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lunedì 26 ottobre 2015

POLITICA E COCA



Cocaina per politici e attori, la dama bianca chiede di parlare: trema la Roma dei festini - I suoi segreti fanno paura. E intorno al suo nome si fa il vuoto. Se davvero Federica Gagliardi, l'ex dama bianca al seguito di Silvio Berlusconi, fermata a Fiumicino con 24 chili di cocaina purissima stipati nel suo trolley, è stata reclutata da una rete di trafficanti internazionali, come ritiene la pubblica accusa, aveva tutte le carte in regola per diventare Lady droga. La dama preferita dai narcos, e forse anche da consumatori eccellenti di coca.

La tendenza dell'uomo ad usare droghe risale alla notte dei tempi. Per motivi mistici o religiosi e per avvicinarsi al soprannaturale è riscontrato che popoli come gli Incas già 3.000 anni fa utilizzavano droghe in riti religiosi. Spesso la droga diventava DIVINA ed il connubio tra l'alterazione sensoriale da essa prodotta e le credenze professate riconducevano sempre la droga in contesti spirituali. Per quanto riguarda la cocaina è risaputo che proprio gli Incas la diffusero in tutta l'America del Sud per le sue proprietà stimolanti. La masticazione delle foglie della pianta di coca è una pratica ancora oggi diffusissima in Sud America. La cocaina arrivò in Occidente molto recentemente, alla fine del 1800 e si diffuse in tutta Europa per demerito di Freud che ne promosse gli effetti antidepressivi, euforici e stimolanti in un suo libro dal titolo "Sulla cocaina".
Solo intorno alla prima quindicina del 1900 fu bandita dapprima negli Stati Uniti e poi in occidente.
Nel 1940 la cocaina era la droga utilizzata dagli artisti e divi di Hollywood. Negli anni '80 i prezzi della cocaina la resero la droga dei ricchi. Oggi è in rapida diffusione e a causa di prezzi molto ridotti e moderati è diventata una droga trasversale. Ragazzi di 14 anni, imprenditori di mezza età, manager, sportivi, artisti e politici creano una domanda tale da farne un vero e proprio flagello del terzo millennio.

Un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis ma anche cocaina: è il risultato di un test eseguito, a loro insaputa, su 50 deputati.

Il test, eseguito con uno stratagemma, è il drug wipe, un tampone frontale che ha una percentuale di infallibilità del 100%. Il 32% degli «intervistati» è risultato positivo: di questo il 24% (12 persone) alla cannabis, e l'8% (4 persone) alla cocaina.



Un test 'serio e scientificamente valido, ma non sufficiente da solo a confermare la positivita' all'uso di droghe'. Cosi' il tossicologo Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanita', definisce il 'drug wipe', ovvero il test con tampone frontale.
Inoltre, e' il giudizio dell'esperto, l'esiguita' del campione considerato non consente comunque di estrapolare un dato generale.
Si tratta di un test di laboratorio ampiamente utilizzato per esami preliminari, ha spiegato Zuccaro, 'piu' precisamente e' un test di screening: questo significa che, dinanzi ad un positivo, e' necessario confermare il risultato attraverso esami piu' sofisticati di sangue o urine'. Normalmente, ha sottolineato, 'se il drug-wipe e' negativo il risultato e' confermato come tale, ma se e' invece positivo e' necessaria la conferma ulteriore di laboratorio, dal momento che possono verificarsi dei falsi positivi'.
Importante e', poi, anche la metodologia di esecuzione: si tratta, avverte il tossicologo, di un esame che deve essere eseguito da personale specializzato, per non incorrere in possibili errori. Un test serio, dunque, ma utilizzato 'come test veloce per avere una prima risposta e che, per questo da solo, in mancanza di una conferma, non puo' dare la certezza del risultato positivo al consumo di stupefacenti'.
'E' necessaria quindi estrema attenzione nel considerare i risultati di un test che e', comunque, un test di screening di primo livello'. A cio' si aggiunge una valutazione relativa alla metodologia statistica: 'Considerando il campione ridotto di soggetti presi in esame non sarebbe corretto estrapolare un dato generale'.
Il drug-wipe, ha ricordato il responsabile dell'Iss, e' ad esempio utilizzato dalla polizia stradale per un primo accertamento circa l'eventuale consumo di droga da parte degli automobilisti ma, anche in questo caso, il soggetto risultato positivo puo' chiedere un ulteriore esame di conferma.

A mettere sotto accusa per primo il test, che si fonda su 'liquidi immediati' prodotti dal corpo umano -come sudore e saliva- sono stati gli esperti dell'Istituto di medicina legale di Berna, in base ad uno studio condotto in alcuni paesi dell'Unione europea.
Il 'drugwipe' di cui sopra non sarebbe in grado di rilevare la presenza di THC, la sostanza attiva della canapa. Il grado di inaffidabilità per quest'ultimo stupefacente sarebbe dell'80-90% dei casi. Il motivo è che la sostanza attiva THC non è idrosolubile e non si ritrova quindi nella saliva o nel sudore.
Secondo il professor Guido Blumir, sociologo, autore del libro scandalo 'Marihuana', e consulente per organismi internazionali, "questi test di solito vengono usati dalle polizie stradali, dai piccoli datori di lavoro che acquistano su internet il kit a meno di 90 euro. Non sono la verità, a volte ci vanno vicino, ma non indicano molto". Cosa servirebbe per incastrare l'onorevole drogato di turno? "Certamente con una analisi delle urine incrociata con una del sangue non si hanno dubbi. Anche a livello giuridico, anche per il consumo recente. Con l'analisi del capello si può arrivare a 30 giorni indietro e non si è esenti da una sorta consumo passivo". Si va ad un concerto, ad un dibattito in un centro sociale, e si potrebbe risultare positivi a test come quello del drugwipe? "C'è questo grado di rischio per chi indaga. Per questo forse le autorità giudiziarie italiane non ne fanno uso". Il dato che 12 parlamentari su 50 siano risultati positivi alla cannabis e 4 alla cocaina, cosa significa? "Questi dati sono in linea con le statistiche nazionali più accreditate. Aggiungo comunque che la politica non è esente da sospetti. Ricordo una inchiesta del settimanale tedesco Stern che  anni fa fece rilievi nei bagni del parlamento e trovò consistenti tracce di cocaina ed altro. In ogni caso l'errore che test come il drugwipe contiene non è certamente del 100 per cento. Queste indagini dicono sempre qualcosa"


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lunedì 19 ottobre 2015

LE AUTO BLU

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Con l'espressione auto blu si definisce un automezzo a disposizione di politici o alti funzionari dello Stato o della pubblica amministrazione. La denominazione deriva dal fatto che tali autovetture, specie se appartenenti ad un servizio di scorta, sono dotate di lampeggiante blu di segnalazione (ai sensi dell'art. 177 del Codice della Strada). Secondo altra ipotesi in Italia il colore della carrozzeria usato generalmente per queste automobili è il blu scuro, come in inglese sono spesso definite black cars (auto nere).

In Italia il parco auto della pubblica amministrazione è stato censito in 2 categorie:
le auto blu, di rappresentanza, aventi una cilindrata superiore ai 1600 cm³ con o senza autista (circa 6.504)
le auto grigie, operative, di cilindrata inferiore ai 1600 cm³ con o senza autista (circa 50.077)
In questa suddivisione sono escluse tutte le autovetture a scopo di sicurezza e difesa (circa 66.000).

Il veicolo può essere di proprietà, in leasing o in noleggio a Stato (1681), Regioni (2 100), Province (3 700), Comuni (25 300), Aziende sanitarie (18 800), enti pubblici (1 100), università pubbliche (900) o altre amministrazioni locali (7 700).

Nel 2011 la spesa annua è stata di 1,1 miliardi di euro, di cui 561 milioni per le auto blu e 485 milioni per le auto grigie. Nel 2012 la spesa annua è stata di 1,05 miliardi di euro, di cui cui 400 milioni per le auto blu e 539 milioni per le auto grigie. Di questi 645 milioni sono stati spesi per il personale, 146 milioni tra assicurazioni, carburante e manutenzione, 56 milioni per il noleggio e 18 per l'acquisto di nuove autovetture.

Nel 2014 il presidente del consiglio Matteo Renzi dichiara di voler vendere 1500 auto blu tramite il noto sito di aste online ebay, al pari della manovra fatta in qualità di sindaco di Firenze.




Alla faccia della spending review. 6mila nuove auto al servizio del Palazzo. Consip ringrazia lo Stato per un appalto da 106 milioni.  Da anticasta che nel 2014 faceva “gesti simbolici” e si vantava di ogni risparmio, il premier ora gira solo in elicottero. Con la trovata di vendere le auto blu all’asta dell’usato di eBay ha incassato 850mila euro e tanto consenso elettorale. Ma è bastata una settimana di volo e quei soldi si sono volatilizzati.

Da un punto di vista generale, può affermarsi che gli obiettivi di riduzione e di contenimento della spesa contenuti nella normativa sono stati perseguiti e raggiunti in termini percentuali ed assoluti dalle amministrazioni centrali dello Stato, salvo alcuni limitati casi che si riferiscono a determinate annualità”. Lo afferma la Corte dei Conti nella relazione sulla riduzione delle auto di servizio della pubblica amministrazione e dei relativi costi.

Emerge dalla indagine, sottolinea la Corte dei Conti, “non soltanto il rispetto del limite di spesa dell’80% previsto, con riferimento alla spesa sostenuta nell’anno 2009 per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture, ma anche la riduzione della spesa in termini percentuali ed assoluti rispetto ai valori della spesa sostenuta nell’anno 2009. Ciò è stato reso possibile, oltre che per la progressiva diminuzione del parco auto – in quanto le auto oggi in servizio possono essere utilizzate solo fino alla loro dismissione o rottamazione e non possono essere sostituite – anche dalla scelta delle amministrazioni centrali, su cui punta tuttora il legislatore, della formula della locazione e del noleggio senza conducente, che consente di beneficiare di una flotta sempre in perfetto stato di manutenzione, con una riduzione delle stesse spese e di quelle di gestione, comprensive dei premi assicurativi”.

A titolo esemplificativo, “deve sottolinearsi, quale particolare esempio di virtuosità, il dato della riduzione della spesa nell’anno 2011 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pari al 54,49% rispetto a quella sostenuta nell’anno 2009”.

La relazione poi sottolinea positivamente il fatto che “non risultano assegnate le autovetture a soggetti diversi da quelli indicati dalla legge”.

L’indagine, però, osserva la Corte dei Conti, “ha messo in evidenza – anche se i dati trasmessi non sempre sono completi – come il costo del personale adibito alle autovetture di servizio in tutte le amministrazioni esaminate sia di notevoli dimensioni e che, pertanto, alla riduzione dello stesso debba prestarsi particolare attenzione, al fine di giungere ad un progressivo alleggerimento dei costi collegati alla gestione del parco auto, anche indipendentemente dalla riduzione del numero delle autovetture di servizio, sebbene ad essa conseguenziale”.

Non risultano adottati, invece, come è emerso dalle risposte ricevute, sistemi telematici per la trasparenza dell’uso delle autovetture. Infine, non sembra avere trovato attuazione, sul piano delle scelte in concreto effettuate – salvo alcune eccezioni – la previsione di ‘modalità innovative di gestione’ con riferimento all’utilizzo condiviso delle autovetture ( car sharing ), che comporterebbe un evidente risparmio di spesa e all’acquisto di buoni taxi: strumenti che sono stati rilanciati dal recente dpcm 25 settembre 2014.



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domenica 1 marzo 2015

IL DERBY CLUB - IL FAMOSO CLUB MILANESE -

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Il Derby Club è stato tra i più celebri locali notturni milanesi attivi tra gli anni sessanta e settanta. È diventato noto soprattutto per i numerosi artisti esordienti che ne hanno calcato la scena, poi divenuti popolari personaggi nel mondo della musica, dello spettacolo e del cinema.

Nel 1959 i coniugi Gianni e Angela Bongiovanni (zii materni dell'attore Diego Abatantuono) aprono un ristorante e lo chiamano Gi-Go. Le sale sono ricavate nel seminterrato di una palazzina liberty in via Monte Rosa 84, zona periferica milanese vicino all'Ippodromo di San Siro.

All'inizio degli anni sessanta i due decidono di trasformarlo in un locale per trovarsi ed ascoltare musica, cercando così di risollevare il modesto fatturato del precedente esercizio.

Ribattezzato nel 1962 Intra's Derby Club (nome ispirato dalla fusione tra il nome del jazzista Enrico Intra e la vicinanza geografica all'Ippodromo) e poi, definitivamente, Derby Club, il locale diviene ben presto il punto di incontro di personaggi, professionisti e sportivi della Milano più all'avanguardia, fra cui molti architetti che contribuiscono ad arredarlo in modo originale e, per i tempi, anticonvenzionale, mentre gli artisti esordienti (tutti caratterizzati dall'ineguagliabile talento, confermato dalle successive carriere soliste) si esibiscono su una pedana su cui sono piazzati un pianoforte ed una batteria.

Il locale è frequentato quasi subito da numerose personalità internazionali che arrivano al Derby per esibirsi: (Charles Aznavour, John Coltrane, Quincy Jones), o semplicemente come affezionati frequentatori, come molti politici dell'epoca (Bettino Craxi su tutti), campioni sportivi (come Gianni Rivera e Pietro Mennea), personaggi dello spettacolo (Mina, Alberto Lupo, Renato Rascel, Walter Chiari, Dario Fo, Enzo Tortora, Johnny Dorelli, Marcello Mastroianni, Giorgio Strehler, Mike Bongiorno, Ricky Gianco, Walter Valdi) e miliardari (come Charlie Krupp o Rocky Agusta).

Tra i clienti di quegli anni non mancano celebri malavitosi quali Francis Turatello e il solista del mitra Luciano Lutring, che in più di un'occasione - come raccontò in un'intervista - dovette fuggire dal locale da una finestra, a causa dell'improvviso arrivo della polizia, poco dopo essersi bevuto uno champagnino.

La crisi del Derby arriva verso la metà degli anni ottanta, dopo che la morte (nel 1981) di Gianni Bongiovanni e l'avvento prepotente della comicità televisiva ne hanno ormai definitivamente avviato il lento, ma inesorabile, declino. Il locale chiude nel 1985, passando idealmente il testimone del cabaret italiano al concittadino Zelig (che esordisce il 12 maggio 1986). Dal 12 maggio 2001, l'immobile è occupato dal centro sociale "Il Cantiere". Attualmente è un luogo di riferimento per il movimento studentesco e cittadino milanese, oltre che luogo di controcultura, musica alternativa e sperimentazione artistica.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/02/milano-citta-dell-expo-conosciamola.html

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