo viene buttato l’Italia è in prima fila nella battaglia agli sprechi. Nel nostro Paese recuperiamo ogni anno 550mila tonnellate di cibo che viene distribuito a milioni di persone in difficoltà, ma possiamo e dobbiamo fare di più, arrivando entro il 2016 a 1 milione di tonnellate, con il nostro piano SprecoZero, insieme al Ministero dell’economia, siamo intervenuti per rendere più conveniente per le imprese donare che sprecare» lo ha detto il ministro alle politiche agricole Maurizio Martina


Quest’anno i satelliti Sentinel del sistema europeo Copernicus ci regalano anche le immagini della Terra, immagini magnifiche che dovrebbero convincere tutti ad avere più rispetto per la Terra. Il blu degli oceani, l’ocra dei deserti, il verde dei campi coltivati: ci sono tutte le sfumature dei colori, nei ritratti del Pianeta che i satelliti portano in dono per l’Earth Day. Le nuove immagini, che riguardano deserti, acqua, ghiacci e atmosfera terrestre, vanno ad arricchire la mostra «Il mio Pianeta dallo Spazio - Fragilità e Bellezza», ospitata al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Il progetto promosso e organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e la Commissione Europea, guida il visitatore nei luoghi più belli e remoti della Terra. Immagini di rara bellezza invitano a riflettere sulla fragilità del nostro Pianeta, minacciato dal cambiamento climatico a livello globale, e su come i satelliti possano contribuire a gestirne gli effetti. Il loro occhio dallo spazio cattura ogni giorno ghiacciai che si sciolgono, oceani che si innalzano, foreste pluviali minacciate dalla deforestazione, terre coltivate che si inaridiscono e megalopoli che crescono in modo incontrollato.
Due promesse per il Pianeta segnano la 46esima edizione della Giornata della Terra: la prima è l'annuncio dell'imminente ratifica, in questo appuntamento simbolico, dell'accordo raggiunto alla Conferenza sul clima di Parigi, la COP21; la seconda è l'impegno, lanciato nella campagna dell'Earth Day 2016, di riempire la Terra con tanti alberi quanti sono i suoi abitanti. Iniziamo dagli alberi.

Trees for the Earth ("alberi per la Terra") è lo slogan scelto quest'anno per lo storico appuntamento dedicato alla salvaguardia del pianeta. L'impegno e l'invito è quello di piantare 7,8 miliardi di alberi da qui al 2020, anno in cui ricorrerà la 50esima edizione dell'Earth Day e in cui dovrebbe entrare in vigore il l'accordo raggiunto a Parigi lo scorso dicembre. Le piante rappresentano un impegno, simbolico e non solo, a limitare le emissioni dannose, ma anche una fonte di aria pulita e sostentamento per le comunità locali.
Dopo la Conferenza di Parigi, i 196 Paesi del mondo che partecipano alla Convenzione Onu per i cambiamenti climatici (UNFCCC) devono formalizzare gli accordi. Il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha voluto far coincidere l'evento con l'International Mother Earth Day (Giornata internazionale della Madre Terra), e alla cerimonia parteciperanno anche rappresentanti della società civile e del settore privato, per discutere impegni economici e strategie per interventi mirati sulle questioni ambientali.
Perché gli accordi abbiano valore legale, però, devono essere sottoscritti da almeno 55 Paesi che, nell'insieme, siano responsabili per almeno il 55 per cento delle emissioni globali. Gli accordi iniziano ad avere valore 30 giorni dopo la firma della 55esima nazione, sempre che sia soddisfatta la condizione del volume globale delle emissioni.
A tutt'oggi circa 155 Paesi hanno confermato l'adesione, ma pur con i volonterosi proclami delle nazioni che hanno partecipato, il processo, simile a quello del Protocollo di Kyoto, potrebbe richiedere molto tempo. Perché nonostante la presenza e la disponibilità di tanti Paesi firmatari, il volume minimo necessario richiesto - ossia quel 55% delle emissioni - è ancora lontano. Mancano infatti i grandi emettitori, come la Cina e gli Stati Uniti, e anche l'Unione Europea. I primi due hanno promesso di firmare entro l'anno (il presidente uscente degli Stati Uniti, Obama, ha interesse a firmare per obbligare il prossimo presidente a rispettare gli accordi). Per quanto riguarda l'Unione Europea, è necessario che i suoi 28 membri raggiungano innanzi tutto un'intesa globale: ma l'adesione rapida della UE è messa in discussione dagli interessi contrastanti degli Stati membri (in particolare quelli dell'Est, ma in parte anche dalla Gran Bretagna) e anche da governi che non si sono mai impegnati troppo in materia ambientale.
Dunque molti firmeranno oggi, per onorare la "Madre Terra".
Ma non sarà sufficiente.



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martedì 28 aprile 2015

PERSONE DI VARESE : GIULIO BIZZOZERO

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Giulio Bizzozero (Varese, 1846 – Torino, 1901), medico e senatore del Regno d’Italia, è noto per essere stato il primo a descrivere le piastrine del sangue. Per i suoi studi sul tessuto connettivo e sul sistema linfatico è considerato il padre fondatore dell’istologia italiana. Ma ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo del sistema sanitario italiano.
Compiuti gli studi classici a Milano, s'iscrisse alla facoltà di medicina dell'università di Pavia dopo un'iniziale perplessità sulla scelta tra gli studi medici e quelli letterari. Allievo interno nel laboratorio di fisiologia sperimentale, fondato nel '60 da Oehl, vi portava a termine nel '62 la sua prima memoria di anatomia microscopica: Della distribuzione dei canali vascolari... Passato nel laboratorio di patologia generale diretto da Mantegazza, riusciva a pubblicare prima della laurea altri sei lavori sperimentali su problemi di istologia normale e patologica. Il 5 giugno 1866 conseguiva, ventenne, la laurea in medicina a Pavia, con il premio Matteucci destinato ai laureandi che avessero conseguito i massimi punti in tutte le materie d'insegnamento. Il mese successivo si arruolava volontario come medico militare. Tornato a Pavia nel '67, gli era conferito l'incarico dell'insegnamento della patologia generale e dell'istologia: alla riluttanza della facoltà medica di Pavia, motivata dall'età troppo giovane del Bizzozero, vennero incontro i buoni uffici del ministro della Pubblica Istruzione, Coppino, sollecitato dal Mantegazza. Una fonte biografica parla di un esordio del Bizzozero come anotomo-patologo e di un'infezione cadaverica, contratta al tavolo autoptico, che l'avrebbe indotto a passare agli studi di patologia generale: ma non precisa, la fonte anzidetta, se ciò avvenne prima o dopo la laurea ( Abba, in Almanacco igienico-sanitario, 1901). Viaggi scientifici lo condussero presso  Frey a Zurigo - dove si rese padrone della tecnica istologica, che avrebbe poi esposta sistematicamente nel fortunato Manuale- e presso  Virchow a Berlino, dove ebbe conoscenza diretta di quegli orientamenti teorici e sperimentali della "fisiologia patologica" - una disciplina nascente dalla confluenza di fisiologia e di patologia, che Virchow aveva identificata senz'altro con la "biologia", ovvero con la teoria dei fenomeni vitali nel più lato senso - cui si era aperto a Pavia, ancora studente, attraverso l'insegnamento dei maestri Oehl e Mantegazza, nonché attraverso Cantani, Tommasi e  Moleschott, tutti di formazione tedesca. Fece conoscere e riconoscere presto l'efficacia del suo magistero; nel '73, l'anno in cui vinceva il concorso per la cattedra di patologia generale ed era chiamato all'università di Torino, aveva già intorno a sé, come occasionali collaboratori o come allievi, alcuni tra i più valenti ricercatori della medicina italiana dei decenni successivi: Golgi, Foà, Bassini. A Torino, tra forti contrasti - quegli stessi, avrebbe successivamente ricordato il necrologio del n. 19 della Münchener Medizinische Wochenschrift del 1901, che si erano determinati tra il Virchow e gli anatomo-patologi di Vienna e di Parigi -, istituì un laboratorio di patologia generale annesso alla sua cattedra, assecondando l'esigenza cui si aprivano in quegli anni altri autorevoli insegnamenti delle facoltà mediche italiane. Venutigli meno i mezzi di cui in un primo tempo aveva potuto disporre, adibì per un certo tempo a laboratorio alcune stanze della sua abitazione. A Torino riprese un'iniziativa già tentata a Pavia - con la pubblicazione di un Giornale di scienze fisiche e naturali, che ebbe breve vita - e fondò l'Archivio italiano per le scienze mediche, che si accreditò ben presto anche all'estero come il più autorevole organo della medicina italiana a orientamento sperimentalistico.
L'annata prima dell'Archivio italiano per le scienze mediche "pubblicatoda una società di studiosi e diretto da  Bizzozero in Torino" vide uscire quattro nutriti fascicoli negli anni 1876-77: poi annate ed anni solari coincisero. Analogo negli intenti, e nella funzione che di fatto esplicò, all'Archiv für pathologische Anatomie fondato dal Virchow nel '47, l'Archivio del Bizzozero se ne distinse tuttavia per la mancanza di quella componente teorica e metodologica che dette alla rivista del Virchow un durevole significato nella storia della scienza. Privo finanche della consueta pagina di presentazione ai lettori, il nuovo periodico si apriva con un lavoro del Bizzozero e del Manfredi Sul mollusco contagioso. Importante per il carattere e la finalità della rivista la comparsa, nel fascicolo 3 dell'annata I, di una Rivista bibliografica italiana e di una rubrica di Nuove pubblicazioni, che giovarono, soprattutto all'estero, all'affermazione della giovane scuola medica del nostro Paese. Tra i collaboratori della prima annata figurano Foà, Grassi, Golgi, Forlanini, Moleschott, Albertoni.

Direttore della Scuola superiore di medicina veterinaria di Torino dal 1884, rettore dell'ateneo torinese nel 1885, membro del Consiglio superiore di sanità dal 1887, dal 1888 membro della Accademia delle Scienze di Berlino e dal 1890 senatore del Regno, Bizzozero nel '97 assumeva con  Pagliani la direzione della Rivista d'igiene e sanità pubblica. Negli ultimi anni di vita - la morte, dovuta a un'affezione pleuropolmonare acuta, lo colse prematuramente l'8 aprile 1901, all'età di cinquantacinque anni - non potendo applicarsi all'osservazione microscopica protratta perché sofferente d'una grave forma di coroidite, prese viva parte al dibattito su quei problemi dell'igiene pubblica, cui già all'inizio dell'attività torinese aveva dato un primo, significativo contributo con la memoria: Sui provvedimenti contro la trichina (1879).

Nel novembre 1882, inaugurandosi l'anno accademico dell'università di Torino, il discorso ufficiale era stato tenuto da Bizzozero sul tema: La difesa della società dalle malattie infettive.Bizzozero auspicò che l'igiene pubblica si adeguasse alle nuove vedute sul contagio e sulle epidemie, derivanti dalle esperienze di  Pasteur sulle fermentazioni e sulla diffusione di alcune gravi malattie, e sollecitò l'istituzione di un ufficio centrale di sanità presso il ministero dell'Interno, che sarebbe dovuto essere "un corpo eminentemente tecnico, munito di estesi poteri".

Scoppiata nell'84 una grave epidemia di colera, che serpeggiò fino al 1887, la Società d'igiene di Torino, per iniziativa del Bizzozero e di  Pagliani, denunziò l'inefficienza di un sistema di profilassi e di disinfezione ancora fondato sulle quarantene e sui cordoni sanitari. La giustezza dei rilievi formulati dagli igienisti piemontesi non sfuggì al Crispi, che istituì una direzione sanitaria, al livello tecnico, alle dipendenze immediate del ministro dell'Interno e varò la Legge sulla tutela dell'igiene e della sanità pubblica. Nel giugno '91 Bizzozero intervenne in Senato con due energici discorsi contro la minaccia d'un decentramento dei servizi sanitari, che sembrava fosse nelle intenzioni del primo governo di Rudinì. Nel '96 il secondo ministero di Rudinì, per realizzare economie di bilancio, prese l'iniziativa di un decentramento dei servizi sanitari e di una riduzione dell'organico centrale, che trovarono nel Bizzozero un deciso oppositore.

Dal 1896 alla morte nacquero i maggiori scritti del Bizzozero sui problemi della pubblica igiene. Nei due articoli: La vaccinazione e i suoi oppositori (1897), Il vaiolo e la vaccinazione a Milano (1898), Bizzozero riprendeva quell'opera di convincimento a favore della pratica jenneriana, ch'era stata incominciata agli inizi del secolo dallo "Jenner italiano",  Sacco, autore del noto Trattato di vaccinazione (1809). La cura e la profilassi della tubercolosi e della gonorrea, il problema della repressione dell'alcolismo, l'approntamento di misure difensive contro le epidemie di peste, la prevenzione della difterite, la propaganda a favore di misure igieniche elementari, come la bollitura dell'acqua, per contenere la diffusione del tifo, furono oggetto di articoli apparsi su periodici scientifici e sulla Nuova Antologia, nonché dei discorsi inaugurali tenuti ai congressi d'igiene di Torino (1898) e di Como (1899). Caratteristica del Bizzozero igienista fu la mediazione tra leggi e abitudini igieniche da una parte, e dall'altra il progresso delle conoscenze scientifiche, attinto alle più autorevoli fonti italiane e straniere.

Ma i contributi per i quali Bizzozero appartiene alla storia delle discipline biologiche sono quelli di argomento istologico e istopatologico: tra tutti spiccano i lavori sugli elementi figurati del sangue e sul meccanismo della coagulazione.

Le prime osservazioni originali del Bizzozero sul midollo delle ossa risalgono agli anni in cui egli frequentava come allievo interno il laboratorio del Mantegazza. Questi nel '65 riferiva all'Istituto lombardo che Bizzozero aveva osservato movimenti ameboidi delle cellule incolori del midollo delle ossa. Con i lavori che pubblicò tra il 1862 ed il '68 Bizzozero si qualificava intanto come l'istologo italiano più esperto delle nuove tecniche microscopiche e citochimiche: e i lavori del '68-'69 sulla funzione ematopoietica del midollo delle ossa (Sulla funzione ematopoietica del midollo delle ossa. Due comunicazioni preventive sul midollo delle ossa) poterono così portare decisivi elementi di prova a favore di un'ipotesi, ch'era già stata formulata da altri autori.

"È un fatto conosciuto già da molto tempo - affermava Bizzozero con la consueta obiettività (Sul midollo..., in Opere scientifiche, p. 196), che il midollo deve esercitare una grande influenza sull'ematopoiesi e sulla nutrizione generale dell'organismo". Tra le numerose memorie e comunicazioni preventive, apparse in quegli anni sullo stesso argomento, il citato lavoro del Bizzozero si segnala per l'esattezza e la metodicità delle osservazioni microscopiche, e per l'organicità della descrizione anatomo-fisiologica. Bizzozero distingueva il midollo osseo in rosso, gelatinoso e giallo; gli attribuiva senz'altro la funzione di "produzione di globuli rossi e bianchi, ed in particolari circostanze, distruzione di globuli rossi"; sosteneva l'analogia tra i globuli rossi nucleati del midollo, quelli del sangue embrionale e fetale e quelli del sangue anemico e leucemico; descriveva esattamente i vari tipi di "cellule midollari", insinuando fondati dubbi sulla presunta metaplasia dei globuli bianchi in globuli rossi, e la conformazione dei capillari intramidollari; iniziava un esame sistematico delle alterazioni del midollo in varie sindromi morbose.

Attraverso lavori di minore originalità - ad eccezione di quello del '79: Il cromocitometro. Nuovo strumento per dosare l'emoglobina del sangue, contenente la descrizione di un nuovo, semplice apparecchio costruito dal Bizzozero, che poteva fungere da citometro e da cromometro, e che ha tuttora la più larga applicazione negli studi ematologici e nella pratica clinica -, si giunge alle fondamentali memorie sulle piastrine, pubblicate dal B. nel 1883-84: Di un nuovo elemento morfologico del sangue e della sua importanza nella trombosi; Die Blutplaettchen im peptonisirten Blute; Sul terzo elemento morfologico del sangue; Sulla preesistenza delle piastrine nel sangue normale dei mammiferi.

Con questi lavori Bizzozero affrontava quei problemi ancora irrisolti dell'ematologia, con i quali si erano cimentati di recente Schultze (in Archiv für mikroskopische Anatomie, I), che considerava gli ammassi di globuli o granuli incolori, di forma irregolare e di diversa grandezza, talvolta isolati, osservati nel sangue di individui sani, come formazioni di natura albuminosa che egli chiamava "Körnchenbildungen", Ranvier (in Gazette médicale, 1873, pp. 93 s.) e G. Hayem (in Archives de Physiologie, 1878), il quale riteneva che gli elementi discoidi degli ammassi granulari dessero origine ai globuli rossi e li chiamava "ematoblasti".

Bizzozero progettò un nuovo tipo di esperimento: lo studio del sangue circolante nell'animale vivo. L'osservazione microscopica del mesentere di cavia o di coniglio gli permetteva di affermare che "veramente a lato dei globuli rossi e dei bianchi circola un terzo elemento morfologico". Esso è "rappresentato da piastrine pallidissime, a forma di disco a superfici parallele, o, più di rado, di lente, ovali o rotonde; di diametro uguale ad un terzo o alla metà di quello dei globuli rossi. Esse sono sempre incolori, e circolano disperse irregolarmente fra gli altri globuli... Sono in regola isolate l'una dall'altra, il che non toglie però che non di rado si veggano riunite in ammassi più o meno grandi. Ciò però è già un indizio della loro alterazione..." (Di un nuovo elemento..., in Opere scientifiche). Quanto alla funzione del terzo elemento morfologico, già lo Schultze e il Ranvier avevano osservato l'esistenza di un rapporto tra gli ammassi granulari del sangue e il reticolo fibrinoso della coagulazione: ma poteva trattarsi di una coincidenza fortuita, e Bizzozero, nel mostrarsi sensibile a tale rischio, rivelava altresì d'aver assimilato la lezione metodologica del Virchow, che sulla base d'una rigorosa analisi formale aveva confutato la teoria trombotica dell'infarto polmonare, proposta dalla scuola anatomopatologica francese. Bizzozero cercò di determinare il comportamento delle piastrine "in quelle condizioni in cui il sangue spontaneamente non coagula" (ibid., p. 687). E. Brücke aveva già dimostrato l'influenza della parete vascolare normale sul liquido ematico. "Era quindi importante per la questione che ci occupa di sapere come si comportino le piastrine per tutto quel tempo che il sangue si conserva liquido; poiché, se in questo frattempo esse subissero la trasformazione granulosa, noi avremmo un argomento di gran peso contro l'influenza loro sulla coagulazione" (ibid., p. 687). Bizzozero istituì due diverse serie di esperimenti. Nella prima eseguì prelievi di sangue a varia distanza di tempo dalla morte dell'animale, dimostrando che l'alterazione delle piastrine coincideva con l'inizio della coagulazione; nella seconda, con prelievi eseguiti da un tratto di vaso arterioso o venoso, isolato con una duplice legatura, di un animale vivo, Bizzozero ottenne lo stesso risultato d'una concomitanza tra inizio della coagulazione e modificazioni piastriniche.

Nell'importante memoria Sulla struttura degli epiteli pavimentosi stratificati (1886),  Bizzozero confermava e corroborava la sua scoperta di spazi ("intercigliari" o "interspinosi") esistenti tra le ciglia o spine degli elementi cellulari degli epiteli anzidetti, che costituiscono un vero sistema lacunare di notevole importanza fisiologica per capire come avvenga la nutrizione dell'epitelio: i primi risultati erano stati comunicati dal Bizzozero in un lavoro del 1870, dallo stesso titolo.

Si giunse così, attraverso il fondamentale articolo Sulla produzione e sulla rigenerazione fisiologica degli elementi ghiandolari (1887), all'ampia sintesi dei problemi di fondo dell'istofisiologia, contenuta nel discorso del Bizzozero all'XI Congresso medico internazionale di Roma (aprile 1894).

Con Virchow, la teoria cellulare aveva dato il massimo rilievo all'autonomia, potenziale o attuale, della cellula nel contesto dell'organismo dei Metazoi. Alle due funzioni attribuite alla cellula da Schwann, la nutrizione e l'accrescimento, Virchow ne aveva aggiunta una terza, l'eccitabilità, mentre aveva distinto l'accrescimento in riproduzione e sviluppo. Restava aperto il quesito dei limiti che l'organismo pone all'esercizio delle funzioni cellulari, e in primo luogo alla funzione riproduttiva. La risposta implicava problemi teorici di grande portata, che il Virchow aveva delineati, sia pure da lontano, nelle memorie degli anni seguiti alla Cellularpathologie (1858). Bizzozero, riluttante a salire a quegli elevati livelli teorici, dove la scienza trapassa in assiomatica e poi in filosofia naturale, generalizzò i risultati d'una trentennale esperienza istologica in una classificazione dei tessuti dal punto di vista del rapporto differenziamento-riproduzione cellulare, che è rimasta alla base di tutto l'edificio dell'istologia e dell'embriologia. L'anzidetta classificazione distingue tra i tessuti quelli a elementi labili, stabili e perenni.

L'impostazione stessa del problema nasceva, nel Bizzozero, dalla volontà di evitare i grandi problemi della teoria biologica, fermandosi a una problematica sperimentale espressa in modo rigoroso. "Preciso in poche domande il mio tema: per quali modificazioni istologiche crescono i tessuti del nostro organismo, e come decorre in essi quel processo continuo, fisiologico di rigenerazione che vale a conservarne immutate la costituzione e le proprietà? come possono i diversi tessuti riparare le perdite cui patologicamente vanno soggetti? quale parte nell'avviare e dirigere questi processi di accrescimento e di rigenerazione rappresentano i vasi sanguigni, quale i nervi, quale gli elementi stessi?" (Sulla produzione..., in Opere scientifiche, II, p. 1102). Nei tessuti a elementi labili le cellule hanno una vita breve, perché dopo il differenziamento subiscono processi degenerativi e muoiono: a sostituire le cellule morte provvedono elementi cellulari derivati per divisione da cellule indifferenziate. Merito grande del Bizzozero fu l'aver distinto gli epiteli ghiandolari delle ghiandole a secrezione apocrina e merocrina - a elementi cellulari stabili - dai comuni epiteli di rivestimento e da quelli delle cellule a secrezione olocrina. Le cellule stabili, diversamente dalle labili, durano per tutta la vita dell'organismo, ma in determinati casi possono differenziarsi e moltiplicarsi. Le cellule perenni durano tutta la vita dell'organismo, e non si dividono mai. Tessuti a elementi perenni sono i muscoli striati e il tessuto nervoso. Il B., per primo, segnalò l'esistenza di limitati e irregolari fenomeni cariocinetici nei muscoli e nei nervi, precorrendo analoghe segnalazioni, che sarebbero state fatte in seguito da altri autori per limitare il valore della classificazione del Bizzozero. Riferendoci all'ampia recente disamina di questi problemi, che trovasi in S. Leghissa, Citologia e istologia, Torino 1967, pp. 267-288, si può ribadire quanto abbiamo affermato, che la classificazione dei tessuti proposta dal Bizzozero resta ancor oggi a fondamento dell'istologia e dell'embriologia normali e patologiche.

Il Manuale di microscopia clinica (1879), tradotto in francese, inglese e russo, dette al mondo scientifico la misura dell'assoluta padronanza di tecniche e metodi d'osservazione con la quale Bizzozero aveva affrontato i compiti della fase "microscopica" - come l'aveva chiamata il Virchow - del pensiero biologico.

Nella prefazione alla prima edizione Bizzozero affermava d'essersi proposto di diffondere tra i medici l'uso del microscopio come strumento diagnostico. L'opera è organica, ma priva di quelle trattazioni che potevano avere un interesse soltanto scientifico. Dopo un capitolo sulla descrizione e l'uso del microscopio, i successivi sono dedicati all'esame del sangue, degli essudati, del pus, della pelle, del contenuto boccale, del vomito, delle feci, dello sputo, del muco nasale, dell'occhio e delle parti annesse, delle secrezioni dei genitali maschili e femminili, del secreto delle mammelle, dell'orina, degli schizomiceti patogeni.

Bizzozero, a considerarne in sintesi la vita e l'opera, assolse in Italia il compito che il Virchow aveva assolto in Germania già nei due decenni precedenti l'inizio dell'attività scientifica del giovane anatomopatologo di Pavia: correlare l'assiomatica delle discipline biologiche, e la stessa medicina pratica, con la nuova prospettiva d'osservazione aperta dal microscopio e definita dalle Ricerche microscopiche di Schwann. Egli fu l'autore al quale più deve la biologia italiana della seconda metà dell'Ottocento, che con Bizzozero riacquistò un prestigio europeo. A lui si deve, d'altra parte, quel trapasso della positività in agnosticismo e positivismo che nell'ambito biologico hanno caratterizzato buona parte della più seria scienza italiana di fronte al ricorrere di corrive ideologie, materialistiche o spiritualistiche, nella sede della scienza stessa, ma anche di fronte ad esigenze autentiche del pensiero scientifico. Privo dei vigorosi spunti metodologici che l'Archiv del Virchow offriva attraverso gli articoli del suo direttore, l'Archivio del Bizzozero rimase lo strumento editoriale di ricercatori abili e coscienziosi, ma incapaci di far udire la loro voce nel più ampio concerto della cultura nazionale.



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