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domenica 17 luglio 2016

I BIMBI E L'ISIS



Tra le file dell’Isis ci sono circa 31.000 donne incinte e almeno 50 bambini provenienti dal Regno Unito. Inoltre, solo negli ultimi sei mesi la propaganda del Califfato ha pubblicizzato 12 bambini-boia, oltre a uno che ha “solo” assistito a pubbliche esecuzioni. Sono i dati più impressionanti del report realizzato dalla Quilliam Foundation di Londra sul tema dei bambini nel Califfato.

Per i reclutatori i bambini sono una risorsa importante perché possono ricoprire diversi ruoli, combattenti e non, e diventano cruciali in tempo di guerra. “I bambini sono usati come soldati, scudi umani, messaggeri, spie e sorveglianti, senza citare i matrimoni forzati e gli stupri ai quali sono costrette le ragazze”. Inoltre, cinicamente, i bambini sono considerati più economici degli adulti perché mangiano meno e non hanno bisogno di molto denaro. La guerra in Siria ha avuto un effetto devastante sul sistema scolastico. Si calcola che alla fine di settembre del 2015 oltre un quarto delle scuole era distrutto e almeno 700.000 bambini erano senza scuola su 2 milioni di rifugiati. Complessivamente, però, sono 5 milioni i bambini coinvolti nella guerra. Un bacino nel quale l’Isis pesca facilmente: l’indottrinamento che comincia nelle proprie scuole, scrive la Quilliam Foundation, “si intensifica nei campi di addestramento dove ragazzini tra i 10 e i 15 anni sono istruiti sulla shari’a, desensibilizzati sulla violenza e vengono insegnati specifici mestieri per servire meglio lo Stato islamico e impugnare la bandiera della jihad”. Le ragazze imparano a cucinare, pulire e sostenere i loro mariti “così possono essere buone mogli e madri mentre i ragazzi vengono preparati al combattimento imparando materie militari”, come l’uso delle armi.

La prima cosa insegnata ai bambini è diventare delle spie per raccogliere informazioni tra i familiari, i vicini e gli amici che non rispettano le regole e le pratiche del Califfato. Se superano questa prova, vengono “promossi” a ruoli con maggiori responsabilità e “una volta che si trovano in prima linea e impegnati in battaglia con il nemico, sono allenati anche a spiarlo”. Viene spiegato che uccidere è normale e spesso alcuni di loro assistono alle esecuzioni impugnando coltelli di combattenti adulti mentre altri bambini le effettuano. Si insegna che è un privilegio e un onore. un video mostra sei ragazzini, ai quali è concesso di giustiziare prigionieri siriani, che festeggiano correndo in un labirinto dopo aver trovato e ucciso gli ostaggi. Non mancano, naturalmente, i baby kamikaze. Sono allenati anche a questo, tanto che qualche volta viene loro ordinato di indossare giubbotti esplosivi mentre svolgono altri lavori nel caso dovessero essere attaccati. Inoltre, imparano anche a guidare veicoli pieni di esplosivo. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nel 2015 (fino a luglio) ci furono almeno 19 casi di bambini kamikaze.

Per le ragazze la vita è diversa ma certo non migliore. Viene loro data un’educazione domestica per soddisfare i bisogni dei mariti, crescendo i figli secondo l’ideologia dell’Isis e curando la loro casa. Conosciute come “fiori e perle del Califfato”, è noto che devono essere completamente vestite, vengono controllate e non possono lasciare la loro casa se non in circostanze eccezionali. Le regole di base sono drammaticamente semplici: costrette al matrimonio tra i 9 e i 16-17 anni, nello Stato islamico devono contribuire a costruire la comunità islamica, fare figli e mandarli in battaglia.

La denuncia contenuta in un rapporto del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia parla di bambini iracheni rapiti dai militanti dell'Isis vengono poi rivenduti come schiavi del sesso. Non solo, perché le barbarie dei terroristi non si fermano qui. I minori - secondo quanto denunciato - vengono anche brutalmente uccisi tramite crocifissione o sepolti vivi.



Uccidono, torturano, violentano e vendono come schiavi sessuali i bambini dei gruppi etnici minoritari in Iraq.

«Abbiamo dettagliate informazioni su bambini, specie con problemi mentali, che sono stati usati come kamikaze, probabilmente senza che loro capissero esattamente quello che stavano facendo» ha spiegato Renate Winter, uno dei 18 esperti incaricati dall'Onu di redigere il rapporto. «Ci sono video dove un gruppo di bambini di otto anni, o anche meno,  vengono istruiti per diventare soldati killer». «È un problema di portata molto vasta che riguarda principalmente le etnie minoritarie, yazide, cristiane o sciite, ma non solo. Anche i bambini sunniti possono essere usati come carne da macello».

I bambini delle etnie minoritarie, cui spesso è capitato di perdere i loro genitori a seguito della pulizia etnica realizzata dai miliziani, vengono spesso venduti nei mercati locali, con tanto di prezzo affisso sui vestiti. «Li trasformano un schiavi sessuali» ha aggiunto Winter che non ha fornito alcun dettaglio ulteriore. Ponendo poi una domanda chiave: «Abbiamo il dovere di proteggere questi bambini, ma come possiamo farlo in una situazione come questa?»

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martedì 10 novembre 2015

UCCIDERE I PROPRI GENITORI

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Il parricidio è un archetipo piuttosto comune in diverse culture e religioni, soprattutto in quella greca: tra i più famosi vi sono Edipo e Crono, il padre di Zeus. Secondo il mito, le Erinni perseguitavano i parricidi per tutta l'eternità.

Parricidio famoso è quello in cui Bruto uccise il suo padre adottivo, Giulio Cesare (cesaricidio). Ben più recente quello del principe Dipendra del Nepal, che uccise i genitori insieme ad altri suoi parenti.

Nel diritto romano si intende più generalmente l'assassinio di genitori o parenti prossimi, che in epoca monarchica era giudicato dai quaestores parricidii che comminavano o meno la poena cullei. Tale crimine sarà oggetto di giudizio di quaestio perpetua in età repubblicana e di cognitio extra ordinem in età imperiale. Il termine parricidio risale ad una statuizione di Numa Pompilio, dove con la clausola "parricidas esto" reprime il crimine dell'uccisione di un parente, associando allo stesso reato l'omicidio di un uomo libero commesso con la volontà (da cui oggi deriva l'omicidio doloso). Con "parricidas esto" Numa Pompilio ha voluto dare agli agnati del cittadino ucciso la possibilità di fare giustizia del sangue versato ingiustamente nei confronti della propria famiglia.

Per altri la clausola "parricidas esto" riscontra un significato del tutto diverso. Infatti dovrebbe intendersi (il che riscuote un maggior successo fra gli studiosi odierni) che l'omicida "sia soggetto ad essere parimenti ucciso", qualora l'omicidio sia stato commesso "cum dolo". Se quindi fosse sussistito l'elemento della volontà si sarebbe attribuita la poena cullei, qualora l'omicidio fosse stato colposo, la pena comminata comportava la consegna di un ariete alla famiglia del defunto.

La storia di Edipo è quella di un figlio fatalmente destinato ad uccidere il padre. Un figlio che affronta lunghe peripezie per conseguire inconsapevolmente/inconsciamente l’uccisione del padre.

Da qui deriva il paradigma umano: i figli devono uccidere i padri. Che lo vogliano o no. Che ne siano consapevoli o no.

E’ sempre stato così. Qualsiasi essere umano raggiunge l’età adulta nel momento in cui uccide metaforicamente il padre e/o la madre (i greci parlarono anche di Elettra). Ovvero escono da una condizione di dipendenza fisica e psicologica dai genitori, acquistano autonomia di vita e intellettuale. Ma soprattutto quando superano il modello educativo e culturale proposto dai genitori o dalla società dei “più vecchi”. La ribellione adolescenziale è la cosa più bella e naturale che ci sia, e non sempre si deve risolvere in modo drammatico o conflittuale. Si può anche “ribellarsi” mantenendo il rispetto verso i più anziani e verso un certo tipo di educazione, ma è inevitabile rielaborare il modello proposto secondo la propria personalità, la contingenza storica, il proprio nuovo ruolo di adulto.

Nell’ultima generazione, qualcosa si è bloccato: figli di una generazione che ha demolito i propri padri e poi non ha costruito nulla. Annichiliti dalle proprie creazioni liberali e liberticide, hanno creato un “nuovo modello” sociale e antropologico che non ha nulla di etico e di autoritario. E per aggravare la situazione, figli di una generazione parecchio più ricca. Una generazione che non ha mai raggiunto l’età adulta perché, uccisi i padri, ha creato un sistema di valori del tutto distorto e malsano, che deve venire per forza rifiutato dalla nuova generazione, o almeno dalla parte di essa più “savia” . Una condizione di dipendenza economica e psicologica che non ha via di uscita.  Genitori  amici, figli e nonni. Incapaci di invecchiare, incapaci di accettare che il loro ruolo fisiologico è finito. Incapaci di essere una vera autorità, di proporre una vera educazione. E non possiamo e non riusciamo a ucciderli. Di fronte ad un’interruzione nella catena generazionale, i giovani sono obbligati o a rimanere per sempre infanti, o a balzare miracolosamente all’età adulta. Creando un modello di valori ex-novo.



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