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domenica 11 settembre 2016

LE TORRI GEMELLE

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Le torri gemelle furono i due grattacieli che fecero diventare famosa Lower Manhattan. I due edifici furono inaugurati il 4 aprile 1973, avevano 110 piani ciascuno e superavano l'altezza di 415 m con una superficie occupata di 63,4 m × 63,4 m.

Nel 1960 fu istituita la Lower Manhattan Association presieduta da David Rockefeller, che ebbe l'idea di costruire il centro. Numerosi grattacieli furono costruiti nella Midtown. Lower Manhattan invece era stata esclusa fino a che David Rockefeller, grazie all'aiuto di suo fratello Nelson, riuscì a proporre che vi fosse edificato un Centro del commercio mondiale. Il progetto, costruzione e scavi inclusi, veniva a costare 335 milioni di dollari che furono forniti quasi interamente dall'autorità portuale di New York e New Jersey.

Nel marzo 1965, la Port Authority iniziò ad acquistare le proprietà situate sul sito del World Trade Center. In seguito, l'Ajax Wrecking e la Lumber Corporation vennero designate per i lavori di demolizione, che iniziarono il 12 marzo 1966 e che avevano come obiettivo la preparazione del sito per la costruzione del complesso.

La posa della prima pietra, con cui ebbe ufficialmente inizio la costruzione del World Trade Center, avvenne il 5 agosto 1966. Nel 1968 iniziò la costruzione della Torre Nord (WTC 1) e dei 4 edifici minori Marriott World Trade Center, WTC 4, WTC 5 e WTC 6. Nel 1969 due gru iniziavano la costruzione della Torre Sud (WTC 2) e un anno dopo il WTC 1 era completo con i suoi 417,5 m; nel 1971 fu completata anche la Torre Sud e contemporaneamente alla costruzione del World Financial Center, cominciò la costruzione dell'edificio WTC 7. Il complesso entrò subito a far parte della World Trade Centers Association come tutti i WTC presenti nel mondo.

Negli anni successivi alla costruzione dei grattacieli insorse la necessità di collocarvi una antenna televisiva. Fu deciso di posizionarla sulla cima della Torre Nord e il 110º piano dell'edificio fu occupato dal servizio pubblico di radio e televisione.

I due imponenti edifici, superando l'altezza di 381 m dell'Empire State Building, diventarono per pochi mesi i fabbricati più alti del mondo, prima di essere superati dalla Sears Tower di Chicago (443 m).

Al 107º piano della Torre Nord si trovava il ristorante Windows on the World (finestre sul mondo), noto per lo slogan "il ristorante più alto del mondo", che affacciava verso l'Empire State Building, mentre negli ultimi piani della Torre Sud era presente un osservatorio.

Oltre alle due Twin Towers, il complesso del World Trade Center comprendeva anche altri 5 edifici minori:
l'Hotel, identificato anche come WTC 3 era situato nella parte sud-ovest del complesso, esattamente tra le due Torri Gemelle. Costruito nel 1981 e rilevato dalla Marriott nel 1995, si sviluppava per 22 piani con 825 camere.
L'edificio WTC 4, composto da 9 piani e costruito nel 1975, era situato nell'angolo sud-orientale. In questo edificio avevano sede alcune compagnie governative.
L'edificio WTC 5, costruito insieme alle due Torri Gemelle nel 1972, aveva 9 piani ed era situato a nord-est del complesso. Era la sede del servizio doganale US Commodities Exchange ed era stato costruito sopra la stazione "World Trade Center" della metropolitana.
L'edificio WTC 6, anch'esso di 9 piani e altresì completato nel 1975, era la sede di alcune banche (tra le quali Deutsche Bank) e della U.S. Customs House.
L'ultimo edificio, il WTC 7, era un grattacielo di 47 piani che occupava il settore nord del complesso solo dal 1987. Era alto 186 metri ed il suo colore rosso granito lo diversificava dagli edifici circostanti. All'interno vi era il NYC Office of Emergency Management, centro emergenze della città di New York, voluto nel 1993 dall'ex sindaco della città Rudy Giuliani.
Nei sotterranei era presente anche un vasto centro commerciale, il World Trade Center Mall.
Questi edifici erano tutti collegati attraverso passaggi sopraelevati o sotterranei. Alcuni di questi passaggi mettevano in comunicazione il World Trade Center con i grattacieli del vicino complesso World Financial Center.

Negli anni successivi al completamento delle Torri Gemelle, vennero apportate una serie di modifiche strutturali per soddisfare le esigenze degli inquilini. Queste modifiche, che dovevano essere effettuate in conformità con il Tenant Alteration Review Manual della Port Authority e approvate dalla Port Authority stessa, includevano, per esempio, la realizzazione di nuove scale per collegare i vari piani occupati dagli stessi inquilini, ma anche il rinforzo delle travi d'acciaio nel nucleo per consentire carichi maggiori.

Alcune riparazioni vennero effettuate, invece, sui livelli più bassi della Torre Nord dopo l'attentato del febbraio 1993. I danni più gravi vennero riscontrati nei livelli B1, B2 e, in parte minore, anche nel livello B3; le colonne strutturali primarie non vennero danneggiate, ma le strutture secondarie subirono alcuni danni. I pavimenti che erano stati distrutti, dovevano anch'essi essere riparati; infatti, i diaframmi erano in pericolo di crollo, poiché i vari solai non fornivano più supporto contro le acque del fiume Hudson che premevano contro di essi dalla parte opposta. L'impianto di refrigerazione, situato nel livello B5, venne pesantemente danneggiato e sostituito con un impianto temporaneo per l'estate di quell'anno; anche l'impianto di allarme incendio doveva essere completamente sostituito; ci vollero diversi anni per completare la sostituzione, infatti, alcuni lavori erano ancora in corso nel settembre 2001.

In un ordinario giorno feriale al WTC erano presenti nelle due torri e nei 5 edifici minori, più di 50 000 persone che lavoravano, cui si deve aggiungere il contingente giornaliero dei più di 200 000 visitatori settimanali.

Il 13 febbraio del 1975 un vasto incendio interessò la Torre Nord. Originatesi all'undicesimo piano, le fiamme si propagarono anche ad alcuni piani superiori. L'incendio venne domato qualche ora dopo e non si registrarono significativi danni alla struttura. Sino a quel momento, il World Trade Center non era dotato di impianto antincendio automatico.

Il 26 febbraio 1993 il World Trade Center fu danneggiato gravemente alle fondamenta dall'esplosione di un furgone imbottito di circa 680 kg (1500 libbre) di esplosivo. L'esplosione fece sei vittime e provocò il ferimento di altre 1042 persone. Gli edifici interessati furono le Torri Gemelle (le quali furono danneggiate) e il Marriott World Trade Center (WTC 3). Tutti gli edifici circostanti furono comunque evacuati e tra il 1998 e il 1999 venne smantellata la cellula terroristica che aveva pianificato e attuato l'attacco.

Alle ore 8:45 della mattina dell'11 settembre 2001 due aerei di linea (della American e della United Airlines) si schiantarono, a distanza di 16 minuti e 29 secondi l'uno dall'altro, contro le due torri causandone l'incendio e la parziale distruzione di alcuni piani. Il collasso della struttura fu causato dal dilagare dell'incendio che provocò l'indebolimento della struttura portante in acciaio delle torri, già gravemente danneggiata dall'impatto aereo e dalla conseguente esplosione. Ogni materiale da costruzione presenta una certa tensione di snervamento, la massima tensione, cioè, che possono sostenere senza subire deformazioni permanenti. Nel caso specifico, il calore, sviluppatosi dalla combustione del carburante degli aerei successivamente all'impatto, provocò il collasso totale delle stesse abbassando drammaticamente il punto di snervamento dell'acciaio strutturale, pur ad una temperatura ben inferiore (circa 800 °C) al punto di fusione del materiale. Il drammatico evento è entrato, di fatto, a far parte della storia contemporanea degli Stati Uniti d'America. Le vittime dell'attentato alle torri, inclusi i passeggeri degli aerei ed esclusi i terroristi islamici, furono 2.749.

Gli attacchi terroristici portarono alla distruzione dell'intero complesso, compresi gli edifici minori.

Il WTC 3, nei suoi ultimi momenti, dopo essere stato completamente evacuato, venne usato dai pompieri e dalla polizia come entrata secondaria alle Torri Gemelle. A causa della sua posizione, metà dell'hotel crollò al momento del crollo della Torre Sud (9:59 circa), mentre l'altra metà fu schiacciata dal crollo della Torre Nord (10:28).

Gli edifici bassi WTC 4, 5 e 6, situati agli angoli della piazza, vennero investiti e incendiati dai detriti. L'edificio 4, a causa della sua estrema vicinanza alle Twin Towers, scomparve subito dopo il crollo della Torre Sud, mentre l'edificio 6 venne sventrato e destabilizzato dalla voragine formatasi sul suo tetto. Dell'edificio 5, invece, rimasero in piedi alcune parti, ma esso fu comunque eliminato tramite demolizione controllata nel 2002.



L'edificio 7 invece crollò completamente alle 17:21:10 di quel pomeriggio, dopo il collasso della penthouse est avvenuto alle 17:20:33, a seguito del cedimento di una colonna portante, innescato dalle conseguenze degli incendi divampati al suo interno, secondo quanto riportato nel rapporto tecnico del NIST emesso nel 2008.

La ricostruzione del World Trade Center è stata affidata all'architetto polacco-americano Daniel Libeskind e al suo Master Plan for the New World Trade Center. L'edificio di punta del New World Trade Center è la Freedom Tower, un edificio di 541 metri (cioè 1776 piedi, un riferimento simbolico alla data della rivoluzione americana e della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti). Il nuovo complesso è stato inaugurato il 3 novembre 2014.

Indipendentemente dal Master Plan e da Libeskind, si è ricostruito il WTC 7, la cui parte esterna è stata completata nel 2005, sebbene il nuovo edificio, architettonicamente, non abbia molto a che vedere con il vecchio.

Oggi, dove prima c'erano le torri, sono state create due fontane quadrate delle stesse dimensioni della base delle torri. Esse sono un monumento in ricordo delle vittime di quel giorno: su alcuni pannelli di bronzo ai lati delle fontane, infatti, sono incisi i nomi delle vittime.

Per quanto fossero collocate su un terreno fra i più appetibili e redditizi al mondo, dopo trent’anni i due edifici erano diventati decisamente obsoleti. Poichè ciascun piano era stato costruito come uno spazio aperto di oltre 4.000 metri quadrati, l’aumento dei costi energetici aveva reso i due edifici estremamente gravosi da riscaldare d’inverno, ed altrettanto gravosi da raffreddare d’estate. Il perimetro del WTC Plaza, inoltre, rappresentava un vero e proprio macigno nel mezzo della circolazione di Downtown Manhattan, una zona della città costruita all’inizio del secolo scorso, fatta tutta di strade lunghe e strette. I tassisti raccontavano che nell’ora di punta ci voleva più di un’ora solo per aggirare l’intero perimetro del World Trade Center.

Ma il problema più ingombrante per le Torri Gemelle era rappresentato dall’enorme quantità di amianto che contenevano. Costruite in un’epoca in cui l’amianto non era ancora proibito, questo composto fu usato sia per la protezione antincendio delle strutture in acciaio sia come isolante per le condutture dell’aria condizionata e dell’acqua.

Solo nei primi anni ’70 l’amianto iniziò ad essere riconosciuto come cancerogeno, ma a quel punto la costruzione delle Torri Gemelle era quasi terminata. Non è chiaro fino a che punto della costruzione sia stato usato, ne quale sia la quantità esatta di amianto utilizzato, ma le stime variano fra 400 e 5000 tonnellate complessive di amianto presenti nelle Torri Gemelle a costruzione ultimata.

Man mano che venivano introdotti i regolamenti contro l’amianto, la situazione per le Torri Gemelle si faceva sempre più difficile, finchè nel 1989 l’amianto fu definitivamente proibito in tutte le costruzioni civili. A quel punto si provò una soluzione di fortuna, incapsulando l’amianto delle Torri Gemelle con un cemento particolare, per evitare la dispersione nell’aria delle sue particelle.

Ma verso la metà degli anni ’90 i nuovi regolamenti prevedevano che dovunque si intervenisse per fare delle riparazioni o delle opere di manutenzione, l’amianto presente venisse rimosso per intero.

Nel frattempo, proprio a causa della sua pericolosità, il costo per la rimozione dell’amianto era diventato astronomico, poiché bisognava prima fare evacuare tutti i piani interessati, e poi utilizzare solo operatori specializzati, che dovevano lavorare esclusivamente con tute ermetiche e bombole di ossigeno.
Sul finire degli anni ’90 i preventivi per la rimozione completa e lo smaltimento dell’amianto delle Torri Gemelle arrivavano ad un miliardo di dollari – più o meno la cifra che sarebbe costato costruire una torre nuova.

Con una mossa disperata la Port Authority, proprietaria delle Torri Gemelle, denunciò le compagnie di assicurazione perchè si rifiutavano di coprire i costi della rimozione, ma alla fine di una lunga battaglia legale perse la causa.

A quel punto la Port Authority si trovò fra l’incudine e il martello: non si poteva più effettuare la manutenzione delle Torri Gemelle, per il costo della rimozione dell’amianto, ma non si potevano demolire proprio per le grandi quantità di amianto che contenevano. L’unica soluzione sarebbe stata di smontarle pezzo per pezzo, ma il costo di una tale operazione era semplicemente improponibile.

Fortuna volle che nella primavera del 2001 un imprenditore chiamato Larry Silverstein, già proprietario del Building 7, si sia offerto per rilevare la gestione delle Torri Gemelle con un lease di 99 anni.

In quel momento il valore sul mercato delle Twin Towers era di circa 1,2 miliardi di dollari, ma Silverstein pagò 3,2 miliardi pur di entare rapidamente in possesso di quello che lui ha definito “il sogno della sua vita”.

Nonostante la bomba del ‘93 avesse distrutto solo qualche piano all’interno della Torre Nord, nella nuova polizza assicurativa Silverstein fece aggiungere anche la possibilità di una distruzione completa delle torri per attacco terroristico.

Il mattino del 12 settembre Silverstein era talmente abbattuto per la perdita dei suoi “gioielli”, che andava dicendo a tutti di essere certo di poter incassare dall’assicurazione il doppio del massimale previsto – 7 miliardi invece di 3,5 - “perchè si è trattato di due attacchi terroristici separati”.

Alla fine della lunga battaglia legale, Silverstein ha preso 4,5 miliardi di dollari per ricostruire le Torri Gemelle, ritrovandosi in mano dieci ettari di un terreno edilizio fra i più ambiti e redditizi al mondo.

Nel frattempo l’amianto delle Torri Gemelle lo hanno respirato tutto i soccoritori che hanno lavorato alacremente per sgomberare il suo terreno dalla macerie, e che oggi stanno morendo a centinaia, falciati dal mesotelioma e da altre malattie respiratorie, nel silenzio più vergognoso della stampa di tutto il mondo.

Baba Vanga, morta nel 1996 all'età di 85 anni, ha dedicato oltre 50 anni alla chiaroveggenza. Si tratta di una donna non vedente, di origine bulgara, considerata una sorta di Nostradamus dei giorni nostri. Nel suo "ruolino di marcia" figurano una serie di previsioni drasticamente corrette. In primis gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2011 e lo tsunami del 2004.
Il problema è che, ora, riemerge una vecchia profezia della signora, che già si sta dimostrando fin troppo corretta. Baba Vanga diceva: "Nel 2016 si inasprirà la guerra dell'Occidente contro il mondo islamico. La fine si avrà soltanto nel 2043, quando verrà istituito un nuovo califfato che avrà Roma come suo epicentro". Secondo la signora - e lo affermava nei primi anni '90 - nel 2043 l'economia europea sarà soggetta alla legge di un nuovo califfato. Addirittura, nel 2066 la Capitale italiana, sotto il nemico musulmano, sarà bombardata dagli Usa con un'arma climatica.

Le Torri Gemelle furono scelte per l'ambientazione di numerosi film, tra cui I tre giorni del Condor, King Kong, Una poltrona per due, 1997: fuga da New York, Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York e Spider-Man. Di quest'ultimo film fu lanciato il primo trailer prima dell'11 settembre 2001, dove si vedevano dei criminali in elicottero intrappolati dalla ragnatela di Spider-Man proprio in mezzo alle Torri Gemelle. Poiché il film venne ultimato e distribuito dopo la tragedia dell'11 settembre 2001, il World Trade Center venne eliminato digitalmente in postproduzione.

Nel 1974, l'acrobata francese Philippe Petit passò da una torre all'altra camminando su un filo all'altezza di 417,5 metri senza sistemi di sicurezza (a questo evento è stato dedicato il film documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri) e tre anni dopo George Willig scalò la Torre Sud.

John Carta, pilota e paracadutista italo-americano, pioniere del Base jumping, soprannominato the Birdman, effettuò per primo un lancio con paracadute con atterraggio sulla piattaforma della Torre Sud il 10 settembre del 1981, dunque vent'anni e un giorno prima del tragico attentato.

Il World Trade Center è stato usato per girare due videoclip, prima dai Depeche Mode per Enjoy the Silence, nel 1990, e poi dai Limp Bizkit per Rollin' (Air Raid Vehicle), nel 2000; entrambi i gruppi nei loro rispettivi video suonano sulla cima della Torre Sud.


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domenica 20 settembre 2015

GUERRA E COSTI

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Un F117 Stealth Fighter costa 45 milioni di dollari. Basterebbero 22.000 euro per costruire una scuola in Burkina Faso dove il 76.1% della popolazione non ha accesso all’istruzione primaria.
839 miliardi di dollari: spesa militare mondiale nel 2001.
364.6 miliardi di dollari: spesa a bilancio per il 2003 negli Stati Uniti per la difesa.
379.9 miliardi di dollari: spesa a bilancio per il 2004 negli Stati Uniti per la difesa.
2.1 miliardi di dollari: costo di un bombardiere B2.
750 milioni di dollari: costo dei missili Tomahawk lanciati dagli USA dal 1991 ad oggi (Iraq, Bosnia, Sudan, Afghanistan).
(Fonti: ONU; Dipartimento della difesa USA; Raytheon; Le Monde)
La situazione in Italia:
19 miliardi di euro: spesa per la difesa nel 2002
1.15 miliardi di euro: il costo per l’acquisizione della nuova portaerei “Andrea Doria”.
1.75 miliardi di euro: il costo per l’industrializzazione e l’acquisizione di 56 elicotteri NH90 (modello compatibile con la portaerei).
900 milioni di euro: il costo per l’acquisizione di 16 elicotteri EH101 (modello compatibile con la portaerei).
(Fonti: Ministero della Difesa)

Che cosa si dovrebbe fare, per raggiungere gli obiettivi internazionali:
50 miliardi di dollari: spesa annuale stimata dall’ONU necessaria a conseguire gli obiettivi internazionali di sviluppo.
Di cui ad esempio:
10 miliardi di dollari: spesa annuale stimata dall’UNICEF per garantire l’accesso universale all’istruzione primaria.
7/10 miliardi di dollari: spesa annua necessaria stimata da UNAIDS per rispondere efficacemente all’epidemia dell’AIDS.
(Fonti: UNDP; UNAIDS; UNICEF)

Un esempio da un paese africano:
22mila euro: il costo per la costruzione di una scuola in Burkina Faso.
8mila euro: il costo per la costruzione di un pozzo in Burkina Faso.
Il 71% della popolazione del Burkina Faso non ha accesso all’acqua potabile.
Il 76.1% della popolazione del Burkina Faso non ha accesso all’istruzione primaria.

In base al decreto legge che rinnova il finanziamento della missione militare in Afghanistan, il contribuente italiano spenderà 308 milioni di euro.
Su base annua, salvo complicazioni, vuol dire che si spenderanno non meno di 600 milioni di euro.

All’inizio della missione (novembre 2001) la presenza dei nostri militari era giustificata dal concetto della “missione di pace” dietro al quale si è cercato di dissimulare l’aperta violazione della Costituzione italiana che all’art. 11 vieta alla nostra Repubblica la partecipazione alle guerre di aggressione.

Scegliendo di non andare in Afghanistan lo stato italiano avrebbe a disposizione una somma di denaro che potrebbe coprire quasi integralmente l’intero stanziamento annuale di un 5 per mille che in sostanza finanzia quasi tutto il settore non profit italiano, ricerca scientifica e medica comprese.

E’ perciò abbastanza semplice calcolare che per ogni ora il contribuente italiano spenderà almeno 70.900 euro per mantenere un contingente militare impiegato teoricamente in un’azione di pacificazione ma in realtà illegalmente in un’azione di guerra.
Dopo anni di guerra non hanno portato ad alcun risultato di stabilizzazione di un paese come l’Afghanistan. Al contrario lo hanno reso ancor più instabile e alla mercè di signori della guerra che si finanziano con la coltivazione del papavero da oppio se non addirittura il commercio dell’eroina.
Sarebbe perciò ora di cambiare registro. La cura verso la pace si può praticare per esempio con ospedali dove sono garantite cure gratuite per tutti i pazienti.
Se la guerra annienta la socialità dell’uomo, negli ospedali spesso rinasce attraverso il percorso che accomuna i pazienti, uniti da un’identica sofferenza.

E se si deve cambiare registro, potremmo partire dal fatto che il budget di spesa per un ospedale di Emergency in Afghanistan è di circa 1,8 milioni di euro/anno.
Per inciso, in Afghanistan, Emergency ha tre ospedali.
Facendo un conto banalissimo, si può concludere che sono sufficienti circa 26 ore di permanenza del nostro esercito in quel paese per raggiungere il budget annuale di un ospedale di Emergency.
Con poco più di tre giorni di permanenza militare italiana si coprono le spese di tre ospedali funzionanti, dotati di standard occidentali, una TAC in quello di Kabul, ciascuno dei quali ha un centinaio di posti letto e le foresterie per i parenti dei pazienti, sale di lettura e svago per i bambini e altre cosucce.
E dopo aver idealmente pagato gli ospedali di Emergency resterebbero così tante risorse che si potrebbe avviare un programma di rifondazione di uno stato sociale, all’interno del quale si potrebbero sostenere lo sviluppo della scuola, della cultura, della salute e altro ancora.



Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno speso almeno 1600 miliardi di dollari per la lotta contro il terrorismo, in Medio Oriente, Nord America e anche in Africa, ha rivelato un rapporto del Congresso ripreso dalla rivista francese Basta!. Con 350.000 persone uccise, il costo umano dell'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq è estremamente elevato. Di queste centinaia di miliardi di dollari ha beneficiato principalmente l'industria delle armi e società militari private. E con quali risultati, dal momento che il Medio Oriente continua a sprofondare nella guerra, il terrorismo e la povertà?

Una fattura di 1.600 miliardi di dollari. Dopo l'11 settembre 2001, è la somma astronomica che gli Stati Uniti hanno speso in tredici anni, per tutte le guerre che hanno condotto e principalmente in Afghanistan e in Iraq. Nel corso di un decennio, è quasi il doppio del costo dell' assicurazione sanitaria, la "Obamacare", di cui beneficiano quasi 20 milioni di americani (900 miliardi dollari in dieci anni). Ed è l'equivalente di quello che l'India e i suoi 1,2 miliardi di abitanti hanno prodotto in un anno (PIL). Tale importo non è stato svelato da una ONG anti-globalizzazione o un gruppo di pacifisti. Non è né più né meno che un organo del Parlamento degli Stati Uniti, il Congressional Research Service, che lo ha svelato in un rapporto intitolato "Il costo della guerra in Iraq, Afghanistan e della guerra globale contro il terrorismo dopo l'11 Settembre", pubblicato nel dicembre 2014.

Nonostante la grandezza della stima, diverse università considerano questi importi ancora troppo bassi. Il premio Nobel Joseph Stiglitz e Linda Bilmes sostengono in un libro ormai celebre, "La guerra da tre triliardi di dollari" , 3.000 miliardi di dollari! Dietro il costo finanziario, altri ricordano l'incapacità di valutare il costo umano. "Un resoconto completo dei costi della guerra potrebbe andare bene in un libro di conti. Ma dai civili feriti o sfollati dalla violenza, ai soldati morti e feriti, ai bambini che giocano su strade e campi puntellati di ordigni esplosivi improvvisati, nessun insieme di numeri può specificare il costo umano delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o di come si sono diffuse negli Stati vicini e sono ritornate negli Stati Uniti , dice Neta Crawford, professore di scienze politiche presso la Boston University.

Neta Crawford co-conduce anche il progetto "Cost of War", una piattaforma di ricerca interdisciplinare. Il bilancio della piattaforma del costo delle guerre degli Stati Uniti è terrificante: 350.000 morti, tra cui 174.000 civili in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Neta Crawford stima che il costo finanziario complessivo si avvicini a 4400 miliardi di dollari. Perché questa differenza con le cifre del Congresso? In questa valutazione, Neta Crawford aggiunge 316 miliardi dollari in interessi che gli Stati Uniti hanno rimborsato ai loro creditori, dal momento che la maggior parte di questi fondi è stato preso in prestito. E include altri 1.000 miliardi dollari, il costo della copertura sanitaria "veterani".

A cosa sono serviti tutti questi miliardi? Se ci atteniamo al rapporto del Congresso: al supporto logistico delle basi nordamericane, alla manutenzione di armi, all'addestramento delle forze di sicurezza irachene e afgane, al costo delle ambasciate nordamericane, all'assistenza agli stati o agli sforzi di ricostruzione ... Tre importanti voci di bilancio: il prezzo dell'invasione dell'Iraq (815 miliardi di dollari), la guerra in Afghanistan (686 miliardi dollari) e le spese per la prevenzione del terrorismo - 108 miliardi di cui 27 miliardi per l'operazione Noble Eagle che assicura il monitoraggio costante dello spazio aereo statunitense e parte dello spazio aereo del Canada da parte di aerei da combattimento.

Tale importo da solo dimostra il gigantismo che caratterizza il complesso militare-industriale nordamericano. Si noti che questi fondi non si sovrappongano al bilancio per la difesa degli Stati Uniti. Il Pentagono ha un bilancio separato di 550 miliardi dollari. Da soli, gli Stati Uniti coprono quasi il 40% della spesa militare nel mondo, per il 5% della popolazione mondiale! Che li mette molto più avanti di tutti i suoi rivali.

Questo bilancio non tiene conto delle recenti operazioni contro "Stato islamico" . Non include le spese per le operazioni segrete della CIA in Afghanistan, Pakistan, Yemen e altrove, come il Sahel, dove l'amministrazione di George W. Bush ha lanciato la "Trans-Sahel Counterrorism Initiative". Un'iniziativa di 500 milioni di dollari che unisce gli stati del Sahel e la Nigeria e il Ghana nel combattere il terrorismo. Con l'emergere di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) in Mali e l'ascesa di Boko Haram in Nigeria, questa iniziativa non ha davvero dato i suoi frutti.

Queste enormi somme hanno comunque fatto felice qualcuno: il complesso militare-industriale. Queste società sono le prime ad averne beneficiato. Con un fatturato di oltre 45 miliardi, Lockheed Martin, una delle multinazionali delle armi più importante del mondo ha venduto tutto, dai veicoli blindati, agli aerei da combattimento e trasporto ai missili Patriot o Hellfire ... E non solo negli Stati Uniti ma anche ad Iraq, Afghanistan, Israele. Boeing - che costruisce sia aerei di linea, che missili - e Raytheon, Northrop Grumman, General Dynamics hanno anche loro beneficiato di questo decennio di guerre. Queste cinque società rappresentano più di un terzo dei fornitori dell'esercito statunitense.




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martedì 4 agosto 2015

PER NON DIMENTICARE......HIROSHIMA 70 ANNI DOPO....

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70 anni fa la guerra distrusse Hiroshima e Nagasaki in un solo secondo nemmeno il tempo per un saluto...vite finite e ferite che difficilmente il tempo rimarginerà. Ricordiamo quei momenti drammatici con la speranza che non ci siano più fatti così pesanti. Un mare luminoso di speranze e commemorazione.

Nel 1945 Hiroshima era una città di grande importanza militare e industriale, e nei suoi pressi erano presenti alcune basi militari, come il quartier generale della Quinta Divisione e quello del Maresciallo Shunroku Hata, secondo quartier generale dell'esercito a cui faceva capo l'intero sistema difensivo del Giappone meridionale. Hiroshima era una base minore, dedita al rifornimento e all'appoggio per le forze armate. La città era soprattutto un centro per le comunicazioni, per lo stoccaggio delle merci e un punto di smistamento delle truppe: per questo fu deliberatamente tenuta fuori dalle rotte dei bombardieri, proprio per permettere lo studio degli effetti di una bomba atomica in un ambiente ideale.

La priorità per lo sgancio della bomba fu infine data proprio a Hiroshima dopo la segnalazione che essa era l'unico tra gli obiettivi che non avesse al suo interno e nei dintorni campi per i prigionieri di guerra. Il centro della città ospitava una grande quantità di edifici di cemento armato e alcune strutture più leggere. In periferia l'area era congestionata da una miriade di piccole strutture di legno, usate come locali da lavoro, posizionate tra una casa e l'altra. Alcuni stabilimenti industriali si estendevano non lontano dal limite periferico della città. Le case erano di legno, con soffitti leggeri, e molti edifici industriali avevano a loro volta pareti a incastro di legno.

La città nella sua interezza era potenzialmente ad altissimo rischio d'incendio. La popolazione di Hiroshima aveva raggiunto un picco di 381 000 unità prima della guerra, ma prima del bombardamento atomico la popolazione era rapidamente diminuita a causa di un'evacuazione generale ordinata dal governo giapponese, tanto che il 6 agosto si contavano circa 255 000 abitanti. Si calcola questa cifra sulla base dei dati mantenuti per l'approvvigionamento della popolazione (che era razionato) e le stime sugli operai e sui soldati presenti in città al momento del bombardamento sono, di fatto, molto poco accurate.

La scelta della data del 6 agosto si basò sul fatto che nei giorni precedenti diverse nubi stratificate coprivano la città, mentre il giorno dell'attacco il tempo era variabile. Per la scelta fu deciso di far decollare, prima della missione vera e propria, un B-29 senza armamento, il cui compito era quello di indicare al comando la situazione del tempo sopra le città scelte per lo sgancio. Quando gli altri B-29 stavano già volando ricevettero l'ok per bombardare Hiroshima. Tutti i dettagli, la pianificazione precisa, della tabella di volo, la bomba a gravità, l'armamento della bomba con i suoi 60 kg di 235U (uranio 235), vennero studiati nei minimi particolari e tutto si svolse così come era stato stabilito a tavolino.

Circa un'ora prima del bombardamento, la rete radar giapponese lanciò un allarme immediato, rilevando l'avvicinamento di un gran numero di velivoli americani diretti nella zona meridionale del Giappone. L'allarme venne diffuso anche attraverso trasmissioni radio in moltissime città nipponiche e fra queste anche Hiroshima. Gli aerei si avvicinarono alle coste dell'arcipelago giapponese a un'altezza molto elevata.

Poco prima delle 08:00, la stazione radar di Hiroshima stabilì che il numero di velivoli entrati nello spazio aereo giapponese era basso, probabilmente non più di tre, perciò l'allarme aereo venne ridimensionato (il comando militare giapponese infatti aveva deciso, per risparmiare il carburante, di non far alzare in volo i propri aerei per le formazioni aeree americane di piccole dimensioni). I tre aeroplani americani erano i bombardieri Enola Gay, The Great Artiste e un altro aereo, in seguito chiamato Necessary Evil, cioè "Male necessario" (l'unica funzione di questo aereo fu quello di documentare, attraverso una serie di fotografie, gli effetti dell'impiego dell'arma atomica).

Il normale allarme aereo non venne azionato, dato che veniva normalmente attivato solo all'approssimarsi dei bombardieri. Alle 08:14 e 45 secondi, l'Enola Gay sganciò "Little Boy" sul centro di Hiroshima, il sensore altimetrico era tarato per effettuare lo scoppio alla quota di 600 metri dal suolo, dopo 43 secondi di caduta libera. Immediatamente dopo lo sgancio, l'aereo fece una inversione di 178°, prendendo velocità con una picchiata di circa 500 metri e perdendo quota, allontanandosi alla massima velocità possibile data dai 4 motori a elica. L'esplosione si verificò a 580 m dal suolo, con uno scoppio equivalente a 13 chilotoni, uccidendo sul colpo tra le 70 000 e le 80 000 persone. Circa il 90% degli edifici venne completamente raso al suolo e tutti e 51 i templi della città vennero completamente distrutti dalla forza dell'esplosione.



Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il padre gesuita e futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe, che allora si trovava in missione in Giappone presso la comunità cattolica della città e che portò aiuto ai sopravvissuti. Riguardo al bombardamento atomico egli scrisse:

« Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8:15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un'esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c'era una Hiroshima decimata. Poiché ciò accadde mentre in tutte le cucine si stava preparando il primo pasto, le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un'enorme vampa. Non dimenticherò mai la mia prima vista di quello che fu l'effetto della bomba atomica: un gruppo di giovani donne, di diciotto o venti anni, che si aggrappavano l'un l'altra mentre si trascinavano lungo la strada. Continuammo a cercare un qualche modo per entrare nella città, ma fu impossibile. Facemmo allora l'unica cosa che poteva essere fatta in presenza di una tale carneficina di massa: cademmo sulle nostre ginocchia e pregammo per avere una guida, poiché eravamo privi di ogni aiuto umano. L'esplosione ebbe luogo il 6 agosto. Il giorno seguente, il 7 agosto, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa. In questi momenti forti uno si sente più vicino a Dio, sente più profondamente il valore dell'aiuto di Dio. In effetti ciò che ci circondava non incoraggiava la devozione per la celebrazione per la Messa. La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l'uno all'altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore »

L'operatore di controllo di Tokyo della Società Radiotelevisiva Giapponese si rese conto che la stazione di Hiroshima non era più in onda; tentò di ristabilire il programma usando un'altra linea telefonica, ma anche questo tentativo fallì. Circa venti minuti più tardi il centro telegrafico ferroviario di Tokyo si accorse che la linea telegrafica principale aveva smesso di funzionare subito a nord di Hiroshima. Da alcune piccole fermate ferroviarie entro 10 miglia (16 km) dalla città giunsero notizie ufficiose e confuse di una terribile esplosione ad Hiroshima. Tutte queste notizie furono trasmesse ai quartier generali del Comando generale giapponese.

Le basi militari cercarono ripetutamente di mettersi in contatto con la Stazione di Controllo dell'Esercito di Hiroshima. L'assoluto silenzio da quella città sconcertò gli uomini dei quartier generali; sapevano che non c'era stata nessuna potente incursione nemica e che ad Hiroshima al momento non c'era nessun ragguardevole deposito di esplosivi. Un giovane ufficiale del Comando generale giapponese fu incaricato di volare immediatamente ad Hiroshima, atterrare, rilevare i danni e quindi tornare a Tokyo con informazioni attendibili per il comando. Nei quartier generali c'era la sensazione diffusa che non fosse accaduto nulla di serio, che si stesse esagerando la portata di un problema di dimensioni limitate.

L'ufficiale del comando andò all'aeroporto e decollò in direzione sud-ovest. Dopo circa tre ore di volo, quando mancavano ancora circa 100 miglia (160 km) ad Hiroshima, l'ufficiale e il suo copilota videro una grande nuvola di fumo provocata dalla bomba. Nel chiaro pomeriggio stavano bruciando le macerie di Hiroshima. Il loro aereo raggiunse presto la città, attorno alla quale volavano increduli. Una grande cicatrice sul terreno ancora ardente e coperta da una spessa nuvola di fumo era tutto ciò che era rimasto. Atterrarono a sud della città e l'ufficiale del comando, dopo aver comunicato con Tokyo, cominciò immediatamente ad organizzare le operazioni di soccorso.

Nella capitale nipponica, le prime informazioni di ciò che aveva realmente causato il disastro vennero dall'annuncio pubblico della Casa Bianca a Washington, sedici ore dopo l'attacco nucleare ad Hiroshima. L'avvelenamento da radiazione e le necrosi provocarono malattie e morti successive al bombardamento per circa il 20% di coloro che erano sopravvissuti all'esplosione iniziale. Alla fine del 1945, ulteriori migliaia di persone morirono per via dell'avvelenamento da radiazioni, portando il totale di persone uccise ad Hiroshima nel 1945 a circa 200 000. Da allora molte migliaia di persone morirono per cause legate alle radiazioni: questa cifra include tutti coloro che si trovavano in città al momento dell'esplosione o che furono successivamente esposti al fallout ed erano morti prima di tale censimento.

Dopo il bombardamento di Hiroshima il Presidente Truman annunciò: «Se non accettano adesso le nostre condizioni, si possono aspettare una pioggia di distruzione dall'alto, come mai se ne sono viste su questa terra». L'8 agosto furono lanciati volantini e furono dati avvertimenti al Giappone da Radio Saipan (la zona di Nagasaki non ricevette volantini di avvertimento fino al 10 agosto, nonostante questa campagna informativa continuasse dall'inizio del mese).

Un minuto dopo la mezzanotte del 9 agosto, ora di Tokyo, l'Armata Rossa lanciò un'offensiva verso la Manciuria con oltre 1 500 000 uomini, 26 137 cannoni, 5 556 mezzi corazzati e 5 000 aeroplani. Quattro ore dopo il governo di Tokyo venne formalmente informato che l'Unione Sovietica aveva rotto il patto di neutralità e dichiarato guerra all'Impero giapponese secondo gli accordi intercorsi con gli alleati per aprire il nuovo fronte entro tre mesi dalla fine della guerra in Europa. Gli ufficiali anziani dell'Esercito Imperiale Giapponese inizialmente sottovalutarono la portata dell'attacco sovietico, ma ben presto decisero di imporre la legge marziale, di concerto con il Ministro della Guerra Anami, per arrestare chiunque avesse tentato di firmare una pace.

Il 7 agosto Yoshio Nishina (che sarebbe poi morto di cancro nel 1951) e altri fisici atomici furono mandati a Hiroshima a constatare i danni ed effettivamente testimoniarono che la città era stata distrutta dal bombardamento nucleare; tuttavia, l'esercito giapponese, tra cui l'ammiraglio Soemu Toyoda, stimò che non più di una o due bombe supplementari potevano essere sganciate, concludendo che dopo "ci sarebbe più distruzione, ma la guerra potrebbe andare avanti". La pianificazione per il secondo attacco venne stabilita dal colonnello Tibbets, in qualità di comandante del 509º Gruppo bombardieri di base a Tinian: inizialmente previsto per l'11 agosto contro Kokura, l'attacco venne anticipato di due giorni per le pessime condizioni meteorologiche previste dopo il 10 agosto.

La città di Nagasaki era uno dei maggiori porti del Giappone meridionale, di grande importanza bellica a causa delle sue diversificate attività industriali, che spaziavano nella produzione di munizioni, navi, equipaggiamenti militari e altri materiali bellici. Contrariamente alla Nagasaki moderna, all'epoca la gran parte delle abitazioni era costruita con una struttura in legno, o addirittura interamente in legno, e con i tetti in mattonelle.

Molte delle piccole industrie e dei vari stabilimenti ospitavano nelle vicinanze alloggi in legno per gli operai, quindi facilmente infiammabili, e ovviamente non in grado di sostenere l'esplosione di bombe, men che meno nucleari. La città inoltre si era sviluppata senza piano regolatore, come consuetudine del modello urbano nipponico, cosicché le case molto spesso erano adiacenti ai fabbricati industriali.

Fino allo sgancio della bomba atomica Nagasaki non era mai stata sottoposta a bombardamenti su larga scala, anche se il 1º agosto 1945 un certo numero di bombe ad alto potenziale era stato sganciato sulla città - più precisamente sui cantieri navali e sul porto, nella parte meridionale - e sulla "Fabbrica d'Acciaio e d'Armi Mitsubishi", mentre sei bombe caddero sull'"Ospedale e Scuola medica di Nagasaki" e altre tre nelle sue immediate vicinanze. Anche se i danni procurati da questo bombardamento furono assai modesti, suscitò comunque la preoccupazione della popolazione, e molti decisero di abbandonare il paese per rifugiarsi in campagna, riducendo in tal modo il numero di abitanti presenti al momento dell'attacco nucleare.

Per ironia della sorte la città di Nagasaki era una delle più ostili al governo militare e al fascismo giapponese, sia per la tradizione socialista ancor viva malgrado le forti persecuzioni degli anni Trenta, sia perché ospitava la più grande e antica comunità cristiana (soprattutto cattolica) giapponese, tradizionalmente più ben disposta verso gli stranieri in generale e gli occidentali in particolare. A nord di Nagasaki erano inoltre presenti campi per prigionieri di guerra britannici, impegnati a lavorare nelle miniere a cielo aperto di carbone: alcune fonti parlano di otto prigionieri morti a seguito dello sgancio della bomba nucleare a Nagasaki.

La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città, e ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo secondario, Nagasaki. Intorno alle 07:50 ora di Tokyo il silenzio sulla città giapponese venne squarciato dall'allarme aereo che durò fino alle 08:30. Alle 10:53 i sistemi radar giapponesi segnalarono la presenza di solo due bombardieri, e il comando giapponese, ritenendo che si trattasse solo di aerei da ricognizione, non lanciò l'allarme.

Poco dopo, alle 11:00, l'osservatore del bombardiere, creduto aereo di ricognizione, sganciò gli strumenti attaccati a tre paracadute: questi strumenti contenevano dei messaggi diretti al professore Ryokichi Sagane, fisico nucleare dell'Università Imperiale di Tokyo che aveva studiato all'Università di Berkeley assieme a tre degli scienziati responsabili della bomba atomica, perché informasse la popolazione dell'immane pericolo che stavano per correre. I messaggi vennero ritrovati dalle autorità militari ma non furono consegnati al destinatario.

Alle 11:02, alcuni minuti dopo aver iniziato a sorvolare Nagasaki, il capitano avvistò visivamente, così come era stato ordinato, il nuovo obiettivo, che era ancora una volta nascosto dalle nubi. Dato che non era pensabile tornare indietro e rischiare un ammaraggio dovuto alla mancanza di carburante con un'arma atomica a bordo, il comandante decise, in contrasto con gli ordini, di accendere il radar in modo da individuare l'obiettivo anche attraverso le nubi: così "Fat Man", che conteneva circa 6,4 kg di plutonio-239, venne sganciata sulla zona industriale della città. La bomba esplose a circa 470 m d'altezza vicino a fabbriche d'armi; a quasi 4 km a nord-ovest da dove previsto: questo "sbaglio" salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella Valle di Urakami.

Tuttavia il computo delle vittime rimase drammaticamente elevato. Secondo la maggior parte delle valutazioni, circa 40 000 dei 240 000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all'istante, e oltre 55 000 rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi viene comunque valutato intorno alle 80 000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. Tra le persone presenti a Nagasaki il 9 agosto vi era anche un ristretto numero di sopravvissuti di Hiroshima.



Gli effetti e le conseguenze dell'esplosione non furono tutti subito chiari. Oltre alle macerie causate dalla forza d'urto dell'esplosione e dal fuoco divampato a causa del forte calore furono le radiazioni l'incognita principale.
A differenza delle altre bombe, quelle convenzionali, la bomba atomica emise grandi quantità di radiazioni che portarono gravi danni. Penetrando profondamente nel corpo umano, queste danneggiavano cellule, alterarono il sangue, diminuirono la funzione di generazione del sangue, danneggiarono i polmoni, fegato e altri organi. I danni da radiazioni variavano considerabilmente a seconda della lontananza dall'ipocentro o dalla presenza di alti corpi di riparo. Le radiazioni iniziali emesse entro il primo minuto furono letali fino alla distanza di un chilometro. La maggior parte delle persone in quell'area morirono in pochi giorni. Molti di coloro che sembravano rimasti indenni ebbero conseguenze di vario genere e morirono pochi giorni o mesi dopo.
L'esplosione lascio' radiazione residua nel suolo per un lungo periodo. Di conseguenza, molti di coloro che entrarono in città dopo l'esplosione alla ricerca di parenti o colleghi di lavoro, nonchè coloro che arrivarono per aiutare i superstiti, ebbero sintomi simili a quelli con esposizione diretta alle radiazioni. Molti di questi morirono.
Sintomi da radiazioni, onda d'urto e calore apparivano inesorabilmente subito dopo l'esplosione. Questi comprendevano, oltre alle lesioni esterne, vomito e perdita dell'appetito, insonnia, perdita dei capelli, vomito di sangue, sangue nelle urine, febbre, disordini mestruali, riduzione di leucociti e eritrociti. Non erano completamente nuove ma le lesioni esterne erano complesse e resistenza era debole a causa delle radiazioni e malnutrizione. Anche senza lesioni esterne, i sintomi da radiazioni sembravano essere fatali per molti. Disordini acuti scomparivano verso dicembre del 1945 e si pensava che gli effetti della bomba fossero svaniti. Gli effetti delle radiazioni erano invece ben lontane dall'essere svanite.  

Dopo l'esplosione feroci fiamme e turbolenze apparivano mentre la conflagrazione passava per la città.
Circa 20-30 minuti dopo l'esplosione pioggia comincio' a cadere nella parte nord-ovest della città. Nonostante il periodo estivo, la temperatura si abbasso' notevolmente durante questi momenti. Le grossi gocce di pioggia contenevano fango e polvere tirata su durante l'esplosione nonche' fuliggine provocata dalle fiamme. La "pioggia nera" era inoltre piena di radioattività causando la morte dei pesci nei fiumi. Molti di coloro che ne bevevano l'acqua finirono per avere problemi di diarrea per 3 mesi.
Gli effetti delle radiazioni andavano ben oltre ciò che poteva essere visto a occhio nudo subito dopo l'esplosione della bomba atomica. Conseguenze si susseguirono per decadi a venire e continuano a persistere ancora al giorno d'oggi.
All'inizio del 1946, le cicatrici di alcuni superstiti si innalzarono prendendo la forma di cordoncini chiamati cheloidi. Superstiti che al momento dell'esplosione si trovavano nell'utero nacquero con microlissencefalia con le conseguenti limitazioni mentali e fisiche. Intorno al 1950, il numero di casi legati alla leucemia levitarono sostanzialmente.
A partire dal 1955 tiroide, cancro al seno e ai polmoni incrementarono. Ancora al giorno d'oggi spiegazioni sugli effetti delle radiazioni sono inadeguate.
- Tra le ricerche sugli effetti delle radiazioni da notare lo sforzo compiuto dalla "Atomic Bomb Casualtry Commission" (ABCC). Il tutto nasce dal ricondurre test nucleari da parte degli Stati Uniti a partire da luglio 1946 nel atollo di Bikini. Lo stesso anno, a novembre, il presidente Truman ordina maggiori sforzi di ricerca per determinare effetti a lungo termine delle armi nucleari su esseri umani. Fu nel gennaio del 1947 che il "Concilio di Ricerca Nazionale" sotto contratto del "US Atomic Energy Commission" fondo' la ABCC (Genbaku-Shogai I-inkai) per studiare cancri, durata della vita ridotte, sviluppo anomalo, mutazioni genetiche, sterilita', pigmentazione anomala e altre conseguenze della bomba. Il generale Sams del quartier generale di SCAP (Capo Supremo delle Forze Alleate) era a stretto contatto con le attivita' di ABCC. Sotto la sua direzione, la commissione costrui laboratori di ricerca a Hiroshima (gennaio 1948) e Nagasaki (luglio 1948). Anche la citta' di Kure, vicino a Hiroshima che si era salvata dalla bomba atomica, fu scelta come base di ricerca e sperimentazione. Ricercatori americani di ABCC furono affidati a PH&W (Public Health and Welfare - sezione di assistenza sociale e di sanità pubblica). Sotto insistenza del generale Sams l'istituto di sanita' nazionale (National Institute of Health) formo' una controparte giapponese per collaborare con il gruppo americano e nell'agosto del 1948 NIH creo' il "Atomic Bomb Effects Research Institute" con centri a Hiroshima, Nagasaki e Kure. i direttori di ABCC erano americani ma i loro delegati erano giapponesi e gli appartenenti allo staff giapponese era otto volte superiore a quello americano. Il motivo per cui il generale Sams cercava cooperazione da NIH era di scoraggiare ricerche parallele indipendenti da parte dei giapponesi e di assicurarsi inoltre delle risorse del ministero al benessere, in modo particolare alla collezione di statistiche e analisi.
Gia' dall'inizio pero' gli sforzi bilaterali erano a favore di una parte soltanto. I ritrovamenti di ricerca sugli effetti delle radiazioni furono classificati come "Atomic secrets" e gli scienziati americani ritivavano dati sensibili e altre informazioni non solo dai colleghi giapponesi ma incredibilmente anche dagli americani stessi. Il dottor James Yamazaki che lavoro' per ABCC (laboratorio di Nagasaki) dal 1949 al '51 affermo' piu' tardi che gli furono nascoste le ricerche fatte prima. ABCC sequestrava rapporti sulle autopsie, esemplari di organi e altri dati biologici ricavati dai giapponesi per poi spedirli a Washington per ulteriori analisi. Scienziati giapponesi non potevano pubblicare o discutere pubblicamente i loro ritrovamenti fino quasi alla fine dell'occupazione. SCAP soppresse questo materiale addirittura dopo che questo fu declassificato e distribuito negli Stati Uniti. Le ripercussioni che tutto questo ebbe fu che maggiore conoscenza fu limitata a discapito dello sviluppo medico a beneficio dei hibakusha (termine usato per identificare i superstiti della bomba atomica).
Ironicamente pero', a causa di questa atmosfera di assoluta segretezza da parte di ABCC, i risultati ottenuti durante l'occupazione furono seguentemente ritenuti scientificamente non affidabili.
Nel 1955, la commissione fu ristrutturata ma continuo' nelle ricerche fino al 1975 quando fu riorganizzata come gruppo privato, Fondazione di Ricerca per gli Effetti delle Radiazioni (Radiation Effects Research Foundation).
ABCC non riusci a realizzare le proprie mete in parte a causa della poca fiducia e poca volonta' che le proprie attivita' generavano. I metodi autoritari creavano particolare antipatia. Personale di ABCC giravano in Jeep militari con un'aura di autorita' prelevando genitori e i loro bambini dalle proprie case per trasferirli alle stazioni di ricerca. Quì ai hibakusha fu' chiesto di spogliarsi e di mettersi su tavoli per esaminazione. Da non dimenticare a questo punto che non si trattava di servizi medici o di aiuto per i superstiti. Bruciature, ferite, cicatrici e altri danni furono fotografati, filmati e misurati. I medici di ABCC prelevarono campioni di sangue, sperma e fecero biopsie. Le esaminazioni spesso continuavano per tutto il giorno ma nessuna retribuzione fu riconosciuta. Quando un hibakusha moriva, personale di ABCC, notificato dal governo locale, chiedeva permesso per compiere autopsie. Nella citta' di Kure la gente non affetta da conseguenze della bomba atomica era comunque soggetta agli stessi abusi per verificare scientificamente i risultati ottenuti a Hiroshima.
I ricercatori erano particolarmente interessati all'impatto della bomba atomica sul apparato riproduttivo umano, sterilita' e danni genetici. Giovani bambini e donne, specialmente se in stato interessante, erano i casi a cui si dava maggiore attenzione. Tra il 1948 e il '52, gli scienziati analizzarono a scopo statistico oltre 70.000 donne. Ostetriche ricevevano un pagamento governativo che variava dai 20 ai 50 Yen per ogni caso di gravidanza che riportavano e seguivano. Circa 73.000 individui furono esaminati per danni genetici.
Tokyo ordino' il governo municipale di assistere ABCC e ufficiali locali chiedevano ai hibakusha di cooperare per "il bene della società". In alcuni casi coloro che si rifiutarono furono minacciati di essere portati davanti al tribunale militare. Ne' le autorita' e ne' i soggetti venivano informati sul motivo degli esperimenti. Questo non era solo a causa del "atomic secrets" ma anche perche'  tale rilevazione avrebbe potuto compromettere le ambizioni di carriera dei vari scienziati.
ABCC veniva largamente accusato di non prestare aiuto medico. La sua missione era di condurre esclusivamente ricerche scientifiche per motivi militari e non umanitari. Agli scienziati furono dati ordini espliciti di non dare assistenza medica alla gente che esaminava. Questa era una decisione politica presa a Washington dove si temeva che aiutare le vittime della bomba sarebbe stata un'ammissione implicida di colpevolezza degli Stati Uniti. Di fatto, pero', i medici americani e giapponesi disobbedivano spesso agli ordini e prestavano delle cure. Hibakusha che si presentavano ai centri si ABCC per chiedere aiuto venivano mandati via. La mancanza di assistenza accresceva la sensazione di vittimitizzazione da parte dei superstiti che oltre ai danni subiti dalla bomba atomica si sentivano usati come cavie da esperimento.
Nessun sistema di supporto medico per i sopravissuti di Hiroshima e Nagasaki esisteva durante il periodo di occupazione. All'inizio vi furono due mesi di assistenza gratuita per le vittime garantita da una legge del 1942 che espiro' a ottobre. Un programma di cura medica sovvenzionata per hibakusha fu istituito solo nel 1957 e anche qui le vittime coreane erano escluse in quanto adesso erano considerati stranieri.
Da notare comunque che il governo trovo' Hiroshima e Nagasaki utile in due sensi. il bombardamento permetteva di dipingere il Paese come una vittima nucleare portando l'attenzione pubblica lontana dall' aggressione giapponese in Asia e dirigendola invece verso la propria sofferenza che non aveva precedenti. Allo stesso tempo, la distruzione delle due citta' permetteva a ufficiali governativi di cooperare con gli americani nell'acquisizione di conoscenze vitali su effetti fisici e medici delle armi atomiche.
L'autore di "Hiroshima and Nagasaki" del 1995, Sasamoto Yukuo sostiene che il governo sfrutto' i hibakusha per guadagnare la fiducia dell'unica forza nucleare mondiale. Nel non riuscire a fornire ufficialmente assistenza medica alle vittime e ignorando la difficile situazione delle vittime coreane, il governo giapponese assieme ai giapponesi, hanno contribuito loro stessi all'evolversi della tragedia di Hiroshima e Nagasaki.
Una tragedia nata da un bombardamento su civili, un bombardamento che al giorno d'oggi sarebbe considerato un crimine di guerra. A tal proposito il ricercatore Hitoshi Nagai tende a sollevare l'ipotesi di una tendenza da parte del governo giapponese a non sollevare la questione sull'eventuale crimine di guerra nel lanciare le bombe atomiche in cambio di aver sminuiti i propri crimini. A tal proposito cita un testo scritto ad un reporter della Associated Press dall'allora primo ministro Principe Naruhiko Higashikuni che diceva: "People of America, won’t you forget Pearl Harbor? We Japanese people will forget the picture of devastation wrought by the atomic bomb.” Questo messaggio fu' riportato negli Stati Uniti il 15 settembre 1945 e in Giappone il giorno successivo. L'illegalita' delle bombe atomiche sembrava essere una buona carta per il Giappone e i suoi leader. Grande importanza veniva data alla questione dal governo, specialmente quando si inizio' a parlare di un'eventuale responsabilita' dell'imperatore. Di fatto poi non si e' mai verificato che una fonte ufficiale del governo giapponese asserisse i bombardamenti atomici come violazione delle leggi internazionali.
Inoltre c'era il tribunale di Tokyo per i crimini di guerra che era l'ultimo a voler avere una difesa giapponese incentrata sull'eventuale illegalita' dell'uso di armi atomiche.
- A peggiorare ulteriormente la situazione delle vittime della bomba atomica era l'emarginazione a cui erano sottoposte. Nonostante la tradizione buddhista sul prendersi cura dei piu' deboli, l'umilta' confuciana e le reciproche obbligazioni tra socialmente superiori e inferiori e nonostante le banalita' imperiali secondo cui tutti i giapponesi erano "una famiglia" sotto l'imperatore, il Giappone era un luogo duro e inospitale per ognuno che non rientri nell'adeguata categoria sociale. Non vi erano grosse tradizioni di responsabilita' per sconosciuti o tolleranza verso coloro che soffrivano e hanno avuto sfortuna. Questo e' senza dubbio vero, per certi versi, per tutte le culture e societa', ma era specialmente un fenomeno cospicuo in Giappone alla fine della guerra quando nuove categorie di emarginati sentivano la morsa della stigmatizzazione. Tra questi non si includevano solamente le vittime di Hiroshima e Nagasaki (e le loro radiazioni) ma anche orfani, vedove (specialmente se povere) e senzatetto, ex-soldati o qualunque altra persona abbandonata che vagava in zone pubbliche come ad esempio a Tokyo le zone della stazione di Ueno.
- Tra tutte le vittime di Hiroshima, colei che forse piu' di tutte vengono ricordate e' Sadako Sasaki. Un po' per la giovane eta' al momento dell'esplosione, un po' per la sua forza di sopravvivere e sicuramente perche' racchiude una gran parte dei sentimenti che legano tra di loro tutti i superstiti. Simbolo di fiducia e modello da seguire oggi e' ricordata al parco della pace di Hiroshima con un monumento a suo nome dove ogni anno centinaia di studenti portano i loro omaggi in gru piegate nella carta con la tecnica dell'origami.

Trovandosi a 1,7 km. dall'esplosione e all'eta' di 2 anni rimase illesa. Cresceva diventando una ragazza energica che durante le giornate dedicate allo sport partecipava alle gare di corsa.
Nell'autunno del 1954 si ammalo' e il seguente febbraio fu ricoverata all'ospedale con leucemia.
Conoscendo la leggenda delle 1000 gru che, se piegate con la carta, possono aiutarla per combattere la malattia, incomincio' nel duro lavoro. A nulla e' valso e il 25 ottobre dello stesso anno mori alla tenera eta' di 12 anni.
I compagni di classe si mossero per raccogliere i fondi per un monumento alla pace. Un posto dove la gente possa pregare per i numerosi bambini come Sadako che morirono a causa dell'esplosione atomica.
Donazioni da varie fonti fecero in modo che il monumento fu completato il 5 maggio del 1958.



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venerdì 10 aprile 2015

MUSSOLINI A GARGNANO

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Nel 1944, dopo anni di sanguinose avanzate e ritirate, la II° Guerra Mondiale aveva investito in pieno l’Italia, tagliandola in due tronconi. A sud, infatti, l’esercito regio si era schierato a fianco delle forze anglo-americane, mentre da Roma in su, l’esercito tedesco opponeva una tenace resistenza alla lenta avanzata avversaria. Nell’ottobre del 1943 nasceva tra Salò e Gargnano la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), ultimo tentativo di Benito Mussolini e Adolf Hitler di riorganizzare l’Italia fascista. La scelta della sponda occidentale del lago di Garda come sede del nuovo governo non era casuale. Il Garda era una località tranquilla, lontana dalle tensioni sociali delle grandi città, con una attività partigiana ridotta e con un basso rischio di attacchi aerei o di commando. Con l’annessione alla Germania del Trentino Alto Adige e di buona parte dell’alto lago, i confini del Reich erano stati portati a Limone, a soli 20 chilometri da Gargnano: l’area risultava facile da raggiungere e da difendere. Inoltre la presenza sul territorio di numerosi alberghi, case di cura, eleganti ville e comode dimore private, assicurava, senza grossi problemi, sistemazioni ideali per i ministeri, gli uffici amministrativi, i gerarchi e gli ufficiali italiani e tedeschi. La nascita ufficiale della Repubblica Sociale reca la data del 14 novembre 1943, in coincidenza con l’Assemblea Nazionale del Partito Fascista tenuta a Verona. Il 1° dicembre 1943 il nuovo Stato prendeva il nome definitivo di Repubblica Sociale Italiana. Mussolini arrivò a Gargnano il 10 ottobre 1943 dove occupava, in località San Faustino, Villa Feltrinelli (oggi hotel di lusso). Viveva accanto alla moglie, donna Rachele, ai figli Romano e Annamaria e ad altri parenti stretti. Villa Feltrinelli era vigilata da 30 SS della guardia personale di Hitler (solo più tardi un reparto italiano poteva affiancarsi ai tedeschi) accasermate nelle cantine della villa. Un cannone antiaereo era installato sul tetto. A 600 metri da Villa Feltrinelli, nel centro di Gargnano, Palazzo Feltrinelli (oggi di un distaccamento dell’Università degli Studi di Milano) ospitava le segreterie particolari e politiche affidate a Vittorio Mussolini e Giovanni Dolfin. Sulla strada statale, la Caserma degli Alpini “Magnolini” era sede delle guardie di Mussolini. Una grande pista per piccoli aerei era ubicata dove oggi si trova il Bogliaco Golf Resort. A Bogliaco, il settecentesco Palazzo Bettoni era sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le cui riunioni venivano convocate dal Sottosegretario Barracu. Nelle gallerie tra Gargnano e Riva del Garda venivano installate fabbriche specializzate nella produzione e riparazione di armi da guerra, di motori di automobili e di aereo. Poiché le officine occupavano metà galleria, il traffico automobilistico funzionava a senso unico alternato. Le due Italie, quella di Badoglio e quella della Repubblica Sociale Italiana, proseguirono in parallelo il loro cammino dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, data della liberazione. Benito Mussolini trovò la morte il 28 aprile, non sul Garda, ma nei pressi del lago di Como. Nei mesi successivi gli alberghi, le ville e le dimore, sedi dei ministeri e degli uffici, venivano restituiti ai loro proprietari.

Villa Feltrinelli si trova a poche centinaia di metri a nord di Gargnano e rappresenta l'edificio gargnanese con maggiore celebrità storica. Situata in posizione superba sulla sponda occidentale del Lago di Garda, la si può considerare la residenza di campagna della Famiglia Feltrinelli, la quale una volta trasferita a Milano ne fecero il rifugio dalla calura estiva meneghina. Progettata in stile neo-gotico, i Feltrinelli ne seguirono personalmente la cura degli interni commissionando a vari artigiani dell'epoca intricate boiserie, soffittature in legno intagliato, vetrate policrome e soffitti affrescati.

Fu costruita tra il 1892 ed il 1899, con progettazione attribuita da alcuni a Francesco Solmi e da altri a Alberico Belgiojoso. Di ispirazione neoromantica, presenta un coronamento merlato. La facciata verso il lago rappresenta la parte più fastosa della villa.

La facciata a lago ha una veranda-terrazza e una serie di aperture diverse(trifore, bifore, a stella rotonde) che caratterizzano altamente i fronti, anche perché sono contornate da cornici in pietra bianca. La villa ha tre corpi di differenti altezze. La villa è considerata "monumentale", si trova in località San Faustino, dal nome di un oratorio che qui sorgeva e che fu parzialmente inglobato nella costruzione del fabbricato.
Uno dei tre corpi della villa (quello centrale) è di forma esagonale; un tempo si concludeva con una torretta fatta abbattere dai tedeschi per ragioni militari durante la residenza di Mussolini.
Mussolini arriva a Villa Feltrinelli l'8 ottobre 1943. Da qui ogni mattina il Duce raggiunge il Quartier Generale alla Villa delle Orsoline (Palazzo Feltrinelli) spostandosi con l'auto. Gli edifici più significativi affacciati sul percorso furono requisiti dalle truppe germaniche e dalle S.S. Il 29 ottobre 1943 Mussolini viene raggiunto a Villa Feltrinelli dalla moglie Rachele e dai figli Annamaria e Romano. Mussolini resterà a Villa Feltrinelli fino al 18 Aprile 1945, quando si trasferirà a Milano per terminarvi 10 giorni dopo la sua vicenda umana e politica.
Gargnano durante la R.S.I. era suddivisa con ben tre posti di blocco o zone; per muoversi all'interno c'era bisogno di tre lasciapassare: il primo posto di blocco si trovava poco scostato dal Chiostro di San Francesco e consentiva di entrare nella Zona A. Un secondo posto di blocco con sbarra era collocato all'inizio di Via Rimembranza, a pochi metri dal quartier generale; da questo punto si entrava nella Zona B. La Zona C invece era il punto più presidiato ed equivaleva al perimetro nel quale si trova Villa Feltrinelli. Giardinieri e operai che lavoravano nella Villa erano forniti di un lasciapassare del tutto particolare.
Il riparo da eventuali attacchi aerei viene garantito da un rifugio alle spalle della Villa, verso il monte; in questo ex rifugio si trovano ora le caldaie della lussuosa struttura.
Durane la permanenza di Mussolini sul tetto della Villa furono sistemati due cannoncini e mitragliatori antiaerei e per ragioni di sicurezza fu fatta demolire la parte sommitale della torre. Su Gargnano si contarono una decina di bombardamenti aerei da parte degli Anglo-Americani, nessuno dei quali stranamente colpì i punti nevralgici della R.S.I.: Villa Feltrinelli e Palazzo Feltrinelli.

«Paesucolo pieno di pettegolezzi e di spie», «Detesto ormai queste rive», «Siamo in un budello e per giunta cieco. Non pretenderanno che io possa governare da Gargnano e cioè dalla località più eccentrica della penisola!». I commenti di Benito Mussolini con la sua amante Clara Petacci ed il suo segretario Giovanni Dolfin spiegano bene l'insoddisfazione per la destinazione gardesana riservatagli, a sua insaputa, dagli alleati tedeschi nell'ottobre 1943, mentre la Repubblica sociale italiana muove i primi incerti passi. Sulla data di arrivo del capo del Fascismo a Gargnano non ha dubbi Georg Zachariae, cui Hitler affida la salute del Duce. Il medico tedesco ricorda la convocazione per le ore 17 dell'8 ottobre: «Non dimenticherò mai questa data», scrive dopo essere stato accompagnato a «villa Feltrinelli a Gargnano, dove Mussolini mi aspettava». Una breve nota della Segreteria Particolare del Duce rafforzerebbe l'ipotesi del giorno 8, verosimilmente di sera. Il documento, del 16 ottobre, assicura una positiva gestione della cucina della villa Feltrinelli «in questa prima settimana di permanenza del Duce».La storia minuta di Gargnano si intreccia per 18 mesi con quella angosciosa del pianeta, precorsa dal succedersi di eventi: il 12 settembre il Duce è liberato a Campo Imperatore; il 18 annuncia da Radio Monaco la nascita della Rsi; il 28 sovrintende la seconda assise del Governo Fascista Repubblicano, dopo essere stato assente alla prima, il 23. Le successive 15 adunanze le presiederà a palazzo Bettoni di Bogliaco.Mentre la Rsi cerca una sua definizione internazionale, dall'8 ottobre si affastellano a Gargnano centinaia di ricevute per generi alimentari diretti a villa Feltrinelli per le «Famiglie Segreteria Particolare del Duce»: 30 chilogrammi di burro, 100 di zucchero, 36 di olio, 100 di pasta, di carne, di marmellata, 1.000 di patate, 50 di formaggio grana, di formaggio molle, di salame, di prosciutto, 250 di riso, 20 di sapone, 10 di grassi di maiale. Non manca l'omaggio del Podestà del paese ai nuovi ospiti: otto fiaschi di Chianti, acquistato al bar Gardesana, per 321 lire.Villa Feltrinelli (tre piani più il seminterrato, 26 vani utili e 34 di servizio) viene requisita a partire dal primo ottobre per un affitto mensile di 6.400 lire. E i Feltrinelli, il 13 ottobre, devono trasferire il loro mobilio a Milano. Per alcune settimane la villa funziona da abitazione ed ufficio e il clima di disordine continua fino a fine novembre, quando le segreterie traslocano nel palazzo delle Ex Orsoline, requisito a Luisa Doria Feltrinelli, per 3.100 lire al mese.La sera del 29 ottobre giunge Rachele, moglie di Mussolini, con Romano e Anna Maria, i figli più piccoli. Rachele organizza casa e parco circostante, li ripopola con galline e conigli e, più avanti, vacca con vitellino, maiale, tre cani e due gatti.Compito primario delle forze fasciste (circa 700 elementi, per metà appartenenti al Battaglione «M» Guardia del Duce) e delle SS di stanza a Gargnano (una fonte parla di 500 effettivi) è garantire la sicurezza del Duce, iniziando dalla fornitura di acqua potabile: sulla collina delle Ravere, a poche centinaia di metri, viene individuata una fonte ed il serbatoio è controllato a vista giorno e notte da SS e Milizia Confinaria. Tutte le case in prossimità di villa Feltrinelli sono requisite, strade e sentieri sorvegliati e, per entrare in ciascun edificio dove si trova il Duce (villa Feltrinelli, le ex Orsoline o palazzo Bettoni), necessita più di un lasciapassare. Sulla torretta che sovrasta villa Feltrinelli viene installato un cannoncino di cui Mussolini sostiene l'inefficacia. L'obiezione è accolta solo nel gennaio 1945 e la torretta è abbattuta. L'apparato a garanzia della sicurezza del capo del Fascismo è efficiente solo sulla carta mentre rimpalli di responsabilità e polemiche tra fascisti e germanici non si contano. Dentro villa Feltrinelli succedono episodi inverosimili (e documentati), come le visite senza ostacoli di Edda Ciano al padre o il tragitto di un fornaio che percorre l'intero parco fino ad entrare nell'edificio senza essere identificato. E i furti. Due tagli di stoffa vengono sottratti a Donna Rachele da un SS addetto alla sorveglianza mentre il ricettatore (per mille lire) è un milite fascista. Da una vettura spariscono la pelle dello schienale, l'orologio del cruscotto e le candele del motore; a Vittorio, figlio di Mussolini, e ad Eraldo Monzeglio (campione del mondo di calcio, istruttore di tennis nella villa), vengono rubate addirittura le rivoltelle. Qualcuno cerca anche di scassinare la cassaforte dei Mussolini, all'interno del bunker antiaereo. L'inchiesta che ne segue si conclude con una geniale smentita del tentativo: «Le alterazioni alla cassaforte non vanno attribuite a tentativi di scasso, bensì al malvezzo che i falegnami hanno di incastrare l'accetta nel muro dopo avere eseguito i lavori su legname». Vicende marginali sul lago attorno al Duce, mentre il fragore del disastro si avvicina.

La residenza storica di campagna è stata ora trasformata in un lussuoso albergo che comprende 18 suites e ben 85 dipendenti a servizio continuo.

Nel 1997, dopo anni di declino, un grande hotelier di nome Bob Burns (fondatore della catena alberghiera "Regent International Hotels") diede la nuova vita alla struttura, affidando lo studio di architettura di interni a "Babey Moulton Jue and Booth" di San Francisco, i quali hanno ricreato l'atmosfera di una residenza di nobili famiglie.
La villa è connessa a un vasto parco caratterizzato da alberi rari, esotici a anche vecchi; da edifici rustici che un tempo furono le abitazioni dei contadini che lavoravano per i Feltrinelli. Con la ridestinazione alberghiera sono diventati vere e proprie villette a disposizione di clienti alla ricerca di qualcosa di più esclusivo delle suites ubicate nel corpo centrale. La villa era anche provvista di un grande limonaia tutt'ora visibile.
Quanto resta della vecchia limonaia ora è un curato giardino a disposizione degli ospiti che scelgono di alloggiare nei rustici sparsi per il parco.



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domenica 22 marzo 2015

L' AERODROMO DI COMO



L'Idroscalo Internazionale di Como è un impianto per l'ammaraggio ed il decollo di idrovolanti situato sul lago di Como, nella città di Como.

La struttura è gestita dall' Aero Club Como, fondato nel 1930 e intitolato a Giuseppe Ghislanzoni.

Attualmente la flotta, con sede nell'idroscalo, è costituita da quattro Cessna 172 Idro, marche I-SAAB I-PVLC I-SIPI I-BISB, un Lake LA-4-200 Buccaneer D-EARS, un Cessna 206 anfibio N206BJ, un Piper PA-18 anfibio I-GEGE e un Cessna O-1 Bird Dog I-EIAQ.

È l'unico idroscalo operativo in Italia attualmente.

Qui ha sede anche l'unica scuola per piloti d'idrovolanti d'Europa.

Le infrastrutture permettono l'attracco degli aeroplani ad appositi pontili: ne sono presenti 3, 2 possono accogliere un solo aeroplano e un terzo ne può accogliere due. Per il movimento degli aeroplani anfibi esiste una rampa che permette agli stessi di portarsi sul piazzale o immettersi nel Lago. La pista, con orientamento 01/19 è lunga 900m e larga 160m, è individuabile tramite le boe gialle (di notte sono visibili le boe luminose di testata pista per entrambe le direzioni).

L'Aero Club Como vanta la presenza nel proprio hangar del più antico idrovolante ancora volante del Mondo: il Caproni Ca.100 I-ABOU del 1935. Questo aeroplano è privato, quindi non può essere utilizzato da altri piloti al di fuori del proprietario. Altro vanto dell'Aero Club è il cosiddetto "Idroscivolante", un'imbarcazione sportiva con motore Alfa Romeo vincitrice di molti premi nautici.


L'aviazione è arrivata in territorio comasco fin dai primi anni della sua esistenza.
Quando i fratelli Wright fecero il loro primo volo a Kitty Hawk a Como si volava ancora con palloni aerostatici, ma solo pochi anni dopo i primi aeroplani solcavano i cieli lariani.

Nel 1912 vennero organizzate alcune giornate aviatorie con la presenza dell'aviatore ticinese Attilio Maffei e del suo Blériot.
I voli avvenivano dal galoppatoio di Mornello, tra Cernobbio e Malianico.
La manifestazione ebbe un'ampissima risonanza e
Nell'ottobre del 1913 ebbe inizio l'epopea del volo idro. A Como infatti confluirono i più celebri piloti europei di idrovolante, con le loro macchine, a gareggiare per un importante premio. Il “Gran Circuito dei Laghi”, è stata la prima manifestazione del genere in Italia e sarebbe stata poi seguita da altre più note, culminanti nella Coppa Schneider e nel primato di velocità di Agello, del 1934, tuttora imbattuto.
Grande la partecipazione non solo delle autorità, ma anche del pubblico, che seguì lungo tutto il percorso i piloti nelle loro peripezie.
Alcuni comaschi poterono provare l'emozione di decollare su un aereo proprio dalle acque del lago.

Dal 1914 il Lario divenne uno dei “terreni” di prova delle molte aziende aeronautiche operanti nel Milanese e nel Varesotto, impegnate a costruire macchine per uso bellico.

Il grande evento del dopoguerra fu la manifestazione del 1922, che vide la presenza di molti idrovolanti e anche il lancio di un paracadutista. Fu anche fatto un esperimento di posta aerea.

Nel frattempo un coraggioso tentativo del comasco Somalvico di costruire un tipo rivoluzionario di idrovolante – l'elicoplano – non andò a buon fine.

Nel 1925 fu fatto un esperimento di posta aerea sul lago, con consegna di sacchi in vari comuni rivieraschi.

Il 1927 fu l'anno delle celebrazioni voltiane, che videro a Como la presenza di molti idrovolanti e l'aviazione idro diventare popolare. Moltissime, infatti, furono le persone portate in volo durante l'anno. Per l'occasione fu costruito a Villa Olmo un hangar.

I tempi ormai erano maturi per la nascita di una struttura più consistente e permanente e, nel 1929, furono intraprese iniziative volte a finanziare la costruzione di un hangar e l'acquisizione di aerei.

Il 6 aprile 1930 fu fondato l'Aero Club Como ad opera di tutte le entità rilevanti del territorio e di molti entusiasti privati.

Seguì la costruzione dell'hangar e l'inizio di un'attività di scuola di volo.
Nel 1931 si ebbe la visita dell'idrovolante gigate Dornier Do X.

L'istituzione di una scuola di volo militare, affiancata a quella civile, rese necessaria la costruzione di diversi edifici di servizio attorno all'hangar.
Decine i piloti civili e militari formati ogni anno alla scuola di Como nel corso degli anni Trenta e centinaia i comaschi che ogni anno potevano provare l'emozione del volo.

La seconda guerra mondiale richiese un pesante tributo in vite umane di comaschi, con ben 80 caduti, sette dei quali medaglie d'oro.
Gli avvenimenti seguenti l'8 settembre 1943 determinarono la cessazione dell'attività di volo. L'hangar diventò un deposito di materiali per l'esercito tedesco e, dopo la Liberazione, un campo per militari inglesi in attesa di essere rimpatriati.

Nel dopoguerra della base di idrovolanti restava solo un hangar vuoto. Grazie agli eroici sforzi di pochi entusiasti venne acquisito un Caproni CA 100 e poi, superando immani ostacoli, due Macchi MB 308, un secondo Caproni e infine un Republic Sea Bee, una vera novità per l'epoca, essendo un prodotto americano che arrivava dopo decenni di autarchia.

Con queste macchine il rinato Aero Club avrebbe continuato la sua attività per oltre vent'anni, fino alla fine degli anni Sessanta. Lo stato del Club a quell'epoca è immortalato nel film “Gli Scarponi del Cielo”, fatto realizzare dall'istruttore di allora Mangoni. Il film mostrava con belle immagini tutto il fascino del volo idro, un'attività letteralmente scomparsa in Europa, con la sola esclusione dei paesi scandinavi.

Gli anni Settanta furono un periodo buio per l'aviazione idro comasca, a causa delle mire sull'area dello stadio e dell'hangar di vari potentati economico-politici, delle ristrettezze economiche, della conseguente esiguità della flotta, delle penalizzanti normative dell'aviazione civile, tanto che in non pochi momenti il Club fu sull'orlo della chiusura.

Dal 1980 si deve invece registrare un completo cambiamento. Da un lato il Club ha saputo esprimere una nuova voglia e capacità di gestire un'attività rara nel campo dell'aviazione ed è riuscito a proporre a livello internazionale il suo specialissimo prodotto. Dall'altro le autorità e i poteri locali hanno incominciato ad accorgersi che questi strani fossili viventi, queste curiose macchine, potevano rappresentare un importante elemento di sviluppo per la città e il territorio.
Nuove normative aprivano inoltre in questi anni le acque alla possibilità di decollare e ammarare liberamente. Tutto ciò, unito alle bellezze del Lario, hanno creato quel mix che ha reso l'attività idrovolantistica comasca una delle più importanti del mondo.



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