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venerdì 10 aprile 2015

LA FAMIGLIA FELTRINELLI

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Gargnano deve molto alla famiglia Feltrinelli che provvide alla costruzione dell'ospedale, degli asili infantili e altre opere benefiche. Le due ville padronali Feltrinelli hanno ospitato Mussolini ed il suo governo della "Repubblica di Salò".


Il figlio di Giangiacomo, Carlo Feltrinelli, ha ereditato la proprietà della casa editrice; nel 1999 ha scritto una biografia del padre intitolata Senior Service (dalla marca dei sigari preferiti da Giangiacomo Feltrinelli), che contiene anche accenni sulla storia della famiglia Feltrinelli.

Gargnano era la sede estiva della famiglia di Faustino Feltrinelli, magnate del legname i cui figli Angelo, Giuseppe e Giacomo costruirono, nel 1892 quello che oggi è il Grand Gotel a Villa Feltrinelli. Il loro impero economico ebbe origine dalle foreste del nord Italia, Austria, Ungheria e Turchia, per lanciarli fino alla borsa valori di Milano. Angelo, risiedeva per la maggior parte dell’anno a Gargnano (ne fu anche il Sindaco per 15 anni), mentre Giacomo (1829-1913) lanciava la famiglia in affari in tutta Europa ed oltre, fornendo il legname per la costruzione di ferrovie nel sud Italia ed in Turchia, fondando, nel 1890 anche una banca privata.
Gli interventi a favore di Gargnano, da parte dei Feltrinelli furono numerosi e importanti, tra i quali: La Casa di Riposo e Ospedale, nel 1903; la strada tra Gargnano, Gavazzo, Sasso e Liano, nel 1913 e la scuola elementare, nel 1921. il loro nipote, Carlo Feltrinelli (1881 – 1935) espanse ulteriormente le immense fortune della famiglia. Fu un abile finanziere oltre che presidente della Edison elettrica e dell’Istituto di Credito Italiano. Si sposò con Giovanna Gianzone, una severa e rigida signora soprannominata “Ufficiale Prussiano”, forse a causa del monocolo che sempre indossava avendo perso il suo occhio destro durante una caccia. Ebbero due figli: Gianciacomo ed Antonella. Come ricompensa per il loro contributo all’economia del Nord Italia il re Vittorio Emanuele II, nel 1940, conferì alla famiglia il titolo di Marchesi di Gargnano. Al ramo gargnanese della famiglia, fu conferito il titolo di Conti di Gerla. Dopo la sua requisizione da parte di Mussolini, alla fine della seconda guerra mondiale, Giangiacomo ed Antonella  rientrarono in possesso di Villa Feltrinelli.
Come proprietario della casa editrice Feltrinelli, (una tra le più grandi e rinomate d’Italia), Giangiacomo pubblicò, tra gli altri, “Il Dottor Divago”, di Boris Pasternak e “Il Gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa portando all’attenzione del mondo intellettuale italiano, materiale fino ad allora ignorato. Più tardi, come appartenente al Partito Comunista Italiano, Giangiacomo incontrò Fidel Castro e, candidato per le elezioni politiche utilizzò la casa di  Gargnano come piattaforma per la sua propaganda politica . Più tardi, Giangiacomo morì, pare nel tentativo di minare un traliccio elettrico. Oggi, le sorti della casa Editrice Feltrinelli sono rette dal figlio Carlo, che Giangiacomo ebbe dalla moglie Inge.

La famiglia Feltrinelli è una famiglia imprenditoriale italiana. Originaria di Gargnano, paese dell’alto Lago di Garda, si arricchì con il commercio di legnami per le costruzioni. Trasferitisi a Milano, i Feltrinelli furono protagonisti dell’espansione edilizia del capoluogo lombardo e della costruzione della rete ferroviaria nazionale. Estesero i loro interessi nella finanza e fondarono un istituto di credito (Banca Feltrinelli). Nel secondo dopoguerra concentrarono i loro interessi nella casa editrice omonima, fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1954.

Secondo Giannalisa Gianzana, moglie di Carlo Feltrinelli (classe 1881, omonimo del nipote), i Feltrinelli erano originari di Feltre (feltrinèi, nel dialetto locale) e discendenti di tal Guido da Feltre; in realtà, si tratta probabilmente solo di un’ipotesi derivante dal loro cognome e dal fatto che si occupassero di legname, abbondante nel Bellunese. Si trattava di una famiglia agiata, anche se Giacomo Feltrinelli, iniziatore della loro fortuna, non poté dedicarsi agli studi, al contrario dei suoi dodici fratelli, avviati alle libere professioni.

La prima azienda fu la Legnami Feltrinelli, segheria di tronchi impiantata a Gargnano dal capostipite Faustino Feltrinelli (1781-1848), agli inizi del XIX secolo. I figli Carlo, Angelo, Pietro e Giacomo, su iniziativa di quest'ultimo, fondarono a Desenzano del Garda, nel 1846, il deposito legnami Fratelli Feltrinelli; l’attività era quella di commercio di tronchi e semilavorati di legno, ricavati dalle foreste dell’alto Garda, della Val Vestino e del Trentino.

Giacomo Feltrinelli si trasferì a Milano, dove nel 1857 fu fondata la Ditta F.lli Feltrinelli Legnami, che nel giro di una decina di anni diventò protagonista della vita economica della città. L’ascesa economica dei Feltrinelli fu molto rapida e fu favorita dal forte sviluppo edilizio del capoluogo lombardo e dalla costruzione della rete ferroviaria italiana: specializzati nel legno d’abete, i Feltrinelli fronteggiarono una fortissima domanda di legname d'opera, quali traversine ferroviarie e travi "uso Trieste" o "uso Fiume". Per soddisfare tale domanda furono acquisiti boschi e foreste in Carinzia ed in Transilvania, ed i Feltrinelli estesero le loro attività anche all’estero, con sedi e rappresentanze commerciali in molti paesi.

Nel 1889 Giacomo Feltrinelli, assieme al nipote Giovanni (1855-1896), fondò a Milano una banca privata, la banca Feltrinelli. Nel 1896 la banca intervenne con dei capitali in sostegno dell’azienda elettrica Edison, sventando l’entrata nella compagine azionaria di soci tedeschi: i Feltrinelli diventarono così tra i maggiori azionisti della Edison, entrando in rapporto con esponenti dell’alta borghesia milanese come i Pirelli ed i Falck. Dal 1907 la banca Feltrinelli partecipò alla progettazione ed alla realizzazione del Quartiere Industriale Nord Milano, cioè dell’ampia area industriale, con relative residenze per gli operai, situata tra la zona della Bicocca e Sesto San Giovanni. Nel paese natale di Gargnano i Feltrinelli stabilirono la loro residenza estiva (la Villa Feltrinelli sulle sponde del lago di Garda) ed avviarono un cotonificio. Quando Giacomo Feltrinelli morì, nel 1913, fu ricordato dai giornali come “l’uomo più ricco di Milano”. Senza figli, le attività di famiglia furono suddivise tra i pronipoti Carlo, Pietro (1885-1913), Giuseppe (1883-1918) ed Antonio (1887-1942).

Carlo Feltrinelli (1881-1935) fu personaggio di spicco nella finanza italiana tra gli anni ’20 e ’30; si occupò prevalentemente della Banca Feltrinelli (nel 1919 ribattezzata Banca Unione) e delle relative partecipazioni. Fu presidente e consigliere d’amministrazione di decine di società; tra gli altri incarichi, presidente della Edison (1930-1935) e del Credito Italiano (1928-1935), del quale la Banca Unione era il maggiore azionista. Nel 1935 morì dopo avere manifestato un malore in seguito ad una discussione avuta con Alberto Beneduce, che gli aveva imposto di dimettersi dalla presidenza del Credito Italiano, rilevato nel frattempo dall’IRI. Carlo Feltrinelli ebbe due figli, Antonella e Giangiacomo, che ereditarono gli immobili e la parte finanziaria (Banca Unione) del patrimonio di famiglia.

Dei fratelli di Carlo, Pietro e Giuseppe morirono ancora giovani; Antonio invece, che deteneva il pacchetto di maggioranza della Feltrinelli Legnami, visse per lo più sul lago di Garda, dedicandosi alla pittura. Sopravvisse di qualche anno al fratello Carlo, ed essendo senza figli, lasciò in eredità la Feltrinelli Legnami e la sua parte di patrimonio all’Accademia dei Lincei, che impiegò il “Fondo Antonio Feltrinelli” per istituire il Premio Feltrinelli, da assegnare a chi sia distinto nelle arti o nelle scienze, sul modello del Premio Nobel.

Giangiacomo Feltrinelli nacque nel 1926 e la sorella Antonella nel 1927: erano quindi ancora bambini quando il padre Carlo morì. Nel suo testamento Carlo Feltrinelli aveva nominato il figlio Giangiacomo erede dei tre quarti del suo patrimonio, e con il compimento della maggiore età, nel 1947, maturò il pieno diritto di disporre di tali beni. Nel 1949 fondò la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli, nonché l'Istituto per la storia del Movimento Operaio, in cui raccolse cimeli ed opere letterarie di argomento socialista e comunista, e nel 1954 la Casa editrice Feltrinelli, che diventerà la Giangiacomo Feltrinelli Editore. La Banca Unione fu controllata dai Feltrinelli fino al 1968, quando fu rilevata da Michele Sindona; secondo alcune interpretazioni a spingere Sindona all’acquisto fu lo IOR, azionista di minoranza di Banca Unione e “imbarazzato” dalla coabitazione con un socio comunista. Nel 1969, quando Giangiacomo Feltrinelli entrò in clandestinità, la sua terza moglie Inge Schönthal ne prese il posto alla guida della casa editrice. Nel 1974 viene costituita giuridicamente con DPR n. 423 del 27 aprile 1974 la fondazione Istituto Giangiacomo Feltrinelli.


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MUSSOLINI A GARGNANO

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Nel 1944, dopo anni di sanguinose avanzate e ritirate, la II° Guerra Mondiale aveva investito in pieno l’Italia, tagliandola in due tronconi. A sud, infatti, l’esercito regio si era schierato a fianco delle forze anglo-americane, mentre da Roma in su, l’esercito tedesco opponeva una tenace resistenza alla lenta avanzata avversaria. Nell’ottobre del 1943 nasceva tra Salò e Gargnano la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), ultimo tentativo di Benito Mussolini e Adolf Hitler di riorganizzare l’Italia fascista. La scelta della sponda occidentale del lago di Garda come sede del nuovo governo non era casuale. Il Garda era una località tranquilla, lontana dalle tensioni sociali delle grandi città, con una attività partigiana ridotta e con un basso rischio di attacchi aerei o di commando. Con l’annessione alla Germania del Trentino Alto Adige e di buona parte dell’alto lago, i confini del Reich erano stati portati a Limone, a soli 20 chilometri da Gargnano: l’area risultava facile da raggiungere e da difendere. Inoltre la presenza sul territorio di numerosi alberghi, case di cura, eleganti ville e comode dimore private, assicurava, senza grossi problemi, sistemazioni ideali per i ministeri, gli uffici amministrativi, i gerarchi e gli ufficiali italiani e tedeschi. La nascita ufficiale della Repubblica Sociale reca la data del 14 novembre 1943, in coincidenza con l’Assemblea Nazionale del Partito Fascista tenuta a Verona. Il 1° dicembre 1943 il nuovo Stato prendeva il nome definitivo di Repubblica Sociale Italiana. Mussolini arrivò a Gargnano il 10 ottobre 1943 dove occupava, in località San Faustino, Villa Feltrinelli (oggi hotel di lusso). Viveva accanto alla moglie, donna Rachele, ai figli Romano e Annamaria e ad altri parenti stretti. Villa Feltrinelli era vigilata da 30 SS della guardia personale di Hitler (solo più tardi un reparto italiano poteva affiancarsi ai tedeschi) accasermate nelle cantine della villa. Un cannone antiaereo era installato sul tetto. A 600 metri da Villa Feltrinelli, nel centro di Gargnano, Palazzo Feltrinelli (oggi di un distaccamento dell’Università degli Studi di Milano) ospitava le segreterie particolari e politiche affidate a Vittorio Mussolini e Giovanni Dolfin. Sulla strada statale, la Caserma degli Alpini “Magnolini” era sede delle guardie di Mussolini. Una grande pista per piccoli aerei era ubicata dove oggi si trova il Bogliaco Golf Resort. A Bogliaco, il settecentesco Palazzo Bettoni era sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le cui riunioni venivano convocate dal Sottosegretario Barracu. Nelle gallerie tra Gargnano e Riva del Garda venivano installate fabbriche specializzate nella produzione e riparazione di armi da guerra, di motori di automobili e di aereo. Poiché le officine occupavano metà galleria, il traffico automobilistico funzionava a senso unico alternato. Le due Italie, quella di Badoglio e quella della Repubblica Sociale Italiana, proseguirono in parallelo il loro cammino dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, data della liberazione. Benito Mussolini trovò la morte il 28 aprile, non sul Garda, ma nei pressi del lago di Como. Nei mesi successivi gli alberghi, le ville e le dimore, sedi dei ministeri e degli uffici, venivano restituiti ai loro proprietari.

Villa Feltrinelli si trova a poche centinaia di metri a nord di Gargnano e rappresenta l'edificio gargnanese con maggiore celebrità storica. Situata in posizione superba sulla sponda occidentale del Lago di Garda, la si può considerare la residenza di campagna della Famiglia Feltrinelli, la quale una volta trasferita a Milano ne fecero il rifugio dalla calura estiva meneghina. Progettata in stile neo-gotico, i Feltrinelli ne seguirono personalmente la cura degli interni commissionando a vari artigiani dell'epoca intricate boiserie, soffittature in legno intagliato, vetrate policrome e soffitti affrescati.

Fu costruita tra il 1892 ed il 1899, con progettazione attribuita da alcuni a Francesco Solmi e da altri a Alberico Belgiojoso. Di ispirazione neoromantica, presenta un coronamento merlato. La facciata verso il lago rappresenta la parte più fastosa della villa.

La facciata a lago ha una veranda-terrazza e una serie di aperture diverse(trifore, bifore, a stella rotonde) che caratterizzano altamente i fronti, anche perché sono contornate da cornici in pietra bianca. La villa ha tre corpi di differenti altezze. La villa è considerata "monumentale", si trova in località San Faustino, dal nome di un oratorio che qui sorgeva e che fu parzialmente inglobato nella costruzione del fabbricato.
Uno dei tre corpi della villa (quello centrale) è di forma esagonale; un tempo si concludeva con una torretta fatta abbattere dai tedeschi per ragioni militari durante la residenza di Mussolini.
Mussolini arriva a Villa Feltrinelli l'8 ottobre 1943. Da qui ogni mattina il Duce raggiunge il Quartier Generale alla Villa delle Orsoline (Palazzo Feltrinelli) spostandosi con l'auto. Gli edifici più significativi affacciati sul percorso furono requisiti dalle truppe germaniche e dalle S.S. Il 29 ottobre 1943 Mussolini viene raggiunto a Villa Feltrinelli dalla moglie Rachele e dai figli Annamaria e Romano. Mussolini resterà a Villa Feltrinelli fino al 18 Aprile 1945, quando si trasferirà a Milano per terminarvi 10 giorni dopo la sua vicenda umana e politica.
Gargnano durante la R.S.I. era suddivisa con ben tre posti di blocco o zone; per muoversi all'interno c'era bisogno di tre lasciapassare: il primo posto di blocco si trovava poco scostato dal Chiostro di San Francesco e consentiva di entrare nella Zona A. Un secondo posto di blocco con sbarra era collocato all'inizio di Via Rimembranza, a pochi metri dal quartier generale; da questo punto si entrava nella Zona B. La Zona C invece era il punto più presidiato ed equivaleva al perimetro nel quale si trova Villa Feltrinelli. Giardinieri e operai che lavoravano nella Villa erano forniti di un lasciapassare del tutto particolare.
Il riparo da eventuali attacchi aerei viene garantito da un rifugio alle spalle della Villa, verso il monte; in questo ex rifugio si trovano ora le caldaie della lussuosa struttura.
Durane la permanenza di Mussolini sul tetto della Villa furono sistemati due cannoncini e mitragliatori antiaerei e per ragioni di sicurezza fu fatta demolire la parte sommitale della torre. Su Gargnano si contarono una decina di bombardamenti aerei da parte degli Anglo-Americani, nessuno dei quali stranamente colpì i punti nevralgici della R.S.I.: Villa Feltrinelli e Palazzo Feltrinelli.

«Paesucolo pieno di pettegolezzi e di spie», «Detesto ormai queste rive», «Siamo in un budello e per giunta cieco. Non pretenderanno che io possa governare da Gargnano e cioè dalla località più eccentrica della penisola!». I commenti di Benito Mussolini con la sua amante Clara Petacci ed il suo segretario Giovanni Dolfin spiegano bene l'insoddisfazione per la destinazione gardesana riservatagli, a sua insaputa, dagli alleati tedeschi nell'ottobre 1943, mentre la Repubblica sociale italiana muove i primi incerti passi. Sulla data di arrivo del capo del Fascismo a Gargnano non ha dubbi Georg Zachariae, cui Hitler affida la salute del Duce. Il medico tedesco ricorda la convocazione per le ore 17 dell'8 ottobre: «Non dimenticherò mai questa data», scrive dopo essere stato accompagnato a «villa Feltrinelli a Gargnano, dove Mussolini mi aspettava». Una breve nota della Segreteria Particolare del Duce rafforzerebbe l'ipotesi del giorno 8, verosimilmente di sera. Il documento, del 16 ottobre, assicura una positiva gestione della cucina della villa Feltrinelli «in questa prima settimana di permanenza del Duce».La storia minuta di Gargnano si intreccia per 18 mesi con quella angosciosa del pianeta, precorsa dal succedersi di eventi: il 12 settembre il Duce è liberato a Campo Imperatore; il 18 annuncia da Radio Monaco la nascita della Rsi; il 28 sovrintende la seconda assise del Governo Fascista Repubblicano, dopo essere stato assente alla prima, il 23. Le successive 15 adunanze le presiederà a palazzo Bettoni di Bogliaco.Mentre la Rsi cerca una sua definizione internazionale, dall'8 ottobre si affastellano a Gargnano centinaia di ricevute per generi alimentari diretti a villa Feltrinelli per le «Famiglie Segreteria Particolare del Duce»: 30 chilogrammi di burro, 100 di zucchero, 36 di olio, 100 di pasta, di carne, di marmellata, 1.000 di patate, 50 di formaggio grana, di formaggio molle, di salame, di prosciutto, 250 di riso, 20 di sapone, 10 di grassi di maiale. Non manca l'omaggio del Podestà del paese ai nuovi ospiti: otto fiaschi di Chianti, acquistato al bar Gardesana, per 321 lire.Villa Feltrinelli (tre piani più il seminterrato, 26 vani utili e 34 di servizio) viene requisita a partire dal primo ottobre per un affitto mensile di 6.400 lire. E i Feltrinelli, il 13 ottobre, devono trasferire il loro mobilio a Milano. Per alcune settimane la villa funziona da abitazione ed ufficio e il clima di disordine continua fino a fine novembre, quando le segreterie traslocano nel palazzo delle Ex Orsoline, requisito a Luisa Doria Feltrinelli, per 3.100 lire al mese.La sera del 29 ottobre giunge Rachele, moglie di Mussolini, con Romano e Anna Maria, i figli più piccoli. Rachele organizza casa e parco circostante, li ripopola con galline e conigli e, più avanti, vacca con vitellino, maiale, tre cani e due gatti.Compito primario delle forze fasciste (circa 700 elementi, per metà appartenenti al Battaglione «M» Guardia del Duce) e delle SS di stanza a Gargnano (una fonte parla di 500 effettivi) è garantire la sicurezza del Duce, iniziando dalla fornitura di acqua potabile: sulla collina delle Ravere, a poche centinaia di metri, viene individuata una fonte ed il serbatoio è controllato a vista giorno e notte da SS e Milizia Confinaria. Tutte le case in prossimità di villa Feltrinelli sono requisite, strade e sentieri sorvegliati e, per entrare in ciascun edificio dove si trova il Duce (villa Feltrinelli, le ex Orsoline o palazzo Bettoni), necessita più di un lasciapassare. Sulla torretta che sovrasta villa Feltrinelli viene installato un cannoncino di cui Mussolini sostiene l'inefficacia. L'obiezione è accolta solo nel gennaio 1945 e la torretta è abbattuta. L'apparato a garanzia della sicurezza del capo del Fascismo è efficiente solo sulla carta mentre rimpalli di responsabilità e polemiche tra fascisti e germanici non si contano. Dentro villa Feltrinelli succedono episodi inverosimili (e documentati), come le visite senza ostacoli di Edda Ciano al padre o il tragitto di un fornaio che percorre l'intero parco fino ad entrare nell'edificio senza essere identificato. E i furti. Due tagli di stoffa vengono sottratti a Donna Rachele da un SS addetto alla sorveglianza mentre il ricettatore (per mille lire) è un milite fascista. Da una vettura spariscono la pelle dello schienale, l'orologio del cruscotto e le candele del motore; a Vittorio, figlio di Mussolini, e ad Eraldo Monzeglio (campione del mondo di calcio, istruttore di tennis nella villa), vengono rubate addirittura le rivoltelle. Qualcuno cerca anche di scassinare la cassaforte dei Mussolini, all'interno del bunker antiaereo. L'inchiesta che ne segue si conclude con una geniale smentita del tentativo: «Le alterazioni alla cassaforte non vanno attribuite a tentativi di scasso, bensì al malvezzo che i falegnami hanno di incastrare l'accetta nel muro dopo avere eseguito i lavori su legname». Vicende marginali sul lago attorno al Duce, mentre il fragore del disastro si avvicina.

La residenza storica di campagna è stata ora trasformata in un lussuoso albergo che comprende 18 suites e ben 85 dipendenti a servizio continuo.

Nel 1997, dopo anni di declino, un grande hotelier di nome Bob Burns (fondatore della catena alberghiera "Regent International Hotels") diede la nuova vita alla struttura, affidando lo studio di architettura di interni a "Babey Moulton Jue and Booth" di San Francisco, i quali hanno ricreato l'atmosfera di una residenza di nobili famiglie.
La villa è connessa a un vasto parco caratterizzato da alberi rari, esotici a anche vecchi; da edifici rustici che un tempo furono le abitazioni dei contadini che lavoravano per i Feltrinelli. Con la ridestinazione alberghiera sono diventati vere e proprie villette a disposizione di clienti alla ricerca di qualcosa di più esclusivo delle suites ubicate nel corpo centrale. La villa era anche provvista di un grande limonaia tutt'ora visibile.
Quanto resta della vecchia limonaia ora è un curato giardino a disposizione degli ospiti che scelgono di alloggiare nei rustici sparsi per il parco.



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giovedì 9 aprile 2015

LE CITTA' DEL GARDA : GARGNANO

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Gargnano  è un comune italiano della provincia di Brescia, in Lombardia. È situato nell'Alto Garda e comprende all'interno il Parco regionale dell'Alto Garda Bresciano.

Il nome del paese compare per la prima volta in un documento del 937 come Garniano, forse derivato dal personale latino Garenius. Documenti di Tito Livio e lapidi, testimoniano la presenza di Etruschi, Celti, Cenomani e Romani.
Dal 1350 al 1426 il territorio di Gargnano fu dominio dei Visconti come capoluogo di quadra nella Magnifica Patria, per poi seguirne la storia sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Successivamente alla scomparsa della Riviera sarà annesso alla Repubblica bresciana di cui ne seguirà le sorti sotto la dominazione napoleonica, come capoluogo di cantone, e poi asburgica fino al Regno d'Italia.

Dopo le invasioni barbariche, il comune di Gargnano fu ceduto alla Cattedrale di Verona da parte del Vescovo Eriprado.

Con l'arrivo di S. Francesco sul Benaco venne costruito nel 1100 un convento e nel 1280 una chiesa con un bellissimo portale dedicato a S. Francesco.

Nel 1331 Giovanni di Boemia rendeva Gargnano feudo della famiglia Castelbarco, per poi passare sotto ai Visconti e poi sotto la Repubblica di Venezia.

Successivamente alla scomparsa della Riviera Gargnano sarà annesso alla Repubblica Bresciana seguendone le sorti sotto la dominazione napoleonica, prima come capoluogo di cantone e poi come dominio asburgico fino al Regno d'Italia.

Più recentemente Gargnano deve molto alla famiglia Feltrinelli. Grazie ai Feltrinelli venne eretto oltre l'ospedale, anche degli asili ed altri edifici di pubblica utilità.

Le due ville dei Feltrinelli ospitarono anche Mussolini ed il suo governo.

Essendo il comune più esteso dell'Parco Alto Garda Bresciano, Gargnano è la capitale della Vela Gardesana e meta ambita da chi ama il lago, la natura, i paesaggi incontaminati.

Il suo entroterra montuoso e quasi interamente ricoperto da boschi mentre la collina ospita piccoli paesi che meritano una visita.

L'atmosfera che si respira a Gargnano è mediterranea, grazie ai suoi ulivi, orti, giardini e alle antiche limonaie.

Il paese accoglie i turisti con il suo chiostro gotico dell'ex convento di San Francesco, fondato nel 1221.

Sul porto di Gargnano si affacciano vari edifici in alcuni dei quali sono murate palle di cannone a ricordo del bombardamento navale subito nel 1866.

Lasciato il centro storico, con il suo ex Palazzo comunale del Traffegnini del 1581, si può ammirare Villa Feltrinelli o Villa del Duce che ospitò Mussolini durante i giorni della Repubblica di Salò.

Nella parte alta del paese, sulla statale, si erge neoclassica Chiesa di San Martino del Vantini che contiene le pale dell'antica pieve.

Si raggiunge poi verso nord l'isolata chiesetta romanica di San Giacomo in Calì, l'edificio più antico di Gargnano, con affreschi di scuola veronese e trentina del Trecento. Per visitarla rivolgersi al portone di fianco alla chiesa.

Appena si arriva a Gargnano si notano le le limonaie, alti pilastri che puntano il cielo, tutti in fila, racchiusi su tre lati da bianche muraglie di pietra, testimonianza di un'economia un tempo unica e fiorente, oggi reliquie museali tenute in vita dal Parco Alto Garda e da pochi appassionati che coltivano limoni.

Le limonaie sono state costruite per rendere possibile la coltivazione degli agrumi in climi relativamente freddi. Intorno agli anni 1850/1855 a Gargnano si concentravano circa la metà delle limonaie presenti su tutta la riviera.

La Chiesa di  San Francesco a Gargnano costruita nel 1289 presenta nella facciata una statua di Sant'Antonio del frate Antonio Delay datata 1301. Nella cappella di destra ci sono resti di pitture  risalenti probabilmente alla fine del 1200. Tra i vari quadri si può ammirare un Martirio di Santo Stefano del Bertanza e tre grandi tele del cinquecento.

Il chiostro trecentesco si caratterizza per eleganti archi di gusto veneziano, retti da capitelli scolpiti con teste di frati, leoni, pesci, oltre che cedri e limoni. Gli agrumi scolpiti nei capitelli testimoniano la tradizione secondo la quale furono i frati francescani a portare sul lago di Garda la coltivazione degli agrumi.

All'ingresso si trova il sarcofago di Argilo di Gargnano. Sul portale rinascimentale sono invece scolpiti episodi della vita di Gesù. Il chiostro purtroppo è attualmente chiuso al pubblico.
Gli amanti della vela non possono perdersi la celebre Centomiglia, la più famosa regata al mondo che si svolge in acque interne.

Oltre a delle belle passeggiate lungo i vicoli di Gargnano, si possono fare delle escursioni in mountain bike nell'entroterra o dedicarsi ad ogni tipo di sport.

Gli amanti della buona tavola possono gustare ottimi piatti a base di pesce di lago pescato ogni notte e venduto la mattina seguente in Piazza.

Inoltre non mancano rinomati formaggi, come quelli di Costa e Briano e il pregiato olio extra vergine d'oliva, prodotto dalle varietà casaliva e leccino e dalla rara varietà Gargnà.

Importante anche la produzione dei capperi, che qui sorgono spontanei dai muri in pietra, arricchendo il paesaggio con i loro fiori.

A Gargnano ha sede nel palazzo Feltrinelli il Centro d'Ateneo per la promozione della lingua e cultura italiana (CALCIF) dell'Università degli Studi di Milano.

Vi si trovava, inoltre, l'Istituto Statale d'Arte del Garda.

Persone legate a Gargnano
Giovanni Beatrice, detto Zanzanù, e Eliseo Baruffaldo, briganti del XVII secolo.
Pietro Bellotto, pittore barocco.
Lorenzo Fiorini, Domenico Pattuccelli e Tommaso Chiaromonte, garibaldini volontari nell'Esercito meridionale di Giuseppe Garibaldi nel corso della campagna militare del 1860.
Alessandro Bettoni Cazzago, militare, partigiano e atleta ippico. Nel 1940 vinse il concorso ippico internazionale "Piazza di Siena" e nel 1942, colonnello del 3º Reggimento "Savoia Cavalleria", comandò la carica di Isbuscenskij durante la campagna di Russia, che è stata una delle ultime della storia militare della Regia cavalleria.
Erika Blanc, attrice.
Cesare Lievi regista teatrale, poeta e drammaturgo.
Benito Mussolini, durante la Repubblica Sociale Italiana (detta impropriamente Repubblica di Salò) visse nella Villa delle Orsoline (Villa Feltrinelli).
David Herbert Lawrence, visse a Gargnano dal 18 settembre 1912 al 30 marzo 1913 con la compagna Frieda Weekley von Richthofen.
Uto Ughi, violinista.
Oscar Ghiglia, chitarrista.


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mercoledì 1 aprile 2015

LA CASA DEL FASCIO

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Con casa del Fascio, casa Littoria o casa del Littorio, si intendono gli edifici che erano sedi locali, dislocate nei comuni d'Italia, del Partito Nazionale Fascista. Nei centri urbani importanti presero la denominazione di palazzo del Littorio o palazzo Littorio.

Dopo l'avvento al potere del fascismo vennero costruiti, come sedi del PNF, edifici ad hoc, una stima calcola che ne venissero realizzati circa 5.000, moltissimi creati ex novo da architetti del movimento razionalista tra i quali Adalberto Libera, Saverio Muratori, Ludovico Quaroni, Giuseppe Samonà e Giuseppe Terragni. Non mancarono edifici realizzati da architetti della tendenza storicista e altri da architetti "novecentisti".

Le case del Fascio istituite furono in tutto circa 11.000. Non tutte furono ospitate in edifici costruiti ad hoc, anzi, la maggioranza, soprattutto nei centri minori, fu istituita semplicemente affittando, acquistando o acquisendo in uso edifici esistenti, non di rado senza neanche condurre significative ristrutturazioni funzionali ed estetiche, pur previste in diversi casi.

La casa del Fascio divenne un elemento irrinunciabile nelle successive città di fondazione e in molti dei nuovi borghi rurali, assieme alla chiesa e al municipio, in quelli destinati a essere eletti a comune. Oltre che in Italia, tali edifici vennero costruiti anche nelle colonie, dall'Africa al Dodecaneso.

Durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana alcune diventarono sedi del Partito Fascista Repubblicano (1943-1945), erede del Partito Nazionale Fascista.

Nel secondo dopoguerra, tali immobili furono devoluti allo Stato per effetto delle disposizioni contenute nell'articolo 38 del DLL 27 luglio 1944, n. 159, recante "Sanzioni contro il fascismo".

L' ultima scrivania del Duce, restaurata con discrezione, è stata piazzata in una suite: e ogni mattina una coppia di americani lietamente ignari vi appoggia sopra il vassoio delle brioches. L' ultimo letto, il letto a baldacchino dove Mussolini si rigirò insonne nelle sue ultime notti, prima di tentare la fuga col pastrano da sergente della Wermacht, ha rischiato invece di finire rottamato: troppo angusto e scomodo per i gusti del turista di oggi, e così lo stanno rappezzando nell' attesa che un museo lo accolga. Ma la fine più ingloriosa è toccata alla camera da letto di donna Rachele, la stanza ottagonale pavimentata di legno scuro affacciata sulla vista mozzafiato del Garda dove la "first lady" del regime si rodeva dalla gelosia per quella scialba arrivista della Petacci: ci hanno fatto un cesso. Un cesso fantastico, il cesso più elegante mai costruito sulla faccia della terra, ma pur sempre un cesso. Un cesso degno della suite da 925 euro per notte (prima colazione compresa) al primo piano di Villa Feltrinelli di Gargnano, sul lago di Garda, ultima dimora ufficiale del fondatore dell' Impero, il cavalier Benito Mussolini. Ci sono voluti il talento visionario (e i camion di dollari) di Bob Burns, quello dei Regents Hotel e del "Four Seasons" di Milano, per strappare Villa Feltrinelli ad un abbandono e a un degrado durato trent' anni. Per riportare a galla gli stucchi, i soffitti a cassettoni, le mirabolanti maniglie d' epoca. Per fare, insomma, del grande palazzo neogotico affacciato sulle sponde del lago un albergo a 5 stelle, un ricovero per straricchi aperto da appena un mese e da subito "tutto esaurito". Americani, tedeschi, giapponesi, che contemplano, sorseggiando daiquiri, gli stessi crepuscoli che accompagnarono il crepuscolo del Duce. Mussolini era arrivato qui il 10 ottobre 1943, ostaggio dei nazisti che lo avevano liberato dal Gran Sasso: per la sede del nuovo governo era stata scelta con grande prudenza Salò, a meno di 20 chilometri dalla frontiera del Reich piazzata a Limone del Garda. Per la sua residenza privata, il Duce - dopo brevi sopralluoghi - s' era impadronito della casa dei Feltrinelli, famiglia milanese arricchitasi a dismisura con il commercio dei legnami (e ancora oggi l' orgoglio dei Feltrinelli trasuda nel legno che arreda ovunque la villa, mentre i marmi - in segno quasi di scherno - sono tutti finti). Mussolini prese stanza al primo piano, vista lago; accanto, separata da un ampio salotto, la stanza della moglie Rachele. Nel giro di poche settimane, quasi tutte le ville vacanziere dei borghesi milanesi che sorgevano sulle sponde del Garda occidentale furono requisite dal nuovo governo. Divennero ministeri, case private di gerarchi, caserme di reparti che oggi evocano ricordi terribili: la Muti, la X Mas, e ovviamente le Ss. A Gardone, una palazzina dipinta di rosa e immersa nel verde ospitava Claretta Petacci. Durò un anno e mezzo, e furono mesi di sangue di orrori. I nuovi inquilini delle grandi ville su lago fecero tutti, o quasi tutti, una brutta fine. Anche per questo, forse, a guerra finita ben pochi dei cumenda milanesi che quelle case avevano costruito vollero rientrarvi. E, complice il boom del turismo, s' avviò, passo dopo passo, la trasformazione di quei luoghi di intrighi e di morte in alberghi, bar, e ristoranti. Che infine la stessa sorte dovesse toccare anche alla casa più carica di storia, la casa del Duce, era forse inevitabile. Oggi la villetta della Petacci è un albergo di lusso, e la stanza dove dormiva l' amante del Duce si chiama, romanticamente "suite Claretta". Il ministero degli Esteri, a Salò, è il delizioso "Hotel Laurin", e la casa del Fascio che ospitava i pretoriani di Mussolini si chiama "Bar Italia". A Villa Portesina un villaggio turistico occupa quella che era la casa di Serafino Mazzolini, sottosegretario agli Esteri. A Gargnano, è divenuto un leggiadro hotel, "Villa Giulia", il quartier generale delle Ss. A Gardone la Villa Acquarone oggi si chiama "Hotel Monte Baldo", ma durante la guerra era l' Ortskommandatur nazista, e per anni si favoleggiò che ospitasse nei sotterranei i lingotti dei tedeschi. Ma se passate per Gardone, fermatevi tra la splendida "Villa Alba" e la Torre San Marco. La prima oggi è un centro congressi, ma tra il '43 e il '45 ospitava il cuore delle trasmissioni cifrate della Wermacht; nella torre lì davanti si svolgevano gli incontri tra il Duce e la Petacci. Quegli incontri dovevano restare segreti. «Ma l' unica cosa che mi ricordo di quegli anni fu la scenata clamorosa che donna Rachele, quando seppe dei rendezvous del marito, venne a fare fin qui, e che si riseppe immediatamente in tutto il paese»: come racconta Caterina Piva, padrona di quello che oggi è l' "Hotel Golfo" di Tuscolano Maderno, ma che in quei foschi anni ospitava il comando delle Brigate nere e il loro spietato capo Alessandro Pavolini.



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mercoledì 4 marzo 2015

GIAN GIACOMO FELTRINELLI

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« Feltrinelli agiva in perfetta buona fede e con disinteresse totale, che meritano il massimo rispetto, nella sua evoluzione politica cospirativa, sboccata nel sacrificio personale di un uomo che credeva nell'imminenza di una reazione fascista in Italia »
(Leo Valiani)

Giangiacomo Feltrinelli, soprannominato Osvaldo (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972), è stato un editore, attivista e partigiano italiano.

Partecipò molto giovane alla Resistenza e fu fondatore della casa editrice Feltrinelli e, nel 1970, dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli anni di piombo.

Giangiacomo Feltrinelli, detto Giangi (durante la lotta armata assumerà il nome di battaglia di Osvaldo), nasce da una delle più ricche famiglie italiane, originaria di Feltre e il cui progenitore della dinastia sarebbe un certo Pietro da Feltre. Il titolo nobiliare di famiglia è quello di Marchese di Gargnano. Il padre Carlo Feltrinelli è presidente di numerose società tra cui il Credito Italiano e l'Edison, e proprietario di aziende come la Bastogi, la società di costruzioni Ferrobeton Spa e la Feltrinelli Legnami, società leader nel settore del commercio di legname con l'Unione Sovietica. Feltrinelli era anche cugino di Cecilia Sacchi, moglie di Vittorio Mezzogiorno e madre di Giovanna (tutti e tre famosi attori cinematografici).

Alla morte del padre, avvenuta nel 1935, la madre, Gianna Elisa Gianzana Feltrinelli, nel 1940 sposa in seconde nozze Luigi Barzini junior, famoso inviato del Corriere della Sera. Durante il periodo della guerra mondiale la famiglia lascia Villa Feltrinelli di Gargnano, a nord di Salò, che diventerà la residenza di Benito Mussolini, e si ritira nella villa "La Cacciarella" dell'Argentario, realizzata su progetto degli architetti Gio Ponti ed Emilio Lancia, trascorrendo nella residenza il periodo che va dall'estate del 1942 alla primavera del 1944. Nel 1944, dopo un colloquio con Antonello Trombadori, Giangiacomo decide di arruolarsi nel Gruppo di Combattimento "Legnano", partecipando così attivamente alla lotta antifascista.

Nel 1945 Giangiacomo Feltrinelli aderì al Partito comunista, che sostenne anche con ingenti contributi finanziari. Nel 1948, nell'Europa devastata dalla guerra, iniziò a raccogliere documenti sulla storia del movimento operaio e sulla storia delle idee dall'illuminismo ai giorni nostri, gettando così le basi per la biblioteca di uno dei più importanti istituti di ricerca sulla storia sociale. Nasce così a Milano la Biblioteca Feltrinelli, che in seguito diverrà Fondazione.

Alla fine del 1954 fu fondatore della casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore che già negli anni cinquanta pubblicò bestseller di rilievo internazionale come Il dottor Živago che Boris Pasternak terminò nel 1955 e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il primo libro edito dalla casa editrice milanese fu l'autobiografia dell'allora primo ministro indiano Nehru. L'editore milanese entrò in possesso del romanzo di Pasternàk nel 1956 a Berlino e affidò la traduzione in italiano a Pietro Zveteremich. Il libro fu pubblicato il 23 novembre 1957 e tre anni dopo, nell'aprile del 1960 raggiunse le 150.000 copie vendute. Per il 50º compleanno della casa editrice ne è uscita in libreria una ristampa della prima edizione.

Il dottor Živago porterà Pasternàk al Premio Nobel nel 1958. In Italia il Partito Comunista, appoggiato dal governo dell'Unione Sovietica, condusse una forte campagna diffamatoria nei confronti del libro e forti pressioni giunsero anche da Pietro Secchia affinché il libro non fosse pubblicato in Italia. Il partito decise poi di ritirare la tessera di Feltrinelli. Il 14 luglio del 1958 conosce la tedesca Inge Schoenthal, sua futura moglie.

Nel 1964 si reca a Cuba ed incontra il leader della rivoluzione Fidel Castro, sostenitore dei principali movimenti di liberazione sudamericani e internazionali, con cui stabilirà una lunga amicizia. Nel 1967 Feltrinelli arriva in Bolivia ed incontra Régis Debray, che nel paese latino vive in clandestinità. L'editore è arrestato a seguito dell'intervento dei servizi segreti americani. Insieme a lui viene fermato anche il colonnello Roberto Quintanilla, che, poco tempo dopo, presenziò all'amputazione delle mani di Che Guevara. Intanto Castro affida all'editore italiano l'opera di Che Guevara, "Diario in Bolivia", che diventerà uno dei principali best-seller della casa milanese. Feltrinelli entra in possesso di Guerrillero Heroico, la famosa foto del Che scattata da Alberto Korda il 5 marzo 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell'esplosione della fregata La Coubre. Sia per la pubblicazione del romanzo Il dottor Živago che per la famosa immagine di Ernesto Che Guevara, Feltrinelli non fu costretto a pagare i diritti d'autore (secondo Sergio d'Angelo e Indro Montanelli, invece, vi furono controversie in relazione ai diritti d'autore de Il dottor Živago).

Il 12 dicembre 1969, ascoltata alla radio la notizia della strage di Piazza Fontana, Feltrinelli, che si trovava in una baita di montagna, decise di tornare a Milano. Apprese però che forze dell'ordine in borghese presidiavano l'esterno della casa editrice ed immaginando che potessero essere costruite prove contro di lui, Feltrinelli, che da tempo temeva un colpo di Stato di stampo neofascista e che aveva preso a finanziare i primi gruppi di estrema sinistra (avrà anche contatti con Renato Curcio e Alberto Franceschini, che in seguito furono i fondatori delle Brigate Rosse), decise di passare alla clandestinità. In una lettera inviata allo staff della casa editrice, all'Istituto e alle librerie e in un'intervista rilasciata alla rivista Compagni spiegò la sua decisione, tirando per primo fuori l'idea che dietro le bombe - ve n'erano state più d'una in diversi punti d'Italia - non vi fosse, come tutti sospettavano, compreso il PCI dell'epoca, gli anarchici (Pinelli, morto misteriosamente negli uffici della questura, e della cui morte venne accusato il commissario Luigi Calabresi da parte della sinistra extraparlamentare, e Valpreda, poi assolto), ma lo Stato e l'estrema destra, utilizzando tra i primi il termine "Strategia della tensione".

La sua riflessione politica successiva lo portò a scelte estreme, fondando nel 1970 i GAP. I GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), che riprendevano la sigla dei Gruppi d'Azione Patriottica della Resistenza italiana, erano un gruppo paramilitare che, come altri, riteneva che Togliatti avesse ingannato i partigiani, prima promettendo e lasciando sperare nella Rivoluzione, e poi all'ultimo li avesse traditi, il 22 giugno 1946, bloccando la rivoluzione comunista in Italia. Ma, a differenza di quelli successivi e della moda imperante, non prendeva le distanze dall'URSS in nome di "una rivoluzione più rivoluzionaria", ma anzi riteneva che nonostante tutto (egli si dichiarava anti-stalinista e pubblicò difatti Pasternak, scrittore dissidente) l'Unione sovietica fosse l'unica speranza per il successo della rivoluzione nel mondo.

Sempre a riguardo dell'attività clandestina, Oreste Scalzone di Potere Operaio, nel 1988, affermò che Feltrinelli, non Adriano Sofri di Lotta Continua (poi condannato con altri), potesse essere stato l'organizzatore dell'omicidio del commissario Calabresi (avvenuto però due mesi dopo la morte dell'editore), ma non ci furono prove a riguardo.

Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 marzo 1972. Le ipotesi sulle cause della morte sono diverse; fatto certo è che il suo corpo fu rinvenuto, dilaniato da un'esplosione, ai piedi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, nelle vicinanze di Milano. Mentre alcuni sostengono stesse preparando un'azione di sabotaggio o un attentato "dimostrativo", altri sostengono che sia stato un omicidio, forse opera della CIA in accordo con i servizi italiani (ma qualcuno suggerì anche un coinvolgimento del KGB).Le due principali ipotesi, omicidio/incidente, si rincorsero negli anni, e periodicamente riemergono elementi che dimostrano poca chiarezza nella comunicazione dell'epoca sui fatti e sulle indagini. Il corpo sarà riconosciuto ufficialmente solo nella tarda sera all'obitorio di Milano, dall'ex moglie Inge Schönthal.

La tesi dell'omicidio fu sostenuta, a caldo, da un manifesto, firmato, fra gli altri, da Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari, che iniziava con le parole "Giangiacomo Feltrinelli è stato assassinato", ma fu contrapposta all'inchiesta condotta dal pubblico ministero Guido Viola. Nel 1979, al processo contro gli ex membri dei Gap (confluiti nelle Brigate Rosse), gli imputati (fra cui Renato Curcio ed Augusto Viel) emisero un comunicato che dichiarava: "Osvaldo non è una vittima ma un rivoluzionario caduto combattendo" e confermava la tesi dell'incidente durante l'esecuzione dell'attentato. Feltrinelli (nome di battaglia Osvaldo), era giunto a Segrate, con due compagni, C.F. e Gunter (pseudonimo), su un furgone attrezzato come un camper sul quale dormiva e si spostava quando era in Italia. Su quel furgone avrebbero dovuto esserci trecento milioni che l'editore avrebbe poi donato personalmente al giornale Il manifesto una volta giunto a Roma, dove avrebbe dovuto dirigersi dopo l'attentato. Quei soldi non furono mai trovati.

Sulla sua morte le Brigate Rosse fecero una loro inchiesta, trovata nel loro covo di Robbiano di Mediglia. Personaggio chiave per capire la vicenda - perché vi partecipò, per sua stessa ammissione mentre veniva interrogato dalle Br, che registrarono su nastro, - è un certo Gunter, nome di battaglia di un membro dei Gap di Feltrinelli di cui però non si è mai saputo il vero nome. Il personaggio era un esperto di armi ed esplosivi (sembra che avesse preparato lui stesso la bomba che poi uccise Feltrinelli) e chiese di entrare nelle Brigate Rosse dopo la morte dell'editore. Secondo una recente pubblicazione, Gunter sarebbe scomparso nel 1985.

Da quanto dichiarato dal capo storico delle BR Alberto Franceschini, il timer trovato sulla bomba che uccise Feltrinelli era un orologio Lucerne. Soltanto in un altro attentato venne usato un orologio di quel tipo, cioè in quello all'ambasciata americana di Atene il 2 settembre '70 ad opera della giovane milanese Maria Elena Angeloni e di uno studente di nazionalità greco-cipriota. Quella bomba, come nel caso di Feltrinelli, funzionò male, tanto che a rimanere uccisi furono gli stessi attentatori. I due erano partiti da Milano, così come l'esplosivo. Quell'attentato era stato organizzato da Corrado Simioni, deus ex machina del Superclan e più tardi collegato alla struttura Hyperion di Parigi, una presunta scuola di lingue fondata nel 1977, a cui si sospetta facessero riferimento organizzazioni terroristiche come OLP, IRA, ETA e, ovviamente, ma solo dopo una certa fase, le BR (taluni affermano anche che in Hyperion vi fossero infiltrati anche il KGB, il Mossad e la CIA, e talvolta collaborassero nonostante la guerra fredda, al fine di mantenere l'equilibrio di Jalta).

Secondo Alfredo Mantica, senatore di AN nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Feltrinelli collaborò direttamente alla progettazione dell'attentato, ad Amburgo, in Germania, contro Roberto Quintanilla, console boliviano ed ex capo della polizia dello stesso Paese. Sempre secondo Mantica, Feltrinelli fornì anche l'arma utilizzata da Monika Ertl, esecutrice materiale dell'omicidio e giovane militante dell'ELN. Nella rivendicazione, Quintanilla venne indicato come responsabile della cattura e dell'uccisione di Ernesto "Che" Guevara. L'uccisione di Quintanilla avvenne il 1º aprile 1971 e la pistola utilizzata era regolarmente registrata a nome di Feltrinelli.

Quintanilla, aveva avuto parte anche nell'arresto, in Bolivia, di Giangiacomo Feltrinelli quando, nel 1967, egli s'era recato nel Paese sudamericano per richiedere e sostenere la liberazione di Regis Debray; inoltre lo stesso console aveva partecipato, nel 1969 a La Paz, alla cattura, alla tortura e alla barbara uccisione di Inti Peredo, nuovo comandante dell'ELN. Questi, uno dei pochi superstiti della disfatta di Vallegrande del 1967, stava riorganizzando la guerriglia.

La perizia medico-legale che indicava il possibile omicidio, ritrovata nel 2012, ha somiglianze con altri casi simili di morti sospette fatte passare per incidenti o morti naturali, suicidi e morti accidentali, hanno indotto taluni a chiedere una riapertura del caso. Il giornalista Roberto Scardova, nel libro scritto con Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione Familiari delle Vittime della Strage di Bologna e deputato del Partito Democratico, Stragi e mandanti (2012), sostengono la tesi dell'omicidio come parte della strategia della tensione, sostenuta dai servizi segreti e dalla NATO.


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