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venerdì 10 aprile 2015

MUSSOLINI A GARGNANO

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Nel 1944, dopo anni di sanguinose avanzate e ritirate, la II° Guerra Mondiale aveva investito in pieno l’Italia, tagliandola in due tronconi. A sud, infatti, l’esercito regio si era schierato a fianco delle forze anglo-americane, mentre da Roma in su, l’esercito tedesco opponeva una tenace resistenza alla lenta avanzata avversaria. Nell’ottobre del 1943 nasceva tra Salò e Gargnano la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), ultimo tentativo di Benito Mussolini e Adolf Hitler di riorganizzare l’Italia fascista. La scelta della sponda occidentale del lago di Garda come sede del nuovo governo non era casuale. Il Garda era una località tranquilla, lontana dalle tensioni sociali delle grandi città, con una attività partigiana ridotta e con un basso rischio di attacchi aerei o di commando. Con l’annessione alla Germania del Trentino Alto Adige e di buona parte dell’alto lago, i confini del Reich erano stati portati a Limone, a soli 20 chilometri da Gargnano: l’area risultava facile da raggiungere e da difendere. Inoltre la presenza sul territorio di numerosi alberghi, case di cura, eleganti ville e comode dimore private, assicurava, senza grossi problemi, sistemazioni ideali per i ministeri, gli uffici amministrativi, i gerarchi e gli ufficiali italiani e tedeschi. La nascita ufficiale della Repubblica Sociale reca la data del 14 novembre 1943, in coincidenza con l’Assemblea Nazionale del Partito Fascista tenuta a Verona. Il 1° dicembre 1943 il nuovo Stato prendeva il nome definitivo di Repubblica Sociale Italiana. Mussolini arrivò a Gargnano il 10 ottobre 1943 dove occupava, in località San Faustino, Villa Feltrinelli (oggi hotel di lusso). Viveva accanto alla moglie, donna Rachele, ai figli Romano e Annamaria e ad altri parenti stretti. Villa Feltrinelli era vigilata da 30 SS della guardia personale di Hitler (solo più tardi un reparto italiano poteva affiancarsi ai tedeschi) accasermate nelle cantine della villa. Un cannone antiaereo era installato sul tetto. A 600 metri da Villa Feltrinelli, nel centro di Gargnano, Palazzo Feltrinelli (oggi di un distaccamento dell’Università degli Studi di Milano) ospitava le segreterie particolari e politiche affidate a Vittorio Mussolini e Giovanni Dolfin. Sulla strada statale, la Caserma degli Alpini “Magnolini” era sede delle guardie di Mussolini. Una grande pista per piccoli aerei era ubicata dove oggi si trova il Bogliaco Golf Resort. A Bogliaco, il settecentesco Palazzo Bettoni era sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le cui riunioni venivano convocate dal Sottosegretario Barracu. Nelle gallerie tra Gargnano e Riva del Garda venivano installate fabbriche specializzate nella produzione e riparazione di armi da guerra, di motori di automobili e di aereo. Poiché le officine occupavano metà galleria, il traffico automobilistico funzionava a senso unico alternato. Le due Italie, quella di Badoglio e quella della Repubblica Sociale Italiana, proseguirono in parallelo il loro cammino dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, data della liberazione. Benito Mussolini trovò la morte il 28 aprile, non sul Garda, ma nei pressi del lago di Como. Nei mesi successivi gli alberghi, le ville e le dimore, sedi dei ministeri e degli uffici, venivano restituiti ai loro proprietari.

Villa Feltrinelli si trova a poche centinaia di metri a nord di Gargnano e rappresenta l'edificio gargnanese con maggiore celebrità storica. Situata in posizione superba sulla sponda occidentale del Lago di Garda, la si può considerare la residenza di campagna della Famiglia Feltrinelli, la quale una volta trasferita a Milano ne fecero il rifugio dalla calura estiva meneghina. Progettata in stile neo-gotico, i Feltrinelli ne seguirono personalmente la cura degli interni commissionando a vari artigiani dell'epoca intricate boiserie, soffittature in legno intagliato, vetrate policrome e soffitti affrescati.

Fu costruita tra il 1892 ed il 1899, con progettazione attribuita da alcuni a Francesco Solmi e da altri a Alberico Belgiojoso. Di ispirazione neoromantica, presenta un coronamento merlato. La facciata verso il lago rappresenta la parte più fastosa della villa.

La facciata a lago ha una veranda-terrazza e una serie di aperture diverse(trifore, bifore, a stella rotonde) che caratterizzano altamente i fronti, anche perché sono contornate da cornici in pietra bianca. La villa ha tre corpi di differenti altezze. La villa è considerata "monumentale", si trova in località San Faustino, dal nome di un oratorio che qui sorgeva e che fu parzialmente inglobato nella costruzione del fabbricato.
Uno dei tre corpi della villa (quello centrale) è di forma esagonale; un tempo si concludeva con una torretta fatta abbattere dai tedeschi per ragioni militari durante la residenza di Mussolini.
Mussolini arriva a Villa Feltrinelli l'8 ottobre 1943. Da qui ogni mattina il Duce raggiunge il Quartier Generale alla Villa delle Orsoline (Palazzo Feltrinelli) spostandosi con l'auto. Gli edifici più significativi affacciati sul percorso furono requisiti dalle truppe germaniche e dalle S.S. Il 29 ottobre 1943 Mussolini viene raggiunto a Villa Feltrinelli dalla moglie Rachele e dai figli Annamaria e Romano. Mussolini resterà a Villa Feltrinelli fino al 18 Aprile 1945, quando si trasferirà a Milano per terminarvi 10 giorni dopo la sua vicenda umana e politica.
Gargnano durante la R.S.I. era suddivisa con ben tre posti di blocco o zone; per muoversi all'interno c'era bisogno di tre lasciapassare: il primo posto di blocco si trovava poco scostato dal Chiostro di San Francesco e consentiva di entrare nella Zona A. Un secondo posto di blocco con sbarra era collocato all'inizio di Via Rimembranza, a pochi metri dal quartier generale; da questo punto si entrava nella Zona B. La Zona C invece era il punto più presidiato ed equivaleva al perimetro nel quale si trova Villa Feltrinelli. Giardinieri e operai che lavoravano nella Villa erano forniti di un lasciapassare del tutto particolare.
Il riparo da eventuali attacchi aerei viene garantito da un rifugio alle spalle della Villa, verso il monte; in questo ex rifugio si trovano ora le caldaie della lussuosa struttura.
Durane la permanenza di Mussolini sul tetto della Villa furono sistemati due cannoncini e mitragliatori antiaerei e per ragioni di sicurezza fu fatta demolire la parte sommitale della torre. Su Gargnano si contarono una decina di bombardamenti aerei da parte degli Anglo-Americani, nessuno dei quali stranamente colpì i punti nevralgici della R.S.I.: Villa Feltrinelli e Palazzo Feltrinelli.

«Paesucolo pieno di pettegolezzi e di spie», «Detesto ormai queste rive», «Siamo in un budello e per giunta cieco. Non pretenderanno che io possa governare da Gargnano e cioè dalla località più eccentrica della penisola!». I commenti di Benito Mussolini con la sua amante Clara Petacci ed il suo segretario Giovanni Dolfin spiegano bene l'insoddisfazione per la destinazione gardesana riservatagli, a sua insaputa, dagli alleati tedeschi nell'ottobre 1943, mentre la Repubblica sociale italiana muove i primi incerti passi. Sulla data di arrivo del capo del Fascismo a Gargnano non ha dubbi Georg Zachariae, cui Hitler affida la salute del Duce. Il medico tedesco ricorda la convocazione per le ore 17 dell'8 ottobre: «Non dimenticherò mai questa data», scrive dopo essere stato accompagnato a «villa Feltrinelli a Gargnano, dove Mussolini mi aspettava». Una breve nota della Segreteria Particolare del Duce rafforzerebbe l'ipotesi del giorno 8, verosimilmente di sera. Il documento, del 16 ottobre, assicura una positiva gestione della cucina della villa Feltrinelli «in questa prima settimana di permanenza del Duce».La storia minuta di Gargnano si intreccia per 18 mesi con quella angosciosa del pianeta, precorsa dal succedersi di eventi: il 12 settembre il Duce è liberato a Campo Imperatore; il 18 annuncia da Radio Monaco la nascita della Rsi; il 28 sovrintende la seconda assise del Governo Fascista Repubblicano, dopo essere stato assente alla prima, il 23. Le successive 15 adunanze le presiederà a palazzo Bettoni di Bogliaco.Mentre la Rsi cerca una sua definizione internazionale, dall'8 ottobre si affastellano a Gargnano centinaia di ricevute per generi alimentari diretti a villa Feltrinelli per le «Famiglie Segreteria Particolare del Duce»: 30 chilogrammi di burro, 100 di zucchero, 36 di olio, 100 di pasta, di carne, di marmellata, 1.000 di patate, 50 di formaggio grana, di formaggio molle, di salame, di prosciutto, 250 di riso, 20 di sapone, 10 di grassi di maiale. Non manca l'omaggio del Podestà del paese ai nuovi ospiti: otto fiaschi di Chianti, acquistato al bar Gardesana, per 321 lire.Villa Feltrinelli (tre piani più il seminterrato, 26 vani utili e 34 di servizio) viene requisita a partire dal primo ottobre per un affitto mensile di 6.400 lire. E i Feltrinelli, il 13 ottobre, devono trasferire il loro mobilio a Milano. Per alcune settimane la villa funziona da abitazione ed ufficio e il clima di disordine continua fino a fine novembre, quando le segreterie traslocano nel palazzo delle Ex Orsoline, requisito a Luisa Doria Feltrinelli, per 3.100 lire al mese.La sera del 29 ottobre giunge Rachele, moglie di Mussolini, con Romano e Anna Maria, i figli più piccoli. Rachele organizza casa e parco circostante, li ripopola con galline e conigli e, più avanti, vacca con vitellino, maiale, tre cani e due gatti.Compito primario delle forze fasciste (circa 700 elementi, per metà appartenenti al Battaglione «M» Guardia del Duce) e delle SS di stanza a Gargnano (una fonte parla di 500 effettivi) è garantire la sicurezza del Duce, iniziando dalla fornitura di acqua potabile: sulla collina delle Ravere, a poche centinaia di metri, viene individuata una fonte ed il serbatoio è controllato a vista giorno e notte da SS e Milizia Confinaria. Tutte le case in prossimità di villa Feltrinelli sono requisite, strade e sentieri sorvegliati e, per entrare in ciascun edificio dove si trova il Duce (villa Feltrinelli, le ex Orsoline o palazzo Bettoni), necessita più di un lasciapassare. Sulla torretta che sovrasta villa Feltrinelli viene installato un cannoncino di cui Mussolini sostiene l'inefficacia. L'obiezione è accolta solo nel gennaio 1945 e la torretta è abbattuta. L'apparato a garanzia della sicurezza del capo del Fascismo è efficiente solo sulla carta mentre rimpalli di responsabilità e polemiche tra fascisti e germanici non si contano. Dentro villa Feltrinelli succedono episodi inverosimili (e documentati), come le visite senza ostacoli di Edda Ciano al padre o il tragitto di un fornaio che percorre l'intero parco fino ad entrare nell'edificio senza essere identificato. E i furti. Due tagli di stoffa vengono sottratti a Donna Rachele da un SS addetto alla sorveglianza mentre il ricettatore (per mille lire) è un milite fascista. Da una vettura spariscono la pelle dello schienale, l'orologio del cruscotto e le candele del motore; a Vittorio, figlio di Mussolini, e ad Eraldo Monzeglio (campione del mondo di calcio, istruttore di tennis nella villa), vengono rubate addirittura le rivoltelle. Qualcuno cerca anche di scassinare la cassaforte dei Mussolini, all'interno del bunker antiaereo. L'inchiesta che ne segue si conclude con una geniale smentita del tentativo: «Le alterazioni alla cassaforte non vanno attribuite a tentativi di scasso, bensì al malvezzo che i falegnami hanno di incastrare l'accetta nel muro dopo avere eseguito i lavori su legname». Vicende marginali sul lago attorno al Duce, mentre il fragore del disastro si avvicina.

La residenza storica di campagna è stata ora trasformata in un lussuoso albergo che comprende 18 suites e ben 85 dipendenti a servizio continuo.

Nel 1997, dopo anni di declino, un grande hotelier di nome Bob Burns (fondatore della catena alberghiera "Regent International Hotels") diede la nuova vita alla struttura, affidando lo studio di architettura di interni a "Babey Moulton Jue and Booth" di San Francisco, i quali hanno ricreato l'atmosfera di una residenza di nobili famiglie.
La villa è connessa a un vasto parco caratterizzato da alberi rari, esotici a anche vecchi; da edifici rustici che un tempo furono le abitazioni dei contadini che lavoravano per i Feltrinelli. Con la ridestinazione alberghiera sono diventati vere e proprie villette a disposizione di clienti alla ricerca di qualcosa di più esclusivo delle suites ubicate nel corpo centrale. La villa era anche provvista di un grande limonaia tutt'ora visibile.
Quanto resta della vecchia limonaia ora è un curato giardino a disposizione degli ospiti che scelgono di alloggiare nei rustici sparsi per il parco.



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mercoledì 1 aprile 2015

LA VILLA BIANCHI DI TOSCOLANO

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Storica dimora gardesana dove una compatta struttura ottocentesca si fonde armoniosamente con raffinati motivi in stile liberty, negli ampi saloni, decorati da affreschi, e arredi originali in perfetto stile Umbertino.

Fu sede del Partito Fascista Repubblicano e del Comando delle Brigate Nere con Alessandro Pavolini.


La villa Bianchi appartenente nel 18° secolo circa alla facoltosa famiglia dei Conti Bettoni di Bogliaco, insieme a numerose altre proprietà sparse per tutta la Riviera fino a Limone, non fu solo una casa di abitazione privata, ma fu adibita a vari usi industriali. Si presume che la famiglia Bettoni, nota per essere dedita alla esclusiva attività della coltivazione dei limoni, l’abbia anche usato per scopi inerenti a questa attività.

Nel 1849  in questo stabile vi era installata, probabilmente esistente già da diverso tempo, una piccola cartiera appartenente a Franco Veronese, appartenente ad una nota famiglia di Maderno risultante proprietaria, già dal 1811, di un’altra cartiera nella valle in località Maina di sotto, dove è sorto recentemente il Museo della carta. In questa piccola cartiera esistente in Via dell’Arco, ora Via Aquilani, venivano in quell’epoca impiegati ventinove operai e la produzione si riferiva a carta fine di gran qualità. Dallo stesso documento risulta che in questo stabile funzionasse anche un filatoio di “galete”(bozzoli dei bachi da seta) con 16 fornelli e 37 dipendenti, di Erculiano Veronese il quale gestiva, probabilmente nello stesso edificio, anche un torchio da olive.

Le suddette attività svolte in quest’edificio cessarono definitivamente nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando nel 1894 passò di proprietà ad un certo Generale Lamberti di Castelletto del Piemonte, il quale lo trasformò in abitazione privata. Per questo scopo  Lamberti provvide a lavori di ristrutturazione della facciata verso il lago, alla costruzione della torretta principale e a qualche aggiunta stile “liberty". In quel tempo non esisteva ancora la strada statale, che fu costruita qualche anno dopo, e quindi il giardino della villa confinava con il lago.

La villa Bianchi fu ristrutturata dal sig. Bianchi e, nell’anno 1925, fece anche completare la facciata a lago ed ai lati con significative decorazioni a “graffito” (particolare tecnica d’incisione eseguita con una punta su una superficie dura, mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso).

Intorno agli anni quaranta il palazzo fu ceduto ad una società immobiliare con a capo G. Battista Benoni, il quale fece eseguire numerosi lavori interni d’abbellimento. Fu verso la fine del 1940 che, per una disposizione governativa, conseguente alle necessità della guerra allora in corso, fu tolta l’artistica cancellata di ferro che cingeva il parco a lago lasciando solo l’attuale muretto. Nel 1942  Benoni chiamò il noto pittore salodiano Angelo Landi (1879-1944) a decorare con preziosi affreschi, tuttora esistenti, le pareti dello scalone che porta al primo piano nonché il soffitto della veranda, ora rovinato dalle infiltrazioni d’acqua, e di una saletta accanto. Gli affreschi dello scalone riproducono la “Leggenda di Engardina”, la mitica regina dei nani che, rapita dal dio delle acque, Nettuno, celato sotto le spoglie di un camoscio, con lui s’immerge nelle acque del Benaco donandovi il colore e lo splendore dei suoi lunghi capelli azzurri. Pochi mesi dopo che questi dipinti furono ultimati, e precisamente nell’ottobre 1943, quando Mussolini liberato dalla prigionia al Gran Sasso costituì la Repubblica Sociale Italiana, viene scelta la Riviera del Garda quale sede di questo nuovo governo ed a Maderno (anche se la Repubblica è ora comunemente chiamata di Salò) fissano la loro sede i principali uffici Ministeriali. Il Ministero dell’Interno, uno dei più importanti di ogni governo, s’installa nell’edificio scolastico mentre la Sede del Partito Fascista Repubblicano ed il Comando delle Brigate Nere è sistemata nella villa Benoni. La direzione di quest’importante ufficio politico è assunta da Alessandro Pavolini, ex Federale di Firenze, il quale fissa la sua abitazione presso la Villa Cavallero posta sul Lungolago di Maderno. Intorno a questo palazzo fu posto un servizio di sorveglianza continua composto da Agenti di Polizia alternati da gruppi di giovani fascisti chiamati “Bir el Gobi”, armati di mitra.

Verso la fine dell’aprile 1945, quando l’Italia settentrionale è raggiunta dalle forze alleate, gli uffici sono frettolosamente abbandonati ed inizia una fuga generale. Sul terrazzo superiore della villa Benoni i fascisti appiccarono fuoco a numerosi documenti. Pavolini fu poi catturato e ucciso dai partigiani a Dongo il 28 aprile e la sua salma, successivamente, fu esposta in Piazzale Loreto accanto a quella di Mussolini ed altri gerarchi.

Dopo alcuni anni dal termine della guerra  Benoni cedette il palazzo alla famiglia Piva, già proprietaria dell’Albergo Maderno, la quale, dopo opportune modifiche, lo trasformò in Albergo. In un primo tempo fu chiamato Albergo Palace, mentre dal 1965 prese definitivamente il nome di Albergo Golfo.


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sabato 21 marzo 2015

LE VILLE DI COMO : VILLA D' ESTE

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Il poeta Shelley disse : "Questo lago supera qualsiasi idea di bellezza": Una delle cose più belle quando si arriva nei dintorni di Como e del suo lago sono le ville a vista lago,presenti un po' dovunque nella zona.

Villa d' Este, inizialmente chiamata " Villa del Garovo " è una residenza patrizia rinascimentale. Villa d' Este si trova sulle rive del Lago di Como nel comune di Cernobbio. Nel corso del tempo è stata ampliata e arricchita a più riprese.

Gerardo Landriani Capitani, Vescovo di Como, costruì qui un convento femminile nel 1442, presso il torrente Garovo. Un secolo dopo, il Cardinale Tolomeo Gallio lo demolì e commissionò all'architetto Pellegrino Tibaldi la costruzione di una residenza per uso personale. La Villa del Garovo, unitamente ai lussuosi giardini, fu costruita negli anni dal 1565 al 1570 e, mentre il cardinale era in vita, divenne il luogo di vacanze di politici, intellettuali ed ecclesiasti.

Alla morte di Gallio la villa fu ereditata dai familiari, i quali, durante gli anni, la lasciarono cadere in uno stato di fatiscenza. Dal 1749 al 1769 divenne un centro per esercizi spirituali dei Gesuiti, dopodiché fu prima acquistata dal conte Mario Odescalchi, indi, nel 1778 da un certo conte Marliani.

Nel 1784 passò alla famiglia milanese dei Calderari, la quale la sottopose ad importanti restauri e creò un nuovo giardino all'italiana, con un imponente ninfeo ed un tempio con una statua del diciassettesimo secolo raffigurante Ercole che scaraventa Licas nel mare. Dopo la morte del marchese Bartolomeo Calderari, la villa passò alla consorte, Vittoria Peluso, già ballerina del Teatro alla Scala, conosciuta come la Pelusina, la quale convolò in seguito a nozze con un generale napoleonico, il conte Domenico Pino. Una piccola fortezza fu eretta nel parco in suo onore.

Nel 1815 divenne la residenza di Carolina Amalia di Brunswick, Principessa del Galles, moglie separata del futuro re Giorgio IV, che l'acquistò con un rogito in cui procuratore fu Alessandro Volta; la villa venne denominata Nuova villa d'Este, in omaggio alle presunte origini estensi di Carolina, ed il parco venne ridisegnato in stile inglese.

Fu convertita alla fine dell'Ottocento in un albergo dove confluiva la nobiltà e l'alta borghesia europea. Prese in quel momento definitivamente il nome di Villa d'Este, anche per sfruttare la fama internazionale dell'omonima villa di Tivoli.

Nel dopoguerra, tornò ad essere un rinomato luogo di appuntamenti mondani, e fu teatro del celebre delitto Bellentani o "delitto dell'ermellino" (15 settembre 1948), un fatto che ebbe grande risonanza nella stampa dell'epoca: la contessa Pia Bellentani uccise, nel corso di una festa nei lussuosi locali, il suo amante Carlo Sacchi, coprendo la pistola con la sua stola di ermellino. Tentò subito dopo di uccidersi ma la pistola si inceppò: per l'omicidio venne condannata a soli dieci anni di reclusione, ridotti poi a sette, grazie all'attenuante dell'infermità mentale. L'omonima società che gestisce l'albergo ha superato ampiamente i cento anni di vita per anni quotata al borsino o al terzo mercato, e poi sul mercato telematici Temex.

Considerato a livello internazionale uno dei più bei giardini d'Italia, è un giardino di proprietà dell' Hotel Villa D'este che si affaccia sul lago di Como. La costruzione del parco nasce insieme con la Villa nel 1568, si narra che già nel 1615 il sultano del Marocco rimase estesiato dalla bellezza e dal fascino del luogo.

Il giardino nel corso degli anni ha perso l’impostazione cinquecentesca e acquisito la grandiosità scenografica del barocco ospita uno dei platani più longevi che si conosca di 500 anni, ma anche castagni, magnolie, glicini, allori, agavi, palme, cipressi, pini, lecci, rose, glicini, azalee, camelie, narcisi e aiuole dalle diverse sfumature di mille colori.
Immenso, ricco e suggestivo, il parco che circonda Villa d'Este vanta la presenza di uno dei platani più longevi della Lombardia: oltre 500 anni di vita. Le innumerevoli varietà di piante lo rendono un vero e proprio giardino botanico. Castagni,magnolie,glicini,allori,agavi,palme,cipressi,pini,lecci,ligustri  e molti altri alberi si contendono la visibilità con gelsomini, oleafragans,azalee, camelie,ortensie, oleandri, rododendri, pitosfori,laurocerasi, con un tocco vivace di narcisi,viole del pensiero,gerani e impatiens. Ogni stagione ha i suoi meravigliosi profumi e colori.



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