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giovedì 19 marzo 2015

IL MUSEO DELLA BASILICA DI GANDINO

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Il Museo della Basilica di Santa Maria Assunta di Gandino (Bergamo), allestito nel Palazzo del Vicario (XVI secolo), è stato inaugurato il 15 dicembre 1929, per volere di mons. Giovanni Bonzi per conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico proveniente dalla Basilica di Santa Maria Assunta e dal territorio gandinese.
Il Museo, destinato a raccogliere le opere d'arte e la suppellettile liturgica della parrocchiale, venne ideato dal prevosto mons. Giovanni Bonzi e sollecitato da mons. Angelo Giuseppe Roncalli in occasione delle sue visite a Gandino.
La sede fu individuata nel Palazzo del Vicario (XVI secolo), situato vicino alla Basilica, venne inaugurata il 15 dicembre 1929.
Nel 1963 il palazzo, non più sufficiente per raccogliere tutte le opere che la Parrocchia lungo i decenni aveva raccolto, venne ristrutturato ed ampliato.
Successivamente, tra il 1985 e il 1988, venne aumentato lo spazio espositivo, utilizzando un altro antico edificio limitrofo, per accogliere le nuove sezioni dedicate ai presepi e all'archeologia tessile.

Il museo di arte sacra della basilica di Gandino raccoglie moltissime testimonianze artistiche provenienti dalla vicina Basilica di Santa Maria Assunta. Le collezioni abbracciano vari ambiti artistici e si suddividono in: pinacoteca, tesoro, arazzeria, intagli e mobili, graduali e corali, tessili, pizzi.

Non manca però la possibilità di focalizzare una sola di queste dimensioni come quella dei tessuti (grazie anche alla possibilità di visionare campioni di tessuti aulici dal vero) o quella degli argenti per comprendere le varie tipologie di lavorazione ( sbalzo, cesello, bulino, ecc.)

Il museo della tessitura è una tappa fondamentale per comprendere le motivazioni della ricchezza e della produttività della terra gandinese.
In esso si custodiscono i macchinari e gli attrezzi originali necessari alla lavorazione della lana che dal XV sec. Si è sviluppata a Gandino. Si possono ripercorrere in museo i procedimenti della filatura e della tessitura  grazie anche a illustrazioni e modellini in scala di antichi edifici industriali.
La presenza di campionari d’epoca consente di toccare con mano le tipologie di tessuto prodotte in passato a Gandino e di apprezzare le lavorazioni legate alla macchina Jacquard.

Il museo dei presepi rappresenta certamente un unicum nel suo genere nell’ambito delle valli bergamasche. Esso raccoglie oltre 300 presepi provenienti da ogni parte del mondo e realizzati con varie tecniche e materiali. Disposti per ambiti geografici o per analogia di realizzazione, i presepi consentono di incontrare svariate culture e correnti artistiche. I ragazzi possono così lasciarsi coinvolgere nella ricerca dei materiali da costruzione più curiosi come l’avorio o i frutti o il vetro e dedurre le culture d’origine grazie aidifferenti stili nell’abbigliamento, nella postura nell’espressione dei singoli personaggi.
Numerose testimonianze artistiche pittoriche e scultoree consentono di creare una prospettiva storica in cui inquadrare l’evoluzione dell’iconografia dell’evento natalizio dal sec. XV ai giorni nostri. Non mancano chiaramente gli spunti legati alla storia cristiana e soprattutto all’ambito della religione.
Inoltre la presenza di opere d’arte di importanti autori contemporanei consente un approccio alla produzione artistica del nostro tempo che rivede e ripropone l’antico tema del presepe.

L'itinerario museale si sviluppa in tre sezioni espositive, lungo il quale sono presentate opere e suppellettile liturgica, databili dal XV al XX secolo.
Sezione I - Arte Sacra
Questa sezione presenta, lungo dieci sale, le opere e la suppellettile liturgica legate alla storia della Basilica o pervenute al Museo attraverso donazioni di privati.
Sala I - Croce dipinta
Nella prima sala è esposta:
Croce processionale (XV secolo), tempera su tavola, di anonimo pittore lombardo, proveniente dall'arco trionfale della Basilica, dove era stata collocata per volere di san Carlo Borromeo: questa costituisce un autentico unicum nel panorama artistico bergamasco e venne realizzata con lo scopo di essere utilizzata per impartire lezioni di catechesi. La croce è dipinta su entrambe le facciate:
Lato A: Gesù Cristo crocifisso, Dio Padre, Madonna, san Giovanni evangelista e santa Maria Maddalena;
Lato B: Agnello di Dio, Adamo ed Eva e Annunciazione.
Sala II - Antifonari e graduali miniati
Molto interessante è la collezione di messali, antifonari e graduali, databili dal XV al XVIII secolo. La collezione conserva alcuni esemplari di grande interesse storico-artistico impreziositi da miniature, i quali provengono dai conventi dei francescani riformati e delle benedettine situati a Gandino. Di rilievo:
Graduale miniato (XV secolo), in pergamena.
Antifonario miniato (1754) realizzato da Pasquale da Viono.
Sala III - Altare d'argento
Nella sala è conservata l'opera considerata l'apice dell'arte e della ricchezza gandinese:
Apparato dell'altare maggiore, costituito da paliotto, tabernacolo, vasi sacri, candelabri e croce (ultimo quarto del XVII - primo quarto del XVIII secolo), in argento e rame argentato e dorato, realizzata da botteghe orafe milanesi, altoatesine e tedesche, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Assunta. L'imponente apparato viene ricollocato sull'altare, sei volte l'anno, per le maggiori solennità liturgiche. Tra gli elementi che compongono l'apparato si segnalano:
Altare maggiore con Apparato liturgico costituito da paliotto, tabernacolo, vasi sacri, candelabri e croce (ultimo quarto del XVII - primo quarto del XVIII secolo), argento e rame argentato e dorato
Tabernacolo (1676 - 1677), realizzato da Hans Jakob II Baur ad Augsburg (Germania);
Gradino d'altare (1723), opera di Pietro Ceredi di Milano.
Sala IV - Arazzi
Notevole importanza assume presso il Museo la raccolta di arazzi, sia a soggetto sacro che profano:
Quattro arazzi con Scene di caccia (1560), realizzati da Frans Guebel a Bruxelles, provenienti dal Palazzo nobiliare della famiglia Giovanelli.
Serie di sei arazzi con Storie della vita di Maria Vergine (1580), realizzati da Cornelio ed Enrico Mattens a Bruxelles, provenienti dal presbiterio della Basilica, donati alla chiesa dalla famiglia Castello.
Sala V - Pinacoteca
Disposta in un'ampia galleria è visibile la numerosa collezione di dipinti del Museo. Di rilievo:
Gesù cade sulla via della croce (1597) di Niccolò Frangipane.
Pala d'altare con l'Assunzione di Maria (1609) di Alvise Benfatti, proveniente dall'altare maggiore della Basilica.
Pala d'altare con Circoncisione di Gesù (1655), olio su tela, del napoletano Pietro Mango, proveniente dall'altare del Santo Nome di Gesù in Basilica.
Pala d'altare con Natività di Gesù e santi (1657 ca.), olio su tela, proveniente dall'altare della Natività e di Sant'Alessandro in Basilica.
Sala VI - Paramenti sacri
Piviale cremisi (XVI secolo), velluto dogale alto-basso di seta
Nella sala sono conservati paramenti sacri e tessuti di notevole pregio. Enorme risulta essere, infatti, la dotazione della Basilica e delle altre chiese sussidiarie, commissionarli alle più importanti manifatture italiane ed europee. Di rilievo:
Due tunichelle (1420), in velluto rosso.
Piviale di san Ponziano (XV secolo), in velluto alto-basso allucciolato su teletta d'oro e ornato da splendidi ricami, di manifattura italiana.
Piviale cremisi (XVI secolo), in velluto dogale alto-basso di seta.
Paliotto con monogramma imperiale (seconda metà del XVI secolo), in teletta d'oro con ricamo in oro, del milanese Pompeo Berluscone.
Parato liturgico del Corpus Domini, costituito da 13 pezzi (1778), in taffettas bianco operato con ordito supplementare broccato con trame in argento e oro lamellare, di manifattura lionese.
Sala VII - Pizzi e merletti
La collezione di pizzi e merletti del Museo, risulta essere una tra le più importanti d'Italia, è composta fondamentalmente da due categorie di pizzi, quelli in fibra tessile (cotone, lino...) e quelli in oro ed argento che sono una rarità.
Sala VIII - Tesoro
A Gandino la fede assai radicata nella popolazione, insieme alle indubbie possibilità economiche dei mercanti, hanno permesso lungo i secoli l'acquisizione di suppellettile sacra di grande interesse. Di rilievo:
Croce processionale (1460), in argento dorato, realizzata da Matreniano de Filippis a Milano.
Calice (XVI secolo), in argento dorato e filigrana d'argento, di bottega ungherese.
Ostensorio gotico (1527 ca.), in argento e oro, di bottega bavarese, utilizzato il giorno del Corpus Domini.
Statuetta della Madonna del Patrocinio (1652 - 1653), in argento, di Andreas I Wickert, dono della famiglia dei baroni Giovanelli.
Sala IX - Dipinti delle Confraternite
In questa sala è possibile ammirare dipinti provenienti dalle confraternite, databili dal XIX all'inizio del XX secolo. Particolarmente interessanti sono:
Stendardo processionale della Confraternita del Santissimo Sacramento (XVIII secolo), in velluto con lamine sbalzate d'argento, di manifattura veronese.
Stendardo processionale della Confraternita di San Giuseppe (1915), realizzato da Carlo Dotti a Milano.
Scene macabre (seconda metà del XVIII secolo), tavole dipinte, di Giovanni Radici, che venivano esposte in Basilica durante le celebrazioni per il Triduo dei morti.
Sala X - Statue lignee
Ambito tirolese, Natività di Gesù (XVI secolo), legno policromo dorato
Nella sala sono conservate le sculture lignee, tra le quali di particolare interesse storico-artistico:
Gesù Cristo crocifisso (XV - XVI secolo), in legno policromo, di ambito tedesco.
San Nicola di Bari (prima metà del XVI secolo), in legno policromo, di ambito lombardo.
Madonna del Carmine (XV - XVI secolo), in legno policromo.
Sezione II - Presepi
La collezione dei presepi, disposta in tre sale inaugurate nel Natale del 1988, è composta da 280 presepi, provenienti da 56 paesi del mondo. Gran parte della raccolta è stata donata da mons. Lorenzo Frana e arricchita successivamente da altre donazioni di privati. Tra i numerosi pezzi esposti ce ne sono alcuni degni di nota:
Natività di Gesù (XVI secolo), in legno policromo dorato, di ambito tirolese.
Adorazione dei Magi (XVI secolo), in legno policromo dorato, di ambito tirolese.
Statuette di presepio napoletano (XVIII secolo).
Presepio brasiliano, donato dal papa Giovanni Paolo II nel 1989.
Presepe boliviano, donato da mons. Angelo Gelmi.
Presepio in corallo nero, dono di padre Dino Bonazzi.
Presepio spagnolo, in terracotta policroma, realizzato da Josep Traitè Olot.
Presepe rumeno, in alabastro e argento.
Sezione III - Archeologia tessile
Telaio (XIX secolo)
La sezione, costituita da quattro sale, venne aperta al pubblico nel Natale del 1985 per volere di mons. Alessandro Recanati, ed espone macchinari per la lavorazione della lana, databili dal XVIII al XIX secolo. L'obiettivo di questa sezione è di far conoscere la tessitura e la sua centralità nella storia e nello sviluppo economico di Gandino. Si possono ammirare:
Orditoio (XVIII secolo).
Due telai (XIX secolo): uno a tessitura semplice dotato di ratiera e uno dotato di macchina a Jacquard.
Collezione di pettini da tessitura, tra i quali anche un raro esemplare in giunco.
Garzatrice con cardi vegetali.
stenditoi che anticamente consentivano l’asciugatura dei panni lana.
Piegatrice meccanica di origine mitteleuropea.
Macchine per l’orlatura.
Campionario della ditta Radici Senior (1877 - 1952).


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LA BASILICA DI SANTA MARIA ASSUNTA (Gandino)

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La chiesa prepositurale, assurta a ruolo di basilica, dedicata a santa Maria Assunta è posta nel cuore del vecchio centro storico e da sempre ha ricoperto grande importanza per i propri abitanti, come testimoniato dalle numerose elargizione che, fin dall'epoca medievale, le hanno permesso di dotarsi di importanti opere d’arte. Risalente al 1180, subì numerose trasformazioni fino alla fine del XVII secolo, operata dal gandinese Paolo Micheli, rimase poi tale fino ai nostri giorni. Costituita da una sala interna a tre navate, presenta la copertura con una successione di spioventi posti a differenti altezze (detta facciata a saliente), composta in pietra locale con intensità calda che fanno risaltare lesene e cornicioni di tonalità chiara. Sempre sulla facciata si trovano i portali, realizzati dai veneziani Domenico Rossi ed Antonio Cavalleri, nonché statue di figure zoomorfe eseguite in pietra di Rovigno da Paolo Callolo e Paolo Groppelli. Sulla struttura svetta la torre campanaria alta 74 metri con cupola a cipolla, di derivazione mitteleuropea, dotata di una cuspide in rame alta 13 metri, ed eseguita dal bolzanino Francesco Shgraffer e dal trentino Paolo Sterzl. Il campanile possiede inoltre un concerto di 10 campane datate dal 1706 al 1822. All'interno sono custodite numerose opere di indubbio valore.

I primi documenti che ne attestano l'esistenza risalgono all'anno 1180, mentre nel 1223 venne menzionata negli atti che sancirono l'emancipazione comunale del paese, a dimostrazione dell'importanza ricoperta già in quel tempo. Per venire incontro alle mutate esigenze della popolazione in costante crescita, nel 1421 il primitivo edificio lasciò il posto ad una nuova struttura più grande, che già nel 1469 venne ulteriormente ampliata verso sud con l'aggiunta di una seconda navata. Quella struttura, di poco più corta dell'attuale, venne ristrutturata nei primi anni del XVII secolo, come testimoniato dalla lapide che, tuttora presente, fu murata nel lato sud dell'edificio all'inizio dei lavori. Il progetto fu affidato al gandinese Paolo Micheli, che lasciò le pareti nord ed ovest della precedente struttura, aggiungendo una terza navata. Dopo un rallentamento della costruzione, a causa dell'ondata di peste del 1630, che uccise anche il progettista, la chiesa fu inaugurata nel 1640.

La struttura, rimasta sostanzialmente invariata fino ai giorni nostri, presenta una copertura costituita da una successione di spioventi posti a differenti altezze (detta facciata a saliente), composta in pietra locale con intensità calda che fanno risaltare lesene e cornicioni di tonalità chiara. Sempre sulla facciata si trovano i portali, realizzati dai veneziani Domenico Rossi ed Antonio Cavalleri, nonché statue di figure zoomorfe eseguite in pietra di Rovigno da Paolo Callolo e Paolo Groppelli. Sulla struttura svetta la torre campanaria alta 74 metri con cupola a cipolla, di derivazione mitteleuropea, dotata di una cuspide in rame alta 13 metri, ed eseguita dal bolzanino Francesco Shgraffer e dal trentino Paolo Sterzl. Il campanile possiede inoltre un concerto di 10 campane datate dal 1706 al 1822.

L'interno è a tre navate e vi sono custodite numerose opere d'indubbio valore. Tra queste vi sono la barocca cupola ad ombrello dipinta da Giovanni Battista Lambranzi, con Cristo, san Pietro, san Giacomo Maggiore e san Bartolomeo posti ai quattro punti cardinali, ed il presbiterio, con volta a botte affrescato da Ottaviano Viviani. Presso gli altari dei santi patroni e di san Pietro vi è il ciclo pittorico di Giacomo Ceruti (detto il Pitocchetto), mentre presso quelli laterali sono poste le tele di Simone Cantarini (Incoronazione della Vergine), Domenico Carpinoni, Vincenzo Dandini, Bernardo Luca Sanz, Gian Giacomo Barbello e Gian Cristoforo Storer. Sopra le bussole d'ingresso si trovano inoltre le opere di Paolo Zimengoli (Il diluvio universale), Antonio Balestra (Fuga in Egitto), Sante Prunati (Adorazione dei Magi) , mentre presso l'ancona è collocato il dipinto Maria Assunta con i santi Patroni, eseguito dal gandinese Ponziano Loverini.

Numerosi sono gli intarsi che ornano l'edificio, tra i quali spiccano i confessionali di Giovan Battista Caniana e di Andrea Fantoni, del quale si segnalano anche l'abside in marmi policromi e le sculture della Vergine e degli angeli, l'organo di Ignazio Hillepront, la balaustra in bronzo di Francesco Lagostino, le sculture dei Carra, del Marengo e dello Schmeidel.

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