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domenica 12 aprile 2015

GIOVANNI POMAROLI

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Cristoforo Pomarolo e Rosa Giovannelli, questi i nomi dei coniugi geneticamente "colpevoli", appartenevano a due famiglie trasferitesi a Limone dal Trentino nel l636; sposatisi nel l644, avevano avuto un figlio, Giovanni Pomaroli, che a sua volta si era sposato con una donna originaria di Manzano, nella diocesi di Trento, Fiorenza Vettori. Da queste primissime radici, l'albero genealogico si sviluppa poi per molti rami, tutti vicini o incrociati fra loro: erano assai frequenti, infatti, i matrimoni fra cugini o comunque consanguinei. Un fatto perfettamente spiegabile con il secolare isolamento geografico e storico di Limone: avamposto ai confini estremi della Lombardia, in una zona che fino ai primi anni Trenta era raggiungibile solo in barca, dal lago, o dopo lunghe marce per le montagne che chiudono il lembo meridionale del Trentino. Lo stesso isolamento, secondo gli scienziati, può spiegare anche un altro fatto: l'insolita frequenza di un raro gruppo sanguigno, marcato dal fattore RH negativo. Fra gli abitanti di Limone si riscontra un numero doppio di soggetti RH negativi rispetto alla media del resto d'Italia. Ma questo gruppo sanguigno non sembra avere alcuna particolare proprietà terapeutica. Mentre, nel caso dell'Apo A-l, a ogni nuova tappa della ricerca si schiudono spiragli imprevisti e promettenti.

Lo stile di vita degli abitanti di Limone sul Garda è qualcosa di unico: il microclima definito come il migliore d’Europa, in cui regnano Spa e wellness, B&B di charme , è proprio idi luoghi quali il  lago di Garda. Fino agli anni trenta – anno in cui venne costruita la strada Gardesana – la località era praticamente isolata,  e sembra, infatti, che l’isolamento abbia favorito la forma mutata di una  apolipoproteina che riduce i disturbi cardiovascolari.
Piatti pregiati in ogni dove, mangiare sano e aria doc, anche queste sono ricette che giovano. La proteina che renderebbe il colesterolo così buono, è stata riprodotta a quanto pare,  negli States. Ecco quindi un farmaco che in questo momento è passato al brevetto per risultati, si spera, ottimali.  E chissà che dietro a tutto ciò non ci siano proprio i limoni e le storiche limonaie, tipiche del luogo.

La Apo A-1 Milano (Apo-A1, ARG173CYS, ETC-216, MDCO-216) è una forma mutata di apolipoproteina umana chiamata Apo A-1.

L’Apo A-1 Milano è codificata dal gene Limone mappato nel locus: 11q23, il quale avendo subito una mutazione ereditaria autosomica dominante ha prodotto il differenziamento di questa variante rispetto all’Apo A-1; La principale differenza fra Apo A-1 ed Apo A-1 Milano si ritiene essere dovuta alla sostituzione dell’amminoacido arginina con l'amminoacido cisteina in posizione 173 della catena polipeptidica dell'apoliporoteina; tale sostituzione permette all’Apo A-1 Milano di mobilitare rapidamente il colesterolo, sottraendolo dai tessuti periferici e trasportandolo ai tessuti responsabili del suo smaltimento, riducendo così la placca arteriosclerotica ed il suo contenuto in macrofagi per tali motivi Apo A-1 Milano è ritenuta in grado di contrastare le patologie a carico delle arterie coronarie.

Le apolipoproteine svolgono tre funzioni principali:

Contribuire alla struttura delle lipoproteine.
Regolare l'attività enzimatica nel metabolismo lipidico.
Costituire dei ligandi (molecole di riconoscimento) per i recettori.
L'Apo A-1 in particolare è associata al corretto funzionamento delle lipoproteine ad alta densità in particolare delle HDL, tali liproteine sono responsabili della rimozione del colesterolo in eccesso dai tessuti periferici e del suo trasporto al fegato o ai tessuti steroidogenici, come le ghiandole surrenali o le gonadi.
Essendo in grado di rimuovere il colesterolo da un ateroma nelle arterie e trasportarlo al fegato vengono in genere chiamate "colesterolo buono".

Cesare Sirtori, farmacologo milanese, nel 1974-1975 scoprì che gli abitanti di Limone sul Garda, hanno evoluto una forma mutata del gene responsabile della produzione dell'Apo A-1, denominata Apo A-1 Milano (Apo A-1 Milano rappresenta la forma mutata rispetto al gene per l’Apo A-1 esistente in natura).

Apo A-1 Milano conferisce agli abitanti di Limone sul Garda (portatori di questa mutazione) un’innata resistenza agli effetti dannosi del "colesterolo cattivo" e dei trigliceridi elevati nel sangue; Questa proteina mutata ha conferito, inoltre, agli abitanti del paese un'estrema longevità, una dozzina di residenti ha superato i 100 anni (su circa un migliaia di abitanti).

L'origine della mutazione si deve ad un uomo che visse a Limone nel 1780, Giovanni Pomaroli; probabilmente fu egli il primo resistente agli effetti negativi dei trigliceridi elevati e del "colesterolo cattivo", complice l’isolamento geografico degli abitanti di Limone, questa popolazione è stata soggetta all'effetto fondatore.

Questa scoperta, ha permesso ai ricercatori di individuare il gene per l’apolipoproteina A-1 Milano, è stato anche dimostrato che, l’assunzione dell’apolipoproteina A-1 Milano, da parte di individui con il gene normale, può ridurre la formazione di colesterolo LDL, riducendo così la formazione di placche nei vasi sanguigni ed il rischio di subire infarti ed ictus.

L’ApoA-1, in accordo con la teoria evolutiva, rappresenta una mutazione dell’Apo A presente in natura, l’essere mutanti per L’ApoA-1 conferisce un forte fattore protettivo per l’organismo, in aggiunta incrementa l’aspettativa di vita media dei portatori della mutazione.

La scoperta di portatori di una mutazione che permette all’organismo di non subire i danni normalmente correlati all’eccesso di colesterolo ed all’accumulo di trigliceridi nel sangue, nonché di possedere un’aspettativa di vita superiore alla media, ha portato all'attuazione di trials terapeutici, basati sulla somministrazione della proteina in pazienti con elevati livelli di colesterolo nel sangue e ad una conseguente riduzione delle placche ateromatose in tali pazienti.



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IL DOTTOR CESARE SIRTORI



Ha svolto una carriera di Farmacologo Clinico, acquisendo, dopo la Laurea in Medicina e Chirurgia presso I'Università degli Studi di Milano, il titolo di Doctor of Philosophy in Farmacologia Clinica presso I'Università del Kansas.
Successivamente ha fondato a Milano uno dei primi Centri per lo studio delle patologie metaboliche a maggior rischio di arteriosclerosi. Il Centro Universitario Dislipidemie, dedicato al Dr E. Grossi Paoletti, opera da quarant'anni presso l'A.O. Niguarda Ca' Granda. È un centro leader a livello mondiale per l'attività clinica e scientifica nel campo delle iperlipoproteinemie, della trombosi e del monitoraggio non invasivo delle lesioni vascolari.

È stato Presidente Designato del XIV International Symposium on Atherosclerosis, massimo Congresso del settore (oltre 8.000 partecipanti) che si è tenuto nel 2006 a Roma.

Preside della Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Milano, è stato Professore Ordinario di Chemioterapia presso I'Università degli Studi di Milano dal 1980 al 1988 e dal 1990 è stato Professore Ordinario di Farmacologia Clinica nello stesso Ateneo.

È stato Coordinatore della Sezione di Farmacologia Clinica della Società Italiana di Farmacologia e Presidente della Società Italiana per lo Studio dell'Arteriosclerosi.
È Presidente della Società Italiana di Nutraceutica.

Autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche, delle quali oltre 300 su prestigiose riviste medico-biologiche internazionali.
Ha fornito fondamentali contributi nel campo della farmacologia clinica, della ricerca sulle lipoproteine, con la scoperta del primo mutante, A-I Milano di grande interesse terapeutico, ed alla ricerca e sviluppo di nuovi nutraceutici.

Limone sul Garda, 9 Agosto 2011 - In Italia ci sono 38 persone, uniche al mondo, che, a causa di una mutazione genetica ereditata dai propri avi, sono del tutto esenti dal pericolo di infarto e ictus. Nel loro sistema cardiocircolatorio, infatti, non si deposita alcuna forma di grasso e di colesterolo. Le “scorie”, se così possiamo chiamarle, finiscono direttamente nel fegato, che pensa a metabolizzarle. Ebbene, i fortunati portatori di questa miracolosa mutazione, sono tutti originari di uno dei paesini lacustri più belli al mondo, Limone sul Garda. La maggior parte di essi vive ancora nell’antico borgo; alcuni, invece, nel corso degli anni si sono trasferiti in altre città, come Cremona, Verona e Milano, dove attualmente risiedono. Tutti, però, hanno comuni radici a Limone dove nel 1752 una coppia di sposi, proveniente dal Trentino, Cristoforo Pomaroli e Catarina Zito, cominciò a regalare ai propri discendenti quella che nel 1979 il professor Cesare Sirtori, medico e farmacologo di fama mondiale, chiamò l’apolipoproteina A-1 Milano, Perché fu proprio il professor Sirtori a scoprire l’anomalia genetica che ben presto provocò stupore e meraviglia negli ambienti scientifici internazionali. La scoperta era talmente sensazionale che, in un primo tempo, fu osteggiata. Qualcuno arrivò a pensare che il professor Sirtori e la sua équipe avessero confuso una rara malattia del fegato con la presenza di un’ipotetica apolipoproteina. Ma non era così. E quando vennero le conferme dei Centri di ricerca Gladstone di San Francisco e Bethesda, nei pressi di Washington, anche i più scettici dovettero ricredersi: quella mutazione genetica era un fatto reale, si era verificata tre secoli prima per motivi sconosciuti e riguardava un piccolo gruppo di persone, tutte discendenti da un’unica coppia.
Tutto iniziò nel 1974 quando il signor Valerio, ferroviere di mezza età, fisico asciutto, sguardo leggermente depresso, si rivolse al dottor Ruggero Rizzitelli, medico-capo delle Ferrovie, accusando una lunga serie di disturbi gastroenterici: ulcera, problemi digestivi generici, anemia poi regredita, e altro ancora. Per prima cosa vennero eseguiti degli esami di laboratorio e il primo a prenderne visione fu il dottor Franco Conti, allora aiuto medico. La cosa che più insospettì il dottor Conti è che, nonostante al signor Valerio fosse stato somministrato del clofibrato, cioè un potente farmaco che a quel tempo veniva utilizzato per abbassare i grassi nel sangue, invece di ridursi, i trigliceridi salivano. Tanto che, ad un certo punto, il signor Valerio si rifiutò di assumere altre quantità della medicina. Fu a quel punto che il dottor Conti decise di chiedere il parere del professor Sirtori, farmacologo di chiara fama, sottoponendogli quel misterioso quesito.
Per prima cosa, il professor Sirtori ordinò altri esami, in particolare uno: l’elettroforesi delle lipoproteine. Come spiegò egli stesso, si trattava di una tecnica (oggi superata) che consentiva di avere un quadro indicativo sulla distribuzione dei grassi nelle varie particelle, cioè le lipoproteine che li trasportano. E qui ci fu la seconda sorpresa. Infatti, nel signor Valerio si notava la quasi totale scomparsa della banda alfa, il cosiddetto “colesterolo buono”. Alcuni tra i portatori dell'apoliproteina A-1 MilanoCome era possibile che in quel ferroviere di mezza età non ci fosse la banda alfa? Sirtori pensò subito a qualcosa di genetico e allora volle che anche i tre figli del signor Valerio si sottoponessero allo stesso esame. E venne fuori che due di loro non avevano la banda alfa. Provò quindi con i genitori del signor Valerio. La madre, che soffriva di una malattia vascolare, aveva una banda alfa normale. Il padre, invece, perfettamente sano, quella benedetta banda alfa non l’aveva neppure lui.
Tutto questo avveniva nel corso del tempo. Fu nel 1979, ormai a cinque anni dai primi esami del signor Valerio, che il dottor Guido Franceschini, dinamico collaboratore del professor Sirtori nel Centro E. Grossi Paoletti a Niguarda, in quel di Milano, che, eseguendo un esame di laboratorio, si accorse che nel sangue del paziente era presente una proteina con un gruppo di zolfo, e più precisamente della cisteina. Per essere sicuri che non fosse stato fatto alcun errore, un campione del sangue venne inviato al Centro di ricerca Gladstone di San Francisco. “La risposta fu inequivocabile – raccontò il professor Sirtori - era presente una proteina, certo un mutante, e conteneva cisteina”. Alcuni mesi dopo il professor Sirtori e il suo collega statunitense Robert Malhey presentarono ad un congresso internazionale il primo mutante delle apoproteine umane. Il nome gli venne imposto dallo stesso professor Sirtori: A-1 Milano, in omaggio alla città dove venne scoperto. Era la fine del 1979 e si stava aprendo una nuova era scientifica che avrebbe investito in pieno i quasi mille residenti di Limone sul Garda.
Prima di tutto, per completare le ricerche di laboratorio sulla mutazione genetica avvenuta nel borgo sul lago, gli americani chiesero la collaborazione di un paio di soggetti portatori della A-1 Milano. Il fratello del signor Valerio, Graziano, e suo figlio Marco, accettarono di sottoporsi a tutti quegli esami che non era ancora      possibile fare in Italia.
I due, accompagnati dal dottor Franceschini, giunsero così a San Francisco dove vennero sistemati in una stanza del Reparto Cure metaboliche del General Hospital. Franceschini, invece, alloggiava in una camera del Travel Lodge, un albergo nelle vicinanze. Gli esami durarono un mese, durante il quale Graziano e Marco vennero sottoposti a diete ferree, con precisi orari, per verificare il rapporto tra il cibo e gli esami in corso. Quando i tre italiani lasciarono la California, non si conosceva ancora alcun risultato delle analisi.      
Qualche tempo dopo, continuando gli studi sulla A-1 Milano, Sirtori e Franceschini giunsero alla conclusione che era necessario estendere le loro ricerche a Limone sul Garda, al fine di studiare come il mutante si fosse tramandato fino ad oggi. Per farlo, avevano bisogno di analizzare l’intera popolazione del paese. E non sarebbe stato facile. Tuttavia, grazie all’aiuto del sindaco di Limone, commendator Demetrio Fedrici, l’operazione prelievi ebbe inizio e si svolse in quattro fine settimana, distribuiti nell’inverno 1981-82. Il sangue venne prelevato a 850 abitanti, escludendo i bambini sotto i dieci anni. In cambio della collaborazione, a ogni volontario venne offerta un’analisi completa del quadro lipidico e la determinazione del gruppo sanguigno.
Fu mentre si svolgevano le analisi di tutti quei campioni, che giunse la grande notizia dall’America. I ricercatori di Una veduta dalla antica limonaia di Limone sul GardaSan Francisco avevano identificato l’errore molecolare responsabile della comparsa dell’A-1 Milano. Come spiegò il dottor Franceschini, “l’apolipoproteina A-1, presente nel sangue umano, ma anche in quello di molte altre specie animali, è costituita da 243 anelli. Il fatto straordinario verificatosi nei portatori dell’A-1 Milano, è che uno di questi 243 anelli differisce da quello presente nell’intera umanità. Ci troviamo cioè in presenza di quello strano fenomeno che i genetisti chiamano ‘mutazione’. I colleghi di San Francisco avevano scoperto che tale mutazione, nell’A-1 Milano era rappresentata dalla sostituzione del 173esimo anello della catena dell’apo AI (l’aminoacido arginico), con un anello diverso (l’aminoacido cisteina), confermando così l’idea iniziale della presenza nella proteina del signor Valerio, di un gruppo di zolfo”.
In conclusione, Sirtori e Franceschini scoprirono che 22 residenti su 850 avevano il mutante. Approfondendo poi le ricerche genealogiche, vennero a sapere che tutti erano discendenti della coppia Cristoforo Pomaroli - Catarina Zito. Altri 11 soggetti portatori del mutante vennero quindi identificati in città come Treviglio, Cremona, Verona e Milano. In tutto, quindi, in quegli anni erano 33. Oggi, invece, sono diventati 38.
Altri due limonesi, Davide Girardi e Amelio Segala, vennero chiamati negli Stati Uniti per effettuare altri esami nel prestigioso centro di ricerca di Bethesda. E, sempre dagli Usa, è giunta la notizia che è stata creata artificialmente una sostanza simile all’A-1 Milano che promette buoni risultati per chi soffre di malattie cardiocircolatorie.
Da quel momento Limone sul Garda è stata sede di cinque congressi internazionali durante i quali scienziati provenienti da ogni angolo del pianeta hanno cercato di studiare l’A-1 Milano, arrendendosi, però, davanti alla domanda chiave di questo misteriosissimo giallo scientifico: come e perché è avvenuta la mutazione genetica? Nessuno lo sa e forse nessuno lo saprà mai. Tutto quello che si può ipotizzare è che un giorno, un uomo e una donna, unendosi in matrimonio, hanno inconsapevolmente causato ciò che razionalmente non potrebbe essere.




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LE CITTA' DEL GARDA : LIMONE SUL GARDA

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Limone è senza dubbio una delle roccaforti del turismo sul Lago di Garda. Circa 10.000 turisti passeggiano qui ogni giorno attraverso la piccola città. Ci sono poche cose da vedere qui. Limone si mantiene grazie alla sua bella spiaggia ed alla sua reputazione come eccezionale destinazione turistica. Tuttavia, il luogo guadagnò fama mondiale a causa delle molte serre di limoni ed i suoi abitanti perfezionarono il frutto col passar del tempo. Malgrado ciò, il nome della località di Limone non ha niente a che fare con il frutto. Il nome proviene dalla parola latina "limes" (= confine) ed è dovuto all'antica funzione di Limone come città-confine tra Italia e Austria. Tuttavia, con il nome di Limone si possono tutt´ora guadagnare molti soldi, vendendo ai turisti souvenir che hanno la forma del frutto giallo.

A parte le serre di limoni – alcune delle quali sono di nuovo in funzione – Limone iniziò a guadagnare sempre più importanza solo nel 1950 con l'aumento del turismo. Ecco perché il nucleo del centro storico è relativamente piccolo e insignificante. La vita turistica è focalizzata sugli alberghi, ristoranti, bar e vie dello shopping così come sulla spiaggia. Tuttavia, alcuni edifici religiosi meritano una visita: la chiesa parrocchiale barocca di San Benedetto sopra il centro storico con opere selezionate di Andrea Celesti; la chiesa di San Rocco del XIV secolo al porto e la cappella in pietra di San Pietro con antichi affreschi, situata sulla strada per Tremosine. Anche il missionario africano e vescovo Monsignor Daniele Comboni (1831 - 1881) nacque a Limone. Una piccola cappella con un´esposizione e la sua casa natale ricordano la sua vita ed il suo lavoro.

Se vi piacciono le olive, vi consigliamo di visitare il museo dell'olio d'oliva ed il vecchio frantoio in via Campaldo. Qui potrete imparare tutto ciò che c´è da sapere sul prezioso olio e fare scorta di nuovi prodotti nell´adiacente negozio.

Fino agli anni quaranta il paese era confinato all'isolamento e raggiungibile solo via lago o attraverso le montagne, comunque da sud. La costruzione della strada gardesana (ultimata nel 1932) ha rotto questo isolamento ed ha portato un notevole sviluppo turistico della zona, aprendola anche verso Riva del Garda e il turismo straniero. Oggi Limone è una tra le località turistiche più frequentate della riviera bresciana.

Il comune, il più settentrionale della sponda lombarda del Lago di Garda, si trova al confine tra tre regioni. È infatti contiguo a Riva del Garda, in Trentino-Alto Adige, mentre la superficie del Lago di Garda appartenente al territorio comunale confina con Malcesine, in Veneto.

Limone venne finalmente collegata agli altri paesi rivieraschi nel 1932 quando fu terminata la strada Gardesana Occidentale e finirono così anni di isolamento e di confine. La poverissima economia locale iniziò a trasformarsi nell'immediato dopoguerra, grazie all'afflusso dei primi turisti provenienti dalle regioni del nord Europa.
Gli abitanti di Limone si trasformarono abbastanza rapidamente da poverissimi agricoltori o pescatori in affluenti albergatori, trasformando il piccolo e caratteristico paese di pescatori in un centro turistico fra i più importanti del lago di Garda.

Gli abitanti di Limone sul Garda non vanno fieri solo del prezioso centro storico e delle profumate coltivazioni di agrumi della loro cittadina lacustre, ma anche del loro DNA. Limone infatti salì all'onore delle cronache nel 1979 quando fu scoperta una proteina particolare presente nel sangue degli indigeni che pare avere una positiva influenza sulla loro salute e longevità.
E proprio da questa scoperta potrebbe nascere un farmaco rivoluzionario contro l'aterosclerosi, da poco entrato nella sperimentazione clinica. Per raccontare la vicenda dobbiamo fare un passo indietro nel tempo.
E' il 1975 quando il signor D., un ferroviere originario di Limone, si presenta ad una visita di controllo a Milano.
Ai medici che esaminano le sue analisi del sangue sembra quasi impossibile che il paziente sia ancora vivo e vegeto davanti a loro. Non solo i suoi livelli di trigliceridi sono alle stelle, ma anche i valori di HDL – il colesterolo "spazzino" che elimina l'eccesso di grassi dal sangue - è di tre o quattro volte inferiore alla norma.
Una combinazione infausta che, secondo tutte le casistiche, avrebbe già dovuto riempire di placche le arterie dell'ignaro ferroviere, causandogli seri problemi cardiaci. Ancora più grande è sorpresa dei medici quando arrivano i risultati degli esami clinici: non solo il signor D. possiede un cuore di ferro, ma le sue arterie non mostrano alcun segno di danno, nonostante abbia abbondantemente superato la quarantina.
Dato ancora più interessante, anche il padre e i figli del fortunato paziente presentano lo stesso incredibile fenomeno.
Fra i medici che visitano il signor D. ci sono Cesare Sirtori e il suo collega Guido Franceschini dell'Università di Milano che incuriositi dallo strano fenomeno, decidono di vederci chiaro.
Siamo negli anni '80 e i due, armati di provette e di molta pazienza iniziano ad analizzare il migliaio di abitanti di Limone, trovandone almeno 40 con le stesse paradossali caratteristiche.
Tutti parenti alla lontana del loro primo paziente, dato l'isolamento e l'altissimo grado di consanguineità di quella piccola popolazione, e come lui dotati di cuore e arterie a prova di bomba, nonostante il loro sangue ricco di grassi e povero di HDL.
Sirtori e i suoi colleghi arrivano perfino a scartabellare negli archivi delle parrocchie per risalire agli alberi genealogici delle poche famiglie del villaggio, fino a risalire al capostipite della famiglia un certo Giovanni Pomaroli, nato nel 1780.
E' da lui, ipotizzano i ricercatori, che ha avuto origine la mutazione genetica che protegge dalle insidie del colesterolo.
Una mutazione inutile e perfino controproducente per chi, come il buon Pomaroli, avrà vissuto del sano ma scarso vitto di due secoli fa, ma che si trasformerà in un toccasana per i suoi moderni e ipernutriti discendenti.

E’ bellissimo poter salire sulla costa della montagna, per osservare il panorama del lago, le cittadine dell’altra sponda e scoprire, dopo aver superato anfratti e risalito anguste scale, le piante profumate e cariche d'agrumi, con i pilastri a far da sentinelle e muraglie che proteggono dal vento e raccolgono i raggi del sole.

La visita alle diverse limonaie è un piacere particolare, in alcuni casi possibile anche in orario notturno grazie alla loro illuminazione, trovandosi immersi tra i profumi fragranti degli agrumi e quelli dei fiori portati dal vento che scende dai pascoli sulle montagne.

Tra le tante cose da vedere a Limone sul Garda, oltre ad una salutare passeggiata tra i profumi delle strette viuzze del suo piccolo centro storico e la passeggiata sul lungolago, c’è anche la millenaria Chiesetta di San Pietro, a una sola navata e con all’interno affreschi di grande pregio databili ai secoli XIII-XIV, posta in mezzo ad un oliveto, lungo la strada che porta a Tremosine.

Il turismo ha sostituito il commercio dei limoni in vetta alle risorse economiche del paese, che è particolarmente amato dai tedeschi, uno dei quali, Johann Wolfgang Goethe, a fine ‘700, visitò Limone e restò estasiato alla vista delle grandi serre di agrumi che gli ispirarono i versi iniziali della sua famosa poesia:"Conosci il paese dove fioriscono i limoni?".

La produzione di olio d’oliva è, assieme a quella dei limoni, l’altra importante attività che caratterizza Limone sul Garda; un olio di grandissima qualità esportato in tutto il mondo.

Persone legate a Limone:
Ettore Colombo, imprenditore
San Daniele Comboni, missionario, primo vescovo cattolico in Africa centrale
Giuseppe Leonardi, patriota.


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