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domenica 19 luglio 2015

DISLESSIA E DISCALCULIA



La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. La dislessia si presenta in quasi costante associazione ad altri disturbi (comorbidità); questo fatto determina la marcata eterogeneità dei profili e l'espressività con cui i DSA si manifestano, e che comporta significative ricadute sulle indagini diagnostiche. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura: disortografia (cioè una difficoltà di tipo ortografico, nel 60% dei casi) e disgrafia (difficoltà nel movimento fino-motorio della scrittura, cioè una cattiva resa formale, nel 43% dei casi), nel calcolo (44% dei casi) e, talvolta, anche in altre attività mentali. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e,di solito,vivaci e creativi.

Quando parliamo di personaggi del passato, è chiaro che non si può parlare con sicurezza di dislessia, sia perché non è ovviamente mai stata fatta una diagnosi da parte di un esperto, sia perché i documenti in  possesso sono pochi e raramente decisivi. Ciononostante, spesso si può con ragionevole precisione ipotizzare una dislessia in senso ampio, che può di volta in volta contenere al proprio interno disgrafia, discalculia ed altri disturbi dell’apprendimento.

Questo è più o meno il ragionamento che si è fatto anche con Leonardo da Vinci, forse il più celebre artista e inventore della storia dell’umanità. Com’è noto, i codici di Leonardo infatti rappresentano un unicum molto particolare, essendo stati composti con una grafia speculare, cioè da destra a sinistra e con le parole a loro volta rovesciate; una particolarità che per molto tempo si è ritenuta nient’altro che un espediente per rendere segreti i propri appunti, ma che recentemente – e in particolare da alcuni studi condotti negli anni Novanta – si è ipotizzato dipendesse da una forma di dislessia che rendeva impossibile a Leonardo comporre mentalmente le parole nella forma normale a cui siamo abituati.

Sempre di ipotesi si tratta, ovviamente, ma se la congettura fosse esatta spiegherebbe anche come a volte una dislessia congenita in un individuo geniale possa spingere a trovare soluzioni più ardite, a pensare in maniera diversa, a rompere letteralmente gli schemi.

Più controversa dal punto di vista dell’analisi e della diagnosi a posteriori è la figura di Galileo Galilei, altro scienziato fondamentale della storia italiana ed europea. Controversa perché in realtà i documenti scritti di proprio pugno dallo scienziato pisano sono intanto scritti alla maniera tradizionale, da sinistra a destra, ma poi fluidi, sicuri, in un elegante e bello stile tipico dell’epoca, una grafia che risulta comprensibile senza particolari difficoltà ancora oggi.

Ciononostante, le cronache ci raccontano di un Galilei particolarmente demotivato nell’apprendimento nella prima parte della sua vita e in difficoltà con le istituzioni scolastiche – ovviamente clericali – dell’epoca, tanto che solo in età quasi universitaria trovò nella matematica prima e nella fisica poi uno stimolo all’approfondimento intellettuale. Non è un caso che Galileo abbia tradito le speranze paterne, che lo volevano medico, per intraprendere gli studi che lo portarono alle sue fondamentali scoperte.

Allo scienziato è stato intitolato – a Nizza Monferrato, in Piemonte – il Centro Galileo Galilei per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, uno dei principali centri privati specializzati in dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia, mentre spesso nella libellistica per le famiglie in cui i figli vengono trovati affetti da queste disabilità ricorre una frase del pisano che è diventata in un certo senso uno dei più noti motti contro la dislessia: «Dietro ogni problema c’è un’opportunità».

Spostiamoci ora a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, un periodo particolarmente florido per la scienza, denso di nuove scoperte, innovazioni e invenzioni; un periodo sul quale, pur non disponendo di diagnosi di specialisti, abbiamo quantomeno pagelle scolastiche e resoconti piuttosto precisi dei progressi educativi. E tra gli studiosi che portarono avanti quella che è stata definita una vera e propria nuova rivoluzione scientifica un posto di riguardo lo merita, per eccentricità e scoperte, il serbo naturalizzato americano Nikola Tesla, la cui dislessia è stata sostenuta da vari studiosi, da Henry Tobias a Joseph Giovannoli.

La dislessia era l’ultimo dei problemi di Tesla: geniale e maniacale, fu responsabile di alcuni dei più importanti studi sull’elettricità ma contemporaneamente di alcune ipotesi talmente strampalate da essere considerato nell’ultima parte della sua vita un pazzo e un visionario. Completamente incapace di gestire il denaro che derivava dai vari brevetti, fu preda per tutta la vita di ossessioni (per i piccioni, che spesso portava nella sua camera d’albergo e dei quali piangeva la morte ponendosi domande quasi teologiche, ma anche per i numeri e per l’igiene) e esaltatore della castità sessuale e perfino dell’eugenetica – in anticipo per la verità rispetto alle derive naziste.

Fu uno studente geniale e scostante, com’è a volte tipico dei ragazzi soggetti a questo disturbo: non riuscì infatti mai a completare l’università a Graz e anche una successiva iscrizione a Praga non diede i frutti sperati; d’altro canto, leggeva avidamente una grande messe di libri e anzi, forse proprio per ovviare alle difficoltà di lettura, finiva spesso per impararli a memoria grazie a superiori capacità mnemoniche.

I primi studi compiuti in ambito anglosassone lasciavano pensare che la lingua inglese costituisse un problema aggiuntivo in disturbi di questo tipo, a causa anche della scarsa corrispondenza tra pronuncia e scrittura dei vari fonemi, tanto che, con cifre in realtà approssimative, si ipotizzava un’incidenza attorno al 15% della dislessia sul totale degli studenti di madrelingua inglese.

Marconi fu sostanzialmente un autodidatta, perseguendo i suoi studi scientifici al di fuori delle istituzioni tradizionali nelle quali non si sentiva affatto a suo agio. Le cronache infatti raccontano che al Convitto Cavallero di Firenze dove frequentò i primi anni di scuola non riusciva a recitare le classiche poesie che venivano imparate a memoria, confondendo addirittura “tromba” con “trompa”, quando l’inversione tra “b” e “p” è uno dei chiari indici della dislessia; inoltre una sua pagella del 1887 mostra dei risicati 6 in tutte le materie linguistiche (italiano, francese, inglese, tedesco e latino), un 5 in recitazione e voti più alti solo in storia e geografia, storia naturale e aritmetica, dove arrivava anche al 9. Una pagella che risulta particolarmente significativa soprattutto per il 5 in recitazione e per il 6 in inglese, visto che era figlio di madre irlandese e quindi bilingue.



Lo scienziato più celebre e importante del Novecento, ma anche quello che è diventato paradigmatico di come le grandi scoperte spesso siano dissociate dal profitto scolastico. È infatti vulgata popolare piuttosto diffusa che Albert Einstein avesse pessimi voti a scuola; cosa in parte vera, ma non del tutto. Quasi sicuramente, per sua stessa ammissione, era dislessico, o quantomeno presentava dei disturbi specifici dell’apprendimento, tanto è vero che si rese conto solo relativamente tardi dei concetti di spazio e tempo e forse anche per questo poté considerarli con un’ottica nuova, libera da pregiudizi.

A scuola aveva un andamento discontinuo: brillante in alcune materie, soprattutto quelle matematiche e scientifiche, viveva di alti e bassi in quelle letterarie, nonostante se la cavasse piuttosto bene in latino. Certo influivano i suoi difetti congeniti, ma soprattutto il continuo spostarsi della famiglia da una città all’altra della Germania e della Svizzera lo rese un ragazzo senza radici; inoltre, in famiglia idolatrava lo zio Jakob, che per primo lo aveva avvicinato allo studio della matematica con uno stile che era però distantissimo dai tradizionali metodi educativi scolastici, votato più al divertimento e alla sfida che non all’impettita didattica teutonica; per questo, nel giovane Einstein la dislessia si legò quasi subito a un disprezzo per l’istruzione preuniversitaria in sé e per sé, ritenuta sostanzialmente una perdita di tempo.

Non è un caso che, giunto ai sedici anni d’età, Einstein abbia tentato di entrare al Politecnico di Zurigo pur non avendo né l’età minima richiesta, né il diploma liceale, e per questo sia stato respinto (oltre che per prove non sufficienti appunto nelle materie letterarie). Ciononostante, dopo aver compiuto una sorta di “anno di studi di riparazione” ad Aarau, riuscì finalmente ad accedere all’università e ad iniziare quegli studi che l’avrebbero portato, neppure trentenne, a rivoluzionare la fisica del suo tempo.

La dislessia si manifesta con una lettura scorretta (numero di errori commessi durante la lettura) e/o lenta (tempo impiegato per la lettura) e può manifestarsi anche con una difficoltà di comprensione del testo scritto indipendente sia dai disturbi di comprensione in ascolto che dai disturbi di decodifica (correttezza e rapidità) del testo scritto. La Consensus Conference ha ribadito l'importanza di promuovere la ricerca per identificare il disturbo di comprensione del testo come separato da quello di decodifica (correttezza e rapidità).
Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri (es. 21 - 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). A volte non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. Può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni;lettura dell'orologio) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nella capacità di attenzione e di concentrazione. Spesso il bambino finisce con l'avere problemi psicologici, quale demotivazione, scarsa autostima, ma questi sono una conseguenza, non la causa della dislessia.

La diagnosi viene effettuata da un equipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatria Infantile, Psicologo e Logopedista.

Queste difficoltà di lettura possono essere di due tipi: evolutive o acquisite.
Il termine “dislessia acquisita” fa riferimento ai disturbi di lettura che occorrono in seguito ad un danno cerebrale in persone le cui abilità di lettura erano, prima del danno subito, normali.
Con il termine “dislessia evolutiva”, invece, si fa riferimento al disturbo di lettura proprio di persone che non hanno mai imparato a leggere correttamente e non, come si potrebbe pensare, al disturbo riscontrabile nei bambini. In questo senso, la dislessia evolutiva può essere diagnosticata in un bambino quanto in un adulto.
La persona con disturbo di dislessia evolutiva è in grado di leggere e scrivere, ma può farlo solo impegnando gran parte delle propie risorse attentive e mentali poiché non diventa per lui un processo automatico come avviene per la maggior parte delle persone.Ne consegue che il soggetto dislessico si stanca molto, commette errori, rimane indietro rispetto ai propri compagni, ha poche energie attentive da spendere per la comprensione.
È come se la persona dislessica vedesse sempre le parole per la prima volta e pertanto fosse costretta a procedere tramite una lettura lettera per lettera, senza automatizzare il riconoscimento visivo. Ciò causa un gran dispendio di energie attentive e porta la persona a una lettura corretta per le prime righe del testo scritto e a commettere molti errori nel prosieguo, in quanto le sue risorse attentive si esauriscono o diventano più labili.
La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e talvolta anche in altre attività mentali (memoria, percezione, linguaggio,…). Tuttavia i soggetti dislessici sono generalmente intelligenti, vivaci e creativi.




Secondo Coltheart (1999) le cause della dislessia sono per il 60% organiche e per il 40% di tipo educativo, da ricondurre in gran parte al fatto che gli studenti sono colpevolizzati anziché aiutati.
Le cause organiche purtroppo non sono ancora completamente note e diverse sono le ipotesi che sono state avanzate.
Una prima teoria, probabilmente la più nota, è quella della “disconnessione funzionale” (o connessione disturbata) fra i centri cerebrali deputati alla decodifica della lettura (Geschwind, 1965; Marshall, 1983); tra le varie articolazione di questa teoria, quella fonologica (deficit del processamento fonologico) sembra essere quella più accreditata da un punto di vista delle attuali evidenze scientifiche (Frith, 2002); essa descrive la dislessia come una difficoltà dei ragazzi dislessici a manipolare i suoni rispetto ai non dislessici (ad esempio di effettuare la compitazione, lo spelling delle parole) e nel passare dal codice visivo a quello uditivo e viceversa.
Una seconda teoria è centrata sulla difficoltà di inibire gli stimoli visivi e orientare l’attenzione in modo selettivo da sinistra a destra: il ragazzo dislessico avrebbe un campo visivo attentivo troppo ampio e quindi gli stimoli periferici andrebbero ad interferire con la discriminazione visiva creando un problema di affollamento di stimoli (crowding). Sembra che i lettori dislessici percepiscano in modo meno chiaro rispetto agli altri lettori gli stimoli che si allontanano leggermente dalla fovea, e troppo distintamente quelli alla periferia del campo visivo, i quali creerebbero in questo modo un affollamento di stimoli, rendendo confusa la discriminazione visiva (Geiger e Lettvin, 1999). Il bambino dislessico discriminerebbe peggio di un buon lettore, perché non sarebbe in grado di inibire gli stimoli periferici (disturbi magnocellulari, Cestnick e Coltheart, 1999).
Una terza teoria ipotizza una mielinizzazione (ricopertura delle cellule nervose) incompleta che non permette un’attenzione focalizzata verso gli stimoli visivi e una conseguente difficoltà di discriminazione e decodifica degli stimoli visivi che stanno alla base della lettura (Bakker, 1998).

La disgrafia e la disortografia sono entrambi specifici disturbi di apprendimento che riguardano la capacità di scrivere in modo corretto, chiaro e scorrevole.
Con disgrafia si intende un disturbo qualitativo del processo di trasformazione dei segni visivi o delle lettere nei corrispondenti grafemi, il soggetto ha quindi difficoltà nell'imparare a scrivere (cioè nel trasformare in forma grafemica informazioni verbali ascoltate o pensate). Il bambino fatica a ricordare come si formano le lettere e nel riprodurre la forma delle lettere nelle diverse modalità: stampatello, corsivo, minuscolo, maiuscolo. Sono presenti difficoltà nel mantenere i rapporti di misura, spessore, spazio sul foglio. Spesso il bambino tiene la matita in modo sbagliato e l'atto della scrittura diventa penoso. La scrittura può essere un misto di lettere maiuscole e minuscole. Questo disturbo non interessa le regole ortografiche e sintattiche anche se vi è una ricaduta sui testi prodotti per impossibilità di rilettura e autocorrezione. È considerata disgrafia anche la difficoltà di scrivere parole con le lettere nell'ordine giusto, ma è più corretto considerare questo tipo di errori come sintomo di dislessia perché sono più legati alla difficoltà di percepire la sequenza dei suoni
Con il termine disortografia ci si riferisce alla scorretta trasformazione grafica del messaggio orale ascoltato o pensato, troveremo quindi la presenza di numerosi errori di ortografia nel testo del bambino. (cuadro/quadro, l'oro/loro, e/è, a/ha, lacua/l'acqua ecc.).Si tratta , quindi, di una vera e propia difficoltà nel realizzare i processi di ortografizzazione.
Nei testi scritti di questi bambini si trovano, quindi, vari tipi di errori:
errori di tipo fonologico (scambi, omissioni-aggiunte, inversioni di lettere, grafema incompleto),
errori di tipo non fonologico (grafema omofono, h, doppie, attaccatura-staccatura delle parole).
Sono questi ultimi gli errori più sensibili ad una modificazione con l'apprendimento.
Il soggetto disortografico può avere difficoltà nella coordinazione oculo-motoria, visuo-spaziale e nella velocità della riproduzione dei grafemi, in qualche caso una forma di scrittura allografica (caratteri diversi all’interno della parola).

Spesso i bambini disortografici hanno anche disgrafia, cioè hanno una calligrafia poco chiara, disordinata e difficilmente comprensibile. La disgrafia può essere dovuta a numerosi fattori: oltre che a difficoltà di tipo prassico o visuospaziale, anche a fattori di "sovraccarico".
Una scrittura senza errori, infatti, comporta un'integrazione contemporanea di tutte le componenti della scrittura, così da diventare automatica.
Ciò dovrebbe avvenire generalmente dalla terza elementare.
Da allora è possibile, per il bambino, velocizzare la scrittura e personalizzare la grafia, e, nella lettura, avere l'impressione di accedere direttamente al significato. Tutto questo senza bisogno di un'attenzione eccessiva.
Nel caso dei bambini disortografici, l'incompiuta automatizzazione della scrittura richiede loro un'attenzione eccessiva sugli aspetti di ortografia, comportando una maggiore probabilità di errori e, spesso, un peggioramento della grafia, proprio per l'attenzione eccessiva che viene richiesta.

La discalculia è un disturbo specifico dell'apprendimento, molto più raro della dislessia, che consiste nella difficoltà incontrata dal bambino nella comprensione del senso dei numeri e nell'acquisire i meccanismi di calcolo.Questi deficit interferiscono notevolmente con l’apprendimento scolastico e con le normali attività quotidiane che richiedono capacità di calcolo, e non sono imputabili a danni organici o ad insegnamenti inadeguati.
Le prestazioni aritmetiche di base di questi bambini (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione) risultano significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all'età cronologica, all' intelligenza generale e alla classe frequentata.
I problemi più comuni in questa categoria di disturbi sono:
il mancato riconoscimento dei simboli numerici;
l'incapacità di comprendere i concetti base delle quattro operazioni,
i termini e i segni aritmetici;
la difficoltà ad allineare correttamente i numeri secondo i principi del valore posizionale delle cifre;
l'incapacità di apprendere in modo soddisfacente la tavola pitagorica;
la difficoltà di identificare i dati rilevanti per la corretta risoluzione di un problema aritmetico.

Sebbene questo disturbo sia stato molto meno studiato di quello della lettura, in linea di massima si è portati a ritenere che i bambini con disturbo di sviluppo del calcolo abbiano difficoltà visuopercettive e visuospaziali piuttosto che uditivo-percettive e
verbali (come accade nei disturbi di lettura).
In passato, si trovavano denominazioni diverse per indicare questo disturbo: discalculia, discalculia evolutiva, acalculia evolutiva, disturbo aritmetico evolutivo, disturbo lacunare in aritmetica.

I soggetti con disturbi dell’apprendimento sono normalmente vivaci ed intelligenti a volte anche con un QI al di sopra della media. Nonostante ciò, le difficoltà di lettura e scrittura tipiche di questi disturbi rischiano di compromettere, soprattutto nel caso di bambini, il rendimento scolastico e il normale apprendimento.
Tutto ciò, inoltre, può far nascere nei bambini una sfiducia in se stessi e nelle proprie capacità e l’instaurarsi, quindi, di un ciclo(deficit di apprendimento — sfiducia — ulteriore deficit)con conseguente peggioramento della situazione.
Il bambino non si accetta, non accetta la sua situazione e vive la scrittura, e la lettura con angoscia.

Con l’aiuto delle nuove tecnologie si possono individuare tempestivamente e di conseguenza affrontare più efficacemente disturbi che pregiudicano il rendimento scolastico, quali disgrafia, dislessia, ecc. Soprattutto lo si può fare in tempi rapidi e su larga scala.
La possibilità di lavorare con un supporto tecnologico facilmente gestibile come i PC, sta facendo sorgere una nuova generazione di indagini diagnostiche, sia originali che come evoluzione di sistemi precedenti.
La normale diagnosi prevede numerose fasi:
• valutazione dell’intelligenza generale(scala Stanford Binet, WPPSI,WISCR, ecc)
• valutazione del livello di apprendimento scolastico(prove MT di Cornoldi ecc.)
• valutazione di varie funzioni neuropsicologiche (per competenze percettive visuo-spaziali, per abilità di memoria uditiva e visiva, per capacità di attenzione , per dominanza laterale, per competenze linguistiche)

Il supporto informatico nella valutazione agisce sia nella fase di somministrazione che in quella di analisi e valutazione della lettura e delle prove percettive e discriminative. L’uso dello schermo per le prove visive e di un supporto digitale per quelle uditive garantisce la qualità della somministrazione e la stretta osservanza del setting. I risultati vengono registrati in forma digitale permettendo una analisi molto più dettagliata rispetto alle modalità classiche.
Le nuove tecnologie mettono a disposizione numerosi strumenti per analizzare il parlato e i testi scritti. Un esempio particolare è il programma Clan utilizzato dal Prof. Dionigi Ioghà(del reparto di neuropsichiatri infantile della Asl di Pavia) per la valutazione di soggetti con disturbi di apprendimento, all’interno del progetto CHILDES.




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martedì 5 maggio 2015

LE CITTA' DEL LAGO DI LUGANO : VALSOLDA

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Valsolda è un comune italiano della provincia di Como in Lombardia.

Sul ramo settentrionale del Lago Ceresio, fra Lugano e Porlezza, si affaccia il comune di Valsolda, un verde ed aperto vallone dominato da una cinta montuosa. Le principali cime sono: Monte Pizzoni, Colmaregia, Bronzone, Cima Noresso, la Fiorina, l'Oress e Cavrighé, le torri dolomitiche dei Denti della Vecchia, non visibili dalle varie frazioni ma solo salendo in quota.

Fu feudo dell'impero da tempo immemorabile, appartenente agli abati del monastero di Sant'Ambrogio di Milano.

Nel XIII secolo gli imperatori Hohenstaufen concessero il feudo alla mensa arcivescovile di Milano che vi esercitò una vera potestà temporale, riconosciutale con le periodiche investiture imperiali susseguitesi nei secoli (1311, 1531). Il suo territorio era composto da XII Terre e sei Comuni, e il capoluogo amministrativo fu posto a S. Mamete ove risiedeva periodicamente un delegato dell'arcivescovo che vi esercitava anche funzioni di giudice straordinario, affiancandosi al potere amministrativo del podestà elettivo della valle.

Il governo austriaco, con dispaccio imperiale del 1784, disconobbe la sovranità degli arcivescovi sulla valle e la integrò di fatto e di diritto nello stato di Milano.

Il comune di Valsolda venne creato nel 1927 dalla fusione dei comuni di Albogasio, Castello, Cressogno, Dasio, Drano con Loggio e Puria.

L’ipotesi più accreditata fa risalire l’origine del nome Valsolda all’espressione latina vallum solidum, ovvero sistema fortificato.
Il comune di Valsolda confina a nord con la Svizzera e la Val Cavargna; ad est con il territorio di Cima; a sud con il lago di Lugano e ad ovest con la Svizzera.

La Valle, tutta rivolta a mezzogiorno, è soleggiata da mattina a sera e protetta verso nord da una barriera di monti.
L'aspetto della Valsolda, per chi lo contempla dal lago, è veramente ameno e pittoresco, poiché alla maestosa nudità delle rupi dolomitiche che dominano in alto, fa riscontro il delizioso panorama dei villaggi disposti a scala per il pendio e i boschi che si stendono dalle rive, colmi di lussureggiante vegetazione.

Le case concorrono a dare un aspetto suggestivo. Il territorio dell'attuale Comune di Valsolda ha forma, grossomodo, di anfiteatro semicircolare, aperto al centro verso il lago Ceresio, limitato verso Porlezza dai Monti Pizzoni (1303 m) e verso Lugano dalla Colmaregia (1516 m), dalle Cime di Noresso (1721 m) e di Fiorina (1809 m), per tornare al lago ad oriente col Bronzone (1434 m), la Forcola (1195 m) e di nuovo coi Pizzoni.

La Valsolda è costituita da due valloni che congiungono le acque del torrente Soldo prima di sfociare nel lago. Il vallone occidentale proviene dal Monte Boglia e dall'Alpe di Castello (1250 m), l'altro orientale dall'Arabione o Torrione (1805 m ) e dal passo Stretto (1101 m).

La superficie della Valsolda è di 31,64 Kmq.
Vi è compresa una parte della sponda opposta del lago, sul monte Bisnago, mentre è esclusa la regione di Cima che fino al 1480 era incorporata alla Valsolda ed era chiamata «La cima», perché segnava la punta estrema orientale della regione. In Valsolda l'inverno è breve e la neve difficilmente vi si sofferma. Le piogge sono generalmente abbondanti in primavera ed in autunno, la nebbia è rarissima e prevale il sereno. Dominano di frequente i venti locali che sono: il Tivano, che spira il mattino dal lago alla terra (est - ovest), la Breva, che ha direzione opposta (ovest - est). Per la sua fortunata posizione, la Valsolda ha una vegetazione assai varia: dagli ulivi e limoni della riva, agli abeti della Serte, ai faggi della Bolgia.

Il comune è nato nel 1927 dalla fusione di sei comuni preesistenti: Albogasio, Castello Valsolda, Cressogno, Dasio, Drano e Puria in Valsolda.
Il comune di Valsolda non è costituito da un unico centro urbano ma da una serie di frazioni, alcune delle quali in riva al Lago di Lugano (Cressogno, San Mamete, Albogasio, Oria e Santa Margherita, sul lato opposto del lago), altre sulle pendici della montagna (Loggio, Drano, Puria, Dasio e Castello), Il territorio del comune e quello della valle occupata (Valsolda o Val Solda) corrispondono completamente.

In epoca medioevale Albogasio (304 m)fu il primo nucleo abitativo della rocca di S. Martino sostituito poi dall'abitato di Castello. La frazione è divisa in due parti: Albogasio superiore e inferiore collegate tra loro da numerose e ripide scalette. Ad Albogasio superiore spicca un'imponente costruzione denominata Villa Salve. Il palazzo fu ideato, dall’architetto valsoldese Isidoro Affaitati, che in Polonia progettò una costruzione quasi identica. Al centro della casa c’è un cortile, che dà luce all’edificio, da cui partono le scale per gli appartamenti. La facciata ha un doppio loggiato rivolto verso il lago.  Nella piazza Malombra, vicina alla villa, si trova un lavatoio costruito dal Comune nel 1867. Altro imponente edificio è il "Palazzo delle colonne". Albogasio inferiore è posto a ridosso del lago e ha un pontile di attracco per le barche. Una graziosa mulattiera, che costeggia il lago,  lo collega ad Oria . Il paese è dominato dalla chiesa dell'Annunciata  che lo sovrasta dalla sua altura. Ad est della chiesa scende verso Cadate la scala della Calcinera, dove, nel Piccolo Mondo Antico, Fogazzaro localizza l'incontro tra Luisa e la marchesa. La posizione a scala dell'abitato di Albogasio consente a quasi tutte le case di godere del bellissimo panorama del Ceresio e della valle circostante.

Il paese di Castello (451 m) è posto a strapiombo sopra  un dirupo, meno ripido verso S. Mamete, più impervio nella parte verso Puria chiamata per questo "Al pizz". Le case a ridosso dell'erta sono poste a semicerchio, le altre nella fila dietro e poi a scalare verso monte dove si trovava l'antica rocca. Il paese è un labirinto di vicoli, scalette, portici, anfratti, case addossate le une alle altre tipiche dei sistemi difensivi. Ovunque a Castello si aprono scorci di panorama davvero incantevoli: dal sagrato della chiesa si può ammirare il lago fino al S. Salvatore, il promontorio di S.Mamete, Oria e Albogasio; dal centro del paese si apre la vista su Drano e Loggio e dal portico del Fighett appare inquadrata tutta l'alta valle con la sua corona di monti.Salendo alla chiesetta dell'Addolorata, un tempo oratorio di S. Martino, si ha una visuale a 360 gradi dell'intera valle. La chiesetta apparteneva un tempo al castello e sembra avere origini molto antiche  visto che risultava già abbandonata alla fine del 1500. Dell'antico castello rimangono solo le fondamenta con i segni di quattro bastioni angolari. L'edificio è stato trasformato in un'abitazione privata. L'ultimo castellano che si ricorda fu Stefano Confalonieri, un nobile milanese che, nella metà del 1200, dava rifugio agli eretici e che fu il mandante dell'uccisione di frate Pietro il cui martirio è raffigurato in molte chiese di Valsolda. Tra le case di rilievo del borgo c'è la casa nativa del pittore Paolo Pagani, nato a Castello nel 1655. L'abitazione è stata utilizzata fino agli anni '70 come scuola elementare ed ora è in corso un restauro per adibirla a museo. Sui muri delle vecchie case si intravedono ancora affreschi, stemmi, stucchi e portali.

Il paese di Cressogno (277 m) si affaccia sul lago e il suo Santuario è posto all’estremo confine della valle verso il territorio di Porlezza. È diviso in Cressogno inferiore, situato lungo la riva, nella zona sottostante la statale Regina e Cressogno superiore che si estende dalla Caravina fino a Loggio.

A Cressogno inferiore troviamo la chiesetta di San Nicola e la casa che nel “Piccolo mondo antico” era abitata dalla marchesa Maironi. Vicino alla villa c’è un grazioso imbarcadero. A Cressogno superiore si trova la vecchia canonica sul cui ingresso si vede ancora lo stemma dell’arcivescovo Federico Visconti e l'immagine di una Veronica. Lungo la viuzza che attraversa il paese vi sono due lavatoi. Dalla parte a monte partiva una mulattiera che conduceva a Dasio della quale rimane solo un piccolo tratto iniziale.

Proseguendo verso il Santuario si incontra un oratorio di San Carlo: l’ultimo di quelli pensati dai Valsoldesi per glorificare il loro arcivescovo. Fu fondato nel 1617 e progettato da Domenico Pellegrini, nipote di Pellegrino. Nella volta del tempietto è raffigurato il Santo nella gloria del paradiso. Da questo luogo si può ammirare un bellissimo scorcio di panorama del lago e dei monti sovrastanti.

Il paese di Dasio, posto a 580 m, è il più alto della Valsolda. Lo sovrastano le cime rocciose di Noga e di Sasso di Monte. Da lì parte ancora l’antica via, ora sentiero delle 4 valli, che attraverso il Passo Stretto mette in comunicazione con il Lario e la Svizzera.

Lungo i vicoli e le stradine si possono osservare caratteristiche case e  vecchie stalle. Nella parte alta del paese c’è una fontana chiamata “Carciò” rinomata per la bontà della sua acque sorgive. Le stesse acque, due vie più sotto, vengono raccolte in un pittoresco lavatoio. All’ingresso del paese vi è la vecchia caserma della finanza, ormai diroccata, punto di controllo del contrabbando locale fino al dopoguerra.

Sopra la chiesa c’è una palazzina con giardino che un tempo era adibita a locanda, lì soggiornò Fogazzaro per scrivere l’ultima parte del suo romanzo: ”Leila”. Annesso vi era il “gioco delle bocce”, svago in uso in Valsolda fino alla metà del 1900.

Drano (473 m), che fino a qualche decennio fa era il più piccolo della Valsolda, ha avuto in questi anni un notevole sviluppo urbanistico  che l'ha trasformato. Il vecchio nucleo del paese è posto a strapiombo sopra una collinetta e domina la valle sottostante. Qui si trovano due antiche case: casa Pezzi e casa Prata. Domenico e Giacomo Pezzi furono, nel seicento, l'uno curato e l'altro ricco mercante a Venezia.

Casa Prata, oggi Sambucini, ha un doppio ordine di logge con colonnine e un oratorio interno. Nella parte alta del paese, in una minuscola piazzetta intitolata a S. Simone, si trova la chiesetta di Drano, dedicata ai SS. Innocenti. Lungo le contrade si notano resti di stemmi e portali decorati, testimonianze di signorili edifici. Dalla piazza parte la mulattiera che porta ai pascoli di Rancò e al Passo Stretto. All'imboccatura del viottolo si trova il lavatoio, recentemente ristrutturato.

Il paese di Loggio (370 m) è posto al centro della Valle ed è l'unico agglomerato in posizione pianeggiante. Il paese è percorso orizzontalmente da due contrade parallele, lungo le quali si possono osservare vecchie abitazioni, spesso affrescate con temi religiosi. Nella contrada superiore, in una piccolissima piazzetta, si trova casa Mossini.

Sopra il portone dell'entrata vi è un'immagine della Sindone  con la Madonna dai sette dolori. Lungo la facciata una serie di graffiti con putti. Il culto della Sindone, presente a Loggio, sembra derivare da un periodo di emigrazione di alcuni lavoratori del luogo a Torino, in un momento di ostensione della stessa. Sempre nella contrada superiore c'è casa della Vignora con un triplice loggiato interno. Da qui parte un viottolo che collega il paese con Drano, sentiero ripido chiamato Scarell. Nelle vicinanze si può osservare un lavatoio coperto, cinquecentesco, con una mola circolare in pietra.

Uscendo dal paese, verso ovest, si arriva  a una piazzetta da cui parte sia la scalinata che porta alla parrocchiale proseguendo poi  come mulattiera verso la valle alta, sia il sentiero che porta a S. Mamete. Prendendo l'acciottolato che scende si arriva ai prati di Campò e ai Dossi, oltre i quali si trova il cimitero e l'oratorio di S. Carlo all'Esquilino. Il tempietto ha una base ottagonale, sormontata da una parte circolare: sorge nel punto in cui vi era una cappella dedicata alla Madonna delle Nevi.In cima alla scalinata, oltrepassata la casa Effata, oratorio di Loggio, c'è la chiesa di S. Bartolomeo.

I due edifici comunicavano attraverso un sottopassaggio. All'ingresso del sagrato si trova un ossario, utilizzato soprattutto nel 700. Le pareti, ormai scrostate, erano completamente affrescate con motivi allegorici riferiti alla morte. Si intravedono ancora alcune scene in cui la morte è rappresentata con la falce e una scritta dice :"Nemini parco".

La frazione di Oria (272 m) è posta all'estremo confine ovest della Valsolda  e segna il punto di valico con la Svizzera . Il nucleo si distende lungo la riva del lago e gode di una maggior tranquillità rispetto agli altri paesi lacustri poiché non è attraversato dalla Statale. Una panoramica mulattiera lo collega ad Albogasio. Il centro è costituito da un grazioso imbarcadero, un portico che dà accesso al pontile e una pittoresca piazzetta a forma di anfiteatro con due scalinate laterali.

A lago vi sono belle ville con piccoli giardini. Dall'imbarcadero un sentiero conduce alla villa del Nisciorée e alla dogana. A lago è anche la chiesetta parrocchiale, col suo sagrato dagli alti cipressi che dà accesso a quello che, nel Piccolo mondo antico, era l'"Orto di Franco". Il giardino è formato da un viale ricoperto da un pergolato di glicine e da un praticello ben curato dove svettano alcuni cipressi e un gigantesco pino marittimo col tronco avvolto da una siepe d'edera. Dall'altro lato del sagrato c'è la Villa del Fogazzaro. Dalla viuzza che la attraversa si può notare la darsena dove il poeta ambienta la morte di Ombretta. La casa è formata da una cinquantina di stanze, ancora arredate come al tempo del Fogazzaro e vi si possono osservare oggetti, foto, ricordi che gli sono appartenuti. Interessanti stanze sono: il salone "Siberia", chiamato così perché posto sopra la darsena e quindi freddo, la biblioteca, la sala della musica, e il corridoio in cui sono esposti i ricordi, tra i quali un servizio di piatti regalato all'attuale proprietario dalla regina Elisabetta d'Inghilterra.
Dal corridoio si accede al terrazzino nel quale, nel romanzo, lo zio Piero accendeva il lumicino per segnalare la direzione quando Franco e Luisa uscivano in barca nelle notti nebbiose. Bellissimi sono i giardinetti, posti su tre livelli, in cui  si trovano  glicini, limoni, allori, siepi  e una  vecchia pianta di olea fragrans. Alla morte dell'attuale Marchese Roi, la Villa verrà donata al F.A.I.

Santa Margherita (272 m) posta sulla sponda opposta del Ceresio, di fronte a Oria, ai piedi del monte Bisnago, c'è un piccolo agglomerato valsoldese chiamato S. Margherita. Il "paesino", raggiungibile solo via lago, è formato da un piccolo nucleo di case, alcune ville a lago, qualche cantina e una chiesa.

Fino alla metà del 1900 una funicolare univa il paese a Lanzo Intelvi, ora si vede solo una vecchia locomotiva adiacente all'albergo stazione ormai diroccato. A S. Margherita  esistevano anche due caserme della finanza, una è ora adibita ad abitazione privata, mentre l'altra  è stata acquistata del Comune che ha ripristinato l'attracco posizionando un pontile mobile. Sulla facciata dell'edificio semidiroccato si vedono due affreschi  e a lato una vecchia torretta.

Al tempo della peste del 1600 S. Margherita venne utilizzato come lazzaretto allo scopo di contenere la diffusione del male.

S. Mamete (271 m) è situato su un piccolo promontorio nel punto in cui il  fiume Soldo sfocia nel Ceresio. È  il capoluogo della valle, sede del municipio e dell'ufficio postale ed è provvisto di un pontile per l'attracco dei battelli. Ha una pittoresca piazzetta, attorniata da portici che proseguono fino al lago. In questa piazza, un tempo non attraversata dalla statale Regina, si svolgevano le attività commerciali e amministrative della valle.

Attualmente vi sono alcuni bar, negozi, banche e un albergo. Percorrendo suggestivi vicoli, nella parte a monte del paese, si arriva al vecchio mulino e all'antica filanda, ormai diroccati. La via Bellotti porta al municipio dove, nella sala consiliare si possono ammirare due tele del pittore valsoldese Paolo Pagani. In una è rappresentato "Il sacrificio di Isacco" e nell'altra un "Santo con due putti".

Nel giardinetto davanti al municipio un sottopassaggio porta al parchetto pubblico di San Mamete: piccolo, ma grazioso spazio provvisto di una piscina per bambini e di una spiaggetta con un'incantevole vista sul lago. Il fiume Soldo divide il  nucleo del paese dalla zona di Casarico, dove si può ammirare Villa Claudia, un tempo Villa Lezzeni, con il suo bellissimo parco. La villa possiede un oratorio privato dedicato a S. Filippo Neri. All'imbarcadero di Casarico ha inizio la vicenda del Piccolo Mondo Antico, che vede in una grigia giornata tempestosa, arrivare dal viottolo che portava ad Albogasio, i Pasotti in procinto di imbarcarsi per Cressogno. Li aspetta un pranzo, offerto dalla marchesa Maironi , a base di risotto e tartufi.

Oltre Casarico, in località Cadate, si trova il vecchio ospedale di Valsolda, ora solo in piccola parte utilizzato dalla Croce Rossa. Lo stabile, un tempo villa Affaitati, fu donato da Monsignor Renaldi, col vincolo di usarlo per i poveri della valle. Dalla piazzetta di S. Mamete parte una scalinata che porta alla parrocchiale di S. Mamete e Agapito e prosegue come mulattiera verso la valle alta.

All'inizio della scala uno stemma arcivescovile e una scritta che invita a non ricorrere ai tribunali, identifica uno stabile che in epoca feudale era utilizzato come Pretorio. Ora è casa parrocchiale e al posto delle vecchie prigioni è stata ricavata una cappella. In cima alla scalinata si trova la Parocchiale. Più avanti uno dei tre Oratori di San Carlo, eretto nel 1610 in occasione della canonizzazione dell'arcivescovo. Il tempietto a forma circolare fu progettato da Domenico Tibaldi, nipote del Pellegrini. All'interno una tela con il ritratto del Santo. La devozione popolare racconta che S. Carlo, in occasione della sua seconda visita in Valsolda, mentre saliva verso l'alta valle, si appoggiasse alla roccia  lasciando con la mano un'impronta. I fedeli scolpirono in quel punto una croce e successivamente fu scelto quel luogo per edificare l'Oratorio.

Persone legate a Valsolda:
Isidoro Affaitati (Albogasio Valsolda, 25 dicembre 1622 – Varsavia, 1684 circa), architetto.
Romano Amerio, docente al liceo di Lugano, professore universitario, autore di testi filosofici e teologici e del libro Introduzione alla Valsolda, 1970.
Pierino Bonvicini (Oria Valsolda, 3 ottobre 1923 – Massa Carrara, 4 aprile 2004), poeta, scrittore.
Victoria Cabello, (Londra, 12 marzo 1975), conduttrice televisiva.
Kurt Felix (San Gallo, 27 marzo 1941 – 16 maggio 2012), conduttore televisivo.
Antonio Fogazzaro (Vicenza, 25 marzo 1842 – Vicenza, 7 marzo 1911), scrittore e poeta italiano che ha vissuto a lungo nella frazione di Oria e che ha ambientato in Valsolda numerose sue opere.
Brunella Gasperini, pseudonimo di Bianca Robecchi (Milano, 22 dicembre 1918 – Milano, 7 gennaio 1979), giornalista e scrittrice italiana, trascorse parte della sua vita nella frazione di San Mamete Valsolda, dove è sepolta.
Domenico Merlini (Castello Valsolda, 22 febbraio 1730 – Varsavia, 20 febbraio 1797), architetto italiano, attivo principalmente in Polonia nella seconda metà del Settecento.
Paolo Fontana (Castello Valsolda, 28 ottobre 1696 - Zaslavia, 17 marzo 1765), architetto italiano-voliniano, tra i principali esponenti dell'architettura barocca in Ucraina.
Paolo Pagani (Castello Valsolda, 22 settembre 1655 – Milano, 5 maggio 1716), pittore.
Giovanni Antonio Paracca, detto il Valsoldo, (Castello Valsolda, 21 novembre 1546 – Roma, 29 ottobre1599), è stato uno scultore italiano.
Giacomo Paracca di Valsolda, detto Il Bargnola, attivo al Sacro Monte di Varallo nel 1588-89.
Giovanni Antonio Paracca, detto Il Valsoldino (Valsolda, 20 gennaio 1572 – Roma 1646), scultore.
I Fratelli Pozzi (Marco Antonio, Giovanni Pietro e Francesco) di Puria, pittori attivi tra le ultime decadi del XVI secolo e le prime del XVII secolo.
Salvatore Pozzi (Puria, 1595 – 1681), pittore.
Pellegrino Tibaldi detto Il Pellegrini (Puria, 1527 – Milano, 1596), architetto, scultore e pittore.
Arcivescovo Scola.. che fece la messa nel santuario della Caravina. con la partecipazione di quasi tutta la zona.



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