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sabato 21 marzo 2015

LA CITTA' DI CERNOBBIO

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Il comune di Cernobbio è nato dal raggruppamento di case intorno ad un convento (Caenobium) di suore del XII secolo. Successivamente si instaurò in Cernobbio (allora comune di Como) la seteria Bernasconi che quindi favorì la crescita.

Nella neonata conurbazione si vennero a creare grazie al finanziamento della fam. Bernasconi tre zone: la prima erano i quartieri popolari che ospitavano gli operai della fabbrica (via XX settembre), la seconda: la fabbrica con anche gli uffici (zona dietro al comune e biblioteca comunale) e la terza: la casa dei padroni vale a dire Villa Bernasconi (che ha subito un restauro tuttora in atto degli ambienti interni ed esterni tramite un progetto di riqualificazione dell'area a cura del comune di Cernobbio, creazione di un palazzetto dello sport e giardini pubblici). Cernobbio, successivamente all'età giolittiana, ha subito una rapida crescita urbana e demografica.

Durante la seconda guerra mondiale le zone di Casnedo, Stimianico, Olzino e Piazza Santo Stefano erano zone residenziali che ospitavano gerarchi del III Reich e del regime fascista, la zona "protetta" partiva da dove attualmente si trova la stazione dei Carabinieri con un posto di blocco 24 ore su 24. Dopo gli anni '40 del Novecento la crescita cernobbiese aumentò bruscamente e si venne a creare una conurbazione molto ampia tanto che, negli anni d'oro italiani Cernobbio divenne ambita meta turistica favorendo lo sviluppo.

Il 24 maggio 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito a Cernobbio il titolo di città.

Il comune è sito sulla sponda occidentale del Lario ed ha un territorio in gran parte montagnoso che raggiunge i 1.325 m s.l.m. in corrispondenza della vetta del Monte Bisbino, raggiungibile in macchina su una strada stretta, tortuosa, ma panoramica.

L'orografia comunale è solcata dalle valli di 4 torrenti: il Cosio, il Cosera, il Colletta ed il Garrovo. Il Cosio, che nasce alla base del "Sass di Crinn", dopo un breve tratto nel territorio comunale di Cernobbio entra in quello di Maslianico; esso è stato per lungo tempo una delle fonti principali di alimentazione dell'acquedotto comunale prima della privatizzazione e del cambio di servizio a favore della ex ACSM. Il Cosera ed il Coletta confluiscono in un unico torrente nei pressi del ponte stradale a fianco del posteggio del complesso scolastico di Campo Solare, creando il "Greggio" che dopo le ripide cascate tra la caserma dei Carabinieri e Stimianico, è stato interrato in epoche differenti per creare le attuali via Volta e via Luigi Erba (strada del mercato del mercoledì) prima (anni '20/30) ed il recente posteggio in prossimità del Terzo Crotto (anni 1998/2002); il Greggio, dopo questo tratto di interramento di inizio e fine Novecento riaffiora in superficie nei pressi della "Riva" dove sfocia nel Lago di Como tra l'imbarcadero ed il Lido. Il Garrovo percorre il suo tratto terminale a fianco del muro del Parco di Villa d'Este, e sfocia nel lago proprio all'interno di tale proprietà. Sul confine comunale si trova anche la foce del Breggia.

Il Forum Ambrosetti è un forum economico internazionale che si tiene ogni anno dal 1975 nella prima settimana di settembre nella Villa d'Este di Cernobbio, sul Lago di Como. Agli incontri partecipano capi di stato, ministri, premi Nobel ed economisti.

Attraverso incontri, dibattiti, presentazioni di ricerche ad hoc vengono elaborate previsioni sullo scenario economico e geo-politico mondiale, europeo e italiano, e vengono analizzati i principali sviluppi scientifici e tecnologici e i loro effetti sul futuro delle istituzioni, delle imprese e, in generale, della società civile.


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IL DELITTO DELL' ERMELLINO

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Un colpo di pistola a Cernobbio, sul lago di Como, nella notte tra il 15 e il 16 settembre 1948, dà l’avvio ad una storia di amore e morte che appassiona la gente, facendo scoprire che “anche i ricchi piangono”. E uccidono, anche. Con un colpo di pistola, la contessa Pia Bellentani da Polenta, nata Caroselli, mette fine all’esistenza del suo amante, l’industriale della seta Carlo Sacchi, e ad una certa particolare “dolce vita”, che tra guerra e dopoguerra aveva coinvolto sulle rive del lago di Como un’aristocrazia lombarda, più di denaro che di sangue, sfollata da Milano o residente nel Comasco.

La contessa Pia Bellentani, moglie del conte Bellentani, industriale milanese, madre di due bambine, durante una serata mondana a Villa D’Este sul lago di Como, uccise l’amante Carlo Sacchi, anch’egli sposato e padre di due bambine col quale da otto anni intratteneva una complicata relazione.
Nel corso della serata Sacchi aveva tenuto un comportamento cinico e arrogante nei confronti della donna.

Quella sera Carlo Sacchi, milionario con l’hobby delle donne e delle poesie sconce in dialetto comasco, è particolarmente soddisfatto. È riuscito nell’impresa di riunire allo stesso tavolo le sue tre donne: moglie, amante in liquidazione e nuova amante. La moglie Lilian Willinger, ex danzatrice viennese, è persa nei suoi pensieri, rassegnata ai tradimenti del marito e sprofondata nella depressione che la divora da quando le è morta una delle tre figlie all’inizio della guerra. L’amante in liquidazione Pia Bellentani, 32 anni, è chiusa e cupa, le dita dalle lunghe unghie laccate rosso sangue intrecciate sotto il mento, mentre rivolge sguardi di muto rimprovero a Sacchi che vuole lasciarla. Solo la nuova amante, giustamente, ride: all’industriale piace appunto per il carattere allegro Sandra Guidi di Monteolimpino, detta Mimì, meno giovane delle rivali, moglie in attesa d’annullamento che prima del matrimonio era commessa in un bar e ora possiede una boutique. La compagnia è elegante: Lilian indossa un abito in seta stampata azzurro e bianco, Pia un abito bianco con una cappa d’ermellino (che avrà un ruolo importante nella vicenda), Carlo Sacchi la giacca da sera estiva bianca. C’è il marito di Pia, il conte Lamberto Bellentani, impassibile e indifferente: non può non sapere della relazione della moglie, che proprio sotto i suoi occhi poche sere prima ha fatto una scenata di gelosia a Sacchi al casinò di Campione. Poi ci sono Adriana Dulfer Dans, Franca Tremolada, la giornalista Elsa Herter, l’industriale Gigi Taroni (che essendo seduto accanto a Lilian e Pia, sarà spesso, nei reportage fotografici, scambiato per Sacchi). La serata è importante: c’è una cena di gala, la presentazione della nuova collezione di Biki, famosa creatrice di moda e comproprietaria del Corriere della Sera. Tra gli ospiti internazionali, il barone Rotschild, la principessa d’Alenberg, il Pascià Sabrì d’Egitto, zio di re Farouk. Sacchi si alza spesso dal tavolo: è irrequieto di suo, ma è anche infastidito dall’atteggiamento della Bellentani. Teme un bis della scenata di Campione. E si allontana, secondo un suo vezzo, le mani in tasca, saltellando ogni tanto sul piede destro. Quando torna al tavolo, Pia se n’è andata.
La sfilata di moda è finita da parecchio. La gente si alza, va pigramente verso la Sala Napoleonica, tutta stucchi e dorature, dove c’è il bar. Sono quasi le due di notte, molti se ne sono già andati. Quelli che restano, chiacchierano seduti sulle poltrone o sugli sgabelli accanto al bancone. Rientra Pia Bellentani: ha un involto giallo sotto la cappa d’ermellino. È stravolta, si avvicina a Sacchi. Gli dice, appassionata: «Perché non la smetti di tormentarmi? Se non la pianti, ti uccido!». L’industriale comasco le ride in faccia: «Sei proprio una terrona!». E rincara la dose: «Possibile che voi terroni non abbiate in mente nient’altro che storie da fumetti?». Continua a ridere, mentre Pia tira fuori la pistola del marito, che era stata depositata al guardaroba, avvolta in un golf giallo e che lei è andata a riprendere (il conte Bellentani la porta sempre con sé, una vecchia calibro 9 di fabbricazione ungherese, una Fegyverzyar automatica modello 37). Sacchi ride sempre più forte e lei spara, un colpo solo, da sotto la cappa d’ermellino.Logorata dal trattamento riservatole dall’amante, Pia Bellentani prese la pistola lasciata dal marito nel guardaroba, si avvicino' a Sacchi e lo colpi' a bruciapelo.

Sembra soltanto lo schiocco di un tappo di champagne. Qualcuno, assonnato o brillo, alza meccanicamente il bicchiere in un brindisi. Nessuno capisce di che si tratta, perché Sacchi continua a ridere, mentre cade lentamente, afflosciandosi. Il riso si trasforma in un rantolo, che sembra sempre una risata, solo più soffocata. E anche quando è a terra, gli rimane stampata sul viso una smorfia ironica. Qualcuno non vuole crederci, mormora: «Che scherzo stupido». Capisce tutto, invece, il marito di Biki, Robert Bouyeure, ex paracadutista, che sa riconoscere un colpo di pistola e un cadavere e si precipita verso la Bellentani. Lei estrae da sotto la cappa la pistola e se la punta alla tempia, premendo inutilmente il grilletto. L’arma s’è inceppata. Pia, gli occhi sbarrati, si lamenta: “La mia non spara più, la prego, mi presti la sua». È isterica, urla e Bouyeure le appioppa un paio di schiaffi per farla star zitta, poi quasi le suggerisce la linea di difesa: «Madame, è chiaro che si è trattato di un incidente…». E forse è davvero così: Pia non ha mai preso in mano un’arma, quella è la prima volta in vita sua che ha sparato. E con quell’unico colpo ha centrato al cuore Carlo Sacchi.

La contessa viene condannata a dieci anni, pena ridotta a sette in appello. Esce alla vigilia di Natale del 1955. Rivede le figlie Flavia e Stefania, passa la prima notte a Roma dal fratello Giulio, avvocato, la seconda a Sulmona dall’altro fratello, Fernando, ingegnere. Pia si stabilisce a Roma con le figlie, nel quartiere Prati. Rimasta vedova si risposa, con lo scrittore e giornalista Enrico Roda, che s’è innamorato di lei intervistandola. La contessa conduce vita ritirata, vuole solo essere dimenticata. 

Alla contessa Bellentani la Corte si  riconobbe il vizio di mente e si applicò la misura di sicurezza di dieci anni di manicomio giudiziario, ridotti poi a sette, trascorsi nel manicomio giudiziario di Aversa, dove fu sottoposta a perizia psichiatrica dal prof. Filippo Saporito.

Il professor Saporito impiego' ben due anni per stendere la perizia psichiatrica della contessa, l’ultima della sua carriera di illustre luminare della psichiatria (aveva cominciato con il brigante Musolino) e stabili'che la donna era vittima di un male ereditario, che già in tenera età le avevano portato smarrimenti, turbamenti, annebbiamenti mentali.

Saporito aveva studiato la vita della contessa in ogni particolare, aveva letto le sue lettere, i suoi quaderni di scuola.
L’idea del suicidio l’aveva accompagnata per tutta la vita e lei, forse, uccidendo l’amante aveva ucciso se stessa. 
Il suo ingresso in manicomio fu seguito con lo stesso interesse con cui i giornali avevano seguito le fasi del processo.

La contessa fu accolta con grandi gentilezze e cortesie. Dopo qualche tempo fu autorizzata a tenere con sé il pianoforte a coda che talvolta suonava per le ricoverate. 
Quando lasciò il manicomio giudiziario di Aversa, ad attenderla al portone la contessa trovò un gruppo di fotografi.

Lei, accompagnata dal suo avvocato, elegante, altera come sempre, si limitò a salutare alzando il braccio, poi salì su una macchina nera di lusso che partì senza nessuna esitazione per l'Abruzzo dove l'attendevano la madre e le due figlie.






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LE VILLE DI COMO : VILLA D' ESTE

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Il poeta Shelley disse : "Questo lago supera qualsiasi idea di bellezza": Una delle cose più belle quando si arriva nei dintorni di Como e del suo lago sono le ville a vista lago,presenti un po' dovunque nella zona.

Villa d' Este, inizialmente chiamata " Villa del Garovo " è una residenza patrizia rinascimentale. Villa d' Este si trova sulle rive del Lago di Como nel comune di Cernobbio. Nel corso del tempo è stata ampliata e arricchita a più riprese.

Gerardo Landriani Capitani, Vescovo di Como, costruì qui un convento femminile nel 1442, presso il torrente Garovo. Un secolo dopo, il Cardinale Tolomeo Gallio lo demolì e commissionò all'architetto Pellegrino Tibaldi la costruzione di una residenza per uso personale. La Villa del Garovo, unitamente ai lussuosi giardini, fu costruita negli anni dal 1565 al 1570 e, mentre il cardinale era in vita, divenne il luogo di vacanze di politici, intellettuali ed ecclesiasti.

Alla morte di Gallio la villa fu ereditata dai familiari, i quali, durante gli anni, la lasciarono cadere in uno stato di fatiscenza. Dal 1749 al 1769 divenne un centro per esercizi spirituali dei Gesuiti, dopodiché fu prima acquistata dal conte Mario Odescalchi, indi, nel 1778 da un certo conte Marliani.

Nel 1784 passò alla famiglia milanese dei Calderari, la quale la sottopose ad importanti restauri e creò un nuovo giardino all'italiana, con un imponente ninfeo ed un tempio con una statua del diciassettesimo secolo raffigurante Ercole che scaraventa Licas nel mare. Dopo la morte del marchese Bartolomeo Calderari, la villa passò alla consorte, Vittoria Peluso, già ballerina del Teatro alla Scala, conosciuta come la Pelusina, la quale convolò in seguito a nozze con un generale napoleonico, il conte Domenico Pino. Una piccola fortezza fu eretta nel parco in suo onore.

Nel 1815 divenne la residenza di Carolina Amalia di Brunswick, Principessa del Galles, moglie separata del futuro re Giorgio IV, che l'acquistò con un rogito in cui procuratore fu Alessandro Volta; la villa venne denominata Nuova villa d'Este, in omaggio alle presunte origini estensi di Carolina, ed il parco venne ridisegnato in stile inglese.

Fu convertita alla fine dell'Ottocento in un albergo dove confluiva la nobiltà e l'alta borghesia europea. Prese in quel momento definitivamente il nome di Villa d'Este, anche per sfruttare la fama internazionale dell'omonima villa di Tivoli.

Nel dopoguerra, tornò ad essere un rinomato luogo di appuntamenti mondani, e fu teatro del celebre delitto Bellentani o "delitto dell'ermellino" (15 settembre 1948), un fatto che ebbe grande risonanza nella stampa dell'epoca: la contessa Pia Bellentani uccise, nel corso di una festa nei lussuosi locali, il suo amante Carlo Sacchi, coprendo la pistola con la sua stola di ermellino. Tentò subito dopo di uccidersi ma la pistola si inceppò: per l'omicidio venne condannata a soli dieci anni di reclusione, ridotti poi a sette, grazie all'attenuante dell'infermità mentale. L'omonima società che gestisce l'albergo ha superato ampiamente i cento anni di vita per anni quotata al borsino o al terzo mercato, e poi sul mercato telematici Temex.

Considerato a livello internazionale uno dei più bei giardini d'Italia, è un giardino di proprietà dell' Hotel Villa D'este che si affaccia sul lago di Como. La costruzione del parco nasce insieme con la Villa nel 1568, si narra che già nel 1615 il sultano del Marocco rimase estesiato dalla bellezza e dal fascino del luogo.

Il giardino nel corso degli anni ha perso l’impostazione cinquecentesca e acquisito la grandiosità scenografica del barocco ospita uno dei platani più longevi che si conosca di 500 anni, ma anche castagni, magnolie, glicini, allori, agavi, palme, cipressi, pini, lecci, rose, glicini, azalee, camelie, narcisi e aiuole dalle diverse sfumature di mille colori.
Immenso, ricco e suggestivo, il parco che circonda Villa d'Este vanta la presenza di uno dei platani più longevi della Lombardia: oltre 500 anni di vita. Le innumerevoli varietà di piante lo rendono un vero e proprio giardino botanico. Castagni,magnolie,glicini,allori,agavi,palme,cipressi,pini,lecci,ligustri  e molti altri alberi si contendono la visibilità con gelsomini, oleafragans,azalee, camelie,ortensie, oleandri, rododendri, pitosfori,laurocerasi, con un tocco vivace di narcisi,viole del pensiero,gerani e impatiens. Ogni stagione ha i suoi meravigliosi profumi e colori.



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